Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • Foggia, don cacciato in gran segreto per abusi su minori diventa allenatore e ne violenta 11 baby calciatori

    Foggia, don cacciato in gran segreto per abusi su minori diventa allenatore e ne violenta 11 baby calciatori

    C’è una storia terribile a Foggia, fatta di silenzi e abusi, di un prete stupratore e pedofilo e delle giovani vite di bimbi spezzate senza pietà.

    È la vicenda che ha come orco Don Gianni.

    La storia di don Gianni
    Nel 2012, la Curia caccia in gran segreto Don Gianni Trotta per “essere colpevole di delitti con minori contro il sesto precetto del decalogo (non commettere adulterio)”, riducendolo così allo stato laicale, la pena più dura che può essere inflitta. Ma le prime denunce sono datate 2009: tre anni per arrivare a una scelta. Punito, ma non denunciato alla Procura. Un ordine del cardinale Joseph Levada, a capo della Congregazione, chiede che “la nuova condizione di sacerdote dimesso non dia candalo ai fedeli”. Quindi silenzio sulla punizione, nessuno deve sapere.

    Un ordine che è costato caro, non alla chiesa ma a dei bambini. Ora il prete si trova in carcere, condannato nell’ottobre del 2015 a otto anni di reclusione per violenza sessuale su un 11enne e per produzione di materiale pedo pornografico. Con le stesse accuse si appresta a tornare davanti al giudice per reati commessi ai danni di un’altra decina di bambini. Queste violenze si sono perpetrate dopo la pena inflitta dalla Chiesa, che ha mantenuto il segreto.

    L’arresto e la condanna
    Il 15 novembre del 2014 scatta una perquisizione grazie alla giovane sostituta procuratrice di Bari, Simona Filoni. In una denuncia infatti si legge: “C’è un signore che ha chieso a mia figlia di 11anni, su internet, le sue foto nuda”. Un investigatore dopo anni rivela su La Repubblica: “La cosa più orribile che mi era mai capitata di vedere. Filmati, dvd, foto, chat a ogni ora, solo con bambini, tutto conservato “nel soppalco a casa della madre 90enne”. I bambini nelle testimonianze lo chiamano tutti Don Gianni, l’allenatore della squadra del paese. Ebbene sì, perché dopo essere stato ridotto allo stato laicale è andato a fare il mister. E nessuno gli ha impedito di non farlo.

    E come mai? Trotta non è più prete dal 2012.

    Nessuno può saperlo, la chiesa ha “ordinato il silenzio”. Tant’è che in paese tutti lo credono ancora don: “Al funerale del padre aveva il collarino ecclesiastico”. E ancora: “Frequetava la chiesa, ci aveva detto che era in attesa di una nuova destinazione”. Sorge naturale una domanda: perché gli è stato consentito di frequentare i bambini nonostante i suoi precedenti? Dal punto di vista del diritto canonico, la sentenza della Congregazione è inattaccabile: la pena massima è stata inflitta e la legge italiana non può nulla, fanno ,notare i tecnici su La Repubblica.

    Quella squadra di bambini tempestata di avances poteva essere salvata se solo il vescovo dell’epoca, monsignor Domenico Cornacchia, lo avesse denunciato, impedendogli il ruolo di allenatore. Ovviamente Cornacchia scansa le accuse: “Ma io non sapevo nulla di Trotta”. E prosegue: “Non era un presbitero diocesano, avrebbero dovuto controllare il suo superiore generale e provinciale”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/foggia-don-cacciato-gran-segreto-abusi-su-minori-diventa-1360542.html

  • “Nostro figlio vittima dell’ex prete per colpa della Chiesa e dei suoi silenzi”

    “Nostro figlio vittima dell’ex prete per colpa della Chiesa e dei suoi silenzi”

    dal nostro inviato GIULIANO FOSCHINI

    FOGGIA – Il papà: “È difficile, forse impossibile. Avrebbero dovuto evitarlo, certo che avrebbero dovuto “. La mamma: “Non ho mai frequentato troppo la parrocchia. Ma ora mi piacerebbe incontrare papa Francesco, mi dà grande fiducia. Vorrei stringergli la mano, guardarlo negli occhi e chiedergli di fare in modo che non accada più. Nostro figlio si sarebbe potuto salvare se solo il Vaticano avesse fatto l’unica cosa giusta da fare: denunciare, avvertirci di quel pericolo”.

