Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • Taranto, abusi su minore in una comunità: anche il prete rischia il processo

    Taranto, abusi su minore in una comunità: anche il prete rischia il processo

    TARANTO – Rischiano di finire a processo un 45enne della provincia di Taranto accusato di abusi sessuali su minore e un sacerdote che secondo il pubblico ministero Vittoria Petronella pur essendo a conoscendo di quanto accaduto si sarebbe trincerato dietro il segreto confessionale. Il magistrato inquirente ha infatti chiesto il rinvio a giudizio nei confronti dei due che ora dovrà essere valutata dal giudice Fulvia Misserini.

    I fatti risalgono al 2021 quando, secondo quanto raccolto dagli inquirenti, il 45enne assistito dall’avvocato Rita Ciccarese, avrebbe allungato le mani su una minore di 13 anni: le avrebbe scattato anche qualche fotografia e poi l’avrebbe palpeggiata durante le diverse attività che erano organizzate dalla comunità gestita dal sacerdote e nella quale l’uomo si trovava agli arresti domiciliari. Il 45enne infatti era già finito in cella per altre gravissime accuse: abusi sulle figlie della ex compagna. Proprio per quest’ultima indagine era stato arrestato ed era finito in carcere, ma qualche tempo dopo, in attesa della sentenza – giunta a febbraio scorso con una condanna a 15 anni di carcere – aveva ottenuto il trasferimento ai domiciliari proprio nella comunità in cui il sacerdote era assistente spirituale. Durante la sua permanenza, quindi, avrebbe molestato un’altra minorenne.

    Fatti che la bambina avrebbe poi finalmente confidato prima agli adulti e poi alle forze di polizia: denunce che sono finite sul tavolo del magistrato che ha così avviato le indagini. Il 45enne, a quel punto, sarebbe partito all’estero, ma gli approfondimenti dei poliziotti della Sezione di Polizia Giudiziaria della procura hanno permesso non solo rintracciarlo e ottenere l’estradizione, ma anche di arrivare ad alcuni testimoni che hanno svelato che il sacerdote era a conoscenza di quegli episodi. Il pm Petronella ha quindi deciso di convocare il prete per interrogarlo, ma il prelato ha rifiutato di rispondere alle domande avvalendosi del “segreto confessionale”: in sostanza avrebbe spiegato di non poter rivelare quanto appreso poiché gli sarebbe stato raccontano durante la confessione che la legge italiana permette di considerare segreto.

    Per il pm Petronella, però, le cose non stanno così: il prete non avrebbe saputo quelle notizia da qualcuno che si stava confessando, ma dalla sorella della vittima. In sostanza, quelle rivelazioni gli erano state affidate in situazioni diverse dalla confessione perché fatte durante l’attività “sociale” svolta dalla comunità e quindi “indipendentemente – scrive il pm Petronella – dalla sua carica ecclesiastica, ma nell’esercizio di un ‘attività di volontariato”. Ed è per questo che ora il religioso, difeso dall’avvocato Martino Paolo Rosato, deve difendersi dall’accusa di false informazioni al pubblico ministero.

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/taranto/1456439/taranto-abusi-su-minore-in-una-comunita-anche-il-prete-rischia-il-processo.html

  • Abusi sessuali su un chierichetto: definitiva la condanna a un ex parroco

    Abusi sessuali su un chierichetto: definitiva la condanna a un ex parroco

    BRINDISI – La corte di Cassazione ha scritto la parola finale. E’ diventata definitiva la condanna a otto anni di reclusione nei confronti del 48enne Francesco Caramia, originario di Mesagne, ex parroco della chiesa di San Giustino de Jacobis, al rione Bozzano di Brindisi, per abusi sessuali su un chierichetto. La suprema corte si è espressa ieri sera (mercoledì 7 giugno) confermando la sentenza della Corte d’Appello, che a sua volta aveva confermato la condanna emessa dal tribunale di Brindisi.

