Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • La prima condanna per abusi commessi in Vaticano

    La prima condanna per abusi commessi in Vaticano

    La Corte di Appello del Vaticano ha condannato a 2 anni e 6 mesi don Gabriele Martinelli per “corruzione di minore”, cioè per abusi sessuali su un minore commessi tra il 2008 e il 2009 all’interno del preseminario Pio X. La Corte di Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado che aveva assolto Martinelli per insufficienza di prove. È la prima sentenza di condanna per abusi commessi in Vaticano.

    Il preseminario è un istituto di orientamento vocazionale che ogni anno accoglie ragazzi delle scuole medie e superiori provenienti dalle diocesi italiane e anche da molti paesi del mondo: si trova a palazzo San Carlo, in piazza Santa Marta, in Vaticano, ed è gestito dall’opera don Giovanni Folci di Como. I ragazzi ospitati dal preseminario vengono chiamati anche “chierichetti del papa” perché oltre a studiare curano il servizio liturgico di alcune messe celebrate in Vaticano, tra cui alcune funzioni celebrate dal papa. Nel periodo degli abusi contestati dall’accusa, Martinelli era un allievo del preseminario e negli anni era diventato una sorta di coordinatore dei “chierichetti del papa”, un ruolo ambito.

    Le indagini nei suoi confronti erano iniziate nel 2017 in seguito alle testimonianze raccolte dal giornalista Gianluigi Nuzzi nel libro Peccato originale. Nuzzi intervistò Kamil Jarzembowski, polacco, compagno di stanza di un allievo vittima di abusi e di cui Martinelli era tutore. Entrato nel preseminario nell’estate del 2009, Jarzembowski assistette ad alcune violenze che tentò di denunciare inviando lettere a monsignori e prelati. Fu allontanato dal preseminario. Soltanto diversi anni dopo, nel 2016, incontrò Nuzzi a cui mostrò le denunce e fece ascoltare alcune registrazioni. Nel frattempo Martinelli era stato ordinato sacerdote.

    Nel 2018, in seguito alle inchieste pubblicate sui giornali, l’allievo vittima di abusi decise di denunciare alla giustizia del Vaticano. La procura vaticana chiese il rinvio a giudizio di Martinelli nel 2019. Nonostante gli abusi fossero di diversi anni prima, il rinvio a giudizio fu possibile grazie un provvedimento preso da papa Francesco che rimosse il vincolo di improcedibilità: era un vincolo che impediva il processo in assenza della querela presentata dalla persona offesa entro un anno dai fatti contestati.

    Secondo l’accusa, Martinelli usò «violenza e minaccia, sia in modo esplicito sia implicito, abusando dell’autorità che scaturiva dall’essere tutore» in quanto frequentatore più anziano del preseminario, incaricato dal rettore di occuparsi dell’attività dei preseminaristi. Avrebbe quindi abusato della «relazione di fiducia» costruita sulla base del suo ruolo, e costretto «più volte e per più anni, in giorni, tempi e luoghi diversi» la vittima «a congiunzione carnale».

    https://www.ilpost.it/2024/01/24/condanna-martinelli-abusi-vaticano/

  • «Le suore frustavano col rosario i bambini in orfanotrofio e li costringevano a mangiare il loro vomito»

    «Le suore frustavano col rosario i bambini in orfanotrofio e li costringevano a mangiare il loro vomito»

    Recitare preghiere e avere tra le mani un rosario non rende cattolici e tantomeno brave persone. L’esempio lampante dell’abito che non fa il monaco è la carcerazione di due suore di 79 anni, accusate di aver abusato di numerosi bambini in un orfanotrofio.

    Per la legge scozzese le suore Sarah McDermott e Eileen Igoe, e l’inserviente Margaret Hughes, di 76 anni, sono colpevoli di maltrattamenti su minori. Le violenze hanno avuto luogo nell’orfanotrofio dello Smyllum Park di Lanark in cui prestavano ‘servizio’ le donne. Anziché prendersi cura dei bambini, crescerli ed educarli, le suore hanno adottato la strada della ‘punizione’: i piccoli venivano seviziati, picchiati col rosario e costretti a mangiare il loro vomito, così come comandavano le donne di chiesa.

    La condanna

    Secondo le indagini, gli abusi sui bambini sono avvenuti dal 1969 al 1981, anno della chiusura della struttura ospitante i piccoli orfani. Le suore sono state condannate un paio di giorni fa a scontare tre anni di reclusione ciascuna. In merito al verdetto pronunciato presso la Airdrie Sheriff Court, lo sceriffo Scott Pattison ha dichiarato: «Spero che la sentenza funga da deterrente per altri casi come questi. Tutti i crimini commessi sui bambini verranno puniti», anche se a distanza di tempo.

    Sulla permanenza in carcere delle suore, lo sceriffio ha incolpato l’età avanzata delle tre imputate, di 76 e 79 anni.

    In caso contrario, avrebbero scontato più anni di prigione, poiché non hanno solo commesso crimini disumani, ma sono anche «venute meno alla loro vocazione morale e all’impegno sociale promosso dall’orfanotrofio».

