Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • Abusi sessuali per mano di un sacerdote? Inizia l’ascolto della presunta vittima

    Abusi sessuali per mano di un sacerdote? Inizia l’ascolto della presunta vittima

    È cominciato in mattinata, presso il Tribunale dei Minorenni l’incidente probatorio. Nella prossima udienza camerale, il pm, gli avvocati ed i consulenti tecnici potranno rivolgere alla 13enne, le domande che riterranno più opportune per far luce sulla delicata vicenda.

    È cominciato, in mattinata, l’incidente probatorio per ascoltare la 13enne, presunta vittima di abusi sessuali per mano di un sacerdote. Innanzi al gip Cinzia Vergine, presso il Tribunale dei Minorenni, ha, dunque, preso inizio “l’ascolto protetto” alla presenza di una psicologa. La giovane, per circa cinque ore, ha risposto alle domande, ma sul contenuto delle risposte vige il massimo riserbo. Il giudice ha rinviato al 31 maggio prossimo, per continuare a sentire la ragazza. Nella prossima udienza camerale, il pubblico ministero, gli avvocati ed i consulenti tecnici potranno rivolgere alla 13enne, tramite il gip, le domande che riterranno opportune per far luce sulla delicata vicenda. Le dichiarazioni verranno poi vagliate dal consulente tecnico nominato dal giudice ( dr.ssa Francesca Panico), per accertarne l’attendibilità. Nel frattempo, anche i legali e la Procura hanno nominato un proprio consulente di parte.

    L’inchiesta

    Nella richiesta d’incidente probatorio inoltrata al gip, a firma del pm Stefania Mininni, comparivano i nomi dei tre indagati: il prete risponde di violenza sessuale aggravata, con riferimento a palpeggiamenti, avances di natura sessuale ed anche a rapporti “completi” con la ragazzina.

    La madre è accusata dello stesso reato, ma per presunte “molestie” che si sarebbero consumate tra le mura domestiche. Si tratterebbe anche in questo caso, di un’accusa tutta da verificare. Inoltre, il genitore risponde delle ipotesi di reato di false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale. Avrebbe riferito di non aver più avuto contatti telefonici con il sacerdote, dal momento in cui la figlia era stata allontanata da casa, dopo il provvedimento del Tribunale dei Minori. In realtà, ritiene la Procura, la donna avrebbe mantenuto contatti quasi quotidiani con il prete, anche attraverso una terza persona. Non solo, poiché la signora lo avrebbe aiutato ad eludere le indagini, consigliandogli di non utilizzare i social network o schede telefoniche che già utilizzava.

    Infine, risulta indagata la nonna della ragazzina, sempre con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero, poiché non avrebbe detto tutta la verità al pm, sulla presunta relazione tra il sacerdote e la madre della presunta vittima. In particolare, “tacendo” su una vacanza al mare di cinque giorni, trascorsa dalla figlia con il sacerdote.

    Le accuse al prete

    Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una zia (parente del padre) residente in Campania della 13enne, depositata nell’agosto scorso.

    I fatti contestati si sarebbero verificati tra dicembre del 2016 e giugno del 2017, in un paese dell’hinterland di Lecce. Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ritiene assolutamente estraneo ai gravi addebiti contestatigli.

    Durante le indagini, condotte dai Carabinieri del Norm di Lecce, sono stati sequestrati il telefonino del parroco e della presunta vittima, per essere analizzati da un perito informatico nominato dalla Procura. Nel frattempo sono stati depositati gli esiti della consulenza, eseguita dal dr. Claudio Leone.

    La ragazza è stata anche sentita, attraverso un primo “ascolto protetto”, alla presenza di una psicologa. Per due volte. Anzitutto, subito dopo la denuncia, ma anche in seguito alla visita ginecologica che non avrebbe riscontrato i segni di una violenza sessuale.

    Il ruolo della famiglia

    Dunque, sulla scorta di questi accertamenti, la Procura intende verificare la fondatezza delle accuse. Anche nei confronti della madre. Ciò che è certo, è che ci si trova di fronte ad un contesto familiare degradato, caratterizzato da un’accesa conflittualità e segnato anche da difficoltà economiche. I genitori sono da tempo separati e il padre ha una recente condanna penale alle spalle.

