Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Don Mauro, troppe cause La sentenza rinviata di mesi

    Don Mauro, troppe cause La sentenza rinviata di mesi

    La chiesa parrocchiale di Laglio, dov’era in servizio don Mauro Stefanoni (Foto by archivio)

    LAGLIO Troppe cause da discutere in Cassazione e i giudici della terza sezione sospendono tutto e rimandono la sentenza sull’ex parroco don Mauro Stefanoni a data da destinarsi.

    Suona come un vero e proprio colpo di scena la decisione, giunta nel primo pomeriggio, dei giudici romani di non discutere neppure il ricorso contro la condanna del sacerdote, riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino del paese e a carico del quale era stata emessa una pena a 8 anni di reclusione.

    La terza sezione della Cassazione doveva discutere, oltre al ricorso dei legali di don Mauro, anche altri 27 fascicoli. Molti dei quali delicati. La discussione si è dunque protratta fino al pomeriggio e, giunto il momento di parlare del caso di Laglio, i giudici hanno deciso di rinviare la discussione a nuovo ruolo, dunque a data da destinarsi.

    Questo significa che l’attesa sentenza non arriverà, molto probabilmente, prima del 2012 o, al più presto, entro la fine dell’anno.

    http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cr…nviata_di_mesi/

  • Fiaccolata per don Marco Baresi

    Fiaccolata per don Marco Baresi

    26 settembre 2011

    (red.) Una fiaccolata a sostegno di don Marco Baresi, ex vicedirettore del Seminario Vescovile di Brescia, arrestato per di pedofilia e abusi sessuali nei confronti di un giovane seminarista minorenne e di detenzione di materiale pedopornografico il 26 novembre 2007 e condannato a sette anni e mezzo, sentenza confermata anche in Appello nel giugno del 2010.
    Gli avvocati difensori del sacerdote, Stefano Lojacono e Luigi Frattini, hanno presentato ricorso in Cassazione e hanno ottenuto la ripetizione del processo in una diversa sezione della Corte d’appello di Brescia, ma solamente per i fatti contestati successivi a dicembre 2004.
    La manifestazione a sostegno del prete è in programma il prossimo 4 ottobre ed è promossa dal Comitato Liberi nella verità, freeDON!, ex-Alunni, Parenti e Amici.
    Il programma prevede alle 20 il raduno davanti alla stazione di Brescia e, alle 20,30 il corteo che si muoverà verso piazza Loggia dove, alle 21,30 si svolgerà una raccolta firme per chiedere la revisione del processo.
    In merito alla fiaccolata, il vescovo di Brescia Luciano Monari, in una nota, ha precisato la sua posizione. Il vescovo si era già espresso in occasione della condanna del sacerdote, con una lettera ai sacerdoti in cui esprimeva il proprio dolroe per la vicenda.
    Nella sua nota Monari afferma che “per il 4 ottobre gli amici di don Marco Baresi hanno organizzato una fiaccolata che vuole esprimere vicinanza e fiducia in lui. Può essere naturale domandarsi quale sia la posizione del Vescovo. Sono molto contento che gli amici di Marco gli manifestino una stima intatta. Sono, infatti, convinto, e l’ho anche scritto, che Marco sia innocente. Forte di questa certezza morale considero mio dovere astenermi da qualsiasi comportamento che sia o possa sembrare un’indebita pressione sulla magistratura. Ritengo, pertanto, sia bene che io eviti ogni forma di presenza che possa essere interpretata in modo scorretto e, quindi, anche solo in ipotesi, nuocergli”.

