Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Toscana

  • Grosseto, sacerdote a giudizio per molestie sessuali su minori

    Grosseto, sacerdote a giudizio per molestie sessuali su minori

    Un sacerdote di Grosseto è stato rinviato a giudizio con l’accusa di molestie sessuali su tre adolescenti. Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Grosseto Valeria Montesarchio. I difensori avevano chiesto il proscioglimento. Sarebbero tre le ragazzine che hanno raccontato di avere subito attenzioni «troppo intime» da parte del religioso, nella primavera del 2010. La perizia chiesta dal giudice per le indagini preliminari avrebbe appurato l’attendibilità dei tre racconti. Durante le indagini, coordinate dai carabinieri della Procura di Grosseto, fu sequestrato il pc del parroco e fu perquisita anche la sua abitazione. Il prete è stato allontanato dalla parrocchia all’inizio delle indagini. Il processo inizierà il 23 novembre.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/sacerdote_grosseto_molestie_minorenni-1838742.html

  • Rintracciato il prete accusato di abusi in Toscana. La diocesi di Pisa lo ha nascosto a Perugia.

    Rintracciato il prete accusato di abusi in Toscana. La diocesi di Pisa lo ha nascosto a Perugia.

    Si chiama padre Kodijan Ouso Thomas (nella foto) di origine indiana, accusato a Lucca di aver abusato di un bimbo di 12 anni.

    Purtroppo l’ennesimo caso che però questa volta assume contorni raccapriccianti che si evincono dalle lettere “d’amore” che la piccola vittima, pesantemente plagiata dalla figura del “padre” scriveva al sacerdote.

    Si legge in un verbale del Commissariato di P.S. di Viareggio e riferito ad un campeggio che  “in tale occasione la vittima aveva consegnato a delle bambine delle lettere manoscritte, in tutta evidenza simili a quella già in sequestro ritrovata in maniera fortunosa dalla madre. A sua volta le bambine avevano consegnato le lettere ai genitori che avevano informato i responsabili del campo”.

    In quelle lettere, come riporta TgRegione.it;  “Caro padre, mi manchi tanto – si legge nelle righe dei fogli di un quaderno, piene di cuoricinini  e disegni dove il bimbo e il religioso si tengono per mano -: “Non sento più i tuoi baci e abbracci”. Poi altri frasi, di sesso, che descrivono incontri sotto le coperte, parti intime e amplessi, frutto, probabilmente, di un impatto dell’abuso di un “orco” sulla fragilità di un piccolo orfano che si propone addirittura come sposa che vorrebbe dargli dei figli: “Ricordati che ti amo”.

    Missive, che alla prossima udienza, fissata per il 12 luglio prossimo, dovrebbero essere periziate da un esperto calligrafo, ma forse non sarà necessario in quanto padre Kodijan ha chiesto al Tribunale di Lucca il rito abbreviato.

    Dopo l’apertura delle indagini il sacerdote fu nascosto e se ne erano perse le tracce, fino a pochi giorni fa quando riusciamo a rintracciarlo.

    Risulterebbe domiciliato in Città di Castello (PG), dove esiste una nota struttura religiosa che accoglie i sacerdoti con problematiche, nella quale fu ospitato agli arresti domiciliari anche don Giovanni Desio (Casalborsetti).

    Ancora un altro prete che la chiesa tenta di nascondere per poi riciclare altrove, cosciente che potrebbe reiterare.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Il Forteto non esiste: gli orrori di un storia che nessuno racconta

    Il Forteto non esiste: gli orrori di un storia che nessuno racconta

    Inchiesta sul Forteto: ecco tutti gli orrori e gli errori di un storia di cui nessuno parla

    Un paio di mesi fa una giornalista russa, intervistando il presidente dell’associazione Vittime del Forteto, Sergio Pietracito, si fermò, visibilmente scossa, per fare una domanda di buon senso: chiese come mai una storia del genere non fosse conosciuta nel suo Paese.

