Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sardegna

  • Abusi nel Collegio francescano: svelati altri quattro episodi di pedofilia

    Abusi nel Collegio francescano: svelati altri quattro episodi di pedofilia

    Oristano Non uno, ma cinque. I casi di abusi sessuali commessi nel Collegio serafico dei frati francescani conventuali a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 sono di più dell’unico sinora conosciuto.

    Uno solo sarebbe, invece, il responsabile che attende di conoscere mercoledì prossimo la sentenza del tribunale ecclesiastico di fronte al quale è sotto processo per il caso giudiziario che ha scoperchiato la grave vicenda di pedofilia, quella rivelata da Padre Paolo Contini, oggi diventato prete dopo una lunga militanza nell’ordine dei frati francescani legata alla sua frequenza giovanile nell’istituto dei francescani in piazza Cattedrale a Oristano.

  • L’accusa di don Paolo Contini, vittima di abusi in seminario

    L’accusa di don Paolo Contini, vittima di abusi in seminario

    Mentre il Tribunale ecclesiastico regionale sardo si presta a giudicare un sacerdote sessantenne per abusi su minore commessi alla fine degli anni ’80 a danno di un seminarista, “l’imputato” viene trasferito in Trentino – ospitato per un soggiorno per “motivi di salute”. Parliamo di crimini prescritti, non più punibili dalla magistratura penale italiana.

    Il sacerdote era stato interdetto dal celebrare la messa in pubblico ed amministrare sacramenti ma, nonostante il divieto, ha esercitato regolarmente il proprio ministero, anche a contatto con minori. Di tutto questo diocesi sarda è consapevole ma nessuno ha avvertito i fedeli dei crimini per cui è a giudizio.

    Don Paolo Contini ha vissuto l’orrore degli abusi sessuali in gioventù, per questo motivo che sente il dovere di dar voce a ciò che sta accadendo.

    Siamo al fianco di don Contini per la verità, per la giustizia e per la prevenzione concreta, non mediatica. Valerio Manca

  • Olbia. Don Contini: “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio”.

    Olbia. Don Contini: “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio”.

    Olbia. “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio Ampurias”. Con queste parole, forti e dirette, don Paolo Contini – parroco di Ghilarza e Abbasanta – ha rivelato pubblicamente la presenza del suo abusatore nel territorio gallurese, durante un’intervista concessa a Olbianova,  (qua l’intervista “ATuxTu con don Paolo Contini” per Olbianova) . Un’accusa che non è passata inosservata, tanto da spingere la diocesi di Tempio-Ampurias a diffondere un comunicato ufficiale.

    Don Paolo ha raccontato con lucidità e dolore le violenze subite tra il 1987 e il 1990, quando era un ragazzo di 14 anni nel seminario francescano di Oristano. “Non sono alla ricerca di niente, né di visibilità, o tantomeno di denaro o di vendetta”, ha detto nel corso dell’intervista al giornalista Mauro Orrù. Il suo intento è chiaro: evitare che altri bambini vivano la stessa sofferenza.

    Il suo percorso di denuncia è iniziato nel dicembre 2021, quando è venuto in possesso – accidentalmente – di messaggi che confermavano le violenze, messaggi che ha immediatamente girato al suo vescovo. Da allora si è aperto un iter canonico, dapprima archiviato dal Dicastero per la dottrina della fede, poi riaperto su ricorso di don Paolo. Il nuovo processo sarà celebrato da un tribunale ecclesiastico terzo.

    Dopo le dichiarazioni di don Paolo, la diocesi di Tempio-Ampurias ha precisato con un comunicato che “il sacerdote da lui citato si trova attualmente nella diocesi di Tempio-Ampurias […] e non esercita alcun ministero sacerdotale”.