    http://quibrescia.it/cms/?p=55670

  • Martignana, indagato: rinuncia alla parrocchia

    Martignana, indagato: rinuncia alla parrocchia

    lun 11 luglio 2011

    MARTIGNANA PO — Poche righe lette alla fine della messa domenicale per dire addio alla parrocchia e lasciare tutti i fedeli sbalorditi e senza parole. C’è la denuncia del genitore di un bambino presentata nel marzo del 2009 dietro l’annuncio da parte di don Luigi Mantia della sua rinuncia alla guida della parrocchia di Santa Lucia di Martignana Po. Il motivo della denuncia non è noto ufficialmente, ma pare si possa sgombrare il campo dalle ipotesi più pesanti. Dovrebbe trattarsi, insomma, in base alle informazioni raccolte, di un episodio ricollegabile a un presunto ‘abuso di mezzi di correzione’, tipo qualche scappellotto o altri atti ‘forti’ nei confronti del ragazzino. «Sapete come sono — ha detto il parroco a messa —. Affronterò questa situazione con piena responsabilità e la possibile serenità». La denuncia ha comunque portato la Procura della Repubblica di Cremona ad avviare le indagini, che si sono chiuse poco tempo fa. Al sacerdote dunque, secondo il decreto 415 bis, è stata comunicata la chiusura delle indagini. Adesso la procedura prevede che il sacerdote presenti entro 15/20 giorni una memoria difensiva, presenti testimoni a suo favore o chieda di essere interrogato. Solo dopo il procuratore, o il sostituto, deciderà se archiviare il procedimento o chiedere il rinvio a giudizio il religioso.
    La notizia, come detto, è stata data ai fedeli del paese dallo stesso sacerdote durante la funzione religiosa. Dalla Curia di Cremona nessuna dichiarazione ufficiale, si riesce però a sapere che le dimissioni non sono ancora state accettate da parte del vescovo di Cremona Dante Lafranconi. (12 luglio 2011)

    http://www.cremonaonline.it/il-territorio/…occhia-1.116786

  • La Cassazione: per Don Baresi un appello bis, ma parziale

    La Cassazione: per Don Baresi un appello bis, ma parziale

    IL PROCESSO. Accolto in parte il ricorso della difesa: nuova discussione ma solo sui fatti dopo il dicembre 2004. Gli abusi ci sono stati e anche la diffusione di files hard ma i giudici devono approfondire un determinato periodo
    24/06/2011

