Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • Pedofilia, ex prete condannato a otto anni di reclusione

    Pedofilia, ex prete condannato a otto anni di reclusione

    Il gup di Bari Giovanni Anglana ha condannato alla pena di 8 anni di reclusione e al pagamento di 64mila euro di multa il 55enne Giovanni Trotta, ex sacerdote ed ex allenatore di una scuola calcio giovanile, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un 11enne e di produzione, distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico ai danni del bambino. I fatti risalgono agli anni 2013 e 2014 e sarebbero stati commessi in una cittadina del Foggiano. La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato in cui i genitori della giovane vittima si sono costituiti parte civile ottenendo dal giudice il risarcimento danni con provvisionale immediatamente esecutiva di 30mila euro. Il gup ha inoltre condannato Trotta all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dagli uffici attinenti la tutela dei minori, da qualunque incarico nelle scuole e da ogni ufficio pubblico o privato frequentato da minori. A pena espiata il 55enne, per un anno, avrà il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori e di svolgere lavori che prevedano contatti con minori.
    La ricostruzione

    Stando alle indagini coordinate dal pm Simona Filoni, Trotta avrebbe abusato sessualmente del ragazzo «millantando la sua qualità di sacerdote (sebbene invece ridotto da alcuni anni allo stato laico), nonché con la promessa di un ingaggio come fotomodello nel mondo della moda e con quella di un provino per una importante società calcistica romana». Per questi fatti il 55enne è stato arrestato nell’aprile 2015 ed è tuttora detenuto in carcere. Nei suoi confronti è attualmente in corso un’altra indagine per pornografia minorile e violenza sessuale su altri sette ragazzi di età compresa fra i 12 e i 13 anni che l’ex sacerdote avrebbe adescato in chat convincendoli a seguirlo nella sua abitazione per compiere con loro, singolarmente o in gruppo, atti sessuali.

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/16_luglio_20/pedofilia-ex-prete-condannato-otto-anni-reclusione-46841968-4e9b-11e6-8229-32ef5b5ad36c.shtml

  • Pedofilia, otto anni a ex sacerdote: violenze sessuali su un ragazzino nel Foggiano

    Pedofilia, otto anni a ex sacerdote: violenze sessuali su un ragazzino nel Foggiano

    di GABRIELLA DE MATTEIS

    Otto anni. E’ la condanna inflitta in tribunale a Bari all’allenatore di calcio ed ex sacerdote Giovanni Trotta, finito sotto processo con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino di 14 anni. Il gup Giovanni Anglana, accogliendo la tesi del pm Simona Filoni, ha inflitto una pena esemplare all’ex sacerdote della provincia di Foggia, attualmente in carcere con l’accusa di aver sottoposto ad abusi anche altri cinque ragazzi tra i 12 e i 13 anni. Trotta era stato ridotto allo stato laicale dal 16 marzo 2012.

    Trotta, che reclutava le proprie potenziali vittime sfruttando il suo ruolo di allenatore di calcio, dovrà pagare una provvisionale alla famiglia della piccola vittima. Il giudice lo ha condannato al divieto di frequentare luoghi in cui ci sono abitualmente. L’ex sacerdote è accusato anche di aver diffuso materiale pedopornografico e di aver approfittato delle particolari condizioni psichiche del ragazzino.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/07/20/news/pedofilia_ex_sacerdote_condannato_foggia-144512243/

  • Prete condannato per presunte molestie su giovane migrante: in Appello chiesta l’assoluzione

    Prete condannato per presunte molestie su giovane migrante: in Appello chiesta l’assoluzione

    NARDO’ (Lecce) – Colpo di scena nel processo d’appello relativo ai presunti abusi compiuti dal sacerdote Don Quintino De Lorenzis ai danni di un giovane migrante di origini marocchine. Il vice procuratore generale Giampiero Nascimbeni ha chiesto l’assoluzione dell’imputato sulla scorta di una corposa memoria difensiva (di 16 pagine) prodotta dall’avvocato difensore Giuseppe Bonsegna. Il prete, oggi 41enne, originario di Alliste ed ex parroco della chiesa di San Gerardo Majella, era stato condannato nel gennaio di due anni fa a tre anni e mezzo di reclusione per presunte molestie e violenze su un giovane straniero. La denuncia della vittima mise poi in moto le indagini condotte dal pubblico ministero Stefania Mininni.

