Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • Violenza sessuale su un ragazzo della parrocchia: prete di 56 anni agli arresti domiciliari

    Violenza sessuale su un ragazzo della parrocchia: prete di 56 anni agli arresti domiciliari

    Il gip di Trani su richiesta della Procura ha emesso la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un parroco di Corato, in provincia di Bari, di 56 anni, a cui ha dato esecuzione quest’oggi la Polizia di Stato. Il prete è accusato di aver compiuto violenza sessuale, con abuso di autorità e atti di violenza, nei confronti di un frequentatore assiduo della parrocchia.

    L’inchiesta

    Il provvedimento cautelare è stato emesso a seguito della denuncia presentata dalla stessa vittima, relativa a fatti avvenuti a cavallo tra la fine del 2024 ed il 2025, periodo in cui la persona offesa era maggiorenne. Il denunciante ha raccontato e descritto una serie di episodi in cui si era ritrovato costretto a subire le attenzioni e le molestie sessuali da parte dell’indagato.

    Le attività d’indagine svolte dalla Squadra Mobile hanno consentito di raccogliere una serie di riscontri allo scenario descritto dal ragazzo.

    Le intercettazioni

    In particolare sono state ascoltate dagli investigatori diverse persone a cui il ragazzo aveva sentito, nel corso del tempo e a più riprese, il bisogno di confidarsi per quanto stesse accadendo e, inoltre, anche le attività d’intercettazione effettuate hanno fatto emergere diversi elementi a suffragio delle dichiarazioni rese dal denunciante con particolare riferimento alla posizione e all’autorità esercitata dall’indagato sulle persone che a lui si affidavano che hanno indotto la Procura a chiedere l’adozione di un provvedimento restrittivo nei confronti del prelato. Tale richiesta, allo stato, è stata valutata positivamente dal gip che ha applicato la misura degli arresti domiciliari dell’indagato. vito martinelli

    https://www.quotidianodipuglia.it/bari/bari_trani_violenza_sessuale_parroco_prete_arresti_domiciliari_ragazzo_cosa_sappiamo-9816688.html

  • Abusi in sagrestia, ragazzo di 19 anni accusa il prete: “Diceva di voler scacciare il demonio”

    Abusi in sagrestia, ragazzo di 19 anni accusa il prete: “Diceva di voler scacciare il demonio”

    Ha confermato tutti e tre gli episodi il 19enne autistico, vittima di presunti abusi compiuti da un sacerdote di 69 anni in servizio nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca e arrestato a fine maggio. Il giovane è comparso davanti al gip Francesco Valente nel corso dell’incidente probatorio in cui, in circa un’ora, ha ribadito le accuse nei confronti del parroco, sempre confinato ai domiciliari con braccialetto elettronico.

    Per confermare la bontà e la genuinità delle sue dichiarazioni e la concomitante capacità a testimoniare (peraltro già accertata da una consulenza disposta dalla pm Erika Masetti) il giudice ha conferito l’incarico alla psichiatra Silvia Olive che dovrà depositare l’elaborato nei prossimi 20 giorni (tempi ristretti dal momento che il parroco è sempre sottoposto a custodia cautelare).

    Nel frattempo la Curia – che subito dopo l’arresto del prete diffuse una nota in cui “manifestava vicinanza e attenzione verso il giovane e la sua famiglia e chiedeva perdono per eventuali responsabilità del presbitero” – ha sospeso il parroco dalle sue funzioni: un provvedimento sollecitato dalla difesa stessa del prete finito nel registro degli indagati con l’accusa di tentata violenza sessuale aggravata in attesa di conoscere gli esiti dell’indagine. Il giovane non era un assiduo frequentatore della chiesa ed era convinto di essere posseduto dal demonio e di voler benedire il corpo. Così, per scacciare il male, intendeva confessarsi.

    Come accaduto nel corso del primo incontro, il 30 novembre 2025. Dalle informazioni acquisite da Repubblica, con la scusa di cospargere con acqua santa il corpo del 19enne, il prete avrebbe cercato di abusare del giovane all’interno della sagrestia esortandolo a non dire a nessuno quanto accaduto perché si trattava “di un segreto confessionale”.