    L’ingresso del palazzo romano dove ha sede la Corte di Cassazione

    Un nuovo processo d’appello per don Marco Baresi, l’ex vicerettore del Seminario diocesano condannato in secondo grado a 7 anni e 6 mesi per violenza sessuale su un ragazzino e per diffusione di materiale pedopornografico. Lo ha disposto la Cassazione che l’altro giorno, dopo una infinta camera di consiglio, ha parzialmente accolto il ricorso delle difese, annullando la sentenza con rinvio a una diversa sezione della corte d’appello, ma solamente per i fatti contestati successivi a dicembre 2004. Un «successo» a metà per la difesa, gli avvocati Stefano Lojacono e Luigi Frattini, che sostengono l’assoluta innocenza del sacerdote: l’annullamento solo per un aspetto è, in sostanza, conferma degli abusi (almeno fino al dicembre 2004) e della diffusione di files pedopornografici.
    PER I GIUDICI della Cassazione alcuni aspetti vanno rivisti e proprio su questi si concentreranno i giudici della corte d’appello di Brescia, senza entrare nel merito dei fatti contestati prima del dicembre 2004.
    Don Baresi, che sta ancora scontando gli arresti domiciliari nella comunità delle Suore operaie di Botticino, ha saputo ieri mattina della decisione dei giudici romani e l’ha accolta con serenità.
    Nel primo processo d’appello, il 16 giugno dello scorso anno, il sacerdote era stato condannato a 7 anni e mezzo. I giudici avevano confermato completamente, senza alcuno sconto, la condanna di primo grado del 20 maggio 2009.
    LA VICENDA era iniziata il 27 novembre 2007 creando non poco scalpore: don Marco Baresi era stato prelevato dal Seminario di via Bollani, dove era vicerettore, e portato in isolamento nel carcere di Canton Mombello. Sull’ordinanza di custodia cautelare un’accusa da brivido: violenza sessuale su minore e diffusione di materiale pedopornografico. In cella don Baresi era rimasto solo per una notte, il giorno successivo all’arresto il gip Silvia Milesi aveva accolto la richiesta dei difensori e concesso gli arresti domiciliari. Il sacerdote era tornato a casa dei genitori e aveva atteso il processo con il sostegno dei familiari, ma soprattutto di un gruppo di giovani che aveva creato in Rete il sito «FreeDon» per dimostrare l’innocenza del sacerdote e chiedere la sua assoluzione. Anche ieri il gruppo ha ribadito «Chi condanna don Marco, condanna un innocente».
    A inchiodare don Marco c’erano le accuse di un ragazzo che due anni prima dell’arresto, in cura da una psicologa, si era confidato raccontando di aver avuto rapporti sessuali con il sacerdote quando frequentava le medie al Seminario e non aveva ancora compiuto 14 anni. Dalla scuola del Seminario il ragazzino era stato allontanato per una serie di problemi, ma in precedenza non aveva raccontato nulla. La psicologa, ricevuta la confidenza, aveva subito avvisato i genitori del ragazzino che si erano rivolti alla polizia. La credibilità del ragazzino era stata valutata da esperti, le accuse avevano retto e il 27 novembre 2007 erano scattate le manette. Dopo l’arresto l’abitazione del sacerdote in Seminario era stata perquisita dagli investigatori della Mobile.
    IL COMPUTER aveva riservato una serie di sorprese. Nell’hard disk del portatile, senza alcuna password d’accesso, in uso al sacerdote – ma utilizzabile anche da altre persone come è stato sostenuto nel corso dei processi dall’imputato e dai difensori – l’esperto aveva trovato traccia di ben seicento files dal contenuto pedopornografico. I files erano stati cancellati, ma in modo non perfetto, nei giorni immediatamente precedenti all’arresto.
    NEL PROCESSO d’appello la difesa aveva sostenuto che il giorno in cui vennero scaricati 180 files (l’ordine era partito dal computer alle 12.30 del 28 aprile 2007) don Baresi non era al Seminario, ma era ospite a pranzo. A don Marco non è mancato il sostegno della Diocesi. Il giorno della condanna in appello il vescovo monsignor Luciano Monari si era detto fiducioso che don Marco potesse dimostrare la sua innocenza.
    Wilma Petenzi

    http://www.bresciaoggi.it/stories/Home/264…is_ma_parziale/

  • Don Mauro in Cassazione il 5 ottobre

    Don Mauro in Cassazione il 5 ottobre

    Martedì 14 Giugno 2011
    Fissata la data
    La vicenda di don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio condannato in primo e in secondo grado a otto anni di reclusione con l’accusa di violenza sessuale su un ragazzo minorenne che frequentava il suo oratorio, si concluderà il prossimo 5 ottobre a Roma. È stata infatti fissata la data di fronte ai giudici della Corte di Cassazione (terza sezione penale, ore 10), l’ultimo grado di giudizio cui i legali del prete si sono rivolti per tentare di sovvertire l’esito dei processi tenuti a Como e a Milano. Nelle pagine del ricorso, gli avvocati di don Mauro furono molto critici con i giudici meneghini sostenendo, da parte dei magistrati, «un attacco diretto e gratuito contro la Chiesa cristiana», una religione «che il collegio milanese ha chiaramente mostrato di non apprezzare». E questo, «solo per giungere ad una conferma della condanna dell’imputato», il che «denota l’assoluta mancanza di serenità e obiettività nel giudizio».

