Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Bergamo, abusi su un giovane della comunità: Padre Zanotti rinviato a giudizio

    Bergamo, abusi su un giovane della comunità: Padre Zanotti rinviato a giudizio

    Bergamo – Lui non era presente. Era a casa, con problemi di salute. Lui è padre Antonio Zanotti, 73 anni, nei guai per abusi sessuali denunciati da un giovane che era ospite della sua comunità Oasi 7, ad Antegnate. Ma il frate ha fornito una versione dei fatti. Ieri mattina il gup Alessia Solombrino lo ha rinviato a giudizio, dopo che il pm Maria Esposito aveva chiesto il processo. Se ne riparla il 31 marzo. Non è l’unico guaio per don Zanotti, che sempre a Bergamo ha patteggiato a quattro anni definitivi per la truffa dell’accoglienza dei migranti. I fatti che gli vengono adesso contestati riguardano il periodo tra il 2015 e il 2018. Ad agosto 2020, mentre è ai domiciliari per la truffa, si confida con la sua guida spirituale, che gli chiede, senza girarci troppo attorno: “Per parlarci chiaro, con (… ) è successo qualcosa o no?”. “Niente!”, gli risponde don Zanotti che, incalzato sui dettagli, non può smentire la foto.

    Si giustifica dicendo che era stato il ragazzo a chiedergli il Viagra e a denudarsi “se no mi spaccava tutto”. Ai carabinieri all’epoca aveva parlato di sé come vittima: “Mi disse che ormai mi aveva in pugno e avrei dovuto fare tutto ciò che lui voleva”. Il giovane è arrivato nella comunità nel 2014 e se ne è andato nel 2018, denunciando il frate. Lo ha fatto a Roma, assistito dall’avvocato Laura Sgrò : “Ha subìto di tutto nella vita, è ora che abbia giustizia. Attendo anche di sapere l’esito del procedimento canonico”. Il caso passa a Bergamo, dove il frate è ben conosciuto. Le memorie difensive raccontano invece la storia di un giovane problematico, con una “vera e propria ossessione” nei suoi confronti , “che chiamava papà”, e “per il sesso”. “Mai promesso una lira o regali”. Piuttosto, gli sono spariti 17mila euro (c’è la denuncia contro ignoti). “Mai fatto alcun gesto simile”, riferito alle avance, era il ragazzo che si spogliava davanti a lui “sempre in modo improvviso”.

  • Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Como –  Sono stati trasmessi alla Procura di Como gli atti per gli abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano, già al centro del processo in corso in Vaticano, per volere di Papa Francesco che aveva modificato anche i termini della prescrizione per poter sottoporre a giudizio don Gabriele Martinelli, accusato delle violenze, e don Enrico Radice, rettore del preseminario, imputato per favoreggiamento nei suoi confronti. La decisione è stata presa dal gup del tribunale di Roma, accogliendo l’istanza avanzata dalla difesa dell’imputato, nel corso dell’udienza preliminare ha disposto la trasmissione del fascicolo a Como. La Procura capitolina a gennaio scorso aveva chiuso le indagini sui presunti episodi di violenza sessuale avvenuti tra il 2010 e il 2012.

    Nella vicenda è indagato anche il monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di concorso in violenza sessuale: secondo gli inquirenti sarebbe stato a conoscenza dei fatti ma non avrebbe fatto nulla per impedirli né avrebbe denunciato. Anche se i presunti abusi, consumati dal 2010 e il 2012, sono avvenuti nella Città del Vaticano le autorità italiane hanno proceduto nei loro confronti in base al principio che un reato, anche se compiuto all’estero, può essere perseguito in Italia se chi lo compie vi si rifugia. Il trasferimento del fascicolo a Como è stato richiesto dalla difesa di don Martinelli e don Radice, nel corso della prima udienza al tribunale di Roma, facendo valere il principio del favor rei in base alla residenza dei loro assistiti.