    La risposta fu indicativa: «Nemmeno fuori Firenze se ne sa nulla, per questo ci battiamo». In un Paese normale, 30 anni di presunti maltrattamenti e abusi su minorenni, perpetrati all’ombra del muro di connivenze della Toscana «rossa», non passerebbero inosservati. Ma nessuno avrà il coraggio di dire che l’Italia lo sia. E infatti sarebbe accaduto di tutto: oltre l’inimmaginabile, oltre la giustizia. E’ una vicenda orrenda quella del Forteto, e oggi, mentre si celebra il secondo grado di un processo tanto atteso, non se ne intravede la fine.

    Tutto inizia nel 1977. Nel comune di Barberino nasce la comunità Il Forteto assieme all’azienda agricola, destinata a radicarsi nel territorio come baluardo del “made in tuscany” alimentare. L’iniziativa è di due uomini che vantano titoli di studio in psicologia mai posseduti: Rodolfo Fiesoli, detto il Profeta e capo indiscusso della struttura, e Luigi Goffredi, l’ideologo. Tutto ruota attorno alla teoria, ancora in fase sperimentale, della “famiglia funzionale”. Cioè all’educazione alternativa dei minori tramite gli affidi a due soggetti, uomo-donna, il cui accostamento avviene a tavolino. La conoscenza reciproca è superficiale e svincolata dalla sfera dell’affettività, ritenuta nociva. Si cresceranno ragazzi disagiati senza il «fardello della materialità sessuale». Fiesoli e Goffredi si presentano come pionieri. L’ammirazione è incondizionata. Il Tribunale dei minori comincerà presto ad affidare bambini provenienti da situazioni difficili (genitori tossicodipendenti o assenti). E nel tempo intellettuali e psichiatri loderanno quel miscuglio di Freud e Don Milani. Eppure, fin da subito, cosa fosse realmente il Forteto avrebbe dovuto essere chiaro.

    Nel settembre 1978 il magistrato Carlo Casini fa arrestare i due. Ma vengono scarcerati alcuni mesi dopo. La successiva scesa in campo di Casini in politica, nella file della Dc, scatena infatti il magistrato Gian Paolo Meucci (di tutt’ altre vedute), padre del diritto minorile italiano, esperto in materia, ma anche difensore del Profeta. E convinto della strumentalizzazione politica delle accuse. Non basta allora il discorso di Rinaldo Innaco (DC), tenuto nell’ottobre 1980 in Consiglio regionale, dove si parla di costrizione e «regime di vita imposto e caratterizzato (…) dalla pratica dell’omosessualità». E non basta, nel gennaio 1985, la condanna della Corte D’Appello di Firenze al Fiesoli, pur passata in giudicato, per «maltrattamenti, atti di libidine e corruzione di minorenne». La posizione di Meucci, che all’autorevolezza personale unisce la deferenza dei colleghi, fa dimenticare il verdetto, con nessun effetto pratico. Poi, contro ogni valutazione plausibile, si affidano subito altri ragazzi. Dopo l’85, inizia il dominio incontrastato del Forteto.

    A far “merenda”, trasferita la sede nel paesino di Vicchio, passano in tanti: politici, giudici del Tribunale dei minori, sindacalisti, dirigenti dei servizi sociali. Di fatto, tutta la Sinistra toscana favorisce la nuova realtà. Il Forteto diventa una passerella obbligata. Fiesoli è paragonato a Don Milani. Stupisce, commuove, incanta. Scrive libri. I ragazzi intanto, all’oscuro delle condanne e allontanati dalle famiglie naturali, sarebbero stati traviati mentalmente. E fino al 2010 la comunità ne riceve circa 80. Nel frattempo, la Cooperativa, l’ altra faccia del Forteto, acquista prestigio: 130 occupati, un fatturato di quasi 20 milioni, eccellenze alimentari esportate dall’America all’Australia. Un vanto per tutta la Regione. Il 13 luglio del 2000, però, tornano i guai. La Corte europea dei diritti dell’uomo, in seguito alla denuncia di una madre a cui veniva impedito di vedere i figli, condanna l’Italia con una multa di 200 milioni di lire per danni morali. La sentenza di Strasburgo pesa eccome, ma si alzano le barricate: e non cambia nulla. Anzi, solo dal ’97 al 2010, il Forteto ottiene contributi dalla Regione per 1 milione e 254 mila euro. Si arriva poi al novembre 2011. Al TEDxFirenze (manifestazione socio-culturale), Fiesoli addirittura interviene a Palazzo Vecchio sull’educazione minorile in qualità di esperto: presenziava, e fu ringraziato, l’allora sindaco Matteo Renzi. Proprio il mese successivo, però, viene arrestato. L’accusa – violenza sessuale e maltrattamenti – è schiacciante. E nasce una commissione d’inchiesta regionale per indagare sul sistema di potere appena scoperchiato.

