Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Storie – Lettere di vittime e lettori

  • SERINA – Lettera Aperta di altre vittime

    SERINA – Lettera Aperta di altre vittime

    Lettera aperta agli abitanti di Serina (Bg), all’ex sindaco Giovanni Fattori, e a Valentina Carvagna

    Nelle scorse settimane abbiamo letto diversi articoli su varie testate giornalistiche dai quali abbiamo appreso che gli abitanti di Serina hanno promosso una raccolta firme per esprimere vicinanza e solidarietà al sacerdote condannato per abusi sessuali nei confronti di una minorenne.

    Siamo rimasti davvero sconcertati dal vostro gesto.

    Come Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO, composta da sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti, e attivisti, desideriamo esprimere, con determinazione ed empatia la nostra vicinanza a Valentina.

    Non conosciamo direttamente Valentina Carvagna, ma ciascuno di noi ha vissuto il Calvario che lei, coraggiosamente, ha intrapreso quando è diventata maggiorenne, e tutte le conseguenze. Nemmeno conosciamo il sacerdote.

    Desideriamo condividere alcuni spunti di riflessione, nella speranza che ciascuno dei firmatari della Vostra lettera – 1250 persone – possa fermarsi e porsi alcune domande.

    • Quando un minore viene violentato da un prete, non si rende conto di quello che sta succedendo. Spesso capisce che “qualcosa non va” ma non è in grado di metterne a fuoco la gravità e le conseguenze. Inconsciamente mette in atto il meccanismo della negazione e tenta di sopravvivere, ma la vita, prima o poi, presenta il conto: e il trauma compare anche a distanza di anni

     

    • Spesso un minore non riesce a parlarne con nessuno: è certo di non essere creduto ed è preda dei suoi sensi di colpa, continua a domandarsi “perché è successo a me?”

     

    • Negli anni sviluppa un disturbo post-traumatico che, se non affrontato seriamente con l’aiuto di professionisti e avendo una rete sociale buona attorno, compromette la sua vita, la sua affettività, le sue relazioni, PER TUTTA LA VITA

     

    • Tutti coloro che subiscono abusi sessuali tentano più volte il suicidio, oppure vengono risucchiati dalla tossicodipendenza o dall’abuso di alcool

     

    • Il desiderio principale che TUTTE le vittime hanno è: CHE NON SUCCEDA AD ALTRI

     

    • Riuscire a denunciare il prete è un atto che non per tutti è possibile, perché per questo tipo di reato è prevista la prescrizione. Spesso le vittime riescono a rendersi conto, di quello che era successo da bambini, anche dopo 10-20-30 anni…

     

    • Quando invece vi sono i tempi utili per la denuncia è “drammatico” affrontare il processo in Tribunale, perché, pur essendo vittima di un membro della chiesa, la chiesa stessa si schiera CONTRO la vittima

     

    • Non arriva al processo chi non è DAVVERO vittima. Sono rarissimi i casi in cui la presunta vittima ha mentito, è invece frequentissimo che il prete venga assolto solo perché non si riesce a DIMOSTRARE che è colpevole, non perché non lo è (e la vittima viene dunque “uccisa” due volte)

     

    • Il desiderio di GIUSTIZIA, che è fortissimo per le vittime, è dato dall’obiettivo di FERMARE chi gli ha distrutto la vita, impedire che possa rovinare la vita ad altri bambini

     

    • Il pedofilo non ce l’ha scritto in fronte di esserlo. Il pedofilo non si ferma se non viene fermato. Il sacerdoti pedofili hanno la possibilità, proprio per il loro ministero, di venire a contatto con decine/centinaia di minori. Basta il primo abuso: se uno supera questo “tabù” è in grado di violentarne decine, e non può fermarsi. È quindi fondamentale che la vittima venga AIUTATA e SUPPORTATA a DENUNCIARE.

     

    Il pedofilo nella maggior parte dei casi nega, anche davanti all’evidenza: non riesce ad ammettere a se stesso di essere un mostro. Il pedofilo, in genere, in tutti gli altri ambiti della vita, è una persona gradevole, spigliata, è gradevole stare in sua compagnia, è INSOSPETTABILE. E si fa forza della credibilità che trasmette. Questo aumenta ancora di più il DRAMMA della piccola vittima che è ancora più sola.

     

    • Volete aiutare un pedofilo? Aiutatelo ad ammettere il suo “problema” (che è un REATO), aiutatelo a prendere coscienza che qualcosa in lui non va. Aiutatelo ad espiare il suo peccato e a pagare il suo debito con la giustizia. Ma, per favore, non minimizzate.

     

    • Cosa significa quello che leggiamo sui giornali: “So perfettamente che sostenere un pedofilo non ha alcun senso ma è solo un attestato spontaneo della gente di Serina senza andare contro nessuno, non vi è alcuna parola che vada contro la ragazza. La solidarietà a Valentina è totale, assolutamente, non deve essere letta come contrapposizione”???

     

    • Cos’è un “attestato spontaneo”? Forse non vi rendete conto, perché non vi sembra possibile che la persona che stimavate (il sacerdote) si sia macchiata di un crimine così orrendo, ma quello che avete fatto corrisponde a “al di là di quello che ha stabilito la giustizia noi crediamo più a te che a Valentina e ti sosteniamo”. Non c’è un’altra lettura. Immaginiamo che fosse troppo doloroso, per voi, pensare che il sacerdote che pensavate di conoscere così bene vi abbia “nascosto” di essere uno che ha violentato una bambina.

     

    • In che modo esprimente la “solidarietà a Valentina è totale”??? Non bastano le parole dette a un giornalista e riportate su un quotidiano: Valentina è una persona, è una di voi, abita ancora a Serina, la incontrate per strada… come le avete dimostrato solidarietà in questi anni?

     

    “Ho letto anch’io e ne sono ancora turbato e arrabbiato. Esprimo il mio affetto e solidarietà e stima per la ragazza. Tanto di cappello, lei può camminare a testa alta e sguardo fiero. Il prete e tutto il paese non solo si devono vergognare, ma sprofondare a terra. Questi atteggiamenti non vanno assolutamente perché sono un motivo in più a scoraggiare giovani e adulti. Figuriamoci cosa possa fare un bambino o una bambina di 5 anni, o di 10 anni. O ragazzini e ragazzine di 15.

