Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Toscana

  • Condannato il ‘santone di Montecchio’, 15 anni per sesso e schiavitù

    Condannato il ‘santone di Montecchio’, 15 anni per sesso e schiavitù

    La Corte d’Assise di Arezzo ha condannato a 15 anni Mauro Cioni, ex prete, soprannominato il ‘santone di Montecchio’ di Cortona, processato per i reati di riduzione in schiavitù e violenze sessuali. Cioni è stato riconosciuto colpevole di violenze su un gruppo di donne appartenenti alla setta che aveva lui stesso fondato. Cioni sosteneva di allontanare il demonio ma in cambio chiedeva rapporti sessuali in un contesto nel quale le adepte erano psicologicamente soggiogate.

    La Corte di assise ha invece assolto “perché il fatto non sussiste” l’ex collaboratore di Mauro Cioni, Carlo Carli, accusato per gli stessi reati. Carli era presente alla lettura del dispositivo da parte del presidente Silverio Tafuro. Assente in aula Cioni, che è malato e vive nella stessa struttura del cortonese dove praticava le violenze sessuali.

    La Corte di Assise ha disposto per Cioni tre anni di libertà vigilata. I giudici hanno stabilito anche i risarcimenti alle parti civili, cinque: ad una vanno 20 mila euro di provvisionale, alle altre 10 mila euro.

  • “Ci riceveva coi pantaloni calati”. Sesso e schiavitù, chiesti 15 anni per il santone

    “Ci riceveva coi pantaloni calati”. Sesso e schiavitù, chiesti 15 anni per il santone

    Arezzo, 8 dicembre 2016 – Quindici anni a lui e 12 al suo vice, che poi si era messo in proprio rompendo il sodalizio fino a quel punto perfetto con il santone. Sono le condanne richieste a carico di Mauro Cioni, il santone la cui comunità era a Montecchio di Cortona, e di Carlo Carli, senese e il suo allievo prediletto prima dello strappo.

    E’ la conclusione della requisitoria del Pm nel processo che vede come  imputato principale proprio Mauro Cioni, un ex prete accusato di abusi sessuali e riduzione in schiavitù.

    La richiesta è stata presentata dalla Pm Angela Pietroiusti, della Dda di Firenze. La storia è nota: Cioni era la guida di questa comunità nella quale è accusato di violenze sessuali nei confronti delle adepte, trascinate dal carisma e dalle pittoresche motivazioni teologiche dell’ex sacerdote della diocesi di Firenze.

    Una  vera e propria sudditanza psicologica che per l’appunto secondo l’accusa si era trasformata nel tempo in una vera e propria condizione di  schiavitù. A presiedere il processo è il giudice Silverio Tafuro, con a latere la collega Angela Avila e i giudici popolari probabilmente. La data probabile della sentenza dovrebbe essere il 12 dicembre.

    Alcune ex adcepte hanno raccontato quel che succedeva a Montecchio: Cioni che le riceveva nello studio con pantaloni e mutande calate, chiedendo rapporti sessuali, soprattutto orali. E se qualcuna gli diceva dello schifo che provava, lui ribatteva che era perchè aveva ancora il diavolo in corpo e che la ‘cura’ doveva proseguire. La teoria di Cioni era semplice: non bastava il battesimo della Chiesa, ne serviva un altro da lui officiato, attraverso il quale si giungeva alla vera purezza. Con volontà coartata, sostiene il pm, anche se la difesa chiederà l’assoluzione perchè il fatto non sussiste. Ora alla corte d’assise l’ultima parola sulla setta: un gruppo di creduloni ma liberi oppure una comunità di schiavi?

    L’assise ha ricostruito pezzo per pezzo il filone delle accuse. Delle sedute che “servivano a scacciare il diavolo” ma che poi, hanno raccontato alcune ex adepte dopo aver finalmente aperto gli occhi, finivano a pantaloni calati e tentativi di abusi. Protagonista lui, Mauro Cioni, ormai settantenne, ex sacerdote originario del fiorentino, a lungo attivo nella zona di Empoli.

