Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sardegna

  • Don Pascal, veleni e misteri in Chiesa: subito rinviato il processo

    Don Pascal, veleni e misteri in Chiesa: subito rinviato il processo

    Aperto e subito rinviato al 27 ottobre  il processo a carico di don Pascal Manca l’ex parroco di Villamar accusato di pedofilia. Un processo che giunge pochi giorni dopo la clamorosa archiviazione del procedimento a carico di don Luca Pretta, ex parroco di Gesico e, a sua volta, accusato di pedofilia. Castello crollato sotto le attente indagini degli inquirenti che hanno portato il Pubblico Ministero Liliana Ledda a chiedere l’archiviazione perchè le accuse sono risultate infondate. Proprio alla luce di queste indagini il processo contro il sacerdote originario di Nuraminis e arrestato a Villamar assume una nuova luce.

    Diversi i punti in comune fra le due storie e, in particolare, fatto curioso, che gli stessi sacerdoti che hanno accusato l’uno compaiono anche nell’altra istruttoria. Fra i nomi quello dell’ex parroco di Mandas don Giancarlo Dessi che, stando alle sue dichiarazioni rese a verbale agli inquirenti l’8 settembre 2015, in occasioni delle indagini su don Pretta, avrebbe affermato di aver utilizzato la Parrocchia di Mandas nel procedimento a carico di don Pascal Manca. Casi di cui lo stesso Arcivescovo di Cagliari Mons. Arrigo Miglio aveva parlato in occasione di una sua deposizione in Procura dove parlò anche delle accuse mosse nei confronti di don Alberto Pala, parroco della Cattedrale di Cagliari.

    Chiesa di piazza Palazzo già nota alle cronache, nei mesi scorsi, per la vicenda di don Pittau, parroco della stessa e morto in circostanze misteriose. Tanti fili conduttori per vicende che, pur separate, sembrano aggrovigliate fra loro in momenti e persone che si incrociano. Diversi gli interrogativi sul tappetto al pari dei dubbi che circolano sempre più insistenti. Con domande sempre più forti: come quella di chi risarcirà persone risultate totalmente innocenti come don Luca Pretta. Mentre altre domande si susseguono sul futuro di sacerdoti come don Massimiliano Pusceddu degli Apostoli di Maria.

  • Don Pretta, fine di un incubo: ingiustamente accusato di pedofilia

    Don Pretta, fine di un incubo: ingiustamente accusato di pedofilia

    La procura ha archiviato definitivamente: Don Pretta era innocente, ma per anni è stato al centro di un tormentone 

    Con la firma del giudice che accoglie la proposta di archiviazione delle accuse contro don Luca Pretta, si mette la parola fine all’inchiesta che aveva visto l’ex parroco di Gesico ingiustamente accusato di pedofilia. Accuse totalmente infondate secondo la magistratura che sgombra il campo da ogni qualsiasi equivoco sulla condotta del sacerdote originario di Nuraminis. Innocenza riscontrata dagli inquirenti dalla lettura delle carte e dall’esame dei testi che hanno portato alla archiviazione firmata ieri. L’indagine, avviata nel giugno 2015, ha verificato che le accuse contro il sacerdote non erano sostenibili. Una notizia che sta facendo il giro delle Diocesi della Sardegna dove si attendeva l’esito dell’inchiesta che mette la parola fine ad un tormentone durato oltre un anno.

    Vicenda, conclusa positivamente, che segue quella chiusa rapidamente (e tenuta al chiuso delle stanze vaticane) che aveva visto coinvolto anche il parroco della Cattedrale don Alberto Pala, tornato al suo posto dopo alcuni mesi di riposo. L’attesa è ora per la lettura delle carte dell’inchiesta contro don Pretta in cui risultano essere coinvolti altri sacerdoti della Diocesi di Cagliari. Con loro, a verbale, anche le dichiarazioni di un altro cittadino di Gesico. Da qui si capiranno gli eventuali legami, se esistenti, con l’altra inchiesta, tutt’ora in piedi, e che ha portato anche all’arresto dell’ex parroco di Villamar don Pascal Manca a sua volta accusato di pedofilia. Attesa, inoltre, per le decisioni dell’Arcivescovo di Cagliari Monsignor Arrigo Miglio sul futuro di don Pretta. I prossimi giorni serviranno a dipanare un quadro che, rispetto a un anno fa, si fa sempre più chiaro. Con due sacerdoti su tre fuori da un incubo. D.S.

