Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Emilia Romagna

  • “LA COMUNITÀ parrocchiale di Gambettola vuole lasciarsi alle spalle la brutta…”

    “LA COMUNITÀ parrocchiale di Gambettola vuole lasciarsi alle spalle la brutta…”

    LA COMUNITÀ parrocchiale di Gambettola vuole lasciarsi alle spalle la brutta storia legata a don Alvaro Tejada.

    Domenica scorsa, in occasione della prima comunione di 60 bambini, la chiesa intitolata a San Egidio Abate era piena di fedeli, incuriositi anche dalla vicenda del sacerdote arrestato.

    Don Claudio Turci in chiesa dopo aver fatto riferimento al fatto molto doloroso di don Alvaro ha invitato i fedeli a pregare e a guardare avanti: «La nostra comunità ha detto va avanti nel servizio pastorale e nell’opera educativa dei fedeli».

    La risposta dei fedeli non si è fatta attendere, tantissimi hanno manifestato piena solidarietà al parroco, molto provato, che deve portare il peso maggiore della vicenda.

    ALL’ESTERNO della chiesa, la vita della comunità parrocchiale pare del tutto normale: bambini e genitori non hanno interrotto le attività già programmate, le stesse che portava avanti don Alvaro Tejada, il circolo ricreativo è molto frequentato dai giovani e continuano gli incontri e le iscrizioni per il campo scuola della prossima estate. STASERA alle ore 21, nella sede delle opere parrocchiali, in via Ravaldini, il vescovo monsignor Antonio Lanfranchi parlerà al consiglio pastorale, allargato agli educatori e ai giovani della parrocchia.

  • Cesena: violenza sessuale, il sacerdote resta in carcere in attesa del giudizio

    Cesena: violenza sessuale, il sacerdote resta in carcere in attesa del giudizio

    CESENA – Resterà in cella in attesa di giudizio il prete boliviano di una parrocchia di Gambettola accusato di violenza sessuale ai danni di un siculo di 22 anni.

    Il pacchetto sicurezza, infatti, impedisce a coloro accusato di questa tipologia di reato di beneficiare degli arresti domiciliari. Il sacerdote è assistito dall’avvocato Giovanna Santoro. Intanto il vescovo Antonio Lanfranchi ha annunciato che martedì prossimo incontrerà la comunità parrocchiale gambettolose.

    Il sacerdote è stato arrestato domenica scorsa dagli
    agenti dell’Ufficio anticrimine e della Volante di Cesena: è accusato dagli inquirenti di aver violentato un siculo di 22 anni. Secondo quanto ricostruito, il sacerdote avrebbe invitato il giovane in canonica, prospettando al giovane una possibilità di lavoro. Qui ha tentato un primo approccio sessuale che, dopo il diniego del giovane, si è trasformato in un abuso sessuale.

    Il ragazzo, dopo esser ricorso alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Cesena, ha raccontato tutto ai genitori, che si sono rivolti alla polizia. Mercoledì mattina si è presentato una nuova presunta vittima del parroco. E’ un cesenate, acnh’egli di giovane età, che ha confessato di esser stato vittima di abusi a sfondo sessuale da parte del boliviano.

    http://www.romagnaoggi.it/cesena/2009/5/15/124105/

  • Il sacerdote resta in carcere E spunta un’altra brutta storia

    Il sacerdote resta in carcere E spunta un’altra brutta storia

    Il prete avrebbe confermato ai poliziotti di aver avuto un rapporto sessuale col ragazzino in canonica. Gli accertamenti sulla vittima parlano di violenza e lesioni. E intanto al commissariato arriva il racconto di un altro episodio.

    Sacerdoti (Ansa) Cesena, 14 maggio 2009 – Altri guai in arrivo per il 29enne sacerdote boliviano, cappellano in una parrocchia del Cesenate, arrestato domenica per presunta violenza sessuale e lesioni dolose ai danni di un 22enne siciliano.

    Spunta un’altra brutta storia: un giovane cubano un anno fa sarebbe stato vittima delle attenzioni particolari del sacerdote. Lo ha riportato alla polizia un cesenate che aveva ospitato il giovane nella propria abitazione e che ne aveva raccolto ‘le confessioni’. Ora gli uomini del Commissariato stanno cercando di rintracciare il ragazzo. La dinamica dei fatti sarebbe molto simile a quella avvenuta in parrocchia: si tratterebbe sempre di un abuso sessuale completo.

