Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • Chiesto un milione al vescovo di Sora per abusi sessuali su un minore

    Chiesto un milione al vescovo di Sora per abusi sessuali su un minore

    Un milione di euro. Monsignor Gerardo Antonazzo, vescovo del Frusinate, e don Stefano Rocca, prete della diocesi di Ugento, sono stati citati in giudizio per danni conseguenti ad abusi sessuali. Un ex insegnante di religione chiede un milione di euro di risarcimento per le violenze sessuali, che dichiara di aver subito quando era ancora minorenne, ai due ecclesiastici e alla diocesi di Ugento, dove si sono verificati i fatti alla fine degli anni Ottanta. La prima udienza si è tenuta il 22 ottobre davanti alla giudice del Tribunale di Lecce Silvia Saracino.

    Avete letto bene: un vescovo è chiamato in giudizio con la richiesta di un risarcimento milionario per abusi sessuali ripetuti su un minorenne. I presunti reati sono ormai prescritti, ma resta aperta la possibilità di ottenere un risarcimento in sede civile, anche a quasi quarant’anni dai fatti denunciati. Tutti e tre i convenuti – don Stefano Rocca, monsignor Gerardo Antonazzo e la diocesi di Ugento – hanno contestato le accuse e, nelle rispettive memorie difensive, eccepito la prescrizione del diritto al risarcimento.

    La palla ora passa alla giudice, che si è riservata di decidere sulle eccezioni della controparte, ma la notizia di per sé è enorme, a prescindere dall’esito del procedimento, perché illumina con chiarezza un mondo di preti e vescovi che vive nel terrore della denuncia ed è disposto a fare qualsiasi cosa per evitare che la verità venga alla luce. Un sottobosco di ricatti, pentimenti, confessioni, promesse e segreti per nascondere un reato orribile – l’abuso su minori – che avevamo già incontrato a Enna, nella storia processuale di don Giuseppe Rugolo e del suo protettore, il vescovo Rosario Gisana, e che ora vediamo riprodotta in un’altra diocesi. Una storia che vale la pena ricostruire nei minimi dettagli, proprio come abbiamo fatto con Gisana e Rugolo, perché è l’unico modo per descrivere compiutamente l’abisso in cui la Chiesa rischia di essere trascinata dal silenzio e dall’omertà sugli abusi clericali.

    Vedremo anche come il vescovo si attardi a discutere dei propri peccati con la stessa persona che è andata da lui a chiedergliene conto, e cosa si inventerà per tenerla buona.

    Ma andiamo con ordine.

    In Italia non ci sono vescovi indagati o tantomeno condannati per abusi sessuali. Ci sono vescovi accusati di aver insabbiato e coperto casi di sacerdoti accusati di pedofilia e, certo, c’è almeno un caso di vescovo indagato per falsa testimonianza nell’ambito di un processo per violenza su minori – il già citato vescovo di Piazza Armerina, che deve rispondere davanti a un tribunale dello Stato (la sentenza è attesa per l’11 dicembre) di menzogne e omissioni su Rugolo, già condannato a tre anni in Cassazione.

    Per il resto, le più che scarne cronache del nostro paese restituiscono qualche nome di vescovo interpellato come testimone (Oscar Cantoni, Diego Coletti della diocesi di Como, nell’ambito dell’intricata faccenda del Preseminario San Pio X) e un caso più unico che raro: un vescovo che ammette di aver sbagliato e di non aver vigilato a sufficienza su quello che accadeva in diocesi (Ivo Muser, vescovo di Bolzano, a capo dell’unica diocesi ad aver richiesto un’indagine indipendente sugli abusi, resa pubblica nel gennaio 2025).

    Quindi tutti buoni in Italia?

    Certo che no: nel nostro paese, semplicemente, pesa molto di più la cappa di omertà sulle responsabilità (anche penali) delle autorità ecclesiastiche e, per il malvezzo nostrano di non cercarsi guai, delle rogne della Chiesa non si parla. Di quel che avviene nei tribunali vaticani non val nemmeno la pena dare conto perché niente si dice – non siamo tenuti a sapere, neanche le vittime che denunciano una violenza ne hanno il diritto – e i pochissimi casi di denuncia nei confronti di personaggi di rilievo arrivati davanti a un giudice dello Stato sono finiti con un’archiviazione per denuncia tardiva o prescritti. Uno per tutti, il mancato vescovo ausiliario di Palermo, il frate cappuccino Giovanni Salonia; ma lo stesso si potrebbe dire del “mendicante d’amore”, missionario e predicatore carismatico della diocesi di Bergamo Valentino Salvoldi. Un caso a parte è quello della suora che osò denunciare per stupro il cosentino padre Fedele, un’ordalia giudiziaria durata dieci anni e che si è conclusa con l’assoluzione del francescano.

    In Italia non ci sono vescovi indagati per abusi sessuali o citati in sede civile in seguito ad abusi sessuali su minorenni, o almeno non c’erano fino ad oggi, ma ancora una volta la stampa sembra lenta (diciamo così) nel darne conto. Repubblica il 9 dicembre 2025 dà la notizia che due sacerdoti sono stati chiamati in giudizio da un ex insegnante di religione, che chiede un mega risarcimento per i danni conseguenti alle violenze subite dai due quando era un seminarista minorenne: 300mila euro per la perdita di qualsiasi prospettiva lavorativa e altri 700mila per il danno psico-fisico. Un milione tondo.