    La diocesi sottolinea di aver “applicato fin dall’inizio del procedimento canonico le misure previste dal diritto della Chiesa, disponendo l’allontanamento dell’accusato da ogni attività pastorale”, misure tuttora in vigore. Inoltre, ricorda che i fatti oggetto della denuncia risalgono a oltre trent’anni fa e non sono avvenuti all’interno della diocesi di Tempio-Ampurias​.

    Don Paolo Contini ha ricevuto anche il sostegno personale di Papa Francesco, che gli ha scritto: “Facciamo chiasso insieme, perché il silenzio è l’ambiente vitale della pedofilia”. Parole che il sacerdote ha fatto sue, decidendo di parlare apertamente, senza timori: “Non è una lotta contro la Chiesa, ma nella Chiesa, per la Chiesa”, ha ribadito nell’intervista per Olbianova, sottolineando di voler continuare a servire la Chiesa, ma con la verità in mano.

    Il caso è destinato a diventare simbolico. Non solo per la gravità del reato denunciato, ma per l’atteggiamento di chi sceglie di metterci la faccia, sfidando il rischio dell’isolamento. Don Paolo ha raccontato di aver sofferto a lungo, convinto che nessuno gli avrebbe creduto. Ma quando le prove sono emerse, ha trovato il coraggio di denunciare e oggi chiede che la giustizia ecclesiastica e civile faccia il suo corso.

    Quella della pedofilia nella Chiesa è una piaga lunga, complessa e ancora troppo spesso sommersa. In Italia, come nel resto del mondo, decine di casi sono emersi solo grazie alla determinazione delle vittime. Papa Francesco ha fatto della lotta alla pedofilia un punto fermo del suo pontificato, ma le resistenze interne e la lentezza della giustizia canonica restano. Vicende come quella di don Contini interrogano le coscienze e chiedono risposte più rapide, più chiare, più pubbliche. Valerio Manca

    https://www.olbia.it/olbia-don-contini-il-pedofilo-e-nella-diocesi-di-tempio-

  • Padre Paolo Contini e gli abusi in seminario, i sacerdoti di Oristano chiedono «un equo processo canonico»

    Padre Paolo Contini e gli abusi in seminario, i sacerdoti di Oristano chiedono «un equo processo canonico»

    Un gruppo di sacerdoti dell’Arcidiocesi di Oristano si è riunito alla presenza dell’Arcivescovo, mons. Roberto Carboni, per incontrare padre Paolo Contini e ascoltare il suo racconto legato alla denuncia per gli abusi subiti nel seminario dei frati minori conventuali in Oristano, durante gli anni della sua formazione iniziale.

    «Come sacerdoti dell’Arcidiocesi di Oristano manifestiamo piena solidarietà nei confronti di padre Paolo Contini e chiediamo, con lui e per lui, un equo processo canonico – dichiarano -. Prendiamo le distanze da chiunque volesse difendere o minimizzare la responsabilità di chi si è macchiato degli abusi.

    Esprimiamo la nostra decisione di stare dalla parte della vittima e nel condannare, senza alcun indugio, tutti i casi di pedofilia e di abusi sui minori e sulle persone vulnerabili, come tutti i pedofili e le persone che abusano in qualsiasi ambito, sia esso familiare, civile o ecclesiale, della fiducia delle persone minori loro affidate. La denuncia di padre Paolo non è un fatto privato, ma è una ferita che addolora e coinvolge tutta la Chiesa e per questo manifestiamo ad alta voce contro il reato di pedofilia e chiediamo giustizia per il nostro confratello che ne è stato vittima. Auspichiamo che anche l’Ordine Francescano Conventuale prenda una ferma posizione di condanna sulla vicenda».

    https://www.unionesarda.it/news-sardegna/oristano-provincia/padre-paolo-contini-e-gli-abusi-in-seminario-i-sacerdoti-di-oristano-chiedono-un-equo-processo-canonico-m25pkzuv

  • “Sono stato violentato in seminario”. Prete sardo confessa gli abusi subiti nella chat dei fedeli

    “Sono stato violentato in seminario”. Prete sardo confessa gli abusi subiti nella chat dei fedeli

    Don Paolo Contini, prete di Abbasanta, Ghilarza e Norbello, in provincia di Oristano, ha raccontato in una chat di fedeli di aver subito abusi sessuali quando frequentava il seminario minore dei francescani. A dare la notizia l’Unione Sarda.

