Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • ARGOVIA – Prete pedofilo presto libero perché «impossibile eliminare la sua dipendenza»

    ARGOVIA – Prete pedofilo presto libero perché «impossibile eliminare la sua dipendenza»

    AARAU – Dal 2000 ha consumato in maniera ossessiva materiale pedo pornografico. Ulteriore aggravante è che sempre dal 2000 e fino al 2013 l’uomo è stato vice parroco in diverse chiese del canton Argovia e poi anche nei cantoni Berna e San Gallo. E a nulla sono serviti, in questi decenni, terapie di gruppo e procedimenti penali perché ha continuato a consumare contenuti illegali. E adesso, a breve, l’uomo sarà rilasciato dal carcere.

    La storia – Ma ecco nel dettaglio cosa è accaduto in questi lunghi anni fino ad arrivare alla recente decisione. Nel 2013 il tribunale distrettuale del Toggenburg lo ha condannato a una pena detentiva di un anno, sostituita però con misure terapeutiche ambulatoriali. Cure che sono durate per tre anni fino a quando, visti i rapporti positivi delle autorità, le misure sono state revocate. Purtroppo però la realtà si è ben presto dimostrata differente e il pastore si è ben presto comportato come in passato continuando a consumare materiale pornografico illegale anche mentre frequentava le sedute di terapia.
    Sono così scattate nuove indagini e, nel 2018, il tribunale distrettuale argoviese ha condannato l’uomo a una pena detentiva di 22 mesi.  Anche in questo caso si è deciso di sostituire la detenzione con un trattamento psichiatrico ospedaliero. Ma gli effetti non sono stati molto convincenti visto che si è scoperto come l’uomo, dall’ospedale, avesse scritto una lettera dal contenuto pornografico a un quindicenne. Ragione per cui ha subito una nuova condanna

    Si arriva così fino al 2020 quando il pastore si rivolge al Tribunale federale per difendersi dalla misura di ricovero, che all’epoca era già durata più della pena detentiva. Ricorso respinto.

    Infine la vicenda arriva ai giorni nostri visto che i cinque anni complessivi per i quali il tribunale distrettuale aveva imposto la misura di ricovero sono terminati ad agosto 2023. Il sistema carcerario argoviese aveva già chiesto una proroga di due anni, cosa alla quale anche l’uomo si è opposto. E in questo caso la Camera d’appello del Tribunale superiore di Argovia ha ordinato il suo rilascio immediato perché «la terapia non era abbastanza efficace».

    Gli esperti – Affinché la misura ospedaliera possa essere prolungata, deve esserci ancora un rischio per la sicurezza pubblica: terapisti, esperti e medici concordano sul fatto che questo esiste ancora. Sul cuore del tema si è però così espressa la Camera d’appello del Tribunale superiore di Argovia. «Il rischio che il sacerdote continui a consumare materiale pedo pornografico non può essere eliminato, ma può solo essere leggermente ridotto», si legge nella relazione di un esperto risalente al 2022. E la Corte teme che l’uomo «continuerà a utilizzare tale materiale in futuro e lo consumerà in misura imprevedibile». La proroga della misura di ricovero è stata quindi respinta e l’uomo dovrà essere liberato.

    https://www.tio.ch/svizzera/attualita/1724479/prete-pedofilo-presto-libero-perche-impossibile-eliminare-la-sua-dipendenza

  • Caso Jean-Michel Merlin – La Prefettura di Nanterre (Francia) ha emesso un appello per la ricerca di testimoni

    Caso Jean-Michel Merlin – La Prefettura di Nanterre (Francia) ha emesso un appello per la ricerca di testimoni

    Martedì 2 gennaio 2024, la Prefettura di polizia di Nanterre (Francia) ha lanciato un appello per la ricerca di testimoni in seguito alla denuncia di abusi sessuali all’interno del Movimento dei Focolari in Francia a carico dall’ex focolarino Jean-Michel Merlin. Sul documento si legge che la Prefettura è alla ricerca di “chiunque possa fornire informazioni rilevanti per l’indagine o voglia denunciare fatti di cui potrebbe essere stato vittima”.

    Jean-Michel Merlin – spiega l’appello – è stato accusato di abusi sessuali su minori e adulti commessi nel corso degli anni all’interno del Movimento dei Focolari. Molte delle vittime si sono fatte avanti e hanno denunciato gli atti commessi nei loro confronti.

    I Focolari esprimono la propria completa disponibilità per facilitare il lavoro delle autorità giudiziarie e per far conoscere tale appello. Offrono il proprio sostegno alle vittime e l’impegno a continuare a mettere in atto misure di protezione e tutela dei minori e della persona affinché il Movimento possa essere sempre di più un luogo sicuro per tutti.

    Chiunque disponga di informazioni d’interesse per l’indagine o voglia denunciare fatti di cui è stato/a vittima in Francia o altrove, è invitato a mettersi in contatto con le autorità giudiziarie francesi tramite il seguente indirizzo:

    appelatemoin-btpf92@interieur.gouv.fr

  • La Chiesa cattolica italiana continua a non affrontare il proprio scandalo degli abusi sessuali

    La Chiesa cattolica italiana continua a non affrontare il proprio scandalo degli abusi sessuali

    ROMA — Era il 2002 quando negli Stati Uniti scoppiò lo scandalo degli abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici, che spinse la conferenza episcopale del Paese a redigere la prima Carta per la protezione dei bambini e dei giovani nella Chiesa.

