Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • Filmini hard tra minori: indagato un prete per il possesso di un video

    Filmini hard tra minori: indagato un prete per il possesso di un video

    LECCE – Spunta il nome di un prete nell’inchiesta sui video hard girati e condivisi da alcuni minorenni. Il pubblico ministero Maria Vallefuoco ha iscritto il sacerdote nel registro degli indagati sulla scorta delle indagini condotte dalla Procura dei Minori. L’accusa è di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Gli accertamenti sono in corso per accertare con esattezza il ruolo ricoperto dal prete. L’indagine si è però allargata e ha investito un rappresentante della chiesa. Il prete non è l’unico adulto coinvolto nell’inchiesta. Ci sarebbe anche un altro nome. E altri potrebbero aggiungersi a breve.

    L’inchiesta sui filmini hard riserva così inediti risvolti. Nei giorni scorsi il procuratore capo Maria Cristina Rizzo e il pubblico ministero Anna Carbonara hanno inviato un’informativa alla Procura ordinaria dopo una serie di indagini lunghe e articolate. Nel filone parallelo (affidato alla procura dei Minori) compaio otto nomi (molti residenti a Trepuzzi) nel registro degli indagati. Hanno condiviso e fatto girare i filmati in cui compare un’amica di soli 16 anni residente a Lecce in scene di sesso. I ragazzini sono stati ascoltati dagli inquirenti. Quasi tutti hanno confessato i rapporti con l’ “amichetta”. Solo un minore si è avvalso della facoltà di non rispondere.

    In questo intricato mosaico mancano ancora diversi tasselli. Chi ha inserito il video hard su un noto sito porno? I sospetti ricadono su una persona maggiorenne. Lo scandalo hard è venuto a galla dopo un servizio televisivo andato in onda su un’emittente locale. E’ stato così scoperto un vero e proprio giro di video hot finiti sugli smarthpone tramite WhatsApp che riprendevano ragazzini mentre facevano sesso con una loro coetanea. Poche settimane fa, la giovane è stata ascoltata dagli inquirenti. Ha confessato di aver girato i video e di averlo fatto “perché attraversava un periodo difficile”.

    Nel prosieguo dell’indagine sono stati ascoltati anche 19 testimoni “come persone informate dei fatti”. L’inchiesta della Procura ha scoperto un vero e proprio giro di video a luci rosse tra minori, transitato – stando agli ultimi sviluppi investigativi – anche nelle mani di un sacerdote.

    Francesco Oliva 

     http://www.corrieresalentino.it/2016/04/filmini-hard-tra-minori-indagato-un-prete-per-il-possesso-di-un-video/

     

  • Materiale pedopornografico nel pc: prete a processo con rito abbreviato

    Materiale pedopornografico nel pc: prete a processo con rito abbreviato

    OSTUNI – Affronterà un processo con rito abbreviato don Franco Legrottaglie, prete di 67 anni, di Ostuni (Brindisi) che si trova ai domiciliari per possesso di materiale pedopornografico nel suo pc. L’udienza è stata fissata per il 2 maggio dinanzi al gup di Lecce Simona Panzera. Legrottaglie fu arrestato dalla polizia postale il 26 novembre scorso a seguito di perquisizioni domiciliari. Don Franco non aveva più incarichi all’interno della diocesi di Brindisi – Ostuni, ma celebrava di tanto in tanto in una parrocchia.
    Legrottaglie risultava essere indagato già dall’agosto del 2015 quando l’attività investigativa aveva avuto inizio.
    Il prete era già stato condannato in via definitiva agli inizi degli anni 2000 per una vicenda del 1991, un’accusa di “atti di libidine violenta” per cui gli è stata comminata una pena di un anno e dieci mesi, con la sospensione condizionale di cui non potrebbe comunque più beneficiare. Aveva poi prestato servizio nel 2010 anche come cappellano all’ospedale Perrino di Brindisi.
    La richiesta di abbreviato formulata dalla difesa di don Legrottaglie, sostenuta dall’avvocato Domenico Tanzarella, segue al giudizio immediato disposto dal Tribunale di Lecce su richiesta della procura, competente in materia di pedopornografia anche sul territorio di Brindisi.

    http://www.quotidianodipuglia.it/brindisi/materiale_pedopornografico_nel_pc_prete_a_processo_con_rito_abbreviato-1629199.html