    “Voglio confessarvi una dolorosissima verità. Normalmente sono io che ascolto le vostre confessioni ma ho deciso di mettermi io a cuore aperto davanti a tutti voi”, ha scritto il sacerdote. “Voglio confessarvi la verità, la dolorosissima verità che ha turbato il mio cuore in questi due anni. A metà dicembre del 2021, accidentalmente, sono venuto in possesso delle prove certe di un crimine che ho subito negli anni del mio seminario e senza alcuna titubanza ho immediatamente denunciato il pedofilo al mio vescovo”.

    “Avevo 14 anni – prosegue il parroco – quando l’incubo ebbe inizio e per anni ho dovuto subire inaudite violenze. In seguito alla mia prima denuncia, il pedofilo è stato ‘condannato’ a due o tre mesi da trascorrere in Terra Santa. Al suo ritorno la sua diocesi lo ha promosso parroco di una parrocchia balneare, dove ogni anno transitano migliaia di bambini”.

    “La mia non è una battaglia contro la Chiesa. Amo la Chiesa – afferma ancora padre Contini nella chat dei parrocchiani – la servo convintamente e voglio continuare a servirla fino all’ultimo giorno della mia vita terrena. La Chiesa è un corpo sano in cui possono sorgere cellule cancerogene: i pedofili. A breve inizierà un processo giudiziale penale e sicuramente sarò impegnato cuore e anima in questo percorso. Non abbandonerò il servizio alle nostre comunità e vi assicuro il solito impegno in ogni nostro appuntamento. Questa è la chiesa di Papa Francesco – conclude – in cui non possono trovare spazio inutili timidezze, nel denunciare apertamente coloro che si sono macchiati di reati tanto odiosi come la pedofilia”.

    https://www.fanpage.it/attualita/sono-stato-violentato-in-seminario-prete-sardo-confessa-gli-abusi-subiti-nella-chat-dei-fedeli/

  • Racconto di un incubo

    Racconto di un incubo

    Ho conosciuto padre C. R. (anche se non so come lo si possa chiamare tale) nell’autunno del 2007 nell’oratorio della mia parrocchia. Sin dall’inizio notai che mi guardava in un modo molto particolare, che mi pareva diverso dalle altre, mi faceva sentire speciale, come se fossi su un piedistallo.

    Avevo sedici anni all’epoca, con tutte le insicurezze del caso, quindi ero sicuramente appagata da tali attenzioni nei miei confronti. Da subito si insinuò nella mia vita. Entrò a casa mia, anche senza invito, con la felicità di tutta la mia famiglia, ma tutti sapevamo benissimo che lui veniva per me. Entrò anche nella mia camera, e così nella mia intimità. Per me era un confidente, una persona su cui poter sempre contare, che nutriva per me un affetto particolare e questo affetto era del tutto ricambiato.

    Fu solo dieci anni dopo, in agosto, quando già da un anno era diventato il mio padre spirituale e mi ero trasferita in un istituto religioso da lui consigliato per un discernimento vocazionale, guarda caso proprio vicino alla sua parrocchia di Oristano, che lui mi infilò per la prima volta le mani nelle mutande. Stavamo tornando dal mare, avevamo trascorso una serata che si poteva definire piacevole, se non fosse che lui mi aveva baciato, sulla bocca, davanti agli occhi indiscreti e forse inorriditi delle persone circostanti, con mia grande vergogna e imbarazzo, visto i 22 anni di differenza di età.