    Con lui, sul banco degli accusati, quello che a lungo era stato il più fedele e carismatico dei suoi seguaci, salvo poi guidare la scissione che fu l’inizio della fine: il senese Carlo Carli, il giovane che predicava una singolare teoria teologica. Che cioè Gesù Cristo fosse molto ricco e che chi raccomandava la povertà, come San Francesco e Padre Pio, stesse nel più profondo dell’inferno. L’inchiesta è della squadra mobile di Firenze che ha poi messo in moto la direzione distrettuale antimafia competente per la riduzione in schiavitù.

    Lì a occuparsi del caso è stata il Pm Angela Pietroiusti, che stamani ha fatto la richiesta di condanna.  Al centro racconti spesso drammatici dei protagonisti. Ed episodi tragici, come il suicidio di un giovane a fine 2000 con un colpo di fucile, allo strappo di Carli che se ne va per fondare una nuova comunità a Siena:  ed è proprio in questa fase, davanti al dissidio tra Cioni e il suo allievo prediletto, che le prime donne trovano il coraggio e la lucidità di rivolgersi alla polizia per raccontare quanto succede.

    http://www.lanazione.it/arezzo/cronaca/ci-riceveva-coi-pantaloni-calati-sesso-e-schiavit%C3%B9-chiesti-15-anni-per-il-santone-1.2736430

  • Violenza sessuale e schiavitù in convento, la procura chiede 15 anni per ex prete

    Violenza sessuale e schiavitù in convento, la procura chiede 15 anni per ex prete

    AREZZO Quindici anni la condanna chiesta dal pm Angela Pietroiusti della Dda di Firenze per Mario Cioni, l’ex sacerdote accusato di abusi sessuali e riduzione in schiavitù, dodici per Carlo Carli, suo vice a Montecchio poi responsabile di una comunità a Siena. La storia prese avvio nel convento di Montecchio, nel comune di Cortona (Arezzo), dove Cioni aveva dato vita a una comunit religiosa che lui stesso, prima come sacerdote poi una volta uscito dalla chiesa come una sorta di ‘santone’, ha guidato per circa due decenni.
    Per l’accusa l’ex sacerdote avrebbe guidato la comunità utilizzando metodi violenti. Secondo quanto emerso in Corte d’assise ad Arezzo, in base alle indagini condotte dalla Dda di Firenze, nella comunità si sarebbero consumate anche violenze sessuali nei confronti delle adepte mentre i fedeli vivevano in una condizione di sudditanza psicologica che sfociava nella schiavit fino a quando una serie di segnalazioni e denunce ha portato all’apertura

    di un’inchiesta. Stessa accusa per il suo vice, Carli, che si era trasferito a Siena dopo aver rotto con Cioni.
    Il giudice Silverio Tafuro, con a latere la collega Angela Avila e i giudici popolari, dovrebbe leggere la sentenza il 12 dicembre.

  • Si riaccendono le luci sul Forteto, il Senato “Via all’iter d’urgenza per la commissione”

    Si riaccendono le luci sul Forteto, il Senato “Via all’iter d’urgenza per la commissione”

    Su richiesta del Movimento Cinque Stelle dopo che il Pd aveva detto ‘no’ a una commissione d’inchiesta 

    Firenze, 24 novembre 2016 – Da Roma si riaccendono le luci sul Forteto.Dopo che il Pd, dalla capitale, aveva detto ‘no‘ a una commissione d’inchiesta parlamentare sul caso della comunità toscana che ospita ragazzi in difficoltà i cui vertici sono stati condannati per abusi e violenze su minori, dall’aula di Palazzo Madama è scattato il via libera all’iter per istituire d’urgenza per una commissione d’inchiesta d’urgenza.

    Oggii il Senato ha approvato la richiesta del questore Laura Bottici (M5S). Alla dichiarazione d’urgenza del M5S si sono associati, tra gli altri, anche Riccardo Mazzoni (Ala) e Sinistra Italiana. “Entro Natale – spiega Bottici – la commissione Giustizia dovrebbe avviare l’esame che avrà tempi dimezzati. Si deve ridare serenità a vittime”.