    La presunta vittima (assistita dall’avvocato Salvatore Centonze e già risarcita dopo la sentenza di primo grado) denunciò di aver subito gli abusi nella sacrestia nell’ottobre del 2010. Ai rappresentati della Chiesa, il giovane si era rivolto appena giunto nel Salento da clandestino. In quel periodo, il giovane straniero (in attesa del permesso di soggiorno) risiedeva a Nardò, paese della fidanzata, e si trovava in grosse difficoltà economiche e decise così di rivolgersi alla Chiesa. Nella canonica, però, il prete avrebbe indossato i panni del molestatore. De Lorenzis avrebbe avvicinato il giovane mentre il 29enne si spogliava e avrebbe incominciato a toccarlo. Subito dopo la chiusura delle indagini, l’allora gup Nicola Lariccia dispose il rinvio a giudizio del parroco.

    Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, poi, furono ascoltati diversi testimoni. Agli atti del processo, inoltre, furono allegate alcune registrazioni di telefonate grazie ad una consulenza effettuata dall’ingegnere informatico Luigina Quarta intercorse tra il giovane marocchino e il sacerdote in cui il prelato chiedeva al 29enne informazioni sulle sue abitudini sessuali e a raggiungerlo in canonica a tarda ora. E proprio la consulenza del perito è stato terreno di scontro della difesa. L’avvocato Bonsegna ha confutato gli esiti evidenziando che se si può parlare di toccamenti o palpeggiamenti si dovevano ritenere assolutamente consenzienti. Inoltre incongruenze sarebbero emerse anche sugli orari e sui giorni della presunta violenza.

    Nel processo è stata trascinata come responsabile civile la Curia (rappresentata dall’avvocato Marcello Marcuccio) per le attività svolte dal prete e condannata in primo grado a risarcire la vittima con 20mila euro da corrispondere in solido con il sacerdote alla vittima.. La decisione dei giudici (Presidente Vincenzo Scardia) è attesa per le prossime ore.

    F.Oli. 

    Condannato in primo grado, assolto in Appello: il sacerdote non molestò il migrante

  • Il prete chiede la libertà, per la Procura deve restare in carcere

    Il prete chiede la libertà, per la Procura deve restare in carcere

    BRINDISI – Per la procura l’unica misura cautelare idonea è la custodia in carcere. La difesa invece sostiene l’innocenza, affermata personalmente nell’interrogatorio di garanzia, dell’ex parroco di Bozzano, Francesco Caramia. È per questo che ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza o in subordine la concessione dei domiciliari. Ieri mattina si è discusso il ricorso formulato dall’avvocato del sacerdote, Giancarlo Camassa. Il Tribunale del Riesame si è riservato di decidere: il verdetto sarà noto nelle prossime ore.
     