    I fatti si sono verificati fra il 2008 e il 2009, quando la vittima aveva 8-9 anni. L’inchiesta partì a seguito di una denuncia sporta dal pediatra del minore al quale si era rivolto la mamma, dopo aver parlato con un’amica del figlio. Difeso dagli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, Caramia ha sempre professato la propria innocenza. La vittima, assistita dall’avvocato Carmela Roma, si è costituita parte civile.

    Nel settembre 2017 è arrivata la condanna a otto anni di reclusione in primo grado di giudizio. In appello l’accusa aveva chiesto la conferma di tale condanna, mentre la difesa aveva chiesto l’assoluzione o in subordine l’attenuante per non particolare gravità. Era stata rigettata, inoltre, l’istanza di poter sentire il ragazzo, già ascoltato in fase di indagini preliminari nell’ambito dell’incidente probatorio, avanzata dai legali dell’imputato. Gli stessi hanno depositato ricorso in Cassazione, ma questo è stato dichiarato inammissibile, con conseguente conferma della condanna.

    Arrestato nel 2016 in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, Caramia è stato sottoposto a due anni e quattro mesi di custodia cautelare, prima in carcere e poi in comunità.

    https://www.brindisireport.it/cronaca/definitiva-condanna-francesco-caramia-abusi-sessuali-brindisi.html

  • Atti sessuali su un chierichetto: definitiva la condanna a 8 anni per un ex parroco di Brindisi

    Atti sessuali su un chierichetto: definitiva la condanna a 8 anni per un ex parroco di Brindisi

    La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Francesco Caramia, ex parroco del rione Bozzano di Brindisi, condannato a 8 anni di reclusione perché accusato di aver compiuto atti sessuali su un chierichetto.

    L’ex sacerdote, originario di Mesagne, venne arrestato e condotto in carcere dai carabinieri il 15 giugno 2016, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale brindisino, Maurizio Saso.

    Gli avvocati di Caramia puntavano a ottenere un annullamento con rinvio, per un nuovo processo d’appello nei confronti dell’ex parroco che, dopo aver sempre rivendicato la propria innocenza, ha lasciato l’ordine sacerdotale ed è libero.

    La contestazione, mossa dal pm Milto Stefano De Nozza, quando era in servizio presso la procura di Brindisi, si riferisce al periodo di tempo compreso tra il 2007 e il 2008, quando la vittima aveva 9 anni.

    Il ragazzino venne ascoltato con la formula dell’incidente probatorio a febbraio 2016. L’inchiesta partì dalla denuncia presentata dal pediatra nel minorenne, dopo un colloquio con la madre del bambino.

  • Violenza sessuale su chierichetto: confermati 8 anni a Caramia

    Violenza sessuale su chierichetto: confermati 8 anni a Caramia

    Otto anni di reclusione per atti sessuali su un chierichetto: la corte d’appello di Lecce ha confermato la condanna inflitta in primo grado dal tribunale di Brindisi a Francesco Caramia, ex parroco di San Giustino de Lacobis, la chiesa del rione Bozzano.

    Caramia fu arrestato e rinchiuso in carcere nel 2016 e poi ottenne i domiciliari. Attualmente è a piede libero.
    A denunciare il caso fu all’epoca il pediatra cui il ragazzino aveva raccontato ciò che gli era accaduto alcuni anni prima.

    Successivamente, fu la stessa presunta vittima, a confermare tutto durante un drammatico incidente probatorio, abusi subiti quanto aveva otto anni, tra il 2008 e il 2009. Le violenze, secondo il suo racconto, avvenivano un paio di volte alla settimana dopo le lezioni di catechismo.

    Il ragazzino, che quando fu ascoltato aveva 16 anni, ricordò che il parroco lo aveva minacciato che se avesse rivelato ciò che avveniva in sacrestia avrebbe fatto perdere il posto di lavoro al padre e fatto separare il genitori.

    Nel processo d’Appello il sostituto procuratore generale Giovanni Gagliotta ha chiesto alla Corte la conferma della condanna di primo gradi. La difesa, che si era vista respingere l’istanza di un nuovo esame del ragazzino, aveva chiesto invano l’assoluzione.

    Dopo la nuova condanna, l’ultima parola spetterà alla Corte di Cassazione.

