Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Storie – Lettere di vittime e lettori

  • Papa Francesco sostiene le vittime: e nei Tribunali?

    Papa Francesco sostiene le vittime: e nei Tribunali?

    In occasione del 160° anniversario della morte del Santo curato d’Ars, Papa Francesco ha scritto una lettera a tutti i sacerdoti del mondo.

    Già dalle prime righe affronta il tema del dolore causato dalla pedofilia, esprimendo la sua vicinanza a tutti i sacerdoti che “si sentono ridicolizzati e “colpevolizzati” a causa di crimini che non hanno commesso”.

    Prosegue: “Negli ultimi tempi abbiamo potuto sentire più chiaramente il grido, spesso silenzioso e costretto al silenzio, dei nostri fratelli, vittime di abusi di potere, di coscienza e sessuali da parte di ministri ordinati. Indubbiamente, è un tempo di sofferenza nella vita delle vittime che hanno subìto diverse forme di abuso; anche per le loro famiglie e per tutto il Popolo di Dio.”

    E ancora: “Come sapete siamo fortemente impegnati nell’attuazione delle riforme necessarie per dare impulso, dalla radice, ad una cultura basata sulla cura pastorale in modo che la cultura dell’abuso non riesca a trovare lo spazio per svilupparsi e, ancor meno, perpetuarsi. Non è un compito facile e, a breve termine, richiede l’impegno di tutti. Se in passato l’omissione ha potuto trasformarsi in una forma di risposta, oggi vogliamo che la conversione, la trasparenza, la sincerità e la solidarietà con le vittime diventino il nostro modo di fare la storia e ci aiutino ad essere più attenti davanti a tutte le sofferenze umane”.

    Ad una prima lettura sono parole commoventi, parole del Pastore di un gregge attento al periodo drammatico che sta affrontando la Chiesa.

    In poche righe esprime comprensione per tutti quei preti che, pur non essendo coinvolti direttamente, rientrano nel “mucchio” di chi fa di tutta l’erba un fascio… così come esprime vicinanza alle vittime e alle famiglie per la sofferenza che li devasta… e il “pezzo forte” è la descrizione dell’impegno finalmente messo in campo dalla Chiesa, riconoscendo le omissioni – che attribuisce al passato – e parlando di “conversione, trasparenza, sincerità e solidarietà con le vittime”.

    Non c’è dubbio: per chi è distante da questo dramma le parole del Papa sono una boccata di ossigeno, dopo un “passato” oscuro si è finalmente arrivati ad una consapevolezza degna della più grande istituzione morale, una consapevolezza che cura le ferite e guarda avanti con speranza. Un applauso alle parole.

    Ma la realtà è davvero questa?

    Come Comitato Vittime & Famiglie di Rete L’ABUSO, ci sentiamo di esprimere tutta la nostra amarezza e il nostro dolore causato da queste parole di Papa Francesco. Fosse solo il suo pensiero saremmo rammaricati ma rassegnati. Il fatto che tutto ciò sia stato espresso in forma di Lettera indirizzata a tutti i sacerdoti di tutto il mondo ci impone invece di esprimere pubblicamente il nostro grido di indignazione perché sono parole ben distanti dalla realtà!

    Chi si prende la briga, tra tutti i sacerdoti non coinvolti direttamente o tra il Popolo di Dio, di andare a vedere cosa succede VERAMENTE quando una vittima riesce ad arrivare a denunciare il prete pedofilo, il prete che lo ha brutalmente violentato?

    Chi ha il coraggio di AFFIANCARE veramente una vittima nelle aule di Tribunale?

    Quando va bene (ASSAI RARAMENTE!) la Chiesa è totalmente assente.

    Nella stragrande maggioranza dei casi LA CHIESA È CONTRO LA VITTIMA!

    In Tribunale la Chiesa non risparmia nulla pur di difendere il prete pedofilo. E anche nelle Parrocchie i preti si guardano bene dall’avvicinarsi alle vittime!

    Chiedetelo alle vittime… l’elenco è lungo…

    Chiedetelo a chi si è visto arrivare in aula un pullman di preti della Diocesi, tutti rigorosamente in abito talare, per sostenere il “povero prete accusato”; chiedetelo a chi ha scritto più e più volte al Papa e a vari Cardinali senza ricevere nessuna risposta; chiedetelo ai genitori di quelle vittime che non sono riuscite a sopravvivere agli abusi e si sono suicidate, chiedetelo a chi si è visto sbattere la porta in faccia dal proprio parroco in seguito alla denuncia, chiedetelo a chi ha dovuto sopportare che sotto il suo balcone sfilasse una fiaccolata a sostegno del prete pedofilo; chiedetelo alle vittime delle suore, realtà di cui non parla nessuno; chiedetelo a chi non può affrontare un processo civile perché non ha nemmeno i soldi per fare una perizia medico-legale; chiedetelo alle famiglie che vivono ogni giorno accanto a chi soffre di sindrome post-traumatica…

    Chiedetelo alle vittime… l’elenco è lungo…

    Questa è la realtà.
    Una realtà che fa male.

    Le parole del Papa, ancora una volta, sono una pugnalata per le vittime.

    Per il Comitato Vittime & Famiglie, e amici

    Cristina

  • Randazzo – prete assolto per davvero?

    Randazzo – prete assolto per davvero?

    “Era un amico di famiglia. Non avrei mai immaginato…” 

    Inizia praticamente così una lunga telefonata, 46 minuti. Fortissima la sensazione di conoscersi da sempre, di capirsi profondamente… eppure fino a pochi giorni fa ciascuna ignorava l’esistenza dell’altra.  Quando si condivide la stessa esperienza profondamente dolorosa, le parole scambiate hanno un significato concreto che raggiunge una parte di te accessibile solo a chi può comprendere davvero. La mamma di una vittima chiama in Associazione.

    E mentre lei racconta, tu rivedi, rivivi, ricordi… eppure ti sembra impossibile.

    Per 9 giorni il prete accusato di abusi sessuali nei confronti di tuo figlio è stato assolto. Cosa significa “per 9 giorni”? Una beffa del destino?