    La Carta consentiva di rimuovere i membri del clero colpevoli e alle diocesi – il gruppo di chiese supervisionate da un vescovo – veniva chiesto di collaborare con le autorità civili in casi di violenza contro i minori in nome della trasparenza.

    Ma 20 anni dopo, lo scandalo, che da allora si è diffuso in molti altri paesi, è lungi dall’essere finito.

    Nel frattempo le cose sono cambiate anche in Vaticano . Abbandonando la sua politica di lunga data di negazione e di insabbiamento sistematico, il Vaticano ha introdotto politiche per proteggere le vittime, collaborare con le autorità giudiziarie in diversi paesi e riflettere sulle cause profonde dello scandalo, vale a dire l’abuso di potere e di coscienza, e la tendenza della Chiesa a difendere l’istituzione a tutti i costi.

    Tuttavia, il nuovo approccio del Vaticano va solo fino a un certo punto, perché ogni legge e regolamento emanato da Roma deve essere calato nella realtà di migliaia di diocesi sparse in tutto il mondo, dove la segretezza spesso prevale sulla ricerca della verità.

    In questo senso la Chiesa cattolica italiana sembra essere insuperabile nel mantenere un rigido voto di silenzio. Questa realtà è ovviamente più degna di nota perché il Vaticano si trova in Italia e gran parte del suo personale e della sua leadership sono italiani.

    Negli ultimi anni la Chiesa si è distinta per la tendenza a lasciare le cose come stanno, sperando che i problemi prima o poi svaniscano. Ma alla fine questo non è stato possibile con lo scandalo degli abusi – soprattutto quando divenne chiaro che avrebbe continuato ad allargarsi e a travolgere la Chiesa in molti paesi.

    Il silenzio dei vescovi

    Fuori dall’Italia, in generale, abbiamo assistito a due tipi di reazioni: in primo luogo, in molti casi le stesse autorità ecclesiastiche nazionali hanno deciso di chiedere a terzi di avviare indagini conoscitive. Oppure, in secondo luogo, la gravità dei fatti ha spesso provocato sconvolgimenti all’interno della Chiesa e richieste di grandi cambiamenti.

    Questo è stato il caso di Francia e Germania, e in una certa misura di Australia , Austria , Belgio e altrove.

    Anche la Conferenza episcopale italiana (CEI) ha dovuto, con riluttanza, farsi carico del problema, pubblicando finalmente a novembre il suo primo rapporto sugli abusi sessuali sui minori da parte dei preti.

    Ma chi sperava in una svolta verso la verità e la giustizia è rimasto deluso: il rapporto tiene conto solo dei casi di abusi denunciati ai centri di ascolto ad hoc nel biennio 2020-2021, escludendo quelli pervenuti alla magistratura o a terzi. partiti. Durante questo periodo di tempo ridicolmente breve, nel pieno della pandemia di COVID-19 , sono stati segnalati 89 casi di abuso da 30 centri.

    Un sistema malato

    La stessa conferenza episcopale, forse rendendosi conto dei limiti del rapporto, ha annunciato una seconda indagine sui casi di abusi sessuali denunciati alla Congregazione per la Dottrina della Fede negli ultimi vent’anni.

    Il problema degli abusi nella Chiesa non può essere ricondotto semplicemente alla presenza di alcune “mele marce”.

    I vescovi dicono di aspettarsi circa 600 casi simili, ma recenti indagini in tutto il mondo suggeriscono che i numeri reali sono molto più alti.

    “L’elevato numero di casi emersi e l’ampiezza del fenomeno mostrano chiaramente che il problema degli abusi nella Chiesa non può essere ricondotto semplicemente alla presenza di poche ‘mele marce’, ma è piuttosto il segno di un sistema malato che deve essere sanato”, ha scritto la funzionaria vaticana Isabelle Cassarà in un rapporto del 2020.

    Ha descritto il problema come più “strutturale” di qualsiasi trasgressione individuale. “C’è una dinamica specifica degli abusi ”, ha scritto Cassarà. Si tratta di “un sistema con regole precise, in cui l’abuso sessuale è favorito e coperto da una lunga successione di altri abusi di potere e di coscienza”.

    Il problema, insomma, non è solo statistico. Piuttosto, la reticenza della Chiesa nasconde un problema più ampio.

    La Chiesa indaga su se stessa

    I funzionari della Chiesa italiana hanno anche detto che non coinvolgeranno investigatori esterni per indagare sullo scandalo degli abusi .

    “Non creeremo una commissione nazionale composta da persone che non sanno nulla della vita della Chiesa, che si qualificano come oggettive solo perché non sono vescovi, né preti, né credenti, come è stato fatto altrove e causato danni”, ha affermato mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi, presentando il rapporto del novembre 2022 sugli abusi.

    Ghizzoni ha aggiunto: “Esamineremo dati reali e cercheremo di trovare modi per prevenire. Ciò che ci interessa non è mettere alla berlina i preti, ma prevenire gli abusi, e questo richiederà un’azione decisiva. Noi come vescovi ci siamo impegnati a collaborare con le forze dell’ordine”.

    In sostanza, la posizione dei vescovi italiani è che gli unici autorizzati o dotati delle competenze necessarie per svolgere indagini sulla Chiesa sono gli stessi chierici. In questa prospettiva la prevenzione, di per sé giusta e necessaria, serve soprattutto come alibi per non fare luce sul passato.