  • L’ex sacerdote ci ricasca: arrestato con migliaia di immagini pedopornografiche

    L’ex sacerdote ci ricasca: arrestato con migliaia di immagini pedopornografiche

    Franco Legrottaglie, ex sacerdote 73enne è stato arrestato in flagranza di reato da uomini delle sezioni di polizia postale di Brindisi e Lecce perché trovato in possesso di un ingente quantitativo di immagini e video pedopornografici ritraenti bambini e adolescenti intenti a compiere atti sessuali.

    L’uomo, dopo le indagini informatiche, è stato sottoposto a perquisizione su disposizione della Procura di Lecce ed è stato trovato in possesso di un archivio contenente le immagini dei minori che ha tentato invano di nascondere in un bidone. L’uomo, già arrestato nel 2015 per gli stessi reati, è stato sottoposto agli arresti domiciliari su disposizione della Procura di Brindisi.

    L’uomo arrestato non era più sacerdote dopo che nel 2015 era stato arrestato per gli stessi fatti e condannato al termine di un processo con rito abbreviato. Aveva inoltre subito un’altra condanna agli inizi degli anni 2000 per una vicenda del 1991, quando aveva abusato di due ragazzine.

    Durante la perquisizione compiuta dalla polizia postale è stato trovato in possesso di un archivio con immagini di minorenni, ausili informatici e diverse annotazioni di account stranieri, utilizzati forse per mascherare la sua identità sul web. Parte del materiale l’ex sacerdote ha tentato di nasconderlo in un contenitore di olio, nel seminterrato della sua abitazione.

    La segnalazione è partita per via informatica: sono state rilevate anomalie da parte di un utente connesso alla rete dal territorio italiano. Le indagini sono state condotte dal servizio di polizia postale attraverso il Centro nazionale di contrasto della pedopornografia online.

  • Abusi sessuali ai danni di un minorenne, indagato un sacerdote

    Abusi sessuali ai danni di un minorenne, indagato un sacerdote

    LECCE – Un sacerdote residente in un comune del Nord Salento è finito sul registro degli indagati con l’accusa di aver molestato uno dei ragazzini che frequentava la sua parrocchia. Le molestie sarebbero avvenute in casa dell’uomo un paio di anni fa e, il malcapitato le avrebbe riferite ai genitori che si sono poi rivolti alla magistratura.

    Il caso è finito all’attenzione sia della Procura per i minorenni (sotto la guida della procuratrice Simona Filoni) che di quella ordinaria, nell’inchiesta di cui è titolare il pubblico ministero Luigi Mastronianni.

    Le accuse messe nero su bianco nella denuncia, sporta dall’avvocato Mario Fazzini per conto della madre e del padre del ragazzo, oggi quindicenne, sono state confermate da quest’ultimo durante l’incidente probatorio che si è tenuto tre giorni fa nel tribunale per i minorenni di Lecce, davanti al giudice per le indagini preliminari Marcello Rizzo.

    Le sue dichiarazioni, rispetto alle quali vige il massimo riserbo, se ritenute attendibili dagli esperti, saranno utilizzate come prova in un eventuale processo.

    Ma gli accertamenti sono in corso e sono finalizzati ad appurare se è vero che l’uomo, approfittando del suo ruolo e della fiducia della presunta vittima, in una circostanza l’avesse portata in casa sua e qui ne avrebbe in qualche modo abusato.

    A difendere il parroco ci stanno pensando gli avvocati Giuseppe e Giulia Bonsegna.

    https://www.lecceprima.it/cronaca/abusi-sessuali-ai-danni-di-minorenne-indagato-prete.html?fbclid=IwAR3d8zh1ewCqp9FBZdddPCF55T-LUywHVY8RinnlnGVSr0zm2cuzSC-noQI