    Caramia risponde di violenza sessuale su un minore: un ragazzino che all’epoca dei fatti contestati, avvenuti tra il 2008 e il 2009, aveva 8 anni e che oggi, adolescente, ha raccontato per filo e per segno i presunti abusi nel corso di un incidente probatorio. Le indagini sono state condotte dai carabinieri della compagnia di Brindisi, al comando del capitano Luca Morrone e sono partite dalla denuncia di un pediatra che aveva raccolto il primo sfogo dell’ex chierichetto che, passato del tempo, aveva confidato di aver subito atti sessuali compiuti da un religioso.
    “I ricordi più brutti sono tipo quando lui comunque dopo un po’ di tempo mi incominciava a maltrattare. Nel senso che comunque gli dicevo, per favore lasciami stare, sono un bambino, perché? Lui mi ha cominciato a dare tue o tre schiaffi qualche volta. Poi ha smesso” è la narrazione resa dal ragazzino durante l’incidente probatorio affrontato dinanzi al giudice per le indagini preliminari Maurizio Saso e di fronte allo stesso Caramia, che ha scelto come consulente di parte la criminologa Roberta Bruzzone. Gli episodi si sarebbero verificati in chiesa, quasi sempre dopo le 18, finito il catechismo. Con cadenza bisettimanale. Qualche volta, stando alla ricostruzione della presunta vittima, il chierichetto sarebbe riuscito a evitare gli incontri trovando una scusa.
    “Lo capivo che non era una cosa per bambini – ha spiegato – mi immaginavo che non era una cosa per bambini. Gli dicevo sei grande, lasciami stare”. E poi: “Sì qualche volta piangevo. Diciamo, le prime volte non tanto, rimanevo totalmente bloccato lì, cioè mi muoveva come una bambolina. Però a volte piangevo, diciamo, non urlavo. Piangevo, perché sapevo che se urlavo chissà cosa mi poteva succedere. Quindi ho detto piangi e non urlare”.
    Per il pm Milto De Nozza, che ha coordinato l’inchiesta, il prete sarebbe “propenso a sentimenti di rabbia e vendetta, dedito a utilizzare con inquietante naturalezza un linguaggio nettamente offensivo e blasfemo”. E poi ancora: “Un uomo egoista, menefreghista, dal fare truffaldino, dalla personalità inequivocabilmente scaltra, insincera e disubbidiente”.
    Tutto ciò avrebbe avuto conferma dal comportamento tenuto da don Caramia il giorno successivo alla perquisizione dell’11 dicembre 2015.
    L’indagato avrebbe “impartito l’ordine” di far sparire due computer che i carabinieri non avevano prelevato. Ammette, rimarca l’accusa, che da un controllo del suo smartphone sarebbe potuto emergere il collegamento a siti porno. Esclude categoricamente che ci potessero essere contenuti pedopornografici.
    Infine la reazione, il tentativo di “screditare” agli occhi del resto del mondo il ragazzino che aveva raccontato le presunte molestie sessuali, a documentare l’indole “vendicativa” del religioso: “A me interessa che esca il nome del ragazzo perché poi, poi lo devono prendere di mira.. siccome i ragazzi miei lo conoscono”. E poi ancora: “Se loro lo sanno, sui giornali può uscire appuntato ma poi gira la voce”.

    http://www.quotidianodipuglia.it/brindisi/il_prete_chiede_la_liberta_per_la_procura_deve_restare_in_carcere-1824696.html