    Dopo il tentativo dell’avvocato del Profeta di far ricusare il presidente del collegio giudicante, Marco Bouchard, così da rallentare il dibattimento, il 17 giugno 2015 la sentenza in primo grado condanna 16 dei 23 imputati. 17 anni e mezzo per Fiesoli (violenza sessuale e maltrattamenti), 8 per Goffredi (maltrattamenti) e via via a scendere per gli altri componenti (per maltrattamenti) di quella che ormai è considerata una setta. Le testimonianze delle vittime, scappate dal Forteto, sono determinanti. Nelle motivazioni della Corte si legge: «Il Forteto è stata un’esperienza drammatica, per molti aspetti criminale, retta da persone non equilibrate (…) Le perversioni del Fiesoli, note agli altri imputati, sono state di volta in volta avallate, tollerate, giustificate (…) Chi ha reagito, chi ha protestato, chi ha contestato è stato emarginato, isolato, escluso, denigrato e, finalmente, allontanato». Nell’estate 2015, il caso arriva a Roma. Una mozione a firma di Deborah Bergamini (FI) chiede un’inchiesta parlamentare e il commissariamento dell’azienda per il presunto intreccio con la comunità. Il PD interviene: e affossa la mozione. Si parla di responsabilità individuali e non collettive: smentendo i fatti, le vittime e la sentenza. Le opposizioni ringhiano («La decisione del Governo è sconcertante: non ha alcuna logica, alcuna sensibilità, alcun senso politico»). Invano.

    A livello locale, invece, le polemiche non si sono mai spente. Un libro, Setta di Stato, scritto dai giornalisti Tronci e Pini, ha fatto rumore. Si è istituita una commissione regionale bis per indagare sulle responsabilità istituzionali, che del Forteto sarebbero state lo scudo. Ma non avendo i poteri di un’autorità giudiziaria, finora ha avuto le mani legate di fronte alle reticenze di chi è stato interpellato alle audizioni, o peggio ha scelto di tacere. Nessuno infatti ricorda, nessuno c’era o sapeva. Secondo la sentenza, negli anni, centinaia di persone – direttamente e indirettamente – sarebbero state segnate. Con intere famiglie rovinate. Otto ragazzi, una volta usciti, non ce l’hanno fatta: stroncati dalla tossicodipendenza, dall’indigenza e dai traumi passati. Spesso, ci si chiede come sia possibile che fatti di entità molto minore siano squadernati sulle pagine dei giornali e dibattuti nel talk show, quando invece del Forteto, in tutta Italia, non se ne sa niente. Malgrado un processo in corso (con sentenza in appello il 29 giugno), un’ indagine da concludere e ancora tanto da scavare, e capire. Si dà una spiegazione, l’unica sensata: il Forteto fa paura.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/il-forteto-non-esiste-gli-orrori-di-un-storia-che-nessuno-racconta-426535.html

  • Prete pedofilo, nelle lettere del bimbo le dichiarazioni d’amore: “Mi manchi”

    Prete pedofilo, nelle lettere del bimbo le dichiarazioni d’amore: “Mi manchi”