    Gli abusi

    Le testimonianze sugli abusi dei bambini sono molteplici. Durante il processo avvenuto nelle scorse settimane, molte donne e uomini hanno avuto il coraggio di farsi avanti e dire la verità su ciò che accadeva in orfanotrofio, dopo anni passati a non raccontare a nessuno delle violenze subite in quegli anni. Una donna, vittima delle vessazioni da parte delle suore, ha dichiarato che all’epoca era stata picchiata da suor McDermott per aver raccontato di aver assistito a una scena di violenza sessuale: il fratellino di 3 anni della testimone era stato portato nel bagno dell’orfanotrofio e violentato da un volontario, Brian Dailey, poi condannato a 15 anni di carcere per abusi su minori. Secondo il Daily Mail la suora, invece di indagare, schiaffeggiò la bambina per aver fatto la spia.

    Altre testimonianze accusano le suore di aver usato un rasoio come oggetto contundente per punire i bambini. Gli orfani venivano quotidianamente picchiati, costretti all’alimentazione forzata e molti di loro venivano immersi nell’acqua gelida con la testa spinta verso il fondo della vasca finché resistevano.

    https://www.leggo.it/esteri/news/suore_frusta_rosario_bambini_mangiano_vomito_scozia_oggi_24_1_2024-7891876.html

  • Emanuela Orlandi e la pista della pedofilia: “Un monsignore si faceva portare le ragazzine dai massoni”. Pietro Orlandi: “Nessuna accusa a Casaroli né al Vaticano”

    Emanuela Orlandi e la pista della pedofilia: “Un monsignore si faceva portare le ragazzine dai massoni”. Pietro Orlandi: “Nessuna accusa a Casaroli né al Vaticano”

    “La Chiesa ha permesso per anni gli abusi dei preti”: da quando 22 anni fa il Boston Globe fece cadere con un’inchiesta sbattuta in prima pagina il velo di moralismo che ha coperto la comunità cattolica, lo scandalo è stato inarrestabile. C’è chi ancora lo chiama “vizietto”, come se fosse un banale capriccio che non intacca la morale di un uomo comunque illustre ma la pedofilia è un mare incurabile diffuso tra i chierici e dopo secoli il muro di omertà sta cadendo, travolgendo la Chiesa Cattolica. Nel 2022, alla vigilia della Giornata di preghiera della Chiesa Italiana per le vittime degli abusi, la Cei pubblicò il primo rapporto sulla pedofilia nel clero italiano che riguardava 89 vittime e 69 abusi.

    Ben conoscendo le difficoltà nel denunciare e uscire allo scoperto per chi subisce queste traumatiche violenze, possiamo immaginare siano molti di più. A mostrare le prime crepe fu “Il caso Spotlight”, l’inchiesta del 2002 del sopracitato tabloid diventata poi un film pluripremiato. La conferenza episcopale statunitense adottò la linea della fermezza, ma in Italia? L’allora Papa Giovanni Paolo II con la sua Curia poteva limitarsi a sostenere che la pedofilia fosse un cancro dei preti oltreoceano, che in Italia le cose andavano diversamente, lasciando la bomba pronta ad esplodere nelle mani di Papa Ratzinger che sin dagli inizi del suo mandato dovette affrontare il caso irlandese, nel 2005.

    Ma era davvero così? Uno degli eventi che ha segnato il papato di Wojtyla, la scomparsa di Emanuela Orlandi, si è spesso intrecciato alle accuse di pedofilia alla Chiesa o almeno è quanto emerge dall’incrocio di fonti. Il primo a parlarne fu Padre Amorth: il prete esorcista ha sempre detto che la quindicenne vaticana rapita il 22 giugno del 1983 non fu vittima del terrorismo ma che morì durante un “festino” di porporati pedofili, una sorta di orgia avvenuta nelle stanze vaticane, delineando un inquietante scenario. Lo scorso anno, in un audio raccolto dal giornalista Alessandro Ambrosini, un ex sodale di Enrico De Pedis (boss testaccino), tale Marcello Neroni, rivolse accuse durissime di pedofilia a Papa Wojtyla, parlando della scomparsa di Emanuela Orlandi. E fu proprio un gendarme vaticano a riferire a Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che nei giorni della scomparsa mostrarono una foto della ragazzina a quegli ecclesiastici che sapevano di avere questo vizio.

    La scorsa domenica, Pietro Orlandi, durante il sit-in con cui ogni anno ricorda sua sorella Emanuela nel giorno del compleanno della quindicenne vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983, ha raccontato un aneddoto che gli è stato riportato e che sarebbe avvenuto durante il pontificato del Papa polacco. Secondo quanto riferito a Orlandi da una fonte interna al Vaticano, un alto prelato molto vicino a Wojtyla, “si faceva portare da due o tre massoni che aveva sempre attorno tre o quattro ragazzine sui 12-13 anni, consenzienti…Si faceva dare le mutandine e faceva da solo, poi gli dava qualche soldino e loro contente se ne andavano. Non le toccava, erano ragazzine che andava a prendere in certi ambienti, zingarelle. E queste – ha concluso Pietro – me le diceva come un fatto divertente, mentre le cose importanti, quelle gravi, non me le ha dette, peccato”.

