Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Prete denunciato per violenza sessuale e spaccio: ha venduto la casa sul Garda dei festini a luci rosse

    Prete denunciato per violenza sessuale e spaccio: ha venduto la casa sul Garda dei festini a luci rosse

    Il prete di Desenzano (Brescia) accusato di spaccio e violenza sessuale ha venduto la casa in cui avrebbe organizzato diversi festini a luci rosse. Alcuni residenti, stando a quanto riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera, hanno affermato: “Per noi è un sospiro di sollievo, speriamo che il prossimo inquilino sia più discreto”. A segnalare il sacerdote è stato un 31enne, che vive a Desenzano. Ha raccontato di essere stato minacciato e di aver ricevuto il pagamento di alcune prestazioni sessuali.

    La donna che ha minacciato di lanciarsi da una finestra

    La situazione è poi degenerata la scorsa estate quando a inizio agosto una donna trans si è spogliata e ha minacciato di suicidarsi: dopo essersi lanciata da una finestra, è scappata per le strade di Desenzano. Stando al racconto di alcune persone che erano presenti in casa, l’uomo di 65 anni avrebbe provato una specie di esorcismo. Avrebbe anche detto: “Esci da questo corpo”.

    La cocaina trovata in casa del sacerdote
    Quel giorno sono arrivate le forze dell’ordine. I residenti hanno deciso di allontanare il 65enne perché infastiditi dalle continue feste e serate. Durante la perquisizione degli agenti del Commissariato di Desenzano, è stata poi trovata cocaina. Per questo motivo, nei suoi confronti è scattata anche una denuncia per detenzione ai fini di spaccio. Mentre per questa accusa ha parlato di “debolezze”, per quelle di violenza sessuale e minaccia nega qualsiasi coinvolgimento.

    Nel frattempo, in questi mesi, la Diocesi di Verona ha nominato il suo sostituito come cappellano della Fondazione “S. Angela Merici” onlus.

    https://www.fanpage.it/milano/prete-denunciato-per-violenza-sessuale-e-spaccio-ha-venduto-la-casa-sul-garda-dei-festini-a-luci-rosse/

  • La chiamano religione, ma è bramosia di possesso

    La chiamano religione, ma è bramosia di possesso

    La chiamano religione, ma è bramosia di possesso. Possesso degli altri, possesso di Dio, di cui ci si appropria per soddisfare la propria ossessione di dominio. La tesi con la quale la musicista Maria Teresa Pizzulli ha conseguito la laurea in Scienze Bibliche e Teologiche alla Facoltà Valdese di Teologia, relatore il pastore Sergio Manna, correlatore lo psicoterapeuta Luigi Corvaglia, affronta un tema quanto mai scottante alla luce dei recenti casi di cronaca: l’ abuso spirituale, tanto invisibile quanto devastante e distruttivo, tanto sfuggente quanto ancora difficile da definire a livello penale, se non quanto arriva alle estreme conseguenze.

    Il database del Centro Studi di Abusi Psicologici (CeSAP) di cui da cinque anni Pizzulli è segretaria, rileva «che l’abuso spirituale è vivo e vegeto in molti contesti religiosi, non solo quelli per i quali è più facile presupporre possano tendere alla deriva settaria. Piccole e grandi chiese, inorganizzate o organizzate, registrano al loro interno vari tipi di abusi (verbali, fisici, sessuali…) generati dall’ abuso spirituale».

    Resta il fatto che ci sono delle tipicità, delle caratteristiche che uniscono tali devianze, a partire dai leader, fautori di sudditanza, condizionamento mentale, manipolazione. Il lavoro di Pizzulli parte dal massacro di Shakaola dell’aprile 2023, in Kenya, dove centinaia di persone furono indotte al suicidio dal loro capo Paul Mackenzie della Good News International Ministries Church, digiunando fino alla morte per incontrare Gesù. Mackenzie come Jim Jones, il padre pedofilo dei “Children of God” David Berg, il torturatore di bambini ed ex nazista delle SS Paul Schӓfer, erano tutti seguaci del predicatore americano William Branham. Misogino, omofobo, razzista, Branham obbligava gli adepti all’ osservanza rigida di regole sull’abbigliamento, sull’alimentazione, vietava lo sport e la musica, la scuola pubblica ai bambini.

    «Nelle chiese a deriva settaria – rimarca Pizzulli – la fede è adesione incondizionata al messaggio del leader, unico dispensatore di salvezza». Basandosi su una fede puramente emozionale, Branham approdò in Kenya negli anni ’50 del Novecento, facendosi credere il Cristo disceso dal cielo. La mistica della leadership unita spesso a un messaggio apocalittico, millenarista, provoca nell’uditorio aspettative di miracoli, di guarigioni, di eventi straordinari.