    Gli inquirenti sono sempre più convinti di come sia andata sabato notte nella stanzetta del sacerdote dove il 22enne siciliano sarebbe stato attirato con una scusa dopo una offerta di lavoro in un campo estivo parrocchiale. E le perplessità sulla vicenda vengono infrante dai referti degli accertamenti medici e psichiatrici, effettuati al Bufalini sulla giovane vittima poco dopo l’orrore: si tratta di violenza sessuale e lesioni (la prognosi per il 22enne è stata di 20 giorni). Il ragazzino, fragile fisicamente, sarebbe rimasto infatti impietrito, immobilizzato dal terrore, quando è stato scaraventato sul letto dal sacerdote, non riuscendo neppure a chiedere aiuto.

    Intanto è stato confermato l’ordine di custodia cautelare in carcere per il religioso che nell’interrogatorio di garanzia davanti al magistrato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il sacerdote al momento dell’arresto ai poliziotti aveva confermato di aver avuto sì un rapporto sessuale col ragazzino ma che questi era consenziente. Anche il suo avvocato d’ufficio ha scelto il silenzio.

     http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/c…a_carcere.shtml

  • Don Bellei. Le ragazze che si appartano come i preti pedofili

    Don Bellei. Le ragazze che si appartano come i preti pedofili

    La difesa di Don Bellei

    la Gazzetta di Modena — 09 maggio 2009 pagina 16 sezione: CRONACA
    Una fedele contro il parroco della chiesa dello Spirito Santi di via Fratelli Rosselli, per le parole che il sacerdote – molto noto in città – avrebbe pronunciato un paio di settimane fa durante l’omelia, dedicata alla responsabilità individuale, della messa domenicale. Si è saputo solo ora perché la lettrice Anna Maria Cortesi ha mandato una lettera alla Gazzetta in cui attacca don Bellei. «Voglio denunciare – scrive la signora – le gravi affermazioni del parroco pronunciate durante la messa dello scorso 26 aprile e dedicate al modo in cui giornali e tg fanno informazione. Don Bellei ha detto che se comunichi che ci sono tra noi, poniamo, 100-150 preti pedofili od omosessuali tutti pensano sia un numero enorme. Se specifiche invece che questi sono sparsi in tutto il mondo e non concentrati a Vaciglio o Modena allora il numero fa meno impressione? Domanda da girare ai bambini loro vittime e alle famiglie». Anna Maria Cortesi dice di essere uscita dalla chiesa, ricevendo un “rimbrotto” dall’officiante: «Il parroco ha detto che si tratto di uno squallido e grave reato che va condannato e pulito penalmente, ma ha aggiunto che le ragazze che si appartano in auto con il fidanzato alla fine non possono considerarsi Santa Maria Goretti». Don Bellei ostenta tranquillità e respinge ogni accusa, confermando però di avere pronunciato tutte le frasi contenute nella lettera. «Estrapolando – spiega – questi concetti sembra io sia uscito di senno e invece non ha ricevuto alcun altro commento a parte l’atteggiamento della signora che non è mia parrocchiana. Siamo tutti liberi, ma deve essere chiaro che ho fatto degli esempi all’interno dell’omelia, ben conscio del tipo di pubblico cattolico che avevo di fronte. Si può essere d’accordo o no, ma io spiegavo la dottrina cattolica all’interno della responsabilità che tocca tutti». Ma così le vittime non rischiano di esserlo 2 volte? «Avevo tanti giovani a messa – continua il parroco – e ricordo che il Papa, sui preti pedofili, è stato duro molto più del precedente. Lo stupro è un altro reato odiosissimo però la vittima deve stare attenta ed essere sobria anche nei costumi e nel comportamento. E’ come se io cercassi di scalare una montagna, non avendone le competenze, facendomi male: devo essere curato ma pur essendo vittima sono in parte responsabile, visti i miei atteggiamenti, della situazione». (stef.lup.)

  • Don Dessì: il 27 maggio processo in Cassazione

    Don Dessì: il 27 maggio processo in Cassazione

    Gazzetta di Parma
    II Ultimo atto per don Marco Dessì. Il processo contro il sacerdote sardo – condannato a 8 anni lo scorso 31 ottobre dalla Corte d’appello di Bologna per violenza sessuale su alcuni ragazzi della comunità di Chinandega, in Nicaragua, di cui era responsabile – arriva in Cassazione il prossimo 27 maggio.

    A giudicare l’ex missionario, sospeso a divinis dal Vaticano, sarà la terza sezione della Suprema Corte.