  • “Abusi sessuali su un ragazzino”: indagato un prete

    “Abusi sessuali su un ragazzino”: indagato un prete

    SALENTO – Un prete indagato per presunti abusi sessuali su un ragazzino consumati, secondo l’accusa, in casa del sacerdote in un paese del Nord Salento. La vicenda, riportata in anteprima assoluta, è confluita in un fascicolo d’indagine con una contestazione allo stato provvisoria in questa fase embrionale dell’inchiesta che, proprio per la materia così scottante, è oggetto di approfondimenti estremamente meticolosi da parte degli inquirenti. Al lavoro ci sono sia la Procura dei Minori (sotto il coordinamento della Procuratrice Simona Filoni) che quella ordinaria (fascicolo finito sul tavolo del pm Luigi Mastroniani). Nel frattempo il prete non indossa l’abito talare per via di un provvedimento di sospensione cautelare disposto dalla Curia in attesa di conoscere quali saranno gli esiti dell’indagine penale.

    Si parla di un solo episodio avvenuto un paio d’anni fa. È stato lo stesso ragazzino – ora 15enne – a raccontare quanto sarebbe accaduto in casa del sacerdote dove sarebbe stato costretto ad avere un rapporto intimo con il prete. Sulle modalità dell’incontro non c’è assoluta chiarezza. L’ipotesi – maggiormente valorizzata – è che il minore sia stato portato in una camera e lì, lontano da occhi indiscreti, avrebbe ricevuto le attenzioni a sfondo sessuale da parte del sacerdote. E dopo il suo racconto è scattata la denuncia presentata dai genitori del minore assistiti dall’avvocato Mario Fazzini.

    Come detto sulla vicenda si è attivata anche la Procura dei Minori per garantire al ragazzino un sostegno e un adeguato monitoraggio del percorso di crescita e un sano e sereno sviluppo della personalità alla luce dei presunti abusi e valutare, nel contempo, le capacità genitoriali. Il minore, così, ha avviato un ciclo di incontri con l’Equipe Abuso e Maltrattamento dell’Ambito Territoriale Sociale competente nell’area di residenza e in via istruttoria sono stati sentiti sia i genitori che il ragazzo stesso.

    E sempre il minore è comparso davanti al gip Marcello Rizzo nel corso dell’incidente probatorio per blindare così con la sua testimonianza il materiale probatorio sin qui acquisito da utilizzare con l’eventuale apertura di un processo. Sul contenuto della testimonianza del minore, ovviamente, è stata alzata una cortina di riservatezza anche e soprattutto per tutelare le parti interessate. Sarà il pm inquirente, alla luce delle dichiarazioni fornite dal ragazzo e della relazione psicodiagnostica stilata dai consulenti, a trarre le debite conclusioni e valutare se archiviare il procedimento o chiedere il processo per il sacerdote difeso dagli avvocati Giulia e Giuseppe Bonsegna.

    “Abusi sessuali su un ragazzino”: indagato un prete

  • Le videochiamate del prete e le proposte ai ragazzini: “Facciamolo in tre, vi mando 20 euro”

    Le videochiamate del prete e le proposte ai ragazzini: “Facciamolo in tre, vi mando 20 euro”

    I retroscena dell’arresto di padre Vincenzo Esposito per un presunto giro di prostituzione minorile. Avrebbe sfruttato lo stato di bisogno di 4 sedicenni per costringerli a toccarsi in chat: “Deve essere speciale, non mi deludete”. Da identificare almeno altre 3 vittime. I ragazzi avrebbero usato i soldi per comprare sigarette o tagliarsi i capelli

    Dieci, 20, 30 euro al massimo. Tanto avrebbe pagato Vincenzo Esposito, il parroco di 63 anni, originario di Caltavuturo ma che esercitava a San Feliciano Magione, in provincia di Perugia, per vedere ragazzini masturbarsi e godere. Piccole somme che i giovani, tutti originari del Palermitano, avrebbero utilizzato per comprare le sigarette, per tagliarsi i capelli o per andare a mangiare una pizza con la fidanzata. E per il prete – come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare – ogni momento sarebbe stato buono per guardarli, anche contemporaneamente, prima di una messa e subito dopo aver celebrato un funerale.

