Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • Abusi su minori: vicinanza del consiglio pastorale al parroco sotto inchiesta

    Abusi su minori: vicinanza del consiglio pastorale al parroco sotto inchiesta

    Il consiglio pastorale e gli operatori pastorali della comunità parrocchiale di San Giustino de Jacobis, al rione Bozzano, esprimono “vicinanza” nei confronti di don Francesco Caramia, al centro di un’indagine per abusi su minori aperta dalla Procura della Repubblica di Brindisi. I fedeli hanno accolto con “incredulità e costernazione” la notizia dell’inchiesta

    BRINDISI – Il consiglio pastorale e gli operatori pastorali della comunità parrocchiale di San Giustino de Jacobis, al rione Bozzano, esprimono “vicinanza” nei confronti don Francesco Caramia, al centro di un’indagine per abusi su minori aperta dalla Procura della Repubblica di Brindisi. I fedeli hanno accolto con “incredulità e costernazione” la notizia dell’inchiesta, che vede impegnati i carabinieri della compagnia di Brindisi, coordinati dal pm Milto De Nozza.

    “Restiamo in attesa fiduciosa che, al più presto – si legge in un comunicato della comunità – il lavoro della magistratura palesi la verità dei fatti nel rispetto dovuto a tutte le persone coinvolte”.

    Nel manifestare vicinanza a don Francesco, quindi, si rimarca come mai il prelato “negli anni di ministero vissuti al servizio della comunità parrocchiale, ha evidenziato comportamenti che destassero sospetti tra gli operatori pastorali che quotidianamente frequentano la realtà parrocchiale”. Messaggi di solidarietà sono arrivati anche sulla pagina Facebook di don Francesco.

    “Impossibile. …non ci credo”, scrive un utente. E poi, fra i vari post pubblicati nella giornata odierna: “Ti aspettiamo quanto prima e a braccia aperte …… con le nostre preghiere ti siamo vicini e ti diamo forza”; “Don Francesco,sono certo della tua innocenza”; “In questo momento più che mai ti sono e ti siamo vicini”; “Ti mandiamo un abbraccio fortissimo nella speranza che come un raggio di sole ti possa scaldare il cuore e farti sentire tutto il nostro affetto”.

    C’è anche chi scrive frasi di incoraggiamento riguardanti il suo stato di salute. Giorni fa, infatti, don Franceco ha annunciato in chiesa che avrebbe dovuto rinunciare all’incarico per problemi di salute.

    Venerdì scorso, 11 dicembre, i carabinieri si sono presentati presso la sua abitazione, in parrocchia e in sagrestia per sequestrare computer e materiale informatico. Il tutto, ad eccezione di un pc, restituito al parroco nel giro di poche ore.

    Le indagini sono partite da un esposto di un pediatra. I fatti sui cui si sta focalizzando l’attenzione degli inquirenti risalgono a 5 anni fa. Don Francesco, difeso dall’avvocato Giancarlo Camassa, si dice del tutto estraneo ai fatti di cui è accusato e si è messo a disposizione degli investigatori mostrando un atteggiamento collaborativo.

    Sempre sul social network Fcebook, intanto, un paio di gruppi di ragazzi hanno posato reggendo un cartello con la scritta: “Testimone della verità”.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/abusi-su-minori-vicinanza-del-consiglio-pastorale-al-parroco-sotto-inchiesta.html

  • Pedofilia, un altro sacerdote indagato a Brindisi: i carabinieri perquisiscono la parrocchia

    Pedofilia, un altro sacerdote indagato a Brindisi: i carabinieri perquisiscono la parrocchia

    BRINDISI – Un altro sacerdote finisce nel mirino della Procura di Brindisi per reati legati alla sfera sessuale. Indagato per abusi sessuali su minorenni il parroco della chiesa San Giustino de Jacobis di Brindisi, don Francesco Caramia.