    Così «ieri come oggi – scrive Pizzulli – autoproclamati pastori e apostoli che nel sud del mondo sostituiscono la figura dello sciamano, ingannano tanti con la promessa di guarigione, benessere e salvezza. L’enfasi sulla guerra demoniaca porta coloro che sono nel bisogno e nella malattia ad affidarsi ai guru del proprio tempo, invece che a Cristo e non solo in Africa».

    Al di là dei dati, recentemente diffusi su organi di stampa, che ci dicono che la pandemia da Covid ha portato a una crescita del numero di sette sataniche, è acclarato come in contesti di particolare vulnerabilità, molti vadano alla ricerca di certezze e, in particolare di qualcuno, di un “salvatore”, che dia loro tali certezze.

    Manipolando la Bibbia a proprio uso e consumo, distorcendo il significato dei Vangeli, Branham e i suoi seguaci approfittavano delle fragilità e dei bisogni delle persone, per isolarle completamente dal resto del mondo, in primis dalle loro famiglie, dai loro affetti, dalla realtà esterna descritta come fonte di ogni male, abitata da forze demoniache.  Jones fece breccia anche perché condiva i suoi sermoni di messaggi antirazzisti dal vago sapore socialista e induceva a credere nella possibilità di creare un paradiso in terra. Le sue tecniche di lavaggio del cervello, portarono 913 persone a togliersi la vita, in Guyana nel novembre 1978, poi si puntò la pistola alla testa.

    Cosa possono fare le chiese e cosa può fare la magistratura sono le due domande a conclusione del lavoro di Pizzulli. Sul primo quesito viene messo in chiaro che libertà religiosa non significa lasciare spazio a una discrezionalità dove individui possono prendere il sopravvento sugli altri. Nessuna libertà religiosa può ammettere violenze, fisiche o psicologiche. Nelle chiese si sta diffondendo la sensibilità a contrastare condotte, non soltanto di pastori, contrarie alla dignità delle persone, quando non in aperta violazione all’integrità personale. Dall’altra parte, invece, «sul piano giuridico regna il nulla e chi si adopera a favore delle vittime di derive settarie e invoca un decreto legge viene ingiustamente accusato di essere contro i movimenti religiosi».

    La chiamano religione, ma è bramosia di possesso

  • Vittime di Rupnik vengono allo scoperto, ‘cada il muro di gomma’

    Vittime di Rupnik vengono allo scoperto, ‘cada il muro di gomma’

    Vengono allo scoperto per la prima volta in pubblico due presunte vittime del gesuita Marko Rupnik.

    Si tratta di Mirjiam e Gloria, due donne slovene ex componenti della Comunità Ignazio di Loyola.

    “Ci siamo conosciute in comunità – ha spiegato in una conferenza stampa Mirjam con al fianco Gloria – eravamo tutte ragazze giovani, piene di ideali ma proprio questi ideali insieme alle nostra formazione all’obbedienza sono stati sfruttati per abusi di vario genere: di coscienza, di potere, spirituali, psichici, fisici e spesso anche sessuali”.

    “Ci siamo trovate davanti a un muro di gomma – hanno detto in una conferenza stampa presso la sede della Stampa Estera a Roma -, che il muro si sgretoli”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/02/21/vittime-di-rupnik-vengono-allo-scoperto-cada-il-muro-di-gomma_aab46f74-8586-4853-a168-706a5bd5c92d.html

  • Il Vaticano sostiene che nel suo archivio segreto non c’è alcun documento su Emanuela Orlandi

    Il Vaticano sostiene che nel suo archivio segreto non c’è alcun documento su Emanuela Orlandi

    Dello sterminato Archivio Vaticano si è parlato nel 2020, quando le immense e segrete stanze furono aperte per fare luce sul pontificato di Pio XII. In carica dal 1939 al 1958, il Pontefice fu contestato soprattutto riguardo ai suoi silenzi sullo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

    Sotto la guida di monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio segreto, furono ordinati sedici milioni di fogli, quindicimila buste e duemilacinquecento fascicoli che riguardavano il Papa. All’epoca i legali della famiglia Orlandi chiesero al Vaticano di fornire, con l’occasione, l’accesso al dossier che riguarda l’indagine sulla scomparsa di Emanuela Orlandi: “Visto che il Papa ha deciso di aprire l’Archivio Vaticano per il Pontificato di Pio XII nel 2020, facciamo un appello al pontefice affinché ci dia accesso al dossier”.

