Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Storie – Lettere di vittime e lettori

  • Sempre più delusi e infastiditi dai cattolici buonisti che ottengono l’effetto contrario!

    Sempre più delusi e infastiditi dai cattolici buonisti che ottengono l’effetto contrario!

    Leggere l’ennesimo articolo che elogia Papa Francesco per tutto quello che avrebbe fatto e starebbe facendo per la lotta alla pedofilia clericale, come cattolica e mamma di una vittima di un prete pedofilo mi infastidisce e mi fa comprendere che le fette di salame sugli occhi dei cattolici sono ancora belle spesse!

    Oggi mi riferisco a “Papa Francesco: tolleranza zero e lotta agli abusi sessuali” un incredibile articolo che riassume – tipo copia/incolla – ciò che i giornali o i documenti della Chiesa riportano sui vari provvedimenti presi da Papa Francesco sul tema. Diciassette righe di belle parole (prive di contraddittorio) . Ma chi scrive, tal signor Enzo Bartalotta che firma l’articolo, ha mai incontrato una vittima di un prete pedofilo?

    Forse, se lo avesse fatto, avrebbe affrontato un tema così complesso ed estremamente doloroso con meno superficialità. Sì, perché voglio fermarmi alla superficialità, non voglio arrivare a pensare che vi sia mala fede e volontà ulteriore di arrecare sofferenza alle centinaia di vittime (italiane) che eventualmente dovessero leggere il suo articoletto. Certo, la superficialità non è nemmeno un buon servizio per l’informazione, anzi. Si lascia credere ciò che non corrisponde alla realtà.

    Come ha approfondito? Con quali strumenti ha valutato se quello che ha scritto corrisponde poi al vero, cioè a ciò che realmente accade?

    Parole come “tolleranza zero”, “abolizione del segreto pontificio”, “con Papa Francesco non sarà più possibile insabbiare”… (e chi lo garantisce, coloro che hanno insabbiato) l’autore dell’articolo si è domandato cosa significano per le vittime? Si è domandato cosa davvero succede nei tribunali civili? Ha approfondito, per esempio, il Motu Proprio “Come una madre amorevole”, per scoprire che era solo un fantomatico progetto il tribunale per i vescovi insabbiatori, ma nulla è poi stato attuato? Ha chiesto a quante vittime è stato risposto in merito alla richiesta di documentazione a seguito dell’abolizione del segreto pontificio? Forse avrebbe fatto delle scoperte interessanti che gli avrebbero permesso di scrivere un articolo un po’ più VERO.

    Come cattolica sono amareggiata e delusa dai tanti cattolici che, credendo forse di fare il bene della chiesa?, fanno invece un gran male, e proprio ai più piccoli, ai più indifesi, a chi ha già subito e continua a subire un male che non finisce mai.

    L’articolo di Enzo Bartalotta si conclude con un ringraziamento a Papa Francesco da parte di tanti credenti: ecco, escluda pure le vittime dei preti pedofili (se per caso qualcuna è pur rimasta credente dopo essere stata massacrata più e più volte, anche dall’ipocrisia proprio dei cattolici).

    Una mamma cattolica indignata
    (lettera firmata)

  • Quando avevo 11 anni iniziò a molestarmi “, cruda testimonianza di un’altra vittima del sacerdote Raúl Sidders

    Quando avevo 11 anni iniziò a molestarmi “, cruda testimonianza di un’altra vittima del sacerdote Raúl Sidders

    Rocío, ex studentessa della scuola San Vicente de Paul de La Plata, racconta gli abusi subiti.

    Da Drafting

    Rocío ha 27 anni ed era uno studente della scuola confessionale di San Vicente de Paul de La Plata. All’età di 5 anni è entrato nell’asilo San Bernardo e da lì ha proseguito nella scuola elementare dell’istituto, dove ha subito le azioni del parroco Raúl Sidders. Riportiamo di seguito la sua testimonianza.

    Ricordo che era cattivo con tutti i miei compagni di classe, ma non con me. A quel tempo pensavo che avesse un affetto speciale per me. Dall’età di 11 anni ha iniziato a molestarmi. D’inverno, prima di tutti, mi faceva mettere le mani nelle tasche della sua tonaca perché diceva che avevo le mani fredde e mi faceva sentire la sua erezione.

    Ci ha fatto confessare da soli nella cappella. Lì iniziò a chiedermi se avevo mai visto i miei genitori fare sesso, se avevo visto mio padre nudo, se sapeva cosa fosse un pene. A 12 anni, quando ero in prima media, è peggiorato. Mi chiedevo se sapessi masturbarmi, e come gli ho detto che non me lo spiegava con le dita, senza toccarmi, come farlo. Mi ha suggerito di farlo pensando a lui e che nella confessione successiva gli dicessi come mi ero sentito.

    Nella confessione successiva mi ha chiesto se l’ho fatto e ho detto di no. Mi ha chiesto perché e io ho risposto “Non lo so”. Si è arrabbiato e mi ha detto: “Perché non l’hai fatto se ti ho detto di farlo? Devi essere preparato perché la donna deve sempre accontentare l’uomo. E i preservativi non dovrebbero essere usati, lo scopo dei rapporti sessuali è procreare ”. Più tardi mi ha detto che se non volevo masturbarmi dovevo sapere come accontentare l’uomo almeno attraverso la fellatio. Gli ho chiesto cosa significasse, non lo sapeva. “Succhia un cazzo”, mi ha detto. Mi ha spiegato con la lingua e la mano come si fa la fellatio. Che non potrei mai più dimenticare.

    Nello stesso anno tenne un discorso nella cappella in cui spiegò chi era Dio. Da quel discorso, ha condotto un concorso tra le tre classi di prima media in cui dovevamo scrivere tutto ciò che aveva detto, chi ha scritto e scritto il migliore ha vinto un premio al buffet. L’ho vinto. Mi ha portato al buffet, ho scelto dei biscotti che mi piacevano e una soda. Ha detto di no, potevo indossare solo una cosa. Quindi ho preso i biscotti. Da lì siamo andati da soli in cappella e mi ha chiesto di nuovo se mi fossi masturbato, se avessi fatto qualche fellatio o qualcosa del genere. Ho risposto che no, non ero ancora pronto. Poi ha proposto di insegnare a me e a uno studente a fare sesso, che ci avrebbe detto tutto mentre lo facevamo. Ho iniziato a piangere e gli ho chiesto per favore di non farlo, che i miei genitori non lo avrebbero permesso e che non potevo vivere una cosa del genere. Così ha cercato di calmarmi, mi ha chiesto di non dire niente e mi ha detto che quando sarebbe stato il momento lo avrebbe fatto.

