Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • “Non ci sono denunce recenti”, la Procura chiede l’archiviazione per sacerdote accusato di pedofilia

    “Non ci sono denunce recenti”, la Procura chiede l’archiviazione per sacerdote accusato di pedofilia

    Ricordiamo che nel 2016, un uomo ha denunciato le “attenzioni moleste” ricevute da un parroco a metà degli anni ’80. Successivamente altre presunte vittime si sarebbero fatte avanti.

    La Procura chiede l’archiviazione nei confronti di un sacerdote originario del Nord Salento, accusato di una decina di abusi sessuali negli anni ‘80. Il reato risulta oramai prescritto e non sono giunte denunce recenti per potere procedere ad un’azione penale.  La richiesta di archiviazione porta la firma del pm Stefania Mininni.

    L’inchiesta

    Ricordiamo che nel 2016, un uomo ha denunciato le “attenzioni moleste” ricevute da un parroco a metà degli anni 80. Grazie all’aiuto dell’associazione “Rete l’abuso”, che cerca di proteggere le vittime di pedofilia per mano della Chiesa, egli sarebbe riuscito ad incastrare il suo presunto molestatore, ottenendo una “confessione”. Nel corso di una telefonata, il sacerdote ha infatti provato a giustificarsi, e per farsi perdonare ha chiesto alla vittima l’Iban per “fargli un regalo”.

    Dopo la sua denuncia, altre persone si sono fatte avanti, ma sempre per fatti risalenti ad oltre trent’anni fa. Infatti, un uomo di un paese alle porte di Lecce, ha trovato il coraggio di raccontare i presunti abusi sessuali subìti, quando aveva appena 11 anni.

    Questi ha riferito di essere stato “sequestrato” in una stanza, nel lontano 1984, assieme ad un amico. Quest’ultimo sarebbe stato sodomizzato dal prete, mentre lui assisteva alla raccapricciante scena. In seguito, il ragazzo che avrebbe subito direttamente gli abusi, raccontò tutto al padre.

    Dopo la denuncia di questi inquietanti episodi di pedofilia, la Curia ha sospeso il sacerdote.

     

  • “Sacerdote con il vizietto dei ragazzini”: fatti troppo datati, Procura chiede archiviazione dell’inchiesta

    “Sacerdote con il vizietto dei ragazzini”: fatti troppo datati, Procura chiede archiviazione dell’inchiesta

    TREPUZZI (Lecce) – Fatti troppo datati. Non si può fare nulla contro la clessidra che, inesorabilmente, ha annullato qualsiasi accusa nei confronti del prete, originario di Trepuzzi, accusato di pedofilia nei confronti di una decina di giovani. Così come riportiamo in esclusiva il sostituto procuratore Stefania Mininni, magistrato in forza al pool dei reati contro la persona e le fasce deboli, ha avanzato richiesta di archiviazione per il sacerdote sospeso da più di un anno dalla Curia e che non può più svolgere cerimonie pubbliche. Per tenere in vita il fascicolo dovevano arrivare sul tavolo del magistrato denunce più recenti che, in realtà, non sono mai arrivate. E in questi mesi d’indagine, dato forse più sconfortante, non sarebbero mai arrivati segnali di repisiscenza da parte del parroco mentre la Curia, a fare da contraltare, si è subito prodigata capendo la gravità dei fatti e dimostrando grande rispetto per le vittime.

    A mettere in moto l’indagine era stata la querela di una delle presunte vittime che all’epoca dei fatti aveva 9 anni e che ora risiede all’estero. Ma quanto accaduto quando non era neppure un adolescente è affiorato nei ricordi solo in questi ultimi anni. Proprio nel giorno dell’anniversario del suo matrimonio nel 2016. Tanto che Stefano (nome di fantasia) fu persino costretto al ricovero. Il prete, si leggeva nella denuncia, aveva rimpiazzato nel ruolo e nella figura il padre del giovane dopo il divorzio della madre. Il sacerdote avrebbe frequentato casa del ragazzo, aiutandolo negli studi, accompagnandolo nell’iniziale desiderio di indossare l’abito talare. Ben presto, però, quell’amico di famiglia si sarebbe rivelato un pedofilo.