    Con affetto.” (Un sopravvissuto, in merito alle notizie lette sui giornali)

     
    Valentina, il Comitato Vittime & Famiglie di Rete L’ABUSO

    esprime pubblicamente,

    a nome di tutte le vittime  da noi seguite,

    e a nome dei Soci dell’Associazione,

    anche attraverso il Presidente Francesco Zanardi,

    TUTTA LA NOSTRA VICINANZA E COMPRENSIONE PER QUELLO CHE STAI PASSANDO

    si dissocia completamente

    dal comportamento di raccolta firme per un cosiddetto “attestato spontaneo” a favore del sacerdote

     

    e chiede

    che vi siano delle scuse formali e pubbliche da parte dei firmatari della lettera al sacerdote

    anche per tutte le altre vittime che, viceversa, esprimono la vicinanza a Valentina

     
    Per il Comitato Vittime & Famiglie
    Francesco, Cristina, Yolanda, Fernando, Ettore, Mina, Giuseppe, Giada, Fabio, Alessandro, Giorgio, Piero, Giovanni…
    30 marzo 2019

  • “Mamma mi diede in sposa a un orco, in grembo il frutto dello stupro”: la storia di Ilde Terracciano

    “Mamma mi diede in sposa a un orco, in grembo il frutto dello stupro”: la storia di Ilde Terracciano

    È il 5 gennaio del 1969 quando la tredicenne Ilde viene data in sposa a un uomo che ha il triplo dei suoi anni. In grembo, la piccola, porta il frutto di uno stupro: è solo l’inizio dell’incredibile storia di Ilde Terracciano, sposa bambina, con la benedizione del prete, a soli 13 anni nella provincia di Napoli degli anni Settanta.

    “Mia madre voleva liberarsi di me perché era rimasta vedova e  frequentava altri uomini – racconta una Ilde ormai matura alle telecamere di Fanpage.it – così quando si è presentato quest’uomo di 30 anni per chiedere di fidanzarsi con me, lei ha acconsentito.

    Gli ha dato 50mila lire e mi ha fatto portare via. Per tutta la vita mi sono chiesta come fa una madre a dare via una figlia e rovinarle la vita”.    “Abbiamo scoperto poi che gestiva una casa di prostituzione – continua- io ero vergine, così pretese che assistessi mentre era al letto con delle sue ‘donne’, perché dovevo ‘imparare a fare l’amore’.  Finalmente riuscì a violentarmi nel letto di mia madre, restai incinta e mia madre, per tutta risposta, iniziò a preparare le nozze come se fosse un matrimonio normale.”

    “Quando lo arrestarono la implorai di prendere il bimbo e scappare, ma lei non volle e per paura che la denunciassi, mi fece internare in manicomio”. “Fu allora che scappai via cominciando, per sopravvivere, un percorso criminale di cui non vado fiera”. “Quando mi arrestarono tirai un sospiro di sollievo: non era la mia vita”.”In carcere – ricorda Ilde – ritrovai la prostituta che avrebbe dovuto insegnarmi a ‘fare l’amore’. ‘Ti ricordi di me? – le dissi – Sono quella bambina famosa…’ e la riempii di botte”.

    “Oggi è tutto finito. Ho un’attività mia, ho avuto altri figli e ho ottenuto l’annullamento di quel matrimonio maledetto”. “Mia madre? È morta e io non l’ho perdonata. Sono una madre e non posso neanche immaginare come si possa fare quello che lei ha fatto a me. I figli vanno protetti”.

  • IL PARADOSSO: «LE RIPOSTE CONCRETE DEL DOPO SUMMIT»

    IL PARADOSSO: «LE RIPOSTE CONCRETE DEL DOPO SUMMIT»

    Nei mesi scorsi, in preparazione al summit mondiale voluto da Papa Francesco sul tema della protezione dei minori in contrasto alla piaga della pedofilia in abito clericale, meeting che si è svolto dal 21 al 24 febbraio 2019, Rete L’ABUSO, non ricevendo alcuna disponibilità da parte del Vaticano per essere ricevuta con un piccolo comitato di vittime e loro familiari al fine di fornire il proprio contributo per la preparazione dell’evento, aveva preparato una campagna di consapevolezza.

    La “campagna” aveva lo scopo di sensibilizzare la gente sul tema degli abusi sessuali e la loro gestione nell’ambito della chiesa cattolica, partendo da un dei tanti episodi concreti delle vittime che si rivolgono all’associazione, in particolare dalla vicenda che coinvolge l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e il sacerdote condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi don Mauro Galli, per abuso sessuale aggravato.

    L’iniziativa prendeva spunto da una lettera aperta destinata al Santo Padre, scritta dai familiari della vittima e pubblicata su ilfattoquotidiano.it, ma soprattutto poneva spunti di riflessione che a nome di tante vittime con storie analoghe di estrema sofferenza, avrebbero voluto condividere con il comitato organizzatore dell’evento così come auspicava lo stesso Pontefice.

    Al termine del summit che ha trovato sintesi nel discorso conclusivo di Papa Francesco al termine della S. Messa celebrata domenica 24 febbraio 2019, pubblicato ufficialmente sul bollettino della Santa Sede e in seguito a quanto annunciato nell’omelia della medesima celebrazione:

    “Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi…”

    I familiari della vittima di don Galli, si sono sentiti in dovere di scrivere nuovamente al Santo Padre con una seconda lettera aperta pubblicata su diversi quotidiani on-line (ilmessaggero.it, ilgiorno.it, ilmattino.it, secoloditalia.it, adnkronos.com, farodiroma.it, solo per citarne alcuni) per chiedere direttamente al Pontefice come si traduce in concreto quanto dichiarato dallo stesso Papa.

    Le prime risposte arrivano dal Cardinale Gualtiero Bassetti presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ma il contenuto lascia incredibilmente basiti.

    I familiari della vittima di don Galli, scandalizzati dalle risposte, si sono quindi sentiti in dovere di scrivere una terza lettera aperta (LEGGI QUI), questa volta indirizzata sia al Pontefice Papa Francesco, sia al Cardinale Bassetti.

    Rete L’ABUSO ha pertanto deciso di proseguire la campagna di consapevolezza aggiungendo nuove puntate:

    IL DOPO SUMMIT del 21-24 Febbraio 2019 – INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «IL PARADOSSO DELLE PRIME RISPOSTE»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Introduzione:

    Non ci si può accontentare delle parole, quando le parole non sono seguite dai fatti. Il summit dei Vescovi può portare dei frutti solo se vi sono della azioni concrete e in tempi brevi. Non basta dire che “un abuso è una mostruosità” e permettere che ciò si ripeta. Il tempo delle parole è scaduto. Le vittime di tutto il mondo attendono I FATTI. L’attesa produce solo altre vittime, in tutto il mondo.

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video si analizza la risposta alla lettera del comitato Vittime&Famiglie Rete L’ABUSO da parte del Cardinale Gualtiero Bassetti presidente della CEI.

    In particolare si evidenzia come si traduce la paradossale proposta concreta, contenuta nella risposta in relazione al caso specifico, risposta emblematica che ha lasciato incredule le vittime, ma che al tempo stesso svela la poca serietà con cui la chiesa intende affrontare questa piaga, celando contestualmente e pericolosamente una strategia surreale incredibilmente contro le stesse vittime.