    In primo grado condanna a 4 anni, in appello riduzione a 3 anni, in cassazione assolto perché decorsi i termini della prescrizione. Nove giorni hanno fatto la differenza. Ti crolla il mondo. Sì, il mondo ora sa che il prete è stato assolto. Il “tuo” mondo, il “tuo” paese, la “tua” parrocchia ora sanno la verità: il prete è stato assolto.

    Ora tutti hanno la coscienza a posto: don Vincenzo Calà Impirotta in cassazione è stato assolto. Poco importa che l’assoluzione sia determinata dai termini della prescrizione: di questo non ne parla nessuno.

    NON È STATO ASSOLTO PERCHÉ NON HA COMMESSO IL FATTO!

    Ma di questo nessuno ne parla, il silenzio è assordante, non ho visto titoli di giornali che fornivano spiegazioni. Tutto tace.

    Nessuno si domanda cosa sta vivendo la famiglia della vittima, cosa significa un Calvario durato 14 anni e concluso in questo modo: è un punto di vista “scomodo” che metterebbe in luce tanti particolari che la gerarchia ecclesiastica preferisce mettere sotto il tappeto, come la polvere che non si vuole raccogliere.

    È davvero triste la realtà di una Parrocchia che, durante la Festa del Corpus Domini, annuncia a tutti, pomposamente, che il prete è stato assolto. Ed è ancora più triste l’applauso del popolo di Dio dopo l’annuncio.

    Ma quale responsabilità ha la chiesa mentre fornisce informazioni scorrette? Dire una mezza verità, ovvero SCEGLIERE di omettere l’altra mezza verità, corrisponde a MENTIRE.

    Chi va in parrocchia, chi va a Messa, chi fa volontariato nell’oratorio, è gente che AMA LA CHIESA. le mamme delle vittime dei preti pedofili sono doppiamente ferite. Come può la chiesa stessa non tenerne conto?

    Perché la difesa del prete “ad ogni costo”? Anche a costo di mentire e costruire una falsa realtà nei parrocchiani che si fidano di quello che dicono i preti, magari dal pulpito? Per la parrocchia di Randazzo il prete è stato assolto e punto. La gente non approfondisce, si fida e basta.

    Ma “La Verità vi farà liberi” (disse Qualcuno)… e questo vale anche per i preti. Il resto è ipocrisia.

    Le Mamme della Rete L’ABUSO esprimono tutto la loro solidarietà e vicinanza alla famiglia della vittima di don Vincenzo Calà Impirotta. Coraggio. Di questa vicenda ne parleremo ancora.

    Una mamma cattolica
    Cristina Balestrini

  • “Prete o Vescovo, perché non rinunci alla prescrizione? Puoi anche cavartela così, ma Dio sa…”

    “Prete o Vescovo, perché non rinunci alla prescrizione? Puoi anche cavartela così, ma Dio sa…”

    Leggere per l’ennesima volta che un sacerdote o un Vescovo si “sottrae” alla Giustizia perché il reato di cui è accusato è caduto in prescrizione, mi impone una riflessione che rivolgo ad ogni sacerdote che – in qualche modo – leggerà questo mio scritto.

    LETTERA APERTA a ogni sacerdote che ha commesso un abuso sessuale nei confronti di un minore, a ogni Vescovo o confratello che ha insabbiato la vicenda e non ha impedito che ci fossero altre vittime, e a ogni sacerdote che, di fatto, “si gira dall’altra parte” perché non lo riguarda da vicino.

    “Caro Sacerdote, chiunque tu sia, forse hai tirato un sospiro di sollievo perché sei stato assolto. Finalmente la vicenda processuale si è conclusa, non ne potevi più. Questi lunghi anni di incertezze per una eventuale condanna ti hanno logorato, hai dovuto far di tutto per difenderti dalle accuse, hai dovuto affrontare e rassicurare amici e parenti che erano rimasti sconvolti dal rinvio a giudizio. Tutti pronti a mettere la mano sul fuoco per la tua innocenza, magari qualcuno si è anche esposto pubblicamente per sostenerti in questi anni… e poi, finalmente, l’assoluzione!

    Curioso: anche tu, quando amministri il Sacramento della Confessione hai il potere (che ti è DATO, non è un potere di cui puoi disporre autonomamente) di dare l’assoluzione al penitente che rispetta le condizioni affinché il Sacramento sia efficace.

    Davvero curioso.

    Sì, curioso, perché tu sei stato assolto perché sono trascorsi i termini temporali per la condanna: NON PERCHÈ NON HAI COMMESSO IL FATTO!

    Finora sei riuscito a reggere il gioco con tutti, a recitare la tua parte con orgoglio e presunzione. I tuoi avvocati hanno fatto di tutto per giungere a questo punto, gliene sarai grato.  Ma di cosa puoi gioire? La tua coscienza esulta? Sei fiero di “averla fatta franca” nonostante tu sappia, CON CERTEZZA, di essere colpevole?

    Ma, oltre a te, anche Dio lo sa… e così anche tutte le vittime coinvolte, tutte le persone alle quali TU hai fatto del male, persone che non riusciranno più ad ascoltare un qualsiasi prete che parla dal pulpito, persone che provano “schifo” per la chiesa a causa tua.

    Che responsabilità. Di fronte alla Legge sei a posto… ma di fronte a Dio?

    Sei a posto quanto celebri ogni giorno la S.Messa? Sei a posto quando consacri il Pane e il Vino con quelle stesse mani che hanno violentato e profanato il corpo di un bambino? Di tanti bambini… tante volte…

    Anche tu, Vescovo, che hai spostato il prete da una parrocchia all’altra e non hai impedito che avvenissero altri abusi, ma l’hai scampata perché è passato troppo tempo… sei a posto davanti a Dio? Quando, pomposamente, fai visite pastorali in lungo e in largo nella tua Diocesi, hai mai guardato una vittima negli occhi?

    E tu, Cardinale? C’è l’immunità diplomatica, all’occorrenza?