    Se il processo penale a Como potrebbe iniziare nel 2022 quello in corso in Città del Vaticano, iniziato un paio di anni fa, volge ormai alle sue battute conclusive. A fine luglio il Promotore di Giustizia della Santa Sede Roberto Zannotti, che è l’equivalente del nostro pubblico ministero, ha chiesto la condanna a sei anni per don Gabriele Martinelli, oggi quasi 29enne, per atti di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, imputato per favoreggiamento. Nello specifico, Zannotti ha chiesto 8 anni di reclusione, ridotti a 4 anni, per don Gabriele Martinelli per il reato di violenza carnale aggravata e altri 4 anni di reclusione, ridotti a 2, per atti di libidine aggravati. Quindi un totale di 6 anni di reclusione, ridotti a motivo della minore età dell’imputato all’epoca dei fatti, mentre per l’ex Rettore del Preseminario, monsignor Radice, imputato per favoreggiamento, sono stati chiesti 4 anni di reclusione. Nell’ordinamento penale vaticano infatti non è previsto il reato di concorso in violenza sessuale, per il quale aveva indagato la Procura di Roma e ora quella di Como.

  • Abusi sessuali in Vaticano, atti su Don Martinelli a pm Como

    Abusi sessuali in Vaticano, atti su Don Martinelli a pm Como

    Roma, 20 set. (askanews) – Sul caso di don Gabriele Martinelli, in relazione all’accusa di abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano, gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Como. Lo ha deciso il gup del tribunale di Roma, accogliendo di fatto l’istanza avanzata dalla difesa dell’imputato.

    I fatti al centro della vicenda – secondo le imputazioni – sarebbero avvenuti tra il 2010 e il 2012. Nella vicenda è chiamato in causa anche il monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di concorso in violenza sessuale. Lui sarebbe stato a conoscenza di quanto avveniva, ma non avrebbe fatto nulla per impedirlo né tantomeno avrebbe denunciato.

    https://www.askanews.it/cronaca/2021/09/20/abusi-sessuali-in-vaticano-atti-su-don-martinelli-a-pm-como-pn_20210920_00174/

     

     

  • Abusi sessuali, la Curia scende in campo per don Tempesta

    Abusi sessuali, la Curia scende in campo per don Tempesta

    di Ersilio Mattioni – BUSTO GAROLFO (MILANO) – La Curia scende in campo per don Emanuele Tempesta. Il coadiutore dell’oratorio del Sacro Cuore di Busto Garolfo, nel Milanese, dallo scorso venerdì 16 luglio è indagato per abusi sessuali su 7 minorenni. Le vittime sarebbero tutti ragazzi tra gli 8 e 12 anni che frequentano la parrocchia.

    Abusi sessuali, la strategia di don Tempesta

    Il religioso si professa innocente e, nel corso del primo interrogatorio davanti al Gip di Busto Arsizio, ha respinto tutte le accuse. Il don ha dichiarato di “non avere la minima idea” di ciò che gli viene contestato. Ma don Tempesta ha compiuto anche un altro passo. Nelle scorse settimane, infatti, ha revocato il mandato al suo avvocato per mettere la sua difesa nelle mani di Mario Zanchetti. Quest’ultimo è un legale di fama con studio a Milano e specializzato in questo tipo di reati. L’avvocato, infatti, difende moltissimi dei sacerdoti della diocesi di Milano che sono accusati (o sono stati accusati) di abusi e violenza sessuale sui minorenni.

    L’avvocato Zanchetti

    Anche di recente il nome di Zanchetti è salito alla ribalta delle cronache. L’avvocato penalista della Curia ha difeso don Mauro Galli, il prete (ex parroco di Rozzano con un passaggio a Legnano) che lunedì 5 luglio è stato condannato anche in Appello a 5 anni e 6 mesi di reclusione per abusi sessuali nei confronti di un minorenne. La particolarità di questa vicenda risiede nel tentativo di Zanchetti, per conto della Curia, di evitare che la famiglia della presunta vittima si costituisse parte civile al processo. Tentativo riuscito grazie al maxi risarcimento da 150.000 euro, pagato dal sacerdote con un assegno circolare ai genitori del ragazzo che sarebbe stato vittima di abusi.