    Spunti di riflessione:

    • Le prime risposte ufficiali e concrete dei vertici della chiesa rappresentano “la cartina di tornasole” che misura quanto in realtà non vi è nessuna reale intenzione di cambiare la prassi consolidata che tutela i preti pedofili al posto delle vittime.
    • Quando a seguito di incredibili evidenze del reiterato comportamento maldestro di alcuni Vescovi come mons. Delpini, il Santo Padre con fermezza agirà realmente in linea con la “Tolleranza Zero”?
    • Quando la priorità sarà l’ascolto delle vittime e non la difesa dei pedofili?
    • Quando le risposte e le azioni concrete saranno coerenti con i proclami del Papa?
    • Perché non vengono presi immediati provvedimenti nei confronti dei Vescovi di cui è già noto il comportamento ed è certo che abbiano insabbiato casi di abusi sessuali ai danni di minori? Solo in Italia, per esempio, ben cinque Membri del Consiglio Permanente della CEI presieduto dal Cardinale Bassetti, sono palesemente coinvolti:
    • Mons. Mario Delpini (caso Mauro Galli)
    • Mons. Crescenzio Sepe (caso Silverio Mura)
    • Mons. Giuseppe Betori (caso Daniele Ralti)
    • Mons. Angelo Bagnasco (caso Carlos Buela)
    • Mons. Claudio Maniago (caso Lelio Cantini)
    • Quando la Chiesa tornerà credibile con azioni coerenti?
    • Perché la Chiesa invece di assoldare costosi professionisti avvocati per difendere i preti pedofili non si prende cura delle vittime, magari pagano loro le cure derivanti dai danni permanenti che gli procurano i “seminatori di morte” come li definisce il Cardinale Bassetti?
    • Quando i soldi dei fedeli saranno spesi per il bene e non per mantenere i seminatori di morte?

    Per approfondire:

    Per approfondire e comprendere meglio il significato delle riflessioni e le domande che come associazione ci stiamo ponendo dopo il summit, riproponiamo il percorso delle cinque tappe della riflessione già proposta in preparazione all’evento voluto da Papa Francesco e le considerazioni già proposte de “il dopo summit”. Percorso che in qualche modo ha cercato di stimolare e raggiungere i Vescovi che avrebbero poi partecipato all’evento sottoponendogli i seguenti temi:

    PEDOFILIA NEL CLERO: ULTIMO APPELLO PER PAPA FRANCESCO

    1. I GENITORI DEVONO SAPERE
    2. MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITÀ
    3. LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO
    4. LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO
    5. L’ESTREMO TENTATIVO DI ALTERARE LA VERITÀ

    IL DOPO SUMMIT: ORA LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI

  • Testimonianza di Valerio Maj

    Testimonianza di Valerio Maj

    … C’era solo un colpevole: me stesso!

    Residente in Svizzera da quasi quaranta anni, sono nato in provincia di Bergamo, il 15 aprile 1956, secondogenito di quattro figli. La mia famiglia era modesta e mio padre era assente per lunghi periodi a causa del suo lavoro all’estero. Aveva un carattere forte e oppressivo.

    Alla fine degli anni 60, ho voluto entrare in seminario. Dopo un anno e mezzo, ho chiesto a mia mamma di farmi uscire. Con l’aiuto di una famiglia di amici, ho trovato un posto in un altro istituto religioso. Era nel mese di gennaio del 1970.

    Certamente, a causa della mia natura introversa, timido e già scosso dall’abuso del potere di mio padre, per il mio aggressore, Don Mario, è stato il gioco da ragazzi prendermi sotto la sua ala, guadagnare la mia fiducia e abusare sessualmente di un bambino di 13 anni. Il mio aggressore era il mio professore di latino e di canto. Conosceva la famiglia degli amici che mi avevano aiutato a entrare nel nuovo istituto, e in poco tempo ebbe la fiducia anche della mia famiglia. Mi ha visto, solo e senza amici, timido e nuovo nell’Istituto e per lui è stato facile, farmi sentire importante sotto la sua protezione. Ha preso il posto del padre oppressivo e spesso assente, mentre lui era presente, gentile e premuroso. E poi, rappresentava Dio, il Padre su questa terra.

    L’abuso ha avuto luogo nel suo ufficio, specialmente di sera prima di andare nei dormitori. Da notare che gli studi dei sacerdoti avevano le porte vetrate.  Avevo molta paura di poter essere visto da altri sacerdoti, che usavano gli uffici accanto, e mi sentivo in colpa per quello che succedeva.

    Era una pratica comune o chiudevano un occhio sulle pratiche di Don Mario?

    Durante l’abuso, introduceva la sua lingua nella mia bocca, mi toccato i genitali e mi costringeva a toccarlo nelle parti intime. Questo è accaduto più volte durante la mia permanenza, un anno e mezzo, nell’istituto religioso.

    A volte veniva nel dormitorio e si sedeva sul bordo del letto e mi toccava le parti intime. Avevo terrore e imbarazzo di essere visto da altri studenti che dormivano nei letti accanto al mio. Mi chiedevo: cosa diranno di me se mi vedono cosa faccio con don Mario?

    In due occasioni almeno, lui mi ha accompagnato a casa dai miei genitori, a circa 70 km.

    Dormivamo nella stessa camera accanto a quella dei miei genitori. Appena entrati, chiudeva la camera a chiave, e mi costringeva ad entrare nel suo letto nudo… Ancora la sua lingua nella mia bocca, le sue mani sulle mie parti intime e le mie nelle sue. Anche in queste occasioni avevo spavento, turbamento e collera per quello che subivo.

    Perché non ho confessato l’abuso? Per paura delle conseguenze; lui un sacerdote e io… niente.

    La vergogna e la colpevolezza di essere la causa di questa situazione.

    A chi dirlo? Ai miei genitori che hanno messo questo mostro nella mia camera?

    Nel mio paese di 800 abitanti dove tutti erano cristiani praticanti, dove il sacerdote era la persona più influente, nessuno mi avrebbe mai creduto e difeso… sarei stato indicato come un bugiardo, un pervertito! La Chiesa era la Santa Madre, intoccabile!

    Quindi, ho tenuto tutto dentro. Ho seppellito questa ferita nel profondo di me stesso, ho creduto di cancellare questi dolorosi eventi dalla mia memoria.

    Ahimè, quando si crede di cancellare dalla memoria, i grandi traumi subiti nell’infanzia, un giorno o l’altro, riemergono in superfice e causano danni che sono devastanti a livello fisico, affettivo e psicologico.

    l’abuso lascia sempre il segno nella vita di un bambino. L’abuso condiziona le sue relazioni, la sua personalità, i suoi interessi, i suoi sogni.