    Io solo il giorno dopo riuscii a reagire, e la mia reazione fu assolutamente negativa. Pretesi che non succedesse più, ma lui in tutta risposta mi disse che, visto quello che provavamo, visto che, a sua detta, eravamo innamorati, magari ci saremmo dovuti sposare.

    È molto subdola la manipolazione e gli si può dire tutto, ma non che non fosse un bravo manipolatore. Con le sue parole e i suoi gesti riusciva ad ottenere tutto ciò che desiderava. E soprattutto sapeva scegliere bene le sue prede, persone fragili, che anche volendo, come era il mio caso, non sarebbero state capaci di scappare.

    Il suo comportamento, quello che sembrava affetto nei miei confronti, le attenzioni che mi dava, sembravano legittimare ogni suo gesto. Lui mi faceva sentire come se io fossi in debito nei suoi confronti, come se in qualche modo gli appartenessi. Questo fu l’inizio della fine, perché alle pacche sul sedere che non faceva mai mancare, ai baci, alle moine, si aggiunsero tutti i gesti di natura sessuale, a cui a volte rispondevo, ma che per la maggior parte delle volte subivo.

    Tutto questo succedeva per la maggior parte durante gli incontri di direzione spirituale nel suo ufficio, ma anche ogni qual volta ci trovassimo soli in una stanza. Ogni volta lui chiudeva a chiave la porta e quello era il segnale che stava per succedere qualcosa. Durò per 17 mesi, mesi infiniti e non c’è stato un giorno di questi mesi in cui io non piansi.

    Lui lo sapeva, conosceva tutta la mia sofferenza, gliela raccontavo ma reagiva per la maggior parte delle volte con indifferenza. Volevo che finisse tutto, ma non avevo la forza di scappare. Sin dal dicembre del 2017 esternai il bisogno di parlarne con qualcuno, avrei voluto dirlo a un frate amico, che mi conosceva bene e sapevo mi avrebbe potuto aiutare. Ma lui me lo impedì. Mi trovavo rinchiusa, disperata, stavo lentamente morendo.

    Tutto finì quando cambiai padre spirituale e dopo qualche mese riuscii a parlarne. Fu lì che i due si confrontarono e la storia fu troncata. Per me fu una liberazione, anche se lui non cambiava il modo di approcciarsi a me o di guardarmi, ma almeno non allungava le mani.

    Posso dire di essere tornata a vivere una volta abbandonato l’istituto nel 2019. Ho iniziato un percorso di psicoterapia che mi ha salvato e che ancora seguo. Ma ancora non mi do pace.

    Dall’estate del 2020 ho tentato di denunciare questi fatti e per mio garbo ho provato a farlo tramite il tribunale ecclesiastico, fidandomi della chiesa e pensando di trovare persone caritatevoli e giuste. Non ho trovato che porte in faccia. La prima dal tribunale stesso e dal vescovo che, da quanto intuito da una mia fonte, non fece partire un processo per paura di “incrinare” i rapporti con la famiglia francescana.

    Poi dal provinciale stesso, che mi fece tante promesse per darmi un contentino, ma non fece neanche una delle cose dette. Mi sono anche appellata alla Curia generale dei frati cappuccini, alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e al Dicastero per la dottrina della fede ma le risposte parevano un copia e incolla, dicendo che fossero state prese le misure necessarie.

    Ma quali misure?

    Qua c’è bisogno di giustizia e di un serio cambiamento, non solo da parte di padre C., ma da parte della chiesa tutta. La chiesa in cui io credevo, la chiesa di Gesù Cristo, era misericordiosa, libera, giusta.

    Quella che vedo è invece un cumulo di serpi, piena di sotterfugi e omertosi. Se è questa la realtà, io la combatterò fino alla fine.