    Il giornale non fa i nomi degli accusati ma non dice nemmeno che uno dei due non è un semplice prete ma addirittura un vescovo; non fa nemmeno il nome della vittima, salvo poi lasciarselo sfuggire alla fine:

    «In aula verranno raccolte le deposizioni di altri sette seminaristi citati da Schiavano che chiede anche di disporre una consulenza medica per accertare le lesioni fisiche e psichiche causate dai presunti abusi».

    In ogni caso, la notizia passa sostanzialmente sotto silenzio (altre due mele marce, secondo la narrazione della Chiesa, niente di particolarmente rilevante) e non se ne sa più nulla. In realtà quella cronaca frettolosa come abbiamo visto contiene una bomba: uno dei due preti accusati di abusi su un adolescente è un vescovo.

    I fatti, con nomi e cognomi, sono questi: Antonio Schiavano, un ex insegnante di religione di Taurisano, in provincia di Lecce, ha citato in giudizio davanti al giudice civile con la richiesta di risarcimento per danni derivati da abusi sessuali don Stefano Rocca, all’epoca seminarista e oggi sacerdote della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, e l’allora rettore del Seminario minore di Ugento, monsignor Gerardo Antonazzo, dal 2013 vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, in provincia di Frosinone. Don Stefano Rocca (che ha già affrontato un’indagine per abusi nell’oratorio di Ugento nel 2011, poi archiviata per mancanza di querela) e monsignor Gerardo Antonazzo, anche lui come vedremo non nuovo a guai giudiziari, sono stati chiamati davanti alla giudice civile di Lecce il 22 ottobre.

    Le accuse sono pesantissime. In seminario Antonio Schiavano dichiara di aver subito insieme ad altri ragazzi reiterate aggressioni sessuali da parte di un altro seminarista, Stefano Rocca. Il rettore don Gerardo Antonazzo sa tutto e ci aggiunge del suo, come si legge nell’atto di citazione nella prosa ispirata dell’avvocato Vito Nicola Ciullo:

    «diffuse violenze sessuali perpetrate in danno dell’attore e di altri adolescenti del seminario minore della Diocesi di Ugento avvenivano con allarmante frequenza nella piena consapevolezza – o, forse, è meglio dire accondiscendenza – dell’allora Rettore del Seminario, Don Gerardo Antonazzo, anch’egli, purtroppo, già noto alle cronache di Sora e anch’egli autore di morbose attenzioni nei confronti dell’adolescente e ingenuo Antonio, inconsapevole vittima di palpeggiamenti dei genitali, masturbazioni, maliziosi baci e tentate penetrazioni consumate nella camera da letto, (…) dove il sacerdote si recava con il pretesto di un raccoglimento individuale di preghiera; inducendolo, in un crescendo di attenzioni e di minacce, a subire violenze sessuali ripetute».

    Insomma il rettore, stando a questa ricostruzione, invece di fermare il seminarista abusatore approfitta della sua posizione e violenta a sua volta Antonio, che all’epoca ha soltanto quattordici anni. Chi dovrebbe proteggerlo è colui che gli fa violenza: a chi potrebbe chiedere aiuto il ragazzo?

    È una storia terribile ma illuminante perché, se dovesse essere confermata, descriverebbe nel dettaglio come si mette in moto la macchina omertosa della Chiesa quando si verifica un caso di abuso. Una vicenda ricca di colpi di scena e che vale davvero la pena ricostruire dall’inizio.

    Nella sua ormai lunga carriera ecclesiastica (Antonazzo è del 1956), il vescovo del Frusinate oggi citato in giudizio ha avuto anche diversi incarichi importanti – è stato membro della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della Cei, cappellano di Sua Santità – ma è stato soprattutto in mezzo ai ragazzi. Lo troviamo educatore presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore, delegato per la pastorale giovanile e soprattutto rettore del Seminario minore di Ugento dal 1987 al 1995. Ed è proprio qui che incontra Antonio Schiavano che, appena quattordicenne, è entrato in seminario con la vocazione di farsi prete.

    Antonio, che all’epoca è chierichetto e frequenta la parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice di Taurisano, un piccolo centro a un’ora di distanza da Lecce, comincia a sentire una tensione verso il sacerdozio, alimentata proprio da don Antonazzo, impegnato nella pastorale vocazionale – il prete di fatto va a caccia di seminaristi – nelle parrocchie della diocesi di Ugento.

    «Don Gerardo era molto bravo nella pastorale vocazionale – ricorda oggi Antonio Schiavano – il seminario di Ugento si era svuotato e il suo incarico era proprio di suscitare nuove vocazioni. Era molto coinvolgente e io che ero già chierichetto avevo spesso occasione di stargli vicino. A dodici anni ho cominciato ad andare d’estate a Tricase Porto, dove ci trovavamo tutti insieme: chi era già seminarista e chi era interessato a diventarlo, come me. L’ambiente era amichevole, si giocava a calcio, ci si confrontava; l’atteggiamento di don Gerardo era affettuoso e particolarmente attraente per un ragazzino bisognoso d’affetto come me».