    Incolpare bevande e stress

    Ma c’è un altro passaggio degno di nota, quando Ghizzoni spiega il senso della seconda inchiesta in corso sui preti abusivi in ​​Vaticano: «Chi commette dai 10 ai 50 casi nella sua vita è un abusatore seriale ed è un personaggio molto pericoloso, ma chi ha commesso un solo abuso nella sua vita, un giorno in cui ha bevuto, era sotto stress o si è lasciato provocare, possiamo considerarlo uno psicopatico seriale? Anche per questi dovremo pensare a soluzioni”.

    Chissà cosa pensa la vittima del prete che quel giorno aveva bevuto. Le dichiarazioni del Responsabile della tutela dei minori sembrano una sintesi trasparente, anche se evidentemente inconsapevole, delle motivazioni della Chiesa italiana a difendersi prima di cercare giustizia e verità.

    In definitiva, la questione degli abusi sessuali è diventata una delle questioni chiave su cui verrà misurata la capacità della Chiesa di avere importanza nel mondo di oggi.

    Sessualità, relazioni affettive, celibato obbligatorio, ruolo dei laici e delle donne, clericalismo e segreto istituzionale come metodo di governo: sono solo alcuni dei temi emersi dal dibattito sugli abusi sessuali – e che la Chiesa dovrà inevitabilmente affrontare viso.

    Atti impuri

    Secondo Christine Pedotti, femminista cattolica e direttrice della rivista francese Temoignage Chrétien, le cause dello scandalo vanno ricercate proprio nel rapporto della Chiesa con la sessualità e la democrazia.

    Il pensiero ‘impuro’, la masturbazione, lo stupro, vengono tutti confusi sotto il termine generico di peccato.

    “Non esiste un legame diretto tra l’astinenza sessuale richiesta ai chierici cattolici e gli abusi, ma esiste un legame indiretto molto potente”, afferma.

    «In primo luogo, quando qualsiasi forma di attività sessuale, inclusa la semplice masturbazione, è considerata sbagliata, disordinata e peccaminosa, non esiste più una gerarchia di trasgressione: il pensiero ‘impuro’, la masturbazione, lo stupro, vengono tutti confusi sotto il termine generico di peccato, al punto che la differenza tra peccato e crimine diventa sfumata”, dice Pedotti. “Questa confusione è espressa nelle stesse parole dei responsabili, che non smettono mai di parlare di peccato, penitenza e perdono, quando dovrebbero parlare di crimine, colpa, vittima, indagine, giudizio e verdetto”.

    Il problema, dice Pedotti, è che la Chiesa giudica la sessualità in relazione al sesto comandamento – non commettere adulterio – piuttosto che in termini di consenso.

    «In un rapporto non consensuale è una persona che viene violata, non un comandamento. Ecco perché le vittime vengono regolarmente ignorate”, afferma.

    La democrazia e i principi dello Stato di diritto e della separazione dei poteri dovrebbero anche tutelare dagli abusi, afferma Pedotti.

    “L’indipendenza della magistratura è garantita; sono tutelati i diritti della difesa e dell’imputato. Salvo casi particolari, i procedimenti e, soprattutto, le sentenze sono pubblici”, afferma Pedotti.

    https://worldcrunch.com/culture-society/italy-church-sex-abuse

  • Una vittima di abusi sessuali nella chiesa è stata risarcita, ma non è merito della Cei

    Una vittima di abusi sessuali nella chiesa è stata risarcita, ma non è merito della Cei

    Editoriale DOMANI – Si chiama Piero Brogi ed è l’unico italiano vittima di abusi ad essere stato apertamente risarcito dalla chiesa. Non in seguito alla sentenza di un tribunale, né con un accordo privato, ma esplicitamente come indennizzo per essere stato abusato da un sacerdote quando aveva nove anni.

    Brogi, pur avendo subito violenza in Italia da un prete di Roma, don Angelo Pio Loco Boscariol, non è stato risarcito dalla chiesa italiana ma da quella francese, che lo ha fatto rientrare – in via del tutto eccezionale – nel programma di ascolto e indennizzo delle vittime di abuso clericale dell’Inirr, l’Instance nationale de reconaissance et de réparation, una commissione istituita dai vescovi francesi in seguito alla pubblicazione del rapporto Ciase nell’ottrobre 2021. Secondo quanto riportato dalla Ciase, la Commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa che ha agito su mandato dei vescovi francesi, sono 216mila i minori vittima di violenza da parte di preti o religiosi cattolici in Francia fra il 1950 e il 2020 (il numero sale a 330mila se si considerano anche i laici che lavorano nelle istituzioni della chiesa cattolica), mentre i sacerdoti pedofili sono circa tremila.

    La vicenda di Brogi, che oggi vive a Lione e ha la doppia nazionalità, non è certo lineare. Nel 2015 scrive alla parrocchia dei santi Aquila e Priscilla di Roma, raccontando quello che gli è successo fra quelle mura quando era chierichetto, ma il parroco don Santino Quaranta non gli risponde. «Allora mi sono rivolto agli scout, all’associazione parrocchiana dei genitori e anche al cardinale Angelo De Donatis, vicario di Roma, ma mi hanno ignorato», dice Brogi. Dal silenzio alla beffa: a Natale 2016 nel presepe della parrocchia compare una statuetta del prete pedofilo. «È stato come ricevere uno schiaffo in faccia», commenta Brogi a Domani. Per sollecitare una reazione della chiesa, decide di intentare una causa civile per avere un risarcimento: a quel punto il parroco reagisce dicendo che il sacerdote accusato è ormai morto e che la parrocchia è «totalmente estranea, in punto di fatto e in punto di diritto, alle vicende ascritte», terminando la lettera con una «paterna benedizione». Esasperato, Brogi prova a fare richiesta alla commissione francese ma il suo caso non viene ritenuto di competenza dell’Inirr perché l’abuso è avvenuto in Italia. Lui non si arrende e scrive al presidente Macron, minacciando di rivolgersi alla Corte europea dei diritti umani e perfino di incatenarsi all’arcidiocesi di Lione. L’arcivescovo Olivier de Germay si prende a cuore la sua storia e dopo poco tempo Brogi è infine convocato e risarcito dall’Inrr. «Hanno ritenuto che ci fosse una colpevolezza del prete – commenta Brogi – Non basta certo a ripagarmi della sofferenza patita in tutti questi anni, ma almeno qualcuno mi ha ascoltato».