    Lettera firmata cristiano raspino

  • Don Pascal Manca: in carcere per violenza sui minori/ “Li drogava e poi ne abusava”

    Don Pascal Manca: in carcere per violenza sui minori/ “Li drogava e poi ne abusava”

    E’ stato condannato a otto anni di carcere con le gravissime accuse di violenza sessuale su minori, don Pascal Manca, un sacerdote di 47 anni originario di Nuraminis, nella provincia di Sud Sardegna.

    La condanna è stata confermata in Cassazione, e dall’inchiesta è emerso l’agghiacciante modus operandi dello stesso prelato, che utilizzava i sonniferi, sciolti nelle bevande, per approfittare dei ragazzini.

    “Don Pascal – le motivazioni dei giudici come si legge su l’Unione Sarda – mischiava i pesanti sedativi nelle bibite che poi offriva ai ragazzi convocati nella casa parrocchiale per segrete riunioni: quando avevano sete per i minorenni non c’era mai acqua, ma soltanto bevande allungate a loro insaputa con sonnifero incolore e insapore”.

    Storie Italiane programma di Rai Uno, ha intervistato la madre di una delle vittime degli abusi: “Ci siamo accorti quasi subito di questa situazione, e già dal secondo incontro l’abbiamo portato in ospedale. Mio figlio tornava a casa completamente drogato dalla canonica”.

    DON PASCAL MANCA, “MIO FIGLIO AVEVA 13/14 ANNI…”

    La donna ha poi continuato: “Si incontrava con il prete per fare le ore di religione per ricevere i sacramenti. I ragazzini venivano adescati, invitati a pranzo, invitati a casa, avevano contatti frequenti con il sacerdote. Al momento dei fatti aveva 13/14 anni mio figlio, sono passati circa 4 anni. Noi lo mandavano con molta serenità in quanto ci fidavamo da lui”. Una volta che i ragazzini erano addormentati, il prete ne approfittava, abusandone. Non contento, mandava loro dei messaggi pornografici col tentativo di indurli a compiere degli atti sessuali. “L’ex parroco di Mandas e Villamar – hanno aggiunto a riguardo i giudici – era solito mandare messaggi a sfondo sessuale anche a numerosi adulti, era una sua pratica molto frequente”. “Quando ho visto che mio figlio non stava bene – ha proseguito il racconto la donna – ho immediatamente contattato il medico e la seconda volta siamo andati al pronto soccorso, dove però è stato rimandato a casa un po’ frettolosamente, nonostante lui stesse molto male. Gli abusi con mio figlio non si sono propriamente verificati in quanto, essendo molto grosso, la dose di sonniferi non riusciva ad addormentarlo completamente. I bambini coinvolti – ha aggiunto – sono tantissimi, il sacerdote cercava bimbi problematici o figli di famiglie problematiche. Al secondo incontro chiesi che mio figlio rimanesse poco con lui perchè avevamo già capito qualcosa, ma lui minimizzò la cosa”.

    Don Pascal Manca: in carcere per violenza sui minori/ “Li drogava e poi ne abusava”

  • ABUSAVA DEI RAGAZZINI: CONFERMATA LA CONDANNA A OTTO ANNI PER DON PASCAL

    ABUSAVA DEI RAGAZZINI: CONFERMATA LA CONDANNA A OTTO ANNI PER DON PASCAL

    Il sacerdote 47enne di Nuraminis avrebbe utilizzato sonniferi per addormentare le vittime

    E’ stata confermata in Cassazione la condanna a otto anni per don Pascal Manca, il sacerdote 47enne di Nuraminis accusato di aver abusato di diversi ragazzini della sua parrocchia.

    Il religioso, che all’epoca dei fatti contestati aveva sede a Mandas, secondo le suore e i diaconi che vivevano con lui nella casa parrocchiale consumava enormi dosi di sonniferi. Dosi che, secondo gli specialisti interpellati, sarebbero incompatibili con l’uso personale. Per i giudici della Cassazione “Don Pascal mischiava i pesanti sedativi nelle bibite che poi offriva ai ragazzi convocati nella casa parrocchiale per segrete riunioni. Quando avevano sete per i minorenni non c’era mai acqua, ma soltanto bevande allungate a loro insaputa con sonnifero incolore e insapore”.