  • Atti sessuali su un bimbo di 10 anni arrestato parroco brindisino

    Atti sessuali su un bimbo di 10 anni arrestato parroco brindisino

    “Qualche volta piangevo”. Le violenze avvenivano, come spiegato dal ragazzino, “almeno due volte alla settimana” dopo il catechismo. Sono alcuni dei dettagli raccontati dalla presunta vittima degli abusi di Francesco Caramia, ex parroco arrestato e condotto in carcere stamattina dai carabinieri. Il provvedimento restrittivo firmato dal gip Maurizio Saso su richiesta del pm Milto De Nozza. “Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, per favore, lasciami stare, sono un bimbo”. Il bambino faceva il chierichetto. A finire in manette, con l’accusa di atti sessuali continuati e pluriaggravati su un bambino di 10 anni, è un parroco brindisino, Francesco Caramia, 42enne di Mesagne (Brindisi). Nello scorso dicembre i carabinieri avevano fatto perquisizioni e sequestri nella chiesa San Giustino de Jacobis del rione Bozzano in cui il prete operava, notificandogli contestualmente un avviso di garanzia. Una volta appreso di essere indagato, don Caramia si era dimesso dall’incarico. La svolta nell’inchiesta è legata all’esito dell’incidente probatorio disposto lo scorso 16 febbraio, quando è stato ascoltato, in forma protetta e supportato da un team di psicologi, il ragazzino parte offesa. La perizia disposta sulla vittima stabilisce la credibilità di quanto affermato e la capacità di riportare correttamente quanto accaduto. È Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro e professore di Neuropsichiatria Infantile, a commentare la recente vicenda: “La pedofilia è un fenomeno ancora troppo diffuso nel nostro Paese e casi come quello nel Brindisino ne rappresentano una drammatica conferma”. Brindisi – E’ il quarto caso di pedofilia in pochi mesi a Brindisi, dove un prete è stato arrestato con l’accusa di aver abusato sessualmente di un minore. Prima di lui, nel maggio e nel novembre 2015, don Giampiero Peschiulli, di Brindisi, e don Franco Legrottaglie, di Ostuni, erano stati posti ai domiciliari nell’ ambito di altre indagini: uno per pedofilia, l’altro per possesso di materiale pedopornografico. Anche lui ha scelto la via del processo con rito abbreviato, è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione.

  • Foggia, ex prete arrestato per pedofilia: “Sequestrato materiale agghiacciante”

    Foggia, ex prete arrestato per pedofilia: “Sequestrato materiale agghiacciante”

    È stato definito “agghiacciante” per i contenuti sia delle foto che delle chat con i ragazzini il materiale acquisito dalla Polizia Postale nel corso della perquisizione disposta dalla Procura di Bari nei confronti di Giovanni Trotta, 56 anni, ex sacerdote ridotto allo stato laicale dal 16 marzo 2012.

    L’uomo è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare per violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di cinque ragazzini tra i dodici anni e i tredici anni per fatti che sarebbero stati commessi nel 2014 nel foggiano.

    L’uomo, che si faceva chiamare “don Gianni” e che nascondeva alle famiglie di non essere più sacerdote, abusava di minori che venivano affidati alla sua custodia.

    Trotta, infatti, impartiva lezioni private ed era conosciuto nell’ambiente sportivo quale allenatore di una Società di Calcio per minori che, a novembre 2014, prima della perquisizione domiciliare disposta dalla Procura, lo aveva allontanato per “comportamenti contrari ai principi e ai valori cui la società si ispira”, pur non presentando nessuna denuncia nei suoi confronti.

    L’uomo deve rispondere anche di pornografia minorile ai danni dei cinque minori e di divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento sessuale dei ragazzini.

    A quanto ricostruito dagli investigatori anche grazie a computer, telefoni e macchine fotografiche sequestrati durante la perquisizione, “don Gianni” aveva continui dialoghi in chat con i minori di cui poi abusava tutti incentrati sulla pornografia: alle vittime l’ex sacerdote avrebbe chiesto di inviare foto e a sua volta avrebbe inviato immagini che lo raffiguravano nudo, sul letto.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/06/21/foggia_ex_prete_arrestato_per_pedofilia_sequestrato_materiale_agg-68-507976.html

  • Bambini costretti a far sesso e a filmarsi con lo smartphone: arrestato “Don Gianni”

    Bambini costretti a far sesso e a filmarsi con lo smartphone: arrestato “Don Gianni”

    FOGGIA – Abusi sessuali su minori, rapporti di gruppo filmati con gli smartphone e foto scabrose scambiate in chat: sono alcune delle accuse da cui dovrà difendersi Giovanni Trotta, ex sacerdote di 56 anni ed ex allenatore di una squadra di giovanissimi in provincia di Foggia. “Don Gianni”, come lo conoscevano tutti (l’uomo era stato ridotto allo stato laicale, ma si presentava ancora come “sacerdote”), è stato arrestato questa mattina con un’ordinanza di custodia cautelare convalidata dal gip di Bari su richiesta del pm Simona Filoni.

