Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Docu-film

  • Il “j’accuse” delle vittime italiane in un video messaggio a Papa Francesco.

    Il “j’accuse” delle vittime italiane in un video messaggio a Papa Francesco.

    Un video nel quale diverse vittime italiane di preti pedofili, fanno il loro appello a papa Francesco, molte gli rimproverano il silenzio.

  • Testimoni di Geova e pedofilia Un’inchiesta della BBC

    Testimoni di Geova e pedofilia Un’inchiesta della BBC

    (Suffer the little children Jehovah’s Witness child molestation pedophilia molestation) Sottotitoli in italiano.

  • Il prete pedofilo pakistano latitante nella diocesi di Calcagno – Repubblica Tv

    Il prete pedofilo pakistano latitante nella diocesi di Calcagno – Repubblica Tv

    Nel 2004, mentre Domenico Calcagno è vescovo della diocesi di Savona – Noli, un reporter del Dallas News fotografa in una parrocchia di Albissola Marina Yusuf Dominic, un prete di origine pachistana ricercato per abusi sessuali su minori, mentre celebra la messa domenicale.

    Dominic era stato arrestato nel 1996 a Londra per pedofilia e successivamente rilasciato su cauzione. Una volta libero il prete scappa e dopo otto anni di latitanza viene pizzicato in Liguria.

    Successivamente il prete viene trasferito dal vescovo nell’abbazia benedettina di Finalpia, complesso monastico che si trova di fronte alla scuola elementare di Finale Ligure, dove rimane fino al 6 dicembre 2009, giorno della sua presunta morte.

    di ELENA AFFINITO e GIORGIO RAGNOLI

  • FUORI DAL OMBRA

    FUORI DAL OMBRA

    Il progetto consiste in una serie di foto di sopravvissuti e le loro testimonianze. Durante l’incontro di Roma, nell’Ottobre del 2010, la fotografa italiana SIlvia Amodio ha iniziato il suo progetto “Fuori dall’ombra”. Durante l’incontro di Roma, sono stati fotografati oltre 30 sopravvissuti e una parte di queste foto e testimonianze é stata raccolta in un video. Silvia continua a seguirci in tutti i nostri incontri ed a raccogliere foto e testimonianze da aggiungere al video.

  • Perché è morto Dino Marafioti, giornalista di Radio Radicale che indagava su Emanuela Orlandi?

    Perché è morto Dino Marafioti, giornalista di Radio Radicale che indagava su Emanuela Orlandi?

    Una frase campeggia sulla pagina Facebook di Dino Marafioti, il suo penultimo post il giorno prima che venisse ritrovato, da amici e compagni radicali, il suo corpo esanime accanto a una bottiglia di alcool e alcune pasticche. E’ molto indicativa: “Oggi finalmente ho capito che siamo tutti diversi. C’è chi ha la bellezza, chi il talento, chi ha il denaro, e poi ci sono io, che ho l’ansia.”

    Quale era l’ansia del giornalista trovato morto? Il post precedente è il link al video musicale di Simon & Garfunkel “The sound of silence” presentato da poche battute “No way out”: nessuna via di uscita.

    Ed il “suono del silenzio” era un suo refrain abituale in questi ultimi tempi, quasi come se stesse attendendo una rottura del muro di silenzio in cui giacciono fatti che non ci è dato conoscere.

    Come se Dino attendesse da tempo una risposta.

    Cosa stava accadendo a Dino Marafioti? Il giornalista, 53 anni di cui 22 passati in Radio Radicale, aveva pubblicato da circa un mese un servizio dedicato al trentennale della scomparsa di Emanuela Orlandi dal titolo: “Caso Orlandi: pensieri, parole, opere e omissioni.” Era il suo primo servizio video, della durata di un’ora, che raccoglie in modo critico e analitico i fatti e le informazioni sul caso della ragazza scomparsa che vede pesantemente coinvolto lo Stato Vaticano.

    Ne era particolarmente fiero e auspicava una sua diffusione anche attraverso altri canali, comprese le televisioni.