    Non avrei mai più voluto andare a quella scuola. Non ho detto tutto ai miei genitori, ho solo detto loro che padre Raúl mi dava fastidio e che mi faceva strane domande. Continuavano a mandarmi allo stesso modo, ma non sono mai più tornato, ho barato tutto l’anno. Andrei da solo al centro o in una piazza. Più tardi mia madre mi ha scoperto ed è andata a parlare con il regista, Mabel, che le ha detto che avrei solo scaldato la sedia e disturbato i miei colleghi. Era una bugia, non stavo andando. “O lo tiri fuori o lo buttiamo fuori e non lo prendono più in nessuna scuola”, ha detto il preside. Avevo 15 anni. Poi mia madre mi portò fuori da San Vicente e siccome non mi portarono a nessuna scuola, dovetti finire per andare in una fattoria.

    Le denunce contro gli abusi commessi da Raúl Sidders sono diventate pubbliche dopo una pubblicazione di Prensa Obrera il 31 luglio, dopo quasi 20 anni di molestie e violenze con cui il sacerdote tormentava gli studenti delle scuole. A partire dal recente trasferimento di Sidders per servire come cappellano della gendarmeria nella provincia di Misiones, dove sarebbe stato in contatto con i bambini delle sale da pranzo, un gruppo di madri ed ex studenti ha preso la decisione di rendere pubblico ciò che avevano sofferto. Da allora, le pubblicazioni sui social network ei contatti tra le persone della comunità educativa della scuola si sono moltiplicati con dozzine di storie. Hanno così iniziato a organizzare e promuovere una campagna per chiedere che gli abusi commessi dal sacerdote fossero indagati, nell’ambito della quale hanno creato un’e-mail di contatto in modo che tutte le persone colpite possano offrire la loro testimonianza, sapendo che la loro sicurezza sarà preservata: indagine .raul.sidders @ gmail.com

    https://prensaobrera.com/sociedad/cuando-tenia-11-anos-empezo-a-acosarme-crudo-testimonio-de-otra-victima-del-cura-raul-sidders/

  • Crimini cattolici: una storia di sopravvissuti

    Crimini cattolici: una storia di sopravvissuti

    Di William Verdad

    Introduzione di Sarah E. Murphy

    Era febbraio 2019 e stavo facendo le valigie per il mio primo viaggio a Roma, quando ho ricevuto un messaggio su Facebook da un amico che mi ringraziava per un articolo che avevo appena scritto sugli abusi sessuali del clero. In esso ho condiviso la storia di un uomo nella mia città natale di Falmouth, nel Massachusetts, ora sulla cinquantina, che ha subito un decennio di abusi per mano di Monsignor Maurice Souza alla chiesa di Sant’Antonio a East Falmouth. Stavamo seguendo la sua storia fino alla Città del Vaticano, dove avremmo protestato pacificamente contro il vertice del Papa chiamato a presumibilmente affrontare la questione. Il mio amico poteva riferirsi all’esperienza di aver finalmente detto la sua verità dopo così tanti anni, perché anche lui stava venendo a patti con quello che gli era successo da ragazzo in un’altra città del Massachusetts, alla St. Brigid’s Parish a Lexington alla fine degli anni ’60. 

    All’inizio di questa settimana, ha deciso che era ora di farsi avanti e nominare il suo aggressore, il defunto reverendo John Patrick “Fitz” Fitzpatrick, nella speranza di aiutare non solo se stesso, ma anche altri sopravvissuti, e offrire alle famiglie di sopravvissuti una finestra sui loro amati. Forse è successo a qualcuno nella tua vita, ma non è pronto a farsi avanti. O forse quella persona ha bloccato tutto. Il mio amico è stanco di sopportare il peso della vergogna fuori luogo che accompagna il mantenere segreta un’esperienza che nessun bambino o adulto dovrebbe mai sopportare. Anche se non è ancora pronto per essere identificato con il proprio nome, non vuole essere un proverbiale “John Doe”. Ha scelto il nome William “Verdad” per una ragione, perché si traduce in “Guardiano determinato della verità”. 

    Questa è la sua storia …

    Dire la mia verità

    di William Verdad

    Ho bisogno di metterlo sulla carta, o “là fuori”, per così dire. La mia esperienza come vittima di abusi sessuali infantili rappresenta una delle migliaia, forse milioni. Sono una statistica, ma è finalmente giunto il momento di condividere le parole e la storia reali con le persone che potrebbero potenzialmente aiutarmi. Un abuso di questo tipo altera la vita in modo drastico e permanente.

    Quando ero bambino, sono stato violentato circa una dozzina di volte da due preti della parrocchia della mia infanzia. Ho bloccato l’esperienza per oltre 40 anni.

    Adesso ho 60 anni.

    Alla fine ho cominciato a ricordare circa dieci anni fa, quando ho finito i soldi per droghe e alcol e mi sono trasferito a casa di mio fratello per asciugarmi. Ci sono voluti mesi, ma un giorno finalmente tutto ha cominciato a tornare. John e io stavamo guardando Mystic River , un film che avevo provato a guardare un paio di volte, ma che mi allontanava sempre non appena diventava difficile. Questa volta ha innescato qualcosa.

    “Ho solo pensato a quando ero un lettore da ragazzo. Ho letto la Bibbia a messa un paio di volte, no? ” Ho guardato a lui per convalidare il mio ricordo.

    “Sì, ma probabilmente più una dozzina di volte”, ha detto.

    Questa notizia è stata significativa per mettere insieme i pezzi, poiché la memoria di John è sempre stata migliore della mia, ed è più vecchio, quindi sapevo che doveva essere vero.

    Ho iniziato a lanciargli domande, a partire dalla mia età in quel momento. Nove o dieci fu la sua risposta.

    Poi mi ha colpito: la chiesa ha detto che ero stato scelto come il ragazzo più giovane che abbia mai letto la Bibbia a una folla di cattolici romani. Mai. All’improvviso questo sembrò incredulo. Wow … .ever ?! È abbastanza degno di nota. Come avevo fatto a dimenticarlo per così tanto tempo?