    Gli abusi sarebbero andati avanti fino fino a quando il ragazzino non raggiunse i 16 anni d’età quando decise di fuggire all’estero (in Germania) per rifarsi una propria vita. Nei mesi scorsi, poi, sul sito Retel’abuso.it, venne pubblicata integralmente la telefonata tra Stefano e il sacerdote che, messo alle strette sulle sue responsabilità, tentò di corrompere la vittima chiedendogli l’Iban per potergli fare un regalo in vista del matrimonio. “È stata la natura”, diceva al telefono ignorando di essere registrato, “è stata una debolezza ma io ti ho voluto sempre bene, mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato..ora facciamo come vuoi…ti devo dare qualcosa?”.

    Complessivamente sul tavolo del magistrato inquirente è finita una decina di denunce. Tutte piuttosto datate. Come quella depositata ad aprile da un 40enne, originario di Pisignano (frazione di Vernole). I fatti, però, come negli altri, sono piuttosto datati. Risalgono al 1984. All’epoca, il ragazzo vide un amico accovacciato sul tavolo mentre veniva sodomizzato dal parroco. Che chiuse la porta per continuare a fare quello che stava facendo. Alle minacce di lanciargli una seggiola il parroco riferì che se anche avessero raccontato qualcosa non sarebbero stati creduti da nessuno. Ma a lui che era un sacerdote. Per fatti, a distanza di anni, ormai prescritti,che non potranno mai essere accertati se si siano effettivamente verificati.

    “Sacerdote con il vizietto dei ragazzini”: fatti troppo datati, Procura chiede archiviazione dell’inchiesta

  • Abusò di dieci bambini, ex prete condannato a 20 anni di carcere

    Abusò di dieci bambini, ex prete condannato a 20 anni di carcere

    Vent’anni di reclusione per l’ex sacerdote foggiano Giovanni Trotta. La Corte d’appello di Bari non solo ha confermato la condanna di primo grado, ma l’ha aumentata di due anni: in prima battuta la pena inflitta all’ex prete era stata di 18 anni. Trotta è stato condannato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. Nel 2014 abusò di 10 minorenni di età compresa fra gli 11 e i 13 anni. Trotta dovrà anche pagare una multa di 150.000 euro.

    La prima vittima a venire allo scoperto era stato un bambino di 11 anni per il quale l’ex sacerdote è stato condannato a 6 anni con pena definitiva. Fu indagando su quel primo caso che gli investigatori della Polizia postale scoprirono gli altri 9 episodi, tutti riconducibili allo stesso periodo e commessi con le stesse modalità. L’ex sacerdote avrebbe violentato per mesi i minori affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini. Era anche loro insegnante nel doposcuola. Dei minori avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali.

    Trotta venne ridotto allo stato laicale fin dal 2012 proprio per i gravi crimini commessi, ma il giudice di Bari nell’ordinanza sottolineò l’atteggiamento superficiale tenuto dalle autorità ecclesiastiche che, anche dopo la riduzione allo stato laicale, «hanno mantenuto un silenzio assoluto sulla vicenda, consentendogli addirittura di continuare a indossare la tonaca e a farsi chiamare don Gianni, permettendo così all’imputato di continuare impunemente a frequentare i minori e a farne oggetto delle sue abominevoli perversioni».