    Mauro Peverelli

  • Terapia (religiosa) con stupro

    Terapia (religiosa) con stupro

    Antonio Morello è a capo della “psico-setta” The sacred path, che ha racconto in dieci anni circa diecimila adepti in Italia. Oggi Morello è balzato agli onori delle cronache in quanto è stato condannato a sei anni di carcere per stupro*: dopo aver indotto alcune sue seguaci a credere di essere state violentate da bambine, le ha anche convinte che per liberarsi da questo trauma avrebbero dovuto fare sesso con lui, loro maestro spirituale.
    Circolo UAAR di Milano
    * www.milano.cinquegiorni.it/news.asp?id=2049

    www.uaar.it/news/2011/05/27/terapia-religiosa-con-stupro/

  • Arese – ieri in onda sulle Iene il servizio sugli scandali della parrocchia e la condanna per pedofilia di don Marco Redaelli – censurato il sito delle Iene, il filmato del servizio sui salesiani è sparito

    Arese – ieri in onda sulle Iene il servizio sugli scandali della parrocchia e la condanna per pedofilia di don Marco Redaelli – censurato il sito delle Iene, il filmato del servizio sui salesiani è sparito

    Arese – ieri in onda sulle Iene il servizio sugli scandali della parrocchia e la condanna per pedofilia di don Marco Redaelli – censurato il sito delle Iene, il filmato del servizio sui salesiani è sparito

    Parrocchia di Arese

    Censurato il sito delle Iene, ci sono tutti i video della puntata di ieri meno quello sui preti di Arese?????, anche su facebook ci si chiede come mai.

    Ora il video del servizio delle Iene è disponibile sul loro sito

    Dopo la denuncia a Don Marco Redaelli, per avere pesantemente molestato una bimba di soli 7 anni, la parola d’ordine tra i potenti salesiani aresini, è stata massacriamo il papà, facciamogli terra bruciata intorno, dobbiamo difendere il nostro confratello.

    E così è stato, tutti in paese a parlar male del padre, la voce è arrivata anche a me che vivo ad Arese ma, che dalla parrocchia ci sto più alla larga possibile.

    Arese è una città tenuta sotto ricatto dai potentissimi e ricchissimi salesiani. Persino le sorti delle elezioni dipendono da cosa diranno i preti la domenica durante la Messa.

    Don Marco Redaelli condannato in primo grado per pedofilia, con sospensione della pena, don Mario Moriggi ex parroco di Arese e don Franco Fontana , presidente del VIS , il volontariato internazionale dello sviluppo, inviato ad Arese dai suoi superiori per cercare di capire cosa stava succedendo, vengono rinviati a giudizio per falsa testimonianza e favoreggiamento, oltre a coprire il loro confratello avevano accusato il papà della bimba di essersi inventato tutto per estorcere soldi. settegiorni.it

    Durante le indagini vengono alla luce oscene telefonate a luci rosse tra il parroco di Arese , don Mario Moriggi e una suora, pare che in paese lo sapessero in tanti, ma di questo tutti zitti e muti. Forte dell’impunità ,che Arese gli ha sempre garantito, Don Mario Moriggi denuncia il settimanale Settegiorni per avere pubblicato le sue telefonate hard, ma il tribunale dà ragione al giornale, unico ad avere pubblicato tutti i fatti .

    L’unico prete che non ci sta e vuole scoprire la verità viene isolato ed allontanato ed è costretto a vivere lontano, le Iene ieri lo hanno intervistato e rilascia una inquietante dichiarazione che lascia chiaramente intendere che quello denunciato, probabilmente, non è l’unico caso di abuso.

    E io aggiungo: don Marco andava spessissimo in Brasile ad aiutare i bambini poveri.

    Da cittadina aresina ringrazio ancora una volta il coraggioso papà della bimba che per amore della figlia e della verità è stato costretto a lasciare la città dove viveva e a subire le pressioni e le malevolenze di un paese sotto ricatto.

    Lo ringrazio anche a nome di tutti quelli che, in tutti questi anni hanno subito , ma non hanno avuto la forza di denunciare

    Qui i miei post su tutta la vicenda: 2 Febbraio 2009, 22 aprile 2009, 29 maggio 2009,
    18 settembre 2009,17 maggio 2010, 1 ottobre 2010, le motivazioni della sentenza 6 dicembre 2010

    Molestie in chiesa: un altro indagato

    Dopo don Mario Moriggi, parroco di Arese fino al 2009, compare adesso il nome di don Franco Fontana, indagato per falsa testimonianza e favoreggiamento sul caso di don Marco Redaelli