    La strategia di Zanchetti

    Non sappiamo se la strategia di Zanchetti, nel caso di don Tempesta, possa essere la stessa (cioè risarcire le famiglie dei 7 bambini coinvolti), ma di certo questa appare un’ipotesi meritevole di approfondimento. Anche don Galli, infatti, si è sempre professato innocente (ammettendo di aver dormito con il minorenne, ma negando di aver abusato di lui sessualmente), eppure ciò non ha impedito che la strategia difensiva prevedesse l’erogazione di una somma consistente come risarcimento danni. Naturalmente questo scenario è ipotetico e don Tempesta dovrebbe essere d’accordo, mentre al momento il sacerdote dell’oratorio sembra intenzionato a difendersi negando tutto. Le denunce delle mamme, d’altra parte, non bastano per accertare una responsabilità, che deve essere provata oltre ogni ragionevole dubbio.
    https://www.liberastampa.net/abusi-sessuali-curia-in-campo-per-don-tempesta/
  • Prete arrestato per abusi sui bambini, in paese c’è chi lo difende

    Prete arrestato per abusi sui bambini, in paese c’è chi lo difende

    Le famiglie delle vittime, i sette minori fra gli 8 e i 12 anni protagonisti secondo l’accusa di otto episodi di violenza, non parlano. L’audizione protetta dei bambini è per ora la pietra angolare dell’inchiesta che ha portato all’arresto di don Emanuele Tempesta, 29 anni, vicario parrocchiale di Busto Garolfo, nell’Altomilanese. La comunità, invece, prova già a voltare pagina. Nel silenzio. Dopo lo sconcerto dei primi giorni seguiti alla notizia diffusa direttamente dalla stessa Diocesi di Milano, tra i cittadini di Busto Garolfo c’è già chi fa esercizio di incredulità. C’è chi pensa al prete fermato dalla quarta sezione della Mobile di Milano a Bardonecchia, dove era in vacanza con i ragazzini dell’oratorio, come un “tradizionalista religioso”, ma “incapace di fare male ai bambini”, che secondo l’accusa sarebbero stati invece attirati nell’appartamento al primo piano dell’oratorio di via Mazzini con la scusa della playstation. L’ipotesi dell’orrore fatica a farsi strada in una comunità da sempre molto vicina alla Chiesa. Intanto, le attività degli investigatori continuano. Sotto esame scrupoloso tutte le tracce presenti sui dispositivi elettronici usati da don Emanuele, che si è difeso respingendo accuse definite “false e infamanti”.

    Gli episodi di molestie sessuali a bambini presentati al gip Stefano Colombo dal pm di Busto Flavia Salvatore metteranno a dura prova il poll di avvocati guidati da Mario Zanchetti, incaricato di difendere il ventinovenne sacerdote nativo di Cornaredo ancora agli arresti domiciliari. A Busto Garolfo si cerca di guardare oltre questa tristissima vicenda. E in parrocchia, con difficoltà, si cerca di ripartire. Le attività estive non sono state interrotte e si sono concluse regolarmente grazie anche alla collaborazione di alcuni sacerdoti venuti in soccorso del settantunenne parroco don Ambrogio Colombo trovatosi, nel giro di poche ore, a guidare in solitaria una comunità di poco meno di quattordicimila persone.

    Il vicario episcopale monsignor Luca Raimondi, spedito a Busto Garolfo dall’arcivescovo Mario Delpini, ha chiesto alla comunità di pregare e di mantenere il riserbo su una vicenda che ha lacerato tutti.

  • E’ Leonardo Gualdoni l’ex seminarista indagato a Cuggiono

    E’ Leonardo Gualdoni l’ex seminarista indagato a Cuggiono

    Il segreto di Pulcinella della diocesi più grande di Europa barcamenata da monsignor Mario Delpini, vescovo malgrado il papa sapesse delle coperture già in favore di don Mauro Galli.