    Questi sono i genitori di uno dei bambini abusati da Gianni Trotta, l’ex prete foggiano accusato dalla procura di una dozzina di abusi sui minori. Le violenze sono avvenute quando l’uomo allenava una squadra di calcio di ragazzini: era già stato cacciato dalla Chiesa per fatti di pedofilia, ma la Curia non l’aveva denunciato. E così ha potuto colpire di nuovo. Per il figlio di questi signori, che aveva 11 anni al momento degli abusi, Trotta è stato condannato a otto anni di carcere. Una pena arrivata grazie anche alla determinazione di queste due persone che, assistite dall’avvocatessa Lina Fiorilli, non hanno avuto paura di chiedere giustizia. Si è appena celebrata l’udienza del nuovo procedimento che vede imputato l’uomo per altri nove casi. Soltanto una famiglia si è costituita parte civile. “Questo mi dispiace: non serve avere coraggio per denunciare chi ha rovinato la vita di tuo figlio. È la natura che ce lo chiede”.

    Signora, come avete conosciuto Gianni Trotta?
    “Don Gianni Trotta, perché nessuno sapeva in paese che non fosse più un prete. Io frequento poco la parrocchia, ma il nostro è un paese da 2.500 abitanti. Lui seguiva i bambini al catechismo. Soltanto i maschietti, però”.

    Trotta nel 2012 era stato cacciato dalla Chiesa per pedofilia. Nessuno vi aveva informato?
    “Assolutamente no. Ricordo che trovò una scusa per non celebrare il matrimonio di una sua cugina, ma tutti in paese, dove vivevano i suoi genitori anziani, erano convinti che fosse in attesa di una destinazione in Africa”.

    Come entrò in contatto con suo figlio?
    “Al campetto di calcio. Mio figlio è malato di pallone. Poco dopo gli propose di fare doposcuola da lui e io non ebbi niente da ridire: che male poteva fargli don Gianni? E invece… Noi non potevamo immaginare, ma la Chiesa sapeva tutto: perché non l’hanno denunciato? Perché gli hanno permesso di condannare a vita i nostri bambini?”.

    Lei si è data una risposta?
    “Ci ho provato. Ma non c’è nessuna giustificazione. Per questo vorrei parlare con questo Papa che mi piace, sta facendo piazza pulita. Deve imporre l’obbligo di denuncia”.

    Anche nel suo paese non ha denunciato nessuno.
    “È terribile. In tantissimi avrebbero potuto fermarlo, e invece non lo hanno fatto. E mi dispiace molto che oggi soltanto una famiglia abbia avuto il coraggio di metterci la faccia. Io appena ho capito, ho fatto di tutto. Mi hanno addirittura detto che lo facevo per soldi. Che poi, quali soldi, quello è un poveraccio, abbiamo pagato anche le spese legali. Ma è giusto così, non potevamo fare altrimenti. Qual era l’alternativa, il silenzio? Come avrei fatto a guardarmi allo specchio, la mattina? Io non ho avuto paura perché sono madre, semplicemente madre, e dovevo difendere mio figlio in tutte la maniere. E l’ho fatto nel processo, visto che prima purtroppo non abbiamo capito nulla di quello che stava succedendo. Siamo gente che lavora la terra, siamo semplici, ma conosciamo bene alcune regole: se la mela è marcia, va tolta”.

    Come sta suo figlio, adesso?
    “Va a scuola, è seguito da alcuni psicologi, le cicatrici immagino rimarranno, ma per fortuna ci sono i suoi sogni, le sue passioni, e quel pallone che non abbandona mai. Alle volte si sveglia e mi chiede: “Mamma, ma è vero che non torna più? Non è che don Gianni esce dalla galera?”. Di questo per lo meno sono sicura: può stare tranquillo, per un bel po’ di tempo don Gianni rimane lì”.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/02/08/news/_nostro_figlio_vittima_dell_ex_prete_per_colpa_della_chiesa_e_dei_suoi_silenzi_-157815537/

  • Foggia, la Chiesa sapeva ma non “parlò”: ex prete violenta 11 bambini

    Foggia, la Chiesa sapeva ma non “parlò”: ex prete violenta 11 bambini

    Lʼuomo era stato ridotto allo stato laicale nel 2012 per “delicta cum minoribus”, ma la Congregazione decise di mantenere segreti i motivi dellʼallontanamento