    Il libro di monsignor Pagano: nessun documento sul caso Orlandi
    Nessuna risposta. E adesso, a distanza di quattro anni, monsignor Pagano, che ha pubblicato un libro-intervista con il giornalista Massimo Franco dal titolo ‘Secretum’, ha detto che all’interno dell’archivio non c’è alcun documento sul caso di Emanuela Orlandi. Secondo Pagano, inoltre, l’Archivio non può contenere i documenti più recenti. Su Emanuela Orlandi, ha detto, “qui non abbiamo una riga”.

    Non solo. Secondo il monsignore, c’è ben poco anche in altri archivi del Vaticano: “Quel che seppi alcuni anni or sono dall’allora archivista della Prima Sezione della Segreteria di Stato, monsignor Assunto Scotti, sacerdote da me molto stimato, è che nel loro Archivio ci era solo, come di prassi, una cartella con echi di stampa sul caso che nominavano il Vaticano”. In ogni caso, “se si troveranno documenti su quel caso, saranno certo consegnati agli inquirenti”.

    Il presunto dossier sul caso Emanuela Orlandi
    Il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, ha parlato di un dossier che sarebbe stato commissionato da padre Georg Gänswein al capo della gendarmeria vaticana proprio su Emanuela Orlandi. Questo dossier sarebbe stato visto da Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo di Benedetto XVI, sul tavolo di padre Georg, spillato in una cartellina trasparente. “A me padre Georg disse che un fascicolo riservato c’era e che avrei dovuto insistere con la segreteria di stato per farmelo dare”, ha dichiarato l’avvocata della famiglia Orlandi, Laura Sgrò.

    A Verissimo, padre Georg ha però smentito l’esistenza di un dossier sulla scomparsa di Emanuela Orlandi:

     “Una volta ho chiesto di fare un promemoria su quale fosse la situazione in quel momento in merito al caso Emanuela Orlandi. Mi hanno fatto un appunto, ma non c’era niente di nuovo, nuove conoscenze o nuove indagini. Ma dopo Pietro Orlandi ha detto in un’intervista che io avrei un dossier. Ma non è vero, non ho alcun dossier. Se lui pensa a questo appunto, era un promemoria sullo status quo, che poi ho dato a papa Benedetto. Ma io non ho mai avuto o fatto fare un dossier, perché non c’entravo. Io non credo che si troverà qualcosa di nuovo su questo caso”.

    https://www.fanpage.it/roma/il-vaticano-sostiene-che-nel-suo-archivio-segreto-non-ce-alcun-documento-su-emanuela-orlandi/

  • “Ero depresso”, torna in aula il prof di religione accusato di pedofilia: per lui chiesti 10 anni

    “Ero depresso”, torna in aula il prof di religione accusato di pedofilia: per lui chiesti 10 anni

    Ha provato a giustificare gli abusi con un momento di fragilità. “Ero depresso, chiedo scusa”. Ma non è bastato a convincere il pm che per lui ha chiesto 10 anni di carcere. “La depressione non si cura con la pedofilia”, ha detto avanzando la richiesta, come riportato da la Repubblica. Questo è quanto emerso dall’ultima udienza del processo che vede imputato Mirko Campoli il professore di religione e dirigente dell’Azione Cattolica accusato di violenza sessuale nei confronti di due ragazzini.

    Gli abusi sui ragazzini

    I fatti risalgono a quando i ragazzini avevano 12 e 16. Il dodicenne veniva spesso affidato dai genitori a Campoli che, grazie ai ruoli che rivestiva nell’Azione Cattolica e a scuola, era ritenuto una persona di cui ci si poteva fidare. Invece, avrebbe compiuto violenze per quattro anni e si sarebbe fermato soltanto con l’arrivo della pandemia e il relativo lockdown. Gli abusi sarebbero avvenuti almeno una volta al mese, a Tivoli, a Guidonia e in altre zone: anche durante una gita a Gardaland, per un totale di circa 50 violenza sessuali.

    Nel secondo caso, invece, ad essere abusato sarebbe stato un ragazzo di 16 anni durant eun campo scuola a Loreto, in provincia di Ancona. Ma una volta a processo, in questo caso, Campoli avrebbe negato.

    Le indagini e la ricostruzione
    Le indagini sono partite dopo alcuni anni dai fatti, quando i due ragazzini hanno rivelato quanto accaduto alle loro fidanzate. Così sono scattate le denunce e partiti gli approfondimenti. Nel processo anche Garante per l’infanzia e l’adolescenza nel Lazio, Monica Sansoni, che si è costituita parte civile.