    Antonio vuole entrare in seminario ma i genitori, in particolare la madre, non sono d’accordo. Il ragazzino è ancora piccolo e la retta costa, ma don Gerardo, che nel frattempo è diventato rettore, li convince che il ragazzo e la sua vocazione sono in buone mani. Così nel 1988, appena quattordicenne, Antonio entra nel Seminario minore di Ugento. In un primo tempo, tutto funziona regolarmente: Antonio segue le lezioni, si fa degli amici, fra cui Stefano Rocca, di qualche anno più grande di lui. Rocca ha l’incarico di assistere i seminaristi più giovani nelle attività educative e sportive e questo gli dà l’occasione di avvicinarsi ad Antonio. D’estate, come abbiamo visto, i seminaristi si trasferiscono al mare, a Tricase Porto, ed è qui che cominciano le molestie e gli approcci sessuali da parte di Rocca, che dai baci si spinge alla masturbazione e al tentato stupro nei confronti di Antonio. Ecco cosa si legge nell’atto di citazione:

    «Don Stefano Rocca (…) nei confronti dell’incolpevole e ingenuo attore (Schiavano, ndr), che mai avrebbe pensato che proprio in quei luoghi sacri, oltre al latino, al greco e alle consuetudini formative proprie di un seminario, avrebbe scoperto, altresì, quelle ripugnanti prassi che albergavano serenamente nelle stanze della Diocesi di Ugento, senza alcuna vigilanza dei prelati e dell’allora Vescovo Monsignor Mario Miglietta».

    Come abbiamo anticipato, anche il rettore Antonazzo è accusato di aver costretto Antonio con le minacce «a subire violenze sessuali ripetute». Il ragazzo reagisce alle violenze con il terrore e, come spesso accade alle vittime di abusi, con «una reazione emotiva di congelamento e di involontaria e temporanea paralisi e impotenza che gli inibiva il movimento e la parola e che lo isolava in un profondo stato di sottomissione».

    «Per me don Gerardo era una guida spirituale, nella mia innocenza mi affidavo totalmente a lui ed ero sempre disponibile ad aiutare», racconta Antonio. Nel 1988 mi chiese di dargli una mano a organizzare il seminario estivo a Tricase Porto, così siamo rimasti qualche giorno da soli prima che arrivassero gli altri. Lui cercava ogni occasione buona per avere dei momenti di intimità con me e mi baciava dappertutto, mi toccava. Io non rispondevo, non sapevo nominare quel che succedeva. “È un modo per volersi bene”, mi diceva, o anche “il Signore vuole cementare la nostra amicizia e mettere alla prova la tua vocazione” e “la nostra amicizia durerà per sempre, anche quando sarai prete”. Ovviamente non dovevo parlarne con nessuno e tenere per me “questa amicizia particolare”».

    Antonio sostiene di non essere stato l’unico a subire le attenzioni del rettore: «Nel dormitorio non c’era la possibilità di accendere una lampada vicino al letto – ricorda Antonio – il rettore spegneva la luce e chiudeva la porta e lo stanzone piombava nel buio. A volte, di notte lo sentivo accanto al mio letto con un altro ragazzo, sentivo la sua voce e il suo ansimare. L’ho anche sorpreso a baciare altri seminaristi e una volta ho visto un ragazzo, poi diventato prete, fare la doccia nel suo bagno privato».

    E qui si mette in moto la catena del silenzio da parte delle autorità ecclesiastiche. Il vescovo dell’epoca Mario Miglietta (morto nel 1996) viene avvertito della situazione (da un ragazzo che oggi è stato chiamato come testimone da Schiavano) ma non prende provvedimenti, anzi, secondo l’atto di citazione liquida le segnalazioni attribuendo ai ragazzi un’eccessiva fantasia, consentendo di fatto agli abusatori di continuare a fare violenza sui ragazzini. «Miglietta d’altronde non disdegnava nemmeno lui di allungare le mani, come ho potuto verificare di persona», ricorda Schiavano.

    Lo stesso fa il vescovo Vito De Grisantis, che regge la diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca dal 2000 al 2010, e che affida proprio a Stefano Rocca, nel frattempo diventato prete, la gestione dei ragazzi dell’oratorio:

    «il successivo Vescovo Monsignor Vito De Grisantis – anch’egli esaustivamente edotto delle abitudini pedofile che albergavano nel clero diocesano di Ugento- affidava paradossalmente a Don Stefano Rocca la guida spirituale dell’oratorio di Ugento».

    La difesa della diocesi contesta espressamente il linguaggio dell’atto di citazione, compreso il passaggio su monsignor Miglietta, e ne chiede la cancellazione ai sensi dell’articolo 89 del codice di procedura civile. Vedremo che cosa deciderà di fare la giudice.

    Intanto Antonio è stato “prudentemente” mandato ad Alba, in provincia di Cuneo, a frequentare il seminario maggiore, probabilmente nella speranza che il cambiamento d’aria gli faccia dimenticare le brutte esperienze subite. Per qualche anno tutto sembra proseguire tranquillamente, finché nel 1998 viene dichiarato non idoneo al ministero.