    Esposito, su disposizione del gip Fabio Pilato, è finito in carcere, mentre la madre di una delle presunte vittime si trova ai domiciliari: non solo sarebbe stata perfettamente consapevole del rapporto tra il figlio e il sacerdote, ma avrebbe anche preteso un “dazio” (di 5 o 10 euro) sui compensi incassati dal ragazzino per le prestazioni a distanza. Il denaro, perlatro, sarebbe stato versato direttamente sulla Postepay della donna.

    Amore, bisogno, squallore e sfruttamento sessuale

    E’ un contesto di squallore e bisogno, quello che emerge dall’inchiesta della Procura di Palermo. Nelle intercettazioni si parla persino d’amore (“sei la mia vita, don Vincè” o “ti voglio bene” o ancora “sono innamorato pazzamente”), ma ci sono anche passaggi molto espliciti e volgari, in cui i ragazzini e l’indagato immaginano rapporti sessuali completi da consumare in presenza. Ma si parla soprattutto di soldi: le presunte vittime, in condizioni di disagio economico, sarebbero state sempre pronte a fare una videochiamata per farsi pagare, avrebbero sollecitato continuamente il prete perché si sbrigasse a fare i versamenti promessi, senza esitare a definirlo “cornuto” o “testa di minchia” proprio perché provvedeva con ritardo. Ed è proprio la leva dello stato di necessità di questi giovani che, per l’accusa, Esposito avrebbe sfruttato per appagare le sue fantasie sessuali.

    L’origine dell’inchiesta, almeno altre 3 vittime da individuare

    I carabinieri hanno scoperto il presunto giro di prostituzione minorile mentre stavano compiendo delle intercettazioni nell’ambito di un’altra indagine. Hanno monitorato le conversazioni del prete dallo scorso aprile fino a luglio, quando Esposito sarebbe addirittura venuto a Termini Imerese, registrando tanti contatti con i giovani, tutti sedicenni. Quattro le presunte vittime identificate, ma ce ne sono almeno altre tre, che avrebbero avuto rapporti a pagamento tramite chat Whatsapp o Messenger con il sacerdote, che gli inquirenti non hanno ancora compiutamente individuato.

    “Tre sono cari, non posso spendere 100 euro al giorno”

    Il 24 aprile, dopo una videochiamata – organizzata peraltro dal fratello di una delle presunte vittime – con tre ragazzini, Esposito discuteva di pagamenti: “Stamattina ti ho messo 30 euro, va bene? Ora metterò 20 anche perché carissimo sono tre, non è che è uno solo”, diceva all’adulto. E aggiungeva: “C’è tuo fratello, quello ha portato un amico di cui non ho visto nulla, sappilo, perché non si vedeva, però lui dice di fargli un regalino comunque… Meno di 20 euro glielo fai, no? Tre sono già 60, più 30, non è che posso spendere 100 euro al giorno, giusto caro?”.

    “Padre, niente mi manda? Sono senza una lira…”

    In un’altra conversazione, Esposito si lamentava con uno degli adolescenti di non essersi fatto più sentire e lui non esitava a chiedere soldi: “Padre Vincenzo niente mi manda a me che sono senza una lira? Dieci euro che mi compro le sigarette…. A me mi devi dire una parola, sì o no” e l’indagato: “No perché non ho niente, ho solo pochi soldi ormai… Stasera parliamo, poi vediamo… Ti mando 10 euro, va bene?”.

    La madre di una delle vittime: “Dieci euro li devi dare a me”

    Il 10 maggio Esposito chiamava uno dei sedicenni per organizzare una videochiamata. La presunta vittima diceva: “Ieri sono andato a mare… mi sono bruciato tutto” e il prete replicava: “Ti vuoi far vedere?”. Il giovane acconsentiva: “E faccia una videochiamata padre Vincenzo, andiamo…”. Il ragazzo, che è il figlio della donna che è stata arrestata, le riferiva poi: “Dopo mi mandano i soldi a me… 20 euro” e lei rispondeva secca: “Dieci euro me li devi dare a me, non mi interessa niente!”.