    “Con il voto odierno finalmente l’Aula del Senato – prosegue la senatrice del M5s Laura Bottici – ha accolto l’appello del M5s per dare il via a una commissione parlamentare d’inchiesta sul Forteto che prosegua, con più poteri e più forza, il lavoro di ben due commissioni di indagine della regione Toscana che hanno accertato fatti gravissimi di maltrattamento verso i minori”.  “Abbiamo gia’ perso troppo tempo – continuaa Bottici – ma credo che il segnale dato oggi da tutti gli schieramenti politici in Parlamento sia incoraggiante per ben avviare una inchiesta parlamentare che possa finalmente fare luce sulla scandalosa vicenda del Forteto”. “È dalla fine degli anni Settanta che il fondatore e l’ideologo di questa strana cooperativa sull’Appennino toscano sono sotto osservazione per il loro comportamento verso i minori che i servizi sociali gli hanno affidato – ricorda la senatrice -. Nel 1985 c’e’ stata la loro prima condanna per atti di libidine violenta e maltrattamenti. Nel 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha addirittura condannato l’Italia, per l’affidamento alla comunità di due bambini, a pagare alle famiglie una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali”.

    “Quello del Forteto è uno scandalo nazionale che, grazie ad un sistema di potere ben radicato, ha goduto di coperture e omertà. Per quasi 40 anni ci si è trovati dinanzi ad un muro di gomma che è giunta l’ora di spazzare via». Così il senatore Riccardo Mazzoni, vicepresidente vicario di Alleanza Liberalpopolare – Autonomia, dichiarando il voto favorevole del gruppo alla dichiarazione d’urgenza per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità ‘Il Forteto’. «L’istituzione di una Commissione d’inchiesta – ha aggiunto – è un atto dovuto, un impegno politico e morale che il Parlamento non può eludere.

    Bisogna arrivare a quella verità alla quale fino ad ora non si è potuto o voluto arrivare, squarciando quel vergognoso velo di omertà che ha consentito ad un gruppo di pedofili di abusare di ragazzi disagiati, privandoli dei più elementari diritti umani». «Benché la richiesta sia giunta dal Consiglio Regionale della Toscana, si tratta di uno scandalo che investe l’intero Paese, sul quale anche la magistratura è arrivata con un certo ritardo. Oggi il Parlamento è chiamato a fare la sua parte per mettere fine a questo scandalo, per fare finalmente giustizia», ha concluso Mazzoni.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-commissione-inchiesta-1.2702202

  • “Violentate dall’ex prete”: santone di Cortona verso sentenza

    “Violentate dall’ex prete”: santone di Cortona verso sentenza

    “Violentate dall’ex prete“. Ultimo atto del processo al santone di Cortona, Mauro Cioni, per i fatti avvenuti nella comunità di Montecchio di Cortona dove alcuni adepti sarebbero stati oggetto di abusi sessualie riduzione in schiavitù facendo leva sulle capacità del “carismatico” personaggio di togliere loro il demonio. Sentiti tutti i testimoni in Corte d’Assise ad Arezzo. Storie choc di umiliazioni, credenze, rituali. E soldi. Il 7 dicembre le conclusioni del pm, delle parti civili e delle difese. Repliche, camera di consiglio e sentenza il 12 dicembre. I togati, presidente Tafuro e giudice a latere Avila, sono gli stessi del processo a padre Graziano. A giudizio l’ex prete, malato, e l’ex collaboratore.

  • Forteto, Fiesoli condannato in appello a 15 anni e 10 mesi

    Forteto, Fiesoli condannato in appello a 15 anni e 10 mesi

    Sei anni a Luigi Goffredi. La sentenza

    Firenze, 15 luglio 2016 – Condannato a 15 anni e 10 mesi, Rodolfo Fiesoli, il ‘guru’ e fondatore della comunità Il Fortetomentre Luigi Goffredi, “l’ideologo” della comunità è stato condannato a 6 anni. Questa la sentenza del processo di appello sugli abusi perpetrati nella comunità del Mugello dove venivano accolti minori in difficoltà (Trent’anni di misteri e abusi, leggi l’articolo).