  • Accuse di pedofilia contro Don Pretta: il giorno dell’archiviazione

    Accuse di pedofilia contro Don Pretta: il giorno dell’archiviazione

    Una vera guerra di sacerdoti dietro il caso che scotta?

    Cresce l’attesa per l’archiviazione (attesa per oggi) delle accuse di pedofilia contro don Luca Pretta, già parroco di Gesico, chiesta dal Pubblico Ministero Liliana Ledda perché, il magistrato, ha ritenuto le stesse infondate. Una vicenda che, al pari di quella che ha visto coinvolto anche l’ex parroco di Villamar don Pascal Manca (finito in carcere per la stessa accusa) , ha sconvolto l’intera Diocesi di Cagliari.

    Accuse che hanno visto tra i protagonisti altri sacerdoti, sentiti a verbale, che hanno contribuito a creare un quadro accusatorio che, nel caso di don Pretta, è crollato sotto l’attenta indagine condotta dagli inquirenti. Curiosa la coincidenza che ha visto coinvolti nelle indagini per pedofilia proprio i due sacerdoti che, a leggere il sito blog.messainlatino.it, sono stati protagonisti a maggio 2010 di un corso di canto gregoriano organizzato in Sardegna con i Canonici  dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote e, in particolare, con don Wulfran Lebocq e don Joseph Luzuy, tra i massimi esponenti della liturgia tridentina. Lo stesso Istituto al centro di una violenta polemica, nell’estate 2013, che aveva visto i Vescovi della Sardegna chiedere l’intervento del Papa contro la decisione iniziale (poi revocata) della Giunta Regionale di affidare l’ex seminario proprio ai Canonici di Gricigliano.

    Una decisione, allora commentata dal giornalista Vito Biolchini nel suo blog, di un ritorno “a nuova vita della struttura, gestita da un gruppo di cattolici ultratradizionalisti: quelli che contestano il Concilio Vaticano II, quelli delle messe rigorosamente in latino”. Lo stesso Biolchini aveva scritto che “da subito il presidente della Conferenza Episcopale sarda, l’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio, ha manifestato il proprio disappunto per l’iniziativa, formalizzata con una richiesta arrivata alla Regione nell’aprile dello scorso anno”. Episodi, si dirà. Utili comunque per capire le vere e proprie guerre di “religione” registrate all’interno della Diocesi di Cagliari. Dalle carte del procedimento contro don Pretta sono attese diverse novità e sorprese. Anche per capire il ruolo avuto da alcuni sacerdoti. D.S.

  • Chiesa di Cagliari, inchieste tra corvi e untori: sacerdoti in Procura

    Chiesa di Cagliari, inchieste tra corvi e untori: sacerdoti in Procura

    Entra nella settimana decisiva l’inchiesta su don Luca Pretta, l’ex parroco di Gesico sotto indagine con la pesante accusa di pedofilia. Infondata secondo il pubblico ministero Liliana Ledda che ha chiesto l’archiviazione del procedimento. Un conto alla rovescia pesante. Per il sacerdote che, finalmente, se la richiesta del PM sarà accolta vedrà riconosciuta l’innocenza da sempre dichiarata, ma anche e soprattutto per la Diocesi di Cagliari che potrà leggere le carte dell’indagine e avere conferma, o smentita, delle indiscrezioni che si vanno accumulando in queste ore. Fra tutti il ruolo esercitato nella vicenda da alcuni sacerdoti diocesani.

    Si parla, infatti, di diversi religiosi sentiti a verbale dagli inquirenti dopo l’avvio del procedimento sulla base delle dichiarazioni di una donna di Gesico. Testimonianza, stando a quanto filtrato, che parlava di una morbosa attenzione di don Pretta verso un bambino del paese. Ma, secondo quanto scritto dai magistrati, “non ci sono elementi di prova in ordine ai presunti abusi”. In altre parole l’accusa non è sostenibile e quindi infondata. A sostenerla, oltre alla donna, secondo quanto riferito dall’Arcivescovo di Cagliari Monsignor Arrigo Miglio al Procuratore della Repubblica, il 16 maggio 2015, anche un cittadino di Gesico.

