Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • Filmava i bambini mentre li violentava: prete a processo in provincia di Foggia

    Filmava i bambini mentre li violentava: prete a processo in provincia di Foggia

    Tre ragazzini, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato ieri in aula, di fronte ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne che all’epoca dei fatti era allenatore di quei giovani in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia.

    Nel processo che si sta svolgendo dinanzi al Tribunale di Foggia, il prete è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. I tre minorenni sono stati chiamati a testimoniare sugli abusi subiti. Replicando alle domande dei pubblici ministeri baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, i tre hanno confermato ogni particolare, dalle foto nudi scattate a casa del sacerdote agli atti sessuali a quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi. Hanno chiesto che i loro genitori potessero restare fuori dall’aula e, per ore, tra lacrime e imbarazzo, hanno ricordato quei momenti.

    Giovanni Trotta, già condannato in primo grado ad otto anni di reclusione per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo procedimento penale di altri nove presunti casi di violenze nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono a tre anni fa. Trotta avrebbe violentato cinque giovanissimi affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bimbi, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua casa singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. Il sacerdote inoltre è accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    https://www.fanpage.it/filmava-i-bambini-mentre-li-violentava-prete-a-processo-in-provincia-di-foggia/

  • L’ex prete e il sesso con i minorenni le vittime in lacrime confermano

    L’ex prete e il sesso con i minorenni le vittime in lacrime confermano

    Tre minorenni, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato in aula, dinanzi ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne che all’epoca dei fatti era allenatore di quei ragazzi in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia. Nel processo che si sta celebrando dinanzi al Tribunale di Foggia, Trotta è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori.

    La deposizione

    Rispondendo alle domande dei pm baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, hanno confermato ogni particolare, dalle foto nudi scattate a casa dell’uomo agli atti sessuali a quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi. Hanno chiesto che i loro genitori restassero fuori dall’aula e, per ore, tra lacrime e imbarazzo, hanno ricordato quei momenti.

    Il prcedente

    Trotta, già condannato in primo grado a otto anni di carcere per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo processo di altri nove presunti casi di abuso nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono al 2014. Trotta avrebbe violentato cinque minori affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché loro docente di lezioni private e ne avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. È inoltre accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/foggia/cronaca/17_novembre_28/ex-prete-sesso-minorenni-vittime-lacrime-confermano-805ef0da-d460-11e7-8ba8-e02be708d9ca.shtml

  • Abusi su minorenni  di ex prete: vittime  confermano tutto

    Abusi su minorenni di ex prete: vittime confermano tutto

    FOGGIA – Tre minorenni, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato oggi in aula, dinanzi ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne che all’epoca dei fatti era allenatore di quei ragazzi in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia. Nel processo che si sta celebrando dinanzi al Tribunale di Foggia, Trotta è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori.

    I tre adolescenti sono stati chiamati a testimoniare sulle violenze subite. Rispondendo alle domande dei pm baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, hanno confermato ogni particolare, dalle foto nudi scattate a casa dell’uomo agli atti sessuali a quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi. Hanno chiesto che i loro genitori restassero fuori dall’aula e, per ore, tra lacrime e imbarazzo, hanno ricordato quei momenti.

    Trotta, già condannato in primo grado ad otto anni di carcere per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo processo di altri nove presunti casi di abuso nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono al 2014. Trotta avrebbe violentato cinque minori affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. E’ inoltre accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    Il processo proseguirà il 18 dicembre con le testimonianze in aula di altri minorenni vittime dell’ex sacerdote, il quale continuava a farsi chiamare ‘don Giannì nonostante fosse stato ridotto allo stato laicale fin dal 2012 proprio per ragioni legate agli abusi su minori.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/955521/abusi-su-minorenni-di-ex-prete-vittime-confermano-tutto.html

  • Lecce, sacerdote indagato per violenza sessuale su una 14enne. I pm: “La madre sapeva”

    Lecce, sacerdote indagato per violenza sessuale su una 14enne. I pm: “La madre sapeva”

    di CHIARA SPAGNOLO

    LECCE – Una ragazzina di 14 anni sarebbe stata violentata da un prete, nel silenzio della madre, che sarebbe stata al corrente degli abusi e non lo avrebbe denunciato. E’ gravissimo il quadro che emerge dall’inchiesta della Procura di Lecce sugli abusi subiti da un’adolescente di un paese della provincia di Lecce, che è stata recentemente allontanata dalla casa familiare per sottrarla a un clima di omertà che gli inquirenti ritengono pericoloso.