    Sullo sfondo di questo complesso quadro, emergerebbe il ruolo del prete. Una figura di “supporto” ad una famiglia segnata da enormi difficoltà e conflittualità,con un continuo “rimpallo” di responsabilità? Il sacerdote, infatti, pur non essendo un “amico di famiglia” in svariate occasioni si sarebbe offerto di dare una mano anche dal punto di vista economico. Oppure, il prete avrebbe approfittato della fiducia incondizionata accordatagli dalla famiglia per molestare la 12enne? Domande a cui daranno una risposta nei prossimi mesi gli inquirenti.

    Il sacerdote è assistito dai legali Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone. La madre e la nonna della minore sono invece difese dall’avvocato Francesco Cavallo. Invece, il padre della persona offesa, è assistito dal legale Benedetto Scippa. È stata invece nominata nelle vesti di curatrice speciale della 13enne, l’avvocato Agnese Caprioli.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/abusi-sessuali-inizia-ascolto-vittima-sacerdote.htm

  • “Abbracciami forte che voglio sentire l’amicizia tua”. In carcere don Peschiulli

    “Abbracciami forte che voglio sentire l’amicizia tua”. In carcere don Peschiulli

    Tre anni e otto mesi di carcere per violenza sessuale aggravata con abuso di autorità. È questa la condanna per Don Giampiero Peschiulli, ex parroco della Chiesa di Santa Lucia a Brindisi, trasferito nel carcere di Brindisi qualche giorno fa.

    Le indagini sul sacerdote sono iniziate tre anni fa, in seguito alla messa in onda del servizio di Giulio Golia. A partire dagli atteggiamenti ambigui che Peschiulli aveva avuto nei confronti dei ragazzi nostri complici, tra abbracci, baci sulla bocca e palpatine, le indagini hanno rivelato molto di più. I fatti contestati riguardano due chierichetti, che all’epoca dei fatti non avevano ancora 14 anni, che hanno raccontato di aver subito per anni molestie sessuali da parte del parroco.

    Quando è stato arrestato, Peschiulli si trovava già agli arresti domiciliari. Pochi giorni dopo la messa in onda del nostro servizio, infatti, era scattato l’avviso di garanzia per violenza sessuale su minore. E, a gennaio 2016, è arrivata la sentenza.

    “Abbracciami forte che voglio sentire l’amicizia tua”. Il parroco, ripreso dalle nostre telecamere nascoste, aveva avuto comportamenti ambigui con tre ragazzi nostri complici (tutti maggiorenni, ma uno aveva detto al don di avere 16 anni). Abbracci insistenti e svariati tentativi di baciare in bocca i giovani, visibilmente imbarazzati, emergono dalle immagini che avevamo mandato in onda. Così la nostra Iena era andata a parlare con il don, che però non aveva voluto rispondere alle nostre domande e si era chiuso in Chiesa.

    GUARDA QUI SOTTO IL SERVIZIO DI GIULIO GOLIA

  • Abusi sui chierichetti, Don Peschiulli trasferito nel carcere di Brindisi per scontare la pena

    Abusi sui chierichetti, Don Peschiulli trasferito nel carcere di Brindisi per scontare la pena

    BRINDISI- Don Peschiulli, l’ex parroco della Chiesa di Santa Lucia, è stato arrestato e trasferito nel carcere di Brindisi. L’uomo condannato per violenza sessuale su minore con abuso di autorità dovrà scontare tre anni e otto mesi di reclusione. L’ordinanza di  esecuzione della carcerazione è stata eseguita lo scorso 6 marzo dai carabinieri della Stazione Centro di Brindisi. Pare che Peschiulli alla vista dei militari abbia accusato un malore tanto da richiedere l’intervento del 118. Don Giampiero Peschiulli, già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari,  era  stato giudicato con  rito abbreviato. La sentenza era stata emessa dal gip Giuseppe Licci. Per il prete la pubblica accusa, sostenuta da Giuseppe De Nozza, aveva chiesto 3 anni e 4 mesi.

    La storia delle attenzioni di Peschiulli su alcuni minori era venuta fuori dalla trasmissione le Iene che aveva anche mandato alcuni ganci per verificare  l’atteggiamento del parroco sui ragazzi, anche minorenni, proprio come i due chierichetti che lo hanno accusato. Dopo la puntata infatti un altro ragazzino, minorenne, avrebbe raccontato tutto ad una docente. Avrebbe parlato delle particolari attenzioni, con abbracci e baci da parte del prete. Ad avallare la tesi dei denuncianti anche alcune intercettazioni telefoniche. La difesa, sostenuta dall’avvocato Roberto Cavalera, aveva chiesto l’assoluzione.

