Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Ex aspirante frate condannato a 9 anni per abusi sessuali su un 12enne

    Ex aspirante frate condannato a 9 anni per abusi sessuali su un 12enne

     Ex aspirante frate condannato a 9 anni per abusi sessuali su un 12enne

    Il Tribunale di Marsala ha condannato a 9 anni di carcere un ex frate, Biagio Alberto Almanza, 38 anni, di Pantelleria, processato per violenza sessuale su un minore. Con quest’accusa, l’ex frate fu posto agli arresti domicilairi dai poliziotti della Squadra mobile di Trapani a fine novembre 2012.

    I fatti contestati risalgono al 2008, prima che prendesse i voti, prima cioè che divenisse sacerdote.

  • EX FRATE DI PANTELLERIA CONDANNATO A 9 ANNI DI CARCERE PER PEDOFILIA

    EX FRATE DI PANTELLERIA CONDANNATO A 9 ANNI DI CARCERE PER PEDOFILIA

    Un ex frate, Biagio Alberto Almanza, 38 enne, originario di Pantelleria, è stato condannato dal Tribunale di Marsala a nove anni di reclusione per violenza sessuale aggravata su minore. Con questa accusa, il frate, il 28 novembre 2012, era stato sottoposto agli arresti domiciliari, con precedenti specifici, dagli agenti della Squadra mobile de L’Aquila, trascorsi presso il convento dell’Abruzzo, a Trasacco, dove aveva preso i voti dopo essere stato coinvolto anni prima in un’altra vicenda di pedofilia, per la quale era stato condannato, per violenza sessuale, con sentenza divenuta irrevocabile dalla Corte di Appello di Milano. La vittima degli abusi in quell’occasione aveva meno di dieci anni. Allora, nel capoluogo lombardo, spacciandosi per andrologo aveva palpeggiato il bambino. I fatti, avvenuti sull’isola di Pantelleria, risalgono al 2008. Almanza, prima di diventare un “uomo di Dio”, avrebbe abusato sessualmente del figlio di una coppia di amici che all’epoca dei fatti aveva solo dodici anni. Caro amico di famiglia, spesso era in visita a casa della vittima, approfittando del bambino nei momenti in cui era lasciato fiduciosamente da solo con lui. Il frate dal passato burrascoso, dopo aver commesso violenza sul dodicenne, si era trasferito in Abruzzo, cambiando vita. Aveva bussato alla porta di un istituto religioso di Avezzano, dicendo di avere avuto la “chiamata” e smessi i panni dell’orco aveva indossato il saio. Le indagini, condotte dalla squadra mobile della questura di Trapani, coordinate dal sostituto procuratore di Marsala, Giulia D’Alessandro, erano state avviate in seguito ad una segnalazione pervenuta nel 2011 al “Telefono Azzurro”. A chiamare era stato il minorenne, costretto a convivere con un segreto più grande di lui che aveva segnato la sua esistenza. All’operatore, con la voce rotta dal pianto, l’adolescente aveva raccontato il suo calvario. “L’amico dei miei genitori si è approfittato di me”. Dalle indagini sarebbe poi emerso che, in più di una circostanza, l’uomo, che frequentava da tempo i familiari del ragazzo, sarebbe rimasto da solo con il minore costretto a subire violenza e restare in silenzio. Il saio non l’ha sottratto all’arresto, ma soprattutto non ha cancellato il suo passato con cui è stato chiamato a fare i conti.
    REDAZIONE Siciliauno Polis del 9.4.14

  • Sesso con minori condannato a un anno l’ex parroco Nuvola

    Sesso con minori condannato a un anno l’ex parroco Nuvola

    Il sacerdote era stato sorpreso in auto con un quattordicenne. Condannato in primo grado a diciotto mesi per induzione alla prostituzione, ora i giudici hanno riqualificato il reato e ridotto la pena.