    Arese, 30 ottobre 2010 – Un altro religioso. Ancora una volta salesiano. E non uno qualunque: è un personaggio molto noto negli ambienti ecclesiastici il secondo indagato per falsa testimonianza e favoreggiamento sul caso di don Marco Redaelli, condannato in primo grado per molestie sessuali su una bambina di 7 anni. Dopo don Mario Moriggi, parroco di Arese fino al 2009, compare adesso il nome di don Franco Fontana che, in seguito alla denuncia del padre della piccola, era stato inviato ad Arese come ispettore per far luce sulle eventuali responsabilità di don Marco. Fontana è un esponente di spicco dell’Ordine, oggi vicepresidente del Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis) a Roma.

    Spariscono invece i sospetti sull’attuale parroco don Riccardo Respini, su cui nei mesi scorsi in paese erano corse voci incontrollate su un suo possibile coinvolgimento nella delicata vicenda. Resta, però, un pesante dato di fatto: sono tre i salesiani trascinati, anche se a diverso titolo, in una vicenda che continua a spaccare la comunità aresina. Una città da sempre legata agli eredi di Don Bosco, e che ancora accetta a fatica lo scandalo. «Non potete chiederci di condannare don Marco se in cuor nostro lo riteniamo innocente», ripeteva ieri don Ivano Mora, vicedirettore del Centro salesiano di Arese.

    Padre Redaelli 76 anni e una vita passata nelle missioni, è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione con la condizionale: il racconto della piccola, che oggi ha 10 anni, è stato infatti riconosciuto veritiero e coerente dai giudici della quinta sezione penale di Milano. “Non possiamo fare altro che rimetterci alla magistratura”, ha aggiunto don Ivano. Un’ombra di imbarazzo scende quando si nominano i nuovi coinvolti: don Mario e don Franco.

    Secondo i giudici, don Mario «ha negato dal banco dei testimoni, in modo ritenuto falso, di aver affermato a suo tempo che “c’erano state lamentele per l’atteggiamento troppo esuberante e intrusivo verso i bambini di don Marco”». Nel 2009, il parroco lasciò l’incarico dopo che furono pubblicate le intercettazioni di alcune sue conversazioni «hard» con una maestra di Ferrara. Non è stato possibile, invece, parlare con don Fontana: “È in ritiro spirituale”, dicono laconici dal suo ufficio stampa.

    di Agnese Pini

    http://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/2010/10/29/407330-molestie_chiesa.shtml

  • «Don Mauro non merita clemenza e il ragazzo è pienamente credibile»

    «Don Mauro non merita clemenza e il ragazzo è pienamente credibile»