    Pezzi e pezzi cominciarono a tornare. Mia madre e tutta la famiglia erano così orgogliosi. Che onore.

    Ricordo di aver pensato, “perché proprio io?” Non l’ho chiesto io. Sono terribilmente dislessico e non riesco nemmeno a leggere così bene. In realtà, sono terrorizzato, ma tutti sembrano così orgogliosi ed entusiasti, quindi non voglio deludere nessuno. Mi eserciterò molto e starò bene.

    Erano sempre padre “Fitz” e un altro prete a darmi la lettura assegnata, e ogni volta, per quanto la leggessi, non ne capivo ancora il significato; le parole erano poco familiari e difficili da pronunciare. Mi tiravano fuori dalla classe e andavamo nel seminterrato per provare la mia lettura.

    All’inizio ho accolto con favore la possibilità di esercitarmi, poiché temevo di dover leggere di fronte a centinaia di persone in quelle domeniche mattina. Successivamente, mi sono ricordato di aver chiesto loro perché non ci allenavamo davvero quando eravamo nel seminterrato. Il loro comportamento cambiò in un istante da dolce e complimentoso a crudele e aspro.

    La stessa cosa è successa quando ho chiesto perché i miei pantaloni erano allacciati in un buco diverso e la mia camicia era infilata in un modo che non avrei mai fatto. Oh, si sono arrabbiati molto quando l’ho chiesto.

    Notai che quando mi riportarono in classe, sembrava passare molto più tempo di quanto avesse senso. Sebbene si tenesse il giovedì pomeriggio per due ore dopo la scuola regolare, l’abbiamo chiamata “Scuola Domenicale”. Ricordavo di aver avuto spesso problemi con il mio insegnante per essermi addormentato alla mia scrivania dopo essere tornato dal seminterrato. Questo è successo molte volte, ma all’epoca ero solo contento che avesse fatto sembrare la giornata più breve.

    Poche settimane dopo l’incidente guardando il film, mi sono tornati in mente altri ricordi una notte in sogno.

    Svegliarsi in quel seminterrato, tutto molto nebbioso, solo la luce tremolante della finestra alta della cantina che lentamente si mette a fuoco ritmicamente. Sentire qualcosa dietro di me e venirne afferrato. Ha il dito nel mio sedere? Cos’è questo? Era molto più vecchio, e l’ho sentito schernire il prete più giovane, che rapidamente ha messo un panno inzuppato in qualcosa sul mio viso.

    I ricordi continuarono. Leggevo i versi una volta, poi mi mettevano un panno sulla bocca e sul naso e mi mettevano a faccia in giù su un tavolo alto. Risveglio ogni volta con uno che mi tiene in piedi e l’altro che mi sventola in faccia un nitrato di amile. In seguito ho chiesto loro cosa mi avevano fatto. Era una cosa medica? Non avevo una reale comprensione del sesso, ma ricordavo che i medici mi avevano messo i termometri nell’ano. Erano molto, molto arrabbiati per la mia domanda e hanno detto che era un po ‘così, ma doveva essere tenuto segreto e che ero speciale.

    Poi cominciò a essere una minaccia, che se l’avessi detto a qualcuno avrei spezzato il cuore di mia madre. Hanno detto che se non fossi rimasto zitto mi avrebbero portato via la grande lettura di Pasqua, e questo era un grande onore.

    Ho tenuto la bocca chiusa. Amavo così tanto mia madre ed era così orgogliosa. Ma in una delle letture domenicali ero estremamente nervoso. C’erano molte lettere di Paolo ai Corinzi, cose che non avevo recepito. Ero un bambino che faceva molte domande e non gli piaceva. Ho chiesto se potevo leggere qualcosa di più facile che potessi capire; Penso di aver persino suggerito qualcosa dai Salmi, qualcosa sull’amore o sull’aiutare gli amici. Anche questo li ha fatti arrabbiare molto, quindi non ho chiesto di nuovo.

    Ho finito la lettura e ho dovuto aspettare dietro le quinte per leggere di nuovo. Ero con i due chierichetti. Uno di loro era un anno più giovane di me. Era piccolo ma sembrava molto più vecchio. I suoi occhi erano molto scuri e infossati.

    Mentre la messa era in corso si è rivolto a me e ha detto in modo pratico: “Ti hanno già scopato?”

    “Che cosa?” Dissi, completamente scioccato.

    “Hanno già fatto sesso con te?”

    Non ho nemmeno capito cosa stesse dicendo. “Ma sono uomini. Un uomo non può fare sesso con un altro uomo “, ho risposto.

    “Si Loro possono. Nel culo “, ha detto, indicando il proprio sedere.

    Mi sono arrabbiato e ho ripetuto più forte: “Un uomo può fare sesso solo con una donna!”

    La cosa successiva che ho saputo, è venuto da noi un prete arrabbiato dicendoci di non parlarci mai mentre era in corso la messa.

    L’ultima cosa che ricordo di tutto è stato quanto fossero gentili con me all’inizio e quanto mi facessero sentire speciale, seguito dalla confusione e dal dolore di essere stato punito ed evitato per essere stato cattivo. Non ho mai capito cosa avevo fatto di sbagliato o cosa ho fatto per meritarmelo.

    L’ho portato con me negli ultimi cinque decenni, cercando di bloccarlo e tenere tutto a posto con molte droghe, alcol e drammi. Quei parassiti malvagi mi hanno segnato per tutta la vita e, a parte una manciata di persone nella mia vita, nessuno lo sapeva fino ad ora. Oppure sì? Coloro che aiutano e nascondono questi predatori sono altrettanto colpevoli, quindi condivido la mia storia nella speranza di salvare un’altra vita innocente dall’essere distrutta. E se stai leggendo questo e conosci questo dolore in prima persona, spero che tu sappia che non sei solo.

    William Verdad

    Catholic Crimes: a Survivor’s Story

  • Io conoscevo don Diego Pirovano, il prete che si è suicidato a Cologno. Si occupo del mio caso di abusi sessuali

    Io conoscevo don Diego Pirovano, il prete che si è suicidato a Cologno. Si occupo del mio caso di abusi sessuali

    Buongiorno,

    leggendo i giornali in questi giorni mi ha colpito tantissimo la notizia della morte di Don Diego Pirovano, Don che ho conosciuto qualche anno fa a Milano.