    L’abitazione del sacerdote e la sacrestia della parrocchia, nel quartiere Bozzano, sono state perquisite dai carabinieri. Il computer in uso al sacerdote è stato sequestrato insieme con altro materiale audio-video che sarà passato al setaccio dai militari della compagnia provinciale di Brindisi coordinati dal pm Giuseppe De Nozza.

    Il sacerdote si è dimesso dall’incarico ecclesiale, secondo la versione ufficiale fornita durante la messa da un altro sacerdote, “per motivi di salute”. Salgono a tre dunque i sacerdoti brindisini sotto inchiesta per reati analoghi. L’inchiesta sul conto di don Francesco Caramia, l’ultimo indagato in ordine di tempo, parte da un’altra indagine analoga che ha riguardato don Giampiero Peschiulli, ex parroco della chiesa di Santa Lucia, che è agli arresti domiciliari dallo scorso maggio e che di recente ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato nel corso dell’udienza preliminare.

    Il sacerdote fu stanato da un servizio televisivo delle Iene in cui attori minorenni inviati da Mediaset furono filmati mentre il prete dedicava loro attenzioni morbose. A fine novembre è toccato invece all’ex cappellano dell’ospedale di Brindisi

    don Franco Legrottaglie, 67 anni, finito in manette per detenzione di materiale pedopornografico nel pc, nascosto in cartelle a cui aveva dato nomi di santi. Il prete, ancora agli arresti, era già finito nei guai con la giustizia nel 1992, quando finì in manette per atti di libidine violenta nei confronti di due ragazze minorenni.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/12/14/news/pedofilia_un_altro_sacerdote_indagato_a_brindisi_la_parrocchia_perquisita_dai_carabinieri-129490413/

  • Abusi sessuali su minori, indagato parroco dopo denuncia di un pediatra

    Abusi sessuali su minori, indagato parroco dopo denuncia di un pediatra

    BRINDISI – I carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Brindisi hanno avviato un’inchiesta, su delega del pubblico ministero Giuseppe De Nozza, per abusi sessuali su minori a carico di don Francesco Caramia, parroco della chiesa San Giustino de Jacobis, al quartiere Bozzano a Brindisi. Venerdì scorso sono stati prelevati computer e altro materiale a disposizione del prete ed eseguite perquisizioni nella sacrestia della parrocchia e nella sua abitazione.

    Tutto il materiale sequestrato tranne un computer è stato restituito al sacerdote poche ore dopo la perquisizione. Secondo quanto si apprende le indagini sarebbero partite in seguito alla denuncia di un pediatra, i fatti su cui si sta cercando di fare chiarezza si sarebbero verificati cinque anni fa. Il sacerdote si è dimesso dall’incarico rivestito, ufficialmente per motivi di salute, questo è quanto ha annunciato un altro prete in chiesa.

    Da quanto spiega il legale del sacerdote, l’avvocato Giancarlo Camassa, don Francesco Caramia si ritiene completamente estraneo ai fatti di cui è accusato. Ha dimostrato piena collaborazione mettendosi a disposizione degli investigatori. Dalla perquisizione eseguita presso la sua abitazione e negli uffici della parrocchia non sarebbe emerso, al momento, materiale compromettente per questo gran parte di quanto prelevato è stato restituito dopo poche ore.

    In tarda serata è giunta una nota della diocesi con le dichiarazioni di monsignor Domenico Caliandro: “L’Arcivescovo di Brindisi ha appreso con  dolore la notizia che un sacerdote della città è indagato per reati molto gravi.  L’interessato  respinge con fermezza l’accusa e ritiene di potersi adeguatamente difendere. Per farlo con maggiore libertà e anche per ragioni di salute, ha subito lasciato la parrocchia in cui svolgeva il suo ministero”, si legge nel comunicato