    Mercoledì 09 Marzo 2011
    Pesanti le motivazioni del collegio d’Appello che ha confermato la condanna a otto anni
    (m.pv.) Poche pagine, tante bordate. A don Mauro Stefanoni, alla sua condotta processuale, a quanto avvenuto prima e dopo i processi di primo e secondo grado, che l’ha portato alla condanna di otto anni per la presunta violenza sessuale ai danni di un ragazzo dell’oratorio di Laglio che, all’epoca dei fatti, era quindicenne. È questa l’estrema sintesi delle 31 pagine contenenti le motivazioni che hanno spinto il collegio d’Appello del tribunale di Milano – composto interamente da donne – a ribadire la sentenza di condanna rimediata dall’ex parroco davanti ai giudici di Como. Una ricostruzione dei fatti che parte da una considerazione perentoria: quella della «piena credibilità delle dichiarazioni accusatorie del minore, che non hanno trovato alcuna smentita nell’ampia acquisizione del materiale probatorio, neppure quella della sbandierata e inesistente patologia dell’imputato» che, secondo la difesa, avrebbe reso impossibile la consumazione di rapporti sessuali. «Plurimi riscontri – proseguono i giudici nelle motivazioni – al racconto della vittima che non può che riferirsi a circostanze ed avvenimenti realmente accaduti», fornendo dunque un «quadro accusatorio univoco e concordante in ogni sua parte».
    «Non merita clemenza»
    La parte più pesante delle 31 pagine redatte dal collegio d’Appello, riguarda però l’attacco diretto a don Mauro Stefanoni e alle sue «doglianze» per il «mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche». «A questo proposito – proseguono i giudici – il comportamento complessivamente tenuto dall’imputato non risulta affatto meritevole di clemenza». E in ogni caso «la capacità criminale di Stefanoni, desumibile dalla stessa gravità delle condotte considerate», sarebbe di per sé «sufficiente a escludere il riconoscimento del beneficio». E non è tutto, perché «emerge nitidamente dalla lettura degli atti, come l’appellante non si sia limitato a quella che è la consentita anche vivace foga difensiva, ma nello sparare contro tutto e tutti sia andato ben oltre passando dalla pur consentita e macroscopica menzogna, sino alla denigrazione dei testi per arrivare alla vera e propria manipolazione dei dati istruttori».
    La discussa perizia
    Molti riferimenti delle motivazioni, puntano il dito contro la presunta patologia di don Mauro Stefanoni che avrebbe impedito – come sostenuto dalla difesa – le pratiche sessuali raccontate dalla vittima. Patologia riconosciuta in primo grado dal perito del giudice, ma su cui il collegio d’Appello ha voluto vederci chiaro, disponendo nuovi esami. Una rinnovazione dibattimentale «che ha dissipato» ogni residuo dubbio, in quanto il «collegio peritale», al proposito, «ha escluso l’esistenza di una patologia» concludendo con «una plateale smentita sulla dedotta impossibilità di attività sessuali».
    I compagni di classe
    Altro elemento cui viene dato molto spazio, è il modo in cui emersero le “confessioni” del minore su quanto sarebbe avvenuto nella casa parrocchiale. Dichiarazioni sentite dai compagni di classe nello spogliatoio, e poi registrate su cassette. Modalità e contesto duramente attaccati dalla difesa in questi anni di udienze. «Una rivelazione che uscì d’impulso, destando l’immediata attenzione dei compagni che sulle prime pensarono persino ad una burla, salvo poi capire che l’amico si riferiva davvero a una esperienza sessuale dirompente e completamente diversa da quelle su cui fino a quel momento si era scherzato».
    La rivelazione della presunta vittima, secondo il collegio, «non ricalcava le comuni vanterie sessuale vere o presunte dei maschi alle loro prime esperienze con l’altro sesso, come sarebbe avvenuto se anch’egli avesse voluto vantarsi con una sbruffonata al pari degli altri, ma era riferita ad un rapporto con un adulto per giunta pure prete». «Un fatto così insolito – è la tesi – che a giudizio della Corte esprime di per sé il crisma della genuinità, anche tenuto conto delle ridotte capacità cognitive del minore e della pregressa limitata esperienza sessuale». E non è meno pesante la posizione dei giudici sul perché la presunta vittima non abbia raccontato quanto avveniva con don Mauro nelle sue confessioni con un prete amico di famiglia.
    «Un fatto del tutto irrilevante – concludono le motivazioni d’Appello – perché semmai ciò prova quanto reticenti ed inveritiere possano essere le cristiane confessioni». Insomma, un quadro probatorio «univoco e concordante in ogni sua parte, tale da rendere a posteriori del tutto credibile» il racconto del ragazzo, rendendo pertanto inevitabile «l’intera conferma della sentenza di primo grado» e la conseguente condanna a otto anni.

    “Nessuna clemenza
    per don Mauro”
    Le motivazioni
    della condanna

    I Giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, il 23 novembre scorso hanno confermato gli otto anni di carcere per l’ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo della parrochia
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    tratta dai dizionari Zanichelli ascolta l’articolo
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    Laglio, 9 marzo 2011 – «Il comportamento tenuto dall’imputato non risulta meritevole di alcuna clemenza». Parole durissime che sono solo la premessa di quanto scritto dai giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, che il 23 novembre scorso hanno confermato la condanna a otto anni di carcere per Mauro Stefanoni, 42 anni, ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo frequentatore della sua parrocchia, che all’epoca aveva 16 anni, tra agosto 2003 e dicembre 2004.