    Il prelato, invece, non è stato raggiunto da alcun provvedimento di sospensione dal servizio né tantomeno di trasferimento in un’altra parrocchia e, anzi, la Curia si è detta fiduciosa che il prosieguo degli accertamenti consentirà di scagionarlo.

    Allo stato l’uomo è indagato per violenza sessuale aggravata e la madre della vittima per favoreggiamento. Le molestie si sarebbero consumate per diversi mesi in canonica e lentamente si sarebbero trasformate in abusi sessuali veri e propri. A far scattare l’inchiesta, la denuncia presentata da un familiare della 14enne, che è stata poi ascoltata dal magistrato con le dovute forme di protezione psicologica. Dopo che le sue dichiarazioni sono state cristallizzate, i carabinieri hanno avviato accertamenti sui telefonini, della ragazzina e del prete, ed effettuato una perquisizione in parrocchia. Il materiale acquisito è ora al vaglio degli investigatori, che stanno valutando anche i rapporti definiti “sospetti” tra il parroco e la madre della minore. Si indaga anche su eventuali altri casi di abusi sessuali, che potrebbero avere avuto come protagoniste altre ragazzine.
    http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/11/04/news/lecce_14enne_denuncia_violentata_dal_sacerdote_-180199665/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

  • Lecce, denuncia di 14 enne  «Violentata da un prete»

    Lecce, denuncia di 14 enne «Violentata da un prete»

    Francesco Oliva

    Abusi sessuali nel chiuso della canonica. Per mesi e all’insaputa di tutti, una ragazzina di neppure 14 anni, avrebbe subito palpeggiamenti e rapporti sessuali. Il presunto molestatore è un giovane sacerdote, amico di famiglia dell’adolescente.
    La storia, ancora top secret, è contenuta in un fascicolo di indagine aperto in Procura. Poche le notizie trapelate, se non che il nome finito nel registro degli indagati è quello di un giovane sacerdote, impegnato in una parrocchia dell’hinterland di Lecce.
    Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Stefania Mininni. Il magistrato sta verificando la fondatezza della denuncia della ragazzina, che ha raccontato quello che sarebbe accaduto durante gli incontri con il prete. Già da tempo, e nel massimo riserbo, sono stati avviati gli accertamenti.

    I fatti risalgono ai mesi scorsi. Più episodi, più incontri e sempre in parrocchia. È stata la stessa ragazzina a raccontare i presunti abusi sessuali. La minore ha rotto il silenzio che si era imposto e si è confidata con una parente. Sono stati informati i genitori ed è stata presentata una denuncia.

    Le indagini sono affidate ai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Lecce. I militari sono al lavoro per ricostruire l’accaduto e per fare chiarezza sulla natura dei rapporti fra la ragazzina e il prete.
    I genitori della minorenne frequentavano assiduamente la chiesa. Conoscevano il sacerdote e si fidavano di lui.
    L’inchiesta ha già mosso i primi passi. È stata eseguita una perquisizione in casa del sacerdote e nel suo ufficio in parrocchia. I militari, su disposizione del magistrato, hanno sequestrato i telefonini del parroco e della ragazzina. Gli apparecchi sono stati affidati ad un esperto informatico per risalire al contenuto e verificare eventuali contatti telefonici, tra chiamate, messaggi e whatsapp.

    Le dichiarazioni della ragazzina sono state raccolte dal magistrato. Nelle scorse settimane, con tutte le garanzie del caso, la minore ha raccontato davanti al pm e alla presenza di una psicologa i presunti abusi. E il suo racconto è ora finito al vaglio del magistrato. Della vicenda è stata informata anche la Procura per i minorenni che ha aperto un procedimento parallelo coordinato dal procuratore capo Maria Cristina Rizzo. Le indagini vanno avanti. Gli inquirenti intendono verificare se il sacerdote abbia avuto rapporti sessuali con altre giovani vittime che, in casi simili, molto spesso rimangono in silenzio o denunciano gli abusi solo a distanza di anni per paura o per vergogna.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/lecce/946944/lecce-denuncia-di-14-enne-violentata-da-un-prete.html