    Era certamente sotto stress, anche per una dieta severa che gli aveva fatto perdere dodici chili in dieci settimane.

    Ma non accennava a nessun motivo di depressione.

    Certo sibillina la frase di Massimo Bordin, il giornalista già direttore di Radio Radicale e a cui spesso Dino Marafioti curava la famosa rassegna stampa del mattino “Stampa e Regime“, che ha detto “Temo che sulla morte di Dino sia necessaria una riflessione seria, bisognerà riflettere su questa morte”.

    Una coppia notevole e ben nota sia agli ascoltatori abituali di Radio Radicale che ai giornalisti e politici che ritengono irrinunciabile l’ascolto di “Stampa e Regime”.

    Qualche giorno fa aveva raccontato che era ferma da tempo una donna in una station wagon sotto casa sua che pettinava insistentemente una bambola: la cosa fu presa a scherzo dagli amici ma ora assume anche una luce seriamente inquietante.

    Un messaggio sulle attenzioni al caso Orlandi?

    Speriamo come sempre che si faccia luce sui misteri italiani, limitandoci oggi ad una punta di tristezza in più per la perdita di un ottimo giornalista che ha insegnato molto nelle sue dirette e nella sua capacità di stare sul campo.

    I funerali di Dino Marafioti si terranno giovedì alle 10nella parrocchia Gesù Divino Lavoratore, in via Oderisi da Gubbio 16, Roma.

    https://it.blastingnews.com/cronaca/2013/08/perche-e-morto-dino-marafioti-giornalista-di-radio-radicale-che-indagava-su-emanuela-orlandi-0026673.html

  • Diocesi di Nola (NA); don Silverio Mura malgrado le denunce insegna ancora in una scuola.

    Diocesi di Nola (NA); don Silverio Mura malgrado le denunce insegna ancora in una scuola.

    NOLA NAPOLI, DUE AVEMARIA, UN PADRE NOSTRO E SI RICOMINCIA DA CAPO. ECCOLA QUA’, LA GIOSTRA DELLA PEDOFILIA. Malgrado le denunce alle autorità civili, al Vescovo di Nola e al Card. Crescienzio Sepe, don S. M. non solo resta in servizio, ma cosa più grave continua tranquillamente ad insegnare nelle scuole, a contatto con minori.

    Un’altra storia di “ordinaria pedofilia” Che giunge a Rete L’ABUSO dalla provincia di Napoli, scegliamo di raccontarla perché particolarmente documentata (con tanto di video tra vittima e abusatore) e in grado di far comprendere quale è il dramma delle vittime di preti pedofili.

    E’ in grado anche, di lanciare un messaggio chiaro di civiltà e sensibilizzazione per chi lo vuole cogliere, a contrasto di questa inciviltà. Tutto comincia nel 1987 in una scuola del napoletano, la vittima un bambino di 11 anni che viene adescato a scuola da don S. M. il quale lo invita a casa, fuori dall’orario scolastico. Preso il ragazzino si rende conto di non essere il solo al quale don S. M. dedica le sue morbose attenzioni, sono almeno in 7. Passano anni prima che l’incubo finisca, finalmente il ragazzino riesce a tagliare il cordone ombelicale creatosi col carnefice, come da cliché passano ancora anni prima che maturi il dramma e comprenda che le sue crisi per le quali è in cura derivano da quello che ha subito da bambino.

    Quando realizza è già sposato e padre di famiglia. Ha tre figli e inorridisce all’idea che quel prete pedocriminale, amico di famiglia che non solo lo ha sposato, ma che ha anche battezzato i suoi tre figli, sia ancora in circolazione e a contatto con minori. L’uomo è credente, di istinto si rivolge alle autorità ecclesiastiche scrive al Cardinale Crescenzio Sepe, riceve la notifica di lettura della mail, ma nessuna risposta.