    Dichiarazioni messe nero su bianco anche dagli inquirenti che, stando a quanto riferito da alcuni preti diocesani, avrebbero sentito a verbale anche diversi sacerdoti. Fra questi l’ex parroco di Mandas don Giancarlo Dessì che, a sua volta, avrebbe indicato a verbale i nomi di altri religiosi informati sui fatti. Tra i nomi che circolano vi è quello di Monsignor Giovanni Melis, Canonico del Capitolo della Cattedrale di Cagliari e originario proprio di Gesico. Una testimonianza, la sua, considerato che Gesico è il suo paese natale, derivata dalla conoscenza di persone e luoghi. Monsignor Melis sarebbe stato ascoltato dagli inquirenti al pari di don Michele Piras, attuale viceparroco di Uta e, a sua volta, citato dall’Arcivescovo Miglio nella dichiarazione del 2015 quando parla della lite scoppiata fra don Piras e don Pascal Manca, allora parroco di Mandas, “nell’estate 2012 perché una signora del paese aveva fatto una cospicua donazione a Piras e non alla Parrocchia. Don Manca aveva ritenuto ingiusta la donazione”.

    Anche nella inchiesta sull’ex parroco di Villamar,  don Piras è stato sentito a verbale dagli inquirenti e la sua deposizione è agli atti del procedimento sempre per pedofilia. Già in precedenza, come ricordato recentemente anche da L’Unione Sarda, “il diacono in passato aveva accusato di “comportamenti gay” un prelato romano e, per questo, non riusciva ad essere ordinato prete”. Piras, infatti, condannato con sentenza del Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma del 7 marzo 2012 (quando era Papa Benedetto XVI e Arcivescovo di Cagliari mons. Giuseppe Mani), ha visto questo pronunciamento ribaltato con decisione di Papa Francesco il 10 marzo 2015, al termine dei lavori di una Commissione all’uopo istituita e che, dopo aver sentito anche il nuovo Arcivescovo di Cagliari mons. Miglio, ha dichiarato l’innocenza del Piras.

    Coincidenze su coincidenze se, rileggendo quanto scritto sempre da L’Unione Sarda, il 14 maggio 2015, secondo cui “dall’inchiesta contro don Pascal Manca sono scaturite rivelazioni su avvenimenti passati che avevano  coinvolto sacerdoti di periferia. Nelle carte si fa riferimento a Michele Piras: nome che conduce ad Alberto Pala, parroco della Cattedrale e a Giuseppe Mani, ex Vescovo di Cagliari”. Un nome, quello, di Pala che proprio Monsignor Miglio (oltre a quelli di don Pretta e a don Manca) cita nelle sue dichiarazioni del 16 maggio, parlando di maldicenze.

    Che, come tali, si sono rivelate considerato che il sacerdote è sempre parroco della Cattedrale. Se, la settimana prossima, anche don Pretta vedrà tutto archiviato sarà il secondo prete innocente su tre ingiustamente accusato. E più che di corvi si inizia a sospettare di qualche untore. “Accuse vaghe e generiche” come dichiarato a verbale da mons. Miglio: divenute vere e proprie armi di distruzione all’interno della Diocesi, nel nome della pedofilia. Con sullo sfondo la inquietante ombra della Massoneria. Un quadro che, la settimana prossima, documenti alla mano sarà ancora più chiaro. E non si escludono, dai verbali, clamorose sorprese.

  • Gli scandali nella Diocesi di Cagliari: pedofilia e lettere anonime

    Gli scandali nella Diocesi di Cagliari: pedofilia e lettere anonime

    Ecco i risvolti delle indagini giudiziarie sui sacerdoti nel Cagliaritano: non mancano le clamorose sorprese.

    Negli scandali che hanno sconvolto, di recente, la Diocesi di Cagliari ormai il “menù” quotidiano propone di tutto: indagini canoniche, procedimenti giudiziari (don Luca Pretta, ex parroco di Gesico), avvisi di garanzia (don Marco Lai, parroco di sant’Eulalia), arresti (don Pascal Manca, ex parroco di Villamar, oggi in libertà e in attesa dell’udienza preliminare dopo la chiusura delle indagini), appartenenza alla massoneria (don Giancarlo Dessì, ex parroco di Villamar e Mandas), rinvio a giudizio (don Massimiliano Pusceddu, ex parroco di Decimoputzu) e così via. Una lunga Via Crucis dove anche il Cireneo avrebbe seri problemi a portare la croce, vista l’entità delle accuse mosse nei confronti di alcuni sacerdoti della Diocesi cagliaritana. Nell’elenco delle stazioni della via dolorosa è importante soffermarsi su una in particolare: il ruolo delle lettere anonime e dei corvi nella vicenda della pedofilia.