    “Tutto è iniziato a Gardaland”, ha spiegato Campoli. Di occasioni per stare insieme ai ragazzi avrebbe potuto trovarne tante: insegnava religione ed era vicepreside di una scuola di Tivoli, era segretario nazionale e presidente diocesano dell’Azione Cattolica ed era incaricato regionale dell’ufficio scuola e università della Cei.

    Dopo gli abusi, però, secondo quanto emerso e quanto riportato dall’avvocato di parte civile nel processo, avrebbe comprato il silenzio dei ragazzini con regali e soldi. “La sofferenza ha causato in uno dei ragazzini anche la ludopatia – ha spiegato il legale – La denuncia tardiva è sintomo dello stato in cui si trovavano i ragazzi”, ha poi concluso.

    Il processo
    L’ultima udienza del rito abbreviato è previsto il prossimo 7 marzo, insieme alla sentenza. Per lui il pm ha chiesto la condanna a 10 anni di reclusione a cui si aggiunge il pagamento di un milione di euro per i ragazzi, mezzo a testa. “Devono sapere che non sono soli e che noi  crediamo a loro. Non è una vendetta, ma giustizia. Un atto di pedofilia, un crimine così grave, non si può giustificare con la depressione, non si può giustificare in alcun modo”, ha spiegato la garante Sansoni.

    Ma potrebbe non trattarsi dell’unico processo a carico di Campoli: la Procura di Tivoli ha chiuso una seconda indagine. Secondo quanto emerso avrebbe abusato acnhe di due fratellini di 12 e 10 anni che vivevano in una casa famiglia in zona Boccea, che accoglie i minori vititme di maltrattamento, abuso e abbandono. Li avrebbe avvicinati e violentati mentre dormivano o in dormiveglia.

    La rete della pedofilia nel Lazio

    Non solo Mirko Campoli. “La chiesa sapeva ma non ha denunciato”, questa l’accusa scagliata da Francesco Zanardi, presidente di ‘Rete L’Abuso’ tramite Fanpage.it. “Sono casi noti e questo non è l’unico, ce ne sono a decine ma non succede nulla finché non scoppia il caso mediatico”, ha spiegato.

    Oltre a Campoli, negli scorsi mesi è stato denunciato un altro insegnate, stavolta un professore di religione di un liceo di Latina. Secondo gli elementi raccolti dagli inquirenti i due si conoscevano e si scambiavano materiale pedopornografico. Non è un caso se, a seguito di queste scoperte, gli agenti della polizia pontina stanno cercando di ricostruire la rete, laziale e non solo. Proprio a seguito di queste indagini, qualche settimana fa, avrebbero fatto irruzione in una chiesa, cercando materiale compromettente.

    https://www.fanpage.it/roma/ero-depresso-torna-in-aula-il-prof-di-religione-accusato-di-pedofilia-per-lui-chiesti-10-anni/

  • Papa Francesco accusato di opporsi alle riforme per contrastare gli abusi sessuali da parte del clero

    Papa Francesco accusato di opporsi alle riforme per contrastare gli abusi sessuali da parte del clero

    Papa Francesco è stato accusato di opporsi a riforme che affronterebbero seriamente il problema degli abusi sessuali da parte del clero su bambini e adulti vulnerabili, mentre “chiudono un occhio” sui preti che aggrediscono le suore e le costringono ad abortire.

    Francesco ha promesso di “non risparmiare sforzi” per assicurare alla giustizia i preti pedofili e i vescovi che hanno nascosto i loro crimini in un vertice senza precedenti nel febbraio 2019, un evento che avrebbe dovuto segnare un punto di svolta nella gestione di uno scandalo che ha coinvolto il mondo intero. Chiesa cattolica da decenni.

    Una settimana prima del vertice, Francesco è diventato il primo pontefice ad ammettere pubblicamente che anche i preti avevano abusato sessualmente delle suore , alcuni dei quali hanno condiviso testimonianze durante l’evento, e si è impegnato a fare di più per combattere il problema.

    Tre mesi dopo, il Vaticano ha stabilito procedure affinché ogni diocesi possa denunciare accuse di abusi e promuovere la responsabilità per le azioni di vescovi e cardinali. Francesco ha anche abolito la regola del “segreto pontificio” – una sorta di codice di riservatezza – nel tentativo di migliorare la trasparenza nei casi di abusi sessuali.

    Cinque anni dopo, gli attivisti per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero affermano che Francesco non ha mantenuto le sue promesse e che le nuove regole hanno avuto scarso impatto.

