Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Abusi: la tolleranza zero parte dal diritto canonico. Proposte al Sinodo

    Abusi: la tolleranza zero parte dal diritto canonico. Proposte al Sinodo

    41604 ROMA-ADISTA. Una settimana intensa, quella tra il fine agosto e inizio settembre, per le organizzazioni di sopravvissuti agli abusi del clero. L’incipiente Sinodo sulla sinodalità, in corso a Roma dal 4 al 29 ottobre, ha rappresentato infatti l’occasione per tentare un’interlocuzione con il Vaticano sul tema della tolleranza zero nella gestione degli abusi e per presentare alcune iniziative di rilievo. In prima fila, Ending Clergy Abuse (ECA), organizzazione mondiale di attivisti per i diritti umani con un focus sui diritti dei bambini e sulle vittime di abusi sessuali sui minori perpetrati dal clero), con Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP, fondata nel 1989, organismo ombrello di 501 organizzazioni senza scopo di lucro di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero e dei loro sostenitori negli Stati Uniti) e Rete L’Abuso.

    “Cosa vogliamo?” “Tolleranza zero!”

    ECA è arrivata a Roma il 27 settembre, con una croce di legno alta 2 metri con la scritta “Zero tolerance” portata a spalle da un gruppo di 10 sopravvissuti in un pellegrinaggio di 130 km lungo la via Francigena (v. Adista Notizie n. 33/23). Ma erano più di un centinaio le persone, tra sopravvissuti agli abusi sessuali del clero e attivisti provenienti da 24 Paesi e 5 continenti, che hanno dato vita alla manifestazione del 30 settembre, nei giardini di Castel Sant’Angelo, per chiedere tolleranza zero a papa Francesco, tramite una legge universale della Chiesa cattolica, come richiesto dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, e per condividere tra i partecipanti le esperienze vissute. Tutto questo mentre a poche centinaia di metri, in piazza san Pietro – dove le forze dell’ordine non hanno consentito a ECA di arrivare – aveva luogo la veglia ecumenica di preghiera per il Sinodo.

    Tolleranza zero verso gli abusatori

    Concretamente, Eca, in consultazione con i canonisti, chiede una revisione dell’articolo 1395 del Diritto canonico; in particolare, in primo luogo ampliando il paragrafo 2, con la richiesta della dimissione dallo stato clericale e dell’allontanamento da qualsiasi attività nella Chiesa di chiunque – vescovo, prete, diacono, religioso/a, laico, volontario – commetta un abuso sessuale (compresa produzione o possesso di materiale pornografico) verso un minore o un adulto vulnerabile (laddove con “vulnerabile” non si intende solo chi abbia un uso deficitario della ragione, come espresso nell’uso restrittivo del documento pontificio Vos estis Lux Mundi, ma in generale qualunque persona adulta che al momento del reato sessuale non sia nelle condizioni di operare una decisione libera e con la quale una persona in posizione di potere «per età, status, forza fisica, mentale o emotiva» – che sia vescovo, prete, diacono, laico – intraprenda un’attività sessuale).

    La proposta di revisione del paragrafo 2 del canone 1395, però, va oltre, e comprende 1) l’imprescrittibilità dei suddetti reati; 2) l’obbligo di denuncia per vescovi, preti, religiosi, laici o volontari, pena la rimozione dal ministero o dall’attività nella Chiesa; 3) il dovere di informare delle procedure e dei processi la vittima e chi denuncia; 4) la rimozione della persona accusata da ogni incarico ecclesiale durante l’investigazione previa; 5) il dovere di informare la vittima o la famiglia o il denunciante dell’esito delle procedure; 6) in caso di ammessa o provata colpevolezza, all’imputato deve essere vietato qualsiasi ministero o attività nella Chiesa, oltre alla dimissione dallo stato clericale se è ordinato, e questa decisione va resa pubblica e diffusa sui media.

    Tolleranza zero verso gli insabbiatori, trasparenza e risarcimenti

    Eca propone poi l’inserimento di due nuovi paragrafi: il n. 3 intende colpire la copertura e l’insabbiamento di chi sappia o sospetti un caso di abuso e ometta di denunciare, punendo il soggetto con la stessa pena inferta al colpevole dell’abuso; anche in questo caso, senza termini di prescrizione, ribadendo l’obbligo di denuncia e di trasparenza nei confronti delle vittime o dei denuncianti, sospendendo dall’incarico l’accusato. Il paragrafo 4 sancisce il diritto per le vittime di ricevere tutta la documentazione relativa ai responsabili dell’abuso e ai loro supervisori. In caso di violazione di questo diritto, le persone che rifiutino la trasmissione del dossier subiranno le stesse pene di cui sopra, con obbligo di diffusione pubblica dei nomi sui media. Quanto al paragrafo 5, esso sancisce per le vittime – o per le famiglie, in caso di decesso della persona colpita – il diritto a ricevere dalla Chiesa un risarcimento per il danno subìto, monetario e non.

    Le forze dell’ordine hanno “pedinato” l’iniziativa di ECA per tutto il weekend, tanto da bloccare davanti al Colosseo una macchina della polizia che ha piantonato, presso l’hotel che ospitava i membri di Eca, un furgone arrivato dalla Germania che trainava un carro “goliardico” con la scultura in cartapesta di un vescovo dormiente e la scritta “L’instancabile investigazione sugli abusi del clero”.

    Il 2 ottobre ECA ha tenuto una conferenza stampa presso la Sala Stampa Estera, con sopravvissuti e attivisti. Hanno evidenziato la portata mondiale degli abusi, il rifiuto del papa di rendere la tolleranza zero una legge universale della Chiesa e l’incapacità di includere la questione degli abusi del clero nel Sinodo. Tra di essi, era presente anche l’argentino Diego Pérez, vittima di abusi all’età di 16 anni del prete Eduardo Lorenzo, “protetto” dall’allora arcivescovo di La Plata mons. Víctor “Tucho” Fernández, oggi prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (del quale ECA chiede con forza la rimozione, v. Adista online del 29/9/23). Era accompagnato dall’avvocato Sergio Salinas di ECA, già ricorrente per le vittime dell’Istituto Próvolo.

    Durante la conferenza stampa, due membri di ECA hanno dato conto di un incontro imprevisto e “provvidenziale”, avvenuto il 27 settembre per le strade di Roma, con il card. Jean-Claude Hollerich del Lussemburgo, relatore generale del Sinodo. Il cardinale si era precedentemente impegnato con ECA a consegnare la bozza di revisione del can. 1395 del diritto canonico sulla tolleranza zero al papa, in occasione del suo incontro con quest’ultimo il 18 settembre, ma Hollerich ammette di averne dimenticato la copia in Lussemburgo. Il 29 settembre, un’altra copia del documento gli è stata consegnata a Roma, insieme a una richiesta di chiarimenti e all’invito a partecipare alla conferenza stampa del 2 ottobre. Ovviamente non si è presentato.