  • SAVA. Finisce l’avventura di don Donato Bono, prete condannato per pedofilia, nel nostro paese

    SAVA. Finisce l’avventura di don Donato Bono, prete condannato per pedofilia, nel nostro paese

    E così, stando alle ultime notizie raccolte dal nostro giornale il prete condannato per pedofilia lascia il nostro paese. Gli avevano già preparato l’alloggio, pare in Via Del prete nella ex residenza del defunto vescovo di Foggia, il savese Pichierri, e sembrava che il suo ruolo di jolli dovesse sopperire ai vuoti organizzativi della Chiesa matrice con annessa la Chiesa del Convento.

    Ma su questa scelta, senz’altro decisa dalla Curia di Oria, solleviamo alcune domande che poi non sono certo di poco conto. Come si fa a designare un curato delle anime ai servizi religiosi, condannato in via definitiva a una pena di non meno di sei anni, facendo finta di ignorare il suo famigerato “curriculum”? E come si spiega questa incredibile marcia indietro della curia di Oria quando, pare, a designarlo è stata proprio lei?

    Noi crediamo, fortemente, che il buon don Fernando, parroco della Chiesa matrice savese, era completamente allo scuro di tutto questo e pare che lo stesso don Fernando si è attivato immediatamente presso la Curia orietana a battere i classici pugni sul tavolo per far sì che una soluzione a questa assurda decisione venisse presa.

    Un prete, un sacerdote, non si sposta da una chiesa ad un’altra senza avere l’ordine dalla Curia territoriale. E non può, assolutamente, prendere decisioni che non gli competono. Per nessun motivo o ragione. E quindi, e di questo siamo convinti, la sua venuta a Sava è stata decisa dalla Curia di Oria.

    Ora il clamore che ha suscitato la notizia nel paese, e nel web, è stato talmente grande che stiamo assistendo ad una rapida retromarcia. Di questo siamo contenti per tutti.

    Per il nostro paese e per le potenziali funzioni religiose che don Donato Bono avrebbe dovuto svolgere nel nostro paese. Tipo dire messa, come d’altronde alcuni giorni fa lo ha fatto nella chiesa del Convento, o insegnare il catechismo ai giovanissimi savesi con tutti i rischi che i ragazzi avrebbero potuto correre.

    Ma d’altronde siamo convinti che “qualcuno” all’interno della Chiesa savese era al corrente delle “referenze” di don Donato Bono e ha fatto finta di niente e quando è scoppiato il caso ha fatto finta di minimizzare.

    Diamo merito ai fedeli savesi che hanno sollevato il “caso” che il nostro giornale ha portato alla luce.

    Inoltre siamo convinti che la Chiesa non è fatta solo di bigotti e “bizzoche”, ma è fatta anche di fedeli che ragionano con la propria testa e con le loro convinzioni, le quali portano a indignarsi e a sdegnarsi davanti a simili situazioni.

    Giovanni Caforio

    SAVA. Finisce l’avventura di don Donato Bono, prete condannato per pedofilia, nel nostro paese

  • SAVA. Ma il nuovo vice parroco del Convento è stato arrestato per pedofilia?

    SAVA. Ma il nuovo vice parroco del Convento è stato arrestato per pedofilia?

    Sconcertante scoperta, su internet, di alcuni fedeli quando hanno sentito nominare il nome del curato dal pulito della Chiesa dei francescani

    Alcuni fedeli ci hanno chiamato ed hanno chiesto lumi su un certo “don Donato Bono”, in quanto hanno fatto una ricerca sul web, cliccando su di un motore di ricerca,  e sono rimasti turbati e disorientati quando hanno letto ciò che di seguito riportiamo integralmente  all’indirizzo https://blog.uaar.it/2006/03/29/pedofilia-arresti-parroco-sternatia/ 

    Leggendo il sito su nominato l’accaduto viene descritto così: “È stato arrestato, indagato per atti sessuali con un minorenne ed atti osceni in luogo pubblico, il parroco della chiesa matrice di Sternatìa intitolata alla madonna dell’Assunta, don Donato Bono, 42 anni, originario di Poggiardo”.