    «Non me ne capacitavo, l’espulsione dal seminario dopo dieci anni è stato un altro trauma – dice Schiavano – Ho chiesto a tutti cos’era successo: al vescovo di Ugento Caliandro, al rettore del Seminario di Alba, ma nessuno mi ha dato una spiegazione. Oggi, dopo 28 anni, la diocesi di Ugento ha prodotto per la causa civile un documento dell’epoca in cui si dice che mi avevano espulso per problemi psicologici, utilizzando tra l’altro un documento coperto da privacy».

    Costretto a cercarsi un lavoro, Schiavano si arrangia con diverse occupazioni finché nel 2009 ottiene un posto come insegnante di religione a Torino. Due anni dopo ottiene il sospirato trasferimento in Puglia, vicino a casa, al liceo Stampacchia di Tricase. Non ha più contatti con il suo ex compagno di seminario e il suo vecchio rettore, che intanto hanno fatto, a modo loro, carriera.

    Nel 2010 la Procura di Lecce iscrive infatti don Rocca nel registro degli indagati per presunti abusi sessuali nei confronti di giovani che frequentano l’oratorio parrocchiale. Secondo le cronache dell’epoca, durante gli interrogatori il sacerdote ammette di aver avuto rapporti sessuali con quattro giovani ma sostiene che si trattava di rapporti consenzienti con maggiorenni.

    Nel settembre 2011 il giudice per le indagini preliminari accoglie la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura con la motivazione che la querela non è stata presentata nei termini di legge e quindi non si può procedere. Don Stefano, rimpianto dai suoi parrocchiani e con gravi crisi personali, viene trasferito in Umbria.

    In quel periodo Antonazzo è per breve tempo amministratore diocesano di Ugento ma nel 2013 arriva la svolta con la nomina a vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo. I guai però arrivano anche per lui: il 3 aprile 2016 si apprende dai giornali che Antonazzo sarebbe accusato di abusi nei confronti di addirittura otto giovani. La procura della Repubblica di Cassino apre un’inchiesta, poi chiusa ancora una volta per difetto di querela:

    «Con decreto emesso il 17 agosto 2016, il Giudice per le indagini preliminari di Cassino, dott.ssa Donatella Perna, ha archiviato il procedimento penale iscritto a carico del Monsignor Gerardo Antonazzo, in quanto difettava una valida querela, necessaria per la procedibilità dell’azione penale».

    Passano pochi anni e in Antonio il trauma degli abusi torna a galla. A scuola gli hanno ridotto le ore di insegnamento e comincia a soffrire di depressione e disturbi psicosomatici. A quel punto decide di rifarsi vivo con quelli che ritiene la causa di tutti i suoi mali: vuole dei soldi per potersi curare e, al contempo, un’ammissione di colpa. Si susseguono whatsapp, telefonate e anche un incontro dal vivo con il vescovo Antonazzo, che Schiavano registra di nascosto.

    È il 25 ottobre 2018 e i due si vedono nella villa del vescovo per chiarire la situazione. Schiavano chiede ad Antonazzo se si sia mai confessato per quanto è accaduto in seminario e se abbia chiesto perdono a Dio per i suoi peccati.

    Nella prossima puntata vedremo come risponde il vescovo e cosa propone al suo ex allievo venuto a chiedere ragione dei turbolenti anni passati in seminario. Vedremo anche come reagisce don Rocca alle stesse richieste e la risposta della diocesi di Ugento, chiamata a risarcire Schiavano in solido con i due preti.

    (Continua. La foto di copertina è di Jomarc Nicolai Cala su Unsplash)

    https://federicatourn.substack.com/p/chiesto-un-milione-di-euro-di-risarcimento?r=95a78w

  • NARRARE I FATTI PER QUELLI CHE SONO ‘CORATO NELLE CRONACHE NAZIONALI’

    NARRARE I FATTI PER QUELLI CHE SONO ‘CORATO NELLE CRONACHE NAZIONALI’

    NARRARE I FATTI PER QUELLI CHE SONO “CORATO NELLE CRONACHE NAZIONALI” OSPITI DI VITANTONIO DI ZANNI: -DON GIUSEPPE LOBASCIO PARROCO INCORONATA – CORATO -ANTONIO SCHIAVANO EX SEMINARISTA -AVV VITO NICOLA CIULLO FORO DI LECCE

  • Un altro ragazzo accusa don Vito: “Mi fece domande intime e mi invitò a vedere film porno”

    Un altro ragazzo accusa don Vito: “Mi fece domande intime e mi invitò a vedere film porno”

    Un ventenne avrebbe subito atti sessuali da don Vito Martinelli, un altro ragazzo approcci della stessa natura, allontanandosi dal prete per il timore che passasse dalle parole ai fatti. La Squadra mobile di Bari lavora per verificare se il sacerdote 56enne di Corato (che oggi sarà interrogato dal gip, assistito dagli avvocati Rinaldo Alvisi e Salvatore D’Aluiso) abbia abusato di altri giovani, oltre a quello che lo ha denunciato. Il presule è agli arresti domiciliari dal 10 ottobre, con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità.