    “Date a Cesare quel che è di Cesare…” (Mt 22, 21)

    Sacerdote, Vescovo, Cardinale, chiunque tu sia, quando commetti un reato:

    • Vai a costituirti se nessuno ti ha ancora denunciato e paga il tuo debito

    Quando vieni accusato:

    • Affronta un giusto processo
    • Rinuncia alla prescrizione
    • Rinuncia all’immunità diplomatica

    Se sei innocente potrai dimostrarlo ed essere giustamente scagionato. Se sei colpevole assumiti le tue responsabilità di fronte alle persone alle quali hai fatto del male, di fronte allo Stato, di fronte alla Chiesa e di fronte a Dio!

    Solo così potrai essere finalmente LIBERO, solo così la tua coscienza potrà gioire! Solo così potrai essere credibile e interrompere quella spirale di Male che ti circonda!

    Altrimenti l’ “avrai fatta franca” ma il prezzo da pagare sarà altissimo: la tua dannazione. Ci hai mai pensato?

    Non parlare dal pulpito, per favore. Anche tu, sacerdote non direttamente coinvolto ma che “ti giri dall’altra parte”… quando celebri la S.Messa, dopo la lettura del Vangelo siediti qualche minuto in silenzio, rispetta il popolo di Dio che merita dei Ministri credibili: non parlare dal pulpito, lascia agire la Parola di Dio.

    Il popolo di Dio chiede una Chiesa come quella che difende con il Credo: UNA, SANTA, CATTOLICA, APOSTOLICA.  Sbagliare senza rimediare è diabolico, e ciascuno ne risponderà in prima persona.

    Il resto è ipocrisia.

    Una mamma cattolica (che raccoglie il pensiero di tanti amici)

    Cristina Balestrini

  • LETTERA APERTA ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO, MONS. MARIO DELPINI

    LETTERA APERTA ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO, MONS. MARIO DELPINI

    Sua eccellenza Arcivescovo Mario Delpini

    e p.c.

    Sua Santità Papa Francesco,

    Sua eminenza Cardinale Ladaria Ferrer

    e sua eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti,

    dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio/nipote Alessandro, ad opera di don Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverLe noi.

    Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente questa lettera aperta.

    Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi.

    Le scriviamo per chiederle con forza un passo indietro. Le chiediamo, per il bene della Chiesa, per la credibilità della stessa e per rispetto del Sommo Pontefice, di dimettersi dalla carica di Arcivescovo di Milano.

    Lo chiediamo in coerenza con quanto affermato da Papa Francesco in questi anni e in particolare in virtù del recentissimo Motu Proprio: “Vos Estis Lux Mundi”.

    Il pontificato di Papa Francesco è stato per buona parte caratterizzato dalla sua proclamata “Tolleranza Zero” nei confronti della piaga degli abusi sessuali da parte del clero ai danni permanenti di minori ed adulti vulnerabili. Altrettanta “Tolleranza Zero” viene costantemente proclamata anche nei confronti dei Vescovi, come Lei, che in diverse modalità hanno nascosto ed insabbiato tali crimini spostando i sacerdoti da una parrocchia all’altra, senza avviare alcuna Indagine Previa nonostante avessero contezza e fosse stato a loro esplicitamente segnalato un “presunto” abuso sessuale.

    Potremmo citare innumerevoli dichiarazioni pubbliche di Papa Francesco disponibili anche in video su internet dove condanna, senza “se” e senza “ma”, l’antica pratica di spostare i sacerdoti (sue testuali parole). Così come anche ha affermato più volte che i Vescovi risponderanno delle loro responsabilità o, ancora, le precisazioni circa la gravità delle omissioni di questo tipo nel Motu Proprio “Come una Madre Amorevole”, come altrettanto previsto dalle specifiche linee guida emanate dalla CEI.

    Non occorre ripercorrere quanto già previsto, normato ed ulteriormente rafforzato dal Pontefice come anche è superfluo circostanziare gli avvenimenti che la riguardano personalmente rispetto alle sue specifiche responsabilità, le scelte da Lei fatte e le precise azioni, in quanto Lei stesso ha giurato alla Polizia di Stato e controfirmato il suo interrogatorio affermando che era a conoscenza del presunto abuso sessuale ai danni di nostro figlio/nipote ad opera del prete, segnalazione che Lei asserisce essergli arrivata puntualmente già della telefonata dell’allora parroco don Carlo Mantegazza due giorni dopo l’accaduto.

    Riferiva alla Polizia di aver ricevuto immediatamente la segnalazione dell’allora “presunto abuso sessuale” (testuali parole da Lei dichiarate e sottoscritte oltre che acquisite in Tribunale nel processo pubblico, senza alcuna rettifica ma, anzi, confermate da tutte le testimonianze, inclusa quella del Galli stesso). Riferiva addirittura che si era recato a Rozzano personalmente per raccogliere la testimonianza diretta di don Mauro Galli prima di decidere del suo trasferimento, il quale Galli, Lei ha giurato, Le ha subito confessato che si era portato a letto il minore (ben più che un semplice sospetto o indizio o ancora una inverosimile segnalazione anonima).

    Ciò nonostante ha deciso personalmente, assumendosene tutta la responsabilità, come dichiarato alla Polizia, di non avviare alcuna Indagine Previa (prevista dal diritto canonico, indagine canonica poi avviata ben QUATTRO anni dopo, e solo successivamente alle nostre innumerevoli segnalazioni al Cardinale Scola e poi al Cardinale Muller – allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede – e solo dopo l’avvio delle indagini della polizia a seguito della denuncia alla procura della Repubblica).

    Ha deciso personalmente di spostare immediatamente don Galli dalla parrocchia di Rozzano, dove è avvenuto l’abuso, alla vicina parrocchia di Legnano ancora nel contesto della pastorale giovanile come affermato da Lei sempre alla Polizia di Stato.

    Inoltre ha allertato lo studio legale Zanchetti, oltre che don Mauro, per mettersi in contatto per gestire la seccatura, ancora prima che gli fosse notificato l’avviso di garanzia come hanno svelato le indagini nel corso del Processo e ancora prima che fosse interrogato. Lei stesso, pur mentendo alla Polizia, ha affermato di non aver avuto fino ad allora alcun contato con lo studio legale (avvenimento palesemente smentito appunto dalle intercettazioni telefoniche) come si può facilmente riscontrare anche sugli innumerevoli articoli pubblicati sul caso.