    La corte d’appello di Palermo ha condannato Aldo Nuvola a un anno di reclusione per atti sessuali a pagamento con un minore. I giudici hanno riqualificato il reato – inizialmente era stata contestata l’induzione alla prostituzione minorile – e ridotto la pena: in primo grado aveva avuto un anno e sei mesi. L’ex sacerdote era stato sorpreso in auto con un quattordicenne durante un rapporto sessuale.

    L’ex sacerdote è stato arrestato alcuni mesi fa e sospeso a divinis per un’altra ipotesi di induzione alla prostituzione minorile venuta fuori durante l’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo. Dalle intercettazioni del presunto responsabile del delitto – poi rivelatosi innocente – erano emersi i rapporti del sacerdote con una serie di minorenni che avevano rapporto sessuali a pagamento con padre Nuvola.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/02/12/news/sesso_con_minori_condannato_a_un_anno_padre_aldo_nuvola-78398952/

  • Soldi ai ragazzini per sesso, ex prete di Palermo a processo

    Soldi ai ragazzini per sesso, ex prete di Palermo a processo

    Il 27 febbraio la prima udienza con il rito abbreviato. L’ex sacerdote deve rispondere dell’accusa di induzione alla prostituzione minorile

    Si terrà a partire dal 27 febbraio il processo con rito abbreviato nei confronti dell’ex parroco Aldo Nuvola. L’accuse contestate all’ex responsabile della parrocchia “Regina Pacis di Palermo, ora sospeso “a divinis”, è induzione alla prostituzione minorile Il religioso avrebbe pagato diversi ragazzini non ancora maggiorenni per avere rapporti sessuali con lui. Il rito abbreviato si svolgerà davanti al gup Riccardo Ricciardi. Nuvola avrebbe, nel corso delle indagini, ammesso parzialmente le sue responsabilità ma negando di aver mai saputo che i giovani con cui aveva rapporti mercenari fossero minorenni.

    http://www.nuovosud.it/cronaca-palermo/soldi-ai-ragazzini-sesso-ex-prete-di-palermo-processo-8369

  • Don Aldo Nuvola resta in cella  E il cardinale Romeo chiede di incontrarlo

    Don Aldo Nuvola resta in cella E il cardinale Romeo chiede di incontrarlo

     La posizione si alleggerisce, ma l’ex sarcerdote, sospeso a divinis, resta rinchiuso nel carcere Ucciardone. È accusato di avere avuto rapporti sessuali a pagamento con dei minorenni. Presto potrebbe ricevere la visita dell’arcivescovo di Palermo.

    PALERMO – La sua posizione potrebbe alleggerirsi, ma don Aldo Nuvola resta in carcere. E presto potrebbe ricevere la visita del cardinale Paolo Romeo.

    L’arcivescovo di Palermo alcuni giorni fa ha chiesto di incontrare il sacerdote accusato di avere avuto rapporti sessuali con dei minorenni. Dal punto di vista penale l’ex parroco non è stato ancora giudicato. Non si conosce quale esito avrà l’inchiesta che lo coinvolge. Sin d’ora, però, c’è la questione morale di un uomo che, in abito talare, ha commesso un peccato talmente grave da meritare la sospensione a divinis. Ed è nella logica del confronto fra pastore di anime e peccatore che Romeo dovrebbe avere chiesto l’incontro. Il condizionale deriva dal fatto che la sua richiesta, spedita al direttore del carcere Ucciardone, è di poche righe e non svela i motivi della visita.

    Adesso spetta al Giudice per le indagini preliminari dare o meno il via libera all’incontro. Nel frattempo lo stesso giudice Agostino Gristina ha deciso che per il momento don Nuvola non sarà trasferito in una struttura psichiatrica per curarsi come chiesto dai suoi legali.

    Secondo il giudice, l’indagato deve restare in cella dove è rinchiuso da luglio scorso con l’accusa di avere avuto, in tre occasioni, rapporti sessuali con dei minorenni. Per i primi due episodi i termini di custodia cautelare sono scaduti. Resta in piedi il terzo che vedrebbe coinvolti il sacerdote e due giovani.

