Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Toscana

  • Abusi su un bimbo, prete nei guai

    Abusi su un bimbo, prete nei guai

    di Matteo Tuccini

    VIAREGGIO. Un prete di origine straniera – oggi non più in Versilia – è finito sotto accusa per cinque episodi di presunti abusi sessuali nei confronti di un bambino di poco meno di dieci anni.

    Nell’udienza di martedì 9 in tribunale a Lucca la Procura – l’indagine è affidata al pubblico ministero Antonio Mariotti – ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote. Nella stessa occasione gli avvocati difensori della famiglia, Cristiano Baronie Debora Ianniello, hanno chiesto che nel procedimento penale venga citata anche la Curia di riferimento del prete, nella persona del priore generale (che sta a Roma). Nell’udienza del 7 giugno il giudice deciderà se mandare a processo l’imputato e se, nel caso, citare anche la Curia stessa per eventuali profili di responsabilità.

    Gli episodi sarebbero avvenuti nel 2014 in un comune che non riveliamo per tutelare il bambino e la sua famiglia.

    In quel periodo il piccolo e sua madre si frequentavano una comunità religiosa, in cui da circa un anno si trovava il prete poi finito sotto accusa. Proprio durante la frequentazione da parte del bambino di questa comunità sarebbero avvenuti gli episodi contestati dalla Procura.

    L’indagine sarebbe scattata in seguito ad alcuni disegni fatti dal piccolo, raffiguranti un uomo in nero e un bambino in posizioni ambigue. I familiari hanno informato i servizi sociali del Comune, e da lì la palla è passata alle forze dell’ordine e alla Procura di Lucca. Che hanno avviato l’inchiesta, emersa pubblicamente a fine 2014.

    Gli inquirenti hanno parlato con il bimbo, poi seguito da un assistente sociale e da uno psicologo. Il bambino avrebbe raccontato degli abusi sessuali commessi dal sacerdote nei suoi confronti. Gli episodi, come detto, sarebbero cinque. Il religioso, dal canto suo, ha sempre negato ogni responsabilità. Anche nel corso dell’incidente probatorio in cui accusa e difesa hanno esaminato ciò che era emerso fino a quel momento. Nel frattempo la Curia di riferimento lo ha trasferito.

    Al termine dell’indagine il sostituto procuratore della repubblica Mariotti ha chiesto il rinvio a giudizio. Nell’udienza del 7 giugno si capirà se da questa vicenda nascerà un processo. Vicenda sulla quale i vertici religiosi da cui il sacerdote dipende non hanno mai rilasciato dichiarazioni, né commenti di alcun tipo.

  • «Il sacerdote ha violentato il bimbo». Il pm chiede il rinvio a giudizio

    «Il sacerdote ha violentato il bimbo». Il pm chiede il rinvio a giudizio

    Viareggio, 6 febbraio 2016 – LA PROCURA della Repubblica di Lucca ha chiesto il rinvio a giudizio di un sacerdote straniero accusato di avere usato violenza ripetutamente su un bambino di poco più di 10 anni. L’udienza preliminare è prevista nei prossimi giorni nelle aule del Tribunale dove sarà presente anche il legale che assiste la famiglia del piccolo, sul quale si erano ripetutamente concentrate le attenzione del servo del Signore giunto in Versilia nella seconda metà del 2013. «Daremo battaglia» annuncia l’avvocato di parte civile che non esclude anche di presentare anche un esposto contro la Curia.

    UNA VICENDA scabrosa che per diverso tempo ha creato imbarazzo e sgomento anche fra gli stessi investigatori, venuti a contatto con una realtà angosciosa. Il religioso da tempo non è più in Versilia (resta da capire quanto è stato deciso il trasferimento: primo o dopo che erano emerse le accuse?) ma sul conto del sacerdote, descritto come «molto affabile» le accuse rimangono intatte. «Non ho mai toccato quel ragazzo» ha ribadito l’indagato agli inquirenti della Procura di Lucca nel corso degli interrogatori della fase istruttoria. L’accusa a carico del sacerdote è di violenza sessuale su un minorenne. Insomma un caso di pedofila che purtroppo rilancia polemiche mai sopite. nel’ambito dell’attività di alcune parrocchie.

    GLI EPISODI contestati dalla Procura e sui quali dovrà ora pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari sarebbero avvenuti in una casa famiglia attigua ad una chiesa dove la mamma e il bambino erano stati ospitati per diverso tempo. Erano stati alcuni disegni del piccolo ad avere insospettito prima le assistenti sociali, poi la mamma e infine – dopo una serie di visite – anche il medico che aveva effettuato una serie di test sul ragazzino. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lucca deciderà se rinviare o meno a giudizio il sacerdote nelle prossime ore.

    http://www.lanazione.it/viareggio/prete-pedofilo-1.1707461

  • Pedofilia, chiesto il rinvio a giudizio del prete accusato di abusi sessuali su un minore

    Pedofilia, chiesto il rinvio a giudizio del prete accusato di abusi sessuali su un minore

    VERSILIA – ( di Letizia Tassinari ) – Richiesta di rinvio a giudizio, quella formulata dal Pubblico Ministero Antonio Mariotti, per il religioso accusato di aver abusato sessualmente di un bambino di 12 anni. Una storiaccia, della quale Tgregione.it si era occupata nell’ottobre del 2014. Un fascicolo top secret, coperto dal massimo riserbo, aperto dalla Procura di Lucca dopo che in mano ai servizi sociali che avevano in carica la famiglia, mamma e due bambini, finirono alcuni disegni dove il bambino, presunta vittima d atti di pedofilia, e ospite in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, aveva affigurato se stesso innamorato e il prete. Periziato da esperti, nominati sia dal magistrato inquirente, che dalla parte offesa, il minorenne aveva raccontato non solo di morbose attenzioni ma di veri e propri abusi sessuali da parte del prelato, di origini indiane, che identificato aveva però negato ogni addebito.

    Un tema, quello della pedofilia, contro il quale il sommo pontefice ha scelto il pugno duro. In un articolo pubblicato da Tgvaticano.it, testata il cui editore è lo stesso di Tgregione.it, Papa Francesco spiega che secondo alcuni dovrebbe rassicurare il dato che fotografa solo al 2% la percentuale di sacerdoti pedofili ma che invece lui stesso ritiene che si tratta di un dato gravissimo, condannando quanti anche all’interno della Chiesa sanno ma tacciono o magari puniscono all’interno della Chiesa ma senza denunciare il fatto.

    http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/pedofilia-chiesto-il-rinvio-a-giudizio-del-prete-accusato-di-abusi-sessuali-su-un-minore/

  • Abusi sessuali a un 12enne, indagato un parroco

    Abusi sessuali a un 12enne, indagato un parroco

    Le indagini sono nate da alcuni disegni in cui un ragazzino si raffigurava come innamorato di un principe azzurro con le fattezze di un prete della zona. E dopo le verifiche e le perizie il parroco è stato indagato dalla procura di Lucca, fascicolo nelle mani del Pm Antonio Mariotti, con l’accusa di pedofilia. L’indagine è iniziata un mese fa dalla denuncia dei genitori del minorenne dopo che gli assistenti sociali avevano segnalato le anomalie nei sui disegni durante le lezioni all’interno del convento dell’entroterra versiliese in cui era ospitato con la famiglia. Da lì l’atroce racconto, quello di attenzioni sessuali da parte di un parroco nei confronto del ragazzino, allora 12enne, che sarebbero arrivate fino a veri e propri abusi sessuali. L’indagato ha fin qui negato ogni adddebito ma intanto la Curia pisana guidata dal vescovo Giovanni Paolo Benotto, competente per la Versilia storica, lo ha rimosso dalla parrocchia per una destinazione tenuta ignota.
    Un caso che riporta alla cronaca l’ennesimo caso, seppure ancora deve approdare nelle aule del tribunale per cui chiede chiarezza anche la Rete L’Abuso, che così stigmatizza la situazione: “In merito alle notizie di stampa sulle indagini a carico di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un 12enne ospite di una struttura religiosa nella diocesi di Pisa, la Rete L’abuso, movimento a sostegno delle vittime degli abusi sessuali del clero, ringrazia la stampa locale che ha sollevato il silenzio sulla vicenda. Ferma restando la presunzione di innocenza, la Rete stigmatizza il comportamento omertoso della diocesi di Pisa, che ha trasferito il sacerdote indagato senza renderne note le ragioni. Questo atteggiamento ci dimostra che niente è cambiato nella logica ecclesiale di soffocare lo scandalo. La Rete chiede di sapere se questo sacerdote sia tuttora in servizio e se sia a contatto coi minori. Chiede inoltre di sapere quando la diocesi di Pisa è stata informata delle accuse nei confronti del sacerdote e se abbia inoltrato denuncia, all’autorità giudiziaria, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio. La Rete si domanda infine quali provvedimenti canonici sono stati presi nei confronti del sacerdote e quali iniziative la diocesi di Pisa ha preso a tutela della vittima. La Rete è consapevole che i crimini venuti alla luce sono solo la punta dell’iceberg ben oltre l’ammissione di papa Francesco che i preti pedofili sono il 2% del clero. L’enormità del problema ci è da stimolo nel perseguimento della verità e della giustizia. Per questo seguiremo tutti gli sviluppi del caso”.

  • Pedofilia, è un catechista il 25enne arrestato

    Pedofilia, è un catechista il 25enne arrestato

    di Luca Tronchetti

    LUCCA. Nonostante un patteggiamento per violenza sessuale su due bambini che all’epoca dei fatti non avevano compiuto ancora dieci anni continuava a ricoprire il ruolo di catechista in un istituto religioso della Lucchesia oltre a quello di animatore con contratto stagionale in un tour operator. E proprio in quella veste, in un villaggio turistico a Sharm el Sheik in Egitto, è accusato di aver adescato un altro bimbo di 10 anni, figlio di vacanzieri del Nord Italia, riuscendo a portarlo nella sua stanza con la scusa di un gioco per compiere su di lui atti sessuali. Un’accusa pesantissima che ha portato ieri mattina all’arresto dell’intrattenitore e al sequestro del suo telefonino e del suo pc avvenuto durante la perquisizione dei carabinieri nell’abitazione in cui il giovane vive con i genitori. Domani, giorno del suo venticinquesimo compleanno, sarà interrogato nell’udienza di convalida dal giudice delle indagini preliminari Riccardo Nerucci nel penitenziario di San Giorgio dov’è recluso in isolamento. Deve rispondere del reato di violenza sessuale di minorenne aggravata dalla recidiva infraquinquennale per reati analoghi. E nei suoi confronti c’è almeno un altra denuncia – e indagini in corso per ulteriori episodi – da parte di una famiglia della Lucchesia.

    Dottor Jeckyll e Mr Hyde. Un ragazzo dalla doppia personalità per il sostituto procuratore Sara Polino che aveva già indagato su di lui per una vicenda che risale alla vigilia del Natale 2011 e che venne alla luce all’inizio del 2012. Alcune maestre di una scuola elementare avevano notato quel giovane seguire due bimbi di 10 anni sino al cancello della elementare lanciando baci a uno di loro. Le insegnanti avevano informato la madre descrivendo il presunto autore delle molestie e da lì, anche grazie alle assistenti sociali a cui erano affidati i due figli, era partita una denuncia. Una storia conclusasi a livello penale con un patteggiamento a due anni di fronte al gup Marcella Spada Ricci e la sospensione condizionale della pena (è ancora pendente una causa civile per il risarcimento del danno). Eppure nonostante quella vicenda giudiziaria il giovane frequentava senza problemi un istituto religioso della Lucchesia ricoprendo il ruolo di catechista a stretto contatto con dei bambini. Non solo. Come animatore avrebbe partecipato anche ad iniziative per le feste di carnevale dedicate proprio ai più piccini. La domanda sorge spontanea: possibile che nessuno in quel comune della Lucchesia sapesse della morbosa attrazione sui bambini da parte dell’animatore?

    Il fatto contestato. Nell’ordinanza di custodia cautelare al giovane lucchese si contesta un unico episodio avvenuto il 15 luglio scorso. Dal racconto fornito dalla vittima – un bimbo di 10 anni che stava passando l’estate in un villaggio turistico a Sharm el Sheik e che è stato già ascoltato dagli psicologi nominati dalla procura – durante un’attività ludica basata sul teatro e sul gioco, all’insaputa dei genitori quel giovane lo avrebbe convinto a seguirlo nel suo alloggio dove sarebbe stato abusato sessualmente. Terrorizzato e sotto choc il bimbo si sarebbe confidato con mamma e papà soltanto al ritorno a casa.

    La competenza territoriale. Il reato di pedofilia commesso in territorio straniero da un italiano ai danni di un minorenne viene trattato per competenza dal luogo dove risiede l’indagato. Così l’esposto-denuncia presentato dai genitori del minore è stato trasmesso alla procura di Lucca finendo sul tavolo del sostituto Sara Polino, delegata ai reati inerenti la sfera sessuale, che ha delegato alle indagini e ai primi accertamenti la polizia postale. Tra l’altro nei confronti dell’animatore turistico era già stata presentata un’altra denuncia da parte di genitori di un minorenne ed erano in corso indagini legate a messaggi e immagini su Fb e WhatsApp.

  • Violenza sessuale in sagrestia, frate 85enne sarà processato

    Violenza sessuale in sagrestia, frate 85enne sarà processato

    Il gup di Firenze Alessandro Moneti ha rinviato a giudizio un frate 85enne di un convento nel Fiorentino per una violenza sessuale che avrebbe consumato in sagrestia, dopo una messa, ai danni di una fedele di 28 anni. Secondo la denuncia presentata ai carabinieri dalla giovane donna nel settembre 2013, e i racconti resi alla polizia giudiziaria, lei stessa era andata a chiedere una benedizione dopo aver subito un incidente stradale il giorno precedente: non era rimasta ferita ma comunque era sotto choc, in particolare per una forte discussione avuta con l’automobilista dell’altra vettura con cui si era scontrata. Ancora scossa, aveva deciso di andare a messa e di aspettare alla fine il frate, che la ricevette nella sagrestia. Qui, sempre secondo il racconto della donna, il religioso, dopo averle fatto il segno della croce e averle chiuso un occhio con le mani, l’avrebbe sottoposta a violenza aiutato da uno sconosciuto – per ora non identificato – che l’avrebbe trattenuta alle spalle. Tornata a casa, non avrebbe detto nulla ai familiari. Ma il giorno dopo andò in ospedale a farsi visitare e poi si recò anche dal medico curante. Successive indagini della procura hanno ricostruito i fatti e poi condotto all’udienza preliminare per chiedere il processo del religioso. “Ci riserviamo di sviluppare indagini difensive e di chiedere una perizia psichiatrica per la donna – ha detto l’avvocato Paolo Ghetti, difensore del frate – Al momento ci sono tre racconti che riteniamo diversi, tra querela presentata ai carabinieri della stazione, sommarie informazioni rese alla pg e incidente probatorio. Ravvisiamo elementi contradditori e lacunosi, e, per certi tratti, irreali”. Secondo quanto appreso nella denuncia la 28enne ha anche chiesto un risarcimento di un milione di euro perché non più in grado, dopo quel fatto, di frequentare luoghi di culto. Il processo comincerà l’8 gennaio 2016 davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Firenze. Fonte: ANSA

    http://www.gonews.it/2015/09/17/violenza-sessuale-in-sagrestia-frate-85enne-sara-processato/

  • GROSSETO; Abusi sessuali su una minore, parroco dal giudice

    GROSSETO; Abusi sessuali su una minore, parroco dal giudice

    Il parroco maremmano travolto dalle pesantissime accuse di abusi sessuali su una adolescente dovrà presentarsi giovedì 17 davanti al giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio. Una delle tante ragazzine che frequentava il luogo religioso, ha raccontato di essere stata oggetto di attenzioni morbose da parte del parroco. Di carezze ritenute dalla giovane troppo audaci. Accuse che i genitori hanno poi vergato in una denuncia che ha portato nei primi mesi del 2013 la procura grossetana ad avviare un’indagine. Il religioso è finito nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale e i luoghi che era solito frequentare sono stati perquisiti dai carabinieri della procura. Sembra non trovando anche nel suo personal computer niente di compromettente. Momenti difficili che lo hanno poi portato lontano dalla parrocchia dove aveva vissuto molti anni. Dove per tutto il tempo era stato a contatto con i giovani parocchiani.

    L’inchiesta è andata avanti fino all’incidente probatorio in cui è stata ascoltata la ragazzina e alcuni amici che all’epoca dei fatti erano stati depositari delle sue confidenze, prima del racconto ai genitori. Racconto lunghissimo che è stato ripetuto davanti al giudice delle indagini preliminari Marco Bilisari, alla fine del 2013. Una ricostruzione che il perito nominato dal giudice ha ritenuto «attendibile» seppur tra qualche non ricordo.

    Il parroco ha vissuto il periodo delle indagini lontano dai luoghi conosciuti. Mesi, anni non facili. Estenuanti. Difficili da affrontare. Dai quali comunque vada a finire è difficile tornare indietro. Giovedì 17 c’è l’appuntamento con il giudice che è chiamato a decidere se ci sono elementi sufficienti – come ritenuto dalla procura – per rinviare il religioso a processo con l’accusa di violenza sessuale. Oppure, secondo la scelta che faranno gli avvocati della difesa Bruno Leporatti e Lorenzo Mascagni, potrebbe essere lo stesso giudice a firmare la sentenza di primo grado. Questo nel caso la difesa decidesse di chiedere il patteggiamento o il giudizio con rito abbreviato davanti allo stesso gup.

    di Cristina Rufini

    http://www.lanazione.it/grosseto/abusi-sessuali-su-una-minore-parroco-dal-giudice-1.1280254

  • Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

    Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

    UNA FOLLE SPERIMENTAZIONE SOCIALE
    Quella del “Forteto” è una delle più allucinanti vicende italiane. Per decenni, tra le colline del Mugello si è consumata una storia di orrori, abusi, violenze, potere e ideologia sulla pelle di ragazzi e bambini, sotto gli occhi distratti delle istituzioni, in alcuni casi addirittura complici.
    Il Forteto è l’incarnazione di una folle sperimentazione sociale nata alla fine degli anni ’70 nella tempesta della contestazione ideologica all’autorità, della liberazione sessuale e delle prime teorie gender fondate sui postulati della neutralità uomo-donna.
    La vicenda è raccontata in un libro inchiesta di due giornalisti toscani, Francesco Pini e Duccio Tronci, dal titolo emblematico: “Setta di Stato”.

    Forteto viene fondata nel 1978 da Luigi Rodolfo Fiesoli, poi conosciuto come il “Profeta”, sessantottino di Prato inquietante e carismatico.
    La comunità, che si struttura come cooperativa agricola, diventa subito un modello per la sinistra toscana; il simbolo realizzato dell’opposizione ai valori della società borghese e della famiglia tradizionale, un’esperienza concreta di nuove relazioni tra i sessi, un riferimento ideale per politici e intellettuali.
    Pur non essendo una struttura d’accoglienza, al Forteto vengono inviati in affidamento disabili fisici e psichici, minori con problemi d’inserimento; il modello educativo appare, ai tanti esperti, funzionale e valido.

    LA PRIMA CONDANNA
    Eppure, fin dall’inizio, circolano strane voci sulle pratiche adottate in quella comunità: si parla di abusi sessuali, violenze e intimidazioni. Il “Profeta” imponeva l’omosessualità come mezzo per la purificazione, e il rifiuto della famiglia d’origine come strumento di liberazione individuale.
    Arrivano le prime denunce di genitori picchiati dai figli su ordine di Fiesoli e di ex seguaci riusciti a fuggire dai violenti condizionamenti psicologici e sessuali. Nel 1978 un coraggioso magistrato toscano, Carlo Casini, apre l’inchiesta; Fiesoli ed il suo braccio destro Luigi Goffredi vengono arrestati e nel 1985 condannati in via definitiva per “libidine violenta, corruzione di minorenne e maltrattamenti”. Non sono provate le spedizioni punitive contro genitori e fuoriusciti ma confermati gli abusi sessuali su due disabili affidati e violenze psichiche contro un ragazzo di quindici anni.

    In un paese civile la storia finirebbe qui: i due sarebbero in galera e Forteto sarebbe chiusa. Ma nella Toscana rossa la storia continua, incredibilmente.
    Nonostante la condanna di Fiesoli, i giudici minorili ricominciano ad affidargli “direttamente” ragazzi minorenni e bambini; il primo (un bimbo down di tre anni) dopo appena sei mesi dall’arresto con il processo in corso. Goffredi riesce persino ad avere due bambini in adozione dopo la sua condanna.
    Per decenni gli abusi sessuali e le violenze psicologiche continuano sotto l’occhio distratto delle Istituzioni preposte a proteggere quei ragazzi.
    Tutti sapevano che anche i meccanismi di affidamento erano irregolari. All’interno della comunità venivano create “famiglie funzionali”, nuclei fittizi che servivano per ottenere l’affidamento del bambino ma che poi veniva seguito da uno dei “discepoli”. Nessuno controllava.
    I racconti dell’orrore che uscivano da quel luogo non distoglievano i giudici minorili, gli psicologi dell’infanzia, gli assistenti sociali dagli elogi sperticati al modello educativo del Forteto.

    NUOVE CONDANNE
    Nel 2000 arriva una condanna contro lo Stato italiano addirittura dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per le gravi anomalie riscontrate nelle procedure di affidamento al Forteto.
    Nel 2002 Bruno Vespa dedica, al caso Forteto una puntata di Porta a Porta; dichiarerà di non aver mai subito così “tante pressioni quotidiane sistematiche e sconcertanti” per impedire che l’inchiesta andasse in onda.
    Poi, nel 2012 nuove denunce e un nuovo processo concluso nel giugno 2015 con la condanna di Fiesoli a 17 anni, Goffredi a 8 e di altre 14 persone della cooperativa a pene fino a 8 anni, per violenze sessuali e maltrattamenti ai danni di ragazzi e bambini affidati.

    Il libro di Pini e Tronci raccoglie un elenco infinito di racconti di orrori consumati in quella comunità, ricostruisce la storia ed elenca nomi e cognomi di politici, magistrati, intellettuali che hanno coperto o sono stati irresponsabilmente superficiali.

    UN FIORE ALL’OCCHIELLO
    La comunità del Forteto era un fiore all’occhiello delle cooperative rosse toscane e tappa obbligata di tutti i leader della sinistra italiana in campagna elettorale, sia locali che nazionali: da D’Alema a Bersani, fino a Renzi. Antonio Di Pietro, eletto al Mugello, andò oltre; firmò la prefazione ad un libro sull’esperienza comunitaria descrivendolo come uno spazio “di amore reale che trova suggerimenti nel Vangelo e in un’attenta osservazione dell’altro”.
    D’altronde la Comunità era anche un serbatoio di tessere e voti.

    La Regione Toscana (da sempre governata dalla sinistra), fin dal 1980 quando acquistò per 300 milioni di lire la prima fattoria che poi assegnò a Fiesoli, ha continuato ininterrottamente a finanziare la cooperativa nonostante le denunce e le condanne; milioni di euro in contributi di cui l’ultimo nel 2014, di 700 mila euro. Un fiume di denaro pubblico non solo alla cooperativa ma anche alla Fondazione, presieduta da Goffredi, che organizzava cicli didattici per le scuole e corsi per educatori; un condannato per abuso ai minori che insegnava come educare i minori.

    Fiesoli e Goffredi hanno continuato fino in tempi recenti ad essere invitati nei convegni pubblici per parlare dell’esperienza del Forteto, a scrivere libri pubblicati da importanti case editrici.
    Nelle loro testimonianze educative nessun accenno all’omosessualità minorile imposta come pedagogia, alle violenze, alla pedofilia e alla zoofilia (secondo alcune testimonianze) indotte come azioni terapeutiche.

    Uno dei primi fuoriusciti dalla comunità la definì un luogo “dove il sesso agisce da parafango per la pazzia”.

    L’ULTIMA VERGOGNA
    Qualche giorno fa l’ultima vergogna. In Parlamento, una mozione unitaria delle opposizioni (da Forza Italia al M5S, da Sel alla Lega a FdI) ha chiesto il commissariamento della cooperativa e l’Istituzione di una Commissione d’inchiesta per accertare i livelli di complicità e connivenze. La mozione è stata bocciata dal Pd.
    Chissà cosa sarebbe successo se Forteto fosse stata una parrocchia e Fiesoli un sacerdote cattolico. Ma il pedofilo, quando è di sinistra, va protetto.

    Il caso Forteto rimane tuttora una delle pagine più nere e immorali della sinistra italiana.

    Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

  • “Family Day” e falsi profeti. Condannati i leader del Forteto

    “Family Day” e falsi profeti. Condannati i leader del Forteto

    Impressionante segno dei tempi. Proprio nei giorni in cui ferveva la preparazione del “Family Day” di sabato 20 giugno nella piazza romana di San Giovanni, a Firenze il tribunale ha emesso condanne severe contro i protagonisti di quella nefasta esaltazione della pratica e dell’ideologia omosessuale, con programmatica distruzione della famiglia naturale, che ha avuto come teatro, per decenni, l’azienda agricola del Forteto.

    Degli orrori compiuti in quella che era una delle comunità più riverite e sostenute dall’opinione progressista cattolica e non, religiosa e politica, fiorentina e nazionale, oggetto di dotti studi dell’editrice il Mulino, è trapelata sostanziosa notizia solo alla fine del 2012.

    Ma la vicenda comincia negli anni Settanta. E la sua agghiacciante cronistoria è in questo post di Settimo Cielo, eloquente già nel titolo:

    > Cattivi scolari di don Milani. La catastrofe del Forteto

    La sentenza giudiziaria è del 17 giugno. E così l’ha riferita il giorno dopo il “Corriere della Sera”:

    *

    ABUSI SU MINORI. 17 ANNI E MEZZO AL “PROFETA” DEL FORTETO

    Lo chiamavano il Profeta e per decenni Rodolfo Fiesoli è stato acclamato come uomo della provvidenza, educatore sopraffino e leader indiscusso del Forteto, comunità fiorentina alla quale erano affidati (anche da strutture pubbliche e dal tribunale) minori in difficoltà. Ieri è stato condannato a 17 anni e mezzo di carcere per abusi e violenze.

    Pene severe anche per l’ideologo della comunità Luigi Goffredi (8 anni) e la collaboratrice Daniela Tardani (7 anni). Condanne minori per altri tredici imputati.

    Il pm Ornella Galeotti aveva chiesto per Fiesoli 21 anni. E si era battuta affinché Goffredi e Tardani fossero condannati a 15 anni. Galeotti aveva descritto la comunità come un organismo nel quale le leggi dello Stato erano sospese. In quel luogo, dove la pedagogia e il riscatto sarebbero dovuti essere l’alfa e l’omega, trionfavano abusi sessuali, “praticati e professati per liberare i ragazzi dal male”. E ancora punizioni corporali e un credo che incentivava pratiche sessuali come “fonte di liberazione”.

    *

    Tornando al “Family Day”, ecco poi com’è andata:

    > San Giovanni 20 giugno. Ce n’est qu’un debut, continuons le combat

    <<<  >>>

    NOTA BENE !

    Il blog “Settimo cielo” fa da corredo al sito “www.chiesa”, curato anch’esso da Sandro Magister, che offre a un pubblico internazionale notizie, analisi e documenti sulla Chiesa cattolica, in italiano, inglese, francese e spagnolo.

    Gli ultimi tre servizi di “www.chiesa”:

    18.6.2015
    > Sorella terra. L’enciclica “verde” di papa Francesco
    Pagine scelte della lettera “Laudato si’” rivolta dal papa “a ogni persona che abita questo pianeta”. Nelle parentesi i numeri dei paragrafi da cui i brani sono ricavati

    15.6.2015
    > Sinodo. L’ora dell’Africa
    Si sono riuniti ad Accra i presidenti delle conferenze episcopali del continente. Con Robert Sarah e altri quattro cardinali. Tutti concordi nel contrastare “la strategia del Nemico del genere umano” su divorzio e unioni omosessuali

    12.6.2015
    > Sinodo. Il doppio grido d’allarme del cardinale Antonelli
    Ha presieduto per cinque anni il pontificio consiglio per la famiglia. La comunione ai divorziati risposati, avverte, segnerebbe non solo lo svilimento dell’eucaristia ma anche la fine del sacramento del matrimonio

  • Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Accusato di circonvenzione di incapace: lo sconto di pena ottenuto dopo aver reso 210.000 euro.  Non era più prete dal 2004: ora è coinvolto in un’inchiesta a Roma sulla prostituzione minorile
    di Pietro Barghigiani

    PISA. Si era fatto consegnare soldi con la promessa di devolverli in beneficenza. Ma aveva anche indotto i due finanziatori inconsapevoli, fratello e sorella, a lasciare il loro patrimonio, comprensivo della casa di famiglia, a un ente religioso ottenendo l’incarico di esecutore testamentario. Quella che poteva sembrare una donazione spontanea, a un uomo di culto prodigo nella realizzazione di opere pie, per la Procura altro non era che una spoliazione di beni ai danni di chi non era non grado di badare a sé stesso.

    Il patteggiamento. Accusato di circonvenzione di incapace, l’ex prete Luca Galleschi, 48 anni, originario di San Frediano a Settimo, ha patteggiato in Tribunale a Venezia, una pena di un anno e 6 mesi di reclusione. C’è poi una seconda persona sotto processo. Le viene contestato il ruolo di complice nel circuire fratello e sorella, da tempo ospiti di un centro di salute mentale e seguiti da un amministratore di sostegno. Si tratta di Pasqua Donia, 66 anni, fatta passare come la perpetua di Galleschi che, “spretato” dal 2004, continuava a presentarsi come un sacerdote. La prima udienza è prevista a metà luglio.

    Soldi restituiti. Galleschi ha restituito i 210.000 euro incassati attraverso la benevolenza mal riposta dei due anziani assistiti dall’avvocato Carlo Broli. Un gesto che gli ha consentito di chiudere la vicenda processuale con un patteggiamento. «Il testamento non è mai stato pubblicato – spiega –. E se anche lo fosse verrebbe subito annullato». Le indagini. All’epoca, siamo nel 2010, all’ex parroco di Nicosia a Calci, San Sisto, ma anche di Pontedera oltre che cappellano militare della “Vannucci” a Livorno, la magistratura aveva sequestrato conti correnti e titoli. L’appartamento sarebbe dovuto finire a un ente religioso con Galleschi nel ruolo di esecutore testamentario, ma stando all’accusa l’immobile sarebbe finito, una volta deceduti i proprietari, nelle sue disponibilità. Manovre che erano finite sotto la lente dei carabinieri di Annone Veneto, in provincia di Venezia, dove l’ex don Galleschi si era presentato come religioso ancora in servizio ottenendo credito dal parroco locale. È’ stato lui a insospettirsi al punto da rivolgersi ai carabinieri.

    Espulso e in parrocchia. Nonostante fosse stato espulso nel 2004, l’ex parroco pisano aveva addirittura retto la parrocchia dal dicembre 2008 ai primi mesi del 2009, tornando poi ad Annone durante i riti pasquali. Nel frattempo era stato scoperto nei suoi sotterfugi al punto che il vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto, aveva comunicato in segno di trasparenza che «don Luca, presbitero della diocesi di Pisa, è stato ridotto allo stato laicale con provvedimento della Congregazione per la dottrina della fede, in data 19 luglio 2004». Non solo. Visto che “don” Luca continuava a proporsi come rappresentante della Chiesa, il prelato aveva reso nota anche una lettera di richiamo che aveva scritto al “signor Luca” il 28 aprile 2009, per intimare al finto prete di cessare la sua condotta, oltretutto ricordandogli il provvedimento pontificio del 2004. Dopo la denuncia del vero parroco di Annone Veneto, i militari avevano ricostruito i percorsi degli assegni staccati dai fratelli con problemi psichici e finiti sui conti di Galleschi. In alcune occasioni per effettuare i prelievi in banca, la “perpetua” Pasqua Donia aveva accompagnato gli anziani per poi consegnare il denaro al sacerdote espulso.

    Indagato per sesso con minori. Dopo il patteggiamento, un’altra tegola, con accuse più sgradevoli, ha colpito di recente Galleschi. Con altri due sacerdoti, uno dei quali messo in carcere, è indagato in un’inchiesta a Roma per prostituzione minorile. Uno dei numerosi baby squillo che frequentava la stazione Termini ha riferito che l’ex religioso, presentandosi come maestro, gli avrebbe proposto un incontro in cambio di venti euro. Una testimonianza ritenuta chiave dalla Procura.

    «Lo avevo notato gravitare nella zona della chiesa Santa Maria degli Angeli – ha raccontato il ragazzo agli inquirenti -. E in alcune occasioni l’ho visto mentre faceva entrare dei ragazzini romeni

    da un ingresso laterale della chiesa. Scambiando qualche parola con uno di loro, una volta, ho appreso che quell’uomo li pagava venti euro per consumare rapporti sessuali». Un nuovo fronte giudiziario per l’ex prete passato dall’accusa di raggirare anziani a quella di fare sesso con minori.