    Alla luce del delicatissimo incarico che recentemente il Santo Padre ha riservato ai Vescovi Metropoliti come Lei – preposti per accogliere le segnalazioni di eventuali insabbiamenti da parte di altri vescovi in relazione a presunti abusi sessuali ad opera di clerici, incarico delicato proprio perché riguarda il primo discernimento, la valutazione della verosimiglianza delle segnalazioni e quindi la decisione se avviare le indagini il cui esito deve essere avviato a Roma – risulta evidente che non può ricoprire tale incarico chi ritiene tollerabile portarsi a letto un minore.

    E’ un dato di fatto che Lei ha ritenuto tollerabile tale comportamento tanto da non ritenere necessario avviare alcuna indagine e nemmeno allontanare cautelativamente il prete dai minori, dagli oratori, dalle gite estive con tanto di pernottamento… E’ un dato di fatto che anche oggi lo ritiene tollerabile altrimenti, per coerenza e rispetto della Chiesa, si sarebbe già da tempo messo da parte.

    Altrettanto evidente è la palese incompatibilità della Sua nomina per questo ruolo riservato dal Pontefice ai Vescovi Metropoliti. Si evidenzia, senza ombra di dubbio, l’inequivocabile conflitto di interesse, ma anche la contrapposizione con quanto fermamente promulgato dal Santo Padre.

    Lei si è posto chiaramente in una condizione perenne di ricattabilità: qualunque Vescovo che, in futuro o per vicende del passato che verranno a Lei segnalate, si comporterà maldestramente insabbiando, o  semplicemente sposterà un sacerdote sospettato di abusi sessuali o sacerdote che si è portato a letto un minore, (e ancora qualunque vescovo che in tali casi non avvi o non abbia avviato alcuna indagine previa) – Vescovi  sui quali lei dovrebbe indagare e decidere se procedere – le potrà sempre rinfacciare che Lei stesso si è comportato nel medesimo modo.

    Come potrebbe dunque essere credibile? Come potrebbe, solo per citare già un primo esempio concreto, giudicare ed indagare sul comportamento del Vescovo Pierantonio Tremolada che, insieme a Lei, non ha segnalato il caso di don Mauro Galli ma, viceversa, lo ha coperto spostandolo a Legnano ancora in oratorio solo con i bambini?

    O il Santo Padre decide di rinunciare pubblicamente alla “Tolleranza Zero”, stabilendo pubblicamente che portarsi a letto un minore è ritenuto ammissibile e tollerabile e quindi i Vescovi possono tranquillamente e semplicemente spostare tale sacerdoti da una parrocchia all’altra liberi di continuare a portarsi a letto altri bambini senza allertare nessuno (tanto meno i genitori come esattamente avvenuto a Legnano), oppure è evidente che Lei non potrà più ricoprire la carica di Arcivescovo.

    Oltre ad auto-sospendersi dovrebbe auto-denunciarsi alla Congregazione per la dottrina Della Fede, rimettendo quindi immediatamente il suo mandato al Santo Padre, per evitargli almeno di doversi esporre personalmente nel prendere, o non prendere Lui stesso, tale provvedimento.

    Certi che per il bene della Chiesa, la quale speriamo non vorrà già ipocritamente creare una prima eccezione a pochi giorni dall’emanazione del Motu Proprio, rendendo esplicita e pubblica in tal caso la non Tolleranza Zero a favore di una inaccettabile “discreta tolleranza” in materia di abusi (per altro in questo caso ai massimi livelli della gerarchia), oltre che la non credibilità e autorevolezza del Sommo Pontefice, Lei stesso, anche se estremamente tardivamente, possa porre fine a questa tristissima ipocrisia.

    La ringraziamo per il suo atto dovuto.

    I familiari della vittima di don Mauro Galli

  • A Rozzano si tace: i preti smentiscono Delpini?

    A Rozzano si tace: i preti smentiscono Delpini?

    Leggendo Avvenire del 3 maggio 2019, nell’articolo “Pedofilia, l’impegno di Meter e dei vescovi”, il giornalista riporta le parole che avrebbe detto don Fortunato Di Noto in occasione della giornata “Bambini vittime della violenza”: evento che “…coinvolgerà diocesi, parrocchie, associazioni e istituzioni con la preghiera e l’impegno”.

    Tanti vescovi avrebbero scritto per complimentarsi con don Di Noto per l’iniziativa, tra cui l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini. Secondo quanto riporta il sito del Faro di Roma, mons. Delpini avrebbe scritto “Caro don Di Noto, grazie del suo messaggio e dell’invito ad aderire alla Giornata. Con tanta gratitudine per quello che fa con un caro saluto e ogni buon augurio”.

    Nelle Parrocchie della città di Rozzano, nella Diocesi di Milano, nelle S.Messe della giornata odierna (5 maggio 2019) non vi è stato nessun accenno, nemmeno minimo, alla Giornata Nazionale dei “Bambini vittime di violenza”… né alla preghiera dei fedeli, né durante le omelie, e nemmeno negli avvisi a fine celebrazione. Eppure proprio in una delle Parrocchie (quella di S.Ambrogio di Rozzano) è avvenuto un abuso da parte di un prete che è stato condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi nel settembre 2018..

    Che significato ha questo silenzio assordante?

    Forse i preti di Rozzano prendono le distanze dal loro Vescovo e non aderiscono alla giornata che avrebbe dovuto coinvolgere anche le parrocchie con preghiera e iniziative? Forse perché sanno che proprio il loro vescovo, pur essendo a conoscenza fin da subito di quell’abuso, ha preferito spostare il prete in un’altra parrocchia, ancora con i minori, senza avvisare la Congregazione per la Dottrina della Fede? O forse non sanno nulla di questa giornata Nazionale che sarebbe giunta alla XXIII edizione?

    Il risultato è lo stesso, qualunque sia la motivazione: SILENZIO ASSOLUTO.