    VERSILIA – ( di Letizia Tassinari ) – Una brutta storia, quella del bambino – la cui famiglia, parte offesa, è tutelata dall’avvocato Cristiano Baroni –  e il prete indiano rinviato a giudizio, accusato di abusi sessuali nei confronti del minore – all’epoca dei fatti 12enne -, e per il quale il Gip del Tribunale di Lucca, dottoressa Silvia Mugnaini, ha chiesto, oltre alla citazione, come responsabile civile, del vescovo di Pisa, monsignor Benotto, la cui diocesi è competente territorialmente, la perizia calligrafica su alcune lettere scritte dal minore al sacerdote. Il piccolo – su delega di indagini del Pubblico Ministero dottor Antonio Mariotti – venne ascoltato dal personale specializzato del Commissariato di Polizia di Viareggio, in forma protetta e con l’ausilio del dottor Giorgio Pini, direttore del reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale “Versilia”, che era a consocenza della triste vicenda dopo una gita fatta dal minore con i boy scout, durante la quale il bimbo aveva consegnato a delle amichette sue coetanee alcune letterine, manoscritte, uguali, o quanto meno simili, a quella ritrovata per caso dalla mamma e agli atti del fascicolo di indagine, che erano poi finite, per mano dei genitori delle bambine, ai responsabili degli scout e alle assistenti sociali. Missive, tutte, che alla prossima udienza, fissata per il 12 luglio prossimo, saranno periziate da un esperto calligrafo. “Caro padre, mi manchi tanto – si legge nelle righe dei fogli di un quaderno, piene di cuoricinini  e disegni dove il bimbo e il religioso si tengono per mano -: “Non sento più i tuoi baci e abbracci”. Poi altri frasi, di sesso, che descrivono incontri sotto le coperte, parti intime e amplessi, frutto, probabilmente, di un impatto dell’abuso di un “orco” sulla fragilità di un piccolo orfano che si propone addirittura come sposa che vorrebbe dargli dei figli: “Ricordati che ti amo”.  Ora spetterà alla perizia calligrafa stabilire se davvero il minore ha scritto quei “racconti”.

    “I vescovi che sono stati negligenti riguardo ad abusi sessuali compiuti su minori saranno rimossi dal loro incarico” La battaglia contro la pedofilia, di Papa Francesco prosegue. E’ di pochi giorni fa il  Motu proprio “Come una madre amorevole” del pontefice – riportato da TGvaticano.it –  che rafforza l’impegno della Chiesa a tutela dei minori in materia di pedofilia Il Pontefice stabilisce che, tra le “cause gravi” che il Diritto Canonico già prevede per la rimozione dall’ufficio ecclesiastico va compresa anche la negligenza rispetto ai casi di abusi sessuali. Nel testo, composto di 5 articoli, si prevede che – qualora gli indizi appaiano seri – la competente Congregazione della Curia può iniziare un’indagine che può concludersi con il decreto di rimozione. La decisione deve comunque sempre essere sottomessa all’approvazione del Pontefice. Il “compito di protezione e di cura spetta alla Chiesa tutta, ma è specialmente attraverso i suoi Pastori che esso deve essere esercitato”. E’ quanto scrive il sommo pontefice, sottolineando la responsabilità dei Vescovi diocesani. “Occorre impiegare una particolare diligenza nel proteggere coloro che sono i più deboli tra le persone loro affidate”. Il Pontefice ricorda che il Diritto Canonico già prevede “la possibilità della rimozione dell’ufficio ecclesiastico per cause gravi”. Con il Motu Proprio, afferma il Papa, “intendo precisare che tra tali cause rientra anche la negligenza dei Vescovi  relativamente “ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili”, come previsto dal Motu Propro di San Giovanni Paolo II, Sacramentorum Sanctitatis Tutela, aggiornato da Benedetto XVI. Con il documento firmato da Francesco, si stabilisce fin dal primo dei 5 articoli che il vescovo diocesano (o l’eparca o colui che ha una responsabilità temporanea di una Chiesa particolare) può essere “legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri”, sia persone che comunità. Si specifica inoltre che questo danno può essere “fisico, morale, spirituale o patrimoniale”. Il vescovo (al quale sono equiparati i Superiori Maggiori), prosegue l’articolo 1, può essere rimoso solo se “abbia oggettivamente mancato in maniera molto grave alla diligenza che gli è richiesta dal suo ufficio pastorale, anche senza grave colpa morale da parte sua”. Tuttavia, in caso di abusi su minori, “è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave”. Qualora gli indizi siano “seri”, prosegue l’articolo 2 del Motu Proprio, la competente Congregazione della Curia Romana può “iniziare un’indagine in merito” dando notizia all’interessato che ha “la possibilità di difendersi” con i “mezzi previsti dal diritto”. In seguito agli argomenti presentati dal vescovo, la Congregazione può “decidere un’indagine supplementare”. Negli articoli 3, 4 e 5 il Motu Proprio norma dunque la procedura con la quale si decide l’eventuale rimozione dall’incarico. La Congregazione che assume tale decisione, in Sessione ordinaria, può stabilire se dare “nel più breve tempo possibile, il decreto di rimozione” o esortare il vescovo “a presentare la sua rinuncia in un termine di 15 giorni”, concluso il quale il Dicastero potrà “emettere il decreto”. Nell’ultimo articolo si stabilisce che la decisione finale dovrà essere “sottomessa all’approvazione specifica del Romano Pontefice” che, “prima di assumere una decisione definitiva si farà assistere da un apposito Collegio di giuristi”.