  • Ripetute violenze sessuali in parrocchia su una giovane di neppure 14 anni? Indagato un prete

    Ripetute violenze sessuali in parrocchia su una giovane di neppure 14 anni? Indagato un prete

    LECCE – Scandalo in parrocchia. Un prete finisce sotto inchiesta per presunti abusi e molestie sessuali ai danni di una ragazzina di neppure 14 anni. Si tratta di un giovane sacerdote che presta servizio in una chiesa di un comune alle porte di Lecce. Ora il suo nome è finito nel registro degli indagati. Il sostituto procuratore Stefania Mininni ha infatti aperto un fascicolo d’indagine per fare luce sulla fondatezza della denuncia di una ragazzina che ha raccontato incontri, palpeggiamenti e rapporti sessuali anche completi con il prete consumati in parrocchia nei primi mesi di quest’anno. Già da tempo, nel massimo riserbo,
    sono stati avviati i dovuti accertamenti.

    I fatti risalgono ai mesi scorsi. Più episodi, più incontri e sempre in parrocchia.
    Palpeggiamenti, toccatine ma anche rapporti sessuali completi. E’ stata la stessa ragazzina a raccontare i presunti abusi che si consumavano all’insaputa di tutti. La minore si è operativo radiomobile della Compagnia di Lecce.

    I militari hanno ricostruito i legami della ragazzina con il prete, un amico di famiglia. I genitori della minorenne frequentavano assiduamente la chiesa. Conoscevano il sacerdote e si fidavano di lui. Non un uomo affetto da disturbi e neppure un parente. Ma un soggetto (apparentemente) al di sopra di qualsiasi sospetto.

    Gli accertamenti sono stati già avviati. E’ stata eseguita una perquisizione in parrocchia e in casa del sacerdote. I militari, su disposizione del magistrato, hanno sequestrato i telefonini del parroco e della ragazzina affidati ad un esperto informatico per risalire al contenuto e verificare eventuali contatti telefonici, tra chiamate, messaggi e whatsapp. La ragazzina è stata anche sentita.

    Nelle scorse settimane, con tutte le garanzie del caso, la minore ha raccontato davanti al pm e alla presenza di una psicologa i presunti abusi. E il suo racconto è ora finito al vaglio del magistrato. Della vicenda è stata informata anche la Procura dei Minori che ha aperto un procedimento penale parallelo coordinato dal procuratore capo Maria Cristina Rizzo.

    Le indagini vanno avanti. Gli inquirenti intendono verificare se il sacerdote abbia avuto rapporti sessuali con altre giovani vittime che, in casi simili, molto spesso rimangono in silenzio o denunciano gli abusi solo a distanza di anni per paura o per vergogna.

    Ripetute violenze sessuali in parrocchia su una giovane di neppure 14 anni? Indagato un prete

  • Preti pedofili a Brindisi: una lettera di 10 anni fa e decine di denunce rimaste nel cassetto

    Preti pedofili a Brindisi: una lettera di 10 anni fa e decine di denunce rimaste nel cassetto