    Ecco, qualche problema causato dall’abuso: carattere instabile e a volte irascibile, non riuscivo a dire di no a nessuno, comportamento autodistruttivo, problemi di ambivalenza, mancanza di fiducia in me stesso, sentirmi niente, inutile e incapace, fingere che tutto va bene anche quando ero sull’orlo del baratro. Un sacco di problemi con l’alcool. E nel 1993 e nel 2007 ho avuto due incidenti d’auto, abbastanza gravi, ma senza conseguenze fisiche, a causa dell’abuso di alcool.

    Nel 2006, dopo tre anni come responsabile di circa cinquanta collaboratori, per mancanza di fiducia in me stesso, ho subito un burn-out (stato di grande stress e fatica) e ho dovuto fermarmi dal lavoro per quattro mesi e per quasi tre anni seguire una terapia psichiatrica. Purtroppo il problema degli abusi non è uscito fuori… Ho perso il mio posto di responsabile e con esso una fetta di salario. Fortunatamente il mio datore di lavoro mi ha dato di nuovo fiducia e ho continuato in un altro reparto.

    Nella primavera del 2010, ho trovato il coraggio di parlarne con un amico, sacerdote ed italiano, che era missionario in Svizzera. Mi ha detto di non dirlo a nessuno! Deluso e stordito ho ingoiato la mia delusione.

    Ma il mio corpo non ha accettato e ha cominciato a somatizzare questo problema a modo suo. Alla fine di agosto dello stesso anno, ho iniziato una polimialgia reumatica, molto dolorosa e che ho dovuto trattare con il cortisone per tre anni. Dopo la polimialgia reumatica si è trasformata in poliartrite che si è protratta per due anni.

    Inizio 2016 mia moglie mi ha fatto due domande: chi sei? Perché cerchi di distruggerti? Ho risposto: ho sempre avuto un comportamento autodistruttivo e ho sempre annientato i miei centri d’interesse.

    Mi ci sono voluti tre giorni per riuscire e dire a mia moglie gli eventi in relazione agli abusi sessuali. Da questo mia moglie ha capito subito che i molti problemi avuti nella mia vita (abuso di alcool, ambivalenza, cambiamenti di umore, burn-out e malattie fisiche) erano collegati agli abusi sessuali e per me è stato un sollievo enorme e un supporto fondamentale.

    Ho iniziato la terapia con una psicologa, che è durata dal marzo 2016 all’agosto 2017. Dopo la confessione, ho avuto un’ulcera allo stomaco e ancora adesso prendo farmaci per curarlo. Ho anche sviluppato delle crisi di angoscia, abbastanza violente e frequenti.  All’inizio credevo fossero dei problemi di cuore, ma poi smentite dalle visite mediche presso il pronto soccorso dell’ospedale.

    Ho attraversato il deserto dei dubbi, cercando il vero Valerio e guardando le esperienze del mio passato ho avuto paura e ho dubitato spesso di riuscire a guarire. Più volte ho pensato alla morte come una liberazione. E in questo periodo che ho capito il significato di sopravvissuto…

    Durante questo periodo ho capito una cosa importante – e la psicologa che ho consultato lo ha sottolineato – asfissiavo di vergogna, senso di colpa e denigrazione di me stesso, pensando che l’unico colpevole ero io!

    Ma chi è questa forza devastatrice? È il bambino abusato, usato e gettato che ti chiama, che ti chiede aiuto, che vuole che tu lo prenda tra le braccia per consolarlo. È il bambino che tu non vuoi prendere per mano, che non vuoi rivelare agli altri e che non vuoi riconoscere come una parte di te stesso.

    È il bambino che ha paura, che ha vergogna, che si sente colpevole, che crede di essere la causa di quanto gli è successo. Ma tu non vuoi e non puoi ascoltarlo. Ascoltarlo significa ricordare e ricordare è doloroso. Allora certe volte, per non ricordare, per non ascoltare quel bambino di 13 anni, ti rifugi nei vizi o in certi comportamenti che possono solo farti del male e distruggere quanto di buono hai fatto attorno a te.

    Ma come liberarsi da questa forza devastante? Dare un nome alla sofferenza. Dare il nome di chi ti ha trasformato la vita in via crucis. Dare il nome di chi ti ha tradito, usato e gettato! Finché non troverai il coraggio di cercarlo, denunciarlo o parlargli, sarai sempre la preda di te stesso. Sempre!

    Ho immediatamente avvisato, il mio datore di lavoro, dei problemi che mi tormentavano e ho avuto un’interruzione del lavoro di due settimane. Ho avuto il sostegno senza riserve del mio responsabile e delle RU. Mi hanno rilasciato un documento dove attestano il loro sostegno alla mia denuncia, anche giuridicamente, e mi hanno lasciato il tempo necessario per riprendermi da questi eventi senza caricarmi di troppe responsabilità.

    Don Mario, dopo delle ricerche in rete l’ho trovato in un oratorio come parroco.

    Gli ho scritto che desideravo parlare con lui degli eventi relativi al nostro soggiorno presso l’istituto religioso della mia giovinezza. Non ha risposto. Ho scritto al suo superiore, mi ha risposto e indirizzato, senza una parola di compassione, al Vicario.

    Con il Vicario, ha corrisposto densamente per e-mail, ho esposto i fatti, l’ho incontrato nel marzo 2016. Poi un silenzio di parecchie settimane.

    Il silenzio è insopportabile quando ci aspetta una risposta, anche per fatti accaduti 46 anni prima! Mia moglie ha avuto l’idea di cercare associazioni di persone abusate e abbiamo preso un appuntamento con Marie-Jo Aeby di SAPEC, una associazione Svizzera che si occupa delle persone che sono state abusate in una relazione di autorità con religiosi. Il miracolo avvenuto. Marie-Jo mi ha ascoltato, ha capito il mio dramma; lei si che ha avuto una vera compassione e mi ha consigliato cosa fare. In un secondo tempo mi ha indirizzato al vescovo Charles che ha avuto lo stesso atteggiamento di Marie-Jo. Finalmente un uomo di Chiesa, che mi ascolta e mi crede! Monsignor Morerod ha scritto una lettera per la Commissione, presieduta dal Vicario, che doveva redigere il verbale dell’udienza preliminare prevista per il 14 maggio 2016. Quel giorno, per più di tre ore, accompagnato da mia moglie, per raccontare e rivivere l’abuso e le sue conseguenze. E alla fine, nessuna copia del verbale…

    Ho provato di tutto per ottenere questo documento, ma niente da fare. Solo le minacce di divulgare il nome del mio aggressore alla stampa ha fatto reagire il Vicario; era pronto a un viaggio in Svizzera per discutere questo punto con l’associazione SAPEC, Monsignor Charles e il sottoscritto, ma non a darmi una copia del processo verbale. SAPEC mi ha sconsigliato di discutere con il Vicario senza processo verbale.