    La fonte in questione era un monsignore, e già che considerasse “divertente” un aneddoto del genere, solo perché coinvolgeva bambine di etnia rom, la dice lunga sul come venisse percepito questo orrore appena 40 anni fa in quegli ambienti. Del resto, il chierico era anche stato arrestato per legami con la Sacra Corona Unita e per traffico di opere d’arte, ma pur sempre un religioso, insomma. Chi era invece il protagonista della vicenda? Secondo quanto mormorato dagli attivisti presenti in piazza domenica scorsa, era Agostino Casaroli “perché secondo le parole del monsignore il riferimento a lui era chiaro”. Agostino Casaroli è stato lo stratega di Papa Giovanni Paolo II, negli anni della caduta dei Paesi del blocco comunista. Insieme, avrebbero portato avanti la Ostpolitik Vaticana, nella speranza di liberare la Polonia e di migliorare le condizioni dei cristiani nei Paesi comunisti. Ed era proprio nella sua Polonia il Papa quella sera, quando fu tempestivamente avvertito della scomparsa di Emanuela Orlandi da Casaroli.

    Una 15enne non rientra in tempo per la cena e la Segreteria di Stato avvisa il Papa in Polonia? Sì, se la quindicenne in questione non è una qualunque ma può diventare l’oggetto di un ricatto molto grande, ai vertici dello Stato di cui è cittadina. Il 19 luglio del 1983 i presunti rapitori contattarono il centralino del Vaticano, chiedendo del Cardinale Casaroli e facendo riferimento a un codice, 158, che era il numero di una linea privata messa in piedi per trattare con l’allora segretario di Stato che trattò con il misterioso telefonista ribattezzato l’Amerikano per via del suo accento. Di questa trattativa privata ha parlato anche monsignor Carlo Viganò, oggi 83enne, in un’intervista rilasciata all’ex vaticanista Rai Aldo Maria Valli. “L’Amerikano – ha dichiarato l’ex nunzio negli Usa – si limitava a chiedere di voler parlare solo con il Cardinale Casaroli e quello fu il motivo per cui fu creata una linea privata”.

    A tirarlo in ballo è stato anche l’ex boss della Banda della Magliana Maurizio Abbatino che l’ha indicato, in un’intervista a Repubblica, come il tramite tra il Vaticano e l’organizzazione criminale guidata da Enrico de Pedis. Che il suo sia stato un ruolo cruciale è innegabile. Non possiamo dire invece lo stesso sull’aneddoto in questione. Del resto lo stesso Pietro Orlandi ha replicato dicendo che nessuna accusa è stata rivolta a Casaroli. “Sono sceso in piazza per Emanuela, non per fare questa accusa o per creare problemi. Le mie parole sono state travisate e modificate per creare titoli ad effetto”. Se questo aneddoto sia vero meno non è dato stabilirlo ma ciò che è certo è che la pedofilia è un male profondo che ha corroso la Chiesa e che potrebbe essere entrato anche nel destino di Emanuela. Verificare la veridicità delle notizie riportate a Pietro Orlandi in questi 40 anni è il compito delle due procure che indagano su Emanuela Orlandi, quella italiana e l’altra vaticana, che però ancora, a distanza ormai di un anno, non hanno convocato i 28 personaggi che Pietro Orlandi ha indicato come a possibile conoscenza dei fatti. Un compito esteso da pochi mesi anche alla commissione parlamentare di inchiesta che indagherà sui fatti di 40 anni fa.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/01/19/emanuela-orlandi-e-la-pista-della-pedofilia-un-monsignore-si-faceva-portare-le-ragazzine-dai-massoni-pietro-orlandi-nessuna-accusa-a-casaroli-ne-al-vaticano/7415717/

  • Emanuela Orlandi, il fratello accusa di nuovo il Vaticano: “Mi dicono che il cardinale Casaroli si faceva portare ragazzine di 12 anni”

    Emanuela Orlandi, il fratello accusa di nuovo il Vaticano: “Mi dicono che il cardinale Casaroli si faceva portare ragazzine di 12 anni”

    L’infinita battaglia – ultradecennale – di Pietro Orlandi per sua sorella Emanuela arriva a un’altra svolta. Da una parte c’è una novità sulla commissione parlamentare d’inchiesta sul caso della sparizione di Vatican Girl, rapita e sparita nel nulla il 22 giugno 1983 appena finita una lezione di musica. Dall’altra le nuove accuse del fratello della ragazza al Vaticano sui “vizi” di Agostino Casaroli, cardinale Segretario di Stato e già numero 2 di Papa Wojtyla.

    Ma procediamo con ordine. Prima la politica: a due mesi dal voto in Senato, la maggioranza a trazione meloniana ha deciso che sarà proprio un esponente di Fratelli d’Italia a presiedere i lavori. Nessuna chance per il Pd, come si era ipotizzato in un primo momento. Ad annunciare la decisione è stato Lucio Malan, capogruppo di FdI al Senato.

    L’organismo in questione ha poteri che vanno di pari passo con quelli di un magistrato e avrà l’obiettivo di fare luce su un giallo irrisolto, forse il più importante della storia d’Italia nel dopoguerra. Di sicuro il più ricco di colpi di scena: da Ali Agca alla Banda della Magliana, passando per il coinvolgimento dei servizi segreti.

    Con quali tempi si proverà a fare luce sul caso Orlandi? Dopo l’approvazione a Montecitorio datata marzo 2023, avevano fatto rumore – rallentando i lavori – gli attacchi di Pietro Orlandi al Papa in diretta tv: “Usciva la sera con due monsignori, e certo non per benedire le case”. Polemiche, indignazione della Chiesa. Poi l’approvazione della commissione parlamentare d’inchiesta.

    Ora, però, piovono nuove accuse. Questa volta su Agostino Casaroli, basate su presunte rivelazioni di un religioso arrestato per legami con la Sacra corona unita e per traffico di opere d’arte.