    di Gianmarco Di Napoli per IL7 Magazine

    L’allarme era partito già dieci anni fa quando una lettera “firmata” inviata ad alcuni giornali locali, e partita evidentemente da ambienti ecclesiastici brindisini, segnalava una situazione anomala all’interno delle parrocchie locali: “Nella Diocesi di Brindisi-Ostuni, fino ai giorni nostri, superficialità, paure e ambiguità hanno potuto abbassare il livello di vigilanza nella selezione e causare l’affievolirsi della tensione formativa di candidati al sacerdozio che diventano preti e vengono nominati addirittura parroci, educatori in seminario e insegnanti di religione nelle scuole hanno influito in maniera determinante sulla sensibilità culturale e religiosa della nostra gente e sull’andamento del flusso vocazionale. Il popolo, dopo aver progressivamente subito ciò che gli è stato in modo indolore imposto, si è assuefatto facendo rientrare nella norma la figura del “prete celibe” come uomo piuttosto misogino o sessualmente indistinto o addirittura omofilo”.
    Quella lettera, che provocò all’epoca un grande scompiglio negli ambienti della Curia, ma solo per il fatto di essere stata diffusa e pubblicata, non portò alcun cambiamento sostanziale. Tanto che, dieci anni dopo, la Diocesi di Brindisi-Ostuni risulta essere quella a più alto tasso di pedofilia in Italia, con tre sacerdoti già condannati e una serie di ulteriori approfondimenti in corso da parte dell’autorità giudiziarie su altre vicende emerse nel frattempo.
    Cosa avrebbe potuto fare la chiesa brindisina per evitare questo tracollo, ma soprattutto tutelare l’innocenza di quei ragazzini la cui vita è stata segnata per sempre dagli abusi sessuali subiti? Molto. A partire dal seminario, le cui indicazioni fornite dagli educatori non sono state prese in considerazione dai vescovi, neanche quando i segnali emersi erano di inequivocabile incompatibilità con il sacerdozio per gravi devianze comportamentali. Del caso, clamoroso, di Caramia parliamo diffusamente in un’altra parte di questo giornale.
    Ma esiste la vicenda, anch’essa risalente ad alcuni anni fa e mai resa pubblica, di un adolescente che frequentava una parrocchia di Brindisi e che in più di una occasione era stato notato assumere atteggiamenti morbosi nei confronti dei bambini che frequentavano la chiesa e i corsi di catechismo. Quando il ragazzino, allontanato dalla parrocchia, decise di seguire un percorso autonomo per farsi prete, il parroco che ne aveva individuato gli atteggiamenti chiaramente equivoci scrisse per due volte all’allora arcivescovo, Rocco Talucci, per segnalare l’indole dell’aspirante prese e sconsigliarne l’ordinazione. Ma non servì a nulla. Il vescovo decise la sua ordinazione presbiterale. Il suo nome è comparso in recenti inchieste giudiziarie.
    Più volte, in questi anni, la Curia arcivescovile di Brindisi ha ricevuto segnalazioni – sia provenienti da ambienti religiosi che laici – di situazioni incompatibili con il ruolo di sacerdote così previsto dalla Chiesa cattolica. Ben due hanno riguardato un prete, presente nel presbiterio brindisino, effettuate (in tempi diversi) da donne il cui marito ha abbandonato la famiglia per una relazione sentimentale con il parroco. Una delle due vicende ha anche avuto un appendice giudiziale. Inutile dire che il sacerdote ha continuato regolarmente a svolgere il ministero sacerdotale. Un comportamento identico a quello adottato quando furono segnalate alla Curia le tendenze pedofile di don Giampiero Peschiulli e questi fu lasciato alla guida della parrocchia di Santa Lucia sino a quando non andarono a bussare da lui i carabinieri.
    Esiste poi un caso, gravissimo, di una minorenne che frequentava gli ambienti giovanili parrocchiali e che venne abusata da un educatore. Il caso, avvenuto diversi anni fa, non giunse mai nelle aule di giustizia, forse perché i tempi non erano maturi ma soprattutto perché la famiglia preferì non denunciare all’autorità giudiziaria, limitandosi a informare dell’accaduto quella clericale. L’educatore responsabile di quella violenza è rimasto impunito continuando a ricoprire i ruoli assegnati.
    Nell’armadietto più inaccessibile negli uffici della Curia, quello contenente i fascicoli di ogni singolo sacerdote e operatore religioso, esistono molte segnalazioni, alcune anche documentate, che però non hanno mai sortito alcun effetto. E’ stata sempre l’autorità giudiziaria a porre fine a ciò che quella religiosa non è mai riuscita ad arginare, nonostante spesso nel fosse a conoscenza.
    Dieci anni di silenzi e intrecci inquietanti che partono da quella lettera “firmata” e che arrivano alle connivenze tra don Caramia e l’ex veggente Paola Catanzaro. Ma questo è un altro, lunghissimo e ancora in parte oscuro, capitolo della storia.

  • Tre sacerdoti brindisini condannati per pedofilia: un infinito atto di dolore

    Tre sacerdoti brindisini condannati per pedofilia: un infinito atto di dolore

    E’ stato uno tsunami, soffiato sulla chiesa Brindisina dove d’improvviso, qualche mese fa, è partito il valzer di trasferimenti. Via i parroci vecchi per quelli nuovi, allontanati alcuni sacerdoti “chiacchierati” per lasciare il posto ad altri. Uno spostamento di pedine affatto casuale che serve senz’altro a ripristinare una immagine ormai opaca del cattolicesimo indigeno, inficiata da una serie di arresti per pedofilia che dal 2015 in poi hanno portato alla luce un sottobosco di molestie su minori fino ad allora coperto da un velo di mutismo violato soltanto, talvolta, dal chiacchiericcio di strada.