    I fatti. I  due ragazzini che avrebbero raccontate delle particolari attenzioni del prete servivano messa nella chiesa di Santa Lucia e quando tutto è iniziato non avevano neanche 14 anni. Nel primo caso denunciato il ragazzino avrebbe subito atti sessuali per cinque anni sino al 2012. L’altro più recente racconta delle attenzioni di Don Giampiero Peschiulli per 4 anni sino ad ottobre 2015. Atti sessuali, che si sarebbero perpetrati prima e dopo la messa.  “atti sessuali consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare dal ragazzo sulle guance, nell’abbracciarlo dopo averlo tirato a sé con forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le cosce e le braccia, nell’infilare la sua mano – nella prima delle due occasioni nel mentre il ragazzo era seduto innanzi a lui e si stava confessando e nella seconda nel mentre il ragazzo si accingeva a prelevare dal luogo in cui erano riposti, il calice ed i paramenti sacri – al di sotto dei pantaloni e delle mutande del ragazzo e nel toccargli e palpeggiargli il sedere ed, infine, consistiti nel prendere il capezzolo sinistro del ragazzo e nello stringerlo al punto da provocargli un forte dolore”.

    Abusi sui chierichetti, Don Peschiulli trasferito nel carcere di Brindisi per scontare la pena

  • Violenze sessuali per mano di un sacerdote e abusi dalla madre? Presunta vittima sarà sentita dal gip

    Violenze sessuali per mano di un sacerdote e abusi dalla madre? Presunta vittima sarà sentita dal gip

    di F.Oli.
    LECCE – E’ previsto per il 5 aprile prossimo l’incidente probatorio della ragazzina di soli 12 anni vittima di presunti abusi sessuali per mano di un sacerdote. Il gip CinziaVergine ha infatti accolto la richiesta avanzata nelle scorse settimane dal sostituto procuratore Stefania Mininni. La giovane (residente in un comune della provincia), davanti a un giudice e con tutte le garanzie del caso, potrà raccontare le presunte molestie a sfondo sessuale consumate all’interno di una parrocchia della provincia di Lecce.

    Successivamente la dottoressa Francesca Panico stilerà una perizia per valutare l’attendibilità delle dichiarazioni della minore. Nell’ordinanza di ammissione di incidente probatorio vengono messe nero su bianco le accuse di una torbida storia di presunte violenze, rapporti extraconiugali e legami burrascosi all’interno della stessa famiglia. La posizione più scomoda (anche per le sue funzioni) è quella del prete. Il parroco, fino a pochi mesi fa in servizio in una chiesa del circondario di Lecce, è accusato di violenza sessuale e atti sessuali con minorenni.

    Secondo le indagini condotte dai carabinieri del Norm di Lecce, da dicembre del 2016 fino a giugno dello scorso anno, il prete avrebbe costretto la ragazzina a consumare rapporti sessuali anche completi e a subire palpeggiamenti e toccatine in canonica. In un’occasione avrebbe persino obbligato la ragazzina ad assistere alla sua masturbazione.

    Le presunte molestie sono emerse con una denuncia raccolta da un familiare. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati i telefonini del sacerdote e della minore su cui è stata effettuata una consulenza dagli esiti contraddittori. Sono state eseguite perquisizioni e ispezioni in parrocchia per trovare riscontri al racconto della persona offesa nel frattempo trasferita in una struttura protetta. Le sue dichiarazioni sono state
    già acquisite. La giovane ha raccontato i presunti abusi, palpeggiamenti e violenze alla presenza di una psicologa. Per ben due volte.

    Il sacerdote non è l’unico indagato. L’inchiesta si è rapidamente allargata. E’ emersa una presunta relazione clandestina tra la madre della ragazzina e il parroco. E la donna è finita sotto inchiesta. E’ accusata di violenza sessuale, abusi sessuali con minorenni, false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale. I reati a sfondo sessuale si configurerebbero perchè la donna avrebbe costretto la figlia a compiere atti di autoerotismo.

    Le altre due accese, invece, farebbero riferimento alla presunta tresca con il sacerdote. L’indagata avrebbe raccontato al pm di non aver avuto più alcun contatto (telefonico e di altra natura) con il suo amante in abito talare da quando la figlia venne allontanata da casa con un provvedimento del Tribunale per i Minorenni.