    “Lui mi ha detto che ci sono cose gravi e poi anche cose che fanno sorridere. Allora io gli ho chiesto: cosa? E lui: “Ti racconto questa… c’è un cardinale molto importante, soprattutto all’epoca, hai capito di chi parlo, veniva subito dopo il Papa. Si riferiva a Casaroli. Mi ha detto che si faceva portare da due o tre massoni che aveva sempre attorno tre o quattro ragazzine sui 12-13 anni, consenzienti… si faceva dare le mutandine, e faceva da solo… poi gli dava qualche soldino e loro contente se ne andavano… non le toccava… erano ragazzine che andava a prendere in certi ambienti, zingarelle…”.

    Altre rivelazioni “più gravi” sarebbero rimaste segrete, non confessate dal religioso con cui racconta di aver parlato Pietro Orlandi. In ogni caso la nuova spallata al Vaticano è stato assestato.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2024/01/17/news/emanuela_orlandi_vaticano_pietro_accusa_cardinale_casaroli_ragazzine-421905110/

  • Emanuela Orlandi, che fine ha fatto la commissione parlamentare d’inchiesta

    Emanuela Orlandi, che fine ha fatto la commissione parlamentare d’inchiesta

    Il 14 gennaio sarà il compleanno di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa misteriosamente il 22 giugno del 1983. In occasione dei quarant’anni da allora il parlamento aveva deciso di avviare una commissione d’inchiesta, che però, a quasi un anno di distanza dalla prima approvazione a Montecitorio ancora non si è formata. Proprio in queste ore, come appreso da Domani, finalmente Camera e Senato stanno cominciando a decidere i componenti, in tutto 40. Il fratello di Emanuela, Pietro, ha organizzato anche quest’anno una manifestazione per chiedere verità, e sollecita l’avvio dei lavori in parlamento, chiedendo la partecipazione di tutti: «Sarebbe un bel segnale per la politica – ha detto in un video messaggio – affinché accelerino i tempi di questa commissione. Il diritto alla giustizia è un diritto che non possono toglierci».

    LE INCHIESTE E IL VATICANO

    Nel 2023, anno del quarantesimo anniversario, sono partite due inchieste giudiziarie: una della procura di Roma e una, per la prima volta, tra le mura vaticane. Mentre l’Italia e il mondo si interrogavano sul destino di Emanuela, complice anche il successo della serie Netflix “Vatican girl”, il parlamento ha deciso di provare a fare la sua parte. La legge, che riguarda la scomparsa di Orlandi e di Mirella Gregori, è stata approvata alla Camera a febbraio tra gli applausi. Le polemiche sono nate in Senato dove i parlamentari hanno deciso di ascoltare sia il Vaticano sia la procura romana, e insieme a loro il giornalista oggi scomparso Andrea Purgatori, e Laura Sgrò, l’avvocata della famiglia che non smette di cercare la verità.

    Il promotore di giustizia Vaticano, Alessando Diddi, ha risposto di no all’ipotesi di istituire l’organo, una posizione che ha fatto vacillare i senatori di destra. Alla fine, anche palazzo Madama ha deciso di non tirarsi indietro, e il testo è stato approvato senza modifiche rispetto a Montecitorio il 9 novembre. In questo caso si sono registrate delle astensioni, tra cui quella rumorosa del senatore ex Dc Pier Ferdinando Casini.

    LE INCHIESTE E IL VATICANO

    Nel 2023, anno del quarantesimo anniversario, sono partite due inchieste giudiziarie: una della procura di Roma e una, per la prima volta, tra le mura vaticane. Mentre l’Italia e il mondo si interrogavano sul destino di Emanuela, complice anche il successo della serie Netflix “Vatican girl”, il parlamento ha deciso di provare a fare la sua parte. La legge, che riguarda la scomparsa di Orlandi e di Mirella Gregori, è stata approvata alla Camera a febbraio tra gli applausi. Le polemiche sono nate in Senato dove i parlamentari hanno deciso di ascoltare sia il Vaticano sia la procura romana, e insieme a loro il giornalista oggi scomparso Andrea Purgatori, e Laura Sgrò, l’avvocata della famiglia che non smette di cercare la verità.

    Il promotore di giustizia Vaticano, Alessando Diddi, ha risposto di no all’ipotesi di istituire l’organo, una posizione che ha fatto vacillare i senatori di destra. Alla fine, anche palazzo Madama ha deciso di non tirarsi indietro, e il testo è stato approvato senza modifiche rispetto a Montecitorio il 9 novembre. In questo caso si sono registrate delle astensioni, tra cui quella rumorosa del senatore ex Dc Pier Ferdinando Casini.

    Il 3 luglio, papa Giovanni Paolo II espresse durante l’angelus la sua vicinanza ai familiari per la scomparsa della giovane, e ha chiesto senso di umanità in chi aveva «responsabilità» in questo caso. Lui il primo ad aprire alla possibilità del rapimento piuttosto che alla fuga o a un incidente.

    Due giorni dopo, la sala Stampa Vaticana ricevette la telefonata di un uomo dall’accento anglosassone, ribattezzato dalla stampa l’Americano. Disse di avere in ostaggio la ragazza e che l’avrebbe liberata solo dopo che a Mehmet Alì Agca, l’uomo che sparò a Karol Wojtyla il 13 maggio 1981, fosse stata concessa la libertà. Agca sarebbe dovuto uscire dal carcere entro il 20 luglio.