    Martedì Anne Barrett Doyle, co-fondatrice di BishopAccountability, che tiene traccia di presunti casi di abusi sessuali da parte del clero, ha citato 10 casi dal 2019 che presumibilmente mostrano che il papa ha favorito i vescovi e i chierici accusati rispetto alle loro vittime. I casi includono quello di Marko Rupnik, che è stato scomunicato nel 2020 dopo accuse di violenza sessuale e psicologica contro suore risalenti a tre decenni fa, ma nel 2023 è stato accettato in una diocesi nella sua nativa Slovenia.

    “Una cosa sarebbe se venissimo qui per parlare di un buon record generale con qualche incoerenza occasionale, ma non lo siamo, stiamo parlando di un modello continuo in cui il Papa sostiene gli accusati di abusi”, ha detto Doyle ai giornalisti a Roma. . «Non è che questo papa non abbia un cuore riformatore o magari venga bloccato da altri membri della curia. Credo che sia contrario alle riforme: le sue misure sono state progettate per produrre un impatto minimo”.

    Nel frattempo, il Vaticano era a conoscenza degli abusi sulle suore da parte dei preti già da decenni prima che Francesco lo riconoscesse pubblicamente, ma “non è venuto fuori nulla dal suo impegno” nel combattere la questione, ha detto Doris Reisinger, un’attivista e sopravvissuta agli abusi sessuali del clero che ha scritto un documento di ricerca sulle ragazze e le donne messe incinte dai preti e sui loro successivi aborti forzati.

    “Mentre il papa condanna pubblicamente l’aborto, paragonandolo all’assunzione di un sicario, chiude un occhio sui preti che costringono le suore ad abortire”, ha detto Reisinger.

    Reisinger ha affermato che, sebbene alcune suore si fossero fatte avanti riguardo agli abusi dal 2019, la maggior parte di loro erano troppo spaventate per parlare apertamente. C’è scarsa cura per le suore vittime di abusi, molte delle quali sono state cacciate dai loro ordini e rese senza casa, e secondo il diritto canonico “non hanno alcuno status”, ha detto.

    “Il papa ha ammesso gli abusi sulle suore ma non ha preso provvedimenti”, ha detto Reisinger. “E non abbiamo mai sentito un papa o un vescovo riconoscere l’aborto forzato per mano dei preti. Trattano sempre l’aborto come una questione femminile, ma non hanno mai parlato dei preti che costringono ad abortire, nonostante sappiano che sta succedendo”.

    Nella sua ricerca, Reisinger si era imbattuta in casi in cui il sacerdote aveva pagato per un aborto, inclusa un’occasione in cui veniva utilizzato il denaro della raccolta dell’offertorio.

    Il Vaticano è stato contattato per un commento.

    https://www.theguardian.com/world/2024/feb/13/pope-francis-accused-opposing-reforms-tackle-clerical-sexual-abuse

  • Ungheria: presidente si dimette dopo grazia ad un pedofilo

    Ungheria: presidente si dimette dopo grazia ad un pedofilo

    La presidente ungherese Katalin Novak ha annunciato le proprie dimissioni in seguito allo sdegno suscitato nel paese dalla sua decisione di graziare un condannato per reati sessuali su minori.

    “Mi dimetto dal mio incarico”, ha dichiarato in un discorso ufficiale la capo di Stato riconoscendo di aver commesso “un errore”.

    Nel marzo 2022 Novak, considerata molto ‘vicina’ al Primo ministro Viktor Orban, era diventata la prima donna a ricoprire questa posizione sostanzialmente cerimoniale.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/02/10/ungheria-presidente-si-dimette-dopo-grazia-ad-un-pedofilo_906e5ae7-5e3a-48bc-8f82-111999b21ede.html

  • Una Nessuna Centomila contro direttiva Ue, cancella reato stupro

    Una Nessuna Centomila contro direttiva Ue, cancella reato stupro

    La Fondazione Una Nessuna Centomila “guarda con grande preoccupazione a quello che sta avvenendo intorno alla Convenzione di Istanbul.

    Ancora una volta sul corpo delle donne si sta giocando una partita che favorisce equilibri di potere a discapito di diritti faticosamente conquistati”.
    “Da quando il nostro Paese nel 2013 ha ratificato la Convenzione – si legge in una nota -, molte delle misure elencate hanno costituito la base per poter legiferare contro la violenza sulle donne.

    Certo siamo lontani, soprattutto nell’ambito della prevenzione, dagli standard legislativi e culturali che la Convenzione richiede ma averli come obiettivi ha prodotto strumenti di condivisione sociale e politica e pressione istituzionale nel realizzarli o nel decidere di negarli”.