    Questa è la vicinanza alle vittime? Questa è la sensibilizzazione del territorio? A cosa servirebbe questa Giornata Nazionale contro la pedofilia e pedopornografia se non se ne parla nemmeno nei luoghi in cui è accertato che un fatto sia avvenuto?

    Facile scrivere su Avvenire tutto questo grande sostegno! Sostegno a chi?! Non certo alle vittime dei preti pedofili… I Vescovi si sono riempiti la bocca delle solite belle parole? Belle, inutili, insignificanti parole che Avvenire raccoglie e riporta con grande enfasi. A Rozzano nemmeno la preghiera, figuriamoci l’impegno!

    Ancora una volta le vittime “ringraziano” per essere state strumentalizzate.

    Cristina Balestrini, mamma di una vittima

  • La gente non è più disposta a tacere – testimonianze, e il “grande silenzio” della Chiesa

    La gente non è più disposta a tacere – testimonianze, e il “grande silenzio” della Chiesa

    In seguito all’articolo apparso su Credere del 14 aprile 2019, e ripreso da Famiglia Cristiana, che riportava la mia intervista/testimonianza, ho ricevuto tantissimi messaggi.

    Io ho semplicemente raccontato, attraverso il giornalista Giuseppe Gazzola, la mia esperienza di mamma di un figlio abusato da un prete. Esperienza di vita concreta, e di dolore per come la Chiesa non è attualmente in grado di stare vicino a chi è vittima della stessa chiesa, di uno dei suoi membri ma, anzi, si pone a difesa del prete.

    Non avrei mai immaginato di scuotere così tanto: sono centinaia i messaggi che ho ricevuto, e vorrei qui riportarne alcuni. Messaggi scritti a me direttamente o commenti sui social dove il link è stato riportato, messaggi ricevuti da persone che conosco, ma anche da perfetti sconosciuti.

    Sono un segnale forte e chiaro di come la gente comune non sia più indifferente: SI COMINCIA A PARLARE DI QUESTO DRAMMA. E questo è il motivo per cui, tempo fa, ho scelto di non rimanere più nell’ombra.

    Significativi per me i numerosi messaggi di gente PROPRIO DELLA MIA PARROCCHIA, proprio del luogo in cui è avvenuto l’abuso per cui il prete è stato condannato in primo grado! Ma nessun messaggio da parte dei sacerdoti della mia Parrocchia, solo di alcuni sacerdoti lontani da qui. Perché?

    Rimane il grande “perché”: da una parte la gente comune, il “popolo di Dio” o gli “atei”, sta iniziando a prendere coscienza di come stanno realmente le cose, ma dall’altra i vertici della chiesa che continuano a non prendere provvedimenti significativi ed efficaci per combattere questo disastro. Perché?