    Secondo quanto emerso, gli incontri erano organizzate dal parroco al di fuori degli orari del catechismo e “Una volta che riusciva ad addormentare i ragazzi, don Pascal approfittava di loro”. Prosegue la ricostruzione dei giudici: “nessun dubbio sulle dichiarazioni dei ragazzi vittime degli abusi, che sentiti separatamente e in diversi frangenti hanno sempre raccontato la stessa versione dei fatti, compresi i messaggi esplicitamente pornografici ricevuti da don Pascal col tentativo di indurli a compiere atti sessuali”.

    I legali del sacerdote Gianni Faa e Paolo Loria hanno difeso il proprio assistito sostenendo che don Pascal lasciava spesso incustoditi il telefono cellulare e il tablet e che uno dei messaggi presi a esame fosse partito mentre questi celebrava messa la notte di Natale. Per i giudici il fatto non sarebbe rilevante poiché “L’ex parroco di Mandas e Villamar era solito mandare messaggi a sfondo sessuale anche a numerosi adulti, era una sua pratica molto frequente”.

    Il Tribunale ha confermato il pagamento di oltre 200mila euro di provvisionale da versare alle vittime come anticipo rispetto ai risarcimenti già chiesti in sede civile.

    https://www.sardegnalive.net/news/in-sardegna/41765/abusava-dei-ragazzini-confermata-la-condanna-a-otto-anni-per-don-pascal

  • Condannato per pedofilia era invitato a Sassari al convegno della curia

    Condannato per pedofilia era invitato a Sassari al convegno della curia

    SASSARI. Sarebbe dovuto arrivare a Sassari per partecipare al convegno dedicato alla figura di Erberto, monaco e arcivescovo di Torres tra il 1181 e il 1196.

    Don Domenico Pezzini era nella lista dei relatori invitati dall’Archivio storico diocesano di Sassari per parlare proprio del monaco medievale. Ma don Pezzini non è soltanto un prete–professore che per vent’anni ha tenuto lezioni di lingua inglese all’Università di Sassari e all’Università di Verona, perlomeno non lo è più dal 2014 quando la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a dieci anni di reclusione per pedofilia inflitta al religioso dopo i primi due gradi di giudizio. Pezzini è stato ritenuto responsabile di una violenza sessuale nei confronti di un ragazzino bengalese, di cui avrebbe abusato tra il 2006 e il 2009 quando la vittima non aveva ancora compiuto 14 anni. Nonostante la sentenza, e la pena da scontare, Pezzini era comunque atteso a Sassari fino a ieri mattina, quando la sua partecipazione è stata cancellata per colpa di un malore che lo ha costretto a un repentino ricovero ospedaliero.

    L’invito, spiegano dalla curia, era partito dopo una recensione dell’opera legata al monaco Erberto inviata dal prete subito dopo la pubblicazione. Nessuno aveva però indagato sul passato del prelato.

    La diocesi. Il commento dell’arcivescovo Gian Franco Saba non ha lasciato margini di interpretazione: «Non lo sapevo, è un incidente spiacevole – spiega Saba –. La mia linea su questo argomento è quella di Papa Francesco: tolleranza zero. Comunque questo docente mercoledì non sarà alla presentazione del libro».

    Anche l’organizzatore del convegno, monsignor Giancarlo Zichi, non era al corrente dei precedenti del prete originario di Lodi: «Lo abbiamo invitato perché è uno studioso che conosce alla perfezione il periodo medievale ma anche perché era stato tra i primi a inviare una recensione sul lavoro che verrà presentato mercoledì». Nessuno aveva pensato che don Pezzini potesse avere alle spalle problemi così gravi: «Non facciamo certo indagini sul passato dei relatori che vengono invitati ai convegni – spiega ancora monsignor Zichi –, e se qualcuno si mettesse d’impegno per scavare nel passato delle persone sono convinto che troverebbe qualcosa che non va anche nei profili più insospettabili. In ogni caso Pezzini non verrà, si è ammalato, è stato ricoverato in ospedale ed è stato sostituito da un altro relatore».