    Intanto si sono aggiunte altre piste. Una legherebbe il rapimento a un presunto rapporto tra Banda della Magliana e Vaticano per questioni economiche irrisolte, tra la crisi dello Ior, lo scandalo del Banco Ambrosiano e l’omicidio del banchiere Roberto Calvi. Nel frattempo si è fatta spazio l’ipotesi di episodi di pedofilia ai livelli più alti del clero. Secondo alcuni documenti rinvenuti da Emiliano Fittipaldi (oggi direttore di questo giornale), Emanuela Orlandi sarebbe stata portata a Londra a spese del Vaticano. Nessuna ricostruzione finora è risultata decisiva.

    Il promotore Diddi ha detto pochi giorni fa: «Stiamo continuando a lavorare, e a differenza dell’Italia noi non abbiamo limiti di tempo, il sistema è più garantista per la persona offesa: per cui finché il caso non è chiuso continueremo a lavorarci».

    Parole che la famiglia teme tengano ancora lontana la verità. Sabato 13 gennaio, come ogni anno, Pietro Orlandi, fratello di Emanuela ha organizzato a Roma una manifestazione affinché non si spenga la memoria della sorella. In un video ha chiesto la partecipazione di tutti per spingere ad agire, fuori e dentro il parlamento.

     

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    Il Movimento 5 stelle del Campidoglio ha deciso che parteciperà con il capogruppo alla Camera Francesco Silvestri: «Per ricordare che mesi fa è stata approvata in parlamento, su proposta del M5S (ma non solo, ndr), l’istituzione di una Commissione speciale di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Commissione che però a oggi attende ancora l’avvio dei lavori». L’avvocata Sgrò spera che non ci siano solo loro: «Auspico che sfilino accanto a noi tutte le forze politiche – dice a Domani -, perché la verità non ha né bandiere né colori politici. La verità su Emanuela la vuole, la pretende tutto il popolo italiano. E la politica deve essere a servizio di tutti i cittadini».

    https://www.editorialedomani.it/politica/italia/emanuela-orlandi-che-fine-ha-fatto-la-commissione-parlamentare-dinchiesta-iyhed6a4

  • Desaparecidos, da Nordio no a estradizione di don Reverberi in Argentina

    Desaparecidos, da Nordio no a estradizione di don Reverberi in Argentina

    Don Franco Reverberi, il sacerdote della diocesi di Parma accusato di diversi crimini compiuti in Argentina durante la dittatura civico-militare del 1976-83, non sarà consegnato alle autorità argentine per essere processato.

    A riferirlo è l’onlus 24marzo.it, spiegando che il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha respinto per motivi di salute il 10 gennaio l’estradizione in Argentina del sacerdote che era stata concessa dalla Cassazione.

    La conclusione, che giustifica il rigetto della richiesta di estradizione, è che va considerato “complessivamente l’impatto medico-legale della procedura sulle già precarie condizioni di salute di Reverberi, anche in ragione dell’età estremamente avanzata di costui e della conseguente probabile prospettiva di non fare più ritorno in territorio italiano, impatto da cui deriverebbe un rilevante stress psicologico tale da integrare un ulteriore fattore di rischio con riferimento alle verificate patologie cardiologiche da cui lo stesso è affetto”.

    Nel provvedimento il capo del dicastero di via Arenula evidenzia che “la perizia medico-legale disposta dalla Corte di Appello di Bologna ha concluso nel senso che ‘le attuali condizioni di salute di Reverberi sono compatibili con il trasferimento in Argentina’, limitando l’accertamento alle condizioni di salute compatibili con la possibilità di effettuare un viaggio aereo intercontinentale, omettendo tuttavia di valutare l’esistenza di gravi rischi che potrebbero scaturire dalla procedura di estradizione globalmente intesa”.

    La richiesta di estradizione era stata promossa dallo Stato argentino. Reverberi era cappellano ausiliare dell’ottava Squadra di esplorazione alpina di San Rafael, a Mendoza, accusato di atti commessi nel Centro di detenzione clandestina noto come La Departamental.

    Il parroco è accusato di aver assistito a numerose torture alle quali erano sottoposti i prigionieri del regime di Videla prima di essere uccisi e fatti scomparire, nonché all’omicidio nel 1976 del 20enne peronista Josè Guillermo Beron, tuttora disperso. Il religioso uscì dall’Argentina nel 2011, quando a Mendoza si stava svolgendo il primo processo per crimini contro l’umanità e le testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari hanno cominciato a indicare le sue responsabilità.

    La revoca è stata notificata al difensore del religioso, l’avvocato parmigiano Franco Magnani.

    Don Reverberi attualmente risiede in una canonica a Sorbolo, paese nel parmense dove è nato nel 1937, e aveva come misura cautelare il divieto di allontanamento dal comune con obbligo di firma dai carabinieri.

    Il 19 gennaio è stata fissata un’udienza per l’esecuzione del provvedimento del ministro. Alla luce del provvedimento di Nordio, l’Argentina ha una sola strada da poter percorrere: un eventuale ricorso al Tar di Roma.