    Le accuse sono pesantissime: l’indagato è accusato di violenza sessuale aggravata e continuata ai danni di ragazzini di età compresa tra i dodici anni ed i tredici anni, che gli erano stati ‘affidati’ in quanto allenatore di una squadra di calcio, nonché di loro docente di lezioni private. I reati sarebbero stati commessi a Pietramontecorvino e Casalnuovo Monterotaro nel 2014. 

    I REATI COMMESSI A CASA SUA – L’arrestato consumava gli abusi sessuali all’interno della sua abitazione, luogo in cui i minori si recavano per il doposcuola; qui l’uomo, abusando delle loro condizioni di inferiorità fisica e psichica e forte dell’ascendente che aveva sui  bambini, li induceva a compiere e subire atti sessuali, consumati singolarmente o in gruppo; induzione che rafforzava millantando la sua qualità di sacerdote, facendosi chiamare Don Gianni, nonché con la promessa di farli giocare computer e a vari giochi, oppure sfruttando il social network Facebook, sul quale si accreditava come “amico degli amici”, inviando loro migliaia di chat, quasi tutte dal contenuto erotico e  pedopornografico.

    I VIDEO PEDOPORNOGRAFICI – A volte l’ex sacerdote costringeva le vittime a filmare i loro “incontri” con un telefonino o con una videocamera. I video, realizzati su un soppalco a casa dell’ex prete, venivano distribuiti e divulgati da Giovanni Trotta sia alle stesse vittime, con l’unico scopo di metterle in competizione tra di loro e di insinuare in loro curiosità di natura sessuale, oppure ad altri soggetti, tutti minorenni.

    LE FOTO SHOCK SUL PC – Don Gianni era attivo anche in Rete, terreno adatto per adescare minori: nelle sue chat gli inquirenti hanno trovato dialoghi dal contenuto pornografico e pedopornografico, avviati nonostante fosse consapevole dell’età delle vittime, cui chiedeva di inviare foto degli organi genitali ed alle quali mandava fotografie che lo raffiguravano nudo, sul letto, con l’organo genitale in erezione.

    IL PROVVEDIMENTO DELLA CHIESA – Eppure i genitori delle vittime si fidavano di “Don Gianni”: lui, d’altra parte, non rivelava mai di essere stato ridotto allo stato laicale con un provvedimento del 2012 per ragioni connesse alla commissione di delicta contra sextum Decalogi praeceptum cum minoribus; l’uomo in poche parole era stato dispensato dallo stato del sacro celibato e dagli oneri sacerdotali.

    L’ALLONTANAMENTO DELLA SOCIETA’ DI CALCIO – L’11 novembre 2014 la stessa società di calcio dei Monti Dauni, prima della perquisizione domiciliare disposta il 21 dello stesso mese, lo aveva allontanato per “comportamenti contrari ai principi ed ai valori cui la società si ispira”, senza però sporgere alcuna denuncia.
    Dal 4 aprile 2015 ‘Don Gianni’ si trova in stadio di custodia cautelare per analoghi crimini ai danni di un altro minore. Nell’ambito del primo processo, Giovanni Trotta sarà giudicato con rito abbreviato il prossimo 14 luglio.

    http://www.today.it/citta/giovanni-trotta-ex-prete-arrestato-foggia-pedofilia.html

  • Bari, ex sacerdote allenatore di calcio arrestato per abusi sessuali su 7 minorenni adescati in chat

    Bari, ex sacerdote allenatore di calcio arrestato per abusi sessuali su 7 minorenni adescati in chat

    Avrebbe abusato di sette minorenni adescandoli in chat e convincendoli in alcuni casi a seguirlo nella sua abitazione per compiere con loro, singolarmente o in gruppo, atti sessuali.
    Con l’accusa di violenza sessuale, adescamento di minori, pornografia minorile e divulgazione di materiale pedopornografico, agenti del compartimento della Polizia postale di Bari hanno notificato in carcere un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del 55enne Giovanni Trotta, ex sacerdote, ridotto allo stato laicale dal 16 marzo 2012, già detenuto dall’aprile 2015. L’uomo fu arrestato per presunti abusi sessuali commessi nei confronti di un 11enne, fatti per i quali è ora a processo a Bari con rito abbreviato e sarà giudicato il prossimo 14 luglio.