    Prassi, quella delle accuse senza volto, mal tollerata dall’Arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio che, ascoltato il 16 maggio 2015, dal pubblico ministero Liliana Ledda dichiara a verbale che “non basterebbe l’archivio della Curia per contenerle tutte. Quindi, per prassi, non conserviamo le lettere anonime e non si ritiene possibile, né opportuno dare sviluppo alle indagini”. Parole che pesano come macigni, in queste ore, dove le lettere anonime sembrano farla da padrona. Davanti alla linea adottata dal Vescovo si oppone, infatti, la realtà dei procedimenti giudiziari in corso. Fra tutti quello riguardante l’ex parroco di Villamar don Pascal Manca finito in carcere proprio in seguito ad una lettera anonima che, in calce, portava la firma di tale Virgilio Porcu (risultato estraneo ai fatti). Proprio don Pascal Manca, il 22 aprile 2015, dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia per presunta pedofilia, dichiarava a L’Unione Sarda di “Essere innocente. Non conosco ancora i fatti che mi vengono contestati. Non ho letto l’esposto anonimo contro la mia persona” Particolare inquietante, quello della lettera anonima, poiché riportava alcuni fatti già esposti in precedenza proprio al Vescovo di Cagliari Arrigo Miglio e riguardanti la Parrocchia di Mandas.

    Particolare confermato, nella sua deposizione del 16 maggio, dove affermava che “Nell’estate 2013 ricevo la visita di un giovane di Mandas che mi porta delle accuse contro don Pascal e mi assicura che ci sono altri giovani pronti a venire. Cosa che non si è verificata”. Lo stesso Arcivescovo, agli atti, ribadisce che non ha potuto verbalizzare per l’assenza di due testimoni. Una lettera, quindi, che proprio anonima non era, stando a quanto va via emergendo. Altro particolare curioso è che la missiva (che riporta fatti accaduti nel paese di Mandas) è stata inviata nel 2014 non più solo  al Vescovo o al Vaticano ma anche alla Procura e ad alcuni giornali, portando poi alle indagini che, nei primi giorni di maggio, si concluderanno con l’arresto del parroco di Villamar (di cui si darà conto, sulle sue modalità, in un prossimo articolo), mentre a Mandas era parroco il suo successore (e predecessore a Villamar) don Giancarlo Dessì (che, stando al sito della Diocesi, ha come collaboratore operante in Parrocchia padre Ignazio Pili). Lo stesso sacerdote che, il 25 luglio scorso, stando a quanto riportato dalla stampa, dall’altare della chiesa di San Giacomo Apostolo annunciava che “Io e il Vescovo siamo oggetto di calunnie attraverso lettere anonime”. Le stesse che il Vescovo Miglio, stando alle sue affermazioni, non conservava e non utilizzava per dare sviluppo a nuove indagini. Dettagli, qualcuno potrà dire. Gli stessi di cui parla lo storico Aby Warburg trovando nascosto in essi il diavolo.E per restare in tema con Dan Brown tra Angeli e demoni.

  • Sacerdoti nel Cagliaritano, intrighi e veleni con l’ombra Massoneria

    Sacerdoti nel Cagliaritano, intrighi e veleni con l’ombra Massoneria

    Mentre si attende la decisione del giudice, dopo la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, sulle accuse di pedofilia contro don Luca Pretta che si sono rivelate, stando agli atti, infondate, trapelano le prime indiscrezioni sulla vicenda che hanno del clamoroso. Ad essere sentiti dagli inquirenti come testimoni sono stati, infatti,  anche alcuni sacerdoti della Diocesi di Cagliari che, a quanto risulterebbe, hanno avuto un ruolo nella vicenda. Il nome, che se confermato farebbe più scalpore, è quello dell’ex parroco di Mandas don Giancarlo Dessì, trasferito dal paese della Trexenta poche settimane fa in seguito alle accuse di appartenenza, dall’estate 2014, ad una loggia massonica di Cagliari. Uno stato vietato per un sacerdote dal diritto canonico.