    Torna in un’aula di tribunale Giovanni Trotta, ex prete ridotto allo stato laicale, già condannato nell’ottobre 2015 a 8 anni di reclusione per violenza sessuale su un bambino di 11 anni e finito nuovamente in carcere a giugno 2016 con accuse analoghe per reati commessi su una decina di bambini. Polemiche sulla decisione della Chiesa di allontanarlo, già nel 2012, senza però divulgarne i motivi, permettendo di fatto che l’uomo trovasse nuove vittime.

    La riduzione allo stato laicale – Trotta, o don Gianni, come era conosciuto un tempo, era stato infatti ridotto allo stato laicale nel 2012 per “delicta cum minoribus”, ma la Chiesa allora non divulgò i motivi dell’allontanamento, permettendo di fatto che l’uomo potesse in seguito allenare una squadra di calcio di giovanissimi.

    Il silenzio per non dare “scandalo ai fedeli” – All’epoca la vicenda si “risolse” tutta internamente alla Curia. Le prime denunce arrivarono nel 2009 e, nel 2012, la Congregazione per la dottrina della fede decise la riduzione allo stato laicale. Nessuno però denunciò Trotta in procura e, in più, la Congregazione impose al vescovo di non divulgare le ragioni del suo allontanamento per non creare “scandalo ai fedeli”.

    Perché nessuno ha parlato quando don Trotta iniziò ad allenare una squadra di giovanissimi? – Ma è nella stessa decisione della Congregazione che si pone un limite alla riservatezza: ovvero nel caso in cui “se sussiste il pericolo di abuso per i minori, l’Ordinario può divulgare il fatto”, si legge infatti nel provvedimento. Ma perché allora nessuno ha fatto niente quando don Trotta ha iniziato ad allenare la squadra di giovanissimi? A far esplodere lo scandalo per altro non sarà nemmeno l’associazione sportiva, che infatti decide l’allontanamento dell’allora allenatore Trotta per “motivi etici”, ma senza denunciare nulla alla polizia. Sarà invece la denuncia di un padre a portare don Trotta al centro dell’indagine che gli costerà il carcere.

    I “non sapevo” della Curia – Nel frattempo nella Curia di Foggia è un rimpallo di responsabilità scanditi a suon di “non sapevo”. L’allora vescovo monsignor Domenico Cornacchia rilancia infatti la palla: “Non era un presbitero diocesano, avrebbe dovuto controllare il suo superiore generale e provinciale”.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/puglia/foggia-la-chiesa-sapeva-ma-non-parlo-ex-prete-violenta-11-bambini_3055599-201702a.shtml

  • La rete degli orrori del prete pedofilo, brutalizzati altri bambini. Trotta alla sbarra

    La rete degli orrori del prete pedofilo, brutalizzati altri bambini. Trotta alla sbarra

    Per l’ex sacerdote e allenatore di calcio la storia non è ancora finita. Possibile nuovo processo a carico di Giovanni Trotta, 55enne già condannato per pedofilia e violenze nei confronti di minorenni. Ci sarebbero altri 9 presunti casi di abusi sui quali l’uomo dovrà rispondere davanti al giudice in un’aula di tribunale. Appuntamento con l’udienza preliminare il prossimo 7 febbraio al cospetto del gup Roberto Oliveri Del Castillo.

    È l’ennesima mazzata per Trotta, già condannato alla pena di 8 anni di reclusione e al pagamento di 64mila euro di multa. L’ex sacerdote ed ex allenatore di una scuola calcio giovanile di Pietramontecorvino, era accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un 11enne e di produzione, distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico ai danni del bambino. I fatti risalgono agli anni 2013 e 2014, commessi a Pietra ma anche a Casalnuovo Monterotaro.

    La sentenza era stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato in cui i genitori della giovane vittima si erano costituiti parte civile ottenendo dal giudice il risarcimento danni con provvisionale immediatamente esecutiva di 30mila euro. Il gup aveva inoltre condannato Trotta all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dagli uffici attinenti la tutela dei minori, da qualunque incarico nelle scuole e da ogni ufficio pubblico o privato frequentato da minori.