    E’ Leonardo Gualdoni – dopo don Tempesta, entrambi difesi dallavvocato Mario Zanchetti, membro della Commissione Diocesana – il nome che forniamo lamentando l’assenza di totale trasparenza promessa dalla chiesa di Bergoglio e tanto acclamata dai media, che però non fanno domande al clero e ancora meno all’unica associazione di vittime italiane.

    Ben quattro casi attualmente aperti nel milanese, ma nessun mezzo di informazione che li renda noti e che neppure chieda doveroso conto a Bergoglio di questo scandalo e soprattutto delle sue dichiarazioni che oramai cadono nel vuoto dal 2013.

    Il Giorno è l’unica testata italiana che con grande serietà professionale ha fatto due conti semplicemente consultando la nostra mappa delle DIOCESI NON SICURE; LOMBARDIA 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

    Lo facciamo come sempre noi sopravvissuti ai pedofili col collarino, allo Stato e stampa nazionale, malgrado non prendiamo nessun finanziamento pubblico, ma al prezzo del silenzio ne facciamo volentieri a meno. E’ solo una questione di coscienza che 11 anni fa, da sopravvissuti agli stupri del clero cattolico che nessuno ha ancora umanamente risarcito – sia lo Stato Che la Chiesa – ci siamo voluti assumere e che con serietà portiamo avanti.

    Zanardi

  • “Denaro offerto da Legionari di Cristo per silenzio su abusi subiti da nostro figlio”

    “Denaro offerto da Legionari di Cristo per silenzio su abusi subiti da nostro figlio”

    “In quel momento eravamo fragili e vulnerabili e abbiamo subito anche noi, in quanto genitori, un abuso di coscienza”. Queste le parole della madre di un ragazzo, che quando aveva 12 anni ha subito violenze sessuali nel seminario di Novara della congregazione religiosa dell’allora rettore Vladimir Resendiz Gutierrez, già condannato in via definitiva a 6 anni e mezzo di carcere e ridotto allo stato laicale.

    “Non abbiamo mai chiesto soldi a nessuno, sono stati loro a offrirceli per tacere, perché sapevano che c’erano delle difficoltà economiche nella nostra famiglia e che nostro figlio voleva andare a studiare all’estero. Siamo stati traditi”, ha continuato la signora durante la sua deposizione in aula di mercoledì mattina durante il processo a Milano nel quale sono imputati cinque ex vertici dei Legionari di Cristo, che rispondono delle accuse di favoreggiamento e tentata estorsione.

    In base all’indagine del pubblico ministero Alessia Menegazzo, la madre – costituita parte civile nel processo ed è assistita, insieme al marito, dall’avvocato Daniela Cultrera – avrebbe subito pressioni affinché tacesse le violenze sessuali subite dal figlio, all’epoca 12enne all’interno del seminario.

  • LETTERA APERTA A MONSIGNOR MARIO DELPINI  ARCIVESCOVO METROPOLITA DI MILANO   del 19 luglio 2021

    LETTERA APERTA A MONSIGNOR MARIO DELPINI ARCIVESCOVO METROPOLITA DI MILANO del 19 luglio 2021

    Egregio mons. Mario Delpini,

    siamo la famiglia della vittima di abuso sessuale da parte di don Mauro Galli condannato recentemente anche in appello a 5 anni e 6 mesi di carcere.

    La preghiamo gentilmente di non scrivere più che Lei e la diocesi “esprimete ancora una volta la vostra vicinanza alla vittima e alla sua famiglia” come puntualmente vi siete precipitati a scrivere sul sito chiesadimilano, il giorno della conferma della condanna introducendo per altro la nota con la frase: “La Corte di Appello ha riformato parzialmente la sentenza riducendo la pena…” lasciando intendere che il reato è stato ridimensionato.