    Ma proseguendo, e in modo più dettagliato, all’indirizzo https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/07/04/prete-pedofilo-chiesto-il-processo.html viene riportata precisamente così la notizia: “Prete pedofilo, chiesto il processo”

    ‘Chiesto il rinvio a giudizio per don Donato, un prete di vicino Lecce, che dovrà rispondere davanti a un giudice dell’ accusa di atti osceni e di abuso sessuale su un sedicenne. Don Donato Bono, 42 anni era stato arrestato il 24 marzo scorso sul Gra, proprio mentre accompagnava a Roma, per motivi di studio, il ragazzo che oggi lo accusa. Il 26 maggio poi il gip, accogliendo la richiesta dei pm, Roberto Staffa e Francesco Polino, aveva disposto la misura cautelare del carcere per il prete (che in precedenza era agli arresti domiciliari) perché avrebbe cercato di inquinare le prove a suo carico, cercando di avere contatti con lo stesso minore e con la sua famiglia al fine di influire sulle indagini’.

    Questi sono solo due dei tanti articoli che vengono  riportati sul web su “don Donato Bono”.

    La domanda che ci poniamo è questa: è lo stesso “don Donato Bono” che è stato insignito vice parroco a Sava?

    E se fosse proprio così, con che coraggio la Chiesa lo tiene ancora ai suoi ordini religiosi?

    E su tutto, come faranno i genitori ad affidare la cura delle anime dei loro adolescenti con il serio rischio che il medesimo “curi” i loro corpi?

    E quando Papa Francesco parla di pulizia all’interno della Chiesa cattolica di chi si è macchiato di fatti ignobili, come mai a Sava questa indicazione del Papa non viene rispettata?

    Giovanni Caforio

    SAVA. Ma il nuovo vice parroco del Convento è stato arrestato per pedofilia?

  • LECCE – altre due presunte vittime denunciano don Rampino. Per una si configurerebbe anche il sequestro di minore

    LECCE – altre due presunte vittime denunciano don Rampino. Per una si configurerebbe anche il sequestro di minore

    Sarebbero tre, ma per il momento siamo riusciti a rintracciare soltanto due, delle presunte vittime di don Carmelo Rampino, che nei giorni scorsi, tramite l’Associazione Rete L’ABUSO, hanno formalizzato altre due querele a carico del sacerdote.

    La narrazione delle due presunte vittime ritrae caratteristiche comuni agli altri racconti, per cui si ritiene fondata. Ma quello che emerge in modo preoccupante è profilo di don Carmelo Rampino, che oltre alla spudoratezza, viene descritto come un uomo violento durante gli abusi e docile subito dopo.

    È soprattutto una delle due deposizioni a farmi gelare il sangue mentre la raccolgo. In questo caso le presunte vittime sarebbero due, all’epoca undicenni, che nei fatti sarebbero state sequestrate dal sacerdote.

    “Entrato nella stanza, mi si presentò di fronte una scena raccapricciante; vidi il mio amico accovacciato sul tavolo e don RAMPINO Carmelo dietro che lo sodomizzava.

    Appena don RAMPINO mi ha visto, si è staccato per un attimo dal mio amico Xxxxx e ha chiuso a chiave la porta della stanza, poi è tornato verso Xxxxx e ha continuato quello che stava facendo.

    Ad un certo punto, impaurito minacciai don RAMPINO, che se non avesse lasciato stare Xxxxx gli avrei tirato una seggiola che era vicino a me.

    Lui rispose che se non avessimo fatto i bravi non ci avrebbe aperto la porta, e chiaramente, ci disse che se avessimo raccontato qualcosa, nessuno cui avrebbe creduti. Avrebbero creduto a lui che è un sacerdote.

    Poi continuò e terminò il suo ignobile atto con il mio amico Xxxxx. Una volta terminato, don RAMPINO Carmelo divenne mansueto come un agnello, ci offrì dei dolci, che però rifiutammo”.