    Se Parigi si è mossa, infatti, Roma è rimasta ancora una volta immobile. In fatto di risarcimenti alle vittime, la chiesa italiana per ora se l’è cavata perlopiù con accordi sottobanco di 25mila euro con la clausola di riservatezza (come abbiamo raccontato su Domani). La Cei, che non ha promosso un’inchiesta indipendente sugli abusi nella chiesa ma sta conducendo un’indagine interna limitata al lavoro dei Servizi diocesani per la tutela dei minori, ha espressamente evitato di parlare di risarcimenti alle vittime. Lo stesso presidente dei vescovi, il cardinale Matteo Zuppi, al momento del suo insediamento, nel maggio 2022, sul punto era stato vago e aveva soltanto detto che «nei centri diocesani si fa accompagnamento psicologico gratuito a chi lo richiede». Una linea, se così si può dire, confermata il 17 novembre 2022 in occasione della presentazione del primo report nazionale sugli abusi da monsignor Giuseppe Baturi: «come Conferenza episcopale non abbiamo articolato forme più precise di aiuto», aveva infatti dichiarato il segretario generale della Cei.

    D’altronde lo stesso Zuppi non ha mai nascosto le sue riserve sul lavoro svolto dalla Ciase, ritenuto poco affidabile perché basato non su dati certi ma su proiezioni statistiche. Diffidenza condivisa da papa Francesco, che due anni fa ha rinviato a data da destinarsi il previsto incontro con il presidente della Ciase, Jean-Marc Sauvé, e il 28 novembre scorso non ha voluto ricevere in udienza suor Véronique Margron, presidente della Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia, e Antoine Garapon, che accompagnavano un gruppo di vittime della congregazione Frères Saint-Gabriel. Garapon è il presidente della Crr, la Commission Reconnaissaince e Réparation, l’omologa per i religiosi di quello che l’Inirr è per i sacerdoti diocesani, e Margron, in quanto presidente dei religiosi di Francia, è colei che ha dato mandato alla Crr di occuparsi della “riparazione” degli abusi e del conseguente risarcimento. Il mancato incontro sembra confermare la freddezza che Francesco ha sempre riservato alla “via francese” che, con la sua trasparenza e radicalità di approccio ha evidenziato la dimensione sistemica delle violenze sessuali sui bambini nella Chiesa cattolica. Certo è che i vescovi italiani sembrano molto attenti a non addentrarsi nella spinosa questione dei soldi, perché fin troppo consapevoli di quello che accade in altri paesi quando le vittime cominciano a chiedere un risarcimento economico per quello che hanno subito.

    Appena oltralpe, la Chiesa francese sta cominciando a fare letteralmente i conti di quanto costano i preti pedofili. I numeri aggiornati a ottobre 2023 indicano che hanno interpellato la Crr 801 persone, di cui 313 hanno ricevuto un risarcimento, per una cifra totale che supera gli undici milioni; 1186 persone si sono invece rivolte all’Inirr (dati del marzo 2023), di cui 190 sono state risarcite con una cifra media di 37mila euro (il massimo è 60 mila euro):  le due commissioni hanno finora sborsato più di diciotto milioni di euro per soli 503 casi. I soldi  arrivano da un fondo di solidarietà, il fondo Selam, istituito dalla conferenza dei vescovi nel luglio 2021. Alla sua costituzione, questo fondo aveva all’attivo venti milioni, cinque dei quali erano destinati a risarcire le vittime di abuso, ma è stato subito evidente che sarebbero bastati appena per un acconto. «Non abbiamo certo denaro nascosto in cantina!», aveva detto il presidente della conferenza episcopale francese Éric de Moulins-Beaufort, lasciando intendere che per i risarcimenti ci si doveva affidare alle donazioni (dei vescovi certo, ma anche dei fedeli). Un’inchiesta di France 2, però, ha fatto i conti in tasca alla chiesa nazionale e ha verificato che la cifra messa a disposizione dei sopravvissuti non è che l’1% del suo patrimonio, stimato intorno agli otto miliardi: la sola diocesi di Lione ha 84,3 milioni di beni immobili e quella di Parigi arriva a 238,8 milioni di euro, con ben 737 immobili.