    Un altro dramma dell’uomo è che non ha mai trovato la forza di raccontare alla moglie quello che aveva subito da quel prete, non può nemmeno spiegare a cosa sono dovute le sue frequenti crisi. Matura la situazione e sotto il consiglio dello psicologo racconta tutto alla moglie e ai genitori, i quali trovano fortunatamente la forza e l’amore per aiutarlo. Scrive nuovamente alla Diocesi, lo fa anche la moglie, ma nessuna risposta.

    Di sua iniziativa lo psicologo dell’uomo, comprendendo che buona parte del dramma è dovuta anche al fatto che il sacerdote sia un pericolo per i bambini, scrive al Vescovo Lucio Lemmo, in un passaggio della sua lettera scrive ” Non mi pongo come il perito legale di XXXXX, ma il suo curante.

    Ho segnalato questo drammatico caso alla Chiesa perché ho ritenuto soprattutto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo di cittadino morale e cattolico”. La Diocesi non risponde direttamente ma invia a casa dell’uomo due giovani che si presentano con una busta contenente 300€, a nome della Caritas, sottolineando, che non vi saranno altri aiuti. L’uomo non ha mai chiesto soldi, la sua unica preoccupazione sono i minori a rischio.

    Deluso dalla chiesa e impotente si reca alla Stazione dei Carabinieri di Napoli Ponticelli il 22/06/2010 e sporge regolare denuncia, ma i fatti sono prescritti, non ci sarà un’indagine nulla, quella denuncia finirà su uno scaffale. Il pedofilo, malgrado le denunce e le segnalazioni è tutt’ora a piede libero e insegna in una scuola nella Diocesi di Nola. Non si chiede di riparare un danno irreparabile, si chiede solo che questo non continui, che venga fermato, che il prete non stia più a contatto con minori, perché “non impedire un fatto che si ha il dovere di impedire,equivale a cagionarlo” . (Sentenza del Giudice del Tribunale di Savona Fiorenza Giorgi maggio 2012 contro Mons. Dante Lafranconi) .

    Per questo ci appelliamo al dovere civico di chi fa informazione e successivamente a quello dei genitori perche si chieda conto alla Diocesi, alla Chiesa e al Cardinale Sepe, della sicurezza dei propri figli.

  • DON REBAGLIATI: Ho denunciato e adesso vogliono uccidermi.

    DON REBAGLIATI: Ho denunciato e adesso vogliono uccidermi.

    Don Carlo Rebagliati, ex Economo della Diocesi di Savona, racconta che per aver denunciato gli intrecci ed affari tra Chiesa, Ior, massoneria e ‘ndrangheta è a rischio della vita.

    Che da Roma è arrivato l’ordine di eliminarlo, racconta… è fine 2011. Dall’estate 2012 ha “incidenti” con la macchina per la dialisi ed a gennaio 2013 muore.

    Nell’audio di questo video alcuni frammenti di cosa raccontava nel finire del 2011, epurato dagli interventi degli interlocutori per non “esporli”.

  • ESCLUSIVO Il fermo in Vaticano del portavoce di Rete L’ABUSO

    ESCLUSIVO Il fermo in Vaticano del portavoce di Rete L’ABUSO

    Piu che un fermo sembrerebbe un “sequestro di persona poco gradita al Vaticano”, oppure un blitz contro un pericolosissimo criminale.

    Giudicate voi. Roma 8 marzo 2013 – L’intenzione era quella di presentare una petizione, sottoscritta da 23.500 cittadini alla segreteria di Stato vaticana per chiedere che il cardinale Domenico Calcagno non partecipasse al conclave «perché ha coperto dei preti pedofili», ma Francesco Zanardi, portavoce della rete “L’Abuso” di Savona è stato bloccato per un controllo dalla polizia italiana sotto il colonnato di San Pietro, nei pressi di Porta Angelica.

    Lui sostiene di essere in stato di fermo e che rischia di essere denunciato «per manifestazione non autorizzata», mentre da parte della polizia si limitano a spiegare che «stanno valutando» la sua posizione.