    Il mio incontro con Don Diego è legato a una vicenda molto dolorosa, un abuso sessuale da parte di un sacerdote.

    Don Diego, insieme ad un altro sacerdote, Don Desiderio Vajani, ha gestito l’Indagine Previa legata a quella vicenda.

    Ricordo molto bene quei momenti, l’attenzione con la quale entrambi ponevano le domande e ciò che poi trascrivevano. Non si doveva tralasciare nulla, avevo la sensazione che davvero ci fosse comprensione e ricerca della verità, all’epoca mi illudevo e davvero credevo che qualcuno, nella Chiesa, avesse il compito di appurare i fatti e prendere i giusti provvedimenti.

    Il Tribunale Ecclesiastico: chi meglio di loro poteva essere in grado di affrontare questo problema?

    Sì, mi illudevo.

    In realtà era stato un colloquio davvero approfondito e sinceramente carico di comprensione, su questo non ho motivo di dubitarne o di rimettere in discussione il mio ricordo.

    E poi mi fecero una domanda: “Ma chi era a conoscenza dei fatti? A chi è stato detto subito e nel tempo?”

    Non avevo nessun motivo di tralasciare o omettere dei nomi: sapevo con esattezza a chi avevo già riferito tutto, non avevo alcuna difficoltà a ricordare. Avevo dunque iniziato ad esporre l’elenco circostanziando ogni comunicazione.

    Quasi subito Don Diego ebbe un sussulto, letteralmente sobbalzò dalla sedia in cui era seduto e ricordo precisamente lo sguardo che si scambiarono i due sacerdoti. Sorpresa e sconcerto. Avevo nominato mons. Delpini e altri sacerdoti tra quelli che, già alcuni anni prima, erano venuti a conoscenza dell’abuso sessuale compiuto dal sacerdote. Ho impressa quella scena come se stesse avvenendo ora.

    Don Diego mi rivolse la domanda: “Ma come mai noi non siamo stati incaricati di fare indagini già qualche anno fa, se tutto era conosciuto da mons. Delpini?”.

    Allora lo sconcerto fu mio: chiedevano a me il motivo per cui al Tribunale Ecclesiastico non era arrivata alcuna comunicazione? Chiedevano a me come mai mons. Delpini non aveva avviato una Indagine Previa pur essendo venuto a conoscenza di un presunto abuso sessuale? Chiedevano a me?

    Si guardarono in faccia più volte, poi Don Vajani disse a Don Pirovano che tutta questa parte non poteva essere scritta. E nulla scrissero circa il coinvolgimento di mons. Delpini e di altri.

    Quello fu l’inizio, per me, dello sgretolamento della fiducia. Nella gestione della pedofilia dei sacerdoti, la chiesa ha intrapreso un inesorabile percorso di perdita di credibilità, senza battute di arresto.

    Più volte è affiorata la domanda, ovviamente senza risposta: se l’Indagine Previa è “falsata” (cioè “censurata” già in prima battuta), come potrà poi essere credibile un Processo Canonico? Se “mancano volutamente dei pezzi” nella stesura del verbale delle Indagini come potranno poi svolgersi i Processi?

    E come è possibile, in coscienza e davanti a Dio, sapere di aver scritto e firmato un documento che non contiene tutte le informazioni che potrebbero contribuire ad accertare come sono avvenuti i fatti?

    In coscienza… e davanti a Dio…

    Si può mentire in uno scritto, si può omettere, si può “obbedire”, si può far parte di un sistema, si può censurare, si può non vedere una via d’uscita da tutto questo.

    Ricordo quel sobbalzo sulla sedia.

    Ricordo Don Diego con affetto e con rispetto. Prego per lui.

    Una vittima (lettera firmata)

  • Perché le vittime del clero sono sempre meno tollerate dalla chiesa?

    Perché le vittime del clero sono sempre meno tollerate dalla chiesa?

    Il saggio, pur patendo la critica, la trasforma in oggetto di costruttiva riflessione. Una virtù dell’essere umano.

    A oramai più di vent’anni dall’inizio dello scandalo dei preti pedofili invece, da sempre più irritazione quando i diretti interessati, le vittime, reclamano l’impunità sistematica dei loro carnefici e l’inerzia, che di conseguenza le ha portate a non ottenere, malgrado i tanti proclami, nessuna giustizia per quanto subito.

    È un dato di fatto che la chiesa non ne abbia mai risarcita una sola, quelle poche risarcite, lo sono state grazie ai tribunali civili, non a quelli tanto propagandati della chiesa, come è un dato di fatto, che fin troppo spesso, a fronte delle condanne dei tribunali civili, la chiesa assolva.

    Una dinamica inspiegabile? O forse spiegabilissima?

    Direi umanamente molto spiegabile, da ambo le parti.

    Mentre vent’anni fa, emergevano i primi casi e da parte sia delle vittime che dei cattolici si vedeva una luce in fondo al tunnel che dava la speranza che al collo di chi abusava venisse messa una macina, oggi quella luce, dopo tanti fallimenti e reticenze della chiesa, più nessuno la vede.

    D’altra parte, nei fatti, in questi venti e più anni, al di là dell’indignazione, in Italia non si è mai visto un ministro della chiesa battere i pugni per rendere alle vittime giustizia. A differenza degli altri paesi, non si sono mai visti neppure i cattolici, ancor meno i sacerdoti, scendere in piazza per reclamare giustizia per le vittime, o almeno pulizia per l’istituzione in cui credono.

    Neppure durante il summit in Vaticano che nel febbraio 2019 ha visto i vescovi di tutto il mondo riunirsi in un mediatico tentativo di soluzione del problema, al fianco delle vittime, non si sono visti ne i cattolici ne i sacerdoti, tranne qualche genitore di vittime e qualche ex sacerdote.

    Un’inerzia ventennale che della pedofilia nella chiesa, ha fatto come per qualche tribù la sifilide, diventata nel tempo un’afflizioncella senza più grandi controindicazioni.