    “Cresce allora l’indignazione – si legge ancora – nel constatare che dopo gli sforzi di questi dieci anni per cercare e ottenere determinati risultati (dalla legge n. 119 del 2013; passando alla legge n.69 del 2019, il c.d. codice rosso; fino alla legge n.12 e n.112 del 2023) oggi ci sia il tentativo di tornare indietro nel tempo. Siamo come sempre l’oggetto sacrificale”.

    “La direttiva europea, proposta a marzo 2022 quale istituto indispensabile per applicare sanzioni agli stati membri in presenza di inadempienze in via di approvazione elimina l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna – sottolinea ancora la fondazione -. Non sono più incluse le molestie sessuali nel mondo del lavoro e per quanto riguarda la violenza online: la vittima dovrebbe provare il danno subito dalla circolazione di proprie immagini private”.

    “Per noi questo è un clamoroso passo indietro rispetto ad una Convenzione a cui bisogna aspirare nella sua completezza e non certo ridimensionare nei suoi strumenti conclude la nota -.

    E quello che più ci colpisce è la mancanza di dibattito politico. Se in Europa in questo momento si discute, in Italia invece non è dato sapere quale sarà la posizione del nostro Paese in merito. Un silenzio assordante, quel silenzio che alle donne si chiede di spezzare e di cui invece le istituzioni si nutrono”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/02/04/una-nessuna-centomila-contro-direttiva-ue-cancella-reato-stupro_081be30a-64ae-4141-a8be-9ef51b70c18b.html

  • «Ora hai il sigillo dei gesuiti». Le accuse della suora a Rupnik

    «Ora hai il sigillo dei gesuiti». Le accuse della suora a Rupnik

    «Una volta, mentre eravamo seduti a tavola uno di fronte all’altra, Rupnik mi disse: “Ora vediamo chi è più forte!”. Mi afferrò le mani sul tavolo e, palmo su palmo, cominciò a premere con grande forza. Io gridai che mi faceva male ma lui non smise. Cercai di allontanarmi e lo pregai di fermarsi. Continuò a spingere, piegandomi il dito in modo così violento che il mio indice destro si ruppe. Ero sconvolta dal dolore ma padre Rupnik non si scusò. Rimase calmo e disse: “Ora hai il sigillo permanente della Compagnia di Gesù”. E aggiunse: “L’ho fatto per amore”».

    A parlare è Pia (nome di fantasia), entrata a far parte della Comunità di Loyola in Slovenia nel 1990, all’età di 24 anni. Questa scena, che si è svolta quando la ragazza era ancora una novizia della comunità religiosa fondata dall’ex gesuita Marko Rupnik e da Ivanka Hosta, è un’altra testimonianza degli abusi che il famoso artista ha commesso ai danni di diverse religiose e di cui dovrà rispondere in un processo canonico, ora che papa Francesco ha tolto la prescrizione ai fatti avvenuti negli anni ’90.

    Pia racconta a Domani che in quell’occasione Rupnik le impedì di ricevere cure mediche e le proibì di parlare di quello che era successo, e lo stesso fece la superiora Ivanka Hosta. «Rupnik era estremamente arrogante e narcisista. Mi diceva ripetutamente: “Sono il più grande artista e il più grande poeta di questa terra”», ricorda Pia. «Durante il noviziato, abbiamo anche trascorso alcuni mesi a Roma nel 1992 – racconta ancora Pia – Don Rupnik era stato nominato unico direttore spirituale e confessore di tutte le novizie. Io non volevo che fosse il mio confessore ma non avevamo libertà di scelta. Una volta, durante la confessione, chiuse a chiave la stanza del Centro Aletti in cui eravamo e si mise la chiave in tasca. Ero arrabbiata e spaventata e gli dissi che non avevo nulla da dirgli: rimasi in silenzio per così tanto tempo che alla fine mi fece uscire».

    A causa della sua resistenza a Rupnik, suor Pia viene ripetutamente sminuita e messa sotto pressione, sia dal gesuita che dalla superiora. Nonostante tutto, prende i voti insieme ad altre sorelle il 1° gennaio 1993; poco tempo dopo, avviene la rottura fra Rupnik e Hosta, ufficialmente per un disaccordo sulla fondazione della Comunità, in realtà perché un’altra religiosa, Gloria Branciani, aveva detto di essere stata ripetutamente abusata da Rupnik (lo abbiamo raccontato qui: . Rimasta sotto la guida di Ivanka Hosta, suor Pia sperimenta ogni sorta di violenze spirituali, compresa un’istigazione al suicidio – «dovevo essere disponibile, obbediente e sottomessa: non potevo più seguire la mia coscienza perché solo lei sapeva quale era la volontà di Dio per me», ricorda Pia – finché, nel marzo 1998, l’allora arcivescovo di Lubiana Franc Rodé accoglie la sua richiesta di uscire dalla comunità.