    “Così io e Xxxxx andammo a casa. Ricordo che durante il tragitto non ci siamo detti nemmeno una parola, avevamo persino vergogna di guardarci in faccia”.

    Il racconto continua, ed è qui, che già trenta anni fa, don Rampino poteva essere fermato. Quell’episodio fu denunciato a Carabinieri. Da quanto emerge dal racconto, i due ragazzini arrivarono a casa in visibile stato di shock e i genitori si resero immediatamente conto. Il ragazzo che aveva subito direttamente la violenza crollo, raccontando tutto al padre, il quale, si recò immediatamente a casa dell’amico, che gli confermò l’accaduto.

    A questo punto, dopo un primo momento in cui il padre della presunta vittima voleva andare a prendere don Carmelo, i genitori del secondo ragazzo, riuscirono a farlo ragionare e decisero di andare in caserma. Raccontarono l’episodio, ma alla fine il maresciallo li dissuase a depositare la denuncia. Si incaricò invece di andare a parlare con il vescovo, che all’epoca era mons. Michele Mincuzzi.

    Era l’aprile del 1984, nell’agosto dello stesso anno, il vescovo Mincuzzi, trasferirà don Carmelo che successivamente sarà reintegrato a Pisignano.

    Zanardi

  • Prete pedofilo, nuovi dettagli: “Così quell’uomo abusava dei bambini”

    Prete pedofilo, nuovi dettagli: “Così quell’uomo abusava dei bambini”

    L’inchiesta c’è. E ora, con il numero di presunte vittime salito a dieci, la “Rete l’Abuso” che ha raccolto la prima testimonianza di un uomo 40enne, restituisce altri raccapriccianti dettagli sul presunto prete pedofilo che avrebbe officiato messa a Trepuzzi fino al 24 febbraio scorso, nonostante la sospensione decisa dalla Curia. Dettagli e particolare che emergono ora, con trent’anni di ritardo, come spesso accade nel caso in cui a essere vittima di abusi sono i bambini.

    “Ho dieci anni, sono sempre in chiesa e sono chierichetto. Sogno di diventare sacerdote – scrive una delle presunte vittime oggi – Don **** dice che mi aiuta, che mi vuole bene come un papà. Ha iniziato a fare certe cose che non capisco”. Segue il dettagliato racconto di abusi consumati sulla sua pelle quando era solo un bambino e anche di violenze vere e proprie, “schiaffi e pugni”.

    A dare man forte al racconto delle vittime ci sarebbero persino dei testimoni: all’epoca bambini che, con scaltrezza, sarebbero riusciti a darsela a gambe per tempo. Ci sarebbe anche chi sostiene di aver sorpreso il prelato in flagranza in sacrestia.

    https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/prete_pedofilo_pedofilia_lecce_trepuzzi_curia-4356854.html

  • Prete pedofilo, la vittima sodomizzata e minacciata: nuovi dettagli

    Prete pedofilo, la vittima sodomizzata e minacciata: nuovi dettagli

    LECCE – “Mi porta al mare e a mangiare una pizza, dice che è come un papà. Però ha iniziato a fare certe cose che non capisco. Mi dà baci anche con la lingua, poi lo devo pure toccare giù“. È solo una parte della testimonianza messa nero su bianco da una delle vittime (il cui numero è salito a quota 10) di presunti abusi sessuali da parte di un prete di Trepuzzi.

    Di questo caso ci siamo occupati il 28 febbraio scorso, quando l’associazione “Rete l’abuso” ha reso pubblico l’audio di una conversazione al telefono intercorsa tra il prete e una vittima che ha scelto di denunciare tutto. L’uomo, oggi 40anne, quelli abusi li avrebbe subiti 30 anni fa. Al telefono chiede al prete il motivo di quella violenza, per mettere un punto fermo a quella storia e cercare di rifarsi una vita. Il sacerdote alla fine confessa, parla di affetto vero e poi chiede insistentemente alla vittima di fornirgli il suo IBAN, nel tentativo di farsi perdonare.