    “La Corte di Cassazione nell’ottobre scorso, recependo le argomentazioni dell’avvocato Arturo Salerni, legale dell’ambasciata argentina in Italia, aveva confermato la decisione della Corte di appello di Bologna respingendo il ricorso contro l’estradizione presentato dalla difesa del sacerdote – spiega l’onlus -. Il ministro Nordio aveva 45 giorni di tempo per confermare o meno la decisione. Ebbene, l’ha respinta. Don Reverberi ha 87 anni e come diversi altri individui accusati di essere stati parte attiva nei crimini compiuti durante la dittature del Cono Sur, come per esempio Carlos Malatto, Daniel Cherutti, Jorge Troccoli, grazie al doppio passaporto si è trasferito in Italia molti anni fa e per lungo tempo ha vissuto indisturbato”.

    Intercettato a Sorbolo a fine novembre, il sacerdote si era difeso: “Con quei crimini non c’entro”.

    https://parma.repubblica.it/cronaca/2024/01/12/news/desaparecidos_associazione_24_marzo_da_nordio_no_a_estradizione_di_don_reeverberi_in_argentina-421867151/?ref=tgpr

  • “Orgasmo mistico” e porno-teologia per il cardinale vicino al Pontefice

    “Orgasmo mistico” e porno-teologia per il cardinale vicino al Pontefice

    Un libro di 26 anni fa rischia di provocare un terremoto in Vaticano. L’autore è Víctor Manuel Fernández, il cardinale prefetto per la dottrina della fede già nella bufera per aver voluto le benedizioni gay, nonché teologo di riferimento del Papa. «La pasión mística: espiritualidad y sensualidad», il titolo del saggio del 1998 contenente passaggi che ora provocano imbarazzi nelle Sacre Stanze. Un capitolo è intitolato «Orgasmo maschile e femminile». Qui l’attuale custode dell’ortodossia cattolica si dilunga in una disamina sull’«orgasmo mistico» in cui «l’intero essere è preso da Dio», domandandosi se viene vissuto in egual maniera da uomini e donne.

    Il cardinale argentino sostiene che una donna ha «bisogno di condizioni adeguate per sentirsi eccitata». Per questo, secondo Fernández «sesso violento e immagini di orge» sono più attraenti per gli uomini che per le donne. Ma, a suo dire, «ciò non significa che (la donna) si senta meno eccitata dalla pornografia hardcore». Parlando come un esperto, l’allora giovane teologo descrive le differenze tra l’orgasmo maschile e femminile: l’uomo «di solito emette grugniti aggressivi; lei, invece, fa balbettii o sospiri infantili». Una descrizione che non ci si aspetterebbe di trovare in un saggio di teologia.

    Il cardinale scende in particolari da bollino rosso quando scrive che «le donne hanno un ricco plesso venoso attorno alla vagina, che mantiene un buon flusso sanguigno dopo l’orgasmo. Ecco perché di solito è insaziabile». Passando all’orgasmo maschile, il teologo riporta che l’uomo «si libera bene nell’eiaculazione e rimane soddisfatto ed esausto». Questa differenza genera nella donna «un oscuro rispetto per il potere maschile» e la rende «disturbata dalla pornografia violenta». I dettagli servono a Fernández per arrivare ad una conclusione: «Queste particolarità nell’orgasmo si verificano in qualche modo anche nel mistico rapporto con Dio».

    Un’asserzione che non pochi potrebbero trovare blasfema e che farà discutere visto che si deve al custode dell’ortodossia cattolica designato da Francesco. Fernández venne nominato rettore della Pontificia Università dell’Argentina nel 2009. Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires, s’impose per questa nomina contro la volontà del Vaticano. Il cardinale Gerhard Müller ha confermato che sul teologo argentino esisteva un dossier nei dicasteri competenti: c’era preoccupazione per segnalazioni arrivate sui suoi scritti. Prima del libro sull’orgasmo mistico, nel mondo cattolico esistevano già perplessità su Fernández per il libro dal titolo «Sàname con tu boca. El arte de basar».

    https://www.ilgiornale.it/news/politica/orgasmo-mistico-e-porno-teologia-cardinale-vicino-pontefice-2265579.html

  • Roma, catechista a processo per abusi su una 14enne. «Il parroco le raccomandò di non parlare»

    Roma, catechista a processo per abusi su una 14enne. «Il parroco le raccomandò di non parlare»

    «Se la giustizia non farà il suo corso sicuramente ne risponderanno davanti a Dio». Si lascia andare ad uno sfogo di rabbia e delusione in aula la madre di Marta (nome di fantasia), vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate nel tempo, dal 2009 al 2012, da quando aveva solo 14 anni. Sul banco degli imputati G. V. ex catechista della parrocchia di Santa Rita da Cascia, nel quartiere Casalotti di Roma. L’accusa è di abusi aggravati dal ruolo svolto all’interno della comunità religiosa. «Nel 2013 un presbitero di cui non posso fare il nome mi riferì di alcune problematiche intime sorte all’interno del gruppo di giovani – racconta durante la sua testimonianza uno dei responsabili dei catechisti della parrocchia – mi disse che c’erano stati dei problemi tra un educatore e una ragazzina, ma senza farmi nomi e cognomi».

    Eppure, anche senza i dettagli, il religioso individua subito chi possa essere coinvolto: «Ho guardato l’elenco, ho chiamato personalmente G.

    V. e l’ho invitato a casa mia fuori Roma per farmi raccontare cosa fosse realmente accaduto. Lui ha ammesso di essersi baciato con una ragazzina. Mi ha parlato solo di un bacio e quando ho chiesto a Marta di raccontarmi i fatti anche lei ha confermato». Solo qualche bacio in macchina, niente di più, stando alla testimonianza dell’ex catechista e la promessa di non raccontare nulla ai genitori per scongiurare una reazione sconsiderata da parte del padre poliziotto della ragazza. «Così ho informato subito il parroco di Santa Rita da Cascia, ormai deceduto da diversi anni, che mi ha consigliato di non dire nulla a nessuno per non allarmare sia la famiglia della ragazza sia la famiglia dell’imputato, padre di quattro figli».