    “Mons. Caliandro dichiara la sua  fiducia nella magistratura e attende l’esito delle indagini. L’Autorità diocesana, se ha certezza dei delitti, intende agire sempre con determinazione, con la massima considerazione per le  vittime, seguendo la linea dettata da papa Francesco e dai suoi immediati predecessori.  Intanto la Chiesa locale di Brindisi-Ostuni,  nella  sofferenza di questo periodo,  continui umilmente a  lavorare e a pregare, sostenendo il ministero di tanti sacerdoti fedeli, che si spendono generosamente ogni giorno secondo la loro vocazione”.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/brindisi-abusi-sessuali-su-minori-indagato-parroco-si-era-dimesso-per-motivi-di-salute.html

  • Brindisi, abusi sessuali su due ragazzini, a processo prete pedofilo

    Brindisi, abusi sessuali su due ragazzini, a processo prete pedofilo

    Sarà giudicato con rito abbreviato don Giampiero Peschiulli, l’ex parroco di una chiesa di Brindisi arrestato e posto ai domiciliari per violenza sessuale su due minorenni. Oggi si è celebrata l’udienza preliminare dinanzi al gup Giuseppe Licci che ha ammesso Peschiulli al rito alternativo che gli consentirà, in caso di condanna, di beneficiare dello sconto di un terzo della pena.

    Si è costituito parte civile solo uno dei due ragazzini che avrebbero subito gli abusi del sacerdote che si trova ancora ristretto in una comunità di recupero destinata anche a sacerdoti. Don Peschiulli, 73 anni, fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare il 20 maggio scorso. Era stato smascherato alla fine del 2014 da un inviato della trasmissione televisiva ‘Le Ienè.

    La clip aveva poi dato impulso alle indagini dei carabinieri, coordinati dal pm Giuseppe De Nozza. L’accusa a carico del prelato è di aver compiuto atti sessuali su due ragazzini con l’aggravante di aver «abusato dell’autorità morale e religiosa connessa all’essere il parroco della chiesa di Santa Lucia». La prossima udienza è fissata a gennaio, quando è prevista la requisitoria del pubblico ministero e l’arringa del difensore, Roberto Cavalera.

    http://www.ilmessaggero.it/primo_piano/cronaca/brindisi_abusi_sessuali_su_ragazzini_processo_prete_pedofilo-1401614.html

  • Pedopornografia: replica del gruppo ”Manifesto4ottobre” all’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni

    Pedopornografia: replica del gruppo ”Manifesto4ottobre” all’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni

    La seconda lettera sugli episodi di pedofilia e pedopornografia, recentemente addebitati a due preti della diocesi di Brindisi e Ostuni , ha ricevuto una risposta indiretta da parte di Mons. Caliandro durante una intervista al Nuovo Quotidiano di Puglia del 1 dicembre scorso. Il Gruppo “Manifesto4ottobre” ha  quindi inviato una nuova lettera aperta, indirizzata anche questa a Papa Francesco e al Segretario generale della CEI,  per chiarire alcuni punti toccati dall’Arcivescovo nell’intervista.

    di seguito il testo integrale:

    Gent.mo Arcivescovo,

    qualche giorno fa, dopo l’arresto di un prete ad Ostuni con l’accusa di pedopornografia, Le abbiamo reiterato una proposta già avanzata nel maggio scorso dopo l’arresto di un altro presbitero per abusi su minori: l’istituzione di una Commissione di indagine che, come avvenuto nelle diocesi di Bressanone e Verona, studi il fenomeno per individuarne le cause strutturali, difenda le vittime, non abbandoni nello stigma gli accusati ed i colpevoli. La pedofilia tra il clero non rappresenta un problema di trasgressione individuale e neppure evidentemente solo una questione “interna”.

    Si tratta di un fenomeno che matura in particolari situazioni all’interno di comunità ecclesiali ferendole nel cuore della loro missione per poi investire le intere comunità locali assumendo indubbio carattere sociale.  Avevamo avanzato quella proposta di maggio in spirito di collaborazione, per il bene della chiesa tutta e di tutta la società.