    Oltreoceano, il problema è ben chiaro da anni. Un’ondata di cause legali ha travolto la Chiesa cattolica negli Stati Uniti dopo che, nel 2019, è stata permessa una finestra di deroga di tre anni alla prescrizione per gli abusi sui minori. Per far fronte alle richieste di risarcimento, molte diocesi hanno fatto ricorso al Capitolo 11, una norma del diritto fallimentare che permette di stipulare una sorta di concordato preventivo, in cui viene garantita la liquidazione dei debiti con un risarcimento forfettario; l’azienda o l’istituzione rimangono però in funzione, «con i loro meccanismi di guadagno e i loro segreti legali nascosti», come precisa David Clohessy, ex direttore di Snap, la più grande rete di sostegno ai sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti degli Stati Uniti. Questo non significa che la Chiesa non abbia i mezzi per pagare: «nessuna diocesi è senza soldi – precisa Clohessy – i funzionari della Chiesa affermano di essere in rosso, ma in realtà ciò che temono davvero è il contenzioso con le vittime, e in particolare il dover affrontare domande difficili, sotto giuramento, su quanto sapevano e quanto poco hanno fatto per fermare i crimini sessuali commessi dai preti sui minori».

    https://www.editorialedomani.it/fatti/una-vittima-di-abusi-sessuali-nella-chiesa-e-stata-risarcita-ma-non-e-merito-della-cei-l4m1mddf

  • Preti pedofili, Piero: “Prima vittima italiana ad avere giustizia dalla Chiesa dopo 50 anni”

    Preti pedofili, Piero: “Prima vittima italiana ad avere giustizia dalla Chiesa dopo 50 anni”

    (Roma). “Sono la prima vittima italiana di crimini pedofili prescritti dalla legge, perché avvenivano quando avevo 9 anni e adesso ne ho 60, che è stata riconosciuta ufficialmente e simbolicamente rimborsata dalla chiesa cattolica, però non dalla CEI per fatti che avvenivano in Italia e il cui colpevole è un prete italiano ma dalla conferenza episcopale francese perché sono cittadino franco-italiano e vivo in Francia da 30 anni.

    Solo per questa circostanza ho potuto gioire di questa forma di giustizia che tutti gli altri italiani purtroppo non hanno.

    Vorrei anche in Italia, come si fa in tutti i paesi civili, una commissione d’inchiesta indipendente che faccia luce su quanto accaduto negli ultimi decenni nella chiesa cattolica.

    I colpevoli meritano la galera e non di essere spostati in altre diocesi come fanno abitualmente”.

    Queste le parole di Piero Brogi, vittima di abusi da bambino in una parrocchia di Roma e oggi risarcito, per la prima volta nella storia, dalla Chiesa. (Fabrizio Rostelli/alanews)

    https://www.alanews.it/cronaca/preti-pedofili-piero-prima-vittima-italiana-ad-avere-giustizia-dalla-chiesa-dopo-50-anni/

     

  • PEGNO SUI CULTI – La Francia progetta un giro di vite sulle sette dopo che la “comunità spirituale” è coinvolta nel caso Alex Batty

    PEGNO SUI CULTI – La Francia progetta un giro di vite sulle sette dopo che la “comunità spirituale” è coinvolta nel caso Alex Batty

    Il governo del presidente Emmanuel Macron ha proposto una legislazione per combattere la “deviazione settaria”.

    Ciò include l’introduzione di un nuovo reato di esercizio del “controllo psicologico”, che comporta una pena massima di tre anni di reclusione.

    La Missione interministeriale per la vigilanza e la lotta contro la deviazione settaria – un’agenzia governativa francese dedicata al monitoraggio dei movimenti settari – ha affermato di avere 4.020 segnalazioni di tali comunità che operano nel paese nel 2021.

    Si tratta di un aumento del 33% rispetto al 2020 e dell’86% in più rispetto al 2015.

    Sabrina Agresti-Roubache, ministro francese per la cittadinanza e lo sviluppo urbano, ritiene che questi numeri siano dovuti alla crescita delle comunità che promettono assistenza sanitaria alternativa e sviluppo personale.

    Ha detto al Times: “C’è stata una moltitudine di gruppi nei settori della salute, dell’alimentazione e del benessere, ma anche dello sviluppo personale, del coaching e della formazione”.

    Si ritiene che i blocchi del Covid abbiano contribuito al passaggio a terapie alternative, con i leader delle sette che sfruttano l’isolamento delle persone e mettono in discussione la scienza e la credibilità delle autorità sanitarie.

    Le nuove proposte renderanno anche il fatto di mettere in pericolo la vita incoraggiando qualcuno a evitare l’assistenza sanitaria – come ad esempio abbandonare le cure contro il cancro – un reato, che comporta una pena massima di un anno di prigione.

    https://www.thesun.ie/news/11868844/france-cult-crackdown-alex-batty-case/

  • La Chiesa cattolica e la discriminazione di genere

    La Chiesa cattolica e la discriminazione di genere

    Paola Lazzarini 16/12/2023, 10:41 – Tratto da: Adista Documenti n° 44 del 23/12/2023

    Gli obiettivi di sviluppo posti dall’Agenda 2030 per quanto riguarda la lotta alla discriminazione di genere e l’empowerment di donne e ragazze rappresentano qualcosa in più di semplici auspici, sono impegni precisi che tutti gli Stati del mondo – indipendentemente dal proprio livello di sviluppo – devono integrare, finanziare e rendicontare. Lo Stato del Vaticano non fa parte delle Nazioni Unite, rappresenta l’anomalia di essere “invitato permanente” senza diritto di voto, ma con la facoltà di partecipare ai dibattiti, presentare documenti e contribuire alle discussioni. Di fatto la sua voce è molto influente in questioni etiche, morali e sociali, in questo senso l’atteggiamento della Chiesa Cattolica sull’Agenda acquista un significato che va ben oltre ciò che avviene all’interno delle mura vaticane.

    Ma in che modo un’istituzione che strutturalmente discrimina le donne impedendo loro l’accesso all’ordinazione può concorrere al raggiungimento della parità di genere? Potrebbe essere utile considerare alcuni tra i singoli traguardi previsti dall’obiettivo 5 e come questi trovano posto – o non lo trovano – nell’azione della Chiesa e quali contraddizioni aprano.