    Il controreport della Rete L’Abuso

    Nel corso della conferenza stampa, Francesco Zanardi, fondatore e anima della Rete L’Abuso, ha presentato un “controreport” – rispetto a quello della Cei – sullo stato dei casi di abuso su minori nella Chiesa italiana: 332 i casi documentati dalla Rete in 13 anni di attività, nessuno dei quali denunciato all’autorità civile dall’autorità ecclesiastica. «Il cardinale Matteo Zuppi non ha mai voluto acquisire i nostri dati», ha detto Zanardi, che ha anche definito «deludenti» gli incontri, promessi e effettivamente avvenuti, con il presidente della CEI, che continua a rifiutare la strada della commissione indipendente d’inchiesta sul modello di tanti altri Paesi, e a confermare che «non ci sarà da parte della Chiesa italiana alcun indennizzo ai sopravvissuti che, a detta del cardinale, indurrebbe soltanto le vittime a denunciare». «Disattesa – prosegue Zanardi – anche l’acquisizione di tutti i casi denunciati alla Rete L’ABUSO, malgrado la volontà da parte dell’Associazione di accettare la richiesta avanzata in conferenza dallo stesso Presidente della Cei, in virtù della disponibilità offerta e delle stesse parole di Zuppi; l’aspetto morale non si prescrive». Insomma: «Nessuno da parte della Chiesa ha più voluto quei nomi». Nemmeno quando, nell’estate 2023 – a seguito di alcune segnalazioni pervenute dal territorio della diocesi di Sanremo dopo che la curia diocesana, informata dei fatti, nulla avrebbe fatto –, la Rete ha scritto in via ufficiale al vescovo Antonio Suetta: non ha ricevuto la richiesta dei nominativi coinvolti, ma «una minaccia di querela all’Associazione». «Il Motu proprio prevede almeno sulla carta rigide sanzioni per i vescovi che insabbiano o non affrontano adeguatamente i casi, ma chi controlla e le applica?», chiede Zanardi. Che sintetizza in modo plastico i dati in suo possesso, più avanti esaminati nel dettaglio: «Nel 100% dei casi è stata omessa la comunicazione da parte dell’autorità ecclesiastica alla Giustizia italiana; nel 100% dei casi la Chiesa non ha reso giustizia alla vittima neppure sotto l’aspetto morale; nel 100% dei casi i sopravvissuti non hanno ricevuto soccorso medico adeguato, in praticamente tutti i casi nessuno ha ricevuto sostegno tranne incontri di natura “spirituale”, non classificabili tuttavia come soccorso o assistenza di carattere medico psicologica; nel 100% dei casi non è stato dato nessun indennizzo da parte della Chiesa, tranne in quei casi (circa l’8-9%) dove c’è stato l’interesse della Chiesa a un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza. Casi che non possono essere accolti come indennizzi, non solo per la cifra indecorosa rispetto al danno (in genere 25.000€), ma per la finalità stessa per la quale quella cifra viene elargita, ovvero vincolare la vittima al silenzio lasciando il sacerdote “anonimo” e libero di poter reiterare; nel 100% dei casi in cui c’è stata una condanna da parte della giustizia italiana o ecclesiastica (esclusi i sacerdoti deceduti o suicidi, quelli che hanno lasciato il sacerdozio o i pochi ridotti allo stato laicale dalla stessa Chiesa) i sacerdoti sono sempre stati reintegrati in parrocchie dove è difficile non essere a contatto con minori anche quando c’è un decreto o una raccomandazione del vescovo».

    Zanardi ha consegnato il suo controreport alle Nazioni Unite a Ginevra sotto forma di denuncia, dopo la precedente, che riguardava le omissioni del Governo italiano e quelle della Procura Generale della Repubblica italiana. Presente insieme a lui presso l’Onu (Comitato per i diritti dell’infanzia) anche l’avvocato Mario Caligiuri.

    Da Roma a Ginevra

    I rappresentanti di ECA sono infatti volati il 3 ottobre a Ginevra, per chiedere a diversi organismi delle Nazioni Unite di costringere il Vaticano – che nel suo status è praticamente intoccabile – ad assolvere i suoi obblighi internazionali, denunciando, a proposito dell’abuso clericale, «crimini contro l’umanità», come quelli perpetrati da rappresentanti della Chiesa in Colombia, e «genocidio», come in Canada, dove due anni fa sono state scoperte fosse comuni con centinaia di bambini indigeni, sottratti con la forza alle famiglie e educati nelle scuole della Chiesa cattolica fino alla fine degli anni ’60, poi gestite dal governo negli anni ’70 fino alla chiusura, una trentina di anni fa. «Questa è una pandemia e deve finire», ha detto in conferenza stampa Adalberto Mendez, tra i fondatori di ECA. «È un problema enorme, un problema di diritti umani, non solo in Europa, ma in tutto il mondo». L’incontro è avvenuto a margine del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, al fine di un primo confronto con i rappresentanti degli Stati sullo status giuridico del Vaticano, responsabile delle violazioni dei suoi obblighi internazionali.

    ECA proseguirà il suo impegno all’Aia e chiederà alla Corte internazionale di giustizia (CIG) un’analisi internazionale dello status giuridico della Santa Sede in termini di diritto internazionale e alla Corte penale internazionale (CPI) di occuparsi di alcuni casi.

    https://www.adista.it/articolo/70714

  • Crollo della fede tra gli italiani, uno su due non crede più e gli atei sono raddoppiati: il dossier

    Crollo della fede tra gli italiani, uno su due non crede più e gli atei sono raddoppiati: il dossier

    È stato un allontanamento progressivo e micidiale, tipico di una società che si sta trasformando nel profondo sotto l’effetto della secolarizzazione. Anche la cattolicissima Italia che un tempo era nota per essere patria di santi e missionari si sta avviando ad assomigliare sempre di più alla Francia o alla Germania, dove la religione è ormai un elemento quasi marginale nella vita delle persone.

    A fotografare impietosamente il fenomeno dell’abbandono è una ricerca nazionale che la rivista cattolica Il Regno – fondata dai Dehoniani – ha affidato al professor Paolo Segatti dell’Università di Milano con il compito di scandagliare a fondo gli italiani. Il risultato finale è stato presentato a Camaldoli, ad un convegno al quale partecipa anche il cardinale Pietro Parolin.

    FIDUCIA

    Probabilmente l’immagine della società che fuoriesce non è di certo quella sperata dalla Chiesa.

    In poco più di dieci anni chi non crede in Dio è passato dal 26% al 36%. Mentre chi, al contrario, afferma di credere (non importa se graniticamente o con dubbi a seguito) è solo il 57% della popolazione, contro il 72% del 2009. Grosso modo un italiano su due. In quattordici anni la frequenza alle messe è ormai in picchiata ovunque. Chi va in parrocchia ogni domenica, per esempio, è solo il 18%. Tuttavia resta molto forte nella gente il riferimento culturale di base.

    Alla domanda a quale religione si appartiene, il 72,7% risponde senza esitazione: «A quella cattolica». Nel frattempo però la scristianizzazione affiora in un altro dato. Gli atei dichiarati sono raddoppiati e dal 6,2% sono saliti al 15,9%. Resta però ancora una certa fiducia di fondo nell’istituzione ecclesiale che dal 68% passa al 58%. Anche su questo fronte si tratta di un dato in calo probabilmente per effetto degli scandali legati agli abusi sessuali che in questo decennio hanno squassato la Chiesa.