    Vi siete guardati bene dallo spiegare invece che il reato è stato integralmente confermato cristallizzando l’abominevole abuso, la riduzione di alcuni mesi è relativa all’attenuante generica riconosciuta per legge per aver pagato i danni e le spese per 150.000 euro prima del processo  (art. 62.6 codice di procedura penale), al fine di far ritirare la costituzione di parte civile che riguardava in solido anche la Parrocchia e la Diocesi di Milano appunto.

    Ricorderà perfettamente del pagamento di tale importo, ricorderà che ha negoziato con la Procura il suo interrogatorio rilasciato alla polizia e dunque acquisito agli atti del processo, per evitare di comparire in tribunale come richiesto dal PM, interrogatorio da lei sottoscritto dove si assumeva tutta la responsabilità di avere spostato don Galli a Legnano ancora con i minori nonostante l’allora parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, le avesse segnalato l’abuso due giorni dopo il fatto come lei stesso ha riferito alla Polizia di Stato su esplicita domanda.

    Qualche mese fa, il giorno 17 gennaio 2021, dopo la nostra pressante insistenza ci ha concesso di poterla incontrare in occasione della visita pastorale a Rozzano.

    Ci ha concesso in tutta riservatezza ben 8 minuti e 50 secondi del suo tempo in presenza del suo portavoce don Walter Magni.

    Dopo dieci anni dall’abuso, dieci anni di assoluto silenzio, ci a concesso 8 minuti per non dirci nulla, ha aperto bocca solo per dire che non sapeva cosa dirci, che non aveva nulla da dirci e il suo portavoce concludeva che non c’era tempo…

    In dieci anni è mancato il tempo per dimostrare la vicinanza alla vittima e ai familiari, magari banalmente per chiedere scusa per aver protetto il pedofilo, per non aver avviato le indagini preliminari (dette indagini previe) obbligatorie per il diritto canonico, per aver consigliato a don Mauro di stare attentissimo perché sotto indagine, come si è appreso dalle carte del tribunale… “DOBBIAMO STARE ATTENTISSIMI”.

    Questa è la vicinanza sua e della diocesi di Milano a nostro figlio e alla nostra famiglia?

    La preghiamo dunque di non scrivere più falsità, non è e non è mai stato vicino a noi, la preghiamo di avere almeno il coraggio di rispettare il silenzio, non ha nulla da dire, allora non dica nulla e non faccia scrivere ai suoi portavoce cose diverse dal suo nulla.

    Se proprio devono scrivere qualcosa, allora raccontino la sua vicinanza ai preti pedofili, la sua difesa e disponibilità nei confronti di don Mauro, le risorse messe a disposizione, la difesa da parte dello studio Zanchetti da lei allertato durante le indagini preliminari come scoperto dalla polizia ed emerso durante il processo.

    Questa la vera vicinanza, non quella descritta dalla vostra laconica nota.

    Nel più recente caso che riguarda don Emanuele Tempesta oltre alla rinnovata vicinanza, ribadite l’impegno per garantire la migliore tutela dei minori (difficile in questo caso spostare il prete ancora con i minori una volta arrestato), ricordate i servizi della diocesi messi a  disposizione dal 2019 per i minori abusati, il referente diocesano… esiste ora la commissione diocesana per la tutela dei minori!

    Anche in questo caso omettete però di dire che proprio lei mons. Delpini nel febbraio 2019 quando ha costituito la commissione per la tutela dei minori, ha inserito nei suoi membri proprio l’avvocato Zanchetti che si vanta in tribunale di assistere i preti pedofili da oltre 20 anni collaborando con la diocesi, come ribadito con fervore nell’ultima “arringa”, ultimo tentativo estremo di difesa durato quasi un’ora in difesa di don Mauro Galli nel processo d’appello, ora concluso appunto con la conferma della condanna, introducendo anche in quell’occasione nuove falsità come la descrizione di nostro figlio che, a suo dire alla terna dei giudici e in presenza del procuratore generale, sarebbe stato ricoverato in psichiatria fin da piccolo ben prima dell’abuso, circostanza assolutamente falsa.

    Vedremo cosa inventerà nel caso di don Tempesta essendo ancora una volta incaricato della difesa del prete nonostante sia contemporaneamente membro della commissione diocesana per la tutela dei minori.