    Zanardi accusa il vescovo Calcagno di aver insabbiato le responsabilità di alcuni preti pedofili quando era vescovo di Savona.

    Tra questi preti ce ne è uno che, secondo Zanardi, ad 11 anni abusò di lui. Don Nello Giraudo.

    A distanza di moltissimi anni questo prete è stato condannato nel marzo 2012 ad un anno perché Zanardi ha rintracciato nel 2005 un ragazzo di 16 anni che lo ha denunciato.

    Secondo Zanardi, oltre a questo prete che abusò di lui, nella curia di Savona altri quattro hanno abusato di ragazzini.

    Anche un secondo prete (Giorgio Barbacini), sempre secondo Zanardi, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi per pedofilia. L’intenzione ora di Zanardi è che se gli verranno riconsegnate dalla polizia le firme «le presenterò all’ambasciata vaticana in Italia».

  • Il genocidio dei nativi canadesi. Kevin Annet per Rete L’ABUSO (ITA)

    Il genocidio dei nativi canadesi. Kevin Annet per Rete L’ABUSO (ITA)

    *Chiusi a forza nelle scuole cristiane. Abusati. Uccisi. è la sorte toccata agli aborigeni dello Stato. Ora il governo riconosce il genocidio. E risarcisce* Per ogni anno passato nella scuola ognuno riceverà 13 mila dollari per la perdita della lingua, della cultura e della vita di famiglia.

    Chi dichiarerà di avere subito violenze sessuali, fisiche e psicologiche dovrà affrontare un processo supplementare e potrà ricevere fra i 5 mila e i 275 mila dollari in più. A questo risarcimento avranno diritto gli allievi delle scuole residenziali cristiane di Stato del Canada, nelle quali, a partire dal Federal Indian Act del 1874 che le ha istituite, oltre 150 mila bambini indiani sono stati rinchiusi d’autorità per ‘venire civilizzati’ dopo essere stati strappati alle famiglie. Il fine era quello di “uccidere l’indiano che è dentro l’indiano”.

    Non meno di 50 mila di quei bambini sono stati uccisi per davvero, torturati e abusati dal personale insegnante o dai religiosi, preti e suore, che li ‘accudivano’ e di cui hanno anche fatto sparire i cadaveri. La legge del 1874 definiva gli indiani, cioè gli aborigeni, “individui selvaggi, privi della conoscenza di Dio e di qualsiasi stabile e chiaro credo religioso”, definizione che ha permesso l’incredibile strage degli innocenti durata fino al 1997. Da quell’anno il governo canadese ha chiuso le scuole. è iniziata una trattativa con l’Atlantic Policy Congress of First Nation Chiefs (Apc) che si è conclusa ora con l’accordo per un risarcimento di 1,9 miliardi di dollari ai circa 80 mila superstiti rinchiusi in quei lager di Stato dal 1920 al 1997.

    Il primo ministro Stephen Harper in Parlamento ha chiesto ufficialmente perdono, stando in piedi, al delegato dell’Apc, rimasto seduto, Phil Fontaine: nome francese, ma inequivocabile copricapo di piume. Nel suo discorso Harper ha tra l’altro detto: “è stato un errore separare i bambini da culture ricche e vibranti. Ciò ha creato un vuoto in molte vite e in tante comunità. Chiediamo perdono”.

    “La vostra domanda di perdono è accolta”, ha risposto Fontaine. “Il risarcimento ammette una verità che è più profonda dei soldi”, ha commentato Paul Viola, un altro rappresentante dell’Apc: “Nelle scuole cristiane si veniva chiusi in tenera età, così da non conoscere i propri genitori, e si imparava solo la violenza fisica e gli abusi sessuali”. Il 62enne Paul Fredda, ‘uomo della medicina’ della tribù Passamaquoddy, ha potuto raccontare di quando lui e suo fratello furono deportati nella scuola di Shubenacadie, dove con altri bambini vennero abusati sessualmente da preti cattolici e dove hanno assistito, tra l’altro, all’agonia di un bambino picchiato, legato a un albero per due notti e lasciato morire.