    Una dinamica di sfiducia già sperimentata in altri Paesi europei che stanno cercando di recuperare la fiducia collettiva con l’avvio di seri programmi di tutela per le vittime di abusi. «C’è un declino della partecipazione e dell’adesione alla vita religiosa, con un aumento in questi ultimi 15 anni di percentuali significative. Un calo costante, inarrestato e su settori crescenti», spiegano gli organizzatori. Il professor Segatti rileva poi che il Covid, in questo quadro incerto, ha finito per allontanare ancora di più gli anziani che si recavano regolarmente in chiesa prima della pandemia.

    I nonni ormai si sono abituati ad assistere alle liturgie in tv dopo che la pratica era stata sdoganata direttamente da Papa Francesco durante il periodo del lockdown. Ma con la fine della pandemia la situazione non era tornata ai livelli precedenti, anzi, nella ricerca è ulteriormente peggiorata, sono contenute novità anche sul versante del comportamento politico visto che la propensione al voto dei cattolici si posiziona nell’area di centro, sia di coloro che guardano a centro-destra, sia di coloro che guardano a centro-sinistra. Inoltre i cattolici praticanti sono più propensi alla partecipazione politica e sono meno esposti alle sirene sovraniste.

    FUTURO

    Il tema della scristianizzazione da tempo è al centro delle riflessioni di Papa Francesco che, proprio per questo, ha convocato in Vaticano oltre 400 delegati da tutto il mondo per prendere parte al Sinodo sulla Sinodalità, vale a dire una maxi riflessione con l’obiettivo di individuare cammini condivisi per avvicinare la Chiesa alla gente e renderla maggiormente attrattiva. Tra i temi che si affacciano anche quelli relativi alla morale sessuale, all’omosessualità, alle donne e a come applicare metodi più democratici nella gestione delle diocesi. Inutile dire che l’assemblea è spaccata in due nonostante gli appelli all’unità da parte del Pontefice.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/crollo_fede_italiani_non_credono_piu_atei_raddoppiati_dossier_cosa_dice-7676582.html

  • Le vittime di abusi sessuali chiedono l’intervento dell’ONU e del Vaticano

    Le vittime di abusi sessuali chiedono l’intervento dell’ONU e del Vaticano

    “È una pandemia e deve finire”, ha detto martedì ai giornalisti a Ginevra Adalberto Mendez, fondatore di Ending Clergy Abuse (ECA). “È un problema enorme, un problema di diritti umani, non solo in Europa, ma in tutto il mondo”.

    A Ginevra, i membri dell’ECA e le vittime terranno dei colloqui a margine del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. L’obiettivo è quello di avere un primo incontro con i rappresentanti degli Stati su come ritenere il Vaticano responsabile delle violazioni dei suoi obblighi internazionali.

    Sono previsti colloqui anche con i Comitati per i diritti dell’infanzia e contro la tortura. L’ECA vuole sapere se la Santa Sede ha risposto ufficialmente alla richiesta avanzata quasi dieci anni fa nei rapporti degli esperti indipendenti di questi due organismi affinché il Vaticano onorasse i suoi obblighi internazionali.

    La Corte intende continuare il proprio lavoro all’Aia. Vuole chiedere alla Corte internazionale di giustizia (ICJ) un’analisi dello status giuridico della Santa Sede. Vuole anche che la Corte penale internazionale (CPI) si occupi di alcuni casi.

    Coinvolto il Canada

    “I genocidi e i crimini contro l’umanità non vengono perpetrati esclusivamente durante le guerre”, ha affermato Mendez. “Nel caso degli abusi del clero in Canada, si tratta chiaramente di un genocidio”, ha detto. “E in Colombia abbiamo assistito forse al primo caso concreto di crimini contro l’umanità da parte di un’agenzia ecclesiastica e di un gruppo di sacerdoti.”

    I leader dell’ECA sono stati accompagnati a Ginevra da diversi sopravvissuti agli abusi provenienti da diversi paesi. “Chiedo a Papa Francesco di smettere di insabbiare alcuni autori”, ha detto Diego Perez dall’Argentina. Il suo aggressore si è suicidato, ma Perez sta dando la caccia all’uomo che ha protetto il prete, Victor Fernandez.

    Era uno dei nuovi cardinali nominati pochi giorni fa dal Papa, insieme a Emil Paul Tscherrig del canton Vallese in Svizzera.

    Un’altra vittima, la canadese Evelyn Korkmaz, ha chiesto alla Chiesa cattolica del suo Paese di aprire i suoi archivi dopo la scoperta, due anni fa, di fosse comuni che coinvolgevano più di 200 bambini indigeni in Canada. “Continuerò a parlare apertamente finché non ci sarà tolleranza zero”, afferma.

    Questi bambini furono allontanati con la forza dalle loro famiglie e educati in un istituto cattolico dalla fine del XIX secolo fino alla fine degli anni ’60. Il sito fu poi rilevato dal governo negli anni ’70 e chiuso a metà degli anni ’90.

    Lunedì, l’ECA ha presentato a Roma una proposta per una legge di “tolleranza zero”, che vuole che il Vaticano faccia rispettare. Secondo l’Ong, i preti responsabili di abusi e coloro che li insabbiano dovrebbero essere privati ​​di ogni titolo religioso.

    In Svizzera, un recente studio dell’Università di Zurigo ha riferito che dal 1950 in Svizzera sono stati perpetrati oltre 1.000 atti di abuso sessuale da parte di chierici cattolici e membri dell’Ordine.

    “Il caso della Svizzera mostra la portata del problema”, ha detto Mendez. Il numero totale delle vittime nel mondo è incerto. Ufficialmente si stima che siano circa 100.000. Ma questa cifra potrebbe essere tre volte superiore solo in alcuni paesi, afferma il fondatore dell’ECA.

    https://www.swissinfo.ch/eng/society/victims-of-sexual-abuse-demand-action-from-un-and-vatican/48858128

  • I sopravvissuti agli abusi del clero propongono la legge di “tolleranza zero” dopo la nomina del Vaticano

    I sopravvissuti agli abusi del clero propongono la legge di “tolleranza zero” dopo la nomina del Vaticano

    ROMA – I sopravvissuti agli abusi sessuali del clero hanno presentato lunedì una nuova proposta di legge della Chiesa che chiede la rimozione permanente dei preti e dei superiori violenti che li coprivano, mentre aumentavano la loro indignazione per la scelta di Papa Francesco di dirigere l’ufficio vaticano che indaga sui crimini sessuali .

    Il gruppo di difesa globale End Clergy Abuse ha presentato il progetto di legge in una conferenza stampa dopo giorni di proteste in Vaticano e prima di presentare le proprie denunce alle Nazioni Unite a Ginevra. Stanno cercando di attirare l’attenzione sullo scandalo in corso nella Chiesa cattolica e sul fallimento di Francesco e della gerarchia nel mantenere anni di promesse di “tolleranza zero” per gli abusi.

    Nello specifico, i sopravvissuti hanno espresso stupore per la nomina da parte di Francesco di un vecchio amico e teologo, il cardinale Victor Fernandez, a subentrare come prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, visti i casi in cui Fernandez ha trattato casi come vescovo nella sua nativa Argentina.