    I FATTI

    Abuso su minori, ben sette adescati in chat e cinque finiti letteralmente nella sua rete e convinti, in alcuni casi, a seguirlo in abitazione per avere rapporti. Fatti commessi ai danni di G.A (classe 2002), D.N. (classe 2002), F.A. (classe 2001), C.G. (classe 2001) e T.G. (classe 2002). Con l’accusa di violenza sessuale, adescamento di minori, pornografia minorile e divulgazione di materiale pedopornografico, agenti del compartimento della polizia postale di Bari notificarono in carcere un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del 55enne Giovanni Trotta, ridotto allo stato laicale dal 16 marzo 2012, già detenuto dall’aprile 2015. L’uomo fu arrestato per presunti abusi sessuali commessi nei confronti di un 11enne.

    I fatti contestati, commessi a Pietramontecorvino, risalgono al 2014, epoca in cui l’indagato era già stato ridotto allo stato laicale e aveva cominciato a fare l’allenatore di una squadra di calcio. Per Trotta scattò subito l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti dei cinque minori affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché docente di lezioni private. Per lui anche l’accusa di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento sessuale, “che distribuiva e diffondeva agli stessi ed anche ad altri minori, – spiegò la Procura di Bari – al fine di attrarli a sé e di metterli in competizione tra di loro, per via telematica e mediante l’applicazione WhatsApp del telefono cellulare in suo uso”.

    Trotta adescò due 12enni, un ragazzo e una ragazza, attraverso la chat Messenger del loro profilo Facebook. Le vittime erano tutte di sesso maschile tranne la minorenne “utilizzata dall’arrestato – spiegò la Procura – al fine di ottenere materiale pedopornografico da spendere come esca con i bambini di sesso maschile di cui abusava e che si erano dimostrati più restii a recarsi presso la sua abitazione; dimostrando fintamente interesse per i soggetti di sesso femminile, infatti, Trotta riuscì a convincere anche i minori più diffidenti a recarsi presso la sua abitazione ed a perpetrare i suoi turpi crimini contro l’infanzia”.

    Il materiale sequestrato a don Giovanni Trotta venne definito “agghiacciante” per i contenuti sia delle foto che delle chat con le piccole vittime. Trotta, che si faceva chiamare “don Gianni” e che nascondeva alle famiglie di non essere più sacerdote, abusava di minori che venivano affidati alla sua custodia. L’uomo, infatti, impartiva lezioni private ed era conosciuto nell’ambiente sportivo quale allenatore di una Società di Calcio per minori che, a novembre 2014, prima della perquisizione domiciliare disposta dalla Procura, lo aveva allontanato per “comportamenti contrari ai principi e ai valori cui la società si ispira”, pur non presentando nessuna denuncia nei suoi confronti.

    A quanto ricostruito dagli investigatori anche grazie a computer, telefoni e macchine fotografiche sequestrati durante la perquisizione, “don Gianni” aveva continui dialoghi in chat con i minori di cui poi abusava, tutti incentrati sulla pornografia: alle vittime l’ex sacerdote avrebbe chiesto di inviare foto e a sua volta avrebbe inviato immagini che lo raffiguravano nudo, sul letto. Aveva anche “comprato” il silenzio di un bambino con la promessa che lo avrebbe aiutato a diventare un bravo calciatore oppure un modello.

    I REATI COMMESSI A CASA SUA

    Don Giovanni Trotta consumava gli abusi sessuali all’interno della sua abitazione, luogo in cui i minori si recavano per il doposcuola. Qui l’uomo, abusando delle loro condizioni di inferiorità fisica e psichica e forte dell’ascendente che aveva sui bambini, li induceva a compiere e subire atti sessuali, consumati singolarmente o in gruppo; induzione che rafforzava millantando la sua qualità di sacerdote, facendosi chiamare Don Gianni, nonché con la promessa di farli giocare al computer e a vari giochi, oppure sfruttando il social network Facebook, sul quale si accreditava come “amico degli amici“, inviando loro migliaia di chat, quasi tutte dal contenuto erotico e pedopornografico.