    Le pressioni per i pagamenti

    Gli adolescenti sarebbero stati molto pressanti per ottenere i compensi dopo le prestazioni in chat: “Padre Vincenzo, glieli mandi 10 euro a mio fratello?” e poi uno dei ragazzi sollecitava: “Com’è finita, padre Vincenzo?” e poco dopo: “Padre Vincenzo, che fine ha fatto? Già l’ha fatta (la ricarica, ndr)?”. A quel punto il sacerdote confermava il pagamento e diceva: “Sto mangiando un gelato”. Il giovane chiedeva malizioso: “Ti mangi un bel cono? Faccia finta che è quello mio”.

    “A me piacerebbe fare l’amore con te e lui insieme…”

    L’11 maggio l’indagato e uno dei giovani avevano difficoltà a sentirsi e Esposito ricordava: “Eh che vuoi, io faccio il prete pure, capisci? Mi arrivano tanti tipi di telefonate, gioia…”. E il giovane: “Io sono geloso, padre Vincè”. Il prete, quasi lusingato, chiedeva se il ragazzo fosse geloso anche di altri adolescenti con cui aveva contatti e la presunta vittima rispondeva di sì: “Ma come – diceva allora Esposito – anche di lui? A me piacerebbe fare l’amore con te e con lui insieme… Non l’ho fatto mai in tre…”. Il sedicenne assicurava: “Lo faremo allora, padre Vincè” e poi aggiungeva: “Mi aiuta allora oggi? Padre Vincè, non è che mi può mandare 50 euro per favore?”. Esposito: “Ti ho detto che ti mando 30 euro perché 20 li ho promessi al nostro caro”. Il ragazzo insisteva: “Ma con questi mi sta facendo il regalo di compleanno… Io lo so che lei me lo fa, lo so che mi vuole bene, amunì, padre Vincè, la mia vita sei! Sei la mia vita!”. L’indagato allora chiedeva: “Senti, ma ti fai vedere un attimo? Ti voglio vedere…”.

    “Non faccio sesso con nessuno…”

    In un’altra conversazione, Esposito ipotizza che il ragazzino possa raggiungerlo a Perugia e i due immaginano in maniera molto esplicita cosa avrebbero potuto fare insieme: “Lo dobbiamo vedere quello che saprai fare…”, diceva il prete. Il ragazzo raccoglieva la sfida: “E poi vedrai padre! U scasso porca buttana! Ci piace?” e il sacerdote: “Non l’ho provato molto sai, io non sono molto abituato, non ti pensare… Non faccio sesso con nessuno”, il ragazzo rispondeva: “E poi ci provi con me, ci provi con me…”.

    “U Signuri ti aiuta, padre Vincè, sei la mia vita!”

    Esposito, in un’altra circostanza, proponeva una videochiamata a tre: “Lo sai che ti voglio bene, ma tu lo faresti con lui insieme? Tutti e due? Lui che dice? Ci sarebbero problemi?” e il giovane replicava: “Non ci sono problemi, ma quando mai!”, ma poi arrivava subito al discorso dei soldi: “Padre Vincè, io lo sto chiedendo per favore, me lo fa (la ricarica sulla Postepay, ndr) allora? U Siguri ti aiuta, padre Vincè… Ti voglio bene, la vita mia sei”.

    “L’amore è una cosa seria, sei innamorato di me?”

    I giovani contavano sul denaro del prete e quando arrivava in ritardo era un problema. Due delle presunte vittime discutevano proprio di questo e una di loro non esitava a dire: “Ma questo ancora soldi non ne ha mandati, vedi che cornuto!”. Poi uno dei due chiamava Esposito: “Ma quanto stai mandando là per me, padre Vincè?” e l’indagato: “Te ne mando 50”. Subito il ragazzino ringraziava: “Ti amo, non che ti voglio bene” e il sacerdote gli ricordava: “Mi dovresti vero amare, mi piacerebbe molto… Gioia mia, l’amore è una cosa seria e se fosse vero io sarei contento davvero… Mi sono fatto una domanda, se tu sei innamorato di me?” e il giovane: “Minchia, mi sono innamorato pazzamente!”.