    Il prete. Don Domenico Pezzini, nato a Borghetto Lodigiano e appartenente alla diocesi di Lodi (in cui figura ancora nelle liste dei prelati) non ha mai ammesso le colpe di cui è stato accusato e, anzi, ha contestato il racconto del ragazzo definendolo “inventato”. Un’opposizione convinta e continua che non ha fatto breccia nel cuore dei magistrati che, anzi, hanno ricostruito il legame tra l’anziano prelato, che all’epoca della prima denuncia (2010) aveva da poco superato i settant’anni, e la vittima. Secondo la procura di Milano il sacerdote si era occupato di un ragazzo in difficoltà economica originario del Bangladesh – paese in cui aveva effettuato alcune missioni – per circa tre anni. Oltre agli abusi, Pezzini si preoccupava di istruire il ragazzo suggerendo letture e indirizzi musicali. Sempre secondo le indagini dei magistrati milanesi, spesso il prete consegnava piccole somme di denaro al ragazzo che è rimasto nella rete organizzata dal prete per tre anni, da quando aveva tredici anni sino a quando ne aveva sedici.

    Quello di Don Pezzini, poi, era un nome noto nel mondo clericale anche prima che le cronache riportassero la notizia della sua condanna. Il sacerdote lodigiano si era autodefinito “il confessore dei gay” e aveva chiesto ai confratelli di usare un po’ di comprensione, e un surplus di misericordia, verso gli omosessuali dentro il confessionale. Non solo, sin dai primi anni ’80 Pezzini aveva provato ad avvicinare la chiesa ai gay di confessione cattolica, un intento portato avanti per anni e interrotto bruscamente solo dopo l’arresto ordinato dai magistrati di Milano.

    http://www.lanuovasardegna.it/regione/2019/01/06/news/condannato-per-pedofilia-al-convegno-della-curia-1.17628544

  • Condannato per pedofilia, invitato a un convegno della Curia di Sassari

    Condannato per pedofilia, invitato a un convegno della Curia di Sassari

    SASSARI. Non sarà presente, per motivi di salute. Ma don Domenico Pezzini era tra i relatori del convegno, organizzato dall’Archivio storico diocesano di Sassari, dedicato a “Erberto, monaco cistercense e arcivescovo di Torres” tra il 1181 e il 1196. Un grande esperto del periodo medievale, Pezzini. Ma  anche condannato a dieci anni di carcere per pedofilia, con sentenza confermata dalla Cassazione nel 2014, quindi passata in giudicato.

    I vertici della Curia turritana, stando a quanto riporta La Nuova Sardegna in edicola oggi, non erano a conoscenza di questa macchia (indelebile) nel passato del prete. Era stato invitato perché profondo conoscitore del tema del convegno. In più in passato aveva tenuto lezioni di inglese all’Università di Sassari.

    Il nome di Pezzini, di Borghetto Lodigiano e appartenente alla diocesi di Lodi , compariva sulla locandina dell’evento previsto per il 9 gennaio nella sala conferenze della Fondazione di Sardegna, a Sassari. Ma quattro anni fa era anche su un verdetto definitivo della Suprema corte, che lo condannava a dieci anni di carcere per violenza sessuale nei confronti di un ragazzino del Bangladesh, perpetrata tra il 2006 e il 2009, anche quando la vittima aveva meno di 14 anni.

    Non parteciperà: è sopraggiunta una malattia che gli impedisce di arrivare in Sardegna. E, fanno sapere dalla Diocesi, non sarebbe giunto comunque, visto che è emerso il suo “piccolo” problemino.