    La pedofilia nei luoghi di culto brindisini (non tutti, per carità) è ora verità processuale. Comunque la si voglia vedere è roba scritta su carta, raccontata da sentenze non ancora definitive ma pur sempre sentenze e non più solo atti di indagine. L’ultimo caso definito in primo grado è quello di don Francesco Caramia. Giovanissimo, appena 43enne. Prete “avanti” della parrocchia di San Giustino de Jacobis. E’ stato condannato a otto anni di reclusione per atti sessuali su un minore. Ha ammesso la propria omosessualità, una relazione affettiva avuta durante il sacerdozio e mentita al vescovo. Ha sempre negato di aver rivolto le proprie attenzioni ai bambini. La vicenda giudiziaria, al momento, dice altro.

    L’arresto di don Francesco 
    e il processo
    Tutto ebbe inizio dalla denuncia di un pediatra. Un ragazzino ormai adolescente riferì di aver subito abusi in parrocchia, dopo il catechismo. Fu eseguito un decreto di perquisizione e sequestri, nel 2015, proprio in chiesa, al rione Bozzano. Poi scattò la richiesta di misura cautelare, concessa dal gip. Carcere per don Caramia, che è poi uscito ed è ora ristretto ai domiciliari in una comunità fuori regione. I fatti contestati risalgono agli anni 2008 e 2009. Il chierichetto all’epoca dei fatti aveva 8 anni. Per almeno “due volte a settimana” il piccolo sarebbe stato costretto a compiere atti sessuali “per opera di Dio”.
    Rapporti sessuali non completi dopo il catechismo, della durata di dieci o quindici minuti. Sempre “intorno alle 18 o 18.15” a quanto riferito dal diretto interessato che qualche volta, trovando una scusa, sarebbe riuscito a sfuggire. Avrebbe sottostato nelle altre occasioni perché “sottoposto a minaccia”. A quanto ha narrato, il prete gli avrebbe rappresentato che nel caso in cui avesse parlato egli avrebbe fatto valere il proprio “grande potere” e avrebbe “fatto perdere il posto di lavoro al padre o avrebbe fatto separare i suoi genitori”. Don Caramia ha affrontato un processo, che si è celebrato a porte chiuse e che si è concluso la scorsa settimana. Nessuno sconto per lui, considerato il rito “ordinario” scelto. Otto anni di reclusione gli sono stati inflitti dopo una camera di consiglio lunga ore. L’arcivescovo di Brindisi – Ostuni, monsignor Domenico Caliandro, lo aveva già sospeso dalle funzioni.

    L’ammissione in aula:
    “Ho mentito all’arcivescovo”.