    Gli episodi contestati – «con frequenza quotidiana, prevalentemente serale» dice l’ordinanza – sarebbero avvenuti dal 2022, prima nell’auto del parroco poi in sacrestia, nell’ufficio parrocchiale nell’abitazione di Martinelli. Per il gip Domenico Zeno gli atti sessuali sono stati «compiuti» sul denunciante e «approcciati per giungere alla stessa situazione» con l’altro ragazzo.

    Ascoltato come testimone, quest’ultimo ha confermato gli atteggiamenti eccessivi del sacerdote. I loro contatti si erano svolti prima tramite le chat whatsapp, poi Martinelli lo avrebbe contattato su telegram, impostando la modalità di distruzione istantanea delle conversazioni. Nei messaggi, don Vito avrebbe fatto domande sulla vita intima del ragazzo, parlato di masturbazione e proposto di vedere insieme filmati pornografici. Questo comportamento avrebbe indotto il giovane ad in terrompere i rapporti. Poco tempo dopo sarebbe stato contattato da un amico del prete, che lo avrebbe sollecitato a cancellare il suo numero e a «non dire tutto».

    Un ventenne avrebbe subito atti sessuali da don Vito Martinelli, un altro ragazzo approcci della stessa natura, allontanandosi dal prete per il timore che passasse dalle parole ai fatti. La Squadra mobile di Bari lavora per verificare se il sacerdote 56enne di Corato (che oggi sarà interrogato dal gip, assistito dagli avvocati Rinaldo Alvisi e Salvatore D’Aluiso) abbia abusato di altri giovani, oltre a quello che lo ha denunciato. Il presule è agli arresti domiciliari dal 10 ottobre, con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità.

    Ascoltato come testimone, quest’ultimo ha confermato gli atteggiamenti eccessivi del sacerdote. I loro contatti si erano svolti prima tramite le chat whatsapp, poi Martinelli lo avrebbe contattato su telegram, impostando la modalità di distruzione istantanea delle conversazioni. Nei messaggi, don Vito avrebbe fatto domande sulla vita intima del ragazzo, parlato di masturbazione e proposto di vedere insieme filmati pornografici. Questo comportamento avrebbe indotto il giovane ad in terrompere i rapporti. Poco tempo dopo sarebbe stato contattato da un amico del prete, che lo avrebbe sollecitato a cancellare il suo numero e a «non dire tutto».

    Che l’indagine fosse in corso, del resto, era cosa nota nell’ambiente ecclesiastico, perché il 20enne che avrebbe subito gli abusi sessuali, nell’ottobre 2025, si era confidato con il nuovo parroco della chiesa del Sacro Cuore (che fino all’agosto di quell’anno era affidata a don Vito) e successivamente era stato chiamato dal vescovo Leonardo D’Ascenzo.

    L’arresto è stato disposto, perché – secondo il giudice – esiste sia il pericolo di inquinamento probatorio che di reiterazione del reato. A Don Vito viene infatti attribuita una «condotta seriale» e la capacità di esercitare «una forte influenza sulle persone nel contesto ecclesiale di riferimento». Il timore era per l’altro ragazzo e per quelli che frequentavano la chiesa e anche la scuola, considerato che il sacerdote insegna in un istituto di Corato. Anche il ragazzo che ha denunciato, sarebbe stato contattato da persone vicine a Martinelli, per cercare di fargli ricucire i rapporti con lui e magari ipotizzare di ritirare la denuncia.

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2026/10/14/news/un_altro_ragazzo_accusa_don_vito_mi_fece_domande_intime_e_mi_invito_a_vedere_film_porno-425645953/

  • Corato, spuntano altri testimoni sul parroco arrestato: «Ha fatto proposte sconce anche a me»

    Corato, spuntano altri testimoni sul parroco arrestato: «Ha fatto proposte sconce anche a me»

    Almeno uno dei tredici testimoni ascoltati dalla Squadra mobile di Bari ha confermato i metodi utilizzati da don Vito Martinelli, l’ex parroco di Corato finito ai domiciliari sabato per violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità e che oggi dovrà comparire davanti al gip di Trani, Domenico Zeno, per l’interrogatorio di convalida. I dettagli sono nel verbale che il pm Francesco Chiechi ha depositato tra gli atti di supporto alla richiesta di arresto in carcere per il sacerdote 56enne (difeso dagli avvocati Rinaldo Alvisi di Barletta e Salvatore D’Aluiso di Bari): un’inchiesta nata dal racconto della vittima, che per il gip è «coerente, costante e dettagliato».

    Tra le persone ascoltate dalla Squadra mobile c’è un altro parrocchiano del Sacro Cuore, che ha raccontato dei messaggi ricevuti dal sacerdote fornendo gli screenshot delle anteprime: il testimone ha detto che don Martinelli, dopo un approccio su Whatsapp, avrebbe trasferito la conversazione su Telegram impostando la cancellazione automatica dei messaggi e facendo domande sulla «vita intima» dell’uomo proponendogli di «guardare insieme» dei video porno. «Un modus operandi già visto nel caso [della vittima] – secondo il gip -, dimostrando che non si trattava di un fatto limitato»…

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/2168811/corato-spuntano-altri-testimoni-sul-parroco-arrestato-ha-fatto-proposte-sconce-anche-a-me.html

  • Accusato di violenza sessuale, l’ex parroco di Corato davanti al gip: “Sono innocente”

    Accusato di violenza sessuale, l’ex parroco di Corato davanti al gip: “Sono innocente”

    Ha respinto le accuse e ribadito la propria innocenza don Vito Martinelli, ex parroco della chiesa Sacro Cuore di Gesù di Corato, agli arresti domiciliari dal 10 ottobre con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata.