    L’ex parroco della chiesa Regina Pacis era inizialmente accusato di istigazione alla prostituzione minorile e rapporti sessuali illeciti con minori. Per il primo reato si rischiano anche quindici anni di carcere. Per il secondo, l’eventuale pena non supera i sei anni. Secondo una recentissima sentenza delle sezioni unite della Cassazione, che gli avvocati Nino Caleca e Mario Zito hanno cucito addosso al loro cliente, quando un maggiorenne offre del denaro ad una persona di età compresa tra i 14 e i 18 anni per convincerla a intrattenere rapporti sessuali esclusivamente con il soggetto agente si configura il reato meno grave. Che nel caso di Nuvola riguarda due dei tre rapporti sessuali per i quali è finito in carcere. Non si conosce ancora la parte della motivazione in cui i Supremi giudici hanno affrontato il tema dei rapporti sessuali in presenza di più minori.

    Nell’attesa, don Nuvola resta in cella.Cella dalla quale l’ex sacerdote, interrogato dai pubblici ministeri Calogero Ferrara e Claudio Camilleri, ha sempre respinto le nuove accuse dei due minorenni che gli sono piovute addosso. Le ha sempre qualificate come millanterie di giovani dediti alla prostituzione che si vantano per quel cliente insolito. All’Ucciardone don Nuvola aveva ammesso di avere avuto rapporti sessuali con un solo ragazzo, che però credeva fosse maggiorenne. Si era detto dispiaciuto, chiedendo scusa “ai miei superiori, alla mia famiglia, ai fedeli, alle persone che mi vogliono bene”. Ed aveva pure annunciato di essere pronto ad iniziare un percorso di guarigione. Percorso che, però, per il momento è stato stoppato dal giudice.

    In passato era stata la stessa Curia a offrire una chance a don Nuvola. La vicenda è stata ripercorsa nel provvedimento di sospensione a divinis. Nel 2012 il sarcerdote ed ex insegnante di religione, dopo avere rimediato una condanna per un episodio analogo a quelli che gli vengono contestati ora, “era stato invitato a presentare le dimissioni dalla carica di insegnante di Religione in data 4 ottobre 2008 e a dimettersi da parroco della Parrocchia Regina Pacis nel dicembre 2008, allorquando si era avuta la notizia di un procedimento nei suoi riguardi per molestia nei confronti di un giovane di 17 anni. In quella circostanza si era proceduto ad allontanarlo dall’ufficio di parroco”. Inoltre gli era stato intimato di soggiornare presso la Casa “Il Cenacolo” dei Padri Venturini a Barcellona Pozzo di Gotto per un periodo di riflessione e di accompagnamento spirituale e psicologico. Successivamente era stato stabilito che seguisse “un percorso organico e ben strutturato della durata di almeno due anni, che mirasse al consolidamento della maturità umana, affettiva e sacerdotale presso una struttura protetta”.

    http://livesicilia.it/2014/01/10/sacerdore-sesso-minorenni-aldo-nuvola_426691/

  • E’ morto un prete pedofilo. Don Antonino Visalli non ha fatto un giorno di galera, Violentò ragazzina 14enne. Catania, lutto tra i Salesiani per don Nino

    E’ morto un prete pedofilo. Don Antonino Visalli non ha fatto un giorno di galera, Violentò ragazzina 14enne. Catania, lutto tra i Salesiani per don Nino

    E LA DONNA VIOLENTATA DENUNCIA IL PRETE IN TV

    CATANIA – “Tutto è cominciato quando frequentavo il IV ginnasio, avevo 14 anni, facevo parte della parrocchia di Lineri, a Misterbianco…”.

