Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • Ex prete foggiano abusò di 9 ragazzini, via al processo di appello: “Gravi crimini contro l’infanzia”

    Ex prete foggiano abusò di 9 ragazzini, via al processo di appello: “Gravi crimini contro l’infanzia”

    Comincerà il prossimo 1 aprile 2019 il processo di Appello nei confronti dell’ex sacerdote 57enne foggiano Giovanni Trotta, imputato per i reati di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori ai danni di 9 minorenni di età compresa, all’epoca dei presunti abusi, fra i 12 e i 13 anni.

    Nel maggio 2018 Trotta è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Foggia alla pena di 18 anni di reclusione e 120 mila euro. Attualmente l’ex sacerdote sta scontando in carcere un’altra condanna a 8 anni reclusione per violenza sessuale nei confronti di un 11enne. Da quella vicenda scaturì poi la seconda indagine che ha portato la magistratura barese a scoprire gli abusi sugli altri minorenni, tutti commessi nel 2014. Stando alle indagini della Polizia Postale, coordinate dai pm di Bari Simona Filoni e Domenico Minardi, Trotta, ridotto allo stato laicale fin dal 2012 proprio “per gravi crimini contro l’infanzia” ma che continuava a farsi chiamare don Gianni, avrebbe violentato cinque minori affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nella provincia di Foggia, nonché loro docente di lezioni private, dei quali avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. E’ stato anche condannato per pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    Dopo aver “ingenerato” nelle vittime “curiosità e una malsana fiducia” spiegano i giudici di Foggia nelle motivazioni della sentenza di primo grado, “Trotta procedeva a una escalation di provocazioni sessuali, fino a giungere al vero e proprio adescamento”. “Acquisita la fiducia nella vittima e creata una perversa complicità – prosegue il Tribunale – Trotta soddisfaceva le proprie pulsioni” e “turpi abitudini”. Per farlo, l’ex sacerdote aveva “creato una sorta di serbatoio di vittime” delle quali “contribuiva a distorcere la maturità sessuale, ingenerando una insana idea di normalità” attraverso “striscianti e graduali deviazioni”.(ANSA).

    Ex prete foggiano abusò di 9 ragazzini, via al processo di appello: “Gravi crimini contro l’infanzia”

  • Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

    Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

    TREPUZZI (Lecce) – “Molestato per alcuni secondi in chiesa”. E’ la testimonianza choc di un altro uomo oggetto di presunte attenzioni sessuali da parte di un prete finito al centro di un’inchiesta per pedofilia. La presunta vittima ora è grande. Ha scollinato i 40 anni. E ha una famiglia. Ma le notizie pubblicate nei giorni scorsi non lo hanno lasciato indifferente e gli hanno fatto riaffiorare nella mente ricordi che mai e poi mai avrebbe voluto rispolverare. Alla luce del clamore, però, ha deciso di parlare e di raccontare la sua disavventura. Non confluita in una denuncia (anche perché il reato sarebbe ormai prescritto) ma che confermerebbe la gravità delle accuse già mosse al prelato.

    L’episodio risale a molti anni fa quando l’uomo, che ha deciso di raccontare la sua esperienza, non aveva neppure dieci anni. Frequentava la chiesa dove il parroco prestava servizio. E di tanto in tanto faceva anche il chierichetto. “Un giorno”, racconta, “mi trovavo con il prete. Eravamo in una stanza. Tutto durò pochi secondi. Ricordo che si avvicinò a me. Avvertii il contatto delle sue parti intime sul mio corpo. Ma fu una cosa molto veloce. Io riuscii a scappare e mi allontanai”. Non ha mai presentato denuncia. Ha preferito sorvolare sull’accaduto ma leggendo le notizie di stampa di questi giorni ha voluto raccontare la sua esperienza.

    La vicenda su un caso di pedofilia in casa è affiorata prepotentemente nei giorni scorsi dopo la pubblicazione di una telefonata tra una presunta vittima e il sacerdote in cui il prete chiedeva l’iban al suo interlocutore per potergli fare un regalo dopo la denuncia in cui ha raccontato di essere stato molestato da piccolo. Al vaglio del pubblico ministero Stefania Mininni sono finite anche le denunce di altre sei persone offese per episodi molto ma molto datati su cui incombe la scure della prescrizione. Nel frattempo il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.

    Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

  • Lecce, sacerdote indagato per pedofilia. In rete la telefonata con la vittima che lo incastra: “Era affetto, ora dammi l’Iban…”

    Lecce, sacerdote indagato per pedofilia. In rete la telefonata con la vittima che lo incastra: “Era affetto, ora dammi l’Iban…”

    “Abusi? Era affetto. Comunque mandami il tuo Iban, così se ti serve qualcosa”. E’ il contenuto di una telefonata registrata tra una presunta vittima di abusi sessuali e il sacerdote salentino 70enne che avrebbe approfittato di lui quando aveva 9 anni.

    Rete L’Abuso – associazione nata per sostenere le battaglie delle vittime di pedofilia nella Chiesa –  ha pubblica sul suo sito l’audio integrale della conversazione in cui prete ammette gli abusi e propone di regalare denaro all’uomo che oggi ha 40 anni e dopo molti anni ha trovato il coraggio di denunciare. La notizia a pochi giorni da summit sulla pedofilia voluto in Vaticano da papa Francesco.

    Abusi che si sarebbero protratti per sette anni, fino a quando la vittima decise di andare all’estero per farsi una nuova vita. Alle domande incalzanti dell’uomo che chiedeva il perché di quelle attenzioni morbose, il prete risponde: “Era natura, era un atto di affetto”.

    Alla fine il sacerdote nell’audio chiama in causa anche il vescovo, invitando il giovane a contattarlo. La telefonata risalirebbe al 2016 quando il 40enne stava per sposarsi e il sacerdote lo contattò per farli un regalo.

    Sulla vicenda la Procura di Lecce aveva già aperto un’inchiesta – come riporta il Nuovo Quotidiano di Lecce – e l’audio arricchirà il fascicolo aperto dalla pm Stefania Mininni che indaga sul sacerdote per abusi sessuali sui minori.

    Pedofilia, la telefonata di una vittima incastra il sacerdote: “Abusi? Si, ma con affetto. Dammi l’Iban…”

    La Curia aveva già adottato un provvedimento di ‘sospensione a divinis’ del sacerdote, ancor prima di conoscere l’esito dell’inchiesta pensale e dell’istruttoria aperta dal Vaticano. Per questo motivo la reazione del vescovo alla diffusione dell’audio è stata immediata.

    “A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, e soprattutto a seguito della fuorviante interpretazione offerta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”.

    “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti – prosegue la nota – monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta”.

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2019/03/01/news/prete_pedofilo_lecce-220413557/

  • Prete orco nel Foggiano: violenza sessuale su 9 ragazzini, fotografati durante gli atti sessuali (don Gianni a processo)

    Prete orco nel Foggiano: violenza sessuale su 9 ragazzini, fotografati durante gli atti sessuali (don Gianni a processo)

    Come ha riportato l’Ansa il 1 marzo 2019, il 1 aprile 2019 comincerà il processo di Appello nei confronti dell’ex sacerdote 57enne foggiano Giovanni Trotta, imputato per i reati di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori ai danni di 9 minorenni di età compresa, all’epoca dei presunti abusi, fra i 12 e i 13 anni.

    “Nel maggio 2018 Trotta è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Foggia alla pena di 18 anni di reclusione e 120 mila euro. Attualmente l’ex sacerdote sta scontando in carcere un’altra condanna a 8 anni reclusione per violenza sessuale nei confronti di un 11enne di Pietramontercorvino. Da quella vicenda scaturì poi la seconda indagine che ha portato la magistratura barese a scoprire gli abusi sugli altri minorenni, tutti commessi nel 2014.

    Stando alle indagini della Polizia Postale, coordinate dai pm di Bari Simona Filoni e Domenico Minardi, Trotta, ridotto allo stato laicale fin dal 2012 proprio “per gravi crimini contro l’infanzia” ma che continuava a farsi chiamare don Gianni, avrebbe violentato cinque minori affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nella provincia di Foggia, nonché loro docente di lezioni private, dei quali avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. E’ stato anche condannato per pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    Dopo aver “ingenerato” nelle vittime “curiosità e una malsana fiducia” spiegano i giudici di Foggia nelle motivazioni della sentenza di primo grado, “Trotta procedeva a una escalation di provocazioni sessuali, fino a giungere al vero e proprio adescamento”. “Acquisita la fiducia nella vittima e creata una perversa complicità – prosegue il Tribunale – Trotta soddisfaceva le proprie pulsioni” e “turpi abitudini”. Per farlo, l’ex sacerdote aveva “creato una sorta di serbatoio di vittime” delle quali “contribuiva a distorcere la maturità sessuale, ingenerando una insana idea di normalità” attraverso “striscianti e graduali deviazioni”.