    I VIDEO PEDOPORNOGRAFICI

    Poi li costringeva a produrre materiale pedopornografico, che veniva realizzato, con continue sollecitazioni, all’interno della abitazione dell’uomo, su un soppalco, attraverso rappresentazioni di pornografia minorile prodotte mediante lo sfruttamento sessuale dei minori, effettuate con il telefono cellulare, con una fotocamera digitale o prodotte, su sua richiesta, dagli stessi minori. I video venivano distribuiti e divulgati dall’ex sacerdote sia alle stesse vittime, con l’unico scopo di metterle in competizione tra di loro e di insinuare in loro curiosità di natura sessuale, sia ad altri soggetti, tutti minorenni.

    LE FOTO SHOCK

    Analoghi contenuti avevano le chat con le quali intratteneva costanti dialoghi con i minori di cui poi abusava, nonché con i minori che adescava in rete, con dialoghi tutti dal contenuto pornografico e pedopornografico, avviati nonostante fosse consapevole dell’età delle vittime, cui chiedeva di inviare foto degli organi genitali ed alle quali mandava fotografie che lo raffiguravano nudo, sul letto, con l’organo genitale in erezione.

    IL PROVVEDIMENTO DELLA CHIESA

    L’arrestato riusciva a carpire la fiducia dei minori e la loro buona fede, oltre che la fiducia dei loro genitori, perché forte del suo ruolo di sacerdote, non avendo mai rivelato di essere stato ridotto allo stato laicale con provvedimento adottato dalla Congregatio Pro Doctrina Fidei Prot. N. 5/200 del 16 marzo 2012 per ragioni connesse alla commissione di delicta contra sextum Decalogi praeceptum cum minoribus con il quale era stato dispensato dallo stato del sacro celibato e dagli oneri sacerdotali, nonché perché conosciuto nell’ambiente sportivo, quale allenatore della ‘Società Calcio Pietramontecorvino’, costituita da minori tutti in età prepuberale e perché si proponeva quale insegnante di doposcuola dei bambini di cui poi abusava.

    L’ALLONTANAMENTO DALLA SOCIETÀ DI CALCIO

    L’11 novembre 2014 la società calcistica dei Monti Dauni, prima della perquisizione domiciliare disposta il 21 dello stesso mese, lo allontanava per “comportamenti contrari ai principi ed ai valori cui la società si ispira“, senza però sporgere alcuna denuncia.

    LA FRAGILITÀ DEI BAMBINI

    Tutti i bambini brutalizzati da don Giovanni Trotta hanno riferito di aver riposto nell’uomo grande fiducia, costituendo per loro, in ragione del ruolo e della età, un valido punto di riferimento. L’arrestato ha approfittato invece della loro ingenuità, connessa all’età e della loro fragilità affettiva, in quanto alcuni di loro erano figli di genitori separati o con problematiche familiari ed, in un caso, appena rimasti orfani di padre. Tutte circostanze ben note all’arrestato.

    FOTO E CONVERSAZIONI AGGHIACCHIANTI

    Il materiale acquisito dal Compartimento Polizia Postale di Bari nel corso della perquisizione disposta dalla Procura della Repubblica di Bari, che ha portato al sequestro di computer, telefoni e macchine fotografiche, è risultato agghiacciante per i suoi contenuti, sia in relazione alle foto prodotte, che ai contenuti delle chat inviate dall’ex religioso.

    La rete degli orrori del prete pedofilo, brutalizzati altri bambini. Trotta alla sbarra

  • Bari, ex sacerdote indagato per abusi su 9 ragazzini: era già stato condannato a 8 anni per pedofilia

    Bari, ex sacerdote indagato per abusi su 9 ragazzini: era già stato condannato a 8 anni per pedofilia

    Il 56enne Giovanni Trotta, ex sacerdote ed ex allenatore di una squadra di calcio giovanile, già condannato in primo grado a otto anni di carcere per violenza sessuale su un 11enne, rischia un nuovo processo per altri nove presunti casi di abusi nei confronti di altrettanti minorenni. L’udienza preliminare per discutere la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla pm barese Simona Filoni comincerà il prossimo 7 febbraio dinanzi al gup Roberto Oliveri Del Castillo.

    Trotta, in carcere dall’aprile 2015 per la prima vicenda e destinatario di una seconda ordinanza d’arresto nel luglio scorso per le nuove accuse, risponde di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico, adescamento di minori. I fatti contestati, tutti avvenuti in provincia di Foggia, risalgono al 2014.