    Questa mattina il sacerdote ha reso dichiarazioni spontanee durante l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Domenico Zeno. A riferirlo è l’agenzia Agi, che ha raccolto le dichiarazioni degli avvocati difensori Rinaldo Alvisi e Salvatore D’Aluiso.

    La difesa contesta le accuse
    I legali del parroco hanno adottato la linea difensiva delle dichiarazioni spontanee. Secondo i difensori, durante l’interrogatorio Martinelli ha affermato con fermezza la propria innocenza e l’infondatezza delle contestazioni. L’ordinanza cautelare riguarda presunte condotte commesse tra novembre 2024 e ottobre 2025. Secondo la ricostruzione accusatoria, il sacerdote avrebbe approfittato del proprio ruolo di guida spirituale e del rapporto di fiducia instaurato con un giovane per costringerlo a subire atti sessuali.

    Le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile di Bari e coordinate dalla Procura di Trani. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento e l’indagato è presunto innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.

    Chiesto l’incidente probatorio
    Nella giornata di ieri il pubblico ministero Francesco Chiechi ha chiesto l’incidente probatorio. La difesa attende che venga fissata la data per ascoltare la persona offesa e sviluppare la propria linea difensiva.

    https://www.baritoday.it/cronaca/interrogatorio-don-vito-martinelli-corato-violenza-sessuale.html

  • L’accusa di violenza sessuale a don Vito Martinelli, il gip di Trani: «Condotte seriali e non occasionali»

    L’accusa di violenza sessuale a don Vito Martinelli, il gip di Trani: «Condotte seriali e non occasionali»

    Gli abusi sarebbero iniziati nel 2022 durante i viaggi da Corato ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari. Alla richiesta del giovane se alcuni atti costituissero peccato, il prete avrebbe risposto di no, invitandolo poi a consultare uno psicologo per far emergere «la sua latente omosessualità». Poi, simulando approcci intimi, avrebbe iniziato a toccarlo. Da allora, atti simili si sarebbero ripetuti in più occasioni nel corso degli anni, anche nella sacrestia e nei locali della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, a Corato. Lo si legge nell’ordinanza di custodia cautelare con cui, sabato scorso, la polizia ha arrestato ai domiciliari don Vito Martinelli, parroco 56enne, con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità nei confronti di un giovane parrocchiano. Il ragazzo aveva conosciuto il prete nel periodo di preparazione alla cresima e vedeva in Martinelli il suo «padre spirituale» (si legge negli atti), in quanto anche il giovane aveva deciso di entrare in seminario e diventare sacerdote.

    Per gli inquirenti di Trani, il racconto della persona offesa è coerente e privo di vizi, con indizi gravi a carico del sacerdote le cui condotte sono state ritenute «seriali e non occasionali». Il gip ha anche rilevato i rischi di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. Martinelli, insegnante di religione al liceo, continuò a seguire il giovane nel suo percorso di ingresso in seminario. A novembre 2025, dopo il trasferimento del prete in un’altra chiesa, il ragazzo raccontò quanto accaduto al nuovo parroco e i due, si legge negli atti, informarono il vescovo di Trani della questione. Oggi, infatti, monsignor Leonardo D’Ascenzo ha spiegato in una nota di aver «avviato l’indagine preliminare sull’operato del Sacerdote» a novembre 2025 e di aver quindi «già disposto la sospensione immediata dell’indagato da ogni incarico pastorale, in attesa che l’iter giudiziario faccia il suo corso». Mercoledì mattina, in Tribunale a Trani, si terrà l’interrogatorio di Martinelli, assistito dagli avvocati Salvatore D’Aluiso e Rinaldo Alvisi.

    Il vescovo di Trani: dolore e sconcerto

    «L’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie esprime profondo dolore e sconcerto per i fatti contestati» a don Vito Martinelli, prete di Corato (Bari) arrestato sabato scorso con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità nei confronti di un giovane che frequentava la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù. Lo si legge in una nota in cui si spiega che l’arcivescovo Leonardo D’Ascenzo, che il 25 novembre 2025 aveva «avviato l’indagine preliminare sull’operato del Sacerdote», ha «già disposto la sospensione immediata dell’indagato da ogni incarico pastorale, in attesa che l’iter giudiziario faccia il suo corso».