    E’ stata l’Apc a prendere a suo tempo con altri gruppi l’iniziativa di citare in tribunale il governo canadese e le chiese anglicana, battista, metodista, presbiteriana, cattolica e unitaria canadese, le chiese cioè che hanno gestito il centinaio di mattatoi per bambini chiamati scuole residenziali perchè gli ‘scolari’ erano costretti risiedervi. Il governo ha dovuto così istituire l’ente investigativo pubblico chiamato Commissione per la verità del genocidio in Canada, che a sua volta ha proseguito i lavori di altri due tribunali, la Commissione d’inchiesta sui crimini contro il popolo aborigeno e il Tribunale sulle scuole residenziali canadesi.

    Ne è uscita una galleria di orrori con 15 tipi di violenze fisiche compresa l’inoculazione di virus e bacilli di malattie mortali. Il segretario della prima Commissione, reverendo Kevin Annet, non ha esitato a parlare di “crimini contro l’umanità” e a scrivere nella relazione finale: “A differenza del popolo tedesco dopo la Seconda guerra mondiale, noi canadesi dobbiamo ancora venire a conoscenza e fare ammenda del genocidio che abbiamo perpetrato contro le popolazioni da noi sottomesse: uomini, donne e bambini indigeni deliberatamente sterminati dal nostro Stato e dalla nostra Chiesa convinti della propria supremazia razziale”. dall’Espresso Di Giuseppe Nicotri

  • La storia di Padre Murphy, il sacerdote pedofilo

    La storia di Padre Murphy, il sacerdote pedofilo

    «Ero solo un bambino». Una frase semplice, eppure in grado di raccontare in modo diretto e intenso un dolore che sembra non avere mai fine.
    A pronunciare queste quattro parole nella lingua dei segni è, nel documentario diretto dal regista premio Oscar Alex Gibney Mea Maxima Culpa – Silenzio nella casa di Dio, una delle vittime degli abusi sessuali perpetrati per anni da Padre Lawrence Murphy ai bambini dell’istituto per sordi St. John’s School for the Deaf di St. Francis, a Milwaukee.
    I VOLTI DI UN DRAMMA.
    Pur potendo discutere eventuali errori commessi da Gibney nel ricostruire le azioni del Vaticano (accusato di aver coperto per anni gli abusi), il merito innegabile del film è quello di dare un volto al dramma della pedofilia allontanandosi da statistiche, documenti legali o dibatti di vaticanisti ed esperti, ma mostrando da vicino le ferite inguaribili inferte da chi avrebbe, al contrario, dovuto aiutare e proteggere i più deboli.
    Fin da prima dell’inizio del conclave, lo scandalo degli abusi su minori da parte di religiosi è stato uno degli argomenti più trattati e rappresenta ora uno dei problemi che papa Francesco è chiamato ad affrontare con maggiore attenzione, tenendo conto che questa pagina drammatica della storia della Chiesa rischia di far perdere la fiducia nei confronti delle istituzioni ecclesiastiche.
    IL PARADISO TRADITO.
    Arthur Budzinksi, Terry Kohut, Pat Kuehn e Gary Smith in Mea Maxima Culpa confessano alle telecamere di Alex Gibney i segreti custoditi per anni, ripercorrendo la loro storia da quando arrivarono per la prima volta a scuola.
    Ai loro occhi innocenti l’istituto sembrava quasi il paradiso e si sentivano amati e protetti. La statua di Gesù raffigurato in mezzo ai più piccoli all’entrata della scuola ricordava loro ogni giorno che Dio li amava e per la prima volta non si sentivano diversi o incompresi a causa della loro sordità. La condizione che avrebbe dovuto renderli più bisognosi di cura e amore si è trasformata, invece, in una condanna.
    Padre Lawrence Murphy, a capo della scuola dal 1950 al 1974, con ognuno dei quattro bambini è passato in breve tempo dalle domande intime poste in confessionale alla violenza sessuale.