    Nell’ultima lettera ci eravamo chiesti se non fosse più giusto procedere rapidamente, dopo le prescritte verifiche, alla sospensione a divinis dell’ultimo presbitero accusato, anche in considerazione di una sua precedente condanna passata in giudicato per reati simili nel 2000. E ciò per rendere più chiara e rigorosa la posizione della chiesa nei confronti di fatti così gravi. Anche questi argomenti sono stati offerti alla Sua attenzione “restando – come precisammo – a disposizione per ogni colloquio, chiarimento e correzione”.

    A tale lettera Lei ha così indirettamente risposto nel corso di una recente intervista: “Ci sono alcuni laici che credono di essere più santi degli altri. Le persone di Chiesa, sono uomini umili che capiscono che deve essere garantita la dignità delle persone, la dignità dei bambini che non subiscano scandali e non conseguano ferite che possono fare male nella loro crescita”. Una reazione che è per noi motivo di sorpresa e di amarezza perché a chi esprimeva preoccupazione per il grave problema ed in spirito di collaborazione prospettava (a torto o a ragione) ipotesi di possibili interventi, dichiarandosi a disposizione per ogni incontro o “correzione” Lei risponde col rifiuto aprioristico di ogni dialogo e con una accusa (“credono di essere più santi degli altri”) che oltre ad essere irrispettosa e gratuita, rasenta il dileggio. Un’amarezza, la nostra, che si fa più cocente per la considerazione che simile trattamento ci viene riservato alla vigilia del Giubileo della Misericordia.

    Nella stessa intervista Lei afferma “Quando una persona (un prete, ndr.) è inquisita la Chiesa, restringe le facoltà e gli fa conservare il diritto di celebrare Messa in forma privata, senza i fedeli. Quando la situazione va avanti e si arriva al rinvio a giudizio, il prete viene sospeso “a divinis” in attesa della conclusione del processo. Ed in questo caso, quindi non potrà celebrare la Messa”.

    “Nel caso poi il prete, all’esito del procedimento, viene condannato per pedofilia, interviene il Papa che riduce il prete allo stato laicale.” E ancora: “Non esiste (la commissione di inchiesta, ndr), esistono i giudici e l’autorità ecclesiastica nell’ordine canonico. A seguito della condanna civile, quella del diritto canonico appesantisce di più, perché toglie al prete la fiducia al suo servizio”.

    Le cose non sembrano, però, stare proprio così. Le “LINEE GUIDA PER I CASI DI ABUSO SESSUALE NEI CONFRONTI DI MINORI DA PARTE DI CHIERICI” pubblicate dalla Conferenza Episcopale Italiana nel gennaio 2014 (e che avevamo citato nella lettera di maggio) infatti così si esprimono: “Il procedimento canonico per gli illeciti in oggetto è autonomo da quello che si svolga per i medesimi illeciti secondo il diritto dello Stato. Di conseguenza, il Vescovo, da un lato, non può far riferimento ad atti o conclusioni definitive o non definitive del procedimento statale onde esimersi da una propria valutazione e/o per far valere presunzioni ai fini del procedimento canonico. Dall’altro lato, anche se non risulti in atto un procedimento penale nel diritto dello Stato (ricomprendendosi in esso anche la fase delle indagini preliminari), dovrà ugualmente procedere senza ritardo secondo quanto previsto al numero 1 delle presenti Linee Guida, ove abbia avuto notizia di possibili abusi, al giudizio di verosimiglianza e, se necessario, all’indagine previa e all’adozione degli opportuni provvedimenti cautelari”.

    Allo stesso modo ci ha sorpreso la Sua opinione secondo cui il reato in questione “è diventato più grave” perché “sono cambiati i tempi da Giovanni Paolo II in poi”. Non possiamo dimenticare, infatti, che la sofferenza delle vittime, di ieri e di oggi, è sempre uguale e che l’aggravamento delle pene per i reati di abuso in danno di minori voluto da Giovanni Paolo II non fu certo disposto per motivi legati ad una diversa valutazione della gravità di tali reati, ma all’esigenza di accrescerne la prevenzione a fronte della loro diffusione e dei diversi scandali verificatisi in molte parti del mondo.