    http://amp.foggiatoday.it/cronaca/don-gianni-giovanni-trotta-violenza-sessuale-minori-pedofilia-pietramontecorvino-foggia.html

  • Già sott’inchiesta per pedofilia ma confessava

    Già sott’inchiesta per pedofilia ma confessava

    In mezzo ai bambini fino a marzo dell’anno scorso, il prete accusato di pedofilia dall’inchiesta della Procura di Lecce e dalla telefonata pubblicata integralmente dal sito Retel’abuso.it. Quel sacerdote alla soglia dei 70 anni venne chiamato in una parrocchia del Nord Salento per confessare i bambini in procinto di prendere la prima comunione. Erano in tanti ad approcciarsi al sacramento dell’Eucarestia e per questo c’era bisogno di altri confessori per ascoltare quelle anime pure.
    E’ uno dei risvolti che sta facendo emergere il queste ore il tam tam mediatico su quel prelato scatenato soprattutto dalla pubblicazione della telefonata di 12 minuti con un ex parrocchiano. Quell’uomo che oggi ha 40 anni e che ha presentato la denuncia in Procura che ha dato vita all’inchiesta penale sulla quale pende la prescrizione, trattandosi di fatti – comunque da accertare – risalenti a 30 anni fa.
    Quella telefonata è nel fascicolo della Procura. Anche perché contiene quelle che sembrano ammissioni senza alcuna remora sulle attenzioni morbose avute all’epoca per quel parrocchiano da quando aveva 9 anni fino ai 16 anni, come ha poi denunciato l’interlocutore. Cose normali – il messaggio che cerca di fare passare il prelato in quella telefonata – come se gli abusi sui ragazzini costituissero un percorso obbligatorio della crescita: «Lo so mena, poi lo superiamo. Vedrai non vuoi che le superiamo. Il vescovo sa di me, vai a parlargli, tu mi devi scusare e mi devi perdonare. Basta che mi perdoni. Questo mi interessa. Dì quello che eventualmente ti ho fatto, che ti ho scandalizzato». Poi passa al dialetto, il prete. Probabilmente per rendere più colloquiale il concetto: «Ma tutti simu stati scandalizzati a quell’età, nu te pensare. Io prego sempre per te».
    Un colloquio che risale al 2016, quando il sacerdote venne a sapere che il ragazzino oggetto delle sue attenzioni a sondo sessuale, stava per sposarsi. Gli chiede l’Iban, per fargli un regalo in denaro. E lo invita anche a pranzo con il fratello. E se per lui sembra tutto normale, tutto superato, la reazione dell’interlocutore non è altrettanto cordiale. O forzatamente cordiale: per prima cosa gli chiede il perché di quegli abusi, quando era un bambino. La risposta è una ammissione: «E’ stata la natura, è stata una debolezza. Ma io ti ho voluto sempre bene. Mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato».
    Il risveglio del passato volutamente rimosso, nel 2016. Poi il ritorno in parrocchia l’anno scorso. E fu subito allontanato con una telefonata che gli comunicò la volontà del vescovo Domenico D’Ambrosio: sospensione a divinis, ossia divieto di concelebrare l’eucarestia e gli altri sacramenti. Provvedimento preso appena avviata l’inchiesta penale.
    In tempi più recenti monsignor Michele Seccia lo ha confinato in un monastero, in attesa che la Procura e la stessa Curia accertino le accuse di pedofilia.

    https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/gia_sott_inchiesta_per_pedofilia_ma_confessava-4334582.html

  • “Dammi l’Iban”, audio choc del prete accusato di abusi

    “Dammi l’Iban”, audio choc del prete accusato di abusi

    Una querela nei confronti di un sacerdote della diocesi di Lecce per presunti abusi sessuali ai danni di un ragazzino, che all’epoca dei fatti aveva nove anni, è stata depositata nei giorni scorsi attraverso la ‘Rete L’abuso’ e depositata attraverso i canali diplomatici. La vittima è attualmente residente all’estero. In un audio choc di una telefonata tra lo stesso sacerdote e la vittima, pubblicato sul sito della ‘Rete L’abuso’ che opera contro gli abusi sessuali da parte del clero, il prete ammette sostanzialmente gli abusi: “E’ stato affetto, è stata natura, debolezza“, risponde il prete, incalzato dalle domande del suo accusatore.