    L’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore generale Adolfo Sgambaro e dal pm Ornella Galeotti, titolare dell’inchiesta, aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado in cui, il 17 giugno 2015, Fiesoli, fu condannato a 17 anni e 6 mesi per violenza sessuale, maltrattamenti e violenza di gruppo (la sentenza di primo grado, leggi l’articolo).

    La richiesta di conferma riguardava anche la condanna a 8 anni per Luigi Goffredi, e quelle per gli altri ‘fedelissimi’ di Fiesoli che ebbero condanne per maltrattamenti non inferiori a un anno (la maggior parte tra 3 e 7 anni). Su 23 imputati, i condannati in primo grado, furono 16.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-sentenza-1.2349343

  • La Toscana affonda il Forteto: sì all’inchiesta parlamentare

    La Toscana affonda il Forteto: sì all’inchiesta parlamentare

    La regione condanna gli abusi del Profeta su 86 bambini. Piegate le resistenze del Pd

    Di Simone Cosimelli
    Diceva il Cancelliere tedesco Konrad Adenauer: «La storia è la somma totale delle cose che avrebbero potuto essere evitate». Ieri, il Consiglio regionale della Toscana quelle cose le ha messe in fila – una alla volta, tutte drammatiche – e, con trent’anni di ritardo, si è fatta la storia. Il Forteto, nella sua triplice veste di associazione (ex-comunità), fondazione e Cooperativa, è stato condannato per i quasi 40 anni di abusi sessuali a danno di tanti ragazzi disagiati. Ragazzi finiti in mano ai pedofili grazie allo Stato. Grazie alla compiacenza dei Tribunali dei minori, alla negligenza dei servizi socio sanitari e degli assistenti sociali, alla deferenza della Stampa e del mondo culturale. Alla disattenzione o, peggio, alla connivenza della «Toscana rossa». Per questo, la relazione della commissione d’inchiesta Bis, così lucida nel fare nomi e così scomoda nel puntare il dito contro un sistema ben radicato, è stata approvata all’unanimità.

    I precedenti dell’inchiesta:

    parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5, parte 6

    Al Forteto, comunità innestata nel cuore del Mugello, i bambini venivano violentati sistematicamente da Rodolfo Fiesoli (il principale imputato, condannato a 15 anni). Si lavorava 365 giorni l’anno, (nella maggior parte dei casi) senza stipendio e senza aver raggiunto la maggior età. Si incoraggiava l’omosessualità come antidoto per «togliere la materialità di dosso». Si colpiva psicologicamente, allontanando le famiglie naturali e impedendo ogni contatto con l’esterno. E Intanto quei metodi, fuori, erano esaltati (se ne parlò a Palazzo Madama in Senato o a Palazzo Vecchio, al tempo di Renzi), la Coop macinava milioni e la Toscana si inchinava.

    Alla fine, i sei consiglieri delegati all’indagine Bis sui favoritismi istituzionali di cui Fiesoli e compagni hanno goduto negli anni, forti della sentenza in appello del 15 luglio scorso che ha confermato l’impianto accusatorio, hanno piegato le resistenze del Pd – arroccato nella difesa della cooperativa economica (uno dei volti del Forteto) e indisposto verso la denuncia di «coperture politiche». Così Leonardo Marras, capogruppo in aula, dopo aver rifiutato la narrazione di un partito influenzato dalle propaggini del Forteto (come però i fatti suggeriscono), e dopo aver respinto l’attaco generalizzato all’eredità della sinistra, ha rinunciato alle posizioni prese nei giorni scorsi e messo la parola fine sulla bagarre interna alla Regione. «E’ il momento della vergogna e della solidarietà alle vittime – ha detto – Lo dobbiamo a loro e ai cittadini: chi sapeva o vedeva, o chi avrebbe potuto sapere e vedere, doveva prendere provvedimenti e non lo ha fatto. Ora servono soluzioni, serve dare voce a chi non ce l’ha e mettere un punto, per ricominciare».