    In particolare Trotta risponde dei reati di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di cinque minori di età compresa fra i 12 e i 13 anni, affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché di loro docente di lezioni private, dei quali avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali.

    E’ inoltre accusato di pornografia minorile
    e divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento sessuale, che “distribuiva e diffondeva agli stessi ed anche ad altri minori – si legge nell’imputazione – al fine di attrarli a sé e di metterli in competizione tra di loro, per via telematica e mediante l’applicazione WhatsApp del telefono cellulare in suo uso”. Risponde infine di adescamento di due 12enni, un ragazzo e una ragazza, attraverso la chat Messenger del loro profilo Facebook.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/01/27/news/bari_violenza_sessuale-157008403/

  • “Un’amica di mio figlio mi confidò degli atti sessuali e del parroco”

    “Un’amica di mio figlio mi confidò degli atti sessuali e del parroco”

    BRINDISI – Don Francesco Caramia, ex parroco della chiesa San Giustino de’ Jacobis del quartiere Bozzano, era presente in udienza: ha voluto esserci oggi per ascoltare i primi cinque testimoni citati dal pm nel processo in cui è imputato con l’accusa di atti sessuali su un chierichetto di nove anni, tra il 2007 e il 2008.

    L’inchiesta che portò il sacerdote agli arresti in carcere lo scorso 15 giugno, con attenuazione della misura ai domiciliari in un convento del Lazio, è partita dalla denuncia di un medico pediatra di Brindisi dopo aver parlato con la mamma del ragazzino, a sua volta venuta a conoscenza dei fatti poi contestati nel capo di imputazione, da un’amica del figlio che le aveva fatto una confidenza.

    Il contenuto di quel segreto è stato consegnato questa mattina al Tribunale presieduto da Gienantonio Chiarelli, nel corso dell’udienza a porte chiuse: lo ha riferito la mamma del chierichetto, parte lesa che si è costituto in giudizio con l’avvocato Carmela Roma, lo ha ricordato il pediatra che sporse denuncia sentendosi in dovere di informare l’autorità giudiziaria e ne ha parlato anche un’amica del ragazzino. I tre testi hanno confermato quanto risulta dagli atti dell’indagine posti a base prima dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri, poi della richiesta di processo. Processo che il parroco ha voluto affrontare per dimostrare la propria innocenza.

    Nel corso dell’udienza, sempre in qualità di testimoni citati dal pm, sono stati sentiti la perpetua della chiesa del rione Bozzano e il segretario particolare di don Francesco Caramia. Il rappresentante della pubblica accusa ha chiesto la trascrizione di diverse intercettazioni telefoniche e ambientali, prima di proseguire con il dibattimento che riprenderà il prossimo anno.

    La difesa del parroco, affidata agli avvocati Rosanna Saracino e a Giancarlo Camassa, ha chiesto l’ascolto di 55 testimoni: nella lista figurano i nomi dell’attuale vescovo Caliandro e di quelli precedenti, Talucci e Todisco.

    Il minore venne ascoltato in incidente probatorio lo scorso  16 febbraio scorso, alla presenza del consulente della difesa, la criminologa Roberta Bruzzone, volto noto su scala nazionale, anche per una serie di partecipazioni a programmi televisivi.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/Don-francesco-caramia-ex-parroco-del-rione-Bozzano-di-Brindisi-presente-nel-processo-per-atti-sessuali.html

     
  • Atti sessuali su chierichetti, don Gianpiero condannato anche in Appello

    Atti sessuali su chierichetti, don Gianpiero condannato anche in Appello

    BRINDISI – Confermata in Appello la condanna di don Gianpiero Peschulli, ex parroco della chiesa di Santa Lucia, a Brindisi, a tre anni e otto mesi di reclusione per atti sessuali su chierichetti. La Corte si è pronunciata con sentenza nella tarda serata di ieri, 10 novembre, accogliendo la richiesta del procuratore generale che al termine della sua requisitoria aveva chiesto la condanna del sacerdote, già ritenuto colpevole dal gup Giuseppe Licci del Tribunale di Brindisi di fronte al quale era stato incardinato il processo con rito abbreviato. La difesa, affidata all’avvocato Roberto Cavalera, aveva impugnato la sentenza per chiederne la riforma, con pronuncia di assoluzione perché il fatto non sussiste.