    http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/prete-pedofilo-nelle-lettere-del-bimbo-le-dichiarazioni-damore-mi-manchi/

  • Rettifica padre Joy Xavier

    Rettifica padre Joy Xavier

    Nelle scorse settimane, a seguito di pubblicazioni apprese da altri siti web e testate giornalistiche nazionali autorevoli, abbiamo pubblicato riferendoci al recente caso di pedofilia che sta scuotendo la Versilia, che padre Joy Xavier sarebbe stato coinvolto nella vicenda.

    In seguito si è appreso che il sacerdote indicato, non solo non è la persona indagata ma non è mai stato coinvolto in simili situazioni.

    La Rete L’ABUSO si scusa con Padre Joy Xavier per quanto accaduto.

  • Prete imputato di abusi, la diocesi rischia di pagare

    Prete imputato di abusi, la diocesi rischia di pagare

    Il sacerdote è accusato di cinque episodi di cui sarebbe stato vittima un bimbo. Il giudice ha deciso che se sarà condannato la famiglia sarà risarcita dal vescovo

    di Matteo Tuccini

    VIAREGGIO. Un prete di origine straniera – oggi non più in Versilia – rischia il processo per una vicenda di presunti abusi sessuali ai danni di un bambino. Martedì 7, nell’udienza in tribunale a Lucca, i legali del sacerdote hanno chiesto il rito abbreviato. Che consentirebbe al prelato – in caso di condanna – di avere uno sconto di un terzo della pena. Il giudice dell’udienza preliminare Silvia Mugnaini si è riservata di valutare la richiesta solo dopo la presentazione di una perizia calligrafica. Il giudice ha citato anche il vescovo Giovanni Paolo Benotto della diocesi di Pisa per eventuali risarcimenti in sede civile: se il sacerdote sarà riconosciuto colpevole, i danni da pagare alla famiglia saranno a carico della diocesi stessa.

    I presunti abusi sarebbero cinque e sarebbero avvenuti nel 2014 in un Comune che non riveliamo, per tutelare il bambino. In quel periodo il piccolo e sua madre frequentavano una comunità religiosa, in cui da circa un anno si trovava il prete finito sotto accusa. Proprio durante la frequentazione da parte del bambino di questa comunità sarebbero avvenuti gli episodi contestati. L’indagine sarebbe scattata in seguito ad alcuni disegni fatti dal piccolo, raffiguranti un uomo in nero e un bambino in posizioni ambigue. I familiari hanno informato i servizi sociali del Comune, e da lì la palla è passata alle forze dell’ordine e alla magistratura. Che hanno avviato l’inchiesta, emersa pubblicamente alla fine del 2014.