    La misura cautelare in carcere è stata emessa dal gip del Tribunale di Bari Giulia Romanazzi su richiesta del pm Simona Filoni. I fatti contestati, commessi in due piccoli centri del foggiano, risalgono al 2014, epoca in cui l’indagato era già stato ridotto allo stato laicale e aveva cominciato a fare l’allenatore di una squadra di calcio. Trotta risponde dei reati di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di cinque minori di età compresa fra i 12 e i 13 anni, affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché di loro docente di lezioni private.

    È inoltre accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento sessuale, «che distribuiva e diffondeva agli stessi ed anche ad altri minori, – spiega la Procura di Bari – al fine di attrarli a sé e di metterli in competizione tra di loro, per via telematica e mediante l’applicazione ‘whatsapp’ del telefono cellulare in suo uso». Risponde infine di adescamento di due 12enni, un ragazzo e una ragazza, attraverso la chat Messenger del loro profilo Facebook.

    Le vittime sarebbero state tutte maschi, tranne la minorenne «utilizzata dall’arrestato – spiega la Procura – al fine di ottenere materiale pedopornografico da spendere come esca con i bambini di sesso maschile di cui abusava e che si erano dimostrati più restii a recarsi presso la sua abitazione; dimostrando fintamente interesse per i soggetti di sesso femminile, infatti, Trotta riusciva a convincere anche i minori più diffidenti a recarsi presso la sua abitazione».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/bari_sacerdote_abusi_sessuali_minorenne-1808746.html

  • Prete abusava del chierichetto, il piccolo urlava: «Lasciami stare, sono un bimbo»

    Prete abusava del chierichetto, il piccolo urlava: «Lasciami stare, sono un bimbo»

    «Per favore lasciami stare, sono un bambino. Perché?». È il grido disperato di un chierichetto che anni dopo i fatti, ha raccontato le presunte molestie sessuali subite dal suo parroco. Stamattina, all’incirca un anno dopo la denuncia formulata dal pediatra del ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 8 anni, il sacerdote, Francesco Caramia, 42enne di Brindisi, è stato portato in carcere con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce denunciando tutto in procura, è stato il pediatra che per primo ha raccolto le timide confidenze del bambino. Le indagini sono state condotte dai carabinieri coordinati dal pm Milto Stefano De Nozza che ha chiesto la misura cautelare, poi disposta dal gip Maurizio Saso.

    Don Francesco, però, a quanto emerge dall’inchiesta, non aveva obbedito: facendosi sorprendere dai carabinieri a Mesagne (Brindisi), la sera del giovedì santo, mentre diceva messa. A quanto emerso poi dalle intercettazioni ambientali, avrebbe anche tentato di gettare discredito sul ragazzino che avrebbe subito le violenze. Rendendo così, a parere dei magistrati, concrete e attuali le esigenze cautelari. Le violenze, secondo il racconto consegnato dall’ex chierichetto al gip nel corso di un incidente probatorio, avvenivano anche due volte a settimana, dopo il catechismo. Il parroco, stando sempre alla ricostruzione della presunta vittima, cercava di tranquillizzare il bambino che voleva sottrarsi alle sue attenzioni, dicendo che tutto ciò che avveniva «era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere». Il piccolo ha raccontato il dettaglio degli abusi commentando: «Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo». Il racconto del piccolo è stato giudicato credibile da un perito. Caramia si è affidato alla difesa all’avvocato Giancarlo Camassa e alla criminologa Roberta Bruzzone.