    Stando a quanto accertato, invece, la donna avrebbe continuato a mantenere contatti con l’indagato anche quotidiani direttamente o con un parente dell’uomo e aiutato l’amante a eludere le indagini. In particolare consigliandogli di avere contatti di amicizia su Instagram e di non utilizzare più schede telefoniche a lui riconducibili ma di acquistarne altre da intestare ad altre persone in modo tale da poter continuare le comunicazioni.

    C’è poi anche una terza indagata. E’ la nonna della ragazzina. La donna, stando alle contestazioni, è accusata di false informazioni al pubblico ministero. Avrebbe taciuto sulla relazione clandestina della figlia con il parroco e nonostante fosse stata sollecitata più volte a fornire informazioni sul loro rapporto avrebbe persino negato di sapere che la figlia aveva trascorso d’estate cinque giorni al mare con il sacerdote.

    I genitori della ragazzina sono da tempo separati. Il padre ha incassato di recente una condanna in primo e in secondo grado. In questo contesto familiare si sarebbe inserita la figura del parroco.

    E’ da accertare il ruolo. Ha fornito supporto alla famiglia aiutando la bambina o si è trasformato in un orco in canonica approfittando della complessa situazione familiare? E le accuse sono una vendetta per quella relazione con la donna?

    Nell’incidente probatorio potranno emergere nuovi particolari. Il sacerdote è assistito dagli avvocati Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone; la madre e la nonna della ragazzina dall’avvocato Francesco Cavallo. Il padre, come persona offesa, invece, è assistito dall’avvocato Benedetto Scippa. Curatrice speciale della minore è stata nominata l’avvocatessa Agnese Caprioli.

    Violenze sessuali per mano di un sacerdote e abusi dalla madre? Presunta vittima sarà sentita dal gip

  • Violentava E Filmava I Bambini. Prete A Processo In Provincia Di Foggia

    Violentava E Filmava I Bambini. Prete A Processo In Provincia Di Foggia

    Poco da aggiungere ad un titolo già abbastanza esaustivo. Don Giovanni Trotta è accusato di violenza sessuale aggravata e adescamento di minori. Ad aggiungere carico a quella che è forse l’accusa più grave di questo mondo, il fatto che mentre violentava le vittime, metteva tutto su nastro. Tre ragazzini, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato in aula, di fronte ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne. All’epoca dei fatti era allenatore di quei giovani in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia.

    Il coraggio dei ragazzi che troppo spesso vengono additati come inadeguati a gestire situazioni da “adulti” ancora una volta fa straziantemente riflettere. Come se non bastasse il trascorso con il mostro, ora lo affrontano in tribunale. Per tre ore (un’eternità) hanno raccontato nei dettagli e mimando i gesti, le angherie a cui sono stati sottoposti per anni.

     Aveva gia agito ai danni di bambini ancora più piccoli

    Non era la prima volta, come spesso in queste brutte storie. Giovanni Trotta, già condannato in primo grado ad otto anni di reclusione per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo procedimento penale di altri nove presunti casi di violenze nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono a tre anni fa. Trotta avrebbe violentato cinque giovanissimi affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bimbi, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua casa singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. Il sacerdote è inoltre accusato di aver egli stesso adescato le vittime sulle chat di Whatsapp e di Facebook.

    Se questo è un prete

    Ancora poco chiara la posizione della chiesa in riguardo la bestialità commessa, ancora una volta, da un suo funzionario. A livello umano rimane impossibile capire come, dopo che li violentava, rovinando la loro vita per sempre, l’animale guardasse in faccia i ragazzi e le loro famiglie giorno dopo giorno.

    Stefano J. Bazzoni

  • Giovanni Trotta, il prete a processo a Foggia per abusi sessuali su minori

    Giovanni Trotta, il prete a processo a Foggia per abusi sessuali su minori

    Udienza per tre adolescenti, due di 15 anni e uno di 16, che hanno raccontato in aula, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne. I fatti risalgono all’epoca in cui l’uomo era allenatore di quei giovani in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia.

    Nel processo dinanzi al Tribunale di Foggia, il prete è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. I tre minorenni, chiamati a testimoniare sugli abusi subiti, hanno confermato ogni particolare della vicenda agghiacciante. Replicando alle domande dei pubblici ministeri baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, hanno riconosciuto le foto dei nudi scattate a casa del sacerdote e gli abusi sessuali ai quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi.

    Per ore tra lacrime ed imbarazzo hanno sostenuto le testimonianze in aula dalle quali hanno voluto si tenessero fuori i genitori.