    A questo si aggiunge, ora, il coinvolgimento nelle accuse di pedofilia contro don Luca Pretta. Una vicenda che secondo il pubblico ministero Liliana Ledda vede “la notizia di reato infondata”. Proprio al magistrato, il 16 maggio 2015, l’Arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio aveva riferito di aver ricevuto, poco tempo prima,  “una signora di Gesico per dirmi che un ragazzo da minorenne avrebbe subito degli abusi da don Pretta”. Accuse confermate, alcuni giorni dopo, da un altro cittadino di Gesico e che, dopo le indagini, non hanno avuto comunque riscontro. Tra gli aspetti più clamorosi vi sarebbe, comunque, la dichiarazione resa a verbale secondo cui, già a fine 2014, il Dessì avrebbe contattato in prima persona la donna per attivarsi in tal senso (mentre l’indagine è partita solo sei mesi dopo). Oltre a Dessi (che avrebbe indicato agli inquirenti anche il nome di altri sacerdoti informati sui fatti) sono stati sentiti anche altri preti. Un coinvolgimento e una coincidenza curiosa anche perché (il sacerdote era a Mandas dal 2012), come dichiarato dallo stesso Vescovo alla Procura, “nell’estate 2013 ho ricevuto la visita di un giovane di Mandas che mi porta delle accuse contro don Pascal e mi assicura che ci sono altri giovani pronti a venire, cosa che non si è verificata”. L’indagine canonica si concluse nel 2014 senza esiti e solo l’intervento della Procura, nel maggio 2015, portò all’arresto di don Pascal Manca, allora parroco di Villamar (Manca aveva sostituto proprio il Dessì). Pochi giorni dopo l’avvio delle indagini anche contro don Luca Pretta, allora parroco di Gesico (della Vicaria di Mandas) prossime all’archiviazione. I due procedimenti hanno tratti e protagonisti in comune? Sono gli stessi coinvolti anche nelle accuse contro il parroco della Cattedrale don Alberto Pala? I contorni del thriller ci sono tutti anche perché, come ha riferito un sacerdote della Diocesi a Casteddu Online, è curioso che siano stati colpiti preti considerati, a torto o a ragione tradizionalisti. Anche perché non si escludono nuovi colpi di scena dalla lettura degli atti. Con sullo sfondo l’ombra della massoneria. Per la serie intrighi e veleni.

  • Don Pretta, nessuna pedofilia: dopo l’archiviazione nuovi scandali?

    Don Pretta, nessuna pedofilia: dopo l’archiviazione nuovi scandali?

    Chiesa del Cagliaritano in subbuglio: il pm chiede l’archiviazione per l’ex parroco di Gesico accusato di pedofilia. Ma dietro alcune mosse potrebbero esserci altri sacerdoti.

    Archiviazione del procedimento perchè non esistono elementi per sostenere l’accusa contro l’ex parroco di Gesico don Luca Pretta. Una delle più infamanti: quella di pedofilia. A chiedere l’archiviazione del procedimento è stato nei giorni scorsi il Pubblico Ministero Liliana Ledda titolare delle indagini. Nei prossimi giorni la decisione finale del giudice per la definitiva chiusura del fascicolo giudiziario.

    Archiviazione che, se confermata, segnerà un clamoroso sviluppo in una vicenda che, nello scorso mese di giugno 2015, aveva scatenato un vero e proprio scandalo nella Diocesi di Cagliari colpita, nelle settimane precedenti, anche dall’arresto sempre per pedofilia dell’allora parroco di Villamar don Pascal Manca, mentre alcune ombre erano state gettate sul parroco della Cattedrale don Alberto Pala. Nel caso del sacerdote cagliaritano il caso si era sgonfiato in poche settimane e lo stesso don Pala è alla guida dell’importante Parrocchia di piazza Palazzo. Ora la svolta anche nel caso di don Luca Pretta che risulterebbe, stando alle indagini condotte, totalmente estraneo innocente rispetto alle accuse mosse nei suoi confronti. Una innocenza che non mancherà di pesare considerato che il sacerdote originario di Nuraminis era stato sospeso e costretto a dimettersi da parroco di Gesico. Una storia ormai vicina a vedere scritta la parola fine per quanto riguarda il procedimento giudiziario, ma destinata a far discutere considerato che, stando alle indiscrezioni, dietro le accuse mosse ci sarebbero anche alcuni sacerdoti della Diocesi. Una notizia che, se confermata, non mancherà di far scoppiare ulteriori scandali.

    http://www.sardanews.it/247704-don-pretta-nessuna-pedofilia-dopo-l-archiviazione-nuovi-scandali

  • Morto l’ex missionario Marco Dessì: abusò di bimbi orfani in Nicaragua

    Morto l’ex missionario Marco Dessì: abusò di bimbi orfani in Nicaragua

    Una condanna definitiva per abusi sessuali su sei minori a cui era seguito anche il decreto firmato da Papa Ratzinger che gli aveva tolto l’abito talare: Marco Dessì, sacerdote di Villamassargia, è stato giudicato colpevole davanti alla giustizia italiana e a quella vaticana per le violenze sui bambini che aveva incontrato nella sua missione in Sud America. L’ex sacerdote è morto ieri dopo una lunga malattia, ad annunciarlo sono stati i suoi familiari.