    In primo grado, pur potendo contare sullo sconto di un terzo grazie alla scelta del rito abbreviato, fu condannato a 12 anni dal gup Roberto Spanò. In appello, la difesa del sacerdote – rappresentata dagli avvocati Pierluigi Concas e Massimo Jasonni – che aveva tentato di scardinare il quadro accusatorio, aveva comunque ottenuto una riduzione della pena.
    Un’inchiesta complessa, quella condotta dal pm Lucia Russo, partita dopo le denunce, raccolte da alcuni volontari italiani, da parte di sei ragazzi che poi si appoggiarono ad alcune associazioni, come «Rock no war» di Modena e «Solidando» di Cagliari. Sul computer del prete furono trovati 1.442 file pedopornografici, alcuni dei quali scaricati anche due giorni prima dell’arresto, avvenuto il 4 dicembre 2006.

  • Emilia R./ Cesena,sacerdote abusa 20enne in canonica: arrestato

    Emilia R./ Cesena,sacerdote abusa 20enne in canonica: arrestato

    Adescato con la scusa di trovargli un lavoro

    Un sacerdote, cappellano di una piccola chiesa nel cesenate è stato arrestato con la pesante accusa di violenza sessuale aggravata e lesioni personali: secondo gli inquirenti il sacerdote, 29enne boliviano, ha stuprato un giovane di 20 anni adescandolo durante una festa parrocchiale, con la scusa di trovargli un lavoro.

    L’ufficio anticrime e le volanti del commissariato di Cesena – si legge in una nota della questura di Forlì-Cesena – domenica mattina ha arrestato il cittadino boliviano Tejada Coca Alvaro, 29 anni, cappellano in una chiesa di Gambettola, in provincia di Forlì-Cesena, per i reati in concorso fra loro di violenza sessuale aggravata e lesioni personali dolose, reati consumati nei confronti di un ragazzo italiano poco più che ventenne.

    Il ragazzo, spiega la polizia, era da pochi giorni a Cesena, ospite di alcuni familiari, per trovare lavoro. E, sabato sera, insieme ai parenti, è andato ad una festa parrocchiale a Gambettola, quando è stato avvicinato dal sacerdote, il quale, venuto a conoscenza del fatto che era alla ricerca di un impiego, gli ha prospettato la possibilità di un lavoro stagionale nei campi scuola estivi per i ragazzi della parrocchia.

    Il sacerdote ha così invitato il 20enne nel proprio studio, dentro il plesso parrocchiale, con la scusa di mostrargli i progetti organizzativi dei campus, il giovane, allettato dalla possibilità di lavoro, lo ha seguito senza remore.

    Poi, sempre con il miraggio del lavoro, “con una scusa banale lo ha condotto fino nella propria stanza, al primo piano della canonica, dove – spiega la questura – il sacerdote ha tentato un primo approccio sessuale, che dato il diniego del giovane, si trasformava in un gesto di violenza, fino a sfociare in un abuso sessuale completo”. Quando il ragazzo è tornato dai familiari, alla festa parrocchiale, non è riuscito a mascherare il trauma e il suo stato d’animo, ma non è riuscito a parlare e i familiari hanno insistito con la richiesta di spiegazioni. A distanza di qualche ora, superata la vergogna, il ragazzo ha raccontato ai parenti la violenza subita.

    Portato al pronto soccorso dell’ospedale Bufalini di Cesena, i sanitari – sottolinea la polizia – hanno riscontrato la violenza sessuale e le lesioni subite. Gli agenti dell’ufficio anticrimine di Cesena e le volanti sono subito arrivate in ospedale, poi, sono andati nella Chiesa di Gambettola, fin nella stanza del sacerdote boliviano, che dormiva. Il cappellano è stato arrestato e “ha ammesso ogni addebito ad eccezione della violenza asserendo che il giovane era consenziente, in palese contrasto con quanto riscontrato dai sanitari”. Gli agenti hanno perquisito e sequestrato i locali e alcuni oggetti, mentre la polizia scientifica ha refertato numerose campionature di materiale biologico, indumenti e oggetti vari “attestanti la consumazione del reato, il tutto con la precisa finalità investigativa di conservare e congelare lo stato dei luoghi”. Sottoposto ai rilievi dattiloscopici e fotografici in commissariato di Cesena, il pm della procura della Repubblica di Forlì – Cesena Fabio Di Vizio ha disposto che l’arrestato fosse portato nel carcere di Forlì.