    Il secondo episodio risale al 22 aprile: anche in questo il parroco avrebbe cercato di abusare del fedele trascinato nel bagno della sagrestia e invitato a ripresentarsi se “avesse avuto bisogno di lui”. Il trauma sarebbe stato così forte che il ragazzo – annotano gli inquirenti – avrebbe persino maturato pensieri suicidari.

    Stesso spartito andato in scena nel corso dell’ultima confessione l’8 maggio concordata dal 19enne con le forze dell’ordine: in quel caso il prete, a incontro concluso, avrebbe invitato il giovane a tornare “per ottenere la benedizione”. A dare avvio alle indagini è stata la madre dopo aver raccolto le confidenze del figlio. La donna, tra la metà e la fine di maggio, si presentò in commissariato per denunciare il parroco, in passato insegnante di religione.

    Sulla scorta del materiale investigativo acquisito, la procura chiese e ottenne dal giudice per le indagini preliminari una misura cautelare ai domiciliari “per la gravità delle condotte e per il rischio dell’indagato di reiterare nel reato”.

    Nel successivo interrogatorio di garanzia, il sacerdote, nel faccia a faccia con il giudice, respinse le accuse: spiegò che il ragazzo aveva più volte minacciato il suicidio perché “la vita, per lui, era triste in quanto posseduto dal demonio”. E il prete, a suo dire, si sarebbe offerto di “fare una benedizione speciale su tutto il corpo”. Con quali metodi, però, divergono le ricostruzioni fornite dal sacerdote e dalla presunta vittima. agostino bagnato

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2026/09/23/news/abusi_sagrestia_ragazzo_19_anni_accusa_prete_diceva_di_voler_scacciare_demonio-425603020

  • Presunto prete pedofilo a Torre San Giovanni, marina di Ugento, arriva la lettera della diocesi sul caso

    Presunto prete pedofilo a Torre San Giovanni, marina di Ugento, arriva la lettera della diocesi sul caso

    Torre San Giovanni, una marina di Ugento, molto nota per la sua bellezza naturalistica e balzata agli onori delle cronache per l’arresto di un sacerdote di 69 anni del posto.

    Domiciliari ed obbligo del braccialetto elettronico per il prete che avrebbe abusato di un minorenne affetto da autismo. La diocesi Ugento-Santa Maria di Leuca ha preso posizione su questo caso con una nota stampa: “la diocesi manifesta vicinanza e attenzione verso il giovane e la sua famiglia e chiede perdono per eventuali responsabilità del presbitero.

    Confida nell’operato della Magistratura, assicura la massima disponibilità e collaborazione nella verifica dei fatti, in conformità alle procedure previste e alla normativa canonica e auspica, al più presto, il chiarimento della dolorosa vicenda”.

    In paese incredulità sulla vicenda e bocche quasi cucite. agostino bagnato

    Presunto prete pedofilo a Torre San Giovanni, marina di Ugento, arriva la lettera della diocesi sul caso

  • ‘Devo purificarlo dal demonio!’. L’orrore di un prete su un ragazzino: Italia sconvolta

    ‘Devo purificarlo dal demonio!’. L’orrore di un prete su un ragazzino: Italia sconvolta

    Ci sono luoghi in cui la comunità si rifugia alla ricerca di risposte, spazi silenziosi dove il tempo sembra fermarsi e dove ogni parola sussurrata dovrebbe trovare accoglienza, protezione e assoluto conforto. Quando le mura che per secoli hanno rappresentato un porto sicuro per le anime più giovani e vulnerabili diventano lo scenario di un’indagine giudiziaria, l’intera struttura sociale di una comunità si ritrova improvvisamente smarrita. Il contrasto tra la sacralità della guida spirituale e la gravità di un’accusa legata alla violenza personale genera un profondo senso di disorientamento, trasformando il silenzio della preghiera nel silenzio del dolore e dell’incredulità.