    Significativi gli interventi di Paolo Bambagioni (Pd), presidente della commissione e grande accusato dal suo stesso partito per la firma posta sul documento stilato in 9 mesi di lavoro. «Sono 86 pagine – ha ricordato ieri – come gli 86 bambini mandati in pasto a Rodolfo Fiesoli e la setta del Forteto. Ora, meno parole e più coraggio». Addirittura in lacrime, commosso e indignato, Stefano Mugnai (Forza Italia), l’uomo a cui nel 2012 dissero: «Stai attento, chi tocca il Forteto muore». Era un sistema chiuso – ha ammonito – con un contesto, culturale e politico, da colpevolizzare. Lo Stato mandava i ragazzi lì dentro, e quella coop, per quanto oggi importante, è stata costruita sulle sofferenze delle persone. Prendiamone atto, definitivamente. Deve essere il giorno in cui, tutti, la sinistra e l’opposizione, ammettiamo gli errori commessi, e l’ultima volta che si fa polemica sul Forteto».

    La risoluzione votata, oltre ad esprimere piena solidarietà alle vittime, impegna il Presidente del consiglio regionale, Eugenio Giani, e la Giunta presieduta da Enrico Rossi su diverse questioni:

    • Spingere affinché il Governo nazionale valuti la reintroduzione nel codice penale del reato di plagio.
    • Il potenziamento del progetto per la riacquisizione di autonomia per minori e giovani in uscita dalla comunità. Senza dimenticare i disabili, per i quali è auspicabile una sistemazione diversa, e intraprendendo ogni azione necessaria per far sì che, all’interno della Cooperativa, le vittime di abusi non debbano lavorare al fianco dei colpevoli, o di chi, a qualunque titolo, continui ad intrattenere rapporti con la comunità: come, paradossalmente, avviene.
    • Costituzione di un Osservatorio composto da esperti sul fenomeno delle sette.
    • Predisposizione di una relazione entro la fine del 2016 sullo stato dei servizi di affido di minori in ogni zona socio-sanitaria della Toscana.
    • Sollecitazione per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, che abbia poteri equiparabili a un’autorità giudiziaria, per arrivare dove non si è potuto (restano infatti molti passaggi oscuri).
    • Invito della documentazione al Ministero dello sviluppo economico, sostenendo la necessità del commissariamento per la Coop: così da recidere ogni legame col passato e rilanciare la filiera produttiva.

    La prossima mossa, dunque, dovrà partire dai palazzi romani: dove pure il nome Forteto non è affatto sconosciuto. Parlamento e, ovviamente, Governo, avranno la possibilità di squarciare il velo di omertà, reticenze e menzogne che avvelenano il Mugello dal ’77. Da ieri non è più possibile dubitare e non è più accettabile chiudere gli occhi. L’esperienza insegna, però: le vie del Forteto sono infinite. E in buona parte, malgrado tutto, ancora inspiegabili.

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  • Prete pedofilo, si al rito abbreviato: nominato il perito ed escluso il responsabile civile

    Prete pedofilo, si al rito abbreviato: nominato il perito ed escluso il responsabile civile

    VERSILIA  – ( di Letizia Tassinari ) – Rito abbreviato condizionato ammesso questa mattina in Tribunale a Lucca: il giudice, dottoressa Silvia Mugnanini, ha nominato il consulente: sarà il dottor Claudio Iozzo ad eseguire la perizia calligrafica sulle lettere scritte dal bambino e inviate al prete, finito sotto processo con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di un minorenne, dopo una delicata indagine condotta dalla Polizia e coordinata dal Pubblico Ministero Antonio Mariotti. Il magistrato ha però escluso il responsabile civile, ovvero sia la Diocesi Pisana e il suo Vescovo, la cui citazione, come scritto, era stata prevista alla scorsa udienza. L’esclusione – come spiegato dai legali che assistono la famiglia del bimbo, all’epoca dei fatti 12enne, avvocati Cristiano Baroni e Debora Iannello – è prevista ex lege in caso di rito abbreviato. Il processo è stato aggiornato a dopo l’estate: alla prossima udienza, fissata per il 13 settembre, verrà conferito l’incarico al perito nominato questa mattina dal Gup.