    La procura della Repubblica di Forlì e il commissariato della polizia di Stato di Cesena hanno tutta l’intenzione di appurare, in collaborazione con le autorità ecclesiastiche che hanno contribuito all’accertamento dei fatti e si sono mostrate addolorate e incredule, eventuali ulteriori sviluppi investigativi”, sottolinea la nota della questura che conclude con l’invito a “chiunque sia venuto a conoscenza, anche per interposta persona di episodi di avvicinamento o ‘approcci’ che in qualche modo coinvolgano il sacerdote boliviano arrestato, a a presentarsi al commissariato di Cesena per riferire ogni circostanza. Tali accertamenti si rendono tanto più doverosi avendo avuto il prelato un ruolo rilevante nell’organizzazione dei centri estivi parrocchiali per i ragazzi e nell’attività di catechismo”.

  • Villamassargia Processo al sacerdote In Cassazione dopo la condanna per abusi sessuali

    Villamassargia Processo al sacerdote In Cassazione dopo la condanna per abusi sessuali

    Villamassargia Processo al sacerdote
    In Cassazione dopo la condanna per abusi sessuali
    Domenica 22 marzo 2009

    A pproda in Cassazione la vicenda di padre Marco Dessì, il sacerdote di Villamassargia condannato per pedofilia a Bologna. Il suo difensore, avvocato Pierluigi Concas, ha annunciato che impugnerà la sentenza emessa nell’ottobre scorso dalla Corte d’Appello di Bologna. Obiettivo: far ottenere all’imputato almeno un ulteriore sconto di pena.

    Per ora, restano comunque agli atti i verdetti dei due precedenti giudizi. Secondo i quali, Padre Marco Dessì ha commesso abusi sessuali nei confronti dei bambini che ospitava nell’orfanotrofio di Chinandega, in Nicaragua. Anche la sentenza di appello, emessa dai giudici di Bologna, ha confermato, dopo quella di Parma, le gravissime responsabilità del missionario, condannato a 12 anni di carcere in primo grado, a 8 anni in secondo. Violenza sessuale ai danni di minori e possesso di materiale pedopornografico (1400 fotografie) i reati che la magistratura ha ritenuto provati, aldilà di ogni ragionevole dubbio.

    Mentre ha ritenuto inattendibile la linea difensiva adottata dall’imputato, che si ritiene vittima di una congiura ordita ai suoi danni da quei bambini (oggi adulti) che lo accusano di averli sottoposti ad atroci sevizie proprio nel momento in cui erano più deboli e indifesi. Si tratta infatti di minori abbandonati in strada nel Nicaragua degli anni ’80-’90. Piccoli, orfani e affamati, che don Marco accoglieva nella missione realizzata a Chinandega con i fondi raccolti in Sardegna e nelle penisola. Ben presto però i bambini si rendevano conto che dovevano pagare a caro prezzo quella ospitalità: il loro benefattore durante la notte li portava nella sua camera e li costringeva a subire umilianti sevizie. Inutili le suppliche dei bambini perché si fermasse, o avesse pietà. Chi protestava veniva espulso dalla missione o perdeva benefici, come far parte del coro e prendere parte a viaggi all’estero per raccogliere fondi.

    Queste cose le vittime le hanno raccontate ai giudici di Parma, che hanno condotto l’inchiesta. Confessioni sconvolgenti, rese fra le lacrime: il terrore delle visite notturne, le torture, le minacce per imporre il silenzio, i sensi di colpa che le vittime si portano dentro ancora oggi. Don Marco ha sempre assistito impassibile agli interrogatori, «Durante tutta l’inchiesta, non ho mai sentito la sua voce» dichiarò il Pm Lucia Russo dopo il processo di primo grado. Ma né lei né il Gup Roberto Spanò si limitarono a prendere per buone le accuse delle vittime. Cercarono e trovarono infatti numerose testimonianze proprio fra quei volontari che, in Sardegna e nella penisola, sostenevano la missione Betania. Ma il suggello finale al quadro accusatorio lo diede proprio lui, don Marco, quando, non sapendo di essere intercettato, minacciava di morte i suoi accusatori o si proponeva di corrompere la polizia del Nicaragua per farli arrestare.
    LUCIO SALIS

    http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24…rticolo=2334720

  • Pedofilia, abusò di due giovani, 6 anni e 8 mesi a parroco Giuseppe Giacomoni

    Pedofilia, abusò di due giovani, 6 anni e 8 mesi a parroco Giuseppe Giacomoni

    18/2/09
    Pedofilia, abusò di due giovani, 6 anni e 8 mesi a parroco Giuseppe Giacomoni
    Sconto di pena per don Giuseppe Giacomoni, il parroco accusato di pedofilia per alcuni abusi sessuali ai danni di un minorenne bulgaro e di un albanese di 20 anni.