    Vicende come quelle che hanno sollecitato le nostre lettere aperte provocano, a noi come a tutti, sofferenza e preoccupazione. Lei certamente converrà che il silenzio e le minimizzazioni, specie all’interno della chiesa, non aiutano a prevenire il ripetersi di queste tristi esperienze e a rimuovere le cause che ne sono all’origine.

    Rispettosi saluti.

    Il Gruppo “Manifesto4ottobre”

    http://www.brindisisera.it/news_dettaglio.asp?di=Attualit%E0&articolo=Pedopornografia%3A+replica+del+gruppo+%94Manifesto4ottobre%94+all%92Arcivescovo+di+Brindisi-Ostuni&id_articolo=23091

     

  • Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    Il sacerdote Giampiero Peschiulli, all’epoca alla chiesa di S. Lucia, davanti al gup il 10 dicembre: la difesa chiederà l’abbreviato. L’inchiesta dopo un servizio de Le Iene. La Procura conferma: “Due ragazzi di età inferiore a 14 anni costretti a subire abusi in sacrestia prima della messa.
    Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    BRINDISI – Sette mesi dopo essere stato arrestato, don Giampiero Peschiulli, 73 anni, è imputato con l’accusa di “aver compiuto atti sessuali su due minori di età inferiore ai 14 anni, prima o dopo la messa, per quattro anni, agendo con  violenza e abusando dell’autorità morale e religiosa” essendo all’epoca parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi.

    Il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza ha chiesto il rinvio al giudizio del Tribunale per il parroco,  originario di Carbonia, in provincia di Cagliari, attualmente, in una comunità di recupero per sacerdoti nel Nord Italia, dopo essere stato arrestato il 20 maggio scorso e posto ai domiciliari dai carabinieri della compagnia di Brindisi in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa per il pericolo di reiterazione del reato perché all’epoca “aveva possibilità effettiva di concelebrare la messa e avere contatti con i fedeli, tra cui anche famiglie con bambini e ragazzi, presso una parrocchia del comune di Terracina”.

    Dalle indagini delegate ai carabinieri del Norm, “emerge in modo piuttosto evidente che don Giampiero Peschiulli ha continuato a esercitare il suo ministero sacerdotale almeno sino al 16 gennaio 2015. A dare l’input all’inchiesta fu un servizio realizzato dalla trasmissione Le Iene, in onda su Italia Uno, a firma dell’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”.

    Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrava una valanga di commenti. La richiesta di processo è stata depositata presso la cancelleria del gup che dovrà pronunciarsi in sede di udienza preliminare nei prossimi giorni, dopo aver ascoltato il difensore del parroco, Roberto Cavalera, che potrebbe chiedere l’abbreviato secco, senza cioè perizia per il prelato. La scelta del rito alternativo, come è noto, consente di ottenere la riduzione della pena nella misura di un terzo in caso di condanna.

    Il magistrato ha confermato integralmente l’accusa mossa inizialmente, sottolineando un “un comportamento deviato, caratterizzato da una inclinazione a cercare approcci sessuali nei minorenni di sesso maschile” anche alla luce del “materiale informatico sequestrato” nel mese di novembre 2014: in particolare “sul pc portatile in uso” al parroco “sono state rilevate numerosissime immagini, raffiguranti rapporti tra ragazzi dall’evidente minore età, frutto di collegamenti a siti internet salvati automaticamente dal sistema operativo in file temporanei”.

    Già nell’ordinanza di custodia, il gip scriveva come “rilevantissimi elementi di valutazione possono essere tratti dalla lettura del fascicolo personale di Peschiulli e nello specifico dagli atti delle date 12 luglio 1965, 10 settembre 195, 25 giugno 1969 e primo settembre 1969, in cui si fa riferimento ad amicizie captative e a comportamenti morbosi verso altri seminaristi, manifestati già all’epoca”.