    Ci vediamo quindi costretti a tutela delle vittime di segnalare di non cadere nella trappola della diocesi che invita a confidare le proprie angosce, mostrando le fragilità proprio a coloro che si ritroveranno poi contro in tribunale, lo stesso avvocato o studio che poi difenderà il prete e la gerarchia ecclesiastica che farà di tutto, anche carte false come nel nostro caso, nel tentativo di screditare la vittima a protezione sia del prete di turno che dei suoi clienti.

    Occorre denunciare immediatamente i reati alla Procura della Repubblica o ai carabinieri e consigliamo di rivolgersi ad associazioni di vittime e familiari come la “Rete l’abuso”, unica in Italia per il sostegno alle vittime dei preti pedofili, non commettendo i medesimi errori che abbiamo commesso noi confidando inizialmente unicamente nella chiesa di Milano.

    I familiari della vittima

  • Sgradevoli e imbarazzanti trattazioni di vicende di abusi in diocesi Milano e in Vaticano. Mette tristezza leggere le ricostruzioni della brava vaticanista Giansoldati

    Sgradevoli e imbarazzanti trattazioni di vicende di abusi in diocesi Milano e in Vaticano. Mette tristezza leggere le ricostruzioni della brava vaticanista Giansoldati

    “Ci vuole tutta la tenacia di una mamma che ha seguito con il cuore straziato la via crucis del proprio figlio minorenne – all’epoca dei fatti – abusato da un sacerdote lombardo e avere sperimentato a suo tempo il muro di gomma della curia di Milano”. Lo scrive la vaticanista Franca Giansoldati sul Messaggero, raccontando la vicenda di Cristina Battaglia che non si è mai arresa nella sua lotta per fare emergere la verità e, recentemente, quando la Corte di Appello ha confermato la pena al prete che aveva abusato del figlio ed era anche stato spostato in un’altra parrocchia dalla diocesi ha ripreso in mano carta e penna per una lettera aperta all’arcivescovo monsignor Mario Delpini. “Quello che più la ha ferita – scrive la Giansoldati – è stato il comunicato diffuso dalla curia”.

    “Egregio mons. Mario Delpini – si legge nella lettera della signora Battaglia – siamo la famiglia della vittima di abuso sessuale da parte di don Mauro Galli condannato recentemente anche in appello a 5 anni e 6 mesi di carcere. La preghiamo gentilmente di non scrivere più che Lei e la diocesi “esprimete ancora una volta la vostra vicinanza alla vittima e alla sua famiglia” come puntualmente vi siete precipitati a scrivere il giorno della conferma della condanna introducendo per altro la nota con la frase: ‘La Corte di Appello ha riformato parzialmente la sentenza riducendo la pena…’ lasciando intendere che il reato è stato ridimensionato”.

    La mamma del ragazzo aggiunge: “Vi siete guardati bene dallo spiegare invece che il reato è stato integralmente confermato cristallizzando l’abominevole abuso, la riduzione di alcuni mesi è relativa all’attenuante generica riconosciuta per legge per aver pagato i danni e le spese per 150.000 euro prima del processo (art. 62.6 codice di procedura penale), al fine di far ritirare la costituzione di parte civile che riguardava in solido anche la Parrocchia e la Diocesi di Milano appunto”.

    La signora Battaglia aggiunge che sicuramente Delpini ricorda “perfettamente del pagamento di tale importo, ricorderà che ha negoziato con la Procura il suo interrogatorio rilasciato alla polizia e dunque acquisito agli atti del processo, per evitare di comparire in tribunale come richiesto dal Pm, interrogatorio da lei sottoscritto dove si assumeva tutta la responsabilità di avere spostato don Galli a Legnano ancora con i minori nonostante l’allora parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, le avesse segnalato l’abuso due giorni dopo il fatto come lei stesso ha riferito alla Polizia di Stato su esplicita domanda”.