    Afflizioncella con la quale oramai, anche nella chiesa cattolica ci si è abituati e si convive tranquillamente. Ed è qui che arriva l’irritazione per le vittime, che oramai certe di non avere alcuna speranza di ottenere neppure un tenue risarcimento dalla chiesa, non per forza economico, ma almeno umano, gridano, spesso anche con rabbia, forse eccessiva ma fin troppo motivata, l’ingiustizia subita, e il ripetersi dello stupro, che si rinnova nel non ottenere giustizia vedersi usati dal Vaticano, come una sorta di propaganda.

    Certo, spesso le vittime sbagliano nei modi, ma il dolore dentro loro non è da poco e va compreso, ancor di più quando queste continuano a mantenere la fede.

    Ed è qui che il saggio dovrebbe non limitarsi a patire la critica e lo sfogo, dando prova della propria saggezza, comprendendo da dove quella critica nasce e il perché, facendone non solo tesoro, ma strumento di cambiamento che ridia credibilità ad un’istituzione che oramai non la è più.

    Trasformata oramai nella cattiva massaia, che nasconde lo sporco sotto il tappeto, pretende che gli altri vedano la casa pulita, non capendo che quello sporco sotto il tappeto, anche se nascosto alla vista, prima o poi produrrà odore che si sentirà ancora di più dello sporco lasciato in bella vista.

    Francesco Zanardi

  • SECONDA LETTERA APERTA ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO, MONS. MARIO DELPINI

    SECONDA LETTERA APERTA ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO, MONS. MARIO DELPINI

    Sua eccellenza Arcivescovo Mario Delpini

    a distanza di quasi un anno dalla precedente lettera aperta che Le avevamo scritto, alla quale ha fatto seguito un disarmante silenzio, credo sia importante provare a dar voce a chi, nonostante i continui proclami, è totalmente escluso dalla Chiesa.
    A maggio dello scorso anno iniziavamo a scriverLe così:
    “dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio/nipote Alessandro, ad opera di don Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverLe noi.
    Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente questa lettera aperta.
    Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi.”
    Nessuna risposta abbiamo ricevuto. Forse non ne siamo degni, forse siamo solo un fastidio, forse le vittime dei preti pedofili non meritano alcuna attenzione – non “pretendo” che qualcuno chieda loro scusa – forse la Chiesa spera solo che se ne vadano, e preferibilmente senza fare troppo rumore.
    Ma fa più rumore il Suo silenzio, perché è un silenzio assordante.
    Siamo nella Settimana Santa, o Settimana Autentica: una strana settimana Santa in tempo di pandemia. Il “popolo” non potrà nemmeno accedere alle celebrazioni liturgiche. Ma le vittime sono già state “cacciate” dalla Chiesa, ben prima della pandemia e della chiusura delle Chiese. Alle vittime dei preti pedofili è stata chiusa la porta della Fede… ma sa, mons. Delpini, le vittime non hanno perso la fede a causa dell’abuso sessuale subìto. No.
    Le vittime dei preti pedofili hanno perso la Fede a causa della Chiesa. So che sto facendo una affermazione forte ma, purtroppo, è esattamente quello che abbiamo vissuto nella mia famiglia e che rivedo e riconosco in ogni vittima che incontro facendo volontariato nell’Associazione Rete L’ABUSO. Non il prete pedofilo ha allontanato la vittima da Dio: è stato il comportamento dei vertici della chiesa, sia nei Tribunali – schierandosi SEMPRE dalla parte del prete pedofilo – sia da un punto di vista umano, che ha allontanato le vittime da Dio. Quante volte un Vescovo, come Lei per esempio, avrebbe potuto esprimere personalmente la sua vicinanza ad ogni vittima di prete pedofilo della propria diocesi? Tante occasioni perse. Tante occasioni che, non colte, hanno contribuito a chiudere le vittime fuori dalla porta delle chiese.
    Il Venerdì Santo. Le vittime dei preti pedofili sono ai piedi della Croce. Invisibili. Silenziose. Da sole. Solo chi vive con loro ha in mente quale possa essere la profonda ferita che è stata inferta alla loro anima.
    Strana Santa Pasqua sarà quest’anno. Santa Messa per televisione: per me un grande dolore, che vivo ogni domenica da sei settimane, cioè quello di non poter ricevere Gesù Eucaristico se non attraverso la Comunione Spirituale; ma anche un grande vantaggio: poter azzerare il volume della tv durante l’omelia!
    Il mio cuore piange, non vi è ancora la possibilità di vivere la Resurrezione nelle case delle vittime dei preti pedofili.
    Buone Feste
    Cristina Balestrini, mamma della vittima di don Mauro Galli

  • Non pregherò con la Via Crucis 2020 di Papa Francesco.

    Non pregherò con la Via Crucis 2020 di Papa Francesco.

    Oggi mi hanno inviato il testo digitale della Via Crucis 2020 di Papa Francesco preparato per venerdì 10 aprile. Un lavoro fatto con attenzione e che propone riflessioni interessanti che nascono dall’esperienza di persone a contatto con la sofferenza.

    Premetto che sono un cristiano praticante e da sempre cerco di approfondire la mia fede, ma non pregherò con questo testo preparato per la Via Crucis perché la undicesima stazione in me ha provocato tanta rabbia e amarezza.

    Viene proposta la testimonianza di un sacerdote che dopo anni ha vinto un lungo processo penale. Nulla da dire sulle decisioni di un tribunale: vanno accolte. Aggiungo che conosco questa vicenda e la diocesi in questione.  Però se proponi questa testimonianza per la preghiera e la riflessione di tutti i cristiani a livello mondiale dovresti tenere conto anche che lo possono leggere vittime di pedofilia. Vittime  che ancora attendono giustizia e che magari mai sono state ascoltate. E senza dubbio in loro non può crescere che rabbia e ulteriore dissenso nei confronti della Chiesa Istituzione. Scrivo ciò per i tanti silenzi delle diocesi italiane che stanno creando enorme disagio e dolore in diverse persone. Non pregherò con questo testo che lo sento come una provocazione e subdola operazione mediatica per mettere in risalto la trasparenza della chiesa nei casi di pedofilia quando invece ci sono tanti che ancora soffrono perché non sono stati né ascoltati e perché ci sono casi dove pur avendo tante informazioni la chiesa non si è ancora espressa.

    Il Santo Padre ieri mattina ha citato che Cristo si trova nei poveri e a noi non verrà chiesto che livello sociale ed economico abbiamo raggiunto ma se stiamo stati capaci di stare accanto ai poveri.