    Gli inquirenti hanno parlato con il bimbo, poi seguito da un assistente sociale e da uno psicologo. Il bambino avrebbe raccontato gli abusi sessuali commessi dal sacerdote nei suoi confronti. Gli episodi, come detto, sarebbero cinque. Il religioso, dal canto suo, ha sempre negato ogni responsabilità. Anche nel corso dell’incidente probatorio in tribunale, che serve ad acquisire prove che rischiano di non arrivare a processo. Nel frattempo il sacerdote è stato trasferito. Al termine dell’indagine il sostituto procuratore Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta, ha chiesto il rinvio a giudizio. Nell’udienza del 12 luglio si capirà se da questa vicenda nascerà un processo.

    Gli avvocati Cristiano Baroni e Debora Ianniello, che tutelano il piccolo e la sua famiglia, avevano chiesto che venisse coinvolto nel procedimento anche l’ordine di appartenenza del prete. Il giudice lo ha invece escluso, acconsentendo al coinvolgimento, in sede civile, del vescovo della diocesi interessata. Che è quella di Pisa.

  • Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    VERSILIA  – ( di Letizia Tassinari ) – Rito abbreviato condizionato alla perizia calligrafica su alcune lettere scritte dal bambino, vittima secondo l’accusa, di abusi sessuali da parte del sacerdote. e inviate al prete.  Lo ha disposto questa mattina il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Lucca, dottoressa Silvia Mugnaini, che ha estromesso, quale responsabile civile, la curia generalizia dei Carmelitani (ordine di appartenenza del religioso) e, accogliendo la richiesta degli avvocati di parte civile Cristiano Baroni (Rete l’ABUSO) e Debora Ianniello, ha disposto la citazione del Vescovo della Diocesi di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, per la prossima udienza fissata il 12 luglio.

    Un’ indagine, quella relativa agli abusi sul minore, diretta dal Pubblico Ministero dottor Antonio Mariotti e iniziata nell’ottobre di due anni fa.  Che fine ha fatto quel sacerdote? Scrisse allora TGregione.it in merito alla “storiaccia”. Nessuno lo seppe dire.  La Curia pisana, competente territorialmente nel comune della Versilia Storica dove l’abuso sessuale si era consumato, a quanto trapelato, lo aveva spostato.

    Destinazione sconosciuta. Nesuna dichiarazione da parte del Vescovo, che la nostra redazione aveva provato a cercare telefonicamente più volte. Unica cosa certa della vicenda un ragazzino all’epoca dei fatti 12enne, per la cui storia la Procura lucchese aveva aperto un fascicolo,  dopo che ai servizi sociali di Camaiore, che avevano in carico la famiglia, mamma e tre figli, ospitata in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, a Pietrasanta, erano finiti alcuni disegni dove il ragazzino aveva raffigurato se stesso innamorato e il prete e delle lettere d’amore. Periziato da esperti, tra cui il professor Mario Di Fiorino, primario di Psichiatria all’ospedale “Versilia”, il minorenne, in audizione protetta, aveva raccontatato non solo di morbose attenzioni ma addirittura di abusi sessuali da parte del prelato, di origini indiane, che identificato ha però sempre negato ogni addebito.

     http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/prete-pedofilo-citato-il-vescovo-di-pisa-come-responsabile-civile/
  • «Dall’Asl 6 ragazzi al Forteto» Gesess punta a fare chiarezza

    «Dall’Asl 6 ragazzi al Forteto» Gesess punta a fare chiarezza

    ROSIGNANO. Una sorta di inferno. Una setta che trasformava la vita di giovani ragazzi in un perenne incubo. Tutto questo era il “sistema Forteto” nel Mugello, a Vicchio. Di tutto questo si è parlato…