    La pronuncia di secondo grado, quindi, conferma in toto l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza, il quale aveva indicato due ragazzi come vittime degli atti sessuali del prete, 74 anni, attualmente ai domiciliari in una comunità terapeutica, dopo essere stato arrestato il 20 maggio 2015.

    „Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, si legge che “I baci, gli abbracci, le carezze e i toccamenti ai chierichetti sono espressione di una personalità deviata del sacerdote, sensibile al fascino maschile: quel prete ha abusato dell’autorità morale e religiosa dell’essere il parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi”.“ Il gup, inoltre, riportando alcuni stralci degli interrogatori, ha evidenziato come “mai siano caduti in contraddizione” nel corso dell’ascolto con la formula dell’incidente probatorio. I due all’epoca dei fatti non avevano ancora 14 anni, da qui la contestazione dell’altra aggravante. Sono diventati maggiorenni nel frattempo e uno si è costituito parte civile, con richiesta di risarcimento dei danni patiti, istanza ammessa dal gup.

    Il primo giudice ha rimarcato quanto evidenziato già nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa, secondo la quale il “movente della condotta del parroco è da ascrivere alla sfera di eccitazione sessuale” e gli atti “venivano imposti o poco prima di servire la messa o dopo averlo fatto”. Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, gli “atti sessuali sono consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare lui stesso sulla guancia, nell’abbraccio dopo averlo tirato a sé con la forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con  quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le braccia e le gambe, nell’infilare la sua mano nei pantaloni”. Episodio quest’ultimo che secondo il gup è effettivamente avvenuto, così come ha ricordato il chierichetto “mentre si accingeva a prelevare calici e paramenti sacri.

    Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti.

    Anche in udienza, davanti al gup, il parroco spiegò di aver dimostrato solo il proprio affetto. Secondo il difensore è  “aberrante” il movente, sono contraddittorie le testimonianze e la sentenza è carente di motivazione. In subordine, aveva l’esclusione delle aggravanti, il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità.
    http://www.brindisireport.it/cronaca/atti-sessuali-su-chierichetti-don-gianpiero-condannato-anche-in-appello.html
  • Se il prete è pedofilo la Curia non è tenuta ad alcun risarcimento

    Se il prete è pedofilo la Curia non è tenuta ad alcun risarcimento

    Non sarà la Curia, in caso di condanna, a dover pagare un risarcimento del danno per le condotte del parroco imputato di pedofilia: il Tribunale di Brindisi ha infatti opposto un rigetto rispetto alla proposta del difensore della parte civile, un chierichetto che avrebbe subito abusi sessuali quando aveva otto anni nella sacrestia di una chiesa di Brindisi, di citare come responsabile civile l’arcidiocesi di Brindisi Ostuni. La questione è stata discussa oggi, nel corso della prima udienza del processo a carico di don Francesco Caramia, il parroco originario di Mesagne (Brindisi) imputato di abusi sessuali su minori. Il processo si svolgerà a porte chiuse. Caramia si trova agli arresti domiciliari in una comunità.

    Le indagini sono state condotte dai carabinieri e coordinate dal pm Milto Stefano De Nozza: hanno preso avvio dalla denuncia di un pediatra. Secondo l’accusa nel 2008 e nel 2009, per almeno “due volte a settimana” il piccolo sarebbe stato costretto a compiere atti sessuali.

    Rapporti sessuali non completi dopo il catechismo, della durata di dieci o quindici minuti. Il ragazzino è stato già ascoltato nel corso di un incidente probatorio celebratosi davanti al gip Maurizio Saso.

  • Atti sessuali in chiesa, imputato l’ex parroco di Bozzano: chierichetto parte civile

    Atti sessuali in chiesa, imputato l’ex parroco di Bozzano: chierichetto parte civile

    Oggi prima udienza del processo a carico di don Francesco Caramia, arrestato il 15 giugno: è ai domiciliari in un convento del Lazio, respinge l’accusa e chiede l’ascolto di 55 testimoni, tra sacerdoti ed ex vescovi. L’inchiesta scaturita dalla denuncia del pediatra del minore che nel 2008 aveva nove anni.
    Atti sessuali in chiesa, imputato l’ex parroco di Bozzano: chierichetto parte civile

    BRINDISI – Prima udienza del processo, a porte chiuse, in cui è imputato don Francesco Caramia, l’ex parroco del rione Bozzano di Brindisi, accusato di atti sessuali su un chierichetto che nel 2009, anno della denuncia, aveva nove anni: il prete, arrestato il 15 giugno scorso, è ai domiciliari in un convento del Lazio e tramite i suoi legali ha chiesto l’ascolto di 55 testimoni per dimostrare la sua innocenza.