    Monsignor D’Ascenzo, «a nome di tutta la comunità diocesana, manifesta vicinanza e solidarietà alla presunta vittima e alla sua famiglia». L’Arcidiocesi, si legge ancora, «riafferma la propria piena fiducia nell’operato della Magistratura e delle Forze dell’Ordine, offrendo la propria collaborazione per il rapido e completo accertamento della verità dei fatti» e «ribadisce il proprio fermo impegno nella tolleranza zero contro ogni forma di abuso, continuando a lavorare per garantire che le parrocchie e i centri pastorali siano luoghi sicuri».

    https://gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2026/10/12/laccusa-di-violenza-sessuale-a-don-vito-martinelli-il-gip-di-trani-condotte-seriali-e-non-occasionali-705e3017-ffb4-4d84-891c-3bda746f6dbe/

  • Presunti abusi sessuali, diocesi indagava sul suo sacerdote dal 2025

    Presunti abusi sessuali, diocesi indagava sul suo sacerdote dal 2025

    L’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie esprime «profondo dolore e sconcerto» per i fatti contestati a don Vito Martinelli, già parroco della parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Corato, nei cui confronti è stata applicata una misura cautelare restrittiva. E, pur nel rispetto della presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva, ribadisce il proprio «fermo impegno nella tolleranza zero contro ogni forma di abuso».

    La presa di posizione è affidata a una nota dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, diffusa dopo che gli organi di stampa hanno dato notizia del provvedimento.

    La Curia, in realtà, si era già mossa da tempo. L’arcivescovo, monsignor Leonardo D’Ascenzo, il 25 novembre 2025 ha avviato l’indagine preliminare sull’operato del sacerdote e, in via cautelativa, in conformità alle norme del diritto canonico e alle disposizioni della Santa Sede, ne ha già disposto la sospensione immediata da ogni incarico pastorale, in attesa che l’iter giudiziario faccia il suo corso.

    A nome dell’intera comunità diocesana, l’arcivescovo manifesta vicinanza e solidarietà alla presunta vittima e alla sua famiglia.

    Nella nota, l’Arcidiocesi riafferma inoltre la piena fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine, offrendo la propria collaborazione per il rapido e completo accertamento della verità dei fatti.

    La Chiesa locale – conclude la nota – continuerà a lavorare «per garantire che le parrocchie e i centri pastorali siano luoghi sicuri».

    https://ilgiornaleditrani.it/notizie/116297/trani/presunti-abusi-sessuali-diocesi-indagava-sul-suo-sacerdote-dal-2025

  • Corato, il parroco ai domiciliari per violenze su un seminarista. La vittima avvertì il vescovo

    Corato, il parroco ai domiciliari per violenze su un seminarista. La vittima avvertì il vescovo

    Quando i poliziotti della Squadra mobile di Bari sabato mattina si sono presentati a casa sua, non hanno trovato nessuno. È per questo che don Vito Martinelli, 56 anni, è stato arrestato a scuola, direttamente dall’aula dell’istituto Oriani-Tandoi dove stava facendo lezione di religione.

    L’ordinanza del gip Domenico Zeno gli contesta un’accusa pesantissima, soprattutto per un sacerdote molto amato dalla comunità e dagli studenti che da trent’anni insegna nelle scuole superiori: violenza sessuale nei confronti di un giovane parrocchiano di cui don Vito era la guida spirituale. Un ragazzo profondamente devoto, che stava iniziando il lungo percorso verso l’ordinazione sacerdotale.

    Sconcerto e stupore sono infatti i sentimenti più comuni in chi conosce Martinelli, a suo agio sui social e davanti alle telecamere quanto in classe. Ma le indagini condotte dal pm Francesco Chiechi della Procura di Trani, partite dalla denuncia della vittima, hanno ricostruito un quadro estremamente problematico che ha convinto il gip Zeno a ravvisare il rischio di reiterazione e dunque a disporre i domiciliari (non è ancora chiara quale sia stata la richiesta della Procura). Anche perché, questo è il sospetto, potrebbero esserci altre vittime di quella che viene definita una «conclamata concupiscenza» da parte dell’ex parroco: l’accusa fa riferimento a una serie di episodi avvenuti tra il 2024 e l’inizio del 2025. Si tratta di «approcci» (non rapporti completi) che l’uomo avrebbe messo in atto durante gli incontri organizzati nell’ ambito del percorso spirituale della vittima. Episodi confermati, nel corso delle indagini, attraverso le chat e i messaggi forniti dalla stessa vittima, ma anche da alcuni testimoni ascoltati dai poliziotti: proprio da qui parte il sospetto che potrebbero esserci altri casi.

    Don Vito si proclama assolutamente innocente. Alle spalle ha una lunga esperienza di pastore e di educatore, due lauree (una terza in arrivo), l’iscrizione come giornalista professionista, ed è noto anche al di fuori della sua città per via delle trasmissioni condotte su tv locali. Nel suo percorso professionale e spirituale, dice chi lo difende, non c’è mai stata alcuna ombra. Anche se qualcosa potrebbe essere cambiata a partire dallo scorso anno.