    Nel settembre 2016 la procedura preliminare è completata e il mio dossier è inviato a Roma alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Monsignor Charles e Monsignor Francesco, un amico che è missionario da 50 anni, hanno inviato una lettera, alla Congregazione della Dottrina della Fede, per sostenermi nella mia denuncia. Ma dal mese di settembre 2016: silenzio assoluto.

    Nel mese di agosto 2017, ho nuovamente inviato una e-mail al Vicario per dirgli che la mia pazienza era ad al limite e che entro la fine di settembre non ricevevo notizie, avrei rimesso la mia storia di abusi ai media. Risposta immediata del Vicario che dice di avere notizie da Roma e desidera incontrarmi.

    L’incontro con il Vicario, accompagnato dall’avvocato della sua congregazione si svolge nel mio paese in Italia. Mi accompagna Monsignor Francesco. Il Vicario comunica che la mia procedura è terminata! Don Mario ha ricevuto restrizioni nel suo ministero come; divieto di celebrare alcuni sacramenti e incontrare i giovani da soli. Ha dovuto firmare una lettera in cui ha riconosciuto le accuse e ha deciso di non presentare ricorso contro tali decisioni.

    Purtroppo come di solito avviene in Vaticano, non ho ricevuto nulla di scritto. Tutto è stato fatto per via orale, così da non lasciare alcuna traccia. Ho manifestato la mia delusione per la mancanza di comunicazione scritta e con me, Monsignor Panfilo, che mi accompagnava

    Don Mario, che aveva accettato di incontrarmi alla fine della procedura canonica, non ha più voluto incontrarmi o scusarsi per il danno che mi ha fatto. Apparentemente, era un po’ depresso dopo la mia confessione e la decisione di Roma. Il poverino!
    Non ho ricevuto neppure le scuse scritte dalla sua congregazione!
    Sì, ho ricevuto una riparazione ma con l’impegno di non dire il nome del mio aggressore e della sua congregazione.
    La Congregazione per la Dottrina della Fede non mi ha permesso di avere:
    – I documenti del procedimento preliminare e finale.
    – Del processo verbale della mia deposizione.
    – Della dichiarazione e della testimonianza del mio aggressore per sapere se ha riconosciuto i fatti o meno.
    – Un documento che attesti le sanzioni inflitte al mio aggressore.
    – Un documento in cui la chiesa di Roma si scusa per il danno che ho subito.

    Ammetto che non ricevere scuse, né documenti della mia procedura, è difficile, molto difficile da sopportare! Questo è inammissibile e qualche volta la rabbia mi prende e vorrei vedere il Vaticano crollare e sprofondare per sempre.

    Se da un lato sono soddisfatto per il risultato di questa procedura, che almeno mi riconosce come vittima, io non capisco come mai il Vaticano tratta in questo modo le vittime di abusi sessuali. Una cosa è chiara: non vogliono lasciare nessuna traccia scritta del comportamento dei loro religiosi e pazienza se le vittime, di questi esecrabili delitti, si sentano ancora una volta vittime dell’abuso di potere e del clericalismo, di questa istituzione, che perde ogni giorno un po’ più della sua credibilità.

    Un’altra realtà che si è aperta a me attraverso questa esperienza è quella dei sacerdoti italiani.

    A parte Monsignor Francesco, che è arcivescovo in Papua, tutti gli altri sacerdoti italiani che ho contattato, in Svizzera e in Italia, non mi ha aiutato nella mia angoscia ma hanno difeso l’istituzione che li mantiene. Non conoscono le conseguenze degli abusi sessuali sui minori e non sono disposti ad aiutare le vittime. Che delusione!

    Ora faccio parte del comitato del Gruppo SAPEC e vorrei aiutare gli altri sopravvissuti di abusi sessuali ad essere riconosciuti come vittime, ricevere le scuse dell’autore del reato e quella dei suoi superiori e pretendere un risarcimento.

    Nel febbraio 2019 ho partecipato a Roma, con altri membri del Gruppo SAPEC, ad una manifestazione di tolleranza zero organizzato da ECA (Ending Clerical Abuse). L’obiettivo è di fare pressioni sulla chiesa per mettere in atto delle disposizioni, per fermare i suoi indicibili crimini, in parallelo con il sinodo convocato da Francesco.

    Ho incontrato diverse persone, donne e uomini, sopravvissuti da abusi sessuali  nella chiesa. Tutti delusi da questa istituzione, ma determinati a continuare questa lotta per far emergere la verità e fermare la piaga che colpisce tanti bambini.

    Dopo la lettura del documento finale di Francesco, che ci ha deluso tantissimo, tutti ci poniamo le stesse domande:
    Perché la chiesa non fa altro che proferire parole e non azioni concrete per fermare questa catastrofe?
    Perché le vittime non sono riconosciute come tali dalla chiesa?

    Queste le parole dei genitori di Alessandro al papa che condivido completamente:
    “Francesco, ma occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i Vescovi che abusare, insabbiare non è una cosa buona, questo l’obbiettivo? La consapevolezza? Occorre un ‘vademecum’ per aiutare i presidenti delle conferenze episcopali per far capire a tutti i Vescovi dei loro paesi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine, da un oratorio all’altro, non risponde esattamente all’obbiettivo che hai dovuto chiarire”?

    Uno dei problemi fondamentali è che nei tribunali ecclesiastici non considerano l’abuso sessuale, sui minori un crimine, ma una violazione da parte di un chierico dei suoi obblighi di celibato. L’abuso sessuale sui bambini è considerato come fattore aggravante.
    Il diritto canonico non si occupa di criminalità, ma dei doveri speciali del religioso.
    Quindi quello che è in gioco è lo statuto religioso del chierico e non quello che è successo alla vittima perché in Vaticano la vittima non ha statuto.

    Eppure c’è un documento che dovrebbe illuminare e affrontare tutti questi problemi e permettere a tutti gli uomini religiosi di vivere secondo il loro impegno: il Vangelo!

    Mi pongo una domanda ancora più seria:
    Perché i religiosi e tutti i cristiani che collaborano fedelmente per trasmettere il Vangelo non fanno nulla per proteggere i loro fedeli, i più fragili e i loro figli? Il cambiamento può avvenire solo all’interno della chiesa, altrimenti non ci sarà più chiesa…

    Non è la chiesa e i suoi membri che soffre, come insiste sempre Francesco, ma milioni di bambini e le loro famiglie che devono convivere con vite umane distrutte o altamente andicappate!