    Giovanni Trotta, da tutti conosciuto come ‘Don Gianni‘, sacerdote stimato e ben voluto. L’uomo, già condannato in primo grado ad otto anni di reclusione per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo procedimento penale di altri nove presunti casi di violenze nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono a circa tre anni fa.

    Trotta avrebbe violentato cinque giovanissimi affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bimbi, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua casa singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. Il sacerdote inoltre è accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    Ma il processo porta alla luce una notizia finora taciuta: Trotta non era più sacerdote dal 2012, quando, in seguito ad un’altra inchiesta per abusi, la Chiesa lo riduce ufficialmente allo stato laicale. Ma se la Chiesa sapeva, perché ha taciuto? Perché non ha impedito che in questi anni altri bambini subissero abusi da parte del Trotta?

  • Presunta violenza sessuale su una 12enne: consulenza su pc e telefonini “scagiona” sacerdote

    Presunta violenza sessuale su una 12enne: consulenza su pc e telefonini “scagiona” sacerdote

    di F.Oli.
    LECCE – La consulenza su cellulari e computer “scagiona” il prete accusato di violenza sessuale su una 12enne. Emergono nuovi importanti sviluppi nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Stefania Mininni. Non c’è alcuna traccia di contatti tra il sacerdote e la presunta vittima: nessuna foto, nessun video e, soprattutto, nessun dialogo o chat scomodi e imbarazzanti. E’ il contenuto delle sedici pagine della consulenza tecnica eseguita dal consulente della Procura Luca Chirizzi supportato dal collega di parte Antonio Perrone. All’esito degli accertamenti (i cui esiti riportiamo in esclusiva) su ogni apparecchio compare sempre la stessa conclusione: “Dalla visualizzazione del contenuto della memoria del supporto non è emerso alcun elemento utile ai fini della prosecuzione delle indagini”. I consulenti hanno verificato il contenuto del materiale informatico a disposizione del prete, della ragazzina e di altri due indagati: la madre della giovane accusata di violenza sessuale e favoreggiamento. Quest’ultimo reato viene contestato anche alla nonna della minorenne.
    L’indagine, condotta dai carabinieri del Norm di Lecce, è stata avviata con una denuncia raccolta da un familiare della minore e sarebbe maturata in un contesto familiare molto difficile e contraddistinto da un’accesa conflittualità. I genitori sono da tempo separati. Il padre ha incassato di recente una condanna. E in questo complesso contesto familiare si inserisce la figura del parroco. E’ da accertare il ruolo. Ha fornito supporto alla famiglia aiutando la bambina o si è trasformato in un orco in canonica approfittando della complessa situazione familiare? Secondo il materiale finora acquisito, la ragazzina sarebbe stata violentata dal prete in canonica. Più episodi dal 2016 fino a giugno dello scorso anno. Sono state eseguite perquisizioni e ispezioni in parrocchia per trovare riscontri al racconto della persona offesa nel frattempo trasferita in una struttura protetta. Le sue dichiarazioni sono state già acquisite. La giovane ha raccontato i presunti abusi, palpeggiamenti e violenze alla presenza di una psicologa. Per ben due volte. E il suo racconto è ora finito al vaglio degli inquirenti. Ora, però, alla luce dei risultati della consulenza, sarà fondamentale l’esito dell’incidente probatorio in cui verranno raccolte le dichiarazioni della minore e formare così l’eventuale prova da utilizzare nel corso del processo.
    Secondo le indagini, il sacerdote avrebbe abusato della ragazzina all’interno della sagrestia. Sarebbero stati più episodi. Dopo la rivelazione sono scattati gli accertamenti. La ragazza è stata collocata in una struttura protetta mentre gli investigatori hanno poi rapidamente accertato una situazione di estremo disagio familiare di cui probabilmente molti sapevano ma nessuno ha parlato. Sullo sfondo una presunta relazione tra il prete e la madre della minorenne (ipotesi rafforzata dopo gli esiti della consulenza su telefonini e pc). Il sacerdote è assistito dagli avvocati Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone; la madre e la nonna della ragazzina dall’avvocato Francesco Cavallo. Il padre, come persona offesa, invece, è assistito dall’avvocato Benedetto Scippa.