    Il punto 5.2 traccia l’urgenza di eliminare ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo. Per quanto riguarda la lotta al dramma della tratta è importante ricordare come nella Chiesa cattolica agiscano forze importanti, citiamo la rete Talitha Kum, creata nel 2009 per coordinare le tante azioni e organizzazioni di suore che operano nel mondo, grazie al pluridecennale impegno delle religiose contro la schiavitù e la tratta delle persone. Il fatto che le suore siano in prima linea contro lo sfruttamento sessuale delle donne non stupisce, ma è un fatto che andrebbe accostato a un altro, di segno opposto, ovvero lo sfruttamento sessuale delle suore da parte dei preti (come Adista più di qualsiasi altro giornale ha raccontato). Quindi se da un lato le suore aiutano le donne a uscire dallo sfruttamento, dall’altra non si riesce ancora a superare una condizione di sfruttamento economico e sessuale da parte del clero maschile su di loro. La ragione di questo paradosso è la condizione di subalternità nella quale le religiose sono relegate a fronte di una casta sacerdotale maschile sacralizzata.

    Per quanto riguarda l’eliminazione di ogni pratica abusiva come il matrimonio combinato e il fenomeno delle spose bambine (5.3), occorre dare conto dell’impegno della fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre” in favore delle bambine e ragazze vittime di sequestri e matrimoni forzati, in particolare in Pakistan. La dottrina cattolica sul matrimonio, che mette al centro la libera scelta degli sposi, è un appiglio importante contro questo genere di pratiche e, inoltre, le mutilazioni genitali femminili che questo punto ricorda riguardano altre tradizioni religiose, rendendo di fatto più semplice per la Chiesa cattolica assumere una posizione chiaramente contraria.

    Venendo a questioni che toccano la nostra esperienza quotidiana: la Chiesa cattolica è certamente incline a valorizzare la cura e il lavoro domestico non retribuito (5.4), a favorire la protezione sociale delle donne, ma quando si tratta di «promozione di responsabilità condivise all’interno delle famiglie»? L’attenzione è certamente posta più sulla differenza tra i ruoli dei due coniugi che sul loro pari dovere nella cura dei figli. C’è una sostanziale ambiguità nel messaggio cattolico riguardo all’impegno delle madri; anche recentemente papa Francesco ha detto: «Bisognerebbe comprendere di più la lotta quotidiana delle madri per essere efficienti al lavoro e attente e affettuose in famiglia; bisognerebbe capire meglio a che cosa esse aspirano per esprimere i frutti migliori e autentici della loro emancipazione». In questi messaggi apparentemente (e forse nelle intenzioni) solidali con le donne si manca sempre di chiamare in causa gli uomini, di richiamarli a una vera corresponsabilità, per cui alla fine prevale l’immagine infantile e rassicurante della mamma stanchissima, ma felice, in un quadro nel quale il padre è in un altrove imprecisato.

    Il punto 5.6 riguarda l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti in ambito riproduttivo, come già concordato dalla Conferenza di Pechino. Questo è il punto sul quale le strade tra Chiesa cattolica e ONU si divaricano più apertamente, perché la Chiesa ha sempre rifiutato l’approccio al tema scelto dall’ONU. Nel 2019, in occasione del Summit internazionale di Nairobi la Santa Sede comunicò che non avrebbe partecipato e che: «È deplorevole la decisione degli organizzatori di incentrare la Conferenza su alcuni temi controversi e divisivi che non godono di consenso internazionale e non riflettono accuratamente la più ampia agenda per la popolazione e lo sviluppo delineata dalla Conferenza internazionale. Questa e il suo vasto Programma di azione… non dovrebbero essere ridotti ai cosiddetti “diritti e salute sessuali e riproduttivi” e a una “esauriente educazione alla sessualità”. C’è al contrario l’urgente necessità di concentrarsi su aspetti critici del Programma di azione, come le donne e i bambini che vivono in stato di povertà estrema, le migrazioni, le strategie per lo sviluppo, l’alfabetizzazione e l’educazione…». Queste parole riflettono una precisa strategia di negazione dell’evidenza che povertà e diritti sessuali e riproduttivi sono inseparabili nella vita delle donne. Il 99% di tutti i decessi materni in gravidanza e parto si verificano tra le donne più povere del mondo, e ci sono prove chiare che il modo più efficace per ridurre l’aborto è dare loro accesso a una contraccezione efficace. Non ci sono segnali che la Chiesa cambi strategia e inizi a riconoscere il diritto delle donne alla salute sessuale e riproduttiva, ma se lo facesse le ricadute sarebbero immense. Basti pensare che oggi, nel continente africano, la Chiesa cattolica gestisce «circa 1.200 ospedali, 5.400 dispensari…, 1.700 consultori matrimoniali, 2.900 centri di educazione sanitaria…»: se questi iniziassero ad occuparsi di educazione sessuale e contraccezione, la vita e la salute di milioni di donne potrebbe cambiare.