    Caramia è il terzo prete della diocesi Brindisi-Ostuni, arrestato in un anno. Prima di lui, nel maggio e nel novembre 2015, don Giampiero Peschiulli, di Brindisi, e don Franco Legrottaglie, di Ostuni, erano stati posti ai domiciliari nell’ ambito di altre indagini: uno per pedofilia, l’altro per possesso di materiale pedopornografico. Sono entrambi stati condannati in primo grado: uno a 3 anni e 8 mesi, l’altro a 4 anni. Che vi fosse un terremoto in atto nella curia retta da monsignor Domenico Caliandro, che ha allontanato tutti e tre i religiosi dall’esercizio delle funzioni, era già noto da tempo. Nel dicembre scorso Caramia aveva appreso di essere indagato: i carabinieri si erano recati nella parrocchia di San Giustino De Jacobis, al rione Bozzano, e l’avevano perquisita. Il parroco si era dimesso, il vescovo gli aveva intimato di stare lontano dalle celebrazioni religiose.

    Don Francesco, però, a quanto emerge dall’inchiesta, non aveva obbedito: facendosi sorprendere dai carabinieri a Mesagne (Brindisi), la sera del giovedì santo, mentre diceva messa. A quanto emerso poi dalle intercettazioni ambientali, avrebbe anche tentato di gettare discredito sul ragazzino che avrebbe subito le violenze. Rendendo così, a parere dei magistrati, concrete e attuali le esigenze cautelari. Le violenze, secondo il racconto consegnato dall’ex chierichetto al gip nel corso di un incidente probatorio, avvenivano anche due volte a settimana, dopo il catechismo. Il parroco, stando sempre alla ricostruzione della presunta vittima, cercava di tranquillizzare il bambino che voleva sottrarsi alle sue attenzioni, dicendo che tutto ciò che avveniva «era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere». Il piccolo ha raccontato il dettaglio degli abusi commentando: «Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo». Il racconto del piccolo è stato giudicato credibile da un perito. Caramia si è affidato alla difesa all’avvocato Giancarlo Camassa e alla criminologa Roberta Bruzzone.

    TELEFONO AZZURRO, PEDOFILIA ANCORA TROPPO DIFFUSA, SERVONO AZIONI «La pedofilia è un fenomeno ancora troppo diffuso nel nostro Paese e casi come quello nel brindisino ne rappresentano una drammatica conferma. La condanna e lo sdegno del momento non bastano: occorrono azioni concrete, basate innanzitutto su un attento studio del fenomeno e su una stretta collaborazione tra terzo settore, servizi del territorio e Istituzioni. ». Così Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro e professore di neuropsichiatria infantile, commenta il caso di Brindisi, che ha portato all’arresto di un sacerdote di 42 anni con l’accusa di atti sessuali continuati e aggravati ai danni di un ragazzino di 10 anni. «Per questo – prosegue Caffo – è necessario che l’Italia definisca immediatamente un piano di azione per il contrasto della pedofilia, affinché la prevenzione e la cura delle conseguenze psicologiche sulle vittime siano davvero possibili». Quello di Brindisi è «un caso risolto grazie alla testimonianza di un pediatra e al coraggio della vittima di parlare, ponendo fine a un incubo che la tormentava da anni», ricorda l’associazione, invitando «bambini e adolescenti a non stare zitti e a rompere il muro del silenzio».