    • “Grande rispetto perché questa famiglia ha saputo affrontare un dolore immenso e il male non ha prevalso in loro. Un grande rispetto è una grande lezione per tutti noi” (D.G)
    • “Un abbraccio a questa famiglia… A loro vicina nella fede e con la preghiera. GRAZIE Giuseppe per la delicatezza e sensibilità nel farci conoscere il loro percorso. Da ammirare questa mamma con il suo perdono……” (B.M.)
    • “Thank you for sharing your family’s story, Cristina!” (L.H)
    • “Che dire… grande la mia Cry, una vera mamma coraggio… e lo posso affermare” (F.Z.)
    • “Veramente bello questo articolo!!! La verità a braccetto con la carità….Che esempio Cri!” (P.S.)
    • “Da ammirare la mamma, scioccante quel prete che non ha mai ammesso” (E.C.)
    • “La pedofilia non è un panno sporco, è un reato. Al netto del perdono cristiano, questa è la prima cosa da ricordare. Madre incredibile.” (O.B.)
    • “Ho letto su Credere. Una mamma che custodisce il dono della fede… come Arca della Nuova Alleanza. Signora Cristina, prego per la vostra famiglia… Dio benedica chi ha la forza della Resurrezione… auguri!” (L.C.)
    • “Cristina Balestrini, grazie di questa testimonianza, sono in Cameroun e cerco di servire questa Chiesa come dici tu in trasparenza…ti sento vicina per lottare insieme agli ultimi degli ultimi” (D.M.)
    • “You are so strong” (D.M.)
    • “Grazie Cristina a te e alla tua famiglia per il vostro impegno e perché non vi siete chiusi nel vostro dolore ma lavorate con e per gli altri e per la Chiesa stessa” (G.D.)
    • “Siamo con te Cristina e con chi ti è vicino quotidianamente” (E.P.)
    • “Ciao Cristina, sono S.C.. Ho letto da poco l’articolo di Famiglia Cristiana che hai condiviso su Facebook. Sono rimasta senza fiato. Non avevo la minima idea della vicenda… non ho parole… Da quando è nato il mio piccolo F., sono un po’ fuori dal mondo. Tra lavoro e i figli sono presissima e ho pochissimi contatti con la comunità. Anche su Facebook spesso non leggo tutto o non tutti i giorni e mi rendo conto che tantissime notifiche non mi arrivano proprio. Ad ogni modo… volevo ringraziarti. Per il vostro enorme coraggio, per il coraggio di tuo figlio, per la vostra determinazione, per la vostra apertura, per la forza di volontà, per la vostra incredibile e norme fede. nonostante tutto. Vi ho sempre ammirato. tutti voi, tuo fratello ed E., C. e M., siete famiglie meravigliose. Vi ho sempre molto invidiato  per la vostra unione, la vostra fede, la vostra dedizione. Mi sono spesso sentita fuori posto e piccolissima nei vostri confronti. Mi avete insegnato tantissimo e il vostro esempio mi è sempre nel cuore. Oggi, più che mai, con questa drammatica circostanza, ancora di più. Non ho parole per lo sconcerto e lo sconforto che mi ha provocato. Sono agghiacciata. Posso solo lontanamente immaginare il dolore immenso che ha colto la vostra famiglia e il dolore del tuo ragazzo. Io sarei impazzita. Non posso altro che ringraziarvi, di nuovo, per questa dimostrazione di forza e di fede.  Sono dalla vostra parte. Sono con voi. Mi stringo a voi. So che non conto nulla e che il mio abbraccio non è di benché minimo conforto, ma io ve lo invio, con tanta sincera commozione. Vi chiedo scusa se mi permetto questo messaggio, ma ci ho tenuto a farvi sentire la mia presenza. Io sono incostante e davvero piccola nella mia partecipazione alla comunità, faccio ancora tanta fatica a sentirmi parte di Rozzano, credo non riuscirò mai a sentirmi parte della comunità di Sant Angelo, e  forse non so nemmeno se lo voglio (specie dopo questo..) , ma la fede c’è ed è fortissima.  Il mio è forse un modo infantile di pregare, ma Dio lo evoco e lo invoco ogni giorno, e Gli parlo, come fosse seduto di fianco a me. Non so se può contare qualcosa… ma sicuramente vi porterò nelle mie preghiere, con tutta la forza che posso. Non credo che questo dolore passerà mai. Ma sono certa, che Dio vi tiene stretti a Lui, fortissimamente. E a tuo figlio, più di tutti. Grazie di cuore per la vostra toccante testimonianza di fede. Darà il suo frutto, ne sono sicura.   Con sincero affetto, S.” (S.C.)
    • “Ciao Cristina. Buona giornata combattiamo sempre x le vittime tvb bacioni” (A.M.)
    • “Ciao Cristina ho letto l’articolo che è molto chiaro che denuncia e invita a denunciare chi subisce tali violenze..mi è piaciuto quanto hai detto su come don Galli non è  stato aiutato a liberarsi dal male commesso per poter espiare purificando la propria anima. Preghiamo che nella solitudine possa rivedersi e chiedere perdono a Dio e a voi. Il Signore darà la forza necessaria ad Alessandro per aprire una nuova fase della sua vita che solo Dio già conosce. L’Amore vincerà il male. Una Santa notte..il Signore vi ricolmi della Sua Divina Benedizione.   bene ..” (S.C.)
    • “Ho letto con interesse e commozione ma anche profonda ammirazione per la grande maturazione del tuo pensiero da credente. Un pensiero che si sente vero e forte perché incarnato nell’esperienza e dunque toccante nel modo preciso che sta alla base della trasformazione. Auguro a te e alla tua famiglia tutta l’efficacia possibile della vostra battaglia. Dico vostra ma è di tutti, per tutti nei risultati che ci auspichiamo.” (D.R.)
    • “Grande donna e mamma speciale” (A.D.)
    • “Great lady making a stand for family. My love and respect always for the stand you have made” (D.M.)
    • “Vi sono vicino nell’unico modo che mi è possibile! Ricordandovi nella preghiera! Un abbraccio sincero”. (M.M.)
    • “Visto articolo,complimenti!” (S.P.)
    • “Davvero come hai fatto bravissima. Bellissimo. Sei speciale. Dicono che nelle prove bisogna a trovare il bello. Voi in questa “merda” siete la BELLEZZA. Grande io non prego più”. (Y.M.)
    • “Bellissimo” (F.C.)
    • “Grazie… Non pensavo che Credere pubblicasse… Complimenti” (M.S.)
    • “Grazie per quello che fai……sono certa che la tua testimonianza aiuti molte persone” (F.N.)
    • “Gioia mia. Forza, coraggio. Chi commette abusi, deve pagare. È un crimine. Ok .!!!!!” (N.V.)
    • “Tempo fa in un momento di sconforto dicesti che per abbattere il muro di gomma eri disposta anche ad andare a distribuire volantini, di domenica fuori dalla chiesa… Non ne hai più bisogno” (R.P.)
    • “Bella sintesi. È sempre molto difficile praticare la verità”. (G.M.)
    • “Ti sono vicino, come Uomo e come collega Infermiere Psichiatrico!” (G.M.)
    • “Molto bene grazie Cri. Interessante” (E.P.)
    • “Cristina è una grande guerriera e con l’immensa fede che l’accompagna riuscirà ad essere di grande supporto a suo figlio e a tutti quelli che hanno dovuto subire questa grande sofferenza”. (R.B.) 
    • “Ho preso la rivista e letto l’articolo. Grazie di nuovo. Siete sempre nelle mie preghiere. Prego tanto per un lieto fine! Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga”. (U.K.)
    • “È molto bella questa intervista” (S.S.)

    Che dire? Posso solo ringraziare perché non mi sento sola. Così è il mio augurio: che nessuna vittima si senta sola ma trovi il coraggio di parlare con qualcuno, di denunciare e di affrontare il tutto. Grazie a Rete L’ABUSO che davvero è un grande sostegno per le vittime.

    Cristina Balestrini

  • Abusi nella Chiesa – La vita spezzata di Denise Buchanan: “Un prete mi ha violentata, mi ha fatto abortire e non posso avere figli”

    Abusi nella Chiesa – La vita spezzata di Denise Buchanan: “Un prete mi ha violentata, mi ha fatto abortire e non posso avere figli”

    È successo in Giamaica, quando aveva 17 anni.

    Denise Buchanan piange: “Un prete mi ha violentato quando avevo 17 anni. Mi ha messo incinta. E mi ha fatto abortire”.

    La donna, nata in Giamaica, ha ora 57 anni e sebbene abbia combattuto per lungo tempo e abbia scritto lettere direttamente al Papa, il prete stupratore non è mai stato condannato. 40 anni dopo continua a tremare, emozionata, raccontando la sua storia dolorosa. Vuole che la Chiesa cattolica riconosca il suo status di vittima.

    Proveniente da una famiglia modesta e molto religiosa nella capitale Kingston, afferma di essere stata abusata da un sacerdote della Congregazione della Passione (i cosiddetti Passionisti).

    “Quel giorno fu come se qualcosa fosse morto dentro di me”.

    Alcune settimane dopo scoprì di essere incinta e si sentì “in frantumi”.

    Il sacerdote stupratore ha organizzato un aborto clandestino. Denise non disse nulla ai suoi genitori “per la vergogna” ma anche per paura: “Stavo pensando al disonore che avrei portato alla mia famiglia”, ammette.

    Gli abusi continuarono. Il prete gli disse che l’amava e le aveva chiesto di prendere i contraccettivi.