    La Corte d’Appello di Bologna ha ribadito la condanna, con uno sconto di un anno e quattro mesi sugli otto previsti dalla sentenza di primo grado (con il rito abbreviato) sancita dal tribunale di Forlì il 9 ottobre del 2007.
    Il religioso 83enne, fondatore della casa alloggio per immigrati ‘Arcobalenò di Gatteo Mare, in provincia di Forlì, è stato condannato a sei anni e otto mesi di reclusione.
    Agr

  • PEDOFILIA: FIACCOLATA RADICALI DAVANTI CURIA BOLOGNA

    PEDOFILIA: FIACCOLATA RADICALI DAVANTI CURIA BOLOGNA

    PEDOFILIA: FIACCOLATA RADICALI DAVANTI CURIA BOLOGNA

    Febbraio 8, 2009 at 2:20 am (attualità, chiesa e pedofilia) (7 febbraio 2009, DAVANTI CURIA BOLOGNA, FIACCOLATA RADICALI, Pedofilia)

    (AGI) – Bologna, 7 feb. – Presidio di un gruppo di militanti del partito Radicale, tra cui due deputati, davanti alla Curia di Bologna per denunciare il problema della pedofilia all’interno della Chiesa. Armati di fiaccole una decina di radicali (la questura ha dato l’autorizzazione solo per dieci persone per motivi di sicurezza) hanno esposto cartelli con scritto “stop alla pedofilia clericale”; “Eluana, basta con questa tortura”; “il sonno della ragione genera ministri” all’iniziativa hanno partecipato anche i due parlamentari radicali Maurizio Turco e Maria Antonietta Farina Coscioni (vedova di Luca Coscioni) oltre al consigliere comunale Serafino D’Onofrio. Nel pomeriggio, durante il quarto congresso dell’Associazione “Anticlericale.net” e’ intervenuto anche il politologo Gianfranco Pasquino candidato civico a sindaco di Bologna delle prossime elezioni amministrative. I rappresentanti dell’Associazione bolognese Anticlericale hanno annunciato, infine, una replica della manifestazione il primo venerdi’ di ogni mese. (AGI)

    PEDOFILIA: FIACCOLATA RADICALI DAVANTI CURIA BOLOGNA

  • Bologna. Manifestazione contro preti pedofili a rischio

    Bologna. Manifestazione contro preti pedofili a rischio

    Repubblica — 02 febbraio 2009 pagina 1 sezione: BOLOGNA
    IL TEMA è provocatorio e decisamente “forte”: i Radicali dell’ associazione “Anticlericale.net” vogliono andare a manifestare davanti alla Curia in via Altabella contro «la pedofilia nella Chiesa cattolica».

    Ma la Questura sta cercando di impedire l’ appuntamento di sabato prossimo, alle 19, subito dopo il congresso degli anticlericali all’ hotel Corona d’ Oro, in via degli Albari (a due passi dalla Curia), e ha chiesto agli organizzatori di fare un passo indietro. Almeno sul luogo della manifestazione. Per ora, dice Monica Mischiatti, segretaria dei Radicali bolognesi, una richiesta informale, frutto di un colloquio avuto sabato scorso col dirigente della Digos Vincenzo Ciarambino. «Hanno fatto riferimento alla recente direttiva-Maroni che vieta manifestazioni politiche davanti ai luoghi di culto.

    Io non so se la Curia lo sia. Stamattina avremo un nuovo incontro. Noi vogliamo fare la nostra protesta e la fiaccolata: se ce lo impediranno, ne parleremo al congresso. Ricordo che nel 2005, Capezzone, durante una manifestazione anticlericale, pronunciò il suo discorso sul sagrato di San Petronio. La direttiva-Maroni? Lede gli elementari diritti dei cittadini a manifestare».

    Trattativa difficile per un sit in destinato a sollevare polemiche, in particolare dopo la preghiera islamica in piazza Maggiore il 3 gennaio e la successiva manifestazione per la pace in Palestina, col divieto di sfilare davanti alla cattedrale di San Pietro e a San Petronio imposto al corteo da Questura e Prefettura. Stamattina il questore, se gli anticlericali dovessero tenere duro, potrebbe imporre delle prescrizioni. «Dovranno metterlo nero su bianco – insiste Monica Mischiatti – noi vogliamo solo fare un sit in con una fiaccolata in via Altabella. Elementare dissenso, nient’ altro. E vorremmo che in questo Paese la libertà di espressione fosse pienamente garantita». – CARLO GULOTTA

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/02/la-sfida-degli-anticlericali-alla-curia.html