    Quando Fernández era vescovo di La Plata, in Argentina, si rifiutò di rimuovere immediatamente uno dei suoi sacerdoti, Eduardo Lorenzo, che era stato ripetutamente accusato di abusi su adolescenti. Dieci anni dopo che una vittima si era fatta avanti per la prima volta, e poche ore dopo aver appreso che un giudice argentino aveva ordinato il suo arresto, Lorenzo è stato trovato morto nel 2019 in quello che è stato giudicato un suicidio. Fernandez era stato al fianco di Lorenzo e aveva officiato il suo funerale.

    L’ufficio vaticano che Fernandez ora dirige ha trattato casi di abusi sui preti a livello globale dal 2001, infliggendo punizioni ecclesiastiche che non sono mai più severe dell’essere destituiti o “ridotti” al rango di laico. Dopo anni rialzisti sotto il defunto Papa Benedetto XVI, che ha destituito quasi 850 preti in un decennio, l’ufficio negli ultimi anni sembra aver adottato un approccio più indulgente mentre i casi si riversavano da tutto il mondo.

    Lo stesso Francesco ha avuto una grande curva di apprendimento sugli abusi, arrivando in Vaticano nel 2013 affermando di non aver mai gestito un caso e poi combinando un grosso scandalo in Cile nel 2018. Ha fatto dietrofront, ha giurato “tolleranza zero” per gli abusi e ha mobilitato attraverso una nuova legge ecclesiastica che ritiene i vescovi responsabili quando insabbiano i casi.

    Ma recentemente, lo slancio sembra essere scemato, la trasparenza è rimasta sfuggente e le vittime hanno avvertito un arretramento – forse soprattutto con la nomina di Fernandez da parte di Francesco a capo dell’ufficio per gli abusi sessuali del Vaticano.

    “Siamo facilmente tornati indietro di 10 anni su questo tema questa settimana”, ha affermato Peter Isely, membro fondatore sia di End Clergy Abuse (ECA) now che della sua organizzazione partner statunitense, SNAP.

    Una delle vittime di Lorenzo, Diego Perez, era a Roma questa settimana e ha detto che non poteva credere che Fernández fosse ora a capo dell’ufficio che tratta i casi di abuso a livello globale.

    “Sicuramente non dovrebbe essere in questa posizione”, ha detto Perez ai giornalisti.

    Fernandez ha riconosciuto in un’intervista con l’Associated Press all’inizio di quest’anno di aver commesso degli errori nel caso Lorenzo, dicendo che avrebbe dovuto rimuoverlo dal ministero prima e trattare meglio le sue vittime. Ha incolpato la propria inesperienza e ciò che ha detto erano procedure ecclesiastiche poco chiare.

    La risorsa online BishopAccountability.org ha documentato altri due casi che, secondo lui, dimostrano che Fernandez si è schierato dalla parte dei suoi preti piuttosto che dalle loro presunte vittime.

    Sabato Francesco ha nominato Fernandez cardinale, dopo avergli detto nella sua lettera di nomina che non avrebbe dovuto occuparsi personalmente dei casi di abusi nel suo nuovo incarico in Vaticano. Francis ha detto che la piccola sezione disciplinare dell’ufficio, guidata da un prete irlandese, si occuperà del dossier, anche se la portata del problema richiede da tempo una leadership autorevole e di alto rango in una gerarchia ancora restia a rimuovere gli autori di abusi.

    La nuova proposta di legge ecclesiastica presentata lunedì dall’ECA prevede che qualsiasi sacerdote che commetta un reato sessuale contro un minore o un “adulto vulnerabile” venga licenziato dallo stato clericale. Verrebbe rimosso anche qualsiasi vescovo o superiore religioso che non denunciasse i crimini sessuali alle forze dell’ordine.

    Janet Aguti, membro dell’ECA dell’Uganda, ha affermato che l’insabbiamento dei casi di abusi del clero in Africa è ancora peggiore che altrove a causa dello stigma dei crimini sessuali e dello status elevato che i sacerdoti hanno nelle comunità africane. Ciò rende difficile per le vittime farsi avanti e tanto meno trovare giustizia da parte delle autorità statali o ecclesiastiche, che in genere rispondono trasferendo gli autori degli abusi in nuove diocesi, ha affermato.

    “Loro (sacerdoti) ci hanno aiutato a costruire scuole, ci hanno aiutato a costruire ospedali. E non vuoi essere il primo a uscire allo scoperto e puntare il dito contro di loro perché altrimenti la comunità si rivolterà contro di te”, ha detto.

    Gli organizzatori hanno affermato di aver tentato in vari modi di far arrivare il testo della proposta di legge “tolleranza zero” nelle mani di Francesco, anche tramite un cardinale di alto profilo che aiuta a gestire il grande incontro dei vescovi vaticani questo mese, il cardinale Jean-Claude Hollerich.

    Hollerich ha detto agli organizzatori che ne avrebbe dato una copia a Francis a dicembre.

  • 𝐄 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐁𝐢𝐛𝐛𝐢𝐚𝐧𝐨!?!

    𝐄 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐁𝐢𝐛𝐛𝐢𝐚𝐧𝐨!?!

    𝐷𝑢𝑒 𝑖𝑛𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑙𝑖𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑟𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑝𝑒𝑑𝑜𝑝𝑜𝑟𝑛𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝐿𝑎𝑧𝑖𝑜. 𝑆𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑒 𝑠𝑖 𝑠𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑖 𝑒 𝑣𝑖𝑑𝑒𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑢𝑝𝑟𝑖 𝑠𝑢 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑖 𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑡𝑟𝑎 𝑎𝑑𝑢𝑙𝑡𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑖𝑛𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑎𝑐𝑒𝑟𝑑𝑜𝑡𝑖.
    𝐶𝑎𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑝𝑒𝑡𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑙’𝑎𝑛𝑛𝑜, 𝑙𝑒 𝑣𝑖𝑡𝑡𝑖𝑚𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑖𝑛𝑎𝑖𝑎, 𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎𝑖𝑎. 𝐸𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒…

    Vale sempre la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva ma fatti di questo genere emergono mediamente in Italia almeno una decina di volte l’anno. Trattandosi di pedopornografia il numero delle vittime è imprecisato e mostruoso. Centinaia, forse migliaia di bambini e minori stuprati e “rivenduti” nella rete.

    Quello che mi sconcerta non è più tanto l’indifferenza dell’opinione pubblica – ci ho fatto il callo (l’articolo di cronaca su Fanpage*, per dire, condiviso solo una settantina di volte e nessun commento) – quanto quella del governo e delle istituzioni laiche. In particolare, di questo governo e di questo parlamento.

    Il silenzio di vetro, l’inerzia dei potenti di turno di fronte ai crimini compiuti in ambito ecclesiastico sono i più grandi alleati dei pedofili in tonaca e di chi li protegge.

    L’Italia è rimasto l’unico grande Paese a tradizione cattolica a non aver MAI realizzato un’inchiesta governativa o indipendente sulla pedofilia nella Chiesa nonostante gli allarmi degli esperti (anche da dentro la Chiesa stessa) e le stime raccapriccianti che ogni tanto riescono a bucare la censura vaticana e della Conferenza episcopale italiana.