    Nel 2015 – ricorda Telefono Azzurro – le linee di ascolto 1.96.96 e 114 Emergenza infanzia hanno gestito 4724 richieste di aiuto, il 5% ha riguardato situazioni di emergenza per abusi sessuali. Una tendenza in preoccupante crescita, se si considera anche l’aumento costante, negli ultimi anni, delle segnalazioni legate alla pedopornografia online. In particolare, per quanto riguarda le vittime di sesso maschile, si è riscontrato un aumento del numero dei bambini sotto gli 11 anni (dal 40,8% del 2014 al 55% del 2015 sulle linee di ascolto; dal 50% del 2014 al 60,9% del 2015 al 114 Emergenza infanzia). «L’ascolto dei bambini – prosegue Caffo – è fondamentale per la lotta alla pedofilia. Solo con l’ascolto è possibile raccogliere gli elementi di rischio prima che si verifichino episodi simili. Dobbiamo riservare ai bambini una grande attenzione, perché possano sempre più rompere il silenzio degli adulti, che spesso nasce da una cultura in cui non c’è rispetto delle vite umane». «Come dimostra questo caso, inoltre, la figura del pediatra è di estrema importanza nel contrasto e nella gestione di abusi e violenze su minori. I pediatri – sottolinea Caffo – svolgono un ruolo chiave nel percorso di crescita del bambino e rappresentano un punto di riferimento a cui l’intera famiglia si affida con fiducia. Per questo, Telefono Azzurro, ha lanciato la prima rete di pediatri al mondo, contro l’abuso sui bambini, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (Sip), la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), l’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani (Aopi) e il contributo di Menarini. L’obbiettivo è sensibilizzare e formare i pediatri italiani a riconoscere i segnali di eventuali abusi, a partire da quelli inespressi di disagio e sofferenza del bambino.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/don_francesco_caramia_prete_pedofilia_abusi_chierichetto_brindisi-1798813.html

  • Abusi sessuali su un bimbo di 9 anni che voleva fare il chierichetto: in carcere l’ex parroco di Bozzano

    Abusi sessuali su un bimbo di 9 anni che voleva fare il chierichetto: in carcere l’ex parroco di Bozzano

    Abusi sessuali nei confronti di un bimbo che all’epoca aveva nove anni e che voleva fare il chierichetto: con questa accusa, stamattina, i carabinieri di Brindisi hanno tratto in arresto e condotto nel carcere di via Appia l’ex parroco del rione Bozzano, don Francesco Caramia, originario di Mesagne.

    Caramia era indagato dal mese di novembre dello scorso anno quando si dimise dalla parrocchia di San Giustino de Jacobis dopo la notifica di un atto di perquisizione e il sequestro dei suoi computer.
    Nello scorso mese di febbraio don Francesco arruolò la criminologa Roberta Bruzzone per tentare di smontare le accuse del ragazzino che voleva fare il chierichetto e che il sacerdote avrebbe costretto a subire atti sessuali, persino picchiandolo.

    E il minore era stato chiamato a confermare le confidenze fatte a un’amichetta e da questa fatte giungere sino al pediatra che aveva poi presentato la denuncia.
    Nel corso dell’incidente probatorio, al quale aveva partecipato lo stesso sacerdote mesagnese, la presunta vittima aveva confermato le accuse, raccontando di atti sessuali subiti e successive minacce, schiaffi e spintoni subiti dal prete affinché non rivelasse l’accaduto. Don Caramia avrebbe promesso al ragazzino che se si fosse confidato con qualcuno egli si sarebbe adoperato per far perdere il lavoro al padre o la casa.

    Le circostanze erano state confermate, pur se con qualche imprecisione relativa ai tempi, anche dall’amichetta del ragazzino.
    Il pm inquirente, Milto De Nozza, ha chiesto un’ordinanza diu custodia cautelare in carcere nei confronti del sacerdote che è stata poi firmata da gip era Maurizio Saso.
    Il ragazzino all’epoca dei fatti (avvenuti tra il 2007 e il 2008) aveva nove anni e desiderava diventare chierichetto. Don Francesco avrebbe imposto al ragazzino una sorta di “pedaggio”. Questa è la tesi sostenuta dal ragazzino, che oggi ha 16 anni, e che ha convinto la procura a chiedere la misura cautelare più severa nei confronti del sacerdote.