    Presunta violenza sessuale su una 12enne: consulenza su pc e telefonini “scagiona” sacerdote

  • «Così Don Gianni abusò di noi»

    «Così Don Gianni abusò di noi»

    Indossava il clergy e si faceva chiamare Don Gianni. Anche se la Chiesa lo aveva già ridotto allo stato laicale, vietandogli di avvicinare i bambini della parrocchia. Segno, che evidentemente, anche prima di accuse ufficiali e processi, la curia conosceva bene le tendenze di Giovanni Trotta, 57 anni. Un uomo che, stando al racconto delle sue presunte vittime in aula, aveva in sé un indissolubile senso dell’impunità. È l’ultimo caso tutto italiano di un cancro che attanaglia la Chiesa cattolica da sempre.

    Nei giorni scorsi è morto a 86 anni Bernard Law, il cardinale di Boston, l’uomo che coprì per diciotto anni i preti seriali che abusarono di una quantità enorme di bambini e che lui, quando la situazione diventò ingestibile, si limitò a spostare di parrocchia in parrocchia. Come fece per padre John Geoghan, ritenuto responsabile di 130 violenze. Finché un giorno lo scandalo divampò – ci avrebbero fatto anche un film, Il caso Spotlight – e lui fu trasferito a Roma, con il prestigioso nuovo incarico di arciprete alla Basilica di Santa Maria Maggiore.

    Le esequie si sono tenute alla Basilica di San Pietro, come per tutti i cardinali, alla presenza di Papa Francesco.

    In quegli stessi giorni la commissione d’inchiesta del governo australiano ha stilato un rapporto sulla pedofilia nel Paese: il 60% dei casi trattati ha subito l’abuso in ambito religioso. Si parla di migliaia di bambini. Un altro cardinale, George Pell, arcivescovo emerito di Sidney, è ora accusato di aver coperto preti pedofili. Secondo il rapporto in alcune diocesi australiane il 15% dei sacerdoti è sospettato di pedofilia. E Pell stesso, cosa mai accaduta ad un cardinale, andrà a processo per un episodio di stupro.

    Don Gianni

    Di questo cancro della pedofilia religiosa cattolica Giovanni Trotta, 57 anni, alias Don Gianni, rappresenta una metastasi. Perché, nella sua particolare storia, la Chiesa si era già espressa, spretandolo il 23 febbraio 2012 e vietandogli di «prestare, a qualunque titolo, servizio nella catechesi per bambini in fase prepuberale». A quanto si sa, non c’erano stati, all’epoca, processi e accuse ufficiali. Sicché, ci si immagina, le tendenze dell’uomo dovevano essere già state acclarate in curia. Nella provincia di Foggia, per essere precisi. Ma Don Gianni non se l’era sentita di diffondere la notizia. Aveva continuato ad indossare il clergy e aveva trovato modo di avvicinare i bimbi in altre maniere: facendo l’allenatore della squadra di calcio locale e dando ripetizioni nel pomeriggio. Quando lo arrestarono per gli abusi su un undicenne, tenuto vicino con la promessa di un provino per un’importante squadra di calcio e di un futuro da fotomodello, pensò subito di chiedere il rito abbreviato: se la cavò con otto anni di prigione.

    Le vittime

    Ma il piccolo non sarebbe stato l’unico a subirne le angherie tra il 2013 e il 2014. In questi giorni sono sfilati in aula alcuni ragazzi, che all’epoca avevano tutti tra i 12 e i 13 anni. In lacrime e in palese imbarazzo, tanto da chiedere ai genitori di uscire dall’aula per evitare di far loro sapere com’è fatto l’inferno, hanno mimato a gesti e narrato quelle lezioni di foto di nudo e gli abusi, che filavano poi sui profili social in cui Don Gianni sapeva cavarsela bene. Cinque storie di violenze e altri reati, di cui l’ex sacerdote risponde ancora in abbreviato, ossia: pornografia minorile, diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di altri quattro dodicenni attraverso Facebook e Whatsapp. Dieci casi in tutto, tutti avvenuti dopo la riduzione allo stato laicale. Ha scritto il gup di Bari Giovanni Anglana, nelle motivazioni della sentenza di condanna per il primo episodio, quello dell’undicenne: «Appare quantomeno superficiale l’atteggiamento tenuto dalle locali autorità religiose. Le quali, malgrado la chiara prescrizione contenuta nel verdetto della Congregazione della dottrina della fede (con il quale Trotta veniva ridotto allo stato laicale per ragioni correlate ad abusi su minori) con il quale l’imputato avrebbe dovuto essere segnalato nel caso di situazioni potenzialmente pericolose per i minori, hanno mantenuto assoluto silenzio al riguardo». Tanto da consentirgli «addirittura di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori e a farne oggetto delle sue abominevoli perversioni». Con un atteggiamento diverso da parte della Chiesa, tutto questo, forse, non sarebbe successo.