    Davanti alle telecamere, mascherata solo da un effetto elettronico, con la voce spesso rotta dall’ emozione, una donna ha deciso di raccontare le violenze subite per anni nell’ adolescenza da parte di un prete noto in città e di cui la donna ha fatto nome e cognome: don Antonino Visalli. Una denuncia, ha spiegato A.L.R., 33 anni, sposata, una figlia poco più che neonata, “per liberarmi di quel peso enorme che ha accompagnato e sconvolto la mia vita. Una denuncia che faccio solo oggi perché solo oggi, dopo dieci anni di terapia psicanalitica, ho acquisito la consapevolezza di quello che è successo, ho capito che il problema non era mio, ma di quel prete…”.

    La testimonianza, trasmessa iera dall’ emittente Telecolor, ha avuto l’ effetto di una bomba in città, subito spaccata tra innocentisti e colpevolisti: don Visalli, ora sulla sessantina, è stimato e conosciuto per il suo impegno nel sociale. Il parroco di Lineri però ieri non ha voluto replicare alla accuse. Ha solo detto a qualche amico che “la mafia non uccide solo con la lupara, ma anche in questo modo”. Le polemiche sembrano destinate ad esplodere, ma ieri ha fatto parlare soprattutto il dramma raccontato in televisione con dovizia di particolari, con coraggio: “Avevo qualche piccola difficoltà in latino – ha raccontato A. – e quella persona insegna latino e greco dai salesiani. Un giorno si offrì di aiutarmi e mi invitò ad andare nella sua stanza, nell’ istituto. Quasi ogni giorno andavo da lui per fare i compiti”.

    Poi la rievocazione di come è cominciata la violenza. “E’ stata una cosa molto graduale, all’ inizio mi disse che era una cosa molto speciale, che non lo dovevo dire a nessuno, perchè nessuno avrebbe potuto capire: né i miei amici, né i miei genitori perché erano ignoranti. Ha creato un vuoto attorno a me…”. “Nei primi mesi mi diceva che io dovevo sedere accanto a lui, e mi ripeteva che non dovevo parlare con nessuno, poi ha voluto che mi sedessi sulle sue gambe… Man mano, col passare del tempo pretendeva da me sempre di più”. La voce di A. trema: “Io non volevo, cercavo di non… Era come se fossi un’ altra persona. Ma dovevo accontentarlo, ero costretta a fare quelle cose perché altrimenti lui mi trattava con disprezzo”. A. ha qualche pudore nel raccontare i dettagli, ma lo fa.

    Dice che una volta con un bacio particolarmente violento il prete le spezzò il frenulo della lingua, poi parla di quando “lui” la obbligava a mettersi in piedi e poi l’ abbracciava stringendo forte, “tanto forte che mi faceva male alle braccia. E mi criticava perché resistevo: devi essere più espansiva, diceva, altrimenti resterai sola per tutta la vita. E mi stringeva ancora: poi succedeva qualcosa che io non capivo, lui si fermava e mi mandava via all’ improvviso, bruscamente. Però prima di farmi uscire dalla stanza controllava sempre che nel corridoio non ci fosse il direttore dei salesiani”.

    E’ a questo punto che la donna fa il nome del prete, con decisione: “Si tratta di don Visalli Antonino, fa parte dei salesiani di Cibali (un quartiere di Catania, ndr), ed è parroco della parrocchia di Santa Bernadette, a Lineri. I miei genitori ed io avevamo tanta fiducia in quest’ uomo, per me era come un padre, uno che quando parlava era Vangelo, ma in realtà non era così”. A. racconta anche di aver “esposto tutto” all’ arcivescovo, ma di aver ricevuto come risposta l’ invito ad avere pazienza, perché il prete sarebbe stato allontanato alla fine dell’ anno scolastico. A. però non ha voluto aspettare. L’ arcivescovo Luigi Bommarito ieri non è voluto entrare nel merito: “Devo chiarirmi le idee, mi sembrano esagerazioni, ma voglio sentire le parti”. Bommarito comunque ha ammesso di aver ricevuto la donna qualche mese fa e di aver raccolto la sua testimonianza: “Non capisco però come mai questa cosa sia uscita proprio ora, alla vigilia delle elezioni”.
    di TURI CAGGEGI
    24 marzo 1994 23 sez. CRONACA