    Il delicato equilibrio tra la fede istituzionale e la tutela dei più deboli viene messo a dura prova quando i sospetti superano la soglia del sacro. In questi contesti, la ricerca della verità diventa un percorso doloroso ma necessario, guidato dal coraggio di chi decide di rompere l’isolamento e di denunciare. Le parole di un ragazzo, raccolte all’interno delle mura domestiche, possono così trasformarsi nella scintilla che avvia un complesso iter giudiziario, ponendo interrogativi profondi sul ruolo dell’autorità e sulla vulnerabilità di chi si affida ciecamente a una figura di riferimento per la propria crescita interiore.

    Le accuse e il provvedimento restrittivo

    La cronaca recente porta alla luce una vicenda che scuote profondamente il territorio salentino. Un sacerdote di 69 anni, in servizio attivo presso la diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, nella provincia di Lecce, è stato recentemente sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, con l’obbligo stringente di indossare il braccialetto elettronico. L’ipotesi di reato avanzata nei confronti del religioso è quella di presunte molestie sessuali compiute ai danni di uno studente minorenne.

    L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita nei giorni scorsi dagli agenti della Squadra Mobile, a seguito delle indagini coordinate dalla magistratura locale. Il provvedimento è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Francesco Valente, che ha accolto la richiesta presentata dal sostituto procuratore Erika Masetti, titolare del fascicolo. I magistrati hanno ritenuto la misura necessaria sulla base dei gravi indizi di colpevolezza emersi durante la prima fase delle investigazioni.

    La denuncia della madre e gli episodi contestati
    L’intera attività d’indagine ha preso il via grazie alla determinazione e alla successiva denuncia sporta dalla madre della giovane vittima. Il ragazzo ha trovato il coraggio di confidare alla donna le particolari attenzioni ricevute dal prete, dando così inizio agli accertamenti delle forze dell’ordine. Gli inquirenti hanno concentrato le verifiche su un arco temporale di circa sette mesi, individuando nello specifico tre episodi contestati che si sarebbero verificati tra il mese di novembre e lo scorso maggio.

    Secondo l’impianto accusatorio, la condotta illecita si sarebbe consumata in un momento di particolare riservatezza, ovvero durante il sacramento della confessione. Approfittando del momento di intimità spirituale, il sessantanovenne avrebbe compiuto gli abusi sessuali contestati. La ricostruzione fornita dal giovane e supportata dagli accertamenti della polizia ha convinto i giudici a intervenire tempestivamente per tutelare la vittima e garantire il corretto svolgimento delle indagini.

    La difesa del sacerdote e la tesi del rito
    A seguito dell’arresto, si è svolto il canonico interrogatorio di garanzia, un passaggio fondamentale in cui l’indagato ha avuta la possibilità di esporre la propria versione dei fatti davanti al giudice. Durante il colloquio con le autorità giudiziarie, il sacerdote arrestato ha scelto di respingere in modo categorico le accuse, dichiarandosi estraneo a qualsiasi condotta di natura sessuale o abusiva nei confronti del minorenne.

    Il religioso ha infatti negato ogni addebito, fornendo una spiegazione alternativa per i comportamenti che gli vengono contestati dalla procura. Nella sua deposizione, l’uomo ha parlato esplicitamente di un rito di purificazione, sostenendo che tale intervento spirituale fosse stato espressamente richiesto dallo stesso giovane. Secondo la versione difensiva del prete, lo studente si era rivolto a lui poiché intimamente convinto di essere posseduto dal demonio. Questa tesi difensiva è adesso al vaglio degli inquirenti, che dovranno valutarne l’attendibilità a fronte degli elementi di prova già raccolti.

    “Devo purificarlo dal demonio!”. L’orrore di un prete su un ragazzino: Italia sconvolta

  • Salento, arrestato un sacerdote per abusi sessuali su minorenne. Il prete: «Era un rito di purificazione»

    Salento, arrestato un sacerdote per abusi sessuali su minorenne. Il prete: «Era un rito di purificazione»

    Un sacerdote di 69 anni in servizio nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca è stato arrestato e messo ai domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico, per presunte molestie sessuali su uno studente minorenne. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito nei giorni scorsi dagli agenti della Squadra Mobile su disposizione del gip di Lecce Francesco Valente e richiesta del sostituto Erika Masetti.