    Mi permetto di fare una domanda proprio al Santo Padre e  ai Vescovi: come sono considerate le vittime di pedofilia? Non sono forse tra i più poveri visto che sono abbandonati da tutti perché spesso la stessa chiesa crea ostruzionismo e fa terra bruciata attorno a loro? Oltre a tutto il dolore interiore che genera vergogna, rabbia, disistima … depressione.

    Nella mia esperienza sono stato a contatto tante volte con i poveri, anche in varie realtà del mondo, e riconosco che tra i più poveri che ho incontrato ci sono le vittime di pedofilia. Venerdì Santo desidero restare accanto a loro.

  • Difendere i preti pedofili fa male a tutti

    Difendere i preti pedofili fa male a tutti

    In questi giorni è stato rilanciato sui social un articolo apparso su “Credere” e “Famiglia Cristiana” di un anno fa. Da quando la mia famiglia ha scelto di uscire dall’anonimato e di metterci la faccia, è abbastanza frequente essere contattati tramite i social e ricevere vari commenti o messaggi di solidarietà.

    Questa volta però mi ha scritto un ragazzo, anche lui vittima di un prete pedofilo. Lo ha colpito l’articolo di Famiglia Cristiana e mi scrive che, forse, i tempi sono cambiati: nel 2008 lui aveva contattato la rivista scrivendo una lettera alla rubrica “Colloqui con il padre” in risposta ad un’altra testimonianza di un ragazzo anch’egli vittima. Mi dice, però, che la sua lettera non è mai stata pubblicata e ha ricevuto una banale risposta privata solo dopo ben cinque solleciti da parte sua.

    Mi ha mandato la sua lettera scritta allora, rimasta un grido inascoltato, rimasta un insieme di parole destinate a nessuno, parole cariche di dolore, amarezza, profonda ingiustizia… impossibile non immedesimarsi mentre si legge riga per riga questo scritto.

    Provo un sentimento di profonda indignazione pensando all’indifferenza che ha circondato questo ragazzo, allora appena vent’enne. Mi domando come sia stato possibile ignorare, da parte di una rivista che si dice cattolica, uno scritto così profondo e vero. Quanto male si può fare agendo con superficialità! Quanto ciascuno dovrà rispondere di ciò che fa o sceglie di non fare! Da cattolica conosco molto bene le parole di Gesù “..ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me…” (Matteo 25,45).

    È un dolore immenso riconoscere il male che la chiesa riesce a fare ai suoi figli! Come la Chiesa accoglie e si occupa delle vittime dei preti pedofili? A parole molto bene, parole vuote blaterate sempre in generale: quando poi si parla DAVVERO con ogni vittima CONCRETA, ci si rende conto della distanza abissale tra le parole e i fatti. Non c’è nulla da fare: le vittime sono scomode perché scoprono un nervo doloroso, mettono in luce una parte della chiesa che la chiesa stessa preferisce nascondere sotto il tappeto.

    E i cattolici? Quando si schiereranno dalla parte delle vittime? Difendere i preti pedofili fa male a tutti, Chiesa compresa…

    Ecco la lettera che Famiglia Cristiana non ha mai pubblicato:

    “Sono contento che il Papa abbia chiesto scusa e si sia pubblicamente vergognato della “feccia” che imbratta il buon nome e la credibilità di “Santa Madre Chiesa”, ciò nonostante non posso che essere deluso e sdegnato.

    Il motivo è semplice: sono un ragazzo di 20 anni; come l’autore della lettera pubblicata sul n°18 (4/05/2008), anch’io sono stato fino a poco tempo fa chierichetto, animatore di un gruppo post-cresima, ecc., e anch’io sono stato molestato dall’attuale parroco della parrocchia in cui sono nato e cresciuto e che ho frequentato fino a non molto tempo fa. A differenza sua, però, io ho continuato a frequentare la parrocchia fino a qualche mese fa.

    I fatti succedono fra tre e quattro anni fa, quando avevo circa 17 anni. Per un anno e mezzo, seguendo quella “carità cristiana” che voi tutti ci insegnate, ho tenuto per me la cosa, cercando di dimenticare (perdonare sarebbe un po’ troppo). Dopo, non potendone più dei continui tentativi di “approccio” da parte del suddetto prete, decido di parlarne con i miei, che, sempre mossi dalla “carità cristiana”, mi esortano a perdonare e sforzarmi di continuare a svolgere i miei incarichi in parrocchia (forse sottovalutando un po’ il problema). Nel frattempo, essendo un grande amico di famiglia, il suddetto ne approfitta per convincere i miei del fatto che non solo non ha fatto nulla di ciò di cui lo accuso, ma che anzi sta difendendomi da alcuni miei ex amici (messimi contro da lui stesso). Tutto questo fino a qualche mese fa, quando vari altri fatti fanno finalmente aprire gli occhi anche ai miei su quanto quest’uomo sia viscido, falso e malato. Decido quindi di andare a denunciare i fatti alle autorità competenti, nella fattispecie Vescovo e Vicario. Ci si aspetterebbe come minimo di essere presi un po’ sul serio, e invece no! Il Vescovo, mentre (non facilmente tra l’altro) riferisco il tutto, non trova di meglio da fare se non sminuire, fino a quasi ridere su alcune delle cose denunciate! A questi colloqui sono seguite diverse lettere, tutte accuratamente e deliberatamente ignorate.

    Nel frattempo il “prete” in questione, sentendo puzza di guai (poiché la cosa, una volta denunciata, è chiaro che si sarebbe saputa), ha iniziato a lanciare calunnie sempre più pesanti su me, la mia famiglia e chi ci è vicino, tanto da dire, ad esempio, ai genitori di un amico di mio fratello, un ragazzino quattordicenne al corrente di tutto, che questo ragazzino è indemoniato! Più altre innumerevoli, cose di cui il vescovo è stato sempre prontamente messo al corrente, ma ha continuato a far finta di nulla.

    È questo l’aiuto che la Chiesa dà alle vittime?? È così che pagano i colpevoli?