    Stamattina il sacerdote non era presente in aula davanti al collegio presieduto da Gienantonio Chiarelli. C’erano i suoi avvocati, Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, i quali hanno anticipato la volontà del prete di partecipare al dibattimento: oggi c’è stata rinuncia trattandosi di udienza per la sola costituzione delle parti.

    Come persona offesa si è costituito il minore che nel processo è rappresentato dall’avvocato Carmela Roma: la penalista ha chiesto la citazione del responsabile civile, indicando la Curia, il Tribunale ha rigettato l’istanza a cui si sono opposti i difensori del parroco.

    Per l’imputato gli avvocati Camassa e Saracino hanno chiesto l’ascolto di persone che hanno avuto modo di conoscere il parroco anche prima che fosse destinato alla parrocchia San Giustino de Jacobis del quartiere Bozzano, tra catechisti, sacerdoti e vescovi della diocesi di Brindisi-Ostuni. La citazione dei vescovi che hanno guidato la chiesa negli ultimi anni, coincidenti con il sacerdozio di don Francesco Caramia, è stata chiesta anche dall’avvocato della parte civile.

    Il pubblico ministero punta su otto testimoni, a partire dalla mamma del ragazzo, per sostenere l’accusa. Le dichiarazioni del minore sono state già acquisite in sede di incidente probatorio. Non è stato chiesto l’ascolto del pediatra che con la sua denuncia fece partire l’inchiesta.

    Don Francesco Caramia deve difendersi dall’accusa di atti sessuali compiuti tra il 2007 e il 2008 su un chierichetto di nove anni. Nel fascicolo delle indagini, sono confluite anche diverse intercettazioni ambientali e telefoniche oltre al verbale dell’interrogatorio reso dal minore ritenuto vittima degli abusi davanti al gip del Tribunale di Brindisi il 16 febbraio scorso. All’incidente probatorio ha assistito come consulente della difesa, la criminologa Roberta Bruzzone, volto noto su scala nazionale, anche per una serie di partecipazioni a programmi televisivi.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/atti-sessuali-in-chiesa-imputato-l-ex-parroco-di-bozzano-chierichetto-parte-civile.html

     
  • Pedofilia, sacerdote 42enne a processo a Brindisi: “Abusi su un chierichetto di otto anni”

    Pedofilia, sacerdote 42enne a processo a Brindisi: “Abusi su un chierichetto di otto anni”

    BRINDISI – Il gip brindisino Maurizio Saso ha disposto il giudizio immediato per don Francesco Caramia, il sacerdote 42enne di Mesagne (Brindisi) arrestato e posto in carcere nel giugno scorso per abusi sessuali su minorenni e ora ai domiciliari presso una comunità religiosa. Il processo, che si terrà, con rito ordinario, comincerà l’11 ottobre prossimo davanti al tribunale di Brindisi in composizione collegiale: Caramia, assistito dagli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, non ha chiesto l’ammissione a riti alternativi.

    I fatti che gli vengono attribuiti risalgono agli anni 2008 e 2009, quando avrebbe abusato – secondo quanto denunciato da un pediatra e poi confermato dalla presunta vittima – di un chierichetto che all’epoca dei fatti aveva otto anni. Il ragazzino è stato già ascoltato nel corso di un incidente probatorio a porte chiuse davanti al gip.

    Le indagini sono state condotte dai carabinieri e coordinate dal pm Milto Stefano De Nozza: don Caramia nel dicembre del 2015 aveva ricevuto un decreto di perquisizione e sequestro in seguito al quale si era dimesso dall’incarico di parroco della chiesa San Giustino de Jacobis. E’ stato poi sospeso dalle proprie funzioni dall’arcivescovo di Brindisi, monsignor Domenico Caliandro.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/09/09/news/pedofilia_sacerdote_42enne_a_processo_a_brindisi_abusi_sessuali_su_un_chierichetto_di_otto_anni_-147464571/