    Allo stesso modo sono complici dei pedofili le parole vuote di circostanza tuonate con cipiglio studiato davanti allo specchio proferite dal celebratissimo papa Bergoglio e dai suoi gerarchi di tanto in tanto per dare l’idea di agire per il bene dei bambini.

    Moniti, condanne verbali e buoni propositi farlocchi come l’indignazione della destra cristiana e cattolica (oggi al governo) che anni fa urlava “e allora Bibbiano?!” e che oggi vorrebbe rendere obbligatorio il crocifisso nei luoghi pubblici, come durante il Ventennio.

    Di tutto ciò sono ben consapevoli i pedofili preti, liberi di agire pressoché indisturbati. Finché qualche vittima, in completa solitudine, non riesce dopo immane sforzo a far crollare il muro di inaccettabile e disumana ipocrisia e complicità con questi criminali.

    Ma vi pare normale?

    *
    Nei commenti il link all’articolo di cronaca su FP
  • Rupnik, il protetto

    Rupnik, il protetto

    Abbiamo appena assistito in prima persona allo spettacolo nauseante di vedere come le vittime, tutte le vittime degli abusi nella Chiesa, vengono nuovamente vittimizzate. Essere vittima nella Chiesa è di per sé un dramma che ha conseguenze per tutta la vita e di cui, da quello che vediamo, sembra che non importi quasi a nessuno.

    Il comunicato stampa, come quello emesso dal Vicariato di Roma, è un’autentica filigrana per dire qualcosa che mostri la posizione di chi lo emette e che, nel suo perfetto? scrittura, fa sì che i margini del testo siano inondati di persone già molto ferite, che continuano a essere insultate con disprezzo, indifferenza e, soprattutto, dubbio permanente su ciò che denunciano dall’invisibilità più assoluta.

    Comunità sana?

    Marko Rupnik, espulso dalla Compagnia di Gesù, l’aggressore e violentatore che, non dimentichiamolo, un anno dopo essere stato ordinato chiese di essere cappellano della comunità di suore che poi sottopose ad ogni tipo di abuso e che non erano le uniche quelli, ha creato il cosiddetto Centro Aletti che ne ha gestito il lavoro e l’attività – quale era tutto – insieme ad una piccola comunità che, secondo l’ispezione e secondo il comunicato stampa del Vicariato, dimostra che “esiste una sana vita comunitaria senza particolari criticità.”

    Sarebbe auspicabile che nella stessa nota si spiegasse cosa si intende per “sana vita comunitaria”, conoscendo, come è già noto, la capacità di manipolazione di Rupnik. Perché non stiamo parlando di un uomo che si muove a causa di un impulso sessuale incontrollabile, stiamo parlando di un uomo che manipola, distorce la volontà e la coscienza delle sue vittime e progetta ogni suo atto di abuso al millimetro.

    Libero da influenze

    Mi chiedo, fino a che punto si possa pensare che le persone di quella comunità non siano manipolate, o almeno, soggiogate dalla personalità camaleontica di Rupnik che hanno saputo divinizzare e sottomettere a lui, senza rendersi conto di essere e di essere diretto da lui? L’ispezione ne ha tenuto conto? Inoltre, oserei chiedere, fino a che punto coloro che hanno effettuato l’ispezione erano liberi dall’influenza di Rupnik? Non è un’esagerazione. La capacità di manipolazione degli aggressori e degli autori di abusi è immensa. Sono maestri in questo.

    Molti dubbi sono stati sollevati da questo sopralluogo e da questo comunicato stampa con la trasparenza tante volte vantata dalla Chiesa perché, oltre a nascondere e ignorare le vittime, oltre a gettare fango sulle azioni criminali – noi siamo coinvolti in crimini, non lasciamo perdere – di Rupnik, oltre a come lascia la Compagnia di Gesù – cosa per lui difficile, ma ha fatto quello che doveva fare -, oltre a tutto questo, sembra che la parola di un cardinale con il pensieri e forme di un rancido principe della Chiesa del Rinascimento , ha abbastanza potere per cambiare la realtà, modificare i fatti, riscrivere la storia, e continuare ad abusare del suo potere abbandonando e insultando le vittime con il suo disprezzo. Che maledetto potere nella Chiesa! Chi controlla il potere di quel cardinale?

    Un predatore

    Rupnik è un violentatore di coscienze, un predatore, un aggressore sessuale e, ora, per opera e grazia di un cardinale dal nome angelico, è diventato il protetto . Rupnik può fare quello che vuole a Roma, resterà impunito. Quale vittima oserà aprire bocca contro di lui? È il protetto, l’allievo, il favorito, il viziato, il degno di cardinale.

    Da tempo dico che ciò che ci travolgerà non sarà il secolarismo, né l’indifferenza religiosa, né gli attacchi esterni. Ciò che dovremo affrontare è la cattiva gestione della realtà di tutti i tipi di abusi nella Chiesa; La mancanza di credibilità che dimostriamo continuamente di fronte a questa realtà di abusi verrà eliminata; La mancanza di testimonianze che diamo a favore delle vittime ci porterà davanti a noi; L’ambiguità del diritto canonico riguardo a queste vittime ci travolgerà; Il silenzio che ci rende complici avrà la meglio su di noi; Saremo travolti dal silenzio di alcuni pastori che ruggiscono su altre questioni, ma che commentano eventi come quello attuale – se lo fanno – e a bassa voce, tirando fuori le palle.

    Massime espressioni teologiche

    Non siamo più tiepidi, anzi, penso che siamo in ritardo. Tuttavia, non è necessario arrendersi. Dobbiamo perdere la paura di riflettere ad alta voce , di fare domande ad alta voce che riflettano lo stupore in cui ci troviamo in situazioni come quella attuale, perché anche questa, anche se alcuni diranno di no, è comunione.

    Perché ci viene l’acquolina in bocca quando parliamo di comunione con espressioni teologiche altissime, ma la comunione quotidiana, che mostra al mondo che siamo membra del Corpo mistico di Cristo, la lasciamo da parte come se non esistesse e, soprattutto i feriti di quel Corpo che, non dimentichiamolo, fu la vittima per eccellenza, vengono lasciati abbandonati al loro destino. Un altro commento sarebbe quello di analizzare il motivo per cui in ambito ecclesiastico il corporativismo viene così facilmente confuso con la comunione. Non è nemmeno simile.

    Se continuiamo a rimanere in silenzio, contribuiamo a continuare a ferire le vittime nel loro dolore e nella loro solitudine. Anche egoisticamente dovremmo cominciare a chiedere, a parlare, a informarci perché, visto quello che abbiamo visto e quello che resta da vedere, nessuno è esente dall’essere vittima di qualsiasi tipo di abuso nella Chiesa. Del resto, in qualche modo di questo penultimo scandalo – perché l’ultimo deve sempre arrivare – siamo già tutti diventati vittime perché, nel caso ci fossero dei dubbi e da questo momento in poi, che senso ha denunciare nella Chiesa? se qualche abusatore e Può l’aggressore diventare il protetto, l’allievo, il favorito, il viziato, il valido di un cardinale?

    Rupnik, el protegido

  • Quella Chiesa che odia i bambini

    Quella Chiesa che odia i bambini

    Sono decenni che la Chiesa cattolica si trova nell’occhio del ciclone, e tra scandali finanziari e il dramma degli abusi sessuali su minori, sono in tanti ad interrogarsi sulla sua capacità di superare questo momento storico e ristrutturarsi dalle fondamenta.

    A dispetto del monito di Gesù Cristo, riportato nel vangelo di Matteo, “chiunque scandalizzerà anche solo uno di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa una macina al collo e gettato negli abissi del mare”, non si placa l’ondata di denunce delle vittime di abusi da parte di membri del clero che, non solo non sono stati puniti per i reati perpetrati ma, coperti da un clima di omertà, hanno continuato ad esercitare il proprio ministero e mietere ulteriori vittime.

    L’ultima, in ordine di tempo, a fare i conti con questo drammatico problema è stata la Chiesa svizzera, all’interno della quale sarebbero avvenuti migliaia di casi di violenza sessuale su minori a partire dalla metà del secolo scorso, ma non vi è però Paese in cui la Chiesa cattolica operi che si possa dire scevro da tali episodi.

    L’origine del male con lo scandalo di Boston – Degli abusi sessuali a opera di prelati si iniziò a parlare nel 2001 quando un gruppo di giornalisti investigativi del Boston Globe, denominati Spotlight, iniziarono a indagare su diversi casi di molestie all’interno della diocesi della città statunitense, scoprendo una lunga serie di violenze perpetrate da numerosi preti a danno di minori di cui sfruttavano la fiducia riposta nei loro confronti o la provenienza da classi sociali molto svantaggiate. Nella sola Boston vennero indagati un centinaio di sacerdoti, di cui la metà venne rimossa dal proprio incarico, mentre l’ex sacerdote John J. Geoghan, poi ucciso in carcere nel 2003, venne condannato a dieci anni per una serie di violenze sessuali su minori.

    Il tribunale ordinò la consegna di migliaia di documenti dai quali emerse il coinvolgimento della Chiesa di Boston in decenni di abusi sessuali da parte di sacerdoti ai quali veniva permesso di continuare a operare in parrocchie non informate sulle denunce pendenti a loro carico. Resisi conto della gravità della situazione, i vescovi statunitensi convocarono a Dallas, nel 2002, una Conferenza episcopale che si pronunciò per una radicale opera di risanamento e affidò, al John Jay College of Criminal Justice della New York University un rapporto sull’entità del fenomeno. Anche se la volontà di riforma incontrò una forte opposizione da parte dell’ala più conservatrice del clero, la Conferenza episcopale fu comunque utile per tracciare una via da seguire per affrontare gli scandali che, da lì a poco, coinvolsero tante altre curie nel mondo. L’indagine svolta dal Boston Globe, che gli valse il Premio Pulitzer e finì anche in un film del 2015 “Il caso Sporlight”, ebbe il merito di scoperchiare il vaso di Pandora di un dramma che, per troppo tempo, si era deciso di ignorare: si stima che, ad oggi, siano quasi otto milioni le vittime di abusi da parte del clero nel mondo, anche se il numero preciso è impossibile da stimare.

    Nella cattolicissima irlanda migliaia di abusi – Seguendo l’esempio di quanto accaduto negli Stati Uniti, sempre più vittime decisero di raccontare e denunciare quanto loro accaduto e, nel biennio 2009-2010, anche l’Europa venne coinvolta dallo scandalo degli abusi sessuali all’interno delle sue istituzioni religiose. Nel 2010 la Chiesa irlandese fu oggetto di due rapporti governativi, il Ryan Report, che raccolse oltre duemila testimonianze di abusi su minori nelle scuole, nei seminari e nelle parrocchie cattoliche dagli anni ’30 in poi, e il Murphy Report, che si concentrò su quanto avvenne nella diocesi di Dublino dal 1975 al 2004, con risultati che lasciarono basita l’opinione pubblica di uno dei Paesi più cattolici al mondo, oltre che quella internazionale.

    Venne alla luce che i vertici della Chiesa cattolica, consapevole di tali abusi, anziché proteggere le vittime copriva con il silenzio i reati sessuali commessi dai propri sacerdoti, liberi non solo di continuare a svolgere il proprio operato, ma di far carriera all’interno della Chiesa irlandese stessa. Sulla questione intervenne anche Papa Ratzinger che, seguendo la linea della ‘tolleranza zero’ verso queste forme di abuso, rimosse dal proprio incarico figure clericali di spicco coinvolte nello scandalo. Nonostante questa iniziale volontà di contrastare il dramma della pedofilia all’interno della Chiesa, Ratzinger è stato, negli anni, ferocemente criticato per aver insabbiato numerosi casi di violenza sessuale quando era arcivescovo della diocesi bavarese. A oggi, gli effetti di quanto accaduto si riverbera nella vistosa diminuzione del numero di sacerdoti e di credenti praticanti irlandesi. Se nel 1975, infatti, in Irlanda la presenza settimanale alla messa era del 91%, nel 2016 è scesa al 36% ed è tuttora in calo.

    Il Vaticano che ostacola le indagini in Germania – Il 2010 ha rappresentato un momento molto buio nella storia della Chiesa per il proliferare di casi di abusi sessuali denunciati, dalla Gran Bretagna all’Austria e i Paesi Bassi e il coinvolgimento di cardinali, vescovi o semplici sacerdoti. In Germania riemersero storie di abusi sessuali all’interno del coro delle voci bianche del duomo di Ratisbona, successivamente confermate dal vescovo Gerhard Ludwig Müller che parlò di casi di pedofilia nell’ambiente del coro e del convitto ad esso collegato. Il Vaticano venne inoltre accusato di aver ostacolato le indagini condotte dai magistrati sugli abusi avvenuto all’interno del collegio gesuita ‘Canisius’ di Berlino.

    Mille casi di violenza in Belgio – In Belgio, il Rapporto relativo al periodo 2012-2015 sugli abusi sessuali nella Chiesa, redatto da Manu Keirse, all’epoca presidente della Commissione inter-diocesana per la protezione dei bambini, mise in luce oltre mille casi di violenza sessuale, risalenti a decenni prima, perpetrati per il 95% da uomini a danno di minori di età inferiore ai diciotto anni, e per il 23% di età inferiore ai dieci anni.

    Italia: 325 preti denunciati per pedofilia e tanto silenzio – In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.