    I fatti, come racconta il quotidiano L’Unione  Sarda oggi in edicola, risalgono al 2005: in quell’anno Marco Dessì, allora ancora sacerdote, era stato accusato da alcuni volontari cagliaritani ed emiliani che lavoravano in Nicaragua all’interno della missione di Betania, nella città di Chinandega, in Nicaragua.

    L’indagine, avviata dalla Procura di Parma, aveva portato all’arresto di Dessì, indagato per abusi su sei minorenni tra cui alcuni orfani e per detenzione di materiale pedopornografico. Nel gennaio 2010 il tribunale lo ha riconosciuto colpevole condannandolo a 12 anni di prigione, due anni fa la Cassazione ha confermato la condanna riducendola però a 6 anni. In seguito a inchiesta interna condotta dal Tribunale del Vaticano, l’allora Papa Benedetto XVI firmò il provvedimento che spogliava il sacerdote dell’abito talare riportandolo allo stato laico. Marco Dessì, malato da tempo, aveva 68 anni.

    http://www.sardiniapost.it/cronaca/morto-lex-missionario-marco-dessi-abuso-bimbi-orfani-nicaragua/

  • L’inchiesta sulla pedofilia in parrocchia, monsignor Miglio: «Il Vaticano sapeva»

    L’inchiesta sulla pedofilia in parrocchia, monsignor Miglio: «Il Vaticano sapeva»

    «Chiesi al Vaticano che mi fossero date delle direttive su eventuali iniziative che avrei dovuto prendere, ma non sono mai arrivate».

    Il 16 maggio 2015 monsignor Arrigo Miglio parlò dei casi di presunta pedofilia tra i parroci con il procuratore della Repubblica Mauro Mura e il pm Liliana Ledda.

    Don Pascal Manca era in cella da dieci giorni. Citò anche don Alberto Pala, parroco rimosso e reintegrato a Cagliari, e don Luca Pretta (Gesico).

    di Enrico Fresu

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/08/03/l_inchiesta_pedofilia_in_parrocchia_miglio_il_vaticano_sapeva_tut-68-521162.html

  • Presunta pedofilia nel Cagliaritano, l’ex arcivescovo Miglio: “Il Vaticano sapeva”

    Presunta pedofilia nel Cagliaritano, l’ex arcivescovo Miglio: “Il Vaticano sapeva”

    Sui casi di pedofilia nel Cagliaritano il Vaticano sapeva. La conferma arriva dal verbale di un colloquio avvenuto in Procura a Cagliari il 16 maggio 2015. A palazzo di giustizia si presentò l’allora arcivescovo della diocesi del capoluogo, Arrigo Miglio, che parlò con il procuratore capo Mauro Mura e il pm Liliana Ledda.

    Miglio raccontò di tre casi: don Pascal Manca, parroco di Villamar, che era stato arrestato dieci giorni prima; don Alberto Pala, rimosso e reintegrato nella cattedrale di Cagliari e sulla cui indagini per presunti abusi sui minori il pm Ledda ha chiesto l’archiviazione; don Luca Pretta, parroco di Gesico ugualmente finito sotto inchiesta. La notizia del colloquio di Miglia viene riportata da L’Unione Sarda oggi in edicola. L’arcivescovo disse pure che dal Vaticano aspettava indicazioni su come gestire la delicata faccenda, ma spiegò di non averne mai ricevuto. Seguendo tuttavia gli ordini romani, Miglio avviò un’indagine canonica interna affidata a don Ligas e a don Venturelli e chiusa a febbraio 2014 “con esito nebuloso”, disse in Procura.

    http://www.sardiniapost.it/cronaca/presunta-pedofilia-nel-cagliaritano-lex-arcivescovo-miglio-il-vaticano-sapeva/