    Adesso quella stessa vittima sceglie di raccontare altri dettagli.

    “Ho dieci anni, sono sempre in chiesa e sono chierichetto e sogno di diventare Sacerdote -scrive- Don **** dice che mi aiuta. Dice che mi vuole bene (…) che è come un papà. Però ha iniziato a fare certe cose che non capisco. Mi da baci sulla bocca e anche con la lingua. Poi lo devo pure toccare giù (…) Dice che devo fare cosi perché mi aiuta a diventare Sacerdote. Mi dice che è normale, però mi dice anche che non deve sapere nessuno. Mi dà anche le botte. Con schiaffi e pugni. Poi mi spinge e mi ritira e continua a darmi schiaffi e pugni“.

    Il racconto continua con una serie di dettagli sulla violenza sessuale subita e, infine, le minacce.

    “Don *** mi fa paura -si legge ancora nella lettera- Dice che racconta alle persone che io mi drogo. Dice che io non sono nulla e non sarò mai nessuno. Mi dice che le persone non mi crederanno mai. Crederanno a lui, che è una brava persona. Un Sacerdote. Mi dispiace tanto non aver potuto raccontare la mia Storia a dieci anni, quando la mia infanzia è finita”.

    La missiva è stata pubblicata dalla stessa Rete l’Abuso che ha raccolto per prima la sua confessione. E in questi giorni di presunte vittime ne sono spuntate altre. Intanto l’Autorità giudiziaria ha aperto un fascicolo di inchiesta. La Procura di Lecce è in contatto con l’associazione che, tra le altre cose, rimarca di avere le prove che il Don abbia celebrato la messa a Trepuzzi fino allo scorso 24 febbraio, nonostante fosse stato sospeso.

    A dare man forte al racconto delle vittime ci sarebbero persino dei testimoni: all’epoca bambini che, con scaltrezza, sarebbero riusciti a darsela a gambe per tempo. E ci sarebbe anche chi sostiene di averlo sorpreso in flagranza in sacrestia. Dettagli che stanno emergendo soltanto 30 anni dopo.

    Prete pedofilo, la vittima sodomizzata e minacciata: nuovi dettagli

  • Pedofilia nella Chiesa, sacerdote indagato a Lecce

    Pedofilia nella Chiesa, sacerdote indagato a Lecce

    A Lecce un sacerdote è stato iscritto sul registro degli indagati per pedofilia. La vicenda risale a trent’anni fa ma la denuncia è arrivata solo ora.

    LECCE – Nuovo caso di pedofilia all’interno della Chiesa. A denunciare la vicenda è stato l’associazione Rete l’Abuso che riporta integralmente una telefonata fatta dal prete settantenne alla sua vittima, un uomo di 40 anni: “Abusi? Era affetto. Comunque mandami il tuo Iban, così se ti serve qualcosa“. L’ultima chiacchierata risale al 2016 quando la presunta vittima si stava per sposare. Sono in corso tutte le indagini da parte della Procura di Lecce per cercare di capire meglio cosa sia realmente successo nella chiesa trent’anni fa, quando l’uomo aveva solo nove anni. Abusi – secondo quanto scrivono i media locali – che sono durati per sette anni fin quando il giovane ha deciso di trasferirsi all’estero per iniziare una nuova vita e dimenticare quanto successo.

    Pedofilia nella Chiesa, sospeso un sacerdote del Leccese L’inchiesta è a buon punto con la telefonata che è stata inserita negli atti. Intanto la Chiesa ha deciso di procedere con la sospensione anche se ancora non è stato emesso l’esito della procedura penale e dell’istruttoria che il Vaticano ha aperto per chiarire meglio la vicenda. Il nuovo caso arriva a pochi giorni dal summit sulla pedofilia presieduto da Papa Francesco. Il Pontefice sin dal suo ingresso al Vaticano ha cercato di combattere in prima persona questo male anche se le vicende negli ultimi tempi sembrano essere aumentate. L’ultima sospensione riguarda il sacerdote di Lecce che avrebbe abusato di un minorenne circa 30 anni fa. Sono in corso tutte le indagini del caso con l’uomo che è stato iscritto sul registro degli indagati in attesa di un giudizio del Tribunale ma anche del Vaticano che ha aperto un’istruttoria.