    Stefanoni era stato condannato per violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver commesso i fatti in qualità di ministro di culto, dall’abuso di autorità, dalla condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo. In una trentina di pagine di motivazioni, depositate in questi giorni, i giudici milanesi rigettano con fermezza il ricorso presentato dai legali, aggiungendo considerazioni eloquenti sul comportamento processuale tenuto dall’imputato. «Emerge infatti – si legge nella sentenza – che l’appellante non si è limitato ad una vivace foga difensiva, ma ha sparato contro tutti e tutto, gridando al complotto giudiziale… È andato ben oltre della pur consentita e macroscopica menzogna. È arrivato fino alla denigrazione dei testi, e a una vera e propria manipolazione degli atti istruttori raccolti».

    Il riferimento è anche alla calunnia di cui dovrà rispondere a luglio, nei confronti di un suo parrocchiano chiamato a testimoniare nel processo di primo grado a settembre 2007: sentito in merito a una donazione di videocassette per l’oratorio, una quarantina di titoli in tutto tra cartoni animati e qualche poliziesco, gli fu chiesto dal sacerdote di sottoscrivere una dichiarazione nella quale spiegava di aver regalato quei film a don Mauro, salvo poi ritrovare quell’elenco con l’aggiunta di una pellicola pornografica omosessuale. Ribadendo la credibilità di quel ragazzino, che era stata abbondantemente attaccata dai difensori del sacerdote, i giudici affermano che «il giovane non è meritevole delle numerose censure mosse dall’imputato. E la sua dichiarazione accusatoria non resta scalfita, anche se i particolari dei luoghi delle violenze non sono sempre stati convergenti e precisi. Ma solo su particolari di mero contorno».

    L’ex sacerdote – ora sospeso e con un lavoro impiegatizio fuori dalla Chiesa – ha sempre rigettato le accuse, sostenendo di non poter svolgere gli atti sessuali contestati a causa di un problema anatomico. Tuttavia la perizia disposta dai giudici d’Appello, aveva confermato la presenza della patologia lamentata da Stefanoni, escludendo però che tale problema potesse precludere gli atti ipotizzati. Nel frattempo sono state archiviate tutte le denunce di falsa testimonianza, che i legali di Stefanoni avevano man mano inoltrato a carico dei testimoni del processo di primo grado, che aveva fatto affermazioni di qualsiasi natura accusatoria, a partire dagli inquirenti che avevano indagato su di lui.

    di Paola Pioppi

    http://www.ilgiorno.it/como/cronaca/2011/0…_clemenza.shtml

     

  • Don Abbiati, i parrocchiani si mobilitano  Riunione a Borgarello. «Cerchiamo testimoni per far riaprire il processo»

    Don Abbiati, i parrocchiani si mobilitano Riunione a Borgarello. «Cerchiamo testimoni per far riaprire il processo»

    Riunione a Borgarello. «Cerchiamo testimoni per far riaprire il processo»

    di Stefania Prato

    BORGARELLO. Riaprire il processo a don Giuseppe Abbiati, il sacerdote condannato per violenze sessuali su minori, per cui sta scontando 4 anni nel carcere di Bollate. I suoi familiari e il nuovo legale, l’avvocato Massimo Zucca, tentano di riavviare l’iter giudiziario e sperano che i nuovi elementi raccolti riescano a ribaltare la sentenza di condanna per pedofilia, ormai definitiva dopo tre gradi di giudizio.

    «I margini sono stretti, ma ci proveremo», ha chiarito il nipote Alessandro che, insieme al padre Carlo e alla cugina Marta, venerdì sera, a Borgarello, ha incontrato gli ex parrocchiani e gli amici che hanno sempre creduto in quel prete «che riempiva le chiese e gli oratori», dice Giorgio Terzi, mentre Andrea Curti ricorda don Peppino «a cui si rivolgevano i più disperati, perché su di lui potevano contare».