    Non solo. Il prete offre soldi alla vittima: “Ti ho chiesto il codice Iban, se ti serve qualcosa“. Alla fine della telefonata il prete chiama anche in causa il vescovo invitando l’uomo a chiamarlo. La stessa ‘Rete L’Abuso’ sottolinea che di fronte alla pubblicazione dell’audio, l’arcivescovo Michele Seccia ha preso le distanze: “Informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017 – sottolinea una nota dell’arcivescovo riportata dalla stessa Rete – ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”. “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo – continua – venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà”. L’arcivescovo si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza.

  • Lecce, abusava di un ragazzino, dopo 30 anni la denuncia: fari accesi su prete pedofilo

    Lecce, abusava di un ragazzino, dopo 30 anni la denuncia: fari accesi su prete pedofilo

    di PIERANGELO TEMPESTA

    LECCE – Un prete indagato per pedofilia e una telefonata in cui il sacerdote ammette gli abusi e propone alla vittima di inviargli del denaro. Chiesa leccese sotto choc per l’inchiesta che vede al centro delle attenzioni della Procura un sacerdote di 70 anni di un comune del Nord Salento.

    Le voci, in paese, si rincorrevano da anni. Fino a materializzarsi in un fascicolo di indagine in mano al pubblico ministero Stefania Mininni. A irrobustire i sospetti c’è la registrazione di una telefonata tra il prete e la presunta vittima, pubblicata sul sito «Rete L’abuso». Una conversazione di una decina di minuti nella quale l’ex parroco ammette gli abusi («È stata la natura, è stata una debolezza») e poi offre una sorta di risarcimento («Dammi l’iban che voglio farti un regalo per il matrimonio»).
    I fatti risalgono a circa 30 anni fa. E il rischio che finiscano in prescrizione è molto concreto. Dipende da quanti reati vengono contestati e da quante aggravanti. Il fascicolo già da tempo si è arricchito di altre denunce: almeno sei. Sullo sfondo, poi, ci sarebbero altri casi rimasti in sordina. A mettere in moto l’indagine è stata la querela presentato da un uomo che ha raccontato di aver subìto molestie sessuale dal sacerdote all’età di 9 anni. Ed è sua la telefonata che, adesso, rende ancora più scomoda la posizione del sacerdote. Gli abusi – secondo quanto denunciato – si sono verificati in un comune dell’hinterland di Lecce. E i ricordi, o meglio gli incubi di quella adolescenza violata, sono affiorati solo di recente. Stando a quanto denunciato, il prete avrebbe rimpiazzato nel ruolo e nella figura il padre del giovane, dopo il divorzio della madre. Avrebbe frequentato la casa del ragazzo, aiutandolo negli studi, accompagnandolo nell’iniziale desiderio di indossare l’abito talare. Ben presto, però, si sarebbe rivelato un pedofilo. Gli abusi sarebbero andati avanti fino a quando il ragazzino non compì 16 anni.

    L’uomo, che ora vive all’estero, è sposato e ha dei figli, ha chiesto spiegazioni al prete nel corso della conversazione pubblicata in rete. Alcuni stralci risultano estremamente significativi: «Sono cose avvenute nella vita dell’affettività quando si vuole bene non è che ci sono le telecamere, mo’ s’ha ‘ngrandita la cosa, s’ha fatta fiacca però noi sacerdoti vi abbiamo voluto bene… perché tu che te piensi che pure io non ho avuto i miei problemi, però li abbiamo superati». Poi la richiesta delle coordinate bancarie per inviargli un omaggio in denaro: «Pure per farti gli auguri del matrimonio, per i piccinni che ti sono nati…».
    Sulla vicenda interviene l’Arcidiocesi di Lecce: «L’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente. Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti, monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato o oserà mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato o tenterà di offendere il suo nome e quello dell’istituzione che rappresenta».

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/lecce/1116766/lecce-abusava-del-ragazzo-fari-sul-prete-pedofilo.html

  • Prete salentino accusato di pedofilia, la confessione shock: “L’ho fatto perché ti volevo bene”

    Prete salentino accusato di pedofilia, la confessione shock: “L’ho fatto perché ti volevo bene”

    Proprio nei giorni del summit sulla pedofilia voluto da Papa Francesco, torna di attualità una triste storia di abusi avvenuta nel Salento. A raccontarla è Rete L’Abuso, un’associazione nata per sostenere le battaglie delle vittime, che l’aveva già resa pubblica nel maggio scorso.