    Lo scorso venerdì santo c’era udienza, una delle ultime, del processo a don Caramia. E’ stato allora che ha confermato, rispondendo a domanda precisa, di aver omesso all’arcivescovo alcuni dettagli della propria vita privata. Dettagli che riguardano un rapporto di amicizia con un uomo, prassi non proprio incline ai dettami della Chiesa. Il ritratto di Caramia fatto dai magistrati non è affatto clemente. Si parla di “inequivocabile disinvoltura” od comunque di “evidente abitudine di gestire in modo truffaldino l’organizzazione delle feste della parrocchia”: serve a tratteggiarne la personalità.
    Non “amore per la comunità, mitezza, castità, abnegazione”. Ma un “parroco indubbiamente estraneo all’immagine tradizionale del sacerdote pastore”.
    “Un uomo egoista, menefreghista, dal fare truffaldino, dalla personalità inequivocabilmente scaltra, insincera e disubbidiente”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare che porta la firma del gip Maurizio Saso, eseguita nel giugno del 2016. C’era poi un’altra notazione, che accomuna la storia di don Caramia a quella di altri “colleghi” del territorio. Diversi educatori avevano avuto modo di esaminare il cammino spirituale del 43enne mesagnese, qualcuno già all’epoca aveva espresso delle riserve: nel 1995 scriveva Fabio Ciollaro, attualmente vicario del vescovo: “Ha trascorso la prima parte dell’anno con discreto impegno, applicandosi con regolarità nello studio e mostrandosi docile e servizievole. Ma la scoperta di alcuni episodi e situazioni nascoste ha svelato una spiacevole e strana doppiezza. E’ venuta alla luce una affettività disordinata, una maturità inadeguata all’età (21 anni) nei giudizi e nelle scelte pratiche, una ripetuta insincerità e disobbedienza nei riguardi degli educatori, in maniera a volte lieve a volte grave. Allo stato attuale è opportuno che lasci il seminario. Indubbiamente potrà continuare il suo cammino di discernimento in parrocchia e con l’accompagnamento di qualche prudente sacerdote. Sarà però difficile che emergano i lati e gli aspetti veri della sua personalità, così come può invece avvenire seguendolo giorno per giorno nelle situazioni concrete della vita comunitaria. in ordine al suo futuro vocazionale, pertanto, si esprimono forti riserve e perplessità. Ci si rimette tuttavia la giudizio del Vescovo”.
    Le indagini e l’altro prete
    Prima di don Caramia, era toccato a don Giampiero Peschiulli, parroco della chiesa di Santa Lucia. Le indagini partono da una lettera anonima giunta alla trasmissione Le Iene. Il 25 settembre 2014 l’inviato Giulio Golia approda a Brindisi. Don Giampiero si barrica in chiesa e chiama i carabinieri. La reazione del prete fa notizia. Piovono commenti su Facebook. Vengono sentite a sommarie informazioni due famiglie di ragazzi che ora hanno 30 anni e che confermano tutto, specificano anche di aver detto tutto a Talucci che li avrebbe invitati a non denunciare (ipotesi questa negata dall’arcivescovo emerito nell’interrogatorio dinanzi al pm). Il 29 ottobre, il giorno in cui va in onda la clip delle Iene sul “prete pomicione”, i carabinieri si recano a casa di don Giampiero e in curia per eseguire un decreto di perquisizione e sequestro. Il 73enne sarà poi assolto dall’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Partono però le intercettazioni. Il 20 maggio 2015 l’arresto.
    Secondo il gip egli “avrebbe abusato dell’autorità morale e religiosa connessa all’essere il parroco della Chiesa di Santa Lucia” e avrebbe abusato di due chierichetti, minorenni, che frequentavano la parrocchia.

    Le intercettazioni
    Il sospetto che anche a Bozzano fosse accaduto qualcosa di torbido era già riportato, sempre nero su bianco, nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita mesi prima nei confronti di don Peschiulli che è stato poi condannato a 3 anni e 8 mesi (con lo sconto previsto dal rito abbreviato e conferma in appello) sempre per pedofilia.
    Peschiulli parlava al telefono con la perpetua: “Se parla don Giampiero quanti preti si devono spogliare”. E poi ancora: “Peggio per te se l’ho fatto, perché ti stavi?”, in riferimento alle vittime. Infine ancora, riferimenti, nomi. Illazioni su cui sono stati fatti e sono in corso ulteriori approfondimenti investigativi.

    Il caso del cappellano
    Il 2015, insomma, è l’annus horribilis. A novembre un altro arresto scuote la comunità ecclesiale. Pedopornografia l’accusa: ai domiciliari, in flagranza, dopo una perquisizione della Postale eseguita sulla base di una segnalazione precisa, ci finisce don Franco Legrottaglie, 67 anni, che da poco aveva festeggiato i 35 anni di sacerdozio. Svolgeva le sue funzioni a Ostuni, nella chiesa della Madonna del Pozzo. Nel pc vengono trovati 2.500 file illegali.
    Legrottaglie nel maggio 2016 viene condannato in primo grado, in abbreviato, a quattro anni di reclusione. Incluso lo sconto di pena. Viene anche stabilita l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e l’interdizione in perpetuo da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, di ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate da minori. Pena accessoria che racchiude in sé il racconto di una storia passata, una storia che sembrava essere caduta nel dimenticatoio. E che invece ha avuto un valore processuale, sebbene non sia stata sufficiente per la Diocesi locale, negli anni trascorsi, ad assumere provvedimenti importanti.