  • Pedofilia, a processo  sacerdote nel Brindisino

    Pedofilia, a processo sacerdote nel Brindisino

    BRINDISI – Affronterà un processo con rito abbreviato don Franco Legrottaglie, prete di 67 anni di Ostuni (Brindisi), che si trova ai domiciliari per possesso di materiale pedopornografico nel suo pc. L’udienza è stata fissata per il 2 maggio dinanzi al gup di Lecce Simona Panzera. Legrottaglie fu arrestato dalla polizia postale il 26 novembre scorso a seguito di perquisizioni domiciliari. Don Franco non aveva più incarichi all’interno della diocesi di Brindisi-Ostuni, ma celebrava di tanto in tanto in una parrocchia. Risultava essere indagato già dall’agosto del 2015 quando l’attività investigativa aveva avuto inizio.

    Il prete era già stato condannato in via definitiva agli inizi degli anni 2000 per una vicenda del 1991, un’accusa di «atti di libidine violenta» per cui gli è stata comminata una pena di un anno e dieci mesi, con la sospensione condizionale di cui non potrebbe comunque più beneficiare. Aveva poi prestato servizio nel 2010 anche come cappellano all’ospedale Perrino di Brindisi.
    La richiesta di abbreviato formulata dalla sua difesa, sostenuta dall’avvocato Domenico Tanzarella, segue al giudizio immediato disposto dal Tribunale di Lecce su richiesta della Procura, competente in materia di pedopornografia anche sul territorio di Brindisi.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/729244/Pedofilia–a-processo–sacerdote.html

  • Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo

    Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo

    È morto Giorgio Mazzoccato, ex parrocco di Arpi Nova e Castelluccio dei Sauri condannato a 6 anni e mezzo per molestie sessuali (il pm chiese 7 anni, ndr) nei confronti di alcuni ragazzini che all’epoca dei fatti (tra il 1989 e il 1996) avevano dai 7 ai 12 anni. Mazzoccato scontò la condanna in un convento di Deliceto. Domani pomeriggio, 22 marzo 2016, si terranno i funerali nella Cattedrale di Foggia. Negli ultimi mesi la Chiesa ha aperto spiragli interessanti riguardo alle questioni legate allapedofilia.

    Lo dimostra il funerale di Jozef Wesolowski, morto ad agosto 2015, mentre era ancora in corso un processo contro di lui per presunti abusi su minorenni e pedopornografia. Il funerale è avvenuto nella cappella del Governatorato vaticano, con rituale laico, senza omelia ma con un lungo momento di silenzio durato una decina di minuti. Un segno di rispetto per le vittime innocenti. La salma di Wesolowski ha poi lasciato il Vaticano per fare ritorno a Cracovia, città d’origine dell’ex vescovo. “Preghiamo per il nostro fratello Jozef, perché il Signore lo liberi dalle tenebre”, si era limitato a dire il celebrante, monsignor Krajewsi, elemosiniere diPapa Francesco. Ma, come detto, nessuna omelia, solo un silenzio imbarazzato. Che la Chiesa stia tentando un nuovo approccio al tema ce lo conferma anche un sacerdote: “Il funerale non va mai negato, ma serve rispetto verso le vittime”. Discorso simile per i suicidi: “La psicologia ci viene incontro. Nessuno può sapere cosa c’era nella mente di quella persona poco prima di togliersi la vita e i parroci non dovrebbero rifiutarsi di celebrare un funerale a chi decide di farla finita”.

    Cosa combinò Mazzoccato: i fatti

    Mazzoccato, in una recente mappa sui preti pedofili tracciata in Italia, risulta essere uno dei tre sacerdoti condannati in provincia di Foggia. Con lui ci sono don Nicolangelo Rossi (Foggia) e don Manfredi Salvatore (Siponto, Manfredonia), entrambi condannati a circa due anni di reclusione con sentenza definitiva. Il caso più grave, però, è proprio quello con protagonista don Mazzoccato, deceduto nelle ultime ore.