    La vittima delle attenzioni del sacerdote ha denunciato a fine 2025, ma non prima di aver esposto i fatti alle gerarchie della Chiesa arrivando direttamente al vescovo di Trani, Leonardo D’Ascenzo. Nell’estate dello scorso anno don Martinelli, per quasi un decennio parroco del Sacro Cuore di Corato, su disposizione del vescovo è stato trasferito a Santa Maria Maggiore, il duomo di Corato, con l’incarico di «collaboratore» del parroco. Una posizione che lo ha isolato dalla titolarità diretta delle attività pastorali. «I vescovi pugliesi – ha spiegato lui su Facebook salutando i parrocchiani del Sacro cuore – hanno stabilito che coloro che insegnano, in qualità di docenti in ruolo, come me, non possano più essere parroci». Qualche mese più tardi è stato raggiunto dai poliziotti per sottoscrivere un verbale di identificazione, primo atto dell’indagine.

    Nel fascicolo sono finite quindi le testimonianze di alcune altre persone che frequentavano la parrocchia. Ma anche alcune intercettazioni che sembrerebbero confermare l’esistenza di un interesse «malato» nei confronti della vittima, da cui la contestazione dell’aggravante dell’abuso di autorità, tipica del rapporto tra docente e discente. Don Vito è descritto come un uomo «dal forte ascendente», che avrebbe sfruttato le vulnerabilità della vittima anche grazie a una «notevole capacità manipolatoria». L’interrogatorio di garanzia non è ancora stato fissato: dopo la lettura degli atti, la difesa valuterà come procedere. [m.sc.]

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/2166173/corato-il-parroco-ai-domiciliari-per-violenze-su-un-seminarista-la-vittima-avverti-il-vescovo.html

  • Corato, arrestato sacerdote con accuse di violenza sessuale su ragazzo in parrocchia: è Don Vito Martinelli

    Corato, arrestato sacerdote con accuse di violenza sessuale su ragazzo in parrocchia: è Don Vito Martinelli

    È stato arrestato durante le ore di lezione nell’istituto professionale di Corato dove insegnava Don Vito Martinelli, 56 anni, ora sottoposto agli arresti domiciliari con accuse di violenza sessuale, abuso di autorità e atti di violenza. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

    L’indagine è partita dalla denuncia di un giovane, all’epoca dei fatti già maggiorenne e frequentatore assiduo della parrocchia guidata dal sacerdote. Gli episodi contestati risalirebbero al periodo compreso tra la fine del 2024 e il 2025. Nella sua denuncia, il ragazzo avrebbe riferito di essere stato costretto a subire attenzioni e molestie di natura sessuale.

    Martinelli ha guidato per circa dieci anni la parrocchia del Sacro Cuore e, dal luglio 2025, ricopriva il ruolo di collaboratore della Chiesa Matrice. Accanto all’attività pastorale, svolgeva anche quella di docente di Filosofia, giornalista professionista e conduttore della rubrica televisiva «Due minuti per Dio» su TeleSveva, durante la quale intervistava personaggi noti sul tema della fede.

    Il sacerdote era già stato ascoltato dagli investigatori della Squadra Mobile, impegnati nelle indagini sui reati contro la persona e di natura sessuale, tra dicembre e gennaio. Quel confronto, rimasto riservato, si inseriva nell’attività investigativa che ha portato al provvedimento cautelare. La vicenda è ora al centro degli accertamenti giudiziari per chiarire i fatti contestati e le eventuali responsabilità.

    https://www.quintopotere.it/corato-arrestato-sacerdote-con-accuse-di-violenza-sessuale-su-ragazzo-in-parrocchia-e-don-vito-martinelli/
  • Abusi sul fedele in chiesa: arresti domiciliari per un parroco

    Abusi sul fedele in chiesa: arresti domiciliari per un parroco

    Bari – Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani su richiesta della Procura della Repubblica, ha emesso una misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un parroco dell’area metropolitana di Bari, di 56 anni, a cui ha dato esecuzione quest’oggi la polizia di Stato. L’indagato è accusato di aver compiuto violenza sessuale, con abuso di autorità e atti di violenza, nei confronti di un frequentatore assiduo della parrocchia.

    Il provvedimento cautelare in argomento è stato emesso a seguito della denuncia presentata dalla stessa vittima, relativa a fatti avvenuti a cavallo tra la fine del 2024 ed il 2025, periodo in cui la persona offesa era maggiorenne.

    Il denunciante ha raccontato e descritto una serie di episodi in cui si era ritrovato costretto a subire le attenzioni e le molestie sessuali da parte dell’indagato.

    Le attività d’indagine svolte dalla squadra mobile su delega della Procura, hanno consentito di raccogliere una serie di riscontri allo scenario descritto dal ragazzo. In particolare sono state ascoltate dagli investigatori divere persone a cui il ragazzo aveva sentito, nel corso del tempo e a più riprese, il bisogno di confidarsi per quanto stesse accadendo e, inoltre, anche le attività d’intercettazione effettuate hanno fatto emergere diversi elementi a suffragio delle dichiarazioni rese dal denunciante con particolare riferimento alla posizione e all’autorità esercitata dall’indagato sulle persone che a lui si affidavano che hanno indotto la Procura a chiedere l’adozione di un provvedimento restrittivo nei confronti del prelato.

    Tale richiesta, allo stato, è stata valutata positivamente dal giudice per le indagini preliminari che ha applicato la misura degli arresti domiciliari dell’indagato. vito martinelli

    Abusi sul fedele in chiesa: arresti domiciliari per un parroco