    Le indagini sono partite dopo la denuncia sporta dalla madre della presunta vittima. Tre gli episodi contestati, da novembre a maggio scorso. Secondo quanto viene contestato, gli abusi sarebbero avvenuti durante la confessione.

    Sarebbe stato poi lo stesso ragazzino a confidare alla madre le attenzioni ricevute. L’arresto è stato disposto sulla base di gravi indizi di colpevolezza riscontrati. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia il religioso avrebbe negato ogni addebito parlando di un «rito di purificazione» richiesto dallo stesso giovane perché convinto di essere posseduto dal demonio.

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/lecce/1992469/salento-arrestato-un-sacerdote-per-abusi-sessuali-su-minorenne-il-prete-era-un-rito-di-purificazione.amp
  • Presunte molestie nel seminario di Ugento: il comunicato della Curia

    Presunte molestie nel seminario di Ugento: il comunicato della Curia

    Dopo le notizie apparse sulla testata nazionale La Repubblica, torna al centro dell’attenzione il caso delle presunte molestie avvenute all’interno del seminario di Ugento tra gli anni ’80 e ’90. La vicenda, già trapelata durante l’estate, continua a far discutere la comunità locale, riportando in evidenza un tema delicato che tocca l’intera diocesi.

    Secondo quanto emerge dalle ricostruzioni giornalistiche, il protagonista della vicenda sarebbe un ex seminarista divenuto poi professore di religione, originario di Taurisano, che avrebbe avviato un’azione legale nei confronti della Curia, chiedendo un ingente risarcimento economico, nell’ordine del milione di Euro.

    Il caso, ancora in fase preliminare e privo al momento di un atto formale di notifica, continuerà verosimilmente a far discutere la comunità civile ed ecclesiale, in attesa di ulteriori sviluppi.

    Il testo del comunicato della Curia:

    A seguito di notizie apparse sulla stampa circa un’azione legale, che ancora non
    è stata notificata, la Curia di Ugento – Santa Maria di Leuca innanzitutto rinnova
    vicinanza e solidarietà a chiunque abbia subito abusi o molestie in ambito ecclesiale.
    Nel ricordare che ha agito nel rispetto di quanto previsto dall’ordinamento
    canonico e dalla CEI, la Curia resta a disposizione della Magistratura, assicurandole
    piena collaborazione.

    Presunte molestie nel seminario di Ugento: il comunicato della Curia

  • Caso seminario di Ugento: l’avvocato Ciullo replica alla Curia

    Caso seminario di Ugento: l’avvocato Ciullo replica alla Curia

    A poche ore dalla pubblicazione del comunicato ufficiale diffuso dalla Curia di Ugento – Santa Maria di Leuca, arriva la dura replica dell’avvocato Nicola Ciullo di Taurisano, legale dell’ex seminarista che denuncia di aver subito molestie all’interno del seminario ugentino oltre vent’anni fa.

    Secondo l’avvocato, la Curia “non avrebbe fatto nulla per andare incontro al proprio assistito”, respingendo – a suo dire – ogni tentativo di dialogo avanzato dall’uomo negli ultimi mesi. Una vicenda che, sempre secondo Ciullo, sarebbe stata “nota a molti da molto tempo”, mentre la diocesi sarebbe stata più impegnata a silenziare la questione che a cercare una soluzione condivisa.

    Il legale conferma ai nostri microfoni che il procedimento è già stato avviato e che verrà formalizzato nei prossimi giorni, smentendo l’ipotesi che si tratti di una causa destinata alla prescrizione. Ciullo cita infatti alcune sentenze della Cassazione, secondo cui il termine di prescrizione in casi analoghi può decorrere dal momento in cui la vittima acquisisce piena consapevolezza del reato subito.

    L’avvocato conferma anche la richiesta di un risarcimento da un milione di euro formulata nei confronti della Curia, definendo però l’azione legale come “una ricerca di verità dopo tanti anni, più che una battaglia economica”. La causa, come noto, si svilupperà in sede civile, ma secondo Ciullo non si possono escludere «scossoni» o sviluppi clamorosi nelle prossime fasi.