    Non è certamente la colpa di satana, altra scusa di Francesco, se molti religiosi si lasciano andare in certi comportamenti disumani, ma della perversione di queste persone e di chi, a proposito, copre questi orribili crimini per proteggersi (dai loro scheletri nell’armadio) e proteggere questa istituzione ormai marcia.

    Io non voglio fare parte di questa chiesa, ma desidero, cooperare e aiutare la parte sana a prendere coscienza e sradicare il male che l’ha invasa. La chiesa non potrà ricostruirsi senza l’aiuto delle vittime e delle associazioni che le difendono. Solo ascoltando, l’orrore delle storie delle vittime, potrà prendere coscienza del male che ha fatto e prendere le giuste misure per fermare questa piaga insostenibile.

    Valerio

  • IL DOPO SUMMIT: I CRISTIANI ATTENDONO RISPOSTE CREDIBILI – LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI

    IL DOPO SUMMIT: I CRISTIANI ATTENDONO RISPOSTE CREDIBILI – LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI

    Nei mesi scorsi, in preparazione al summit mondiale voluto da Papa Francesco sul tema della protezione dei minori in contrasto alla piaga della pedofilia in abito clericale, meeting che si è svolto dal 21 al 24 febbraio 2019, Rete L’ABUSO, non ricevendo alcuna disponibilità da parte del Vaticano per essere ricevuta con un piccolo comitato di vittime e loro familiari al fine di fornire il proprio contributo per la preparazione dell’evento, aveva preparato una campagna di consapevolezza.

    La “campagna” aveva lo scopo di sensibilizzare la gente sul tema degli abusi sessuali e la loro gestione nell’ambito della chiesa cattolica, partendo da un dei tanti episodi concreti delle vittime che si rivolgono all’associazione, in particolare dalla vicenda che coinvolge l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e il sacerdote condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi don Mauro Galli, per abuso sessuale aggravato.

    L’iniziativa prendeva spunto da una lettera aperta destinata al Santo Padre, scritta dai familiari della vittima e pubblicata su ilfattoquotidiano.it, ma soprattutto poneva spunti di riflessione che a nome di tante vittime con storie analoghe di estrema sofferenza, avrebbero voluto condividere con il comitato organizzatore dell’evento così come auspicava lo stesso Pontefice.

    Ora al termine del summit che ha trovato sintesi nel discorso conclusivo di Papa Francesco al termine della S. Messa celebrata domenica 24 febbraio 2019, pubblicato ufficialmente sul bollettino della Santa Sede e in seguito a quanto annunciato nell’omelia della medesima celebrazione:

    “Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi…”

    I familiari della vittima di don Galli, si sono sentiti in dovere di scrivere nuovamente al Santo Padre con una seconda lettera aperta (LEGGI QUI) per chiedere direttamente al Pontefice come si traduce in concreto quanto dichiarato dallo stesso Papa.

    Rete L’ABUSO ha pertanto deciso di proseguire la campagna di consapevolezza aggiungendo nuove puntate:

    IL DOPO SUMMIT del 21-24 Febbraio 2019 – INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «I CRISTIANI ATTENDONO RISPOSTE CREDIBILI – LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Introduzione:

    Non ci si può accontentare delle parole, quando le parole non sono seguite dai fatti. Il summit dei Vescovi può portare dei frutti solo se vi sono della azioni concrete e in tempi brevi. Non basta dire che “un abuso è una mostruosità” e permettere che ciò si ripeta. Il tempo delle parole è scaduto. Le vittime di tutto il mondo attendono I FATTI. L’attesa produce solo altre vittime, in tutto il mondo.

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video si ripercorre il messaggio di Papa Francesco a conclusione del summit, rapportato al caso concreto che Rete L’ABUSO ha utilizzato come campagna di consapevolezza.

    Spunti di riflessione:

    • Quando il Papa darà seguito concreto alle sue parole relative alla tutela dei minori?
    • Quando le parole “la Chiesa non si risparmierà mai per consegnare alla giustizia chiunque” “non insabbierà mai”… si trasformeranno in azioni?
    • Quando le vittime potranno davvero sentire la vicinanza della Chiesa?
    • Quando le vittime potranno ricominciare a credere?
    • Che senso ha avere Linee Guida o nuovi documenti o ancora un nuovo “motu proprio” se non vengono seguiti quelli che già sono in vigore?
    • Perché non vengono presi immediati provvedimenti nei confronti dei Vescovi di cui è già noto il comportamento ed è certo che abbiano insabbiato casi di abusi sessuali ai danni di minori? Solo in Italia, per esempio, ben cinque Membri del Consiglio Permanente della CEI sono palesemente coinvolti:
    • Mons. Mario Delpini (caso Mauro Galli)
    • Mons. Crescenzio Sepe (caso Silverio Mura)
    • Mons. Giuseppe Betori (caso Daniele Ralti)
    • Mons. Angelo Bagnasco (caso Carlos Buela)
    • Mons. Claudio Maniago (caso Lelio Cantini)
    • Quando la Chiesa tornerà credibile?

    Per approfondire:

    Per approfondire e comprendere meglio il significato delle riflessioni e le domande che come associazione ci stiamo ponendo dopo il summit, riproponiamo il percorso delle cinque tappe della riflessione già proposta in preparazione all’evento voluto da Papa Francesco. Percorso che in qualche modo ha cercato di stimolare e raggiungere i Vescovi che avrebbero poi partecipato all’evento sottoponendogli i seguenti temi:

    PEDOFILIA NEL CLERO: ULTIMO APPELLO PER PAPA FRANCESCO

     

    1. I GENITORI DEVONO SAPERE
    2. MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITÀ
    3. LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO
    4. LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO
    5. L’ESTREMO TENTATIVO DI ALTERARE LA VERITÀ
  • LETTERA Pedofilia: la Chiesa faccia pulizia, ora o mai più

    LETTERA Pedofilia: la Chiesa faccia pulizia, ora o mai più

    Forse non vogliamo ammettere l’evidente verità, ma a questo punto penso sia chiaro che non sono stati i preti a scoprirsi pedofili durante la loro vita ma sono i pedofili che si sono fatti preti per avere accesso ai bambini. Le coperture, soprattutto negli USA, sono state cosi’ efficaci perché c’era una rete di pedofili che si era infiltrata nella Chiesa, una rete con uomini ai posti giusti che riuscivano a sviare e a coprire. Spero che il Papa tenga tutto in considerazione per evitare il ripetersi di questa tristissima pagina, e che eventualmente apra il sacerdozio agli uomini sposati. Per aprire alle donne credo ci vorrà ancora tempo, ma i passi della Chiesa sono da sempre lentissimi. Questa faccenda ha allontanato molti fedeli dalla Chiesa, diminuito le offerte e ha creato una situazione di non fiducia verso i sacerdoti, anche quando questi sono missionari che hanno rischiato la vita per aiutare la gente in paesi in povertà assoluta. Il Papa deve fare piazza pulita anche a costo di far rimanere interi istituti senza personale se necessario, a costo di rimetterci immobili e chiese. Coloro che sono stati abusati negli USA sono migliaia, senza contare chi non se l’e’ sentita di uscire allo scoperto. In questo caso la Chiesa non si può più permettere la lentezza nel cambiare le cose, perché i nodi sono arrivati al pettine, dopo sara’ troppo tardi.