    Una vicenda giudiziaria, quella di cui a processo, iniziata nell’ottobre 2014, quando la Procura di Lucca aprì un fascicolo di indagine, dopo che ai servizi sociali di Camaiore, che avevano in carico la famiglia ospitata in un convento di Pietrasanta, erano stati consegnati alcuni disegni, e lettere d’amore, dove il piccolo aveva raffigurato sè stesso con il religioso, di origini indiane. Il bimbo, periziato da esperti, tra cui il professor Mario Di Fiorino, fu poi sentito in audizione protetta e aveva raccontato di abusi da parte del sacerdote.

     

  • Molestie sessuali su tre ragazzine: parroco a processo

    Molestie sessuali su tre ragazzine: parroco a processo

    Grosseto, 6 luglio 2016 – Molestie sessuali su tre adolescenti. E’ questa l’accusa per la quale sarà processato un parroco maremmano. Lo ha decretato ieri il giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio. I suoi difensori avevano chiesto il proscioglimento. Ma il giudice Montesarchio ha ritenuto ci fossero elementi sufficienti per dover far svolgere un processo che inizierà il 23 novembre prossimo. Tre le ragazzine che hanno raccontato di avere avuto attenzioni troppo intime da quel religioso, nella primavera del 2010. Attenzioni che la procura ha ritenuto essere molestie sessuali e che ora il Tribunale in composizione collegiale dovrà giudicare. Racconti in parte contraddittori, con particolari illustrati comunque dopo alcuni anni. L’unico per il quale la ragazzina è stata sentita durante un incidente probatorio, il primo contestato al religioso e che consisterebbe nell’avere toccato il reggiseno dell’adolescente con la quale stava parlando. Episodio avvenuto nel piazzale all’aperto della parrocchia, dove all’epoca dei fatti il presule si trovava. In questo caso la difesa del religioso ha invocato, depositando una propria consulenza, la contradditorietà del racconto della ragazzina, tanto da non doverlo ritenere attendibile. Di altro tenore la perizia voluta dal giudice per le indagini preliminari, che invece avrebbe appurato la sostanziale attendibilità di quanto spiegato dall’adolescente. Altro discorso per gli altri due casi – le cui presunte vittime al momento non si sono costituite in giudizio – contestati al religioso, nei confronti di altrettante ragazzine che frequentavano la stessa parrocchia. Entrambe sono state sentite a verbale dagli inquirenti durante la fase delle indagini. Nei confronti di una il parroco, sempre nella primavera del 2010 e nello stesso luogo del precedente, si sarebbe spinto in un abbraccio troppo «intimo» con successivo sfioramento dei glutei. Racconto che non è stato confermato, in sede di indagini difensive, dalle amiche indicate dalla presunta vittima. Sempre un abbraccio, in questo caso con successivamente sfioramento del seno, nei confronti della terza ragazzina. Racconto anche questo non confermato da una delle due testimoni indicate dall’adolescente. Una vicenda contorta. Difficile da gestire a qualsiasi livello. Nel corso delle indagini, i luoghi personali del parroco furono perquisiti. Fu sequestrato anche un personal computer del religioso in cui pare non sia stato trovato niente che potesse interessare questa vicenda giudiziaria. Da quando il caso è diventato di risonanza pubblica, alcuni anni fa, il prete si è allontanato dalla parrocchia teatro di queste molestie sessuali.