    LA DENUNCIA
    Tutto cambia nel 2018, quando crolla il muro di omertà costruito intorno a questa vicenda. Questa volta è la madre a chiamare il responsabile dei catechisti ed è molto arrabbiata. «Ho ricevuto una telefonata dalla mamma di Marta – prosegue l’uomo nella testimonianza – che diceva di aver parlato con la figlia». Marta si sfoga e racconta tutto, descrivendo le violenze sessuali subite in anni di catechismo da parte di quell’uomo del quale lei si fidava ciecamente. «Mia figlia è viva per miracolo – si sfoga la donna in aula – non ho idea di come abbia fatto a proseguire con la sua vita tenendosi tutto dentro. Ha subito le violenza da quando aveva 14 anni e dopo essere diventata maggiorenne ha deciso di sfogarsi. Una vergogna quello che è accaduto. All’interno della chiesa ci sono persone che fanno del bene, ma non tutte purtroppo. E poi c’è anche la morale. Non mi interessa se il parroco, all’epoca delle violenze, ha detto di tacere. Loro dovevano raccontare tutto e invece non l’hanno fatto». Dopo la telefonata della donna i vertici del gruppo di catechesi e il parroco si sono riuniti e hanno deciso di prendere provvedimenti, allontanando G.V. definitivamente dalla parrocchia. «Lo abbiamo interrogato in chiesa – racconta ancora il testimone – e lui ha ammesso di aver avuto tre rapporti in totale durante gli incontri di post cresima». Ed è proprio su questi incontri ha indagato la Procura.

    GLI INCONTRI
    Gruppi di discussione composti da 8/10 ragazzini nei quali si trattano tematiche religiose o problematiche familiari, con lo scopo di non far allontanare i giovani dal mondo ecclesiastico dopo la comunione. Gli incontri vengono svolti in casa di alcune famiglie di fiducia scelte direttamente dalla parrocchia. E una di queste famiglie è proprio quella dell’imputato. In aula come testimone, anche la moglie di G. V. che ammette candidamente di essere stata a conoscenza di questo rapporto tra il marito e la ragazza: «Mi ha confessato tutto e io ho cercato di mettermi nei suoi panni. Ho analizzato il nostro rapporto e mi sono resa conto tra di noi si era creato un muro, ci eravamo chiusi in noi stessi». Nel capo d’imputazione si legge un particolare che rende ancora più torbida una storia già difficile da raccontare: l’imputato avrebbe costretto la ragazzina ad avere rapporti sessuali non protetti, per via delle sue convinzioni religiose.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/metropoli/catechista_abusi_ragazzina_casalotti_cosa_e_successo-7861563.html

  • Dossier Orlandi: 41 anni di silenzi e depistaggi – Video

    Dossier Orlandi: 41 anni di silenzi e depistaggi – Video

    Dossier Orlandi. L’appuntamento è alle ore 15.30 a piazza Cavour nel quartiere Prati a Roma. Centinaia di persone si riuniranno intorno ai famigliari per chiedere “verità e giustizia” sulla sparizione di Emanuela.

    I famigliari di Emanuela Orlandi cercano risposte, tenendo alta con l’aiuto della stampa l’attenzione su uno dei maggiori casi italiani irrisolti. Pietro Orlandi è convinto che il Vaticano sappia qualcosa sulla sparizione di sua sorella:

    “Più saremo e più forte sarà il messaggio a chi vuole continuare ad occultare la verità – scrive in un post pubblicato su Facebook – Dobbiamo dare una risposta forte al silenzio che da dopo l’estate sta avvolgendo questa storia”. “Stanno cercando di far dimenticare, di abbassare l’attenzione e per questo serve una forte presenza alla manifestazione. Devono capire tutti, Vaticano, procura, politica, media, che la sete di giustizia non si può silenziare”.

    Attesa per il via dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta

    La manifestazione si svolgerà in attesa dell’inizio dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta approvata sulle sparizioni di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori approvata dal parlamento ma ancora non costituita. Mirella Gregori è la coetanea di Emanuela Orlandi, scomparsa circa un mese prima, il 7 maggio del 1983 e anche lei mai più ritrovata.

    “Ho sempre avuto fiducia in questa commissione – ha spiegato Pietro Orlandi – Ho sentito la vicinanza delle istituzioni anche questa volta. Dovrà approfondire tutte le situazioni poco chiare che ci sono state negli ultimi 40 anni, a partire dai rapporti fra Stato italiano e Stato Vaticano. Se consideriamo che già due mesi dopo la scomparsa di Emanuela ci fu un invito fra la Presidenza del Consiglio e lo Stato Vaticano su questo rapimento, aprendo una falla che difficilmente si potrà chiudere. Questo fa capire che già due mesi dopo si sapeva cosa potesse esserci dietro questa storia”, spiega. “Occorre capire il ruolo dei servizi segreti, sono scomparsi dei faldoni del Sismi che ha seguito questa storia nei rapporti con i servizi segreti stranieri, dalla Stasi al Gru, i servizi sovietici addirittura. Sono situazioni poco chiare che non sono mai approfondite”.