    “Ho obbedito come un robot. Veniva nella mia stanza all’università per fare sesso. O mi faceva andare in canonica, nella chiesa. Niente mi importava più”.

    Si sentiva completamente sola. E a 21 anni rimase incinta di nuovo.

    “Mi diceva che quello che voleva di più al mondo era rimanere un prete”.

    Denise poi subì un secondo aborto in una clinica clandestina. E non avrebbe mai più avuto figli.

    Appena ha potuto, è fuggita da quell’inferno. A 25 anni ha ottenuto un visto per studiare in Canada, dove ha incontrato un uomo che ha sposato 5 anni dopo. Ma hanno finito per separarsi.

    “Ho l’impressione di aver distrutto la relazione a causa della rabbia e della paura che avevo dentro”.

    Ora vive in California. Lei è un professore universitario e psiconeurologo. Ha affrontato diversi anni di terapia per “recuperare identità e autostima” e ha raccontato la sua storia nel libro Sins of the Father (“I peccati del padre”, 2013).

    Per un anno e mezzo dice di aver mandato una lettera al mese in Vaticano, accompagnata dal suo libro.

    Nel 2016 ha finalmente ricevuto una lettera dall’Arcidiocesi di Los Angeles, che è stata “profondamente rattristata” dalla sua storia: “Il Santo Padre prega regolarmente per le vittime degli abusi e ti terrà nelle tue preghiere”, ha detto.

    Da questo giovedì, un incontro senza precedenti tra papa Francesco e vescovi di tutto il mondo per affrontare il problema degli abusi sessuali nella Chiesa è stato fatto nella Santa Sede.

    Alla sua richiesta di rimuovere dalla Chiesa il sacerdote che l’ha violentata, l’unica risposta è stata che avrebbe dovuto raccogliere le prove per avviare il processo.

    “Furiosa” per quella proposta di “preghiere invece di aiuto concreto”, decise di intentare una causa contro il prete.

    Nel novembre del 2017 ci fu un incontro in Giamaica. Hanno partecipato Denise, l’attuale arcivescovo, gli avvocati e l’ imputato, che “ha ammesso di aver fatto sesso con me e mi ha fatto rimanere incinta, ma han negato lo stupro e di aver organizzato un aborto”.

    Con la legislazione in vigore nel suo paese, lei e il medico che hanno eseguito l’aborto sono a rischio di essere arrestati.

    Abbiamo Bob Marley… Ma in realtà la Giamaica è un paese molto cristiano e non parliamo delle nostre esperienze sessuali o del sesso al di fuori del matrimonio.

    L’avvocato della donna ha recentemente inviato una lettera all’arcidiocesi chiedendo un risarcimento “per danni emotivi, fisici e spirituali”.

    “Non c’è stata risposta”, dice Denise. Teme che ci siano altre vittime dello stesso prete: nel corso degli anni è stato spostato di parrocchia in parrocchia. Ma dal 2017 nessuno sa dove sia.

    Continua la sua lotta, ora in Ending Clerical Abuse (“porre fine agli abusi clericali”), un’iniziativa pionieristica nel mondo che riunisce le vittime di 21 paesi diversi.

    “È un’opportunità per aiutare a esprimersi e agire”, ha detto Denise, co-fondatrice della ONG. “In modo che nessun ragazzo debba sopportare ciò che ho sopportato”.

    https://www.clarin.com/mundo/vida-rota-denise-buchanan-cura-violo-hizo-abortar-puedo-tener-hijos_0_9yS3P1mNW.html

  • “Norberto Rivera mi offrì di essere un vescovo in cambio del silenzio sulla pederastia”

    “Norberto Rivera mi offrì di essere un vescovo in cambio del silenzio sulla pederastia”

    Athié Gallo lasciò il sacerdozio intorno al 2003, dopo aver realizzato la grave situazione e il suo occultamento da parte della Chiesa.

    Alberto Athié Gallo, un ex prete che aveva 20 anni di servizio nell’Arcidiocesi del Messico, condivide il fatto di aver lasciato il sacerdozio nel 2003 dopo aver preso coscienza della grave situazione della pedofilia clericale e dell’occultamento della chiesa, a livello locale e globale.

    Fino a quando, come afferma, a quel tempo il cardinale Norberto Rivera gli offrì la posizione di vescovo in cambio del silenzio nelle sue lamentele contro i preti pedofili, che fu la goccia che fece traboccare il vaso per appendere la stola, perché Rivera venne a proteggere Marcial Maciel, accusato di aver abusato sessualmente di piccoli discepoli della congregazione dei “Legionari di Cristo”.

    “Si è offerto di farmi vescovo se avessi taciuto, ho detto di no. Certo che non avrei accettato, andai anche dal nunzio apostolico, il quale mi disse che ciò che il cardinale Rivera proponeva era assolutamente impossibile e lo stava facendo, poi col tempo lo stesso nunzio mi diede la ragione “.

    Questo è stato condiviso da Athié Gallo nella sua partecipazione come relatore a Torreón nel “Forum nazionale della pederastia clericale, per la cultura della prevenzione”.

    Cosa pensi della pedofilia?

    Anche se fino al 70% degli abusi su minori provengono dalla stessa famiglia ed è difficile denunciare abusi, nel caso della Chiesa essi non devono nascondere un atto contro un bambino perché contraddicono la loro missione, mentre i vertici del clero contraddicono la loro missione proteggendo l’aggressore invece di proteggere la vittima.

    Eri un prete, quale era la ragione principale per smettere di essere uno?

    Sono stato prete per 20 anni della mia vita e mi sono reso conto di questa situazione quando ho trattato le vittime di padre Marcial Maciel. Quando ho cercato di dire cosa stava succedendo, mi sono reso conto che c’era un sacco di occultamento da parte delle autorità ecclesiastiche a tutti i livelli e non potevo continuare a farne parte.

    Eri un prete, quale era la ragione principale per smettere di essere uno?