    http://www.lanazione.it/grosseto/molestie-sessuali-parroco-1.2320252

  • Palpeggiamenti, sacerdote a processo

    Palpeggiamenti, sacerdote a processo

    di Pierluigi Sposato

    GROSSETO. Devono essere giudicati dal collegio. Sia il parroco, accusato di episodi di molestie di carattere sessuali, sia la donna, imputata di aver cercato di aiutare il sacerdote a eludere le indagini. Sono stati rinviati a giudizio al termine dell’udienza preliminare davanti alla dottoressa Valeria Montesarchio: per loro dovrà esserci un processo, a novembre, davanti ai giudici del collegio.
    Il gup ha demandato al dibattimento il compito di capire la portata delle contraddizioni emerse nel corso delle indagini e al termine dell’incidente probatorio. Contraddizioni evidenziate dai difensori dei due imputati ma che secondo il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio, e anche secondo il giudice, non sono tali da portare a una pronuncia di non luogo a procedere. Decisione non facile quella del gup, arrivata al termine di una camera di consiglio di un’ora, dopo che accusa, parte civile e difesa si erano confrontate per oltre due.
    Il parroco, poco più che cinquantenne, deve rispondere di tre episodi di violenza sessuale, tutti avvenuti secondo l’accusa nel 2010: il primo nel cortile della parrocchia, gli altri nei locali della parrocchia. Il primo, a primavera, indica che il sacerdote avrebbe afferrato il ferretto del reggiseno di una ragazzina, non ancora 14enne, e avrebbe poi mosso la mano toccandole il seno. Solo e soltanto questo capo di imputazione era stato oggetto dell’incidente probatorio, quando le ragazzine – una minore di 14 anni, l’altra di 16 – erano state sentite alla presenza di un esperto nominato dal giudice. Gli altri due (epoca maggio 2010 e genericamente 2010) sono invece finiti direttamente nella richiesta di rinvio a giudizio, datata dicembre 2014. Si tratta dei capi di imputazione scaturiti dalle dichiarazioni di altre due giovanissime, raccolte dalla polizia giudiziaria. Nel primo caso, il parroco è accusato di aver abbracciato una ragazzina, di averle palpeggiato i glutei e di averle dato un bacio vicino alle labbra.

    Nel secondo caso, il sacerdote deve rispondere di aver abbracciato un’altra ragazza, di aver messo una mano tra sé e lei e di averle palpeggiato il seno. L’inusuale mancanza del vaglio dell’incidente probatorio, hanno fatto notare i difensori Patrizia Fabiani (per Paolo Bastianini) e Lorenzo Mascagni, con una raccolta di dichiarazioni avvenuta senza i genitori, senza uno psicologo, senza videoregistrazioni, non ha permesso di approfondire questi episodi. Episodi che sarebbero stati a loro giudizio meritevoli non solo di analisi ma anche della chiusura del fascicolo senza processo, perché le ragazzine sarebbero state smentite da quelle persone che loro stesse avevano indicato come testimoni dei fatti. Già in fase di memoria presentata al termine delle indagini, l’allora difensore Bruno Leporatti aveva sollecitato l’archiviazione del provvedimento. E su questo solco si sono innestate le argomentazioni difensive: le discrasie sono sostanziali e consistenti, hanno fatto notare i legali, qui in gioco c’è l’intenzionalità del gesto, la volontarietà, il dovere di accertare che si sia trattato di un movimento non equivoco. Secondo il perito della difesa, un esperto neuropsichiatra, le contraddizioni emerse (le ricostruzioni risultano non sovrapponibili) dovrebbero lasciare propendere per un fraintendimento del gesto, non per il compimento dell’abuso. Il dibattimento, hanno aggiunto, non potrebbe apportare nulla di nuovo o di più chiaro alla vicenda.
    Dall’altra parte, però, c’è la relazione del perito del gip che all’epoca aveva definito attendibili e credibili le dichiarazioni dell’incidente probatorio, al di là delle contraddizioni. Anche la parte civile (avvocato Alberto Solari – in rappresentanza solo della ragazzina del primo capo di imputazione, le altre non si sono costituite) ha insistito per il rinvio a giudizio. Il pm ha opposto, caso mai, l’esecuzione di una nuova perizia di esame degli esiti dell’incidente probatorio, per dare un contorno più esatto a queste condotte che – ha detto – si situano nell’ambito del «grigio», né nere, né bianche. Saranno i giudici del collegio a disporre eventualmente un’altra perizia. Già è prevedibile che accusa e difesa torneranno a confrontarsi sugli accertamenti peritali.
    Differente, invece, la posizione della donna di cinquanta anni: lei, assistita dall’avvocato Giuseppe Nicosia, avrebbe fornito false informazioni,

    affermando in due occasioni di non ricordare il contenuto di una riunione tenutasi alla presenza del parroco e di due ragazzine – una delle quali vittima del primo atto a carattere sessuale – organizzata da lei dopo le confidenze ricevute dalle ragazze sulla violenza sessuale subita.