    L’inchiesta su Mino Pecorelli

    “Questa inchiesta di Andrea Purgatori che consiglio di vedere spiega bene il mondo sporco di quegli anni, tra Stato, Chiesa e criminalità. Un mondo che ancora oggi occulta la verità sul rapimento di Emanuela”: il primo post di Pietro Orlandi del 2024 sui suoi profili social omaggia il compianto giornalista, che ha seguito il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi sin dai primi giorni, e il suo “coraggio di raccontare le cose senza peli sulla lingua”.

    In una delle ultime inchieste, andata in onda su La7, Purgatori ha raccontato un cronista altrettanto coraggioso che ha pagato con la vita la propria temerarietà: Mino Pecorelli, direttore di OP, Osservatore Politico, settimanale di inchiesta nato nel 1968. Tra le sue fonti c’era anche un ex capo del Sid, i servizi segreti della Difesa, Vito Miceli. Pecorelli fu ammazzato con un colpo di pistola in bocca, tipologia di esecuzione riservata ai cosiddetti infami, a quelli che parlano troppo.

    “Giornalista eccentrico ed anarchico”, lo ha definito in una delle sue ultime apparizioni in tivù Purgatori. Pecorelli tolse nelle sue inchieste il velo dal traffico di armi con la Libia di Gheddafi in cambio di petrolio, dall’organizzazione clandestina “Anello”, ufficialmente conosciuta come il Noto Servizio: “Raccoglieva ex repubblichini al lavoro su operazioni sporche tipiche di quegli anni come l’eliminazione fisica di personaggi scomodi mascherata da incidente”, spiegava Purgatori, pochi mesi prima che la sua malattia lo strappasse alla vita. Pecorelli si era infiltrato nella loggia massonica P2: il suo nome risulterà negli elenchi sequestrati a Castiglion Fibocchi a Licio Gelli.

    Pecorelli e il legame con Emanuela Orlandi

    Pecorelli consegnò un documento a Papa Giovanni Paolo I, cioè Albino Luciani, che morì la stessa notte in cui questo pervenne tra le sue mani. Era il 1978, esattamente cinque anni prima del rapimento della Orlandi, quando Pecorelli lavorò a un’inchiesta esplosiva sulla “Gran loggia vaticana” in cui rivelava l’esistenza di 121 tra altri prelati e cardinali, membri di una loggia massonica, con tanto di numero matricola a data di iniziazione.

    Ebbene, tra loro ce ne erano quattro che riportano ad Emanuela Orlandi: l’allora segretario di Stato Agostino Casaroli, il cardinale Ugo Poletti che fornì la dispensa per la sepoltura del capo della fazione testaccina della Banda Magliana Enrico de Pedis nella Basilica di Sant’Apollinare, sede della scuola di musica di Emanuela. Nell’elenco consegnato a Papa Luciani, poche ore prima della sua morte, c’erano anche Pietro Vergari, ex rettore della stessa Basilica di Sant’Apollinare e indagato nella seconda inchiesta sul caso Orlandi (poi archiviata) per concorso in sequestro e Paul Marcinkus, ex capo dello Ior, la banca Vaticana.

    Giovanni Paolo I morì poche ore dopo aver ricevuto l’elenco dei prelati massoni da Pecorelli.

  • Il cardinale Fernández rompe il silenzio sul libro ‘Passione mistica, spiritualità e sensualità’: “Certamente non scriverei adesso”

    Il cardinale Fernández rompe il silenzio sul libro ‘Passione mistica, spiritualità e sensualità’: “Certamente non scriverei adesso”

    Il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede riconosce che si tratta di “un libro di gioventù che certamente non scriverei adesso”. Inoltre, sottolinea che “molto tempo dopo quel libro ne scrissi altri molto più seri come “La forza curativa del misticismo” e “La forza trasformante del misticismo”.

    Il libro, quindi, è autentico anche se nel corso della giornata si è ampiamente commentato che questo libro non era incluso nel suo curriculum e che egli lo pubblicò sul sito ufficiale del Vaticano quando fu nominato prefetto della Dottrina della Fede in sostituzione del cardinale Ladaria. Víctor Manuel Fernández risulta autore di numerosi libri sulla spiritualità ma questo libro in questione non figura tra le sue opere.

    La spiegazione offerta dal cardinale è che “ho cancellato quel libro poco dopo la sua uscita e non ne ho mai permesso la ristampa”. Riguardo al motivo che lo spinse a scriverlo nel 1998, Víctor Manuel Fernández spiega che il suddetto libro “aveva senso in un momento di dialogo con giovani coppie che volevano comprendere meglio il significato spirituale delle loro relazioni, ma poco dopo ho pensato che Potrei essere frainteso.” In questo modo indica che le descrizioni che fa di natura sessuale sono orientate ai matrimoni.

    Per evitare quanto accaduto oggi, il cardinale argentino ha deciso di cancellare quel libro. Per questo sottolinea che “non credo sia un bene che venga diffuso adesso”. Infine, il cardinale Víctor Manuel Fernández risponde a InfoVaticana dicendo che non ne ha autorizzato la diffusione “ed è contrario alla mia volontà” che questo libro venga diffuso adesso.

    https://infovaticana.com/2024/01/09/el-cardenal-fernandez-rompe-su-silencio-sobre-el-libro-la-pasion-mistica-espiritualidad-y-sensualidad-ciertamente-ahora-no-escribiria/