    Il precedente.
    Il sacerdote era già stato condannato in via definitiva nel 2000 per una vicenda risalente al 1991: atti di libidine violenta su due bambine. Un anno e dieci mesi, la pena inflitta. Non erano tempi in cui si ricorreva facilmente alla denuncia, sulla pedofilia dei preti vigeva una coltre di silenzio a cui compartecipavano, talvolta, le vittime. Per paura di finire nel mirino, per la vergogna, per il terrore di non avere giustizia. I genitori delle due ragazzine invece, ebbero coraggio e forse anche giustizia, seppur a tempo determinato.
    Nel 2010, dopo un periodo trascorso in Congo, in missione, a Legrottaglie fu assegnato l’incarico di cappellano dell’ospedale Perrino. Stipendiato dalla Asl ma scelto dall’arcivescovo, così come previsto dagli accordi regionali con le diverse diocesi pugliesi. Scaduto il termine, il contratto di consulenza esterna a tempo determinato, non gli è stato più rinnovato. E’ stato spostato alla Madonna del pozzo dove non ha mai rivestito il ruolo di parroco, ma ha celebrato messa.
    Passata la bufera?
    I casi giunti a sentenza, nel volgere di pochissimi mesi, sono tre. Ma le dichiarazioni dei preti coinvolti sono ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Ci sono alcune denunce che vengono analizzate, ci sono stati spostamenti decisi da monsignor Caliandro, la cui ratio svela l’esistenza di altre situazioni meritevoli di approfondimento. Nomi in chiaro, nomi omissati. Verità ormai note, e presagi di sventura riportati nelle schede personali dei sacerdoti, conservate presso la Curia arcivescovile che ha sì collaborato alle indagini. Ma non ha mai denunciato.

  • Pedofilia, condannato a 8 anni di carcere l’ex parroco che abusò di un chierichetto a Brindisi

    Pedofilia, condannato a 8 anni di carcere l’ex parroco che abusò di un chierichetto a Brindisi

    Otto anni di carcere al parroco che abusò di un chierichettominorenne. Questa è la condanna per Don Francesco Caramia, ex sacerdote della chiesa San Giustino de Jacobis di Brindisi,riconosciuto colpevole dal Tribunale della città pugliese, di aver compiuto atti sessuali sul minore, che all’epoca dei fatti – tra il 2008 e il 2009 – aveva otto anni.

    A far aprire le indagini era stata la denuncia del pediatra della piccola vittima, nel luglio del 2015: il minorenne aveva raccontato al professionista di aver subito abusi e aveva riferito anche alcuni dettagli. Una volta appreso di essere indagato per atti sessuali continuati e pluriaggravati, don Caramia si era dimesso dall’incarico nella parrocchia. Il prete è stato arrestato un anno dopo, nel giugno 2016, ottenendo poi gli arresti domiciliari presso una comunità religiosa fuori della regione Puglia. Caramia, assistito dagli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, aveva scelto di essere processato con rito ordinario.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/28/pedofilia-condannato-8-anni-di-carcere-lex-parroco-che-abuso-di-un-chierichetto-brindisi/3883873/

  • Abusò di un chierichetto di 8 anni, don Francesco Caramia condannato a 8 anni di carcere

    Abusò di un chierichetto di 8 anni, don Francesco Caramia condannato a 8 anni di carcere

    È di otto anni di reclusione la condanna per avere compiuto atti sessuali su minori per l’ex parroco della chiesa San Giustino de Jacobis di Brindisi, don Francesco Caramia, di 43 anni. Il giudice ha accolto la richiesta del pm. Il prete era stato arrestato nel giugno 2016 e aveva poi ottenuto i domiciliari presso una comunità religiosa fuori regione.

    La sentenza è stata emessa in tarda serata dal Tribunale di Brindisi (presidente Genantonio Chiarelli). Caramia, assistito dagli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, aveva scelto di essere processato con rito ordinario. I fatti risalgono agli anni 2008 e 2009: il sacerdote è stato riconosciuto colpevole di avere abusato di un chierichetto che all’epoca aveva 8 anni. La denuncia fu presentata da un pediatra e poi confermata dalla vittima.

    http://www.leggo.it/italia/cronache/abuso_di_un_chierichetto_di_8_anni_don_francesco_caramia_condannato_8_anni_di_carcere_foto_28_settembre_2017-3268082.html