    Fonti di prova, ora che l’inchiesta è stata conclusa, sono costituite dalle testimonianze raccolte dall’ascolto dei due bambini, secondo la formula dell’incidente probatorio e dalle intercettazioni telefoniche, spesso con la perpetua. In una di queste, si sente il parroco commentare le indagini e dire, con riferimento ai ragazzini: “Te l’ho fatto io, perché tu non hai detto fermati, basta”. Dall’altra parte, la donna: “Tu devi sempre dire, se apro bocca io più di qualcuno si deve spogliare che è diverso”.

    E ancora si sentono i due parlare dell’ormai ex arcivescovo di Brindisi e Ostuni, poi ascoltato in qualità di persona informata dei fatti, poiché i genitori dei chierichetti hanno riferito di essersi rivolti a lui. In sede di udienza preliminare i due ragazzi, indicati come persone offese, potranno costituirsi parte civile e chiedere il risarcimenti dei danni patiti.

     
  • Prete arrestato ad Ostuni per pedopornografia: lettera all’arcivescovo e al papa, “ci vuole una commissione di inchiesta”

    Prete arrestato ad Ostuni per pedopornografia: lettera all’arcivescovo e al papa, “ci vuole una commissione di inchiesta”

    Nei giorni scorsi un sacerdote di Ostuni, Francesco Legrottaglie, 67enne, fu arrestato. Secondo l’accusa, aveva il computer pieno di immagini pedopornografiche, con tanto di nomi di santi dati alle cartelle contenenti tali immagini. Di seguito il testo del documento indirizzato dal gruppo Manifesto4Ottobre all’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, Domenico Caliandro, documento indirizzato anche a papa Francesco e al segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Nunzio Galantino:

    Gent.mo Arcivescovo,

    nel maggio scorso, qualche giorno dopo l’arresto di un parroco nella città capoluogo con l’accusa di violenza sessuale su minori di 14 anni con l’aggravante dell’abuso di autorità, Le indirizzammo una lettera* a conclusione della quale chiedevamo di istituire una commissione di inchiesta come avevano fatto due diocesi italiane, Verona e Bressanone.

    Purtroppo a pochi mesi di distanza apprendiamo dalla stampa che un altro prete è stato ristretto ai domiciliari in questi giorni con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico; mentre per il prete arrestato nel maggio scorso la pubblica accusa ha chiesto il rinvio a giudizio sul quale il giudice delle indagini preliminari deciderà il prossimo 12 dicembre.

    Leggiamo anche una Sua dichiarazione secondo la quale “per il sacerdote (arrestato ndr) si determina da subito la limitazione di qualsiasi atto di ministero pubblico fino a nuova disposizione” e “tuttavia da anni non ha alcun incarico e non svolge alcun ruolo in diocesi”.

    I giornali parlano di una Sua dichiarazione secondo la quale il sacerdote arrestato “potrà celebrare solo privatamente”. Un passaggio, quest’ultimo, originato, forse, da un difetto di comunicazione o refuso, che richiederebbe qualche parola chiarificatrice del Suo pensiero dal momento che, per come lo si legge, appare avulso dal senso profondo dell’Eucarestia, fonte e culmine della vita comunitaria, che non potrebbe essere ridotta a pia pratica di pietà individuale.

    I fatti corroborano il nostro convincimento che il problema della pedofilia nel clero non possa continuare ad essere affrontato in maniera episodica e con dichiarazioni rassicuranti verso le comunità e l’opinione pubblica, sempre più insofferenti nei riguardi di questi comportamenti che, secondo Benedetto XVI, “oscurano la luce del Vangelo a un punto a cui non erano giunti neppure secoli di persecuzioni”. Non si tratta di punire e reprimere, ma di avviare una profonda revisione dei metodi di selezione e formazione dei presbiteri, troppo lontani e separati dalla vita quotidiana e dalle comunità. E si tratta anche di promuovere una verifica, libera e sincera, degli stili di vita di tutti.