    Fabrizio Leonardi , 

    LETTERA Pedofilia: la Chiesa faccia pulizia, ora o mai più

  • Pell e gli abusi insabbiati, l’intervista alle vittime: “Spiccioli per tacere sulle violenze”

    Pell e gli abusi insabbiati, l’intervista alle vittime: “Spiccioli per tacere sulle violenze”

    “La Royal Commission afferma che ci sono state almeno 70mila vittime. Quando Pell divenne vescovo di Melbourne mise in piedi un sistema in cui le vittime in cambio di una piccola somma di denaro si impegnavano a non denunciare”

  • Don Vinicio Albanesi rivela di aver subito abusi da un prete pedofilo

    Don Vinicio Albanesi rivela di aver subito abusi da un prete pedofilo

    Rivelazione choc di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, durante lo speciale Diario di papa Francesco su Tv 2000, l’emittente della Cei. Don Vinicio ha denunciato pubblicamente gli abusi subìti da ragazzo inseminario da parte di altri sacerdoti. «Erano da mandare al diavolo», ha aggiunto, «perché non erano degni. E tutto questo mi è rimasto dentro per 50 anni. Ma non ho avuto sensi di colpa e questo mi ha aiutato invece a guardare al sacerdozio con lo spirito aperto, solare, bello».

    «Io mi sono salvato con questo pensiero: i vigliacchi erano loro non io. Non mi sono mai sentito vittima perché le persone malevoli, subdole e delittuose erano loro, adulti, presunti o veri educator», ha aggiunto don Vinicio Albanesi. «Erano da mandare al diavolo», ha detto, «perché non erano degni. Il messaggio di Cristo è un messaggio infinitamente propositivo. Sono a volte, non tutti per fortuna, alcuni ad averlo intristito e reso cattivo. Cristo ha difeso i bimbi, la samaritana, i ciechi, gli zoppi. Cristo ha guarito e c’è purtroppo invece chi con le parole provoca ferite e anche la morte», ha concluso.

    LE TESTIMONIANZE AL SUMMIT SULLA PEDOFILIA DEL VATICANO

    La testimonianza del presidente di Capodarco è avvenuta a margine del summit sulla pedofilia che si tiene in Vaticano dal 21 al 24 febbraio, dove, all’Incontro sulla protezione dei minori, è stato proiettato un video in cui le vittime di abusi del clero hanno raccontato le loro storie. «Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati – in alcuni casi – in assassini dell’anima, in assassini della fede. Quale terribile contraddizione […] l’abuso sessuale lascia conseguenze tremende a tutti […] le conseguenze sono evidenti, sotto tutti gli aspetti, e rimangono per tutta la vita», si è sentito rieccheggare dalle parole del primo testitmone, un cileno, che però ha detto di parlare di sé in quanto cattolico. «Per un cattolico», ha spiegato, «la cosa più difficile è riuscire a parlare dell’abuso sessuale; ma una volta che hai preso coraggio e inizi a raccontare – nel nostro caso, parlo di me – la prima cosa che ho pensato è stata: vado a raccontare tutto a Santa Madre Chiesa, dove mi ascolteranno e mi rispetteranno». Invece, «la prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa. Questo è uno schema che non esiste soltanto in Cile: esiste in tutto il mondo, e questo deve finire».

    Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano
    UNA VITTIMA DI UN PRETE PEDOFILO DURANTE IL SUMMIT IN VATICANO.
    Nel racconto del sopravvissuto, «il perdono falso, il perdono forzato non funziona. Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano. Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle». La richiesta è «di collaborare con la giustizia», e ciò «che il papa sta facendo in Cile si ripeta come modello in altri Paesi del mondo». Inoltre, «vediamo tutti i giorni la punta dell’iceberg: nonostante la Chiesa affermi che è tutto finito, continuano a emergere casi: perché?». «Non serve estirpare il tumore e basta», ha affermato la vittima cilena, chiedendo ai prelati di aiutare «a ristabilire la fiducia nella Chiesa» e che coloro «che vogliono continuare a coprire, se ne vadano».

    UNA DONNA AFRICANA: «STUPRATA E PICCHIATA DA UN PRETE PER 13 ANNI»

    I vescovi hanno ascoltato in silenzio i tragici racconti. Un’altra testimone, un’africana, ha spiegato che «dall’età di 15 anni ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava». Poi ha aggiunto: «Sento di avere una vita distrutta». Il terzo, un sacerdote est-europeo, racconta che «da adolescente, dopo la conversione, andavo dal prete perché mi insegnasse come leggere la Scrittura durante la messa; e lui toccava le mie parti intime. Ho passato una notte nel suo letto […] l’altra cosa che mi ha ferito è stato il vescovo al quale, dopo molti anni, da adulto, ho parlato dell’accaduto», e «lui mi ha attaccato senza tentare di comprendermi». Altri testimoni sono stati un uomo degli Stati Uniti e un asiatico. L’uno prova «ancora dolore per i miei genitori, ancora provo dolore per la disfunzione, il tradimento, la manipolazione che quest’uomo malvagio, che all’epoca era il nostro prete cattolico, ha inflitto alla mia famiglia e a me». L’altro è stato «molestato sessualmente per tanto tempo, e oltre 100 volte, e queste molestie sessuali mi hanno provocato traumi e flashback per tutta la vita. Fa fatica vivere la vita, fa fatica stare insieme alla gente, avere rapporti con le persone. Ho avuto questo atteggiamento anche nei riguardi della mia famiglia, dei miei amici e perfino di Dio […] ogni volta che ho parlato con i Provinciali e con i Superiori maggiori», ha concluso, «questi hanno regolarmente coperto il problema, coperto gli abusatori e questo a volte mi uccide».

  • Pedofilia nella Chiesa: parlano gli abusati squarciando il silenzio

    Pedofilia nella Chiesa: parlano gli abusati squarciando il silenzio

    All’ombra del Vaticano, si sono dati appuntamento le vittime del silenzio. Per troppo tempo hanno dovuto tacere gli abusi subiti da preti e alti esponenti del clero, adesso possono parlare senza paura di insabbiamenti.