    Il legale ricostruisce inoltre il percorso psicologico del suo assistito, spiegando che l’uomo avrebbe attraversato una profonda crisi religiosa durante il periodo del Covid, fase in cui avrebbe maturato – per la prima volta in modo nitido – la consapevolezza delle presunte molestie subite da giovane. Proprio allora, sostiene Ciullo, l’ex seminarista avrebbe chiesto aiuto alla Curia, trovando però “le porte chiuse”.

    La vicenda si arricchisce dunque di nuovi elementi e di una crescente tensione fra le parti, mentre l’opinione pubblica resta in attesa degli sviluppi giudiziari e delle prossime mosse della diocesi.

  • Ex seminarista denuncia: “Vittima di abusi da parte di due sacerdoti”. E chiede maxi risarcimento

    Ex seminarista denuncia: “Vittima di abusi da parte di due sacerdoti”. E chiede maxi risarcimento

    L’ombra della pedofilia si allunga sulla Curia salentina. A distanza di anni. Un ex seminarista trascina in tribunale due preti per presunti abusi sessuali consumati in un seminario anni e anni fa. La presunta vittima ora ha 51 anni. E ha deciso di citare a giudizio i due preti che, da tempo, non prestano più la propria opera in Salento.

    La svolta in questa storia ha una data ben precisa: ottobre 2019 quando l’ex seminarista registra i dialoghi con i due preti che, nelle conversazioni, confesserebbero gli abusi consumati anni e anni prima. Ora quel materiale raccolto e cristallizzato in una consulenza non risulterebbe più utile per aprire un fascicolo d’indagine. Troppo datati i fatti che verrebbero dichiarati prescritti dagli inquirenti. E allora l’uomo si è rivolto alla giustizia civile per ottenere un risarcimento di 1 milione di euro (300.000 euro per la perdita di qualsiasi prospettiva lavorativa e altri 700.000 per il danno psico-fisico). Per anni, la presunta vittima è stata un insegnante di religione nei licei. Ha divulgato la parola di Dio in classe dopo aver accarezzato il sogno e l’ambizione di indossare l’abito talare.

    Ora non insegna neppure: un’esperienza chiusa con largo anticipo e con traumi che si porta ancora dentro. “Nel lontano 1988 – riporta nell’atto di citazione depositato nelle scorse ore dal suo avvocato Vito Nicola Ciullo e che verrà notificato ai convenuti in queste ore – entro nel seminario. Sperimento la quotidianità della formazione sacerdotale con momenti di studio, di preghiera e di condivisione di esperienze di vita con gli altri seminaristi”. La fede e l’impegno si alimentano in modo sempre più crescente. E il ragazzo decide di avviare un processo di avvicinamento agli studi ecclesiastici e al sacerdozio. In quegli anni, il seminarista incontra nel suo percorso un collega anche lui votato al sacerdozio. “Da subito – ricostruisce o – con lui stabilisco un rapporto di solida amicizia: insieme condividiamo momenti di preghiera, di formazione e di ricreazione”.

    Quel legame di amicizia si trasforma in qualcosa di penalmente e moralmente rilevante: violenze sessuali sul suo corpo. “In quei luoghi sacri, oltre al latino, al greco e alle consuetudini formative – racconta l’ex seminarista – ho scoperto ben altro nelle stanze della Diocesi di Ugento, senza alcuna vigilanza dei prelati”. Il seminarista – racconta – avrebbe subìto altri abusi da un secondo prete che “ha conquistato la mia fiducia e, con la scusa della preparazione alla preghiera e al ritiro spirituale, in un crescendo di attenzioni e di minacce, mi ha costretto a subire continue violenze sessuale. Nel 1998, alle soglie del sacerdozio, il seminarista sarebbe stato estromesso, senza alcun preavviso, dalla Diocesi. Conclusi gli studi teologici, l’uomo è diventato un insegnante di religione girovagando per diverse città d’Italia.