    “Deve essere speciale, non mi deludete…”

    E’ stata registrata anche un’altra richiesta del prete: “Se volete mi fate una videochiamata se state insieme, mi fate felice… Non la potete fare appena arrivate a casa? Siete tutti e due? Gliel’hai detto a lui quanto ti amo? La nostra deve essere una cosa speciale… Ci sentiamo questa sera, non mi deludete, vi aspetto!”.

    “Ma tu vuoi soldi ogni giorno?”

    Il 14 maggio due dei minorenni discutevano della situazione: “Chiama a quello perché vuole sentire a te…” e l’altro: “Ma io non ci chiamo, compà, perché non ne manda soldi!”. Il giovane rispondeva: “Minchia, ma tu ogni giorno soldi vuoi mandati? Gli devi dire: ‘Che fai?’, tanto per… Mi ha detto: ‘Ma perché non mi ha chiamato lui, l’altra volta dovevamo fare la videochiamata insieme’ e gli ho detto: ‘Oggi ha avuto impegni, padre Vincè, è un ragazzo a posto, capace che non ha potuto rispondere’ e mi fa: ‘Io lo voglio bene però lui mi deve chiamare, lo voglio sentire io’, tu ci devi chiamare, cretino!”. Ma l’altro adolescente non era convinto: “Compà, lui mi deve sucare la minchia, glielo hai detto questo? Niente manda oggi?”, ma l’altro insisteva: “No, oggi non gli chiedere soldi, glieli chiediamo domani, tutti e due… Chiamaci oggi e gli dici tanto per, ‘che fai?’ e poi domani ci mandiamo la botta di 30 euro l’uno! Non ti fare mandare soldi oggi!”.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/arresto-prete-sesso-chat-prostituzione-minori-intercettazioni.html?fbclid=IwAR232J7Y2NSq5RBF98bqVei7XSD1LoGAOUdrvQHzN2XmUdXhSl0NFp4FYUI

  • Scontata la pena per atti sessuali su minori, l’ex prete: “Voglio tornare a dire messa”

    Scontata la pena per atti sessuali su minori, l’ex prete: “Voglio tornare a dire messa”

    Giampiero Peschiulli, arrestato dopo il servizio di Giulio Golia del 2014, ha finito di scontare la pena di 3 anni e 8 mesi e chiede di poter tornare a dire messa: “Voglio tornare a fare il prete”

    “Dicono che il sacramento è eterno, io sarò un sacerdote fino alla morte”. Per la Chiesa però non è più parroco. A parlare è Giampiero Peschiulli, ex sacerdote della Chiesa di Santa Lucia a Brindisi, intervistato dal Nuovo Quotidiano di Puglia. Peschiulli ha finito di  scontare la condanna a 3 anni e 8 mesi, di cui 45 giorni in carcere, per atti sessuali su minorenni.

    La condanna era arrivata in via definitiva nel 2018. Le indagini erano partite dopo il servizio di Giulio Golia del 2014, che potete vedere qui sopra, e hanno portato alla denuncia da parte di due chierichetti. Ora Peschiulli, che ha scontato la pena, è libero e vive a Brindisi. Per la Chiesa non è più “don”, ma lui non si dà per vinto. “Avrei voluto gridare ai giudici di non aver fatto niente”, ha detto al Nuovo Quotidiano di Puglia. “Ma è stata una strategia difensiva, il mio avvocato ha scelto il processo con rito abbreviato”. E continua: “Sono innocente, mi sento vittima di una trappola. Non ce l’ho con nessuno, ma vorrei solo tornare a dire messa”.

    Nel servizio del 2014 avevamo mandato tre complici, tutti in realtà maggiorenni, a parlare con Peschiulli dei loro problemi. E lui aveva risposto con abbracci, baci (pure sulla bocca) e mano sotto la maglietta. “Vado a messa, posso cerebrale senza salire sull’altare, da laico”, dice ora Peschiulli. “Lo faccio e dico messa ogni giorno, da solo, a casa mia perché questa è la mia vita”. “Non tornerei a fare il parroco”, precisa. “Non chiedo nessun incarico di responsabilità, del resto alla mia età avrei comunque dovuto ritirarmi. Voglio tornare a fare il prete, a celebrare messa, a vestire i paramenti sacri”.