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…a-il-prete.html

  • Palermo, prostituzione minori: nuove accuse contro prete Aldo Nuvola

    Palermo, prostituzione minori: nuove accuse contro prete Aldo Nuvola

    PALERMO. Si aggrava la posizione di Aldo Nuvola, il sacerdote arrestato a luglio con l’accusa di
    induzione alla prostituzione e atti sessuali con minori. Gli investigatori hanno individuato altri due ragazzini, oltre ai tre rintracciati all’inizio dell’indagine, con i quali il prete, sospeso a divinis dopo il fermo, avrebbe avuto rapporti a pagamento. Le nuove accuse saranno contestate a padre Nuvola, domani, dal pm Geri Ferrara che andrà ad interrogarlo in carcere.

    Le relazioni del sacerdote vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile scorso. I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete. I due avevano una relazione. Il minorenne chiamò don Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio, circostanza che induce gli inquirenti a ipotizzare che l’indagato possa avere aiutare il giovane nella fasi successive all’omicidio. Interrogato dai carabinieri il 17enne confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato: da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che padre Nuvola frequentava.

    http://palermo.gds.it/2013/10/28/palermo-prostituzione-minori-nuove-accuse-contro-prete-aldo-nuvola-297940_166936/

  • Padre Nuvola adesso vuole guarire: lascia l’Ucciardone?

    Padre Nuvola adesso vuole guarire: lascia l’Ucciardone?

    Il sacerdote arrestato lo scorso 23 luglio per avere adescato minorenni vive in carcere con altri detenuti, dopo l’isolamento delle scorse settimane. I suoi legali presentano un’istanza al Gip per il trasferimento in un centro di recupero

    Padre Aldo Nuvola vuole essere curato e aiutato. Per questo motivo i suoi avvocati hanno chiesto il trasferimento dal carcere Ucciardone a un centro di recupero. Insomma, una detenzione alternativa. Il sacerdote finito in manette per induzione alla prostituzione minorile, negli scorsi giorni ha ammesso di avere avuto alcuni rapporti sessuali a pagamento perché si sentiva solo, ma ha negato di sapere che i suoi partner erano minorenni. Davanti al giudice il prete si era avvalso della facoltà di non rispondere, rispondendo però alle domande dei pm.

    Gli avvocati di don Nuvola, Marcello Montalbano, Mario Zito e Nino Caleca, presenteranno istanza al Gip Antonio Gristina. L’obiettivo è trasferire il prete in un centro di cura, in cui possa essere seguito psicologicamente.

    Intanto il sacerdote ha lasciato la cella dell’Ucciardone, dove era stato rinchiuso lo scorso 23 luglio, e nella quale viveva in isolamento. Trascorre le sue giornate in una cella diversa, con altri detenuti. Ma adesso Aldo Nuvola vuole cambiare vita. Si ritiene un peccatore e intende curarsi e guarire. Basteranno le sue intenzioni di redenzione a convincere il giudice?

    http://www.palermotoday.it/politica/padre-nuvola-pentimento-carcere-ucciardone.html

     

  • Pedofilia, il Vaticano sanziona don Carlo Chiarenza “Responsabile di abusi, si allontani dalla Diocesi”

    Pedofilia, il Vaticano sanziona don Carlo Chiarenza “Responsabile di abusi, si allontani dalla Diocesi”

    ACIREALE – Adesso è ufficiale, il Vaticano ha condannato in primo grado don Carlo Chiarenza, potente monsignore che reggeva la Basilica San Sebastiano con l’accusa di essere “responsabile degli abusi denunciati”.

    Per comunicarlo ai fedeli, il Vescovo di Acireale Antonino Raspanti, ha scelto di scrivere una lettera. Raspanti, noto per aver proposto di negare le esequie ai condannati per mafia, subito dopo la pubblicazione delle inchieste del mensile “S”, che ripercorrevano le denunce dell’associazione Caramella Buona, aveva disposto l’allontanamento di Chiarenza da Acireale.

    LA LETTERA. “La nostra Chiesa diocesana -scrive Antonino Raspanti- nel rispetto delle persone e con la volontà di far luce sugli abusi denunciati lo scorso anno dal dott. Teodoro Pulvirenti nei confronti di don Carlo Chiarenza, ha iniziato l’iter giudiziario previsto dall’ordinamento canonico”.

    “Secondo le norme vigenti -prosegue il Vescovo di Acireale- l’iter è proseguito a un livello superiore, guidato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, pervenendo a un primo grado di giudizio. In questo grado, non definitivo, il sacerdote è stato ritenuto responsabile degli abusi denunciati”.

    Ecco le sanzioni a carico di don Carlo Chiarenza: “Dovrà sottoporsi ad alcune restrizioni, in osservanza delle quali dovrà dimorare per alcuni anni fuori dalla Diocesi non assumendo incarichi ecclesiali e non svolgendo il ministero in pubblico”. L’ex rettore della Basilica di San Sebastiano può fare ricorso entro sessanta giorni.

    IL PERSONAGGIO. Padre spirituale dell’ex presidente della Regione Rino Nicolosi, don Carlo Chiarenza è stato da sempre venerato e rispettato ad Acireale. Dopo un lungo periodo alla guida della parrocchia S.Paolo, è stato scelto per guidare la Basilica di San Sebastiano, cuore pulsante del Clero acese. In ottimi rapporti con il Cardinale Paolo Romeo, Chiarenza ha ammesso -mentre veniva registrato di nascosto da Teodoro Pulvirenti- di aver compiuto abusi sessuali.

    LE INCHIESTE DI “S”. Andrea Cottone ha raccolto le denunce dell’associazione contro la pedofilia Caramella Buona, ma anche il racconto di Teodoro Pulvirenti, scienziato acese che ha denunciato di aver subito abusi sessuali da Don Carlo Chiarenza. Teodoro, per dodici anni, ha dovuto affrontare la psicoterapia. Anni e anni di colloqui su un lettino per lavarsi di dosso l’orrore. All’improvviso ha trovato il coraggio di guardare negli occhi il proprio carnefice, ha incontrato Don Carlo Chiarenza e ha registrato la conversazione pubblicata poi dal mensile “S”.

    L’INCHIESTA DELLA PROCURA. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta sul mensile “S”, la Procura di Catania guidata da Giovanni Salvi ha aperto un fascicolo. Le indagini sono state affidate al pool di investigatori della Polizia Postale di Marcello La Bella, coordinati dal pm Marisa Scavo. La Postale ha acquisito numerose testimonianze e le indagini proseguono coperte dal massimo riserbo. La difesa del monsignore accusato di pedofilia da numerosi testimoni, è rappresentata dall’avvocato Antonio Fiumefreddo, che dopo le denunce pubbliche di Teodoro ha convocato una conferenza stampa.

    “La registrazione effettuata da Teodoro Pulvirenti –ha detto il sacerdote con una nota – è stata diffusa dal predetto in modo incompleto e secondo modalità che si sono così da prestate al fraintendimento e alla strumentalizzazione. In realtà il colloquio è avvenuto in un clima di sincera accoglienza umana e cristiana verso una persona, come tra persone che non si vedevano da molti anni”.

    Sull’incontro, don Chiarenza aggiungeva: “Abbiamo parlato di tante cose spaziando sui più vari argomenti, e ci siamo congedati con la solita cordialità scambiandoci un bacio di saluto, cosicché mai avrei potuto immaginare di potere ricevere un’accusa così funesta”.

    IL RACCONTO DI TEODORO Dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica, l’associazione Caramella Buona ha organizzato una conferenza stampa a Roma, per denunciare pubblicamente gli abusi di Don Carlo Chiarenza. Sul tavolo dei relatori c’erano il presidente dell’associazione Roberto Mirabile, Claudio Reale, coordinatore del mensile “S” e Teodoro Pulvirenti. Lo scienziato acese ha ripercorso, davanti alle telecamere, ogni momento degli abusi subiti da don Carlo Chiarenza. La registrazione della confessione del monsignore è stata distribuita ai giornalisti che rappresentavano, in quell’occasione, numerose testate nazionali. “Noi non siamo i colpevoli, siamo le vittime e non dobbiamo avere paura. Non c’è nulla da temere, non c’è niente di cui vergognarsi. Per questo lancio un appello a venir fuori perché ci sono tante altre vittime. Rivolgetevi alla Caramella buona, agli investigatori, agli inquirenti”. “Sono venuti fuori i miei pensieri e la mia sofferenza -aggiungeva Teodoro Pulvirenti- è come se il mio dolore fosse sceso in piazza. Adesso la verità è fuori e forse ci sarà giustizia. Una gioia che non si può spiegare a parole”.

    IL COMMENTO DI MIRABILE. Il presidente della Caramella Buona è contento: “Finalmente -spiega a LivesiciliaCatania- dopo anni, verità e giustizia hanno regnato, rendiamo atto al Vaticano e a Monsignor Raspanti di aver lavorato bene e fatto il loro dovere, dantronde, con tutto il materiale che La Caramella Buona ha fornito loro, non potevano esserci dubbi”.

    LA REPLICA DI DON CARLO CHIARENZA. Attraverso il suo legale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, arriva la replica di don Chiarenza: “Ci permettiamo di chiedere rispetto per la delicatezza della questione trattata e soprattutto chiediamo di avere la pazienza di attendere le conclusioni dell’Autorità giudiziaria. La Magistratura, infatti, per i mezzi di cui dispone e per gli elementi di maggior compiutezza raccolti, dirà con gli atti cosa è realmente accaduto e non abbiamo dubbi che solo allora la innocenza di Don Chiarenza risulterà acclarata con la restituzione dell’onore a lui e a quanti attraverso il suo sacerdozio si sono avvicinati alla Chiesa”.

    http://catania.livesicilia.it/2013/08/08/pedofilia-il-vaticano-sanziona-don-carlo-chiarenza-responsabile-di-abusi-si-allontani-dalla-diocesi_254281/

  • RAGAZZINI PAGATI PER FARE SESSO, PRETE IN MANETTE

    RAGAZZINI PAGATI PER FARE SESSO, PRETE IN MANETTE

    NEL giorno in cui la Chiesa siciliana gremiva il prato del Foro Italico per la beatificazione di don Pino Puglisi, padre Aldo Nuvola scambiava messaggi nervosi con i suoi «amichetti». «Dove ci vediamo? Al Foro Italico, in via Lincoln, è tutto chiuso, c’è polizia ovunque». Danny, Jassim, Giovanni, Daniele, tutti minorenni e tutti pronti a soddisfare le voglie di quel prete che, nonostante la condanna ad un anno e mezzo di carcere per induzione alla prostituzione minorile, non aveva perso il vizio di fare sesso con ragazzini pagandoli con poche decine di euro o anche solo con un pacchetto di sigarette, una ricarica telefonica, la promessa di un telefonino nuovo. Padre Aldo Nuvola, il sacerdote di 49 anni molto noto a Palermo, ex parroco della chiesa di Regina Pacis ed ex professore di religione al liceo Umberto, ieri mattina è finito in manette, fermato dai carabinieri in esecuzione di un provvedimento dei sostituti procuratori Geri Ferrara e Diana Russo e dell’aggiunto Maurizio Scalia. È ancora una volta induzione alla prostituzione minorile il reato di cui il sacerdote è chiamato a rispondere, per il momento. La Curia non lo ha mai sospeso. Il cardinale Paolo Romeo è stato raggiunto dalla notizia a Gerusalemme, dove si trova in pellegrinaggio: oggi è atteso il suo rientro e anche un comunicato. Ma per padre Nuvola le cose potrebbero complicarsi visto che a lui, questa volta, gli inquirenti sono arrivati indagando su un omicidio, quello dell’imprenditore Massimo Pandolfo, trovato morto devastato da coltellate e colpi di pietra il 25 aprile nell’ex Teatro del Sole ad Acqua dei Corsari, luogo frequentato da coppie omosessuali. L’unico, al momento, arrestato per quell’omicidio, è un diciassettenne, che ha chiamato il prete sedici minuti dopo il delitto. Una telefonata durata sei minuti. E che Nuvola, arrestato ieri alle 8 nella sua casa di via Montuoro, nega. «Non ricordo», ha detto a caldo ai carabinieri.

    IL RACCONTO DEL DELITTO
    Al prete parla quell’Andrea che ha confessato di aver fatto tutto da solo e di aver reagito con 40 coltellate al rifiuto di Massimo Pandolfo di pagarlo per un rapporto omosessuale. Con tutta probabilità quel diciassettenne è un altro degli «amichetti» di padre Nuvola. A lui telefona dopo il delitto, a mezzanotte e mezza. I tabulati lo incastrano e, nell’interrogatorio, Andrea è costretto ad ammettere di conoscere il prete, ma nega rapporti sessuali. «L’ho chiamato perché mi aveva promesso di darmi 15 euro per fare la spesa», dice ai magistrati che insistono sulla stranezza di quella lunga telefonata notturna tra i due, durata 6 minuti. «Sentiva che ero strano, strammiato, e mi ha chiesto che avevo. E allora io gli ho confessato quello che avevo fatto». Di quel singolare sfogo, però, padre Nuvola non ha mai riferito nulla agli inquirenti, neanche due settimane dopo l’omicidio di Massimo Pandolfo, quando il diciassettenne è stato arrestato.

    GLI INCONTRI
    Nuvola recentemente è stato mandato dalla Curia a sostituire i preti in giro per la città e a dire messa nella chiesa della Stazione centrale, lontano dalla sua Regina Pacis dove aveva fatto sistemare anche una targa in ricordo del manager-boss Ignazio Salvo. Alla Stazione, battuta dalla prostituzione minorile, aveva trovato terreno fertile per le sue voglie. Che appagava con rapporti in macchina ma anche nel suo appartamento, dove si sarebbero svolte pure piccole orge. «Lunedì prendo lo stipendio e farò il mio dovere», prometteva ai ragazzini. I carabinieri hanno registrato amplessi in diretta: ore e ore di inequivocabili e sconcertanti conversazioni tra il sacerdote e i ragazzini adescati: cinque quelli già identificati (disagiati sociali pronti a tutto per 20 euro), altrettanti quelli ancora da identificare. «Sai — diceva ad uno di loro — quanto mi danno per un funerale? Venticinque euro. E c’è tutta la predica, piripì piripì. Una miseria e io ho due lauree».
    E a un altro: «Non sono mica Berlusconi, 100 euro sono troppi». Dopo l’amplesso benediceva i suoi ragazzi. «Ti benedico figlio mio».
    Da quei ragazzini non voleva solo prestazioni fisiche, ma anche la loro sudditanza psicologica. Al più piccolo, 16 anni, padre Nuvola spiegava: «Mi basta due volte al mese, in macchina o a casa mia, stare un poco tranquilli, giocare, deve piacere anche a te. Quelli con la m…. tanta ma sempre moscia non mi piacciono». Un film a luci rosse di infima serie ricostruito dai carabinieri seguendo il prete, deciso a trasferirsi in Tunisia con un ragazzo che chiamava “grande amore”. Anche per questo è arrivato il suo fermo d’urgenza. Il sacerdote, assistito dagli avvocati Nino Caleca, Marcello Montalbano e Mario Zito, sarà interrogato oggi nel carcere Pagliarelli, dove è rinchiuso in regime di isolamento.

    Tratto da: La Repubblica