    I traumi, però, non lo hanno mai abbandonato dopo l’esperienza in seminario: stati d’ansia continui, malesseri fisici nella quotidianità, frequenti flashback di quel periodo fino ad ammalarsi: depressione, ansia, sensi di colpa, problemi alimentari, difficoltà a fidarsi degli altri e un senso di isolamento sociale che gli hanno impedito persino di farsi una famiglia. L’insegnate, o meglio l’ex insegnate, ha dovuto così intraprendere un lungo percorso di consulti medici conclusi sempre con la stessa diagnosi: “disturbo d’ansia con umore depresso, acufeni e problemi cardiaci dovuti all’ansia”. Amarezza, delusioni, e soprattutto un senso di sfiducia nei confronti dei suoi confidenti spirituali hanno ulteriormente minato l’equilibrio dell’ex seminarista che, dopo ripetute assenze per malattia, ha maturato la sofferta decisione di rinunciare all’insegnamento.

    Con delle motivazioni riportate nell’atto di citazione: “Non intendevo ulteriormente assumere posizioni di ipocrisia durante l’insegnamento agli scolari dei principi di fede smarriti a causa del clero ugentino”. Così, ora si è rivolto alla giustizia civile “per la sofferenza interiore, il dolore, il turbamento e l’alterazione della vita di relazione, fortemente compromessa a causa della perdita di fiducia nel prossimo, dopo gli abusi vissuti che mi hanno impedito la possibilità di crearmi una famiglia”.

    La prima udienza, davanti al giudice civile, è fissata per il 23 marzo 2026. In aula verranno raccolte le deposizioni di altri sette seminaristi citati da Schiavano che chiede anche di disporre una consulenza medica per accertare le lesioni fisiche e psichiche causate dai presunti abusi.

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2025/12/09/news/ex_seminarista_denuncia_vittima_di_abusi_da_parte_di_due_sacerdoti_e_chiede_maxi_risarcimento-425030453/

  • «Molestato in seminario»  Ex docente di religione  chiede i danni alla curia

    «Molestato in seminario» Ex docente di religione chiede i danni alla curia

    Chiede un risarcimento del danno alla Curia per presunti abusi subiti in ambito ecclesiastico all’incirca 30 anni fa. E lo fa con un atto di citazione depositato dinanzi al giudice civile che sta per essere notificato ai due prelati che sono accusati delle molestie raccontate e all’arcivescovo attuale, che ovviamente non ha nulla a che vedere con le contestazioni ma a cui viene attribuito un ruolo solo formale in quanto responsabile della Curia.

    Si tratta di un salentino che, difeso dall’avvocato Nicola Ciullo, ha deciso di procedere: non lo ha fatto in sede penale, perché il reato ipotizzato sarebbe comunque prescritto. Non ha ritenuto di attivare le vie del diritto canonico, a quanto si apprende per timore di non ottenere una risposta.

    Le tesi che afferma, naturalmente, sono tutte da verificare. E saranno analizzate in sede civile nell’ottica del presunto “danno”. A quanto si apprende, l’uomo, che è anche un ex docente di religione, si riferisce a fatti accaduti molto tempo addietro, quando si trovava in seminario. E che sarebbero da attribuire a due sacerdoti che ora non prestano più la pro pria opera in Salento. La dio cesi è di fatto estranea, dunque, ma viene comunque tirata in ballo per una sorta di responsabilità oggettiva. Come istituzione. Naturalmente potrà difendersi nelle sedi opportune.

    Il racconto è sintetizzato in un atto di citazione che è stato formalmente portato al Tribunale civile di Lecce. E in una lettera aperta, anonima, in cui vengono riportate varie norme e sentenze passate. In particolare quelle sulle ipotesi di responsabilità della curia, in caso di abusi sessuali commessi da preti, per cui il Tribunale di Lecce si è già espresso in passato (si parla di un caso simile, ma non dello stesso).