    In tanti a Borgarello, Battuda, Marcignago, suo paese di origine, sperano di veder riabilitato il nome di don Giuseppe e vogliono aiutarlo, «perché non può aver commesso atti del genere». «Per noi è innocente – sostiene Lorenzo Barbieri, sindaco di Marcignago – diteci cosa possiamo fare, siamo stati fin troppo in silenzio». «Ci troviamo in un momento delicato», spiega Alessandro, ricordando che per il sacerdote a luglio potrebbero aprirsi le porte del carcere per essere affidato ai servizi sociali.

    «Non prova rancore per chi lo ha accusato – confida il nipote -. E’ una persona buona, un prete dalla vocazione autentica, che crede nella provvidenza e sopporta questo perché pensa di tornare a fare il sacerdote». La famiglia non vuole credere sia tutto finito, cerca testimonianze inedite per il nuovo processo. Accettano la sfida gli ex parrocchiani di don Abbiati e provano a scavare nella memoria.
    27 febbraio 2011

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronac…ilitano-3559535

  • Senza esito le nuove ricerche del sacerdote sparito nel nulla

    Senza esito le nuove ricerche del sacerdote sparito nel nulla

    MARONE. Sconvolto dalla condanna in un processo don Matteo è scomparso da settembre
    Su richiesta della famiglia del prete la Protezione civile di Montisola e il Gruppo soccorso del Sebino sono tornati a scandagliare il lago

    Anche l’ultimo giorno di ricerche supplementari si è rivelato infruttuoso. Il lago d’Iseo non ha restituito il corpo di don Matteo, il sacerdote bergamasco di 39 anni che agli inizi dello scorso ottobre aveva parcheggiato la Peugeot del fratello a Vello di Marone, facendo poi perdere le sue tracce.
    L’esito negativo delle operazioni di scandagliamento dei fondali, se da un lato accresce il mistero attorno alla sparizione, dall’altro tiene accesa la fiammella di speranza dei familiari che il prete possa essere ancora vivo. Fin dalle prime ore della scomparsa, tuttavia è stata l’ipotesi del suidicio a prevalere anche alla luce della condanna a 4 anni di reclusione per pedofilia che ha sconvolto l’esistenza di don Matteo. A passare al setaccio i fondali antistanti la spiaggetta Baia del Sol, utilizzando un robot filoguidato modello «Mercurio», è stato il gruppo Soccorso sebino di Pisogne, coadiuvato dai volontari della Protezione civile di Montisola e da un’Unità logistica mobile, messa a disposizione dalla Comunità montana del Sebino bresciano. Barche in acqua e mezzi a terra sono entrati in azione per tre fine settimana consecutivi, coordinati dal Remo Bonetti e da Marco Ribola. Era stata la famiglia del sacerdote a insistere perchè le ricerche, estese a ottobre ai rilievi e ai canaloni che sovrastano l’abitato di Vello e subito sospese, venissero riprese. Richiesta accolta dal dipartimento Protezione civile della Provincia e dalla Prefettura. Le squadre hanno scandagliato una superficie di circa 120 mila metri quadri e spingendosi sino a una profondità di 142 metri. Da riva familiari e amici del prete hanno seguito minuto per minuto lo svolgersi delle operazioni. Alla fine, alle 17 di domenica, le ricerche sono state dichiarate chiuse. Don Matteo risiedeva dal 2005 nella comunità del Paradiso, a Bergamo. Lì è stato visto l’ultima volta il 23 settembre. Nel 2004, insegnante alla media di Vilminore aveva intrecciato una relazione con un’allieva tredicenne. Condannato nei primi due gradi di giudizio, attendeva il verdetto della Cassazione. È sparito prima che iniziasse il processo. Con l’ipotesi del suicidio restano ancora in piedi, quella dell’incidente in montagna e quella della fuga per rifarsi chissà dove una vita.
    Giuseppe Zani

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