    ROSIGNANO. Una sorta di inferno. Una setta che trasformava la vita di giovani ragazzi in un perenne incubo. Tutto questo era il “sistema Forteto” nel Mugello, a Vicchio. Di tutto questo si è parlato ieri durante la presentazione del libro “Setta di Stato” di Duccio Tronci e Francesco Pini nell’auditorium di piazza del Mercato. «É importante – ha spiegato Silvia Gesess, consigliera comunale di Sul che ha organizzato l’evento in collaborazione con i Conservatori e riformisti – che se ne parli e che si combatta l’omertà anche a Rosignano. Ci sono infatti collegamenti tra il sistema Forteto ed il nostro territorio che non è assolutamente un’isola felice tant’è che il “Profeta”, Rodolfo Fiesoli, ha vissuto per sei mesi agli arresti domiciliari a Caletta». E ancora: «dalla nostra Asl sono stati mandati in passato alcuni minori al Forteto – ha detto Gesess – , per cui vogliamo avviare un percorso che faccia chiarezza su una vicenda vergognosa dalla quale tutta la politica esce a pezzi». Una pagina triste e dolorosa per centinaia di ragazzi che negli anni sono stati affidati alla comunità del Forteto, subendo abusi sessuali e psicologici, soprusi e sfruttamenti che annullavano le loro esistenze fino ad azzerare i rapporti con il mondo esterno e a rinnegare le famiglie d’origine. Decine di storie di vite negate – alcune arrivate al suicidio – come quella raccontata dall’avvocato civilista di Rosignano Anna Maria Mazzarri. «Il primo avvocato italiano – ha detto – ad essere andato alla grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo». La Corte che emise, nel 2000, la sentenza di condanna dello Stato italiano per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione. Dopo tre anni, di fatto, l’avvocato è riuscito a dimostrare che ad una madre di Sesto Fiorentino non era stato consentito, se non di rado, di far visita ai due figli piccoli che erano stati affidati al Forteto. «Lo Stato italiano – ha sottolineato – con la sentenza del 2000 è arrivato a negare parte di se stesso. É stata un’esperienza terribile che ti faceva sentire impotente. Ma che oggi, a distanza di tanti anni, ha dimostrato che avevamo ragione su tutto».
    Elisa Pastore

  • Abusi su un minore in casa famiglia. Chiamata in causa anche la Curia

    Abusi su un minore in casa famiglia. Chiamata in causa anche la Curia

    di PAOLO DI GRAZIA – Viareggio, 10 febbraio 2016 –   POTREBBE diventare un processo pilota – sempre ammesso che venga disposto il rinvio a giudizio – quello che vede come imputato un sacerdote straniero accusato di aver ripetutamente abusato in Versilia di un bambino di 10 anni. Il Gup del Tribunale di Lucca Silvia Mugnaini, infatti, su richiesta delle parti civili ha disposto la citazione come responsabile civile della Curia generalizia di Roma dei Carmelitani, l’ordine cui appartiene il sacerdote indagato. Era questa una specifica richiesta avanzata ieri, nel corso dell’udienza preliminare, dagli avvocati di parte civile Cristiano Baroni e Debora Ianniello che tutelano gli interessi dei genitori del bambino vittima dei soprusi. Per questo motivo il Gup non ha ancora disposto il rinvio a giudizio del sacerdote, ma ha fissato una seconda udienza preliminare già fissata per il prossimo 7 giugno. In quei dati il ​​Gup stabilirà l’eventuale rinvio a giudizio indicando proprio la curia generalizia di Roma dei Carmelitani come responsabile civile.

    Da un punto di vista processuale potrebbe essere una novità assoluta in dibattimenti del genere in quanto oltre a chiamare il sacerdote accusatore di abusi a rispondere penalemente di quanto avvenuto, chiama in causa il suo ordine religioso per un eventuale risarcimento danni.

    «Siamo soddisfatti – ha detto l’avvocato Cristiano Baroni – perché siamo convinti che la piega processuale che sta prendendo la vicenda possa rendere parziale giustizia ai familiari del bambino».