    Il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha sciolto la Comunità Loyola lo scorso 20 ottobre «a causa di gravi problemi riguardanti l’esercizio dell’autorità e della convivenza comunitaria». La superiora generale Ivanka Hosta è stata rimossa a giugno di quest’anno dal suo ruolo e, tra le altre cose, le è stato proibito di contattare le ex suore per tre anni.

    Dove è finito nel frattempo don Marko Rupnik? In attesa del processo ecclesiastico, l’ex gesuita sembra avere per il momento rinunciato a comparire in pubblico. Non lo si vede dire messa, nè presenziare a convegni o guidare esercizi spirituali aperti a tutti, anche se continua ad accompagnare gli amici in visita ai suoi mosaici nel Pontificio Seminario Maggiore di Roma e quindi è probabile che graviti sempre intorno al Centro Aletti, nonostante la sua parrocchia sia ora in Slovenia. Il vescovo di Capodistria Jurij Bizjak, infatti l’ha accolto a fine agosto 2023, senza curarsi delle accuse a carico del sacerdote e delle conseguenti restrizioni che gli erano state imposte dalla Compagnia di Gesù. «Il vescovo Bizjak ha emanato il decreto di incardinazione senza consultare nessuno, con l’appoggio del nunzio apostolico in Slovenia Jean-Marie Speich», rivela una fonte interna al clero sloveno. Il nunzio, insiste il sacerdote (che preferisce rimanere anonimo), è un uomo difficile e poco apprezzato dai vescovi (con l’eccezione di Bizjak e di Maksimilijan Matjaž, vescovo di Celje, diocesi suffraganea dell’arcidiosi di Maribor), ed esercita una forte influenza nella chiesa slovena. Una versione dei fatti che pare confermata dall’imbarazzo del presidente della Conferenza episcopale Andrej Saje, che ha preso subito le distanze dalla decisione di monsignor Bizjak con un comunicato ufficiale in cui dichiarava che la conferenza dei vescovi era estranea al processo di incardinazione di Rupnik.

    A Zadlog, paese natale di Rupnik, una manciata di case ai piedi delle montagne, nessuno parla volentieri. Don Iztok Mozetič, il parroco del centro più vicino, Črni Vrh, si sottrae imbarazzato alle domande: è preso in mezzo fra il vescovo di Capodistria e la gente del posto, che serra le fila intorno al prodigio locale, il sacerdote che è diventato un artista e un teologo di fama mondiale: «è un grande», commenta un suo ex compagno di scuola incontrato nel bar sulla piazza del paese. Nessuna solidarietà per le religiose che l’hanno denunciato, che vengono liquidate con toni sprezzanti. La sorella di Rupnik, che abita ancora nella casa di famiglia, non rilascia dichiarazioni.

    Se è vero che ogni vescovo è sovrano nella propria diocesi, è anche vero che certe decisioni non condivise suonano forzate e non possono che portare scontento. Un altro sacerdote sloveno, che si firma con il nome di Karel Fulgoferski, ha diffuso una lettera aperta in cui denuncia l’ipocrisia che circonda il caso Rupnik. A dispetto della tolleranza zero promessa da papa Francesco, scrive il prete, «nei giorni scorsi i superiori religiosi hanno fatto formazione sulla prevenzione degli abusi nella Chiesa all’ombra dei dipinti di Rupnik». Una gestione ambigua che continuerebbe anche con la decisione di papa Francesco di riaprire il processo al sacerdote: la notizia dell’incardinazione di Rupnik, spiega Fulgoferski, è arrivata come «un’onda d’urto nell’Ufficio Comunicazioni del Vaticano», e l’improvviso voltafaccia di Francesco su Rupnik sarebbe quindi «solo una manovra per salvare un’immagine pubblica del papa gravemente appannata». Per inciso, ricordiamo che nella Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede lavora come direttrice della Direzione Teologico-Pastorale Nataša Govekar, che fa parte dell’équipe del Centro Aletti ed è fra le fedelissime di Rupnik. Il papa stesso, durante l’udienza ai vaticanisti del 22 gennaio, ha ringraziato i giornalisti presenti per «la delicatezza» con cui trattano il tema degli abusi: «un silenzio quasi “vergognoso”», ha sottolineato Francesco. Parole che suonano come una richiesta a essere indulgenti nel trattare un problema che per la Chiesa sta diventando sempre più scottante.