    A tre settimane dall’omicidio di Nadia Roccia, a fine anni ’90 Castelluccio dei Sauri tornò sotto i riflettori per le molestie in confessionale avvenute tra il 1989 e il 1996 ad Arpi Nova. Il parroco disse “facciamo in fretta che ho da celebrare messa”, quando vide la funzionaria e l’ispettrice di polizia davanti alla sua abitazione. Pensò che volessero fargli ancora domande su Nadia e sulle due amiche che la uccisero (Annamaria Botticelli e Mariena Sica), notizia della quale preferiva non parlare, tanto da non concedere nemmeno un’omelia al funerale. Davano fastidio quelle due poliziotte a don Giorgio Mazzoccato, parroco dai lunghi capelli grigi che gli scendevano sulle spalle, l’anello al mignolo e la fiammante moto con la quale si faceva notare in giro.

    Ma le due agenti erano lì per un’altra inchiesta: violenza sessuale su bambini. Il parroco era accusato di aver abusato di una decina di ragazzini che andavano da lui in chiesa, che si inginocchiavano nel confessionale o lo seguivano in sagrestia, o magari andavano entusiasti alle gite che il prete organizzava spesso, come pure le partite di pallone. Al momento dell’arresto si rivolse a uno dei tre ragazzi albanesi che ospitava in casa e si raccomandò: “Ricordati di dar da mangiare alle papere. E non dimenticarti di innaffiare l’orto”. Poi alle agenti disse: “Andiamo pure”:

    Quel giorno fu accompagnato in questura, poi lo portarono in carcere. I fatti avvennero ad Arpinova, borgata vicino Foggia, dove lui fu parroco fino al ’96. Gli inquirenti iniziarono ad indagare quando da una procura della Lombardia, dove era in corso un’ampia indagine su violenze ai danni di minorenni, fu inviato un fascicolo dedicato al sacerdote. Il suo nome era venuto fuori lì. La polizia lavorò senza partire da una denuncia, ma poi di ragazzini che riferirono dei loro rapporti con don Giorgio ne sono venuti fuori dieci, e la testimonianza di ognuno sarebbe andata ad incastrarsi perfettamente con quelle degli altri, fino a mettere insieme un quadro di accuse che gli investigatori definirono molto solido. Il prete approfittò spesso dei bambini che frequentavano la parrocchia di Arpinova. In confessionale li avrebbe spinti a parlare di masturbazione o comunque di sesso, e poi ne avrebbe abusato: in sagrestia, nella sua casa, una volta anche senza uscire dal confessionale.

    “E’ un avvenimento doloroso che turba la nostra comunità cristiana, ma siamo sempre fiduciosi nell’operato della magistratura”. Così parlò l’allora arcivescovo di Foggia e Bovino, monsignor Giuseppe Casale. “Siamo tutti profondamente addolorati. È un sacerdote che ha sempre svolto il suo ministero con zelo e carità, in modo che definirei ineccepibile”.

    Ai giornali dell’epoca, una donna che preferì non rivelare il suo nome, disse che la casa di Mazzoccato eraun viavai di bambini della parrocchia che andavano lì a giocare perchè c’erano flipper e biliardini. Ma quando il tempo era bello, sacerdote e bambini andavano in campagna, per il ritiro spirituale. Un’abitudine che il parroco aveva anche ad Arpinova, dove sarebbero avvenute le violenze sessuali.

    La condanna

    Nel gennaio del 2000 don Giorgio Mazzocato (classe ’37), originario della provincia di Treviso ed ex-parroco di Castelluccio dei Sauri, venne condannato a sei anni e mezzo di reclusione per molestie sessuali nei confronti di alcuni minorenni di sesso maschile che all’epoca dei fatti avevano dai 7 ai 12 anni. Scontò interamente la sua pena in un convento di Deliceto, fino al 2007. Nel sito web della diocesi Foggia-Bovino risulta tuttora incaricato nella Casa del Clero di via De Prospero a Foggia.

    Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo

  • Ex-prete a processo: è accusato di abusi sessuali su un undicenne

    Ex-prete a processo: è accusato di abusi sessuali su un undicenne

    Il manto del lupo sotto quello dell’agnello: agiva quasi indisturbato il cinquanticinquenne Giovanni Trotta, ex-prete ed ex socio di una scuola calcio, per cui la Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio in quanto accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un undicenne e di produzione, distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico ai danni del bambino.