    Diverse le associazioni che si sono date appuntamento appena fuori piazza San Pietro. Chi è stato abusato, oggi è un attivista perché quanto è successo non accada mai più.

    Jean Marie, lui è stato abusato all’età di 11 anni: “Non siamo certo stati invitati al tavolo della discussione, è importante esserci per fare rumore intorno al summit”.

    Le voci che si levano contro sono tante.

    “In un certo senso mi sento obbligato a essere qui, non è che voglia esserci. Non è facilissimo parlare di quanto mi è successo quando ero adolescente”.

    “La risposta al voler metter tutto a tacere è parlare. Tutti devono farlo, le organizzazioni delle vittime in primis e non solo coloro che in questi giorni sono stati invitati a partecipare al summit”.

    Anche se dall’esterno queste organizzazioni sanno di poter influenzare il dibattito interno alla Chiesa e oggi più che mai chiedono tolleranza zero.

    https://it.euronews.com/2019/02/23/pedofilia-nella-chiesa-parlano-gli-abusati-squarciando-il-silenzio

  • La realtà inconfessabile parte quinta: “L’ESTREMO TENTATIVO DI ALTERARE LA VERITA’”

    La realtà inconfessabile parte quinta: “L’ESTREMO TENTATIVO DI ALTERARE LA VERITA’”

    21-24 Febbraio 2019
    INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «L’ESTREMO TENTATIVO DI ALTERARE LA VERITA’»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Ultimo appello a Papa Francesco

    Introduzione:

    Basta dire “La Curia è estranea” perché lo sia davvero? Possibile che la Chiesa confonda la responsabilità penale con la responsabilità morale?

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video vedremo ancora una volta uno stralcio della “Lettera aperta a Papa Francesco” scritta dai familiari della vittima di un sacerdote e pubblicata sul Fatto Quotidiano on-line il giorno 19.10.2018; diversi articoli di giornale che documentano la vicenda; vedremo uno stralcio della sentenza di condanna del prete in primo grado; il decreto di nomina del prete ancora alla pastorale giovanile; ascolteremo diversi audio.

    Spunti di riflessione:

    • Totale estraneità della Curia? … facile “estrarre” alcune frasi dalle motivazioni della sentenza, ma è corretto?
    • Cosa si sono “dimenticati” di scrivere alcuni giornali?
    • Cosa dicono esattamente i Giudici?

    “Il Tribunale, in quanto non chiamato a pronunziarsi in merito alle condotte delle Autorità della Chiesa milanese/Istituzione, evita doverosamente di farlo”!

    Il Tribunale non stata processando l’attuale Vescovo (all’epoca dei fatti Vicario Episcopale), non era l’imputato e non avrebbe nemmeno potuto procedere.

    L’imputato era il prete, ed è stato riconosciuto colpevole “al di là di ogni ragionevole dubbio” condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi di reclusione.

    Nel raccogliere le prove la Polizia ha eseguito diverse intercettazioni telefoniche e interrogato diversi testimoni tra cui il Vicario Episcopale.

    Il Giudice non poteva assolutamente procedere in quanto non era stato formulato alcun capo di accusa rispetto al comportamento della Curia milanese, né il Processo era alla Diocesi o ai Vescovi.

    Il PM pur avendo scoperto le malefatte della gerarchia non poteva in alcun modo procedere formulando una ipotesi di reato in quanto, a differenza di qualsiasi altro cittadino italiano, I VESCOVI BENEFICIANO DI ALCUNI PRIVILEGI IN VIRTÙ DEL CONCORDATO TRA STATO E CHIESA.

    I cittadini italiani lo sanno?

    • Il Magistrato è obbligato ad avvisare il Vescovo qualora avvii una indagine relativa a un sacerdote.
    • Viceversa il Vescovo non ha alcun obbligo di denuncia nel caso venga a conoscenza di una ipotesi di reato attribuita a un suo sacerdote. Se anche riceve una segnalazione di un presunto abuso sessuale, se anche ha la certezza che il prete si è portato a letto un minore, il Vescovo non ha nessun obbligo di segnalazione alle Autorità dello Stato.

    Dunque né i Giudici né il PM hanno giudicato, né tanto meno assolto il Vescovo.

    Ma il tema che chiama in causa il Papa è un altro: LA QUESTIONE È MORALE, RIGUARDA LA CHIESA, LA “TOLLERANZA ZERO”, IL DIRITTO CANONICO, GLI OBBLIGHI DEI VESCOVI…

    • Cosa è “tollerabile” a discapito anche del Diritto Canonico?
    • Quali i compromessi e le contraddizioni?
    • Papa Francesco dice che “è mostruoso abusare di un bambino o di una bambina”… Insabbiare non è altrettanto mostruoso?

    Papa Francesco pontifica ma non agisce:

    • Oggi i Vescovi spostano i preti esattamente come nei tempi antichi, la priorità è salvare il prete. Salvare il prete a qualsiasi prezzo? Se il prete non è “salvabile” ci si arrocca a “salvare l’istituzione che ha insabbiato”?

    Negli audio abbiamo sentito che tutti si dissociano dalle scelte fatte dal Vicario Episcopale: tranne il Papa che lo promuove Vescovo!

    • Perché???
    • Quando la Chiesa avrà il coraggio di dire la verità?

    Per approfondire:

    La scorsa settimana abbiamo affrontato il tema “LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO”.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, oltre a promuovere questa Campagna di consapevolezza, sta attuando delle azioni concrete, sia di sostegno alle vittime che presso le Istituzioni. Rete l’ABUSO è partner ufficiale di ECA (Ending Clergy Abuse), organismo internazionale che riunisce tutte le associazioni che, nel mondo, sostengono le vittime degli abusi sessuali dei sacerdoti.

    Se vuoi sostenere l’Associazione, anche con un piccolo contributo, puoi fare una donazione utilizzando il link; oppure richiedere la Tessera Associativa annuale. I Soci vengono puntualmente informati e aggiornati rispetto alle varie iniziative che la Rete attua.

    Ti ringraziamo per la tua sensibilità, per aver dedicato un po’ del tuo tempo per cercare di capire e magari divulgare queste riflessioni, è un primo passo per auspicare un cambiamento autentico.

    Ci auguriamo che questo contributo, anche se non ci hanno consentito di confrontarci direttamente di persona ponendo queste stesse domande, possa essere giunto e essere stato utile anche ad alcuni Vescovi che, onestamente, vorranno finalmente aprire gli occhi e il cuore magari a costo di rischiare di compromettere la propria carriera seguendo la coscienza a discapito magari della cieca obbedienza a favore della Verità non continuando ipocritamente a dare scandalo.

    … “meglio la macina da mulino al collo”… e il Santo Padre cosa farà?

    La Redazione