    Almeno sul fronte dei mosaici del Centro Aletti, però, qualcosa si muove. Jean-Marc Grand, parroco di Saint Joseph-Saint Martin aTroyes, in Francia, ha deciso, dopo un processo di discernimento con testimoni e vittime di abusi, di rimuovere un trittico di Rupnik, realizzato e installato nella cappella del presbiterio nel 1994 «senza consultare la comunità», come si legge in una nota della parrocchia. È la prima volta che si decide di togliere un’opera di Rupnik da una chiesa: un caso che può diventare un precedente per tutte le commissioni che stanno valutando cosa fare dei mosaici del discusso artista.

    In Vaticano, intanto, tutto tace. Non c’è dubbio, però, che a Roma l’ex gesuita conservi ancora potere e appoggi: il 10 gennaio è stato diffuso in rete un video della Cei in cui don Fabio Rosini, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle vocazioni della diocesi di Roma, tiene la sua relazione sullo sfondo del Pontificio Seminario Maggiore, con lunghe panoramiche dei mosaici del suo maestro e mentore Marko Rupnik. È sempre Rosini che, nel pieno delle rivelazioni sugli abusi, aveva pubblicato un libro con in copertina un’opera di Rupnik, a condurre questa settimana gli esercizi ignaziani del Centro Aletti a Santa Severa.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/ora-hai-il-sigillo-dei-gesuiti-le-accuse-della-suora-a-rupnik-poymrt8e

  • Bambino tolto agli affidatari: chiesto il rinvio a giudizio per una suora

    Bambino tolto agli affidatari: chiesto il rinvio a giudizio per una suora

    C’è una richiesta di rinvio a giudizio all’orizzonte per la suora, coordinatrice di una scuola paritaria di Preganziol, che avrebbe dato il “la” alla vicenda del bambino di Mogliano che, a nove anni, è stato tolto ai genitori affidatari sulla base di un provvedimento del Tribunale di Minori datato 7 giugno del 2021. Il 9 giugno la religiosa comparirà davanti al gup Carlo Colombo per l’udienza preliminare. Il reato che le viene contestato è la calunnia.

    In una relazione inviata alla ai servizi sociali dell’azienda sanitaria trevigiana la suora avrebbe detto che il bambino sarebbe stato vittima di violenze e percosse, umiliazioni con docce fredde come punizione per avere fatto la pipì a letto e avrebbe avuto i capelli strappati. Un documento che però avrebbe contraddetto quello che la coordinatrice di scuola avrebbe più volte detto agli affidatari, e cioè che avrebbero fatto un lavoro eccellente con un bambino che è peraltro affetto dalla sindrome di iperattività. La religiosa, secondo il pubblico ministero Mara De Donà, avrebbe detto il falso ben sapendo che stava mentendo.

    Sembra così cadere, almeno sotto il piano logico, la richiesta di archiviazione nei confronti dei tre dipendenti della Uls 2, alcuni con ruoli apicali, che erano stati denunciati dalla famiglia (difesa dall’avvocato Giovanni Bonotto) per falso in atti d’ufficio e omessa denuncia proprio in relazione alle denunce della religiosa. L’udienza di opposizione al decreto di proscioglimento ci sarà il prossimo 27 febbraio.

    La vicenda era venuta alla luce quando, nel giugno del 2021, il piccolo era stato tolto da quella che era stata la sua casa per quasi 4 anni a seguito di un documento redatto da una suora che è anche la coordinatrice della scuola frequentata dal bimbo. Secondo la religiosa il bimbo sarebbe stato vittima di violenze e maltrattamenti sia fisici che psicologici. Il medico dell’azienda sanitaria responsabile del caso aveva detto ai coniugi che non sussistevano più “le condizioni perché stia con voi, adesso deve andare in comunità», aggiungendo che si sarebbero dimostrati poco protettivi nei confronti del ragazzino. Inoltre ci sarebbero state tutta una serie di segnalazioni che, nel caso in cui gli affidatari si fossero opposti al provvedimento, l’Usl si sarebbe vista costretta a “tirare fuori”, mandando le carte in tribunale. Lo specialista si sarebbe riferito proprio a quanto scritto dalla coordinatrice della scuola e da qui era scaturita la querela per omessa denuncia.

    Intanto il ragazzino è stato preso in carico da un’altra famiglia. Le carte che avevano valutato i “genitori” affidatari come una ottima scelta per il percorso di adozione sono invece state radicalmente cambiate. Secondo la seconda decisione il piccolo avrebbe espresso la sua volontà di non tornare a Mogliano.

    https://www.trevisotoday.it/cronaca/mogliano-bimbo-tolto-affidatari-suora-31-gennaio-2024.html