    Edoardo Montolli

    frontedelblog.it 

    https://www.gqitalia.it/underground/2017/12/29/cosi-don-gianni-abuso-di-noi/

  • Prete accusato di abusi sessuali su 12enne: la Procura dispone una consulenza informatica

    Prete accusato di abusi sessuali su 12enne: la Procura dispone una consulenza informatica

    La Procura leccese si affida ad un consulente informatico per analizzare i telefonini sequestrati al sacerdote ed alla ragazzina, presunta vittima di abusi sessuali.

    Ieri mattina, il pm Stefania Mininni ha conferito l’incarico. Si tratta di un “accertamento tecnico non ripetibile”, per evitare un’eventuale modifica o distruzione dei dati, che dovrà essere effettuato entro il termine di 40 giorni. Erano presenti tutte le parti interessate. Anche i difensori del prete hanno nominato un consulente tecnico di parte.

    Verranno dunque analizzate le memorie di telefonini e computer ed i supporti informatici, già posti sotto sequestro nei mesi scorsi. Anzitutto quelli del sacerdote, al fine d’individuare eventuali riscontri a quanto denunciato dalla vittima, attraverso i propri familiari. Dunque, il consulente verificherà l’eventuale presenza di fotografie, video, registrazioni audio “compromettenti”. Non solo, anche presunte tracce di conversazioni e contatti tra il sacerdote e la 12enne. Verrà anche analizzato il telefonino della madre della ragazzina per verificare, anche in questo caso, la sussistenza dell’accusa di “favoreggiamento”.

    La richiesta d’incidente probatorio

    Invece, nei giorni scorsi, la Procura ha notificato agli indagati la richiesta d’incidente probatorio per ascoltare la 12enne, presunta vittima di abusi sessuali per mano del sacerdote.

    Il gip dovrà poi analizzare l’istanza ed eventualmente fissare la data. In quella sede, la 12enne verrebbe sentita nell’ambito di un “ascolto protetto”, alla presenza di uno psicologo, al fine di “cristallizzare” le dichiarazioni.

    Nell’atto, a firma del pm Stefania Mininni, compaiono i nomi dei tre indagati: il prete, accusato di violenza sessuale aggravata, con riferimento anche a rapporti “completi” con la ragazzina; la madre di quest’ultima, che risponde dell’ipotesi di reato di “favoreggiamento”, per non aver riferito agli inquirenti dei presunti abusi subiti dalla figlia e per “false informazioni al pubblico ministero”. Non solo, poiché anche la madre, come risulta nella richiesta d’incidente probatorio, è accusata di violenza sessuale. Secondo i denuncianti, le presunte molestie si sarebbero consumate tra le mura domestiche, ma si tratterebbe anche in questo caso, di un’accusa tutta da verificare.

    Infine, risulta indagata la nonna della ragazzina, con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero, poiché non avrebbe detto tutta la verità al pm, sulla presunta relazione tra il sacerdote e la madre della ragazza.

    Intanto, per salvaguardarne la serenità, la ragazzina è stata trasferita con provvedimento della Procura dei Minori, in una struttura protetta.

    Le accuse al prete

    Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una zia (parente del padre) residente in Campania, della 12enne. L’atto è stato depositato nell’agosto scorso e veniva fatto riferimento a palpeggiamenti, avances di natura sessuale ed in alcune occasioni, addirittura a rapporti completi tra le mura della parrocchia frequentata dalla ragazzina. I fatti contestati si sarebbero verificati agli inizi di quest’anno, in un paese dell’hinterland di Lecce. Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ritiene assolutamente estraneo ai gravi addebiti contestatigli. Tra l’altro, ha lasciato la parrocchia in cui, secondo i denuncianti, si sarebbero verificati i fatti, da molto tempo. Egli attualmente svolge il sacerdozio in un’altra chiesa, ma per motivi che non hanno alcun riferimento alle presunte molestie ai danni della ragazzina.

    La ragazza è stata anche sentita, attraverso “l’ascolto protetto”, alla presenza di una psicologa. Per due volte. Anzitutto, subito dopo la denuncia, ma anche in seguito alla visita ginecologica che non avrebbe riscontrato i segni di una violenza sessuale.

