Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Docu-film

  • Il cardinale George Pell condannato a 6 anni. Il giudice: “Abusi umilianti su ragazzini 13enni”

    Il cardinale George Pell condannato a 6 anni. Il giudice: “Abusi umilianti su ragazzini 13enni”

    Il cardinale australiano George Pell è il più alto funzionario della Chiesa Cattolica ad essere stato condannato per violenza sessuale sui minori: i fatti risalgono a quando era arcivescovo di Melbourne.

    Pell è ancora di fatto il Capo della Segreteria per l’Economia del Vaticano. Il 77enne, ex consigliere stretto di Papa Francesco, è il sacerdote di più alto grado nella gerarchia ecclesiastica ad avere mai ricevuto una condanna per abusi sessuali: è stato giudicato colpevole di aver violentato due ragazzi del coro alla cattedrale di St. Patrick’s Cathedral, a Melbourne, perpetrati negli anni Novanta.

    La colpevolezza dell’uomo di chiesa era già stata riconosciuta in primo grado, ora è arrivata anche l’entità della condanna. Pell ha sempre professato la sua innocenza e i suoi legali hanno presentato appello, che sarà udito il 5 e 6 giugno. Il giudice Peter Kidd della County Court del Victoria, che ha letto per un’ora la sentenza in diretta tv, ha descritto gli abusi di Pell come: “Un attacco sessuale alle vittime sfrontato e forzato”

  • Prove schiaccianti contro il cardinale George Pell | 60 minuti dall’Australia

    Prove schiaccianti contro il cardinale George Pell | 60 minuti dall’Australia

    Nel 2015, 60 Minutes ha presentato nuove prove schiaccianti contro Pell.

    Ha sempre sostenuto che il suo intervento a favore delle vittime di abusi sui minori fosse innovativo, indipendente e compassionevole.

    Ma ora, documenti segreti lo rivelano come una cinica cortina fumogena progettata per proteggere la Chiesa cattolica a tutti i costi.

    GUARDA più di 60 minuti in Australia:https://www.60minutes.com.au

  • Non abusare – Il comandamento rinnegato dalla Chiesa di Francesco

    Non abusare – Il comandamento rinnegato dalla Chiesa di Francesco

    “Non abusare” – Il comandamento rinnegato dalla Chiesa di Francesco – racconta degli abusi sessuali del clero della Chiesa Cattolica argentina, del sistema di occultamento messo a punto dal Vaticano durante il XX secolo e della lotta decennale delle vittime di abusi.

  • Il silenzio dei pastori – Schweigen der Hirten

    Il silenzio dei pastori – Schweigen der Hirten

    Con un documentario pluripremiato trasmesso per la prima volta sui casi di abuso nella Chiesa cattolica e altri tre documentari ZDF sul Vaticano, mercoledì 16 maggio 2018 ZDFinfo offrirà approfondimenti sull’era di Papa Francesco e sul pontificato del suo predecessore. , dalle 19.30 alle 22.30 Benedetto XVI e Papa Giovanni Paolo II.

    Alle 20:15, ZDFinfo trasmetterà il documentario francese “Il silenzio dei pastori – Abusi nella Chiesa” (titolo originale: “Chiesa: Codice del silenzio”), vincitore del Prix Europa 2017 nella categoria Attualità, in la sua prima trasmissione. Il film di Martin Boudot segue le orme dei sacerdoti pedofili – dal Camerun all’Argentina, dagli Stati Uniti alla Francia e all’Italia. Documenti segreti rivelano come i leader della Chiesa proteggessero i preti pedofili inviandoli in missione in terre lontane. Si dice che anche papa Francesco sia stato coinvolto nella “soluzione geografica”: durante il suo periodo da vescovo a Buenos Aires, ha cercato di influenzare il sistema giudiziario argentino per coprire un prete pedofilo.

    Quello che Papa Francesco ha realizzato nei cinque anni di pontificato fino ad oggi sarà evidenziato subito dopo “Il silenzio dei pastori” alle 21:00 nel documentario “ZDFzeit” “Mensch Franziskus! – Il Papa imprevedibile”. Non da ultimo nella lotta agli abusi sessuali, papa Francesco ha dovuto rendersi conto di quanto sia difficile cambiare qualcosa: l’iter dei casi è in stallo perché la Curia non è d’accordo.

    Come Papa Francesco denuncia la corruzione e l’abuso d’ufficio nella Chiesa cattolica è anche un argomento in “ZDF History: The Dark Secrets of the Vatican” alle 21:45. Si tratta anche degli scandali e degli intrighi che il pontificato di Benedetto XVI. messo in ombra. La serata documentaria a tema chiesa su ZDFinfo inizia alle 19.30 con l’elaborazione filmica dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981: “Scatti in Piazza San Pietro – Chi voleva uccidere il Papa?”

    Il documentario “Il silenzio dei pastori – Abusi nella Chiesa” sarà riproposto da ZDFinfo martedì 22 maggio 2018 alle ore 01:15 e mercoledì 23 maggio 2018 alle ore 07:15.

    https://www.presseportal.de/pm/105413/3943003

  • ECA – Il gruppo

    ECA – Il gruppo

    La presentazione dei membri fondatori di ECA Global, nel primo incontro durante il quale fu fondata la rete internazionale.

  • Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito al Nord con un nome falso: “Faceva catechismo ai bimbi”

    Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito al Nord con un nome falso: “Faceva catechismo ai bimbi”

    La “rivolta” delle mamme di Montù Beccaria, in provincia di Pavia, contro don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli accusato di pedofilia da Diego Esposito e altre vittime. E’ passato molto tempo dai fatti e i reati sono prescritti, tuttavia è in  corso un procedimento civile. La Chiesa di Napoli aveva archiviato il caso, recentemente riaperto dal Vaticano. Intanto, però, nonostante le pesanti accuse e anche le “prove” a supporto portate da Diego Esposito, tra le quali un video nel quale il prete non smentisce di aver abusato di lui da bambino, il caso resta senza giustizia e don Mura, fino a qualche mese fa, si trovava ad amministrare i sacramenti e persino a fare catechismo ai bambini sotto falso nome, nel comune in provincia di Pavia. Dopo aver scoperto l’inganno, don Mura si è allontanato da lì ma non si sa dove sia. La lettera delle madri alle istituzioni ecclesiastiche, tra le quali proprio la Curia di Napoli, chiede proprio perché ci sia questa protezione verso questo religioso e si chiede dove sia adesso.

     https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WvDbAuSw-eWOvji0

  • Prete usa olio santo per violentare i bambini: “Padre Pio toccava cose che non doveva toccare”

    Prete usa olio santo per violentare i bambini: “Padre Pio toccava cose che non doveva toccare”

    Le telecamere di Fanpage.it sono andate a Catania, nel quartiere in cui operava il sacerdote arrestato, per capire quale fosse l’atteggiamento di Padre Pio Guidolin nei confronti dei ragazzi della sua parrocchia. È accusato di violenza sessuale su minori: li avrebbe costretti a compiere e subire rapporti sessuali cospargendoli di olio santo. I giovani provenivano da famiglie disagiate: provati da vicende personali che li avevano turbati, sarebbero stati convinti da Don Pio che quegli atti sessuali fossero “purificatori” e che, dunque, servissero a lenire le loro sofferenze interiori. Il prete avrebbe persino millantato la possibilità di far intervenire esponenti della criminalità organizzata etnea per far pressione sui genitori delle vittime, determinatisi a denunciare i fatti.

  • Chiesa & Pedofilia. Le vittime diffidano Papa Francesco. (Sottotitoli in inglese)

    Chiesa & Pedofilia. Le vittime diffidano Papa Francesco. (Sottotitoli in inglese)

    Papa Francesco ha da tempo lanciato la più grande campagna mediatica di “tolleranza zero” contro la pedofilia nel clero, una campagna che punta tutta sui tribunali canonici, le varie commissioni e via dicendo, dando l’impressione di fare grandi cose.

    Proclami a senso unico, senza il contraddittorio delle vittime che dall’altra parte testano con mano la tanta “tolleranza” per preti orchi e lo “zero” per le vittime e per la prevenzione.

    Ma cosa ne pensano le vittime? Cercheremo di spiegare proprio con un contraddittorio che faccia riflettere, i trucchi, i trabocchetti e l’inutilità dei provvedimenti presi da Bergoglio diventati il perno di una campagna mediatica falsa e omissiva fatta sulle spalle delle vittime e delle loro famiglie che scoprono l’inganno solo dopo essersi ritrovati con un figlio abusato.

  • Pedofilia, premiato il docufilm italiano che inguaia papa Bergoglio

    Pedofilia, premiato il docufilm italiano che inguaia papa Bergoglio

    Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti pedofili protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di violenza su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia: gli stupri di decine di ospiti dell’Istituto per bambini sordomuti A. Provolo di Verona, perpetrati lungo tutta la seconda metà del secolo scorso. Uno dei destinatari di questo «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera (di cui Left è in possesso) che fu inviata il 24 novembre 2012 dal presidente del Tribunale ecclesiastico di Verona, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’associazione sordi Provolo. Per le violenze compiute nell’istituto, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite. Si trattava in quel momento, nel 2012, dell’unica inchiesta mai avvenuta sul Provolo. A causa della prescrizione la magistratura italiana non era potuta intervenire. Come i nostri lettori sanno, all’epoca raccontammo questa storia su Left(aggiornandola successivamente diverse volte). Era l’ennesima puntata di una vicenda iniziata nel 2009 quando alcune delle vittime ormai adulte resero pubbliche le violenze subite, dopo aver preso coraggio sulla scia di situazioni analoghe accadute in tutta Europa (Irlanda, Olanda, Belgio, Inghilterra, Germania etc).

    Oggi si torna a parlare nuovamente di don Eligio Piccoli in occasione dei “DIG Awards 2017”, i premi internazionali per le migliori inchieste e reportage video della scorsa stagione. È lui infatti il protagonista de Il caso Provolo, l’inchiesta realizzata da Sacha Biazzo per Fanpage.itche ha vinto il primo premio della sezione “Short”. Il docufilm di Biazzo dura circa 15 minuti e don Piccoli da un letto di ospedale conferma al bravo giornalista quanto emerse dall’inchiesta di Sannite parlando di almeno 10 preti coinvolti e confessando di aver abusato. Come è noto, molti preti della lista presentata dall’associazione Sordi Provolo al magistrato incaricato dalla Santa Sede oggi sono morti, alcuni sono stati trasferiti in Argentina e altri – come don Piccoli e don Pernigotti per citarne un paio – sono ancora in vita.

    Riassumiamo in breve la storia. Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine nel 2012 Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio», la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire «una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi (come del resto don Piccoli) è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni aveva ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo.

    «Gugole – si legge nel testo della Santa sede – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti». In realtà sarebbe stato difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come mi raccontò nel 2013 il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali». Cioè un anno prima della “sentenza”.

    Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro – quelli davvero rimasti in vita – avrebbero continuato a indagare. Ma, come vedremo, non risulta. Tra i “prosciolti” infatti figura il nome di don Nicola Corradi (che non è parente di don Danilo) finito in carcere nel novembre del 2016 a Mendoza in Argentina con l’accusa di aver abusato alcuni bambini nella più importante sede sudamericana del Provolo in cui fu trasferito a metà anni 80 dal Vaticano e di cui è stato direttore fino all’arresto. E c’è anche il nome dell’ex vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro, per il quale il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le sue «virtù eroiche», inserendolo tra i venerabili, primo passo verso la beatificazione. Il loro accusatore, Gianni Bisoli, nel 2012 era stato ritenuto inattendibile nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».

    In particolare, Bisoli ha sempre raccontato di essere stato violentato dal vescovo anche nel 1964, durante il suo ultimo anno di permanenza nell’istituto. Tuttavia, quando lo intervistai nel 2013 per uno dei miei libri su Chiesa e pedofilia, mi spiegò che il dottor Sannite gli fece vedere un documento firmato da don Danilo Corradi nel quale era apposta come data di sua dismissione dall’Istituto Provolo il 20 giugno 1963. La data quindi non coincideva con la ricostruzione fornita dalla presunta vittima. Ebbene, mi disse Bisoli, «sull’originale che mi fu mostrato la data ha un refuso, appare abrasa e modificata ed è scritta con una grafia diversa rispetto al resto del documento, ma soprattutto è antecedente a quella della mia ultima pagella a firma dell’insegnante don Eligio Piccoli, che ricordavo datata 27 giugno 1964». A nulla portarono le sue perplessità. Nonostante le evidenti manomissioni non fu creduto.

    Ma proprio la grossolana manomissione potrebbe costar caro alla diocesi di Verona sotto la cui giurisdizione ricade l’istituto cattolico per sordomuti. A gennaio scorso è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E in seguito, il 27 febbraio, anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato l’originale della pagella del 1964 – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento.

    Inoltre, in riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e Bisoli, come riportano diverse testate locali e non, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti «in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia». Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiana, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta.

    Nei confronti di don Nicola, oggi 80enne, la magistratura italiana non è mai potuta intervenire per via della prescrizione ma il presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, mi ha spiegato che l’esposto serve ad appurare eventuali responsabilità della diocesi di Verona: «Abbiamo chiesto di verificare se ci sono state omissioni e negligenze, dal momento che Corradi era già stato denunciato dalle vittime italiane ben prima dei fatti di cui è accusato in Argentina, senza che venisse preso alcun provvedimento». L’obiettivo di Rete l’Abuso è far riaprire il caso anche in Italia. «Perché – si chiede Zanardi – don Corradi nonostante le accuse nei suoi confronti venne trasferito dalla Curia di Verona in un’altra sede, sempre a contatto con dei minori, invece di essere rimosso dai suoi incarichi?».

    Questa domanda ci riporta a don Eligio Piccoli e al documentario di Sacha Biazzo. Ascoltando ciò che questo sacerdote afferma davanti alla cinepresa appare evidente che la condanna ecclesiastica a «una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza» non abbia sortito alcun effetto. Seppur affaticato dalla malattia fisica che lo costringe in ospedale, don Piccoli racconta di aver abusato con estrema naturalezza e che altri suoi “colleghi” preti lo hanno fatto (nel video esibisce un ghigno mostruoso).

    Tipica dei pedofili è la totale assenza di emozioni. Come ho potuto riscontrare più volte, nel caso dei preti l’unica preoccupazione è di aver peccato. Questa idea distorta è figlia di una cultura secondo la quale in fin dei conti è il bambino, diavolo seduttore, a indurre in tentazione il sant’uomo. E questo cede, offendendo Dio.

    La realtà però è un’altra e dice senza appello che la pedofilia non è un’offesa alla castità, non è un delitto contro la morale, non è il Male. Non è un atto di lussuria come peraltro scrivono certi giornalisti affermati citando il canone 2351 del Catechismo della Chiesa cattolica. L’abuso non è un rapporto sessuale tra due persone consenzienti che si lasciano andare ma è pura violenza agita da un adulto nei confronti di un bambino “scelto” con “cura” dal suo violentatore. Il pedofilo non prova alcun desiderio, è una persona anaffettiva. La vittima, in quanto in età prepuberale, non ha e non può mai avere né sessualità, né desiderio.

    Chi abusa un bambino è un grave malato mentale ma non occorre essere psichiatri per comprendere che non può guarire invocando la madonna. Basta un minimo di buon senso. A meno che non si pensi – come fanno i religiosi cattolici, pedofili e non – che l’abuso è un “atto impuro” (VI Comandamento), cioè, appunto, un peccato. Seppur annoverato tra i delitti più gravi, secondo la visione degli appartenenti al clero si tratta di un crimine contro la morale. “Abuso morale” lo ha definito Benedetto XVI nel 2013 e di recente anche papa Francesco nella premessa all’autobiografia di una vittima di sacerdote pedofilo. Di conseguenza i responsabili devono risponderne a Dio, nella persona del suo rappresentante in terra, e non alle leggi della società civile di cui fanno parte. È sempre stato così ed è così anche oggi sotto il pontificato del presunto innovatore argentino.

    Appena eletto, papa Francesco ha messo in cima alla agenda pontificia la lotta contro la pedofilia. Dedicando a questo tema almeno un annuncio a settimana, non mancando mai di farsi fotografare con atteggiamenti affettuosi – a volte ricambiati, a volte no – in mezzo a dei bambini, emanando una serie di decreti volti ad accentrare in Vaticano tutte le indagini e le decisioni sui casi più scabrosi e ad avvicinare le norme della Santa Sede alle indicazioni della Convezione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza siglata nel 1991 e ratificata nel 2014. Segnali forti, amplificati dalla parola d’ordine spesso pronunciata dal pontefice argentino e diligentemente rilanciata dai media italiani: «Tolleranza zero». Un passaggio epocale, sulla carta, è avvenuto il 5 settembre 2016, con l’emanazione del decreto Come una madre amorevole che prevede, oltre all’inasprimento delle misure anti-abusi, la rimozione dei vescovi responsabili di condotta negligente del proprio ufficio nei casi di violenza su minori o adulti vulnerabili. Vale a dire, di insabbiamento delle denunce relative a preti pedofili. Poco più di un anno prima, il 5 giugno 2015 al fine di rendere possibile l’individuazione e la punizione di vescovi negligenti, secondo quanto si legge sul sito della Santa Sede, al papa era stata sottoposta, da una commissione consultiva appositamente insediata, la proposta di creare un Tribunale apostolico all’interno della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf) alla quale già spetta il compito di giudicare i sacerdoti accusati di pedofilia. Si trattava solo di un suggerimento ma la stampa italiana annunciò il tribunale dei vescovi come cosa fatta descrivendolo come l’ennesimo segnale di svolta rispetto al passato compiuto da Bergoglio. In realtà la stessa pena, ossia la rimozione del porporato insabbiatore, colmava un vuoto procedurale poiché era già disciplinata sin dal 1962 dalla legislazione canonica vigente per cause gravi (Crimen sollicitationis) e rinnovata nel 2001 da un provvedimento di Giovanni Paolo II (De delictis gravioribus). Ma senza essere mai applicata. E cosa ancor più interessante, il tribunale seppur annunciato e osannato non è mai entrato in funzione né mai accadrà perché il papa non lo ha mai creato. A dare la smentita – con quasi due anni di ritardo rispetto ai titoli a nove colonne dei media nostrani – è stato il 5 marzo scorso niente meno che il prefetto della Cdf, card. Gerard Müller, il quale intervistato dal Corriere della sera ha precisato che il tribunale per i vescovi «era solo un progetto».

    Questi sono solo alcuni esempi di come la Chiesa di papa Francesco stia affrontando la questione delle violenze sui minori al proprio interno. La strategia è collaudata e vincente: cambiare tutto per non cambiare niente. Alle parole del papa, alle sue intenzioni, ai suoi desiderata raramente, per non dire mai, seguono dei fatti concreti. E su questo i media sono disposti a chiudere un occhio, molto spesso tutti e due (come abbiamo avuto modo di dimostrare su Left n. 20/2017).

    In questa ottica il lavoro di Sacha Biazzo andrebbe doppiamente premiato, in quanto contribuisce a mantenere viva l’attenzione sull’inerzia e sulla tolleranza (verso i preti violentatori) del Vaticano che dunque, anche sotto Bergoglio, continua a combattere la pedofilia solo a parole. Al più, a colpi di avemaria.

    Pedofilia, premiato il docufilm italiano che inguaia papa Bergoglio