    Un po’ di tempo fa ho visto il documentario della BBC “Sex crimes and Vatican”, che (come saprete) denuncia lo scandalo dei preti pedofili e soprattutto l’atteggiamento della chiesa nei confronti di questi fatti. Devo dire che in un primo momento io stesso l’ho trovato esagerato, ma mi sono dovuto ricredere dopo aver toccato con mano la politica di “Santa Madre Chiesa”! Vi si chiede aiuto, e non certo su roba da ridere, e voi cosa fate? Se va bene sminuite, altrimenti IGNORATE!!!!  Per otto mesi, nonostante per me fosse chiaro che il nostro appello non era stato ascoltato, abbiamo continuato a sperare in un qualsiasi movimento, in una qualsiasi cosa ci potesse far capire che non eravamo, che non ero solo! E invece ancora una volta voi (in quanto Chiesa) avete fallito!

    Io non credo più in una istituzione che si fregia del nome di Sposa di Cristo e poi non è altro che un ammasso di bugie, di esteriorità, di facciata, di IPOCRISIA allo stato puro!

    Questo stesso “prete” è quello che più e più e più volte giurava l’evidente falso sul Crocifisso! A volte persino sull’Eucaristia, ciò che di più sacro dovrebbe esistere per un cristiano! È quello che più e più volte ho visto con i miei occhi strusciarsi con ragazzine neppure maggiorenni per poi, quando glielo si faceva notare, giurare che quelli erano “abbracci paterni”, o che chi glielo faceva notare era geloso! Che praticava, senza averne la minima autorizzazione, esorcismi su ragazzini (sia su di me che, più volte, su un dodicenne)! Anche di questo il Vescovo era informato.

    Tralascio poi gli anni di violenze psicologiche e ricatti morali soprattutto a me, ma anche ad altri a me vicini.

    La chiesa ha perso la sua credibilità. Ho visto da parte di molti rappresentanti del clero tante di quelle incoerenze ed ipocrisie da esserne nauseato: l’utilizzo di Gesù Cristo secondo i propri comodi, l’appellarsi alla “carità cristiana” e al “perdono fraterno” quando non si hanno altri metodi per giustificare il proprio comportamento, gli spergiuri in nome di Cristo, il riempirsi la bocca di splendide parole dal pulpito per fare l’esatto opposto non appena scesi dall’altare, e ce ne sarebbero a non finire! Voi preti sarete pure umani, ma siete tenuti almeno a CREDERE in quello che fate, ad avere un po’ di coerenza nel nome di Colui che proclamate!

    Ho invece la netta sensazione che fare il “prete” al giorno d’oggi sia solo un modo per avere la pagnotta assicurata, e, cosa da non sottovalutare, la protezione della Chiesa, che, diciamolo, è una MAFIA legalizzata! È un’istituzione che non ha a cuore gli altri come proclama, ma solo ed esclusivamente se stessa, ha come unico obiettivo l’autoprotezione!

    Non voglio naturalmente generalizzare, c’è ancora chi crede in quello che fa, qualcuno lo conosco personalmente…

    E una postilla a lei, caro padre: noi che critichiamo “Santa Madre Chiesa” siamo duri nel criticare perché analizziamo con onestà e franchezza ciò che non va. Sarebbe ora che iniziaste anche voi a non indulgere più verso voi stessi.

    Lettera firmata”
    Cristina Balestrini

  • Randazzo e dintorni: corso per assolvere i preti pedofili?

    Randazzo e dintorni: corso per assolvere i preti pedofili?

    La notizia è di qualche giorno fa, del 27 gennaio 2020. Le sottolineature sono mie.

    “Il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, ha reso noto che nei prossimi giorni inizierà un corso contro gli abusi sui minorenni e le persone vulnerabili, destinatari della formazione saranno preti ed insegnanti, si tratta del frutto dei tre testi promulgati da Papa Francesco per la tutela di queste persone”.

    Potrebbe sembrare interessante: “La Diocesi ha messo a disposizione degli strumenti a favore dei presbiteri e degli operatori che hanno contatti con i più piccoli e le eventuali vittime, così da offrire loro più informazione per prevenire ed ascoltare i casi di trasgressione”.

    Così si legge nell’articolo: “ “Abbiamo tutti il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili – dice Francesco – e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa. Desidero, quindi, rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili nella curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Obiettivo è quello di “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione”.”

    Ad una prima lettura, senza approfondire nulla, sembrerebbe una iniziativa davvero ottima. Finalmente la Chiesa fa qualcosa di concreto per contrastare la pedofilia clericale. Ma di cosa si sta parlando?

    Si parla di “ascoltare i casi di trasgressione”. Trasgressione?! Non viene ricordato nell’articolo che, per la Chiesa, una violenza sessuale è considerata un attacco al Sesto Comandamento (“Non commettere atti impuri”) e non espressamente un crimine, un reato. Ecco perché si parla di “trasgressione” e non di un atto di violenza compiuto da un adulto nei confronti di un bambino. La prospettiva è decisamente diversa.

    Si parla di creare un “ambiente sicuro”. E per chi è stato già abusato? Per le vittime che già ci sono? Cosa sta facendo la Chiesa per loro?

    La “credibilità dell’annuncio evangelico” è decisamente minata per ogni vittima, e nulla si sta facendo per ricostruirla. Quale attenzione ha la Chiesa per quell’esercito di bambini (e anche ormai giovani o adulti) che sono già vittime dei preti pedofili?

    Il Vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, lo stesso che ha annunciato il Corso contro la pedofilia, evidentemente sa cosa fare: a settembre 2019 ha mandato uno scritto alla vittima di un prete pedofilo della sua zona, informandolo della sentenza del processo canonico per il prete. Ma faccio una premessa: il sacerdote in questione è stato condannato in Primo Grado di giudizio (dal Tribunale Civile) a quattro anni, è stata confermata la sentenza di colpevolezza in Appello con la pena ridotta a tre anni, mentre in Cassazione il prete è stato assolto per DECORRENZA DEI TERMINI DI PRESCRIZIONE…. Dunque una assoluzione non “per non aver commesso il fatto” ma per un cavillo “legale”: prescritto per 9 giorni!

    Ecco: cosa ha fatto la Chiesa per “contrastare gli abusi”? Prontamente il Vescovo ha firmato la sentenza del processo canonico… “Dichiaro non colpevole il Rev.do Sac. XXXXXX in ordine alla commissione dei delitti di cui al can. 1395, §2 C.D.C. e art. 6 §1, 1° Norme gravioribus delictis, oggetto di imputazione e, per l’effetto, lo assolvo da ogni accusa”.