    Il ruolo della famiglia

    Dunque, sulla scorta degli accertamenti eseguiti dai Carabinieri del Norm di Lecce, la Procura intende verificare la fondatezza delle accuse. Anche nei confronti della madre. Infatti, sempre nella stessa denuncia depositata dalla zia della presunta vittima, si fa riferimento ai rapporti poco trasparenti intercorsi tra il parrocco e la madre della 12enne. Accuse pesanti, poiché la relazione tra i due, veniva additata come la causa della “rovina” della famiglia. Un contesto familiare degradato caratterizzato da un’accesa conflittualità e segnato anche da difficoltà economiche. I genitori sono da tempo separati e il padre ha una recente condanna penale alle spalle.

    Sullo sfondo di questo complesso contesto, emergerebbe il ruolo del prete. Una figura di “supporto” ad una famiglia segnata da enormi difficoltà e conflittualità, con un continuo “rimpallo” di responsabilità? Il sacerdote, infatti, pur non essendo un “amico di famiglia” in svariate occasioni si sarebbe offerto di dare una mano anche dal punto di vista economico. Oppure, il prete avrebbe approfittato della fiducia incondizionata accordatagli dalla famiglia per molestare la 12enne? Domande a cui daranno una risposta nei prossimi mesi gli inquirenti.

    Il sacerdote è assistito dai legali Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone. La madre e la nonna della minore sono difese dall’avvocato Francesco Cavallo. Invece, il padre della ragazzina, persona offesa, è assistita dal legale Benedetto Scippa.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/perizia-informatica-sacerdote-abusi-sessuali-12enne.htm

  • Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio

    Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio

    di Francesco Oliva
    LECCE – E’ una torbida storia di presunte violenze, di rapporti extraconiugali e di legami burrascosi all’interno della stessa famiglia l’inchiesta con al centro la figura di un prete accusato di pedofilia su una ragazzina di neppure 14 anni. Nomi degli indagati e accuse vengono sdoganati per la prima volta con la richiesta di incidente probatorio avanzata dal sostituto procuratore Stefania Mininni e notificata nelle scorse ore dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Lecce. Gli indagati sono tre. Non solo il prete e la madre ma anche la nonna della ragazzina. Risponde di false informazioni fornite al pubblico ministero.

    Secondo investigatori e inquirenti, la donna non avrebbe raccontato la verità su una sospetta relazione tra la mamma della ragazzina e il sacerdote.
    Nella richiesta di incidente probatorio vengono messe nero su bianco anche le accuse contestate alla madre della giovane: false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento per non aver denunciato i presunti abusi sessuali sulla figlia pur essendone a conoscenza. E poi c’è il principale indagato: un giovane sacerdote travolto da un’inchiesta che ha calamitato, inevitabilmente, l’attenzione dei media locali e nazionali.

    L’accusa è di violenza sessuale continuata aggravata. L’indagine è stata avviata con una denuncia raccolta da un familiare della minore e sarebbe maturata in un contesto familiare molto difficile e contraddistinto da un’accesa conflittualità. I genitori sono da tempo separati. Il padre ha incassato di recente una condanna. E in questo complesso contesto familiare si inserisce la figura del parroco. E’ da accertare il ruolo. Ha fornito supporto alla famiglia aiutando la bambina o si è trasformato in un orco in canonica approfittando della complessa situazione familiare?

    Secondo il materiale finora acquisito, la ragazzina sarebbe stata violentata dal prete in canonica. Più episodi dallo scorso anno fino a giugno. Poi la denuncia e l’allontanamento della minore. Sono stati sequestrati i telefonini del sacerdote e della minore. Sono state eseguite perquisizioni e ispezioni in parrocchia per trovare riscontri al racconto della persona offesa nel frattempo trasferita in una struttura protetta. Le sue dichiarazioni sono state già acquisite.

    La giovane ha raccontato i presunti abusi, palpeggiamenti e violenze alla presenza di una psicologa. Per ben due volte. E il suo racconto è ora finito al vaglio degli inquirenti. Ora, però, la Procura intende blindare le dichiarazioni della persona offesa da utilizzare con l’eventuale apertura di un processo con un incidente probatorio su cui un gip dovrà ora fissare la data. Il sacerdote è assistito dagli avvocati Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone; la madre e la nonna della ragazzina dall’avvocato Francesco Cavallo. Il padre, come persona offesa, invece, è assistito dall’avvocato Benedetto Scippa.

    Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio