Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Interviste

  • Pedofilia: le vittime dell’istituto Provolo raccontano gli abusi

    Pedofilia: le vittime dell’istituto Provolo raccontano gli abusi

    Luca Bertazzoni ha raccolto le testimonianze di chi racconta di aver subito violenze sessuali da parte dei preti.

  • Preti di Verona arrestati per abusi su bambini di 10 anni, parla una vittima: “Papa Francesco sapeva

    Preti di Verona arrestati per abusi su bambini di 10 anni, parla una vittima: “Papa Francesco sapeva

    Julieta Anazco ha denunciato pubblicamente gli abusi sessuali dei preti pedofili dell’argentina. Lei stessa è stata vittima di un abuso. Adesso rivela: “Abbiamo denunciato e informato la Chiesa, ma nessuno ha fatto niente, – racconta – all’epoca Papa Francesco era l’arcivescovo di Buenos Aires, abbiamo provato ad incontrarlo ma nessuno ci ha ricevuto”.

  • Preti pedofili, una vittima al Papa: agisca, ho la vita distrutta.

    Preti pedofili, una vittima al Papa: agisca, ho la vita distrutta.

    Roma, (askanews) – Gli ha distrutto la vita, ha perso il lavoro, oggi prende ancora psicofarmaci e chiede giustizia appellandosi anche a Papa Francesco.

    A parlare così è Diego Esposito, il nome è di fantasia, che da anni ha denunciato di essere stato vittima di abusi da parte di un prete, il suo professore di religione in una scuola di Ponticelli. “Ora, basta siamo nel 2016 e vogliamo una chiesa pulita, i nostri figli quando vanno a scuola devono essere al sicuro e anche lo Stato deve intervenire e controllare questi preti che vengono denunciati perché non possono insegnare nelle scuole statali, sono un pericolo pubblico”.

    A parlare così è Diego Esposito, il nome è di fantasia, che da anni ha denunciato di essere stato vittima di abusi da parte di un prete, un suo professore alle medie in una scuola di Ponticelli e ancora oggi chiede che si faccia giustizia. “Faccio anche un appello a Papa Francesco: risolvete questa piaga, bisogna fare qualcosa subito, il Cardinale Sepe – racconta – mi ha fatto perdere il lavoro perché dopo sei anni di giustizia che non mi è arrivata, scrissi una e-mail alla Curia, minacciando il suicidio con la mia arma, essendo io una guardia giurata, ma ovviamente era una provocazione, non mi volevo uccidere, ma loro presero la palla al balzo e girarono la lettera alla polizia che mi tolse il porto d’armi, quindi così io persi il mio lavoro.

    Per me è stato un dolore atroce”. “Ci sono altre vittime che in questi giorni hanno contattato l’associazione ‘Rete l’Abuso’ – continua Diego – vittime del prete pedofilo don Silverio Mura, che volevano denunciarlo, ma hanno paura di fare la mia stessa fine e perdere il lavoro. Questo non deve accadere, Papa Francesco, a chi denuncia e ha la forza di denunciare come me.

    Io ho perso lavoro, famiglia, armonia, ho un figlio di 9 anni in cura perché sente sempre questi discorsi e che piangeva quando ho fatto lo sciopero della fame, per avere giustizia”. “La mia vita è distrutta – dice Diego – prendo circa 8 pillole al giorno di psicofarmaci e negli ultimi sei anni ho avuto tre svenimenti, sono stato ricoverato in ospedale e tutti mi hanno diagnosticato l’ansia senza sapere la mia storia.

    Questo prete ha distrutto la mia vita e quella della mia famiglia”. “Le conseguenze non sono gravi, sono gravissime”.

    http://www.askanews.it/cronaca/preti-…

  • Pedofilia, una vittima: “Le mie due figlie morte per gli abusi”

    Pedofilia, una vittima: “Le mie due figlie morte per gli abusi”

    Roma, (askanews) – E’ a Roma per le sue bambine Anthony Foster, intervistato fuori dall’hotel Quirinale a margine dell’incontro fra il cardinale George Pell e le vittime australiane di abusi. Emma e Katie furono violentate dal loro parroco quando erano alle elementari. Emma è morta di overdose, Katie, divenuta alcolista, è paralizzata dopo un incidente stradale. “Questa era la mia famiglia perfetta… Noi l’avevamo creata. La Chiesa cattolica l’ha distrutta, perché non ha sorvegliato i suoi preti e ha permesso che dei bambini fossero violentati. Quanti casi sono? Migliaia, migliaia”. “George Pell era il vescovo ausiliare nella nostra zona ed era responsabile del prete che ha abusato le mie bambine”. “No, non ho bisogno di vedere il Papa. Io rivoglio le mie bambine. La reazione della Chiesa dovrebbe essere l’umiltà, chiederci perdono, fare tutto quello che possono per risanare la vita di tutte le vittime che ci sono. Finora abbiamo solo parole. Abbiamo bisogno di azioni concrete e di tutto il peso della Chiesa impiegato per aiutare le vittime e perché non succeda di nuovo, questo vogliamo”.

  • Pedofilia, una vittima italiana: “Abusato a 12 anni da un prete”

    Pedofilia, una vittima italiana: “Abusato a 12 anni da un prete”

    “Per 10 anni l’ho dimenticato, ma ora voglio giustizia per tutti” Roma, (askanews) – Aveva 12 anni quando ha subito abusi da parte di un sacerdote, nel savonese. Mirko Gabossi è una delle vittime di pedofilia in Italia, uno dei tanti casi insabbiati secondo quando denuncia la rete “L’Abuso”, di cui Mirko fa parte, che raccoglie le vittime di pedofilia da parte di sacerdoti. Racconta cosa è successo: “All’età di 12 anni, facendo attività in chiesa insieme ad altri giovani, sono entrato a contatto con questo prete. Poi ho voluto la sfortuna di entrarci più a contatto rispetto ad altri. Da quando è avvenuto l’abuso, per oltre 10 anni, non ho mai più pensato a ciò che era accaduto. Quando ho notato che Francesco aveva messo in piedi una associazione, tutte queste memorie sono venute a galla”. Per Mirko la soluzione è una sola: “Il vescovo dovrebbe essere a nostro parere il funzionario che si occupa della pulizia e della veridicità di ciò che accade nella sua struttura. Coprire un abuso sessuale da parte di un suo sottoposto fa saltare subito agli occhi che non è etico e innaturale”. Un lavoro dettagliato quello che svolge ogni giorno la rete “L’Abuso”: “Stiamo cercando di trovare giustizia per queste vittime attraverso assistenza legale cercando di fornire loro l’aiuto necessario e stiamo muovendo una battaglia nei confronti della struttura che copre questi abusi che ormai avvengono da moltissimi anni. In alcuni casi sono tutti reati in prescrizione, ma non per questo sono meno importanti di altri”.

  • C’è un “Caso spotlight anche in Italia? Francesco Zanardi per Radio Cusano Campus

    C’è un “Caso spotlight anche in Italia? Francesco Zanardi per Radio Cusano Campus

    Francesco Zanardi, Portavoce ‘Rete L’Abuso – Onlus’, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Buio in sala”, condotta da Piercarlo Fabi su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).

    “Nel 2004 –ha affermato Zanardi-, il cardinale Joseph Ratzinger fu portato alla sbarra, perché mentre il gruppo Spotlight stava indagando sugli abusi sessuali su minori perpetrati da sacerdoti negli Stati Uniti, lui e Bertone decisero di scrivere ai vescovi di tutto il mondo dicendo che la direttiva del 1962 era tuttora in vigore.

    Quella direttiva chiede alle gerarchie ecclesiastiche di mantenere il segreto su abusi sessuali da parte del clero. Poi Ratzinger fu provvidenzialmente eletto Papa e la prima cosa che fece fu quella di chiedere a Bush l’immunità diplomatica come capo di Stato per non essere processato.

    Questa notizia in Italia non ha avuto quasi alcuna eco”. Il tribunale speciale voluto da Papa Francesco. “Ben vengano le linee guida di Bergoglio –ha affermato Zanardi-, ben vengano i tribunali vaticani.

    Però il Vaticano deve avere l’obbligo di denuncia quando un prete commette un reato sul suolo italiano, perché i processi canonici voluti da Bergoglio prevedono la scomunica come massimo della pena. Quindi il prete pedofilo non fa neanche un giorno di carcere.

    La vittima non viene assistita quindi, anche se questi tribunali non fossero una farsa, il risultato è lo stesso di prima”.

    Fonte: Radio Cusano Campus

  • Allontanato membro commissione anti-pedofilia, “tradito dal Papa”

    Allontanato membro commissione anti-pedofilia, “tradito dal Papa”

    Roma, (askanews) – E’ stato “allontanato” dalla Commissione pontificia per la protezione dei minori e invitato a prendere un periodo di aspettativa dalla commissione creata ad hoc da Papa Francesco per affrontare il dramma della pedofilia nella chiesa. Forse perchè considerato troppo ribelle’. E’ Peter Saunders, britannico di 58 anni, vittima anche lui, quando era bambino, di abusi sessuali commessi da un religioso e nominato da Bergoglio a far parte della commissione anti-pedofilia. Si è allontanato e ora si sente tradito da papa Francesco, e accusa la Chiesa di non fare nulla per risolvere il problema.

    “Ho sempre detto e dirò sempre ciò che penso – afferma Saunders – ed eserciterò sempre il mio diritto di esprimermi e questo non è compatibile con il modo in cui la Chiesa e la commissione operano. E’ ugualmente il cuore della ragione per cui l’abuso nella Chiesa è così generalizzato e diffuso. È per questo che esiste ancora, e opera in condizioni di segreto e oscurità”.

    “Questa epidemia, questo cancro della Chiesa – prosegue – non sarà mai preso in considerazione finché resteremo attorno a un tavolo a discutere di come sia meglio ‘arruolare’ i preti o adattare il diritto canonico, perchè è di questo che discute la commissione. Non dico che non facciano un lavoro utile, alcuni dei loro lavori sono molto utili, ma questo non impedisce che i bambini vengano abusati”.

    “Credo che non accadrà nulla all’interno della Chiesa finchè le persone della Chiesa, i laici, i buoni preti, e ce ne sono molti, non si alzeranno e diranno ora è abbastanza. Finchè non ci sarà questo, non cambierà nulla”.

    Saunders si sente tradito da Papa Francesco: “Papa Francesco ha mostrato di essere parte del problema, e questo mi spezza il cuore perchè quando l’ho incontrato, 18 mesi fa, ho pensato ci fosse sincerità e buona volontà nel far cambiare le cose. E temo che non sia più così”.

    http://www.askanews.it/esteri/allontanato-membro-commissione-anti-pedofilia-tradito-dal-papa_711730492.htm

  • Presunti abusi su minore. Intervista a don Francesco Rutigliano. Di Francesca Lagatta

    Presunti abusi su minore. Intervista a don Francesco Rutigliano. Di Francesca Lagatta

    «Non ho mai avuto rapporti sessuali con minori, né abusandone, né in modo consenziente».

    Solo tre giorni fa, respingeva ogni accusa don Francesco Rutigliano, 42enne di origine pugliese, incardinato presso al diocesi di Locri ma trasferito presso la chiesetta di San Gordiano di Civitavecchia nel settembre scorso per affiancare don Ivan.

    Ma ieri mattina ha manifestato la ferma volontà di lasciare la parrocchia.

  • Dall’Uruguay a Savona per testimoniare “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    Dall’Uruguay a Savona per testimoniare “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    Genova – «Sono nato in Brasile. All’età di 6 mesi mia madre mi ha portato con sé in Uruguay, la sua terra. Mio padre non poteva tenerci con sé perché era sposato. Aveva già una famiglia. Dall’età di sei mesi fino a otto anni sono cresciuto in un istituto cattolico. Poi, in altre missioni.

    E sono stato abusato da tre sacerdoti»: è una sintesi della lunga intervista registrata dal sito del Secolo XIX con il giovane sudamericano che sostiene di essere stato abusato ripetutamente, insieme con altri ragazzini, da parte di tre missionari. Di cui uno ligure: don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

    Il Secolo XIX aveva già raccolto la testimonianza del giovane a distanza, quando si era saputo che nel presunto caso di pedofilia era coinvolto un sacerdote ligure. Il 29enne ha deposto in Uruguay, e poi, proprio grazie al sostegno della Rete L’Abuso, ha affrontato il viaggio aereo per deporre in Italia, a Savona. Prima della sua deposizione, prima del suo rientro in America Latina, ha accettato di raccontare nei dettagli la sua vicenda personale. Racconta della fiducia che aveva nei sacerdoti, e in particolare in quel prete italiano che gli era stato assegnato come tutor. Provvedeva lui ad aiutarlo a studiare.

    Ma, in cambio, esigeva di essere “massaggiato”: e questi massaggi si traducevano poi in pratiche sessuali. Il giovane non si capacita di come un missionario possa fare cose come queste: «La mia vita sarebbe stata diversa, se non lo avessi incontrato?». Oggi il giovane è padre, e si dichiara spaventato all’idea che i suoi bambini, e altri bambini, possano dover affrontare quanto dice di avere subìto. Racconta di avere ricevuto regali, come altri ragazzini ai quali poi veniva chiesto di fare sesso. Racconta di ingenti quantità di denaro, che il prete avrebbe usato per quegli acquisti, dopo avere ricevuto donazioni da parte di fedeli devoti. Dice anche di avere provato a denunciare, quando si è reso conto che quello che credeva un padre non si comportava come un padre. Questa è una breve sintesi della sua lunga dichiarazione. Una dichiarazione di parte: al vaglio della Procura. Se sarà ritenuta attendibile, il sacerdote sarà invitato a chiarire, e nel caso a smentire, le accuse che il ragazzo gli muove.

    La vicenda è venuta alla luce grazie all’associazione La Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi, vittima a suo tempo di abusi da parte di un altro sacerdote ligure. La versione del prete: «Solo calunnie, sono sereno» Interpellato in giornata dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto «sereno», perché «sono tutte calunnie» e anche perché «il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia».

    Se i fatti denunciati fossero veri, si tratterebbe di una storia molto grave: la pedofilia sarebbe stata praticata per anni, su numerose vittime. Non solo: i soldi inviati dalle famiglie liguri a sostegno della missione, sarebbero stati utilizzati in buona parte per fare regali, costosi, ai ragazzini abusati, per tenerli legati al presunto pedofilo.

    Ci sarebbero donazioni utilizzate non per aiutare bambini in difficoltà, ma per comprarli. Nell’intervista video, la presunta vittima sostiene che il sacerdote italiano abbia una doppia vita: da una parte quella del pastore devoto, fragile, generoso, dall’altra quella del pedofilo, che utilizza la veste di “uomo di Dio” per abusare: «Io lo dicevo, lo raccontavo… – afferma – ma loro, i preti, si coprivano l’uno con l’altro: era una mafia». Ma adesso «non deve succedere più, non deve succedere ad altri bambini».