    Tra tutti i traguardi di sviluppo previsti dall’Agenda, i più controversi per la Chiesa sono quelli che riguardano direttamente la piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership a ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica. Per fortuna sono lontani i tempi in cui il papa (Giovanni Paolo II) incontrando la presidente dell’Irlanda Mary McAleese, la ignorò andando a stringere la mano di suo marito prima della sua dicendo: «Non preferirebbe essere lei il presidente dell’Irlanda invece di sua moglie?». Eppure ancora oggi non ci sono segni di una sensibilità cattolica alla crescita di una leadership femminile in politica, economia e vita pubblica, ma – soprattutto – non c’è cenno di una reale crescita della leadership femminile all’interno della Chiesa stessa. È vero, papa Francesco ha portato alcuni cambiamenti: dal 2022 per la prima volta nella storia il Governatorato della Città del Vaticano ha una donna come Segretario Generale, due donne sono state nominate all’interno del Congregazione per i Vescovi, senza dimenticare suor Nathalie Becquart, vice segretaria del Sinodo dei vescovi. Si tratta di passi significativi, ma non può sfuggire la natura simbolica e arbitraria di queste nomine: le donne non hanno alcun diritto a partecipare ai processi decisionali ecclesiali (non essendo preti, vescovi o cardinali), possono farlo solo a condizione che questo venga loro graziosamente concesso. Se la Chiesa critica i governi e le nazioni per i fallimenti in materia di diritti umani, non ha però consapevolezza o comunque sceglie di ignorare la propria negligenza quando si tratta di parità e giustizia. Anche le nomine eccellenti operate da papa Francesco negli ultimi anni non hanno modificato in maniera sostanziale la mappa dei poteri e soprattutto non hanno prodotto un sistema di pesi e contrappesi per quanto concerne il governo della Chiesa. Come ebbe a dire la stessa McAleese in una conferenza a Roma nel 2018: «La mancata inclusione delle donne come pari ha privato la Chiesa di un discernimento fresco e innovativo; l’ha consegnata a un pensiero riciclato tra un’élite clericale maschile ermeticamente chiusa, lusingata e raramente sfidata da coloro che sono stati scelti per i lavori in processi segreti e chiusi. Ha tenuto fuori Cristo e dentro il bigottismo. Ha lasciato la Chiesa a sbattere goffamente su un’ala sola, quando Dio gliene aveva date due».

    In sintesi possiamo dire che la Chiesa cattolica continua a mantenere un rapporto ambiguo e opaco con la modernità e le sue acquisizioni: da un lato è agente attivo nella lotta alla violenza, alla tratta, alle pratiche dei matrimoni forzati, ma dall’altro rifiuta di guardare le violenze e prevaricazioni al proprio interno. Invita il mondo a valorizzare le donne, ma contemporaneamente le tiene ai margini della propria organizzazione; attribuisce valore sacro alla maternità, ma non ha a cuore la salute riproduttiva delle donne e la loro possibilità di scegliere che sono requisiti imprescindibili per una maternità consapevole, gioiosa o almeno sostenibile. In questa discrasia tra ciò che si chiede al mondo e ciò che si è disposti a fare al proprio interno sta uno degli elementi di debolezza della Chiesa in questo tempo: il Re è nudo e sono le donne a doverlo dire ad alta voce.

    Paola Lazzarini è sociologa e giornalista, impegnata sui temi delle diseguaglianze tra donne e uomini nella Chiesa cattolica. Già presidente dell’associazione “Donne per la Chiesa” e consulente di “Voices of Faith”.

    *Foto presa da Unsplash, immagine orginale e licenza 

    https://www.adista.it/articolo/71102

  • LETTERA APERTA / COMUNICATO STAMPA – Noi siamo Chiesa

    LETTERA APERTA / COMUNICATO STAMPA – Noi siamo Chiesa

    A Sua Eminenza Cardinale

    Matteo Maria Zuppi

    Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

    Ai Rev.mi membri tutti della C.E.I.

    Affrontare il tema degli abusi sui minori e le persone vulnerabili è dirimente per poter parlare degnamente di sinodalità e riforma della Chiesa.

    Prima di “PROTEGGERE, PREVENIRE, FORMARE” è necessario ricercare VERITA’, FARE GIUSTIZIA, ASSICURARE RISARCIMENTI MORALI ED ECONOMICI alle vittime/sopravvissuti.

    Chiediamo di passare dalle parole ai fatti

    I dati rassegnati con la Vostra “ SECONDA RILEVAZIONE” ci appaiono contrastanti e insufficienti per approccio, consistenza ed effettivi contenuti, peraltro privi di riscontri esterni alla realtà ecclesiale.

    Cosa significa “ …chiunque denuncia anche a distanza di anni viene ascoltato, e comunque noi facciamo un procedimento interno. E’ difficile che oggi un vescovo insabbi. Semmai il rischio è quasi il contrario: che per prudenza si avviino procedimenti giuridici anche soltanto per verificare i fatti.”

    Il sistema giudiziario del nostro Paese non è degno di fare verità e rendere giustizia alle numerosissime vittime nascoste e sofferenti ?

    In merito ai vescovi insabbiatori, abbiamo dettagliata conoscenza di casi esistenti che contraddicono tale affermazione.

    Ancora una volta, come parte del Coordinamento ITALYCHURCHTOO contro gli abusi nella Chiesa Cattolica,

    CHIEDIAMO

    LA COSTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE INDIPENDENTE ED ESTERNA

    TOTALE MESSA A DISPOSIZIONE DEGLI ARCHIVI DIOCESANI E DI OGNI ISTITUZIONE DELLA CHIESA E DEGLI ISTITUTI RELIGIOSI

     INDIVIDUAZIONE ED ALLONTANMENTO IMMEDIATO DI CHI HA OMESSO E COPERTO

    DENUNCIA ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA DEI PRESUNTI COLPEVOLI

    Ci pare evidente che nel modo in cui si sta procedendo non si va da alcuna parte.