    Qualche mese fa, il giorno 17 gennaio 2021, dopo insistenza della famiglia della vittima, l’arcivescovo ha incontrato la mamma in occasione della visita pastorale a Rozzano. “Dopo dieci anni dall’abuso, dieci anni di assoluto silenzio, ci ha concesso solo 8 minuti per non dirci nulla, ha aperto bocca solo per dire che non sapeva cosa dirci, che non aveva nulla da dirci e il suo portavoce concludeva che non c’era tempo”.
    “In dieci anni è mancato il tempo per dimostrare la vicinanza alla vittima e ai familiari, magari banalmente per chiedere scusa per aver protetto il pedofilo, per non aver avviato le indagini preliminari (dette indagini previe) obbligatorie per il diritto canonico, per aver consigliato a don Mauro di stare attentissimo perché sotto indagine, come si è appreso dalle carte del tribunale”.

    Altrettanto sgradevole e imbarazzante la vicenda, di cui dà conto la stessa Giansoldati, della denuncia “estinta per prescrizione” da parte del tribunale vaticano che ha archiviato la denuncia di monsignor Florian Kolfhaus, l’ex funzionario della Segreteria di Stato vaticana che sarebbe stato molestato nel 2004 dal suo ex capo ufficio, un altro monsignore tedesco, Christof Kuhn. “Le leggi vaticane entrate in vigore solo tre anni fa sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili – scrive la brava vaticanista del Messaggero – in tema di prescrizione non sono retroattive. Lo ha stabilito un decreto emesso la scorsa settimana il magistrato d’Otretevere mettendo così fine ad uno scabroso caso affiorato grazie alla denuncia fatta a un tribunale tedesco. I giornali tedeschi che si erano occupati di questa vicenda avvenuta sotto il pontificato di Papa Ratzinger lo avevano chiamato il processo contro la lobby gay in Vaticano”.

  • «Io le volevo bene»

    «Io le volevo bene»

    Sì, era più grande di 10 anni di quella ragazzina, ma ne era innamorato. E pensava che quella relazione affettiva, pur con tutte le anomalie del caso, fosse lecita e in qualche modo paritetica. L’invio di immagini pornografiche? Per quanto incredibile possa sembrare, non avrebbe ravvisato nessun profilo di illiceità.

    Comparso ieri pomeriggio, lunedì 19 luglio, dinanzi al gip del Tribunale di Milano Alessandra Clemente per l’interrogatorio di garanzia, il 26enne ex seminarista, fino al gennaio scorso aiuto del parroco e addetto alla gestione dell’oratorio a Cuggiono, ha scelto di rispondere alle domande, finendo per abbozzare quella che già ora appare come la sua linea difensiva.

    Accompagnato dall’avvocato Mario Zanchetti, l’ex aspirante sacerdote si è difeso senza negare l’accaduto, ma escludendone la connotazione illecita. Lo aveva già fatto in un precedente interrogatorio con l’autorità giudiziaria. Una linea difensiva esplicitata con tutte le cautele del caso, senza voler urtare la sensibilità della vittima, che va evidentemente a scontrarsi contro la posizione intransigente adottata da Diocesi di Milano e dalla parrocchia cuggionese.

    Appena è emersa, lo scorso mese di gennaio, l’ipotesi di abusi sessuali a carico del seminarista, che frequentava il primo anno di teologia al seminario di Venegono Inferiore, la Diocesi aveva provveduto a sospendere il suo percorso formativo seminaristico e la parrocchia si era rivolta ai genitori della ragazza informandoli dell’accaduto e del loro diritto di adire alle vie legali. Gravato da venerdì scorso dalla misura del divieto di avvicinamento alla ragazza, all’oratorio, alla parrocchia e alla scuola frequentato dalla ragazza, l’indagato, dopo la cacciata da Venegono, avrebbe iniziato a lavorare come operaio in una località lontana dall’Alto Milanese.

    Luca Testoni Gualdoni Leonardo

    https://www.prealpina.it/pages/cuggiono-lex-seminarista-io-le-volevo-bene-253537.html