    “Denunci, ma ti prendono per bugiardo” – In Portogallo, una inchiesta condotta da una commissione indipendente, ha individuato 4.815 casi accertati di abusi sessuali su minori dal 1950 al 2022 mentre, di recente, la Chiesa spagnola ha pubblicato un documento secondo il quale 927 vittime avrebbero accusato 728 membri della chiesa “in maggioranza sacerdoti”. Vi sarebbero poi 208 religiosi o religiose, 91 laici e 23 casi in cui il ruolo di colui che abusava non era noto alla vittima. Come denunciato da El Pais “il silenzio è schiacciante. Solo il 13% delle diocesi fornisce informazioni.”. Secondo il quotidiano spagnolo, le disposizioni di Papa Francesco vengono di frequente disattese dato che “molto spesso non si apre una indagine senza la denuncia diretta della vittima che non viene informata della possibilità di avere un risarcimento; quando questo avviene vengono imposte delle clausole di silenzio e, anche se c’è la condanna dell’abusante, alla vittima non vengono fornite informazioni sul caso”. Lo scandalo della pedofilia, come è noto dai casi di cronaca, ha superato anche i confini dell’Europa, portando alla luce migliaia di casi di abusi in Australia e Nuova Zelanda così come nella Chiesa dell’America Latina.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1698243/abusi-chiesa-casi-sacerdoti-interno-vittime-boston-scandalo-pedofilia-mondo

  • Abusi nella chiesa, le vittime dell’ex gesuita Rupnik si oppongono alla sua riabilitazione

    Abusi nella chiesa, le vittime dell’ex gesuita Rupnik si oppongono alla sua riabilitazione

    «Questa relazione, che scagiona da ogni responsabilità Rupnik, ridicolizza il dolore delle vittime, ma anche di tutta la chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata». Queste le parole di alcune vittime di Marko Rupnik, che in una lettera aperta al papa reagiscono con sdegno al rapporto finale della visita canonica sul Centro Aletti, diffuso ieri dalla diocesi di Roma.

    «I fatti e i comunicati che si sono susseguiti in questi ultimi giorni – l’udienza privata, resa poi pubblica attraverso immagini apparse in rete, concessa dal papa a Maria Campatelli, ex religiosa della Comunità Loyola e attuale presidente del Centro Aletti; e il comunicato diffuso con il report conclusivo della visita canonica realizzata alla comunità del Centro Aletti – tali fatti ci lasciano senza parole, senza più voce per gridare il nostro sconcerto, il nostro scandalo», scrivono le sopravvissute alle violenze dell’ex gesuita nella lettera pubblicata oggi sul sito di Italy Church Too ), il coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica, nato nel febbraio 2022 in sostegno di tutte le vittime della violenza clericale. Per le firmatarie, l’udienza papale a Campatelli e il rapporto diocesano che assolve l’operato del Centro Aletti sono un chiaro segno dell’indifferenza della Chiesa nei confronti delle vittime: «riconosciamo che la “tolleranza zero sugli abusi nella chiesa” è stata solo una campagna pubblicitaria, a cui hanno invece fatto seguito solo azioni spesso occulte, che hanno invece sostenuto e coperto gli autori di abusi», si legge nel testo. Oltre al papa, la lettera – che si può sottoscrivere e che denuncia la doppia violenza subita dalle vittime, prima da Rupnik e poi dalla Chiesa, che le ha ripetutamente ignorate – è indirizzata anche al cardinale Angelo De Donatis, al presidente della Cei Matteo Zuppi e al cardinale João Braz de Aviz, prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.

    «Il comunicato della diocesi, avallando pienamente il lavoro del Centro Aletti riabilita anche il suo fondatore ed è l’ultimo sfacciato tentativo del cardinale De Donatis di salvare Rupnik, con la piena approvazione del papa», spiega a Domani Fabrizia Raguso, docente di psicologia all’università cattolica di Braga, in Portogallo, ex sorella della Comunità Loyola e prima firmataria della lettera aperta. Proprio dalla Comunità Loyola erano emerse, già nel 1994, le prime denunce di abuso a carico di Rupnik (qui l’intervista alla vittima: https://www.editorialedomani.it/fatti/abusi-sessuali-rupnik-gesuiti-sesso-chiesa-vaticano-q3youohh). Da questi fatti si era originata la spaccatura della Comunità: alcune sorelle erano rimaste con la superiora Ivanka Hosta e altre, fra cui la stessa Campatelli, avevano seguito Rupnik per fondare il Centro Aletti a Roma. Hosta, si legge ancora nella lettera, «per trent’anni ha coperto le nefandezze di Rupnik, e ha ridotto in schiavitù spirituale coloro che si opponevano ai suoi disegni di rivincita». La Comunità Loyola è stata commissariata nel dicembre 2020 e la sua situazione canonica è al momento lasciata in sospeso dal Dicastero competente, nonostante la relazione conclusiva del commissario, il vescovo gesuita Daniele Libanori, che ha evidenziato gravi casi di manipolazione di coscienza da parte della superiora. Emerge quindi chiaramente come il sacerdote sloveno abbia goduto di una rete di protezione da parte di diverse persone (non ultimo l’allora arcivescovo di Lubiana Alojzij Šuštar), che già trent’anni fa erano a conoscenza dei suoi abusi ma non hanno fatto nulla per fermarlo.

    «Immagino che dietro questa difesa ad oltranza di Rupnik e delle sue seguaci ci siano anche interessi economici – continua Raguso – perché il Centro Aletti è un’associazione pubblica di fedeli della diocesi e incassa cifre importanti grazie alla produzione e alla vendita dei mosaici». La risonanza mondiale delle denunce a carico dell’ex gesuita ha però già fatto calare le richieste di nuove opere e in diversi paesi, dalla Francia alla Svizzera e alla Gran Bretagna, si comincia a discutere dell’opportunità di rimuovere i mosaici usciti dall’atelier artistico del Centro Aletti.

    Alla lettera aperta hanno aderito anche alcune ex religiose che avevano testimoniato a Domani sotto pseudonimo e che ora hanno deciso di esporsi pubblicamente con il proprio nome. «Sono passati più di trent’anni dagli abusi subiti nella comunità Loyola – dice Gloria Branciani a Domani –  un tempo insopportabile perché nonostante tutte le testimonianze, le denunce, i fatti narrati con fatica e dolore io oggi ancora non esisto per la Chiesa. I fatti sono prescritti ma le persone no, e neanche il nostro dolore. Per questo sento il diritto-dovere civico e morale di continuare a testimoniare la verità dei fatti, anche se a qualcuno possono sembrare sgradevoli e inappropriati». «Di nuovo ci vogliono costringere al silenzio ma la verità non si può cancellare», aggiunge un’altra sopravvissuta, Vida Bernard.

    Papa Francesco, che il 15 settembre ha accolto con calore in Vaticano Maria Campatelli (un incontro «sbattuto in faccia alle vittime»), non ha invece mai risposto a quattro lettere che altrettante religiose ed ex religiose della Comunità Loyola gli avevano fatto recapitare nel luglio del 2021. L’amarezza delle vittime per la diversità di trattamento ricevuto dal papa è profonda: «non c’è posto in questa chiesa per chi ricorda verità scomode», concludono.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/marko-rupnik-chiesa-cattolica-gesuiti-papa-francesco-angelo-de-donatis-vescovo-centro-aletti-dgnmu5m9

  • Rupnik scagionato, le vittime censurate e ridicolizzate

    Rupnik scagionato, le vittime censurate e ridicolizzate

    «In seno al Centro Aletti è presente una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità»; «i membri del Centro Aletti, benché amareggiati dalle accuse pervenute e dalle modalità con cui sono state gestite, hanno scelto di mantenere il silenzio – nonostante la veemenza dei media – per custodire il cuore e non rivendicare una qualche irreprensibilità con cui ergersi a giudici degli altri»; «il Visitatore ha doverosamente esaminato anche le principali accuse che sono state mosse al p. Rupnik, soprattutto quella che ha portato alla richiesta di scomunica. In base al copioso materiale documentario studiato, il Visitatore ha potuto riscontrare e ha quindi segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica. In considerazione della gravità di tali riscontri, il Cardinale Vicario ha rimesso la relazione alle Autorità competenti».