    Improponibile fare prevenzione senza prima fare verità e giustizia.

    Quale credibilità potrà avere la Chiesa italiana se non pone in essere misure coraggiose al pari di quanto già deciso e posto in essere da altre conferenze episcopali in Europa (tra queste in Germania, Francia, Spagna,Portogallo, Svizzera, Irlanda)

    L’ ASSEMBLEA NAZIONALE DI “NOI SIAMO CHIESA”

    Sezione italiana del movimento internazionale We are Church per la riforma della Chiesa Cattolica.

    Milano, 2 dicembre 2023 Lettera aperta Comunicato Stampa

  • LA CHIESA CATTOLICA BELGA AVREBBE VENDUTO CIRCA 30 MILA BAMBINI ALL’INSAPUTA DELLE LORO MADRI

    LA CHIESA CATTOLICA BELGA AVREBBE VENDUTO CIRCA 30 MILA BAMBINI ALL’INSAPUTA DELLE LORO MADRI

    (ANSA)  – La Chiesa cattolica avrebbe venduto circa 30mila bambini all’insaputa delle loro madri. È quanto rivelato nel podcast ‘Kinderen van de Kerk’ della testata belga Het Laatste Nieuws, in cui madri e bambini adottati parlano per la prima volta di questi eventi svoltisi in un arco temporale che va dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Ottanta. Le donne incinte e non sposate, a quanto riporta la testata, venivano collocate in istituti cattolici, dove subivano umiliazioni e persino abusi sessuali.

    Durante il parto, alcune donne sono state sottoposte ad anestesia generale, mentre altre hanno dovuto indossare una maschera: tutti modi per impedire alle madri di vedere il proprio figlio, che veniva immediatamente separato dopo la nascita. Alcune donne sarebbero state addirittura sterilizzate. Altre sono state costrette a firmare un documento in cui rinunciavano al figlio o gli veniva detto che era nato morto. I bambini venivano poi venduti per ingenti somme – tra i 10.000 e i 30.000 franchi belgi (all’incirca tra i 250 e i 750 euro), a volte molto di più – a famiglie adottive.

    I documenti non conservati o distrutti rendono oggi estremamente difficile il processo di ricongiungimento, afferma Debby Mattys (57 anni), che è stata data in adozione dalle suore e ha trascorso oltre 20 anni alla ricerca della sua madre naturale. “Mia madre aveva 18 anni quando ha avuto una gravidanza indesiderata”, ha dichiarato a Het Laaste Nieuws.

    Nel 2015 la Conferenza episcopale si è scusata con le vittime di adozioni forzate in istituti cattolici presso il Parlamento fiammingo. In risposta alle recenti testimonianze, i vescovi hanno espresso la loro compassione per il dolore e il trauma delle vittime, nota il Brussels Times. La Chiesa chiede un’indagine indipendente sulle condizioni descritte dalle donne coinvolte.

  • Mirella Gregori, l’appello della sorella: “Riaprite le indagini sulla sua scomparsa, va risentito il suo compagno di classe”

    Mirella Gregori, l’appello della sorella: “Riaprite le indagini sulla sua scomparsa, va risentito il suo compagno di classe”

    “Ci sono dei punti fondamentali legati alla scomparsa di mia sorella. Non capisco perché la procura di Roma non li prenda in considerazione. Per questo con il nostro avvocato Nicodemo Gentile stiamo lavorando a un memorandum di cose che a breve dovrebbero portare alla riapertura dell’inchiesta”. A parlare è Maria Antonietta Gregori, la sorella di Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983, un mese prima di Emanuela Orlandi. Ospite a Cusano Italia Tv, chiede di riaprire il caso.

    “Ci sono dei punti fondamentali legati alla scomparsa di mia sorella. Non capisco perché la procura di Roma non li prenda in considerazione. Per questo con il nostro avvocato Nicodemo Gentile stiamo lavorando a un memorandum di cose che a breve dovrebbero portare alla riapertura dell’inchiesta”. A parlare è Maria Antonietta Gregori, la sorella di Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983, un mese prima di Emanuela Orlandi. Ospite a Cusano Italia Tv, chiede di riaprire il caso.

    “Abbiamo depositato di recente presso la Procura di Roma una memoria, ricca di elementi utili per far luce sulla scomparsa di Mirella Gregori. Si tratta di una serie di tracce che potrebbero impegnare la Procura a presentare una richiesta di riapertura delle indagini al gip”, spiega il legale della famiglia Gregori.

    La sorella chiede siano sentite dalla commissione d’inchiesta avviata in Parlamento delle persone che potrebbero avere informazioni utili sul caso. Si tratta di un compagno di classe della ragazza e della proprietaria del bar sotto casa della famiglia.

    “Il fulcro della storia è tutto lì ed è da lì che bisogna ripartire. Sonia non può non sapere; e andrebbe sentito bene anche Alessandro, compagno di scuola di Mirella alle medie che si è più volte contraddetto, ci sono tanto di verbali a testimoniarlo. Così come furono contraddittorie le dichiarazioni degli amici di Alessandro. Davanti a queste telecamere e questi microfoni voglio ribadire il mio appello: chi sa parli”, è l’appello di Maria Antonietta Gregori.

    Il caso Gregori e quello Orlandi sono stati spesso collegati. Ora l’ultima richiesta: fare luce sulla sparizione della ragazza, senza farla passare per una vittima di serie B.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/12/12/news/mirella_gregori_emanuela_orlandi_appello_nuova_inchiesta-421637697/