    Ci chiediamo, allora, se a fronte di certi comportamenti sia sufficiente l’allontanamento dal ministero pubblico dei presbiteri coinvolti o se, invece, nel dare segnali chiari e rigorosi di riprovazione, non sia giusto procedere, rapidamente, dopo le prescritte verifiche, alla sospensione da qualsiasi funzione pastorale e sacramentale in pubblico e in privato (“sospensione a divinis”), almeno fino a quando non risultasse l’innocenza degli accusati.

    Con riferimento all’ultimo arresto ci chiediamo, inoltre, se non sarebbe stato doveroso, dopo la precedente condanna negli anni ’90 per abusi su minori, non permettere all’interessato la prosecuzione del ministero presbiteriale. Per molto meno, e cioè perché il loro amore non rientra nel canone ecclesiastico, non si permette a uomini e donne l’accesso ai sacramenti!

    Torniamo perciò a chiedere di istituire la già proposta commissione diocesana di inchiesta e di procedere alla “sospensione a divinis” dei preti che sono incorsi e che incorreranno in comportamenti che arrecano danno alla libertà ed alla dignità dei minori, al fine sia di assumere conseguenti e più efficaci decisioni preventive e sia per prendere in considerazione comportamenti che possono nuocere più in generale al bene della collettività.

    Offriamo le considerazioni che precedono alla Sua attenzione, restando a disposizione per ogni colloquio, chiarimento e correzione.

    Prete arrestato ad Ostuni per pedopornografia: lettera all’arcivescovo e al papa, “ci vuole una commissione di inchiesta” La chiede il gruppo Manifesto4Ottobre

  • Pedopornografia, prete arrestato Era il cappellano dell’ospedale

    Pedopornografia, prete arrestato Era il cappellano dell’ospedale

    OSTUNI – Era stato arrestato nel 1992 e condannato per atti di libidine violenta nei confronti di due ragazze. Oggi è stato arrestato nuovamente per possesso di materiale pedopornografico. Un sacerdote di Ostuni, Francesco Legrottaglie, di 67 anni, si trova agli arresti domiciliari dopo la perquisizione di stamattina effettuata dagli agenti della polizia postale che, all’interno del suo pc, hanno ritrovato una quantità rilevante di file pedopornografici. L’arresto è stato eseguito contestualmente perché in flagranza di reato, su disposizione del pm Milto De Nozza.

    Il precedente di 23 anni fa

    Legrottaglie aveva avuto problemi dello stesso tipo 23 anni fa quando due minorenni lo accusarono di aver avuto comportamenti osceni nei loro confronti: a quel tempo il sacerdote era cappellano militare a Bari. Nel 2010 invece era stato assunto, su indicazione della Curia, come cappellano dell’ospedale Perrino del capoluogo.

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/cronaca/15_novembre_26/pedopornografia-prete-arrestato-era-cappellano-dell-ospedale-b90117ee-9450-11e5-87d5-9e29060100a8.shtml

  • Pedopornografia, sacerdote in manette a Brindisi: fu già condannato per atti di libidine

    Pedopornografia, sacerdote in manette a Brindisi: fu già condannato per atti di libidine

    di SONIA GIOIA – Materiale pedopornografico nel pc. E’ l’accusa che ha fatto finire in manette l’ex cappellano dell’ospedale Perrino di Brindisi, stipendiato dalla Asl, don Franco Legrottaglie, 67 anni. Nominare le cartelle con i nomi dei santi, per nasconderne il contenuto, non è servito a sviare le indagini della polizia postale di Brindisi, che dopo una serie di denunce ha perquisito l’abitazione del prelato scovando nel computer una serie di file dall’inequivocabile contenuto sessuale aventi per protagonisti minorenni.

    Non è la prima volta che il sacerdote finisce nei guai con la giustizia. Vent’anni fu condannato per “atti di libidine violenta” nei confronti di due ragazzine minorenni. L’arresto è stato eseguito in flagranza di reato. La notizia ha scosso, ma non sorpreso, la comunità di Ostuni, città d’origine del parroco vent’anni fa in servizio presso la chiesa di sant’Antonio, oltre che investito dalla Curia delle funzioni di cappellano militare. Fu all’epoca che il sacerdote fu colto per la prima volta in atteggiamenti morbosi con due ragazzine e arrestato.