     

  • Prete pedofilo, la vittima denuncia. Il Papa: “Bisogna sempre perdonare”

    Prete pedofilo, la vittima denuncia. Il Papa: “Bisogna sempre perdonare”

    Proprio quando impazzano le polemiche sulla pedofilia dilagante nella Chiesa, arriva la vicenda di un uomo che ha inviato una lettera ad un prete accusandolo di aver abusato di lui 31 anni prima, in una diocesi di Lecce. Il prete, allora, di tutta risposta, lo ha chiamato per chiedere chiarimenti. “Cosa vuoi da me ora? Dai, inviami il tuo Iban che ti faccio un regalo. Poi se quest’estate passi da qui, fermati, andiamo dal vescovo che sa tutto e chiedi chiarimenti a lui”, gli ha detto.

    L’uomo, 40 anni, ha subito abusi per circa 7 anni ed oggi vive all’estero con la sua famiglia. Non riusciva più a vivere con questo macigno. Voleva ripartire da 0. Ma un dolore del genere non se ne va facilmente, è una radice che non verrà mai estirpata. Nessuno darà indietro l’infanzia a quel bambino. Allora l’uomo, non riuscendo più a tenersi tutto dentro, ha inviato una lettera al prete, ed è stato richiamato al telefono dallo stesso. La vittima ha allora registrato la telefonata e l’ha pubblicata online. “Ti devi prendere le tue responsabilità. Perché? perché hai abusato di me? ero solo un bambino. Voglio sapere solo questo”, chiede il quarantenne. Scioccante la risposta del prete: “Sono state cose di sincerità, di affetto. Ti sei rivolto a me, io ti volevo bene. E’ stata natura. E’ stata debolezza. Ma io l’ho fatto perché ti volevo bene, non ti volevo fare del male.”

    Rete L’Abuso, l’associazione nata per sostenere le vittime che hanno subito violenze sessuali per mano del clero, ha denunciato l’accaduto, pubblicando la telefonata registrata dall’uomo, proprio durante il summit contro la pedofilia organizzati dal Santo Padre.

    Intanto, la Curia non ha aspettato molto a rispondere. A seguito della diffusione del fileche svelava lo scambio di battute fra il sacerdote della diocesi e l’uomo che l’accusava di molestie sessuali, la Curia ha reso noto che l’Arcivescovo Michele Seccia, insediatosi nella diocesi nel dicembre del 2017, ha prontamente adottato misure e provvedimenti cautelativi nei confronti del sacerdote accusato di violenza e abusi sessuali su minori.

    La Curia ha sottolineato anche che chi insinua che l’Arcivescovo abbia tentato di coprire gli abusi, è in torto. Seccia, dopo la pubblicazione del contenuto audio, ha preso totalmente le distanze da quanto dichiarato dal parroco. Infine, ha anche dichiarato di adire le vie legali contro chi ha osato, osa e oserà mettere in dubbio la sua azione e correttezza. “Lotterò sempre contro chi offende il suo nome e la Santa Chiesa“, ha detto.

    “E’ stata natura”, ha ripetuto più di una volta il prete per giustificarsi. Natura? Eppure, ci sarebbe sicuramente qualcosa da ridire su questo genere di natura. Chissà, come ha spesso detto Papa Francesco, se è vero che bisogna “sempre perdonare i propri nemici”.

    https://www.leggilo.org/2019/03/04/vaticano-prete-pedofilia/