    Questi i punti salienti del comunicato emesso il 18 settembre dal vicariato di Roma in merito all’esito della visita canonica al Centro Aletti di p. Marko Ivan Rupnik, l’ex gesuita accusato da almeno 15 donne per abusi sessuali.  Nel 2020, era incorso  in una scomunica latae sententiae comminata dal Dicastero per la Dottrina della Fede per aver assolto in confessione una donna con cui aveva avuto un rapporto sessuale. La scomunica era stata revocata poco dopo, dallo stesso Dicastero o da papa Francesco. Il 14 luglio di quest’anno, un decreto di dimissione dalla Compagnia di Gesù firmato dal Padre Generale lo ha espulso dall’Ordine.

    Qui la lettera aperta di alcune sopravvissute agli abusi di p. Marko Rupnik dopo la diffusione del comunicato.

    Per adesioni scrivere a postmaster@italychurchtoo.org

    Al Santo Padre papa Francesco

    Al Cardinal vicario De Donatis

    Al cardinal Matteo Zuppi, presidente della CEI

    Al Cardinal João Braz de Aviz

    I fatti e i comunicati che si sono susseguiti in questi ultimi giorni – l’udienza privata, resa poi pubblica attraverso immagini apparse in rete, concessa dal papa a Maria Campatelli, ex religiosa della Comunità Loyola e attuale presidente del Centro Aletti; e il comunicato diffuso oggi con il report conclusivo della visita canonica realizzata alla comunità del Centro Aletti – ci lasciano senza parole, senza più voce per gridare il nostro sconcerto, il nostro scandalo.

    In questi due avvenimenti non casuali, anche nella loro successione nel tempo, riconosciamo che alla chiesa non interessa nulla delle vittime e di chi chiede giustizia; e che la “tolleranza zero sugli abusi nella chiesa” è stata solo una campagna pubblicitaria, a cui hanno invece fatto seguito solo azioni spesso occulte, che hanno invece sostenuto e coperto gli autori di abusi.

    Ci fanno pensare che la retorica che abbiamo visto in scena a Lisbona durante luglio e agosto scorsi è una parola vuota (“Tutti, tutti, tutti sono accolti nella chiesa!”), perché alla fine non c’è posto in questa chiesa per chi ricorda verità scomode.

    Non abbiamo altre parole, perché tutta la sofferenza delle vittime l’abbiamo esposta come una ferita aperta, e certo disgustosa…. E le vittime sono perciò state censurate per non essere state discrete, ma aver esposto qualcosa di ripugnante: il loro dolore, la manipolazione di chi le ha circuite in nome di Cristo, dell’amore spirituale, della Trinità. Hanno esposto il loro dolore perché la manipolazione e gli abusi ne hanno ferito per sempre la dignità.

    Tutto quello che hanno ricevuto e continuano a ricevere è solo silenzio. Soprattutto le vittime dell’abuso di potere da parte di Ivanka Hosta (che per trent’anni ha coperto le nefandezze di Rupnik, ed ha ridotto in schiavitù spirituale coloro che si opponevano ai suoi disegni di rivincita) aspettano una risposta definitiva, chiara, materna da più di un anno. Ma hanno solo ricevuto silenzio.  E con questa relazione oggi pubblicata, che scagiona da ogni responsabilità Rupnik ridicolizza il dolore delle vittime, ma anche di tutta la chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata.

    Quel colloquio concesso dal papa a Campatelli, in un clima così familiare è stato sbattuto in faccia alle vittime (queste e tutte le vittime di abusi); un incontro che il papa ha negato loro. Non ha mai neppure dato risposta a quattro lettere di altrettante religiose ed ex religiose della Comunità Loyola che gliele avevano fatte recapitare nel luglio del 2021.

    Le vittime sono lasciate nel grido afono di un nuovo abuso.

    Fabrizia Raguso, docente associata di Psicologia, Universidade Católica Portuguesa di Braga

    Mira Stare, Dr. Theol. Universität Innsbruck

    Gloria Branciani, Licenza in Filosofia

    Vida Bernard, Licenza in Teologia

    Mirjam Kovac, dottorato in Diritto canonico

  • Una donna che sostiene di aver subito abusi da parte di un prete nell’orfanotrofio scozzese ha ottenuto il diritto di fare causa

    Una donna che sostiene di aver subito abusi da parte di un prete nell’orfanotrofio scozzese ha ottenuto il diritto di fare causa

    Una donna che afferma di aver subito abusi sessuali da parte di un prete in un orfanotrofio più di 50 anni fa ha vinto la sua battaglia per citare in giudizio l’organizzazione di beneficenza.

    La vittima, che aveva solo 11 anni quando lei e i suoi cinque fratelli furono rinchiusi nella Nazareth House di Lasswade, vicino a Edimburgo, ha detto di essere stata aggredita in una doccia dal prete mentre un gruppo di suore stava a guardare.

    Affermò anche di essere stata picchiata regolarmente durante una permanenza di tre settimane in quella casa nel 1973.

    L’ordine religioso delle Suore di Nazareth aveva cercato di fermare l’azione legale per cinque anni sostenendo che il caso era prescritto e che la maggior parte delle suore accusate erano morte. Ma lo sceriffo Graham Primrose KC ha definito le accuse contro le Suore di Nazareth “della massima gravità”.

    In una sentenza di 99 pagine della scorsa settimana presso il Tribunale per le lesioni personali di Edimburgo, ha ordinato che fosse fissata una data per un’udienza. La donna, ora sulla sessantina e denominata GD in tribunale, sostiene che le punizioni corporali, la violenza e le percosse erano eventi quotidiani da parte delle suore, descrivendo una suora, denominata Suor Y, come particolarmente violenta.

    GD ha detto che la sorella Y le dava spesso schiaffi sul viso e sul corpo e in due o tre occasioni le strofinava il viso con la biancheria sporca.

    Afferma inoltre che le suore hanno permesso che avvenissero gli abusi sessuali e non hanno fatto nulla per impedire le aggressioni di Suor Y. La donna ha raccontato di aver sofferto di incubi e flashback sin dalla sua permanenza nella Casa di Nazareth, che ora è chiusa.

    L’ordine religioso ha affermato che non vi era traccia di un prete in visita nella casa al momento del presunto abuso.

    Alla corte è stato detto che Suor Y è ancora viva e che all’età di 80 anni è ancora in grado di testimoniare. In una lettera alla corte, la suora ha negato che vi fossero stati abusi e ha affermato di non ricordare GD.

    Lo studio legale di Glasgow Jones Whyte, che agisce per conto di GD, ha detto che il suo cliente non ha voluto commentare la decisione della corte.

    Le suore di Nazareth hanno detto: “Non siamo in grado di fare alcun commento per il momento”.

    https://www.dailyrecord.co.uk/news/scottish-news/woman-who-claims-abused-priest-30958669