    Ex-prete accusato di violenza sessuale su undicenne

    Quel che è certo, almeno al momento, è che l’ex-prete, in quanto sacerdote e in veste di socio di una scuola di calcio per ragazzi, aveva molte possibilità di contatto con minori. I fatti in questione risalgono allora al 2013-2014 e sarebbero stati commessi in una cittadina del Foggiano. Stando alle indagini di carabinieri e polizia postale, coordinate dal pm Simona Filoni, Trotta «abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica» del ragazzo, che era «affidato alla sua custodia – si legge nel capo d’imputazione – in relazione alla sua qualità di membro della società della squadra di calcio frequentata dal bambino, nonché di suo docente di lezioni private», avrebbe abusato sessualmente di lui «millantando la sua qualità di sacerdote (sebbene invece ridotto da alcuni anni allo stato laico), nonché con la promessa di un ingaggio come fotomodello nel mondo della moda e con quella di un provino per una importante società calcistica romana».

    Ecco come l’orco adescava la sua vittima

    Così l’orco avrebbe adescato la sua vittima, l’avrebbe irretita e violentata nella mansarda della sua abitazione, facendolo anche posare per scatti pornografici per poi inviare quelle foto ad altri quattro minori su una chat diwhatsapp. Un orrore senza fine. Nell’ambito di questo procedimento, avviato nel novembre 2014 dopo la denuncia dei genitori della piccola vittima, Trotta è stato arrestato nell’aprile 2015 ed è tuttora detenuto in carcere. Dopo l’arresto la Procura di Bari ha avviato un’altra indagine, ancora in corso, per accertare eventuali altre responsabilità legate a presunti abusi sessuali su altri minorenni.

    Ex-prete a processo: è accusato di abusi sessuali su un undicenne

  • Bari, ex sacerdote a rischio processo: “Abusò di un bambino con la scusa di un provino di calcio”

    Bari, ex sacerdote a rischio processo: “Abusò di un bambino con la scusa di un provino di calcio”

    La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per il 55enne Giovanni Trotta, ex sacerdote ed ex socio di una scuola calcio, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un undicenne e di produzione, distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico ai danni del bambino. I fatti risalgono al 2013-2014 e sarebbero stati commessi in una cittadina del Foggiano.

    Stando alle indagini di carabinieri e polizia postale, coordinate dal pm Simona Filoni, Trotta “abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica” del ragazzo, che era “affidato alla sua custodia – si legge nel capo d’imputazione – in relazione alla sua qualità di componente della società della squadra di calcio frequentata dal bambino, nonché di suo docente di lezioni private”, avrebbe abusato sessualmente di lui “millantando la sua qualità di sacerdote (sebbene invece ridotto da alcuni anni allo stato laico), nonché con la promessa di un ingaggio come fotomodello nel mondo della moda e con quella di un provino per una importante società calcistica romana”.

    Così lo avrebbe adescato e violentato nella mansarda della sua abitazione, facendolo anche posare per scatti pornografici: quelle foto furono inviate ad altri quattro minori su una chat di Whatsapp. Nell’ambito del procedimento, avviato nel novembre 2014 dopo la denuncia dei genitori della piccola vittima, Trotta è stato arrestato nell’aprile 2015 ed è tuttora detenuto in carcere. Dopo l’arresto la Procura di Bari ha avviato un’altra indagine, ancora in corso, per accertare eventuali responsabilità legate a presunti abusi sessuali su altri minorenni.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/03/17/news/ex_prete-135704486/
  • “Quel parroco mi chiedeva atti sessuali in sacrestia per fare il chierichetto”

    “Quel parroco mi chiedeva atti sessuali in sacrestia per fare il chierichetto”

    BRINDISI – “Quel parroco, il prete della chiesa di Bozzano, mi obbligava a fare atti sessuali: succedeva anche in sacrestia, qualche volta mi ha dato spintoni e mi ha minacciato dicendo che se avessi parlato avrebbe fatto licenziare mio padre o fatto vendere la casa”.

    Questa mattina ha fornito la sua versione dei fatti, il ragazzino brindisino ritenuto parte offesa nell’inchiesta per atti sessuali su minore in cui è indagato a piede libero don Francesco Caramia, ex parroco della chiesa San Giustino de’ Jacobis, al quartiere Bozzano di Brindisi.

    Il minorenne, che all’epoca dei fatti aveva nove anni, è stato ascoltato nell’incidente probatorio chiesto dal sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza, titolare del fascicolo, aperto dopo la denuncia di un pediatra del capoluogo al quale si è rivolta la madre del minore dopo essere venuta a conoscenza del disagio del figlio da un’amica di quest’ultimo. Fatti che sarebbero avvenuti tra il 2007 e il 2008.