    https://www.iene.mediaset.it/2021/news/scontata-pena-atti-sessuali-minori-ex-prete-tornare-messa_1070630.shtml

  • «Molestie a scuola su nove ragazze»: prete a processo

    «Molestie a scuola su nove ragazze»: prete a processo

    A processo il sacerdote che nel ruolo di vice preside ed insegnante di religione di una scuola superiore del basso Salento (che non indichiamo per tutelare le vittime), deve difendersi dalle accuse di avere molestato studentesse e una collega docente. Con atteggiamenti e frasi riportate nell’avviso di conclusione delle indagini del pubblico ministero della Procura di Lecce, Maria Rosaria Micucci, che descrivono un uomo particolarmente attratto dall’altro sesso, piuttosto che un ministro del culto cattolico a cui è stato chiesto di rinunciare alle relazioni amorose ed alla sessualità.

    Molestie e violenza privata, le ipotesi di reato ravvisate dal magistrato dopo avere sentito le nove studentesse e la docente con cui avrebbe riservato attenzioni, complimenti e intimità a loro sgradite. Imbarazzanti. «Agendo con petulanza». Anche toccando le labbra delle studentesse con un dito. O lasciandosi andare a fasi come: «Sei la luce dei miei occhi, sei la mia gioia…quando ti vedo nei corridoi mi aggiusti la giornata…vuoi bene a don … tuo».
    Inoltre lo stesso docente, 45 anni, dovrà difendersi dall’accusa di avere minacciato la madre di una alunna per farle presentare la richiesta di farla iscrivere in una sezione da lui indicata. Diversamente l’anno sarebbe diventato terribile per la figlia. In seguito quando la donna presentò la certificazione medica sui disturbi dell’apprendimento, la reazione sarebbe stata ancora di più scomposta: si sarebbe adoperato per farla bocciare, se ne frattempo non avesse cambiato scuola. E le avrebbe riservato offese come “capra” e “handicappata”.
    C’era altro nell’inchiesta, inizialmente. Fatti e capi di imputazione ancora più gravi: violenza sessuale per quegli stessi approcci con le studentesse e con la collega. E falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, per avere attestato sul registro di classe la presenza in aula pur essendo assente. Per entrambe le accuse, il pubblico ministero Micucci ha chiesto l’archiviazione, accogliendo l’istanza dell’avvocato difensore Luigi Corvaglia. Le assenze: assente sì in classe, ma impegnato nelle mansioni di vicepreside, hanno chiarito le indagini difensive. Quanto alla violenza sessuale, il magistrato ha tenuto conto dei racconti delle vittime. Che sono poi i fatti riportati nel capo di imputazione di molestie e violenza privata: «Si evince che l’indagato ha posto in essere condotte consistite in toccamenti, quali abbracci e baci sulla guancia. O consistiti nell’appoggiare le mani sulla spalla o intorno al collo, nonché in toccamenti consistiti nell’accarezzare con il dito le labbra di alcune studentesse, nel simulare il gesto di chiudere la zip dei pantaloni di una studentessa. O, ancora, nell’afferrare il volto di una studentessa, appoggiarvi la fronte e, successivamente, cingerle i fianchi e avvicinarsi verso di lui. Trattasi di condotte tali da configurare autonome fattispecie di reato, ma non sussumibili nella nozione di atto sessuale per come intesa dalla giurisprudenza, in quanto non finalizzate ad attingere zone erogene. Nè espressive di carica erotica, anche in ragione della estemporaneità e della scarsa intensità delle stesse».
    La richiesta di archiviazione sia per il falso che per l’ipotesi di violenza sessuale, è al vaglio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Simona Panzera.
    Quanto all’episodio riguardante la docente, l’imputato risponde di una irruzione in classe mentre faceva lezione: di essersi avvicinato all’orecchio e di averla abbracciata. L’insegnante si dovette divincolare per liberarsi. Tutte circostanze che ora dovrà affrontare il processo.

    https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/maglie_prete_molestie_scuola-5265636.html?_ga=2.187152040.1472723568.1591337626-2080372972.1591337626