    «Anche la giurisdizione statale, oramai all’unanimità – si legge in una lettera aperta – affronta la questione degli abu si e molestie del clero, individuando il vescovo (o Ordinario della Diocesi) quale soggetto civilmente responsabile, secondo responsabilità extra contrattuale previste dal codice civile (artt. 2047-2054) con particolare riferimento all’art. 2049 c.c. (basta fare un breve giro sul web per rintracciare sentenze o ordinanze in merito, anche sulla Diocesi di Lecce: Trib. Lecce, sez. I pen., ord. 8 ottobre 2012, Pres. Sernia )», è riportato.

    I fatti, come si diceva, sono molto datati. Ma la presunta vittima sostiene di avere elementi a sufficienza per dimostrarli. La decisione di agire per le vie legali, a quanto si apprende, sarebbe maturata qualche anno fa, in epoca Covid, periodo in cui i presunti incubi del passato sarebbero riemersi.

    A corollario delle accuse di molestie, ci sono anche racconti di presunte minacce su bite e di un posto da docente revocato, naturalmente non ad opera della diocesi che risulta estranea nel merito alle contestazioni, per lo meno nella composizione attuale. Sempre, tutti da verificare. Quanto basta, a parere del ricorrente, per andare avanti e chiedere al giudice civile un ristoro dei danni subiti, ma più che altro una sentenza che registri i fatti così come si sono verificati, qualora dovessero essere riscontrati.

    Va specificato che in sede ci vile il procedimento si fonda su presupposti differenti dal penale e che non esiste il concetto dell’affermazione di responsabilità “al di là di ogni ragionevole dubbio”. E quindi anche la verifica dei fatti segue un percorso del tutto differente, volto ad accertare l’esistenza di conseguenze per chi lamenta il danno subito, oltre che la veridicità di quanto è stato narrato nell’atto di cita zione.

    Quotidiano di Puglia

  • IL VESCOVO DI UGENTO RIUNISCE I SACERDOTI DOPO LE VOCI DI PRESUNTE MOLESTIE IN SEMINARIO

    IL VESCOVO DI UGENTO RIUNISCE I SACERDOTI DOPO LE VOCI DI PRESUNTE MOLESTIE IN SEMINARIO

    Clima di forte apprensione nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, dove da giorni circolano insistenti indiscrezioni su possibili episodi di molestie sessuali che sarebbero avvenuti nel passato tra le mura del seminario minore “Francesco Bruni”. In risposta a questa crescente inquietudine, il vescovo Vito Angiuli ha convocato d’urgenza un’assemblea straordinaria con tutti i sacerdoti della diocesi.

    L’incontro si è svolto nelle ultime ore all’interno del seminario vescovile, in un clima di massima riservatezza. La convocazione, stando alla comunicazione ufficiale, avrebbe avuto come scopo un confronto aperto su “tematiche critiche” che toccano da vicino la comunità ecclesiale locale. Ma secondo fonti interne, dietro questo confronto si nasconderebbe una questione ben più delicata: presunti abusi che sarebbero avvenuti anni fa all’interno dell’istituto di formazione religiosa.

    A oggi, va sottolineato, non risultano depositate denunce né presso l’autorità giudiziaria né in sede ecclesiastica. Non è stata neppure formalizzata un’indagine interna di tipo canonico. Tuttavia, il silenzioso movimento osservato martedì mattina nei pressi del seminario – con numerosi sacerdoti arrivati alla spicciolata – sembra confermare la portata della preoccupazione all’interno delle gerarchie locali.

    Nessuna comunicazione ufficiale è giunta dalla diocesi, e dai vertici della curia è stato mantenuto il più stretto riserbo. La questione, qualora dovessero emergere testimonianze concrete, potrebbe in futuro approdare anche in sede giudiziaria.

    Al momento tutto resta avvolto da un velo di incertezza, ma la decisione del vescovo di riunire il clero in via del tutto eccezionale testimonia che la diocesi sta prendendo molto sul serio le voci diffuse in questi giorni. Saranno i prossimi sviluppi a chiarire se queste indiscrezioni avranno fondamento o resteranno solo un’ombra inquietante sul presente e il passato dell’istituto religioso.

    IL VESCOVO DI UGENTO RIUNISCE I SACERDOTI DOPO LE VOCI DI PRESUNTE MOLESTIE IN SEMINARIO