    Don Francesco che ha sempre respinto l’accusa professandosi assolutamente estraneo ai fatti. E’ difeso dall’avvocato Giancarlo Camassa che ha voluto come proprio consulente la criminologa Roberta Bruzzone, volto noto non solo delle più importanti inchieste giudiziarie italiane nelle quali è intervenuta portando le proprie conoscenze e la propria intuizione supportata dall’esperienza, ma anche dei salotti televisivi dedicati all’approfondimenti di delitti eclatanti. Bruzzone è stata scelta dallo stesso parroco, è arrivata in Tribunale in mattinata ed è salita subito nella stanza riservata allo svolgimento dell’incidente probatorio, annotando domande del gip e del pm sul block notes, accanto alle quali ha riportato le risposte del minorenne.

    Il ragazzino, a quanto si apprende, avrebbe confermato quanto sostenuto dal pm e contestato al prete che, nel frattempo, si è dimesso dall’incarico per non essere in alcun modo di intralcio alle indagini e continua a ricevere attestati di stima e solidarietà dai ragazzi e dalle famiglie che frequentavano la parrocchia. Su Facebook, infatti, ci sono diversi messaggi con foto ricordo dei viaggi realizzati con il parroco (nella foto a sinistra, la criminologa Roberta Bruzzone).

    Rispondendo alle domande del gip, Maurizio Saso, avrebbe aggiunto riferimenti sui luoghi in cui sarebbero avvenuti gli atti sessuali e affermato che in alcune occasioni il parroco lo avrebbe anche minacciato, mentre in altre gli avrebbe promesso che lo avrebbe chiamato per la celebrazione della messa come chierichetto. Per il ragazzo era presente l’avvocato Angela Roma.

    Sempre questa mattina e sempre con la formula dell’incidente probatorio, è stata sentita l’amica del ragazzino: la giovane, anche lei non ancora diciottenne, avrebbe per prima raccolto del confidenze del chierichetto e sarebbe stata lei a riferire tutto alla madre

    A questo punto sarà un perito nominato dal gip ad accertare se il ragazzino è capace di rendere testimonianza.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/quel-parroco-mi-chiedeva-atti-sessuali-in-sacrestia-per-fare-il-chierichetto.html
  • Brindisi, prete pedofilo condannato a 3 anni e 8 mesi per abusi su minori

    Brindisi, prete pedofilo condannato a 3 anni e 8 mesi per abusi su minori

    Il sacerdote 73enne, accusato di violenze su due chierichetti di meno di 14 anni, era stato smascherato da un servizio della trasmissione Le Iene. Dal maggio dello scorso anno si trova agli arresti domiciliari in una comunità di recupero per religiosi.

    Tre anni e otto mesi di reclusione per atti sessuali su minori. E’ la sentenza di condanna emessa nei confronti di Giampiero Peschiulli, il prete brindisino accusato di pedofilia. Il sacerdote 73enne, arrestato nel maggio dello scorso anno, si trova agli arresti domiciliari in una comunità di recupero per religiosi. La condanna chiesta dal pm, Giuseppe De Nozza, era stata di 3 anni e 4 mesi, aumentata di altri 4 dal gup Giuseppe Licci, dopo il processo con rito abbreviato.

    Il comportamento del parroco era stato smascherato nell’autunno 2014 dal programma televisivo Le Iene che aveva denunciato gliabusi compiuti da Peschiulli nei confronti di due chierichetti che frequentavano la parrocchia di Santa Lucia. Abusi iniziati nel 2012 e perpetrati fino alla messa in onda del servizio. Oltre ai due episodi scoperti dall’inviato Giulio Golia, ne emersero poi altri per i quali però non fu possibile procedere perché più datati. L’eco che il servizio ebbe su quotidiani e social network diede impulso alle indagini dei carabinieri che portarono all’arresto del parroco nel maggio 2015. L’esigenza cautelare fu ritenuta necessaria per il pericolo di reiterazione del reato. A novembre 2014, peraltro, dopo il sequestro dei pc del prete, erano apparse scritte minatorie sui muri vicino alla chiesa in cui per anni Peschiulli aveva prestato la sua opera.

    La difesa, sostenuta dall’avvocato Roberto Cavalera, aveva chiesto l’assoluzione di don Peschiulli o in subordine il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità, richieste non accolte dal giudice. L’arcivescovo di Brindisi monsignor Domenico Caliandro ha fatto sapere che il sacerdote è stato dimesso dallo stato clericale, con decreto della Santa Sede dello scorso 3 dicembre. Il monsignore ha poi rinnovato la sua vicinanza epreghiera “per coloro che sono stati lesi da chi avrebbe dovuto, invece, guidarli al bene e farli crescere nelle virtù”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/28/brindisi-prete-pedofilo-condannato-a-3-anni-e-8-mesi-per-abusi-su-minori/2414536/

  • Abusi sessuali sui chierichetti: don Peschiulli condannato a tre anni e otto mesi di carcere

    Abusi sessuali sui chierichetti: don Peschiulli condannato a tre anni e otto mesi di carcere

    E’ stato condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione con rito abbreviato don Giampiero Peschiulli, sacerdote di Brindisi accusato di atti sessuali su minori. Peschiulli si trova agli arresti domiciliari dallo scorso di maggio, in una comunità di recupero per sacerdoti.
    Il pm, Giuseppe De Nozza, aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione per ipotesi di abusi su due chierichetti che frequentavano la parrocchia di Santa Lucia, dove è rimasto a svolgere le funzioni di parroco fino agli ultimi mesi del 2014.
    Peschiulli, 73 anni, era stato smascherato dalla trasmissione Le Iene. L’inviato si era recato in chiesa e aveva cercato di incontrarlo. Il parroco si era però barricato all’interno aveva egli stesso contattato il 112. La notizia era stata riportata sui social network e vi erano stati numerosi commenti che avevano dato impulso alle indagini dei carabinieri di Brindisi. Sull’utenza del parroco erano state anche eseguite intercettazioni telefoniche. L’inchiesta nacque da una serie di commenti comparsi sulle pagine Facebook di Senza Colonne subito dopo il “blitz” delle Iene nella chiesa di Santa Lucia.
    La difesa aveva chiesto l’assoluzione di Don Peschiulli o in subordine il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità, richieste non accolte dal gup Giuseppe Licci che anzi ha maggiorato la pena rispetto a quella richiesta dal pubblico ministero. Il sacerdote ha usufruito della riduzione di un terzo della pena per il rito abbreviato.

  • Condanna di don Peschiulli, l’arcivescovo: “Grande dolore, la Santa Sede lo ha già dismesso dallo stato clericale”

    Condanna di don Peschiulli, l’arcivescovo: “Grande dolore, la Santa Sede lo ha già dismesso dallo stato clericale”

    Sulla condanna di don Giampiero Peschiulli arriva la nota di commento dell’Arcidiocesi di Brindisi che annuncia la dismissione dallo stato clericale dell’ornai ex sacerdote.
    “L’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni ha appreso con dolore la notizia della sentenza relativa al caso Peschiulli.
    Al riguardo rinnova anzitutto la sua vicinanza e la sua preghiera per coloro che sono stati lesi da chi avrebbe dovuto, invece, guidarli al bene e farli crescere nelle virtù.
    Il procedimento canonico a carico dell’ex parroco si era già chiuso lo scorso 3 dicembre 2015, data in cui la Santa Sede ha decretato la sua dimissione dallo stato clericale. Anche per lui occorre pregare”.
    La dimissione dallo stato clericale (amissio status clericalis) è una sanzione disciplinare che viene comminata dalla Chiesa cattolica ai membri del suo clero.
    Il presbitero dimesso perde automaticamente i diritti propri dello stato clericale e non è più tenuto ai relativi obblighi. Perde, inoltre, la dignità e i compiti ecclesiastici e rimane escluso dall’esercizio del sacro ministero, né può avere un compito direttivo in ambito pastorale. Non può insegnare nei seminari, e negli altri Istituti dove sono presenti insegnamenti di discipline teologiche.
    Normalmente in questi casi si parla di ex-sacerdote sebbene, secondo il Codice di diritto canonico, essendo l’ordinazione un sacramento che conferisce un carattere, la condizione sacerdotale non viene mai perduta: Dopo essere stato validamente ricevuto, l’ordine sacro non può mai essere reso invalido.