    Sono stato prete per 20 anni della mia vita e mi sono reso conto di questa situazione quando ho incontrato le vittime di padre Marcial Maciel. Quando ho cercato di dire cosa stava succedendo, mi sono reso conto che c’era un sacco di occultamento da parte delle autorità ecclesiastiche a tutti i livelli e non potevo continuare a farne parte.

    Ti consideri un credente?

    Non sono più un credente come lo ero prima. Non credo più nell’istituzione e se Dio esiste penso che non dovrebbe essere d’accordo con questo tipo di azione, anche con coloro che sono venuti a farlo nel suo nome e nei valori religiosi.

    Qual è il denominatore comune per il quale un sacerdote arriva a commettere abusi su un minore?

    La pedofilia clericale si riferisce a un doppio abuso, da un lato l’abuso dell’autorità spirituale morale e religiosa, poi quando l’abuso sessuale è consumato in modo sessuale, tutti i vescovi, i cardinali e persino la santa sede, coprono la situazione, oltre a minimizzare e disprezzare le vittime. Prima viene la manipolazione delle coscienze e poi arriva l’abuso sessuale, che è un altro modo di abusare dell’autorità, ma in modo fisico.

    Da quando combatti per sradicare la pedofilia del clero?

    Come seminarista ho iniziato a notare che c’era un danno per il bambino, ma era qualcosa che si sentiva da lontano, come il rumore del corridoio, era anche un argomento a cui era proibito accedere. Successivamente come sacerdote ho trovato diversi casi in cui ho detto “questo non può essere”. Per prima cosa ho combattuto dall’interno, non da un denunciante esterno. Ho combattuto dal 1994 al 2001 all’interno della chiesa. Ho cercato di convincere la chiesa a riconoscere che c’era un grave problema, per aprire allo stesso tempo a cercare una soluzione sotto i principi evangelici della chiesa, ma anche con quelli della legge, tuttavia non hanno prestato attenzione.

    Sei stato perseguitato dalla Chiesa per le tue accuse?

    Perseguitato no, ma bloccato perché mi è costato molto lavoro per trovare un lavoro stabile, infatti il cardinale Rivera ha combattuto contro di me per non farmi trovare lavoro a Città del Messico, quindi ho dovuto lasciare il paese per un po’. Era tutta una guerra aperta, senza violenza ma era un ostacolo.

    Quali sono le notizie in Messico su questa situazione?

    C’è molto da fare, ma questo tipo di Forum sulla pedofilia del clero aiuta a sensibilizzare la comunità con la presentazione dei casi. Nel frattempo, il ruolo che le autorità religiose continuano a svolgere nel condannare la pedofilia e, dall’altra parte, si vede come gestiscono il caso per salvare il loro prestigio, senza riconoscere che i loro membri hanno ferito migliaia e migliaia di minori.

    https://www.milenio.com/estados/mas-estados/no-creo-mas-en-la-institucion-y-si-dios-existe-debe-estar-de-acuerdo

  • Giada Vitale a papa Francesco “altro che tolleranza zero! Zero credibilità!”

    Giada Vitale a papa Francesco “altro che tolleranza zero! Zero credibilità!”

    A Sua Santità, Papa Francesco

    Non vorrei importunarLa, non vorrei rubarLe del tempo che forse è più importante di quello che Le sto chiedendo per leggere la mia missiva che fa seguito e si riferisce a quella scrittaLe nel 2013.

    Mi vedo costretta, mio malgrado, a farLe arrivare “il mio grido di dolore” che si leva da un calvario durato sei anni dalla denuncia alla Magistratura relativa alla violenza da (altro…)

  • Smith leaves message for Pope Francis at global summit on clergy sexual abuse – Smith lascia un messaggio a Papa Francesco al vertice mondiale sugli abusi sessuali del clero

    Smith leaves message for Pope Francis at global summit on clergy sexual abuse – Smith lascia un messaggio a Papa Francesco al vertice mondiale sugli abusi sessuali del clero

    Darryl Smith non ha potuto parlare con Papa Francesco, ma ha recentemente lasciato un messaggio forte a un summit mondiale sugli abusi sessuali del clero a Roma.

    Smith, di Dunedin, non fu in grado di incontrare il Papa, ma parlò con diversi cardinali.

    Smith sostiene di essere stato abusato per la prima volta da bambino di 6 anni alla Christchurch’s Marylands School, un’istituzione cattolica per bambini con difficoltà di apprendimento, nel 1971.

    Il messaggio che ha chiesto a uno dei principali cardinali di trasmettere al Papa è stato: per gli autori di abusi sessuali e i superiori ecclesiastici che sapevano che stava accadendo e non hanno fatto nulla per impedirlo,  devono essere rimossi dalla chiesa, da posizioni di fiducia e portati in tribunale .

    Smith ha anche detto al cardinale: “Vogliamo un risarcimento per tutti i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero dalla banca vaticana”.

    Circa 100 sopravvissuti di abusi sessuali all’interno della chiesa cattolica di tutto il mondo e 20-30 dei loro sostenitori erano al vertice. Smith è stato lì per sei giorni e ha soggiornato in un hotel vicino al Vaticano.

    Ha potuto fare un giro in Vaticano.

    “Alcune delle storie di altri sopravvissuti sono piuttosto orribili”, ha detto Smith.

    È stato intervistato dalla televisione spagnola, italiana e giapponese parlando della determinazione dei sopravvissuti per ottenere giustizia e risarcimenti.

    Smith disse che avrebbe presto organizzato un incontro con il vescovo Dooley, di Dunedin, per raccontargli del viaggio a Roma.

    “Il vescovo Dooley ha fatto un lavoro molto buono dietro le quinte per noi.”

    Smith spera che il vescovo e un cardinale irlandese che ha incontrato a Roma possano facilitare il suo viaggio in Irlanda per parlare e sostenere i sopravvissuti.

    “[Il cardinale irlandese] è stato interessante parlare e molto utile.”

    (Traduzione con Google)
    https://www.stuff.co.nz/southland-times/111709811/smith-leaves-message-for-pope-francis-at-global-summit-on-clergy-sexual-abuse?fbclid=IwAR3mZsIijSqbk9R-SgkSyff7LAe_44snAajkSK8dW9NakkYb6ZAKqcFf3kY