    Con questa azione è sicuramente stato raggiunto uno degli obiettivi del futuro Corso: “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori”, davvero una grande attenzione alla vittima, complimenti! Non sarebbe stato più serio riconoscere, moralmente, che il prete non è stato assolto dalla giustizia civile perché è stato accertato che non ha commesso il fatto, ma solo per PRESCRIZIONE DEI TERMINI???

    Con quella sentenza la Chiesa ha dichiarato che la vittima, un minore all’epoca, può “arrangiarsi”: è più importante salvare la faccia del prete e della chiesa!

    Perché il Vescovo non ha suggerito al sacerdote di rinunciare alla prescrizione e di chiarire fino in fondo la sua posizione? Non sarebbe stata una vera ricerca della Verità? Non è la Verità ciò che dovrebbe contraddistinguere i cristiani?

    Le premesse affinché questo Corso possa essere utile quali sarebbero? Interessante parlare di prevenzione, ma se non si affronta seriamente ciò che è già avvenuto “in casa propria” (nella propria Diocesi), come si può pensare di saper cosa fare per ciò che non è ancora avvenuto?

    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO è seriamente preoccupato nel constatare, ogni giorno, che si susseguono in tutta Italia proclami e iniziative per far credere che la Chiesa stia facendo qualcosa, ma poi, nel concreto, le vittime sono lasciate sole e, la Chiesa, non si pone al loro fianco ma contro di loro.

    E la stampa? Difficile trovare articoli che approfondiscano davvero le notizie e facciano collegamenti. Ogni domanda di questo scritto è uno spunto di riflessione, affinché si possa dar voce a chi non ha voce, ai piccoli.

    Per il Comitato Vittime & Famiglie, Cristina

  • Savona – e le LINEE GUIDA DELLA CEI per la tutela dei minori

    Savona – e le LINEE GUIDA DELLA CEI per la tutela dei minori

    Bella serata, anche se il pubblico era davvero scarso, una trentina di persone in tutto, compreso il Vescovo. Il relatore annunciato nel volantino, don Gottfried Ugolini della Diocesi di Bolzano-Bressanone, è uno dei sette membri del Consiglio di Presidenza del Servizio Nazionale per la tutela dei minori, organismo della Cei.

    Perfetto. Persona autorevole e preparata per illustrare ciò che è stato annunciato nel titolo del volantino di questa serata, 19 novembre 2019: si parlerà della Linee Guida della CEI per la tutela dei minori. Finalmente una Diocesi coraggiosa che riuscirà a mettere in luce tutti i cavilli presenti nel documento della Cei.

    L’inizio però mi spiazza subito: don Ugolini introduce la serata affermando che avrà un approccio umano e pastorale più che giuridico, che si parlerà di “relazione”, “rispetto” e “responsabilità” ed inizia a proiettare delle slide che affrontano il tema degli abusi in chiave psicologica e, solo in minima parte, prende in considerazione il fenomeno considerando l’abusatore nella figura del prete.

    Nulla viene detto rispetto alla responsabilità di chi sa e non denuncia all’interno della chiesa. Nulla viene detto rispetto all’importanza di denunciare. Non vi sono indicazioni operative, ho quasi la sensazione di essere ad un corso di aggiornamento in ambito psicologico, sono quasi spiazzata dalla banalità del discorso. Forse il titolo annunciato per la serata è fuorviante perché io mi aspettavo davvero ben altro.

    Pazientemente ascoltiamo tutto, prendo qualche appunto, fotografo le slide. Due frasi in particolare mi hanno colpito: “La chiesa è al servizio di coloro che sono stati abusati” e “La chiesa è una delle poche realtà che prende sul serio questo problema”, le ho trascritte subito per non rischiare di manipolarne in seguito il ricordo. Due frasi che per me sono come una pugnalata, come il coltello che, ben conficcato, si rigira nella piaga. Ma come è possibile? Nell’esperienza della mia famiglia la distanza da quelle affermazioni è abissale.

    Le slide proseguono… e anche l’illustrazione da parte di don Ugolini.

    “Che cosa può offrire la Chiesa alle vittime?”. Anche qui l’elenco è disarmante. Nessuno, a nessun livello, nella Chiesa ha mai chiesto scusa a mio figlio, e tanto meno offerto “ogni necessario sostegno e riparazione”. Se poi penso al processo in Tribunale, la frase “Assumere la responsabilità e rendersi conto dei propri errori” è davvero una barzelletta di cattivo gusto.

    Così come “Riconoscimento della sofferenza e ricostruzione della fiducia” e “Coraggio di confrontarsi con la realtà e di cambiare” sono parole vuote, rimbombano nel microfono del relatore ma non hanno alcun significato concreto. Belle, inutili, pompose parole… frasi che non appartengono alla realtà delle vittime dei preti pedofili. Posso parlare per esperienza personale, ma posso anche esprimermi a nome di tante altre vittime che ho conosciuto tramite l’Associazione Rete L’ABUSO. La storia di ciascuno appartiene a un copione: la gestione da parte della Chiesa non ha Linee Guida che tengano.. le vittime sono una “scocciatura”…

    E poi questa slide:

    Rispetto alla “Azione pastorale nelle comunità dove è avvenuto l’abuso e/o dove ha vissuto l’abusatore” siamo davvero alla FANTASCIENZA. Penso alla mia Parrocchia di Rozzano, ma anche a quella di Randazzo, o a quella di Portocannone, così come di Savona o si Serina… l’elenco è davvero lungo…

    Di chi parlava don Ugolini? Non escludo a priori che ci possa essere qualche “isola felice”, ma è indispensabile che tale “isola felice” sia riconosciuta anche dalle vittime del luogo, altrimenti è un bel compitino sulla carta, quella apparenza che offende l’onestà intellettuale di chi ascolta. Le vittime sono stufe e irritate dalle belle parole.

    Le vittime cattoliche fanno davvero fatica a sentirsi accolte dalla Chiesa e, serate come questa, hanno solo la bontà di aumentare la determinazione a non tacere.

    Le LINEE GUIDA della Cei? Forse se ne parlerà un’altra volta… chissà…

    Cristina Balestrini

    (per approfondire è possibile acquistare il libro “Chiesa: perché mi fai male?”. Il ricavato della vendita è destinato a Rete L’ABUSO https://www.amazon.it/dp/1085988945 )