    La Curia lo sospese e dopo la detenzione lo spedì in missione in Congo per un lungo periodo di riabilitazione spirituale al termine del quale fu riammesso ai servizi sacerdotali e destinato alla chiesa della Madonna del Pozzo, oltre che alla cappella dell’ospedale Perrino di Brindisi (dove era retribuito come collaboratore della Asl). Le denunce di alcuni genitori hanno dato origine all’inchiesta a suo carico affidata dalla Procura al pm Milto De Nozza, che, dopo le verifiche della polizia postale ha autorizzato la perquisizione domiciliare nel corso della quale è stato ritrovato il materiale a luci rosse che ha fatto scattare l’arresto.

    Si tratta del secondo prete del Brindisino finito nei guai per reati legati alla sfera sessuale nel giro di pochi mesi. A finire nella rete degli investigatori, a maggio scorso, fu don Giampiero Peschiulli. Il sacerdote

    prestava la sua opera in una chiesetta del centro città, la parrocchia Santa Lucia, dove si infiltrarono alcuni giovanissimi attori, inviati speciali della trasmissione televisiva Le Iene: il servizio trasmesso in seguito mostrò il prete che circuiva i ragazzini facendoli oggetto di attenzioni particolari. Dopo la trasmissione due ragazzi di 14 anni trovarono il coraggio di denunciare le molestie subite: il prete finì ai domiciliari e fu sospeso dalla Curia.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/11/26/news/pedopornografia_sacerdote_in_manette_a_brindisi_fu_gia_condannato_per_atti_di_libidine_su_due_ragazzine-128221128/

  • Sospeso dal vescovo un sacerdote della Diocesi di Oria

    Sospeso dal vescovo un sacerdote della Diocesi di Oria

    Sospeso fino al nuovo ordine. Don Antonio Longo, 41 anni, è stato esonerato dalle funzioni pastorali per decisione del vescovo della Diocesi di Oria. Non se ne conoscono, al momento i motivi che, come spesso accade in ambito ecclesiastico, sono stati secretati. Il sacerdote, originario di Latiano, era fino a pochi mesi addietro vice di don Dario De Stefano (di Oria) presso la chiesa intitolata a San Giovanni Bosco, poi l’improvviso allontanamento.

    Don Antonio, molto amato dalle famiglie e dai giovanissimi, era già assurto agli onori delle cronache qualche anno addietro per questioni che, perlomeno in apparenza, nulla avevano a che spartire con la sua vocazione (clicca sul link seguente per l’approfondimento).
    Correva l’anno 2011 quando, sempre il presule della Diocesi di Oria, monsignor Pisanello, lo allontanò dalla parrocchia del Santissimo Salvatore, in quel di Erchie, dopo tutta una serie di polemiche – anche politiche – legate a una copertura in legno, una sorta di gazebo, che il prete aveva fatto realizzare forse abusivamente proprio dirimpetto al sagrato del luogo di culto.

    Dopo quell’episodio, che sollevò non poco chiacchiericcio all’interno di una comunità, quella ercolana, nella quale era molto benvoluto, don Antonio fu trasferito a Manduria come cappellano di una convento per poi essere “promosso” come vice di don Dario.
    Qualche mese addietro, l’ennesimo colpo di scena con la sospensione cosiddetta “a divinis” (dai ministeri divini) e il consequenziale divieto di confessare e celebrare la santa messa in pubblico. Quando e se farlo ritornare nel pieno delle sue facoltà di ministro di culto, spetterà sempre al vescovo deciderlo.

    Certo è che nella Curia oritana sono in pochi a poter dare una spiegazione alla decisione adottata da quest’ultimo che, secondo le regole canoniche, l’ha adottata a scopo rieducativo e non punitivo. Qualunque misfatto, vero o presunto, abbia commesso, ora tocca a don Tonino pentirsi operosamente.

    Sospeso dal vescovo un sacerdote della Diocesi di Oria