    Una vicenda dai contorni scabrosi sulla quale ha indagato la Procura di Lucca. Il sacerdote si è sempre difeso sostenendo di non aver mai toccato quel ragazzo. Ad ogni buon conto è stato allontanato e da tempo non si trova più in Versilia.

    Secondo gli investigatori gli episodi contestati si sarebbero consumati in una casa famiglia attigua a una chiesa dove la mamma e il bambino erano stati ospitati dopo aver subito lo sfratto dalla propria abitazione. Ad aver insospettito la madre su quello che accadeva sono stati alcuni disegni del bambino. Di qui la denuncia alle assistenti sociali e poi alla Procura di Lucca che ha aperto un fascicolo iscrivendo il sacerdote straniero nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale su minori. Accuse pesantissime sulle quali dovrà adesso pronunciarsi il Gup a giugno per un eventuale rinvio a giudizio.

    di PAOLO DI GRAZIA

    http://www.lanazione.it/viareggio/pedofili-abusi-1.1720009

  • Frate abusa di un chierichetto di 10 anni, l’intero Ordine dei Carmelitani rischia il processo

    Frate abusa di un chierichetto di 10 anni, l’intero Ordine dei Carmelitani rischia il processo

    di Filippo Bernardi – Un bambino di nemmeno 10 anni abusato dal frate che avrebbe dovuto prendersi cura di lui. Incontri di sesso descritti in modo preciso e scioccante in una serie di lettere spuntate da un libro dimenticato. Quindi la denuncia, tre anni dopo le violenze, e l’intero Ordine dei Carmelitani che potrebbe essere chiamato a risarcire il bambino diventato ormai adolescente.

    L’ennesima storia di abusi su un minore da parte di un religioso arriva da Pietrasanta, nel cuore dell’alta Versilia. I fatti risalgono all’estate del 2011, quando il bambino e la madre rimasta vedova e senza soldi, vivono ospiti in un convento di suore. E’ nella parrocchia attigua al convento che Luca (il nome è di fantasia), comincia a frequentare quel frate di origini indiane, gentile e disponibile, che lo invita spesso a cena dopo il catechismo. Luca fa anche il chierichetto, i due sono in contatto ogni giorno e quella strana amicizia tra un bambino di quarta elementare e un uomo di circa 45 anni va avanti per un po’.

    Poi il religioso viene trasferito: prima in India, poi in Sicilia. E’ solo nel 2014 che la madre di Luca, rassettando la cameretta del figlio, per caso, si ritrova tra le mani quelle lettere scivolate a terra dalle pagine di un libro. Leggerle è una doccia fredda: il bambino vi si rivolge al frate, ricordando incontri intimi, baci e rapporti sessuali con un linguaggio impensabile per la sua giovanissima età. Sono resoconti scioccanti che la donna porta immediatamente alla polizia, dando il via a un’inchiesta giudiziaria della Procura di Lucca che il 9 febbraio è giunta all’udienza preliminare.

    Il pm Antonio Mariotti ha chiesto il rinvio a giudizio del frate, ma il Gup Silvia Mugnaini ha disposto una seconda udienza per il prossimo 7 giugno. Uno slittamento che tuttavia è motivato da una decisione che rappresenta un unicum: il Gup, infatti, ha accolto la richiesta avanzata dai legali della famiglia di Luca (gli avvocati Debora Ianniello e Cristiano Baroni) di citare come responsabile civile la Curia Generalizia dei Carmelitani di Roma al quale appartiene il frate che ha sempre negato ogni accusa.

    L’Ordine dei Carmelitani, insomma, rischia di finire a processo insieme al proprio frate per non aver esercitato il dovuto controllo sul religioso (in questo caso affidandogli un compito inadatto alla sua indole). Da quando è scoppiato lo scandalo, i Carmelitani hanno avviato un loro procedimento interno di cui però non si hanno notizie, salvo che avrebbero inibito il prete da molte funzioni, nonché dall’avere contatti con minorenni.

    http://m.ilmessaggero.it/primopiano/articolo-1542747.html