    Il protagonista è un giovane che, all’epoca dei fatti, aveva nove anni e che, nella denuncia presentata nei mesi scorsi nel paese estero dove risiede ora, accusa un prete della provincia, tuttora in funzione, di aver approfittato di un momento di debolezza per abusare di lui. Abusi che si sarebbero protratti per sette anni, fino a quando il giovane, che si è tenuto dentro questo dolore per trent’anni, non ha deciso di espatriare e farsi una nuova vita. 

    Nei giorni scorsi però un altro tassello inquietante si è aggiunto a questa triste storia: una telefonata- di cui il sito pubblica l’audio integrale – tra la vittima e il prete in cui quest’ultimo sembra riconoscere le sue responsabilità e arriva a chiedere il codice Iban “ci te serve qualche cosa”. Nel corso della conversazione, il sacerdote chiama in causa anche il vescovo. 

    Alle domande incalzanti dell’uomo che chiedeva il perché di questi abusi, il prete risponde con voce calma: “E’ stata la natura, te l’aggiu fatta perchè t’aggiu vulutu bene, no cu te fazzu male”.
    http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=59452&id_rub=58
  • Prete pedofilo: dopo la telefonata della vittima, le dure parole di monsignor Seccia

    Prete pedofilo: dopo la telefonata della vittima, le dure parole di monsignor Seccia

    A seguito del dialogo tra anziano prete di Trepuzzi e l’uomo abusato da piccolo, pubblicato su Reteabuso.org, l’arcivescovo di Lecce minaccia querele da chi lo accusa di un coinvolgimento

    LECCE – La vittima di abusi sessuali, risalenti a quando aveva appena nove anni e che sono andati avanti per i sei successivi, contatta il sacerdote salentino che ha denunciato due anni prima: questo ammette la violenza e propone il versamento di una somma a mo’ di “regalo” sull’Iban del malcapitato. E non è tutto. Il prete invita quell’ex bambino ferito a rivolgersi persino a monsignor Michele Seccia, attuale arcivescovo di Lecce. Ma, nelle ultime ore, è giunto agli organi di stampa il monito di Seccia, il quale ora minaccia querela. Risentito per questo suo “coinvolgimento”, da parte del sacerdote, nella vicenda. Proprio lui che, peraltro in città giunto da poco più di un anno, ha indicato la linea dura come l’unica possibile contro la pedofilia. Ma andiamo per gradi.

    La vicenda comincia nei mesi scorsi quando l’associazione Reteabuso.org divulga la denuncia da parte della vittima salentina. Denuncia che risale al 2016. Gli abusi, risalenti negli anni passati a Trepuzzi, da parte del sacerdote 71enne, allora rettore della Chiesa Maria Santissima Addolorata. Il curato, dopo lo scandalo venuto alla luce grazie alla co-denuncia della vittima e dell’associazione, è stato allontanato per consentire una più serena indagine.

    Quel bambino abusato, ora sposato e con figli, vive all’estero. Nei giorni scorsi ha contattato telefonicamente l’anziano prete, per chiedergli il motivo di tanta violenza. Nella telefonata, il cui testo è stato reso noto da Reteabuso.org, l’ammissione di colpevolezza da parte del sacerdote: invita la vittima a passarci su, in un certo senso. A dimenticare i problemi che in fondo, a suo dire, tutti hanno avuto nella vita. E, come “risarcimento”, gli chiede il codice Iban per poter procedere a un versamento di denaro. “Come regalo di matrimonio”, gli dice. Poi lo invita, come accennato su, a rivolgersi alla figura autorevole rappresentata da monsignor Seccia. In una nota, quest’ultimo ha preso immediatamente le distanze dall’accaduto. Riportiamo integralmente le sue parole:

    “A seguito della diffusione in rete di un le audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, e sopra u o a seguito della fuorviante interpretazione o erta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”.

    “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti, monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote.  Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) me ere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di o rendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta”.

    https://www.lecceprima.it/attualita/seccia-su-vicenda-abusi-prete-trepuzzi-1-marzo-2019.html
     

  • Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

    Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

    TREPUZZI (Lecce) – Nuovi sviluppi sull’inchiesta su un presunto prete pedofilo (pubblicata in esclusiva su queste pagine nel mese di giugno) alimentata da una conversazione choc. “Dammi l’iban che voglio farti un regalo per il matrimonio”. E’ la scioccante dichiarazione di un sacerdote di Trepuzzi in una telefonata in cui tenta di corrompere una presunta vittima di abusi sessuali consumati circa trent’anni fa in un paesino dell’hinterland di Lecce. Una vicenda rimasta nel silenzio per anni, affiorata dagli abissi del passato solo di recente con una denuncia della vittima e che torna di stringente attualità alla luce della battaglia di Papa Francesco contro i preti pedofili e che, nel caso specifico, viene alimentata dalla conversazione tra la persona offesa (ora residente in Germania) e il sacerdote (telefonata pubblicata integralmente dal sito Retel’abuso.it). Ecco alcuni stralci della conversazione. Dura 12 minuti. Dopo i convenevoli il prete esordisce chiedendo di comunicargli il codice iban “se gli serve qualcosa, ti serve qualcosa” ma l’interlocutore insiste e chiede “perché tutti questi abusi all’epoca quando era bambino”.

    Al che il prete, alle strette, cerca di smorzare la portata della accuse bollandole “come cose che sono state con sincerità, di affetto, io ti ho voluto tanto bene…è stata la natura, è stata una debolezza ma io ti ho voluto sempre bene, mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato..ora facciamo come vuoi…ti devo dare qualcosa?

    Sono cose avvenute nella vita dell’affettività quando si vuole bene non è che ci sono le telecamere, mò s’ha ngrandita la cosa, s’ha fatta fiacca però noi sacerdoti vi abbiamo voluto bene…perché tu che te piensi che pure io non ho avuto i miei problemi però li abbiamo superati…Io quando vuoi sono a Trepuzzi, tu e tuo fratello verrete a pranzo…Ma io ti avevo chiesto il codice iban se hai bisogno di qualcosa se io ti voglio mandare 10 euro dove te li devo mandare…Pure per farti gli auguri del matrimonio per i piccinni che ti sono nati..non fare così se no me faci stare fiaccu, sai quante ne ho passate come te…Me mandi lu codice Iban crai puru cu te mangi na pizza, nu regalu de matrimonio io nu bogghiu te perdere”.

    L’interlocutore, però, batte sempre sullo steso punto: gli abusi, una ferita che il tempo non riesce a cancellare e che fanno male. Il prete cerca la via della comprensione (di facciata, sincera?): “Lo so, mena poi lo superiamo, vedrai non vuoi che le superiamo…Il vescovo sa di me, vai e parlagli, tu mi devi scusare e mi devi perdonare, basta che mi perdoni questo mi interessa a me”. La presunta vittima insiste e chiede al prete di cosa lo deve perdonare per avere il perdono di Dio. Il parroco risponde in maniera chiara: “Di quello che eventualmente ti ho fatto, che ti ho scandalizzato, ma tutti simu stati scandalizzati a quell’età, nu te pensare…Io prego sempre per te”.

    Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Stefania Mininni. L’indagine è ancora aperta. E al vaglio degli inquirenti è finita anche questa conversazione. Sotto la lente d’ingrandimento, poi, ci sono anche altre denunce sporte da ulteriori presunte vittime. Sulle accuse, però, pende il rischio prescrizione alla luce di fatti piuttosto datati. Parallelamente si è attivata anche la Curia. Il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.La vicenda getta un’ombra sinistra sul mondo della Chiesta e sulla piaga dei prete pedofili. A mettere in moto l’indagine era stata una querela di parte sottoscritta anche dalla presunta vittima che all’epoca dei fatti aveva 9 anni. Ora risiede all’estero. Ma quanto accaduto quando non era neppure un adolescente è affiorato nei ricordi solo di recente. Proprio nel giorno dell’anniversario del suo matrimonio nel 2016. Tanto che Stefano (nome di fantasia) è costretto al ricovero. E gli incubi del passato riaffiorano con tutto il loro carico di inquietudine. Stando a quanto denunciato, il prete avrebbe rimpiazzato nel ruolo e nella figura il padre del giovane dopo il divorzio della madre. Avrebbe frequentato casa del ragazzo, aiutandolo negli studi, accompagnandolo nell’iniziale desiderio di indossare l’abito talare. Ben presto, però, quel prete amico di famiglia si sarebbe rivelato un pedofilo. Gli abusi sarebbero andati avanti fino fino a quando il ragazzino non compì 16 anni quando decise di fuggire all’estero per rifarsi una propria vita.

    Effettivamente riesce a voltare pagina. Si sposa, ha dei figli, ma i ricordi del passato rimangono silenti nella mente fino a quando non riemergono con tutto il loro carico di drammaticità.

    Sulla vicenda la diocesi di Lecce ha diramato una nota ufficiale: “A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente.

    A seguito dei recenti sviluppi, infatti, mons. Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta.”

    Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”