Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Toscana

  • Il Natale amaro delle vittime del Forteto. Presentati i ricorsi a Strasburgo

    Il Natale amaro delle vittime del Forteto. Presentati i ricorsi a Strasburgo

    Sono 16 le vittime del Forteto (quelle che, per sopraggiunta prescrizione, non hanno potuto ricevere nessun rimborso) che hanno deciso di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con l’accusa precisa nei confronti dello Stato Italiano per aver permesso, con la sua negligenza, il protrarsi di queste violenze. Un Natale amaro, nel ricordo di tanti Natali negati all’interno della comunità setta…

    Il video, diffuso sia sui social che agli organi di stampa, inizia con un testo in cui sintetizza le motivazioni che hanno spinto queste 16 vittime a rivolgersi alla Corte di Strasburgo, poiché ritengono che nonostante le istituzioni abbiano riconosciuto le loro responsabilità, si siano dimenticate del risarcimento completo alle vittime, cosa che è stata effettuata solo in parte.

    Tutto questo – spiega Marchese – dopo che al Forteto sono stati affidati negli anni circa 90 minori o anche ragazzi appena maggiorenni. Che – aggiunge l’avvocato – hanno lavorato per anni, festivi compresi, senza ricevere né retribuzioni né contributi. Il tutto nonostante Fiesoli e Goffredi fossero già stati condannati nel 1985 per gravi reati in danno di minori e disabili”.

    Di chi è la colpa di tutto questo? Chiede Marchese: del Forteto, ma anche delle istituzioni italiane. E per risanare tutto ciò non basta istituire commissioni regionali o nazionali. Si tratta infatti di minori o ragazzi appena maggiorenni che sono anche stati maltrattati o abusati; e che non potevano incontrare i propri familiari. Il tutto dopo che, per anni, sono state ignorate le prime condanne a Fiesoli e Goffredi.

    Nel testo all’interno del video troviamo anche un messaggio che dovrebbe far riflettere:

    “… le vittime sono state costrette a sottoporre la questione alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che verrà così a conoscere la miseria umana di chi, per rievere gratuitamente una forma di pecorino, ha inviato all’inferno minori e disabili. Le vittime del Forteto ringraziano le istituzioni per questo ennessimo Natale Amaro.”

    Il ricorso è stato presentato dall’Avvocato Giovanni Marchese in collaborazione con lo Studio Legale CNTTV di Firenze.

    https://www.okmugello.it/news/cronaca/999866/vicchio-il-natale-amaro-delle-vittime-del-forteto-presentati-i-ricorsi-a-strasburgo

  • Sconto di pena al prete pedofilo: ecco perché

    Sconto di pena al prete pedofilo: ecco perché

    Firenze, 26 luglio 2020 – Le attenuanti non si negano a nessuno. Decisive nella condanna dimezzata (da 4 anni e 4 mesi a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni) a don Paolo Glaentzer, 72 anni, il prete pedofilo appartatosi in macchina con una minore, zona Calenzano, e sorpreso in atteggiamenti inequivocabili, il 23 luglio 2018, alle 10 di sera. «Le ‘generiche’ possono essere ritenute prevalenti. Merita di essere valorizzato il fatto che l’imputato ha reso ampia confessione, anche di episodi precedenti sconosciuti agli investigatori; si è dichiarato consapevole della gravità delle sue azioni. E almeno apparentemente ha preso le distanze da esse. Ha sempre rispettato gli arresti domiciliari, di non breve durata. Ed è incensurato». Lo scrivono i giudici della 2ª sezione di Corte d’Appello (presidente M.Teresa Scinicariello, consiglieri Francesco Bagnai e Sandro Venarubea) per motivare la riduzione della pena inflitta a Glaentzer in 1° grado, col rito abbreviato. Pena accessoria compresa, la interdizione dai pubblici uffici per 5 anni sostituita con quella temporanea per la durata della pena.

    Il «bilanciamento», da parte dei giudici delle circostanze di reato e lo sconto-pena hanno destato lo sconcerto di parti civili e procura alla lettura della sentenza. Le motivazioni, non meno. Nel merito e nel ricalcolo – matematico – della pena. Partiamo dai primi. Il prete ridotto allo stato laicale da papa Francesco tramite il difensore si era opposto alla prima sentenza, indicando 7 motivi. Che i giudici dell’Appello, si badi bene, hanno di fatto rigettato. Vediamoli. Intanto la procedibilità del caso: «l’unica querela era stata presentata dal curatore speciale della 12enne»; una sola ‘frequentazione amicale’ coi genitori della ragazzina (cresciuta in un contesto difficile) senza avere «cura e custodia della minore» né essere ‘incaricato di pubblico servizio’. Altro motivo, il no del giudice di 1° grado alla richiesta di perizia sulla «sofferenza psichiatrica» del prete. Quinto «non aver preso in considerazione (il giudice di Prato, ndc) «l’ignoranza scusabile da parte dell’imputato dell’età della parte offesa, specie tenuto conto dell’aspetto di lei, che dimostrava una età superiore a quella reale». E poi lui quella sera «non portava l’abito talare e non era nel territorio di competenza della sua parrocchia». Settimo: Glaentzer chiedeva il riconoscimento dell’attenuante per «la spontaneità con cui la minore andava con l’imputato in macchina; la minima invasività di baci e toccamenti (l’accusa parla di mano di lei portata sul pene, ndc), «l’assenza di coartazione e l’evidente maturità fisica e psicologica della ragazzina», fino all’«ottima condotta processuale dell’imputato».

    Argomentazioni respinte al mittente che ha goduto di ampio sconto di pena. Contestato da Olivia Nati, legale della minore: «Non si capisce come sia stata calcolata. Eppure pena base tot, con la continuazione per gli altri reati si arriva a tot, diminuzione per l’attenuante tot, riduzione per il rito abbreviato tot. Non è ammissibile giuridicamente una pena così bassa per questa imputazione».
    giovanni spano

  • Prete indagato per abusi. “Penso sempre a te quando dico le omelie”

    Prete indagato per abusi. “Penso sempre a te quando dico le omelie”

    Le frasi che don Giglio avrebbe detto al ragazzo vittima di abusi sessuali nella comunità. La procura chiude le indagini per due indagati

    Indagini chiuse e stralcio del procedimento per uno dei due fratelli che accusano gli ormai ex Discepoli dell’Annunciazione di aver abusato di lui. I pm Laura Canovai e Valentina Cosci hanno fatto recapitare la chiusura indagini a don Giglio Gilioli, 73 anni, fondatore della comunità religiosa che aveva sede a Prato, e a Lucio Fossanova, 37 anni, originario della Puglia, seminarista che non ha mai preso i voti. Sono loro i principali accusati da uno dei fratelli, il più grande, sentito in sede di incidente probatorio 15 giorni fa.

    Il ragazzo, che oggi ha 29 anni, accusa don Giglio e Fossanova di aver abusato di lui in modo continuativo, dal 2008 al 2012 quando frequentava la comunità di don Giglio. Il racconto del giovane è stato giudicato dagli inquirenti ben strutturato e coerente.Sentito dal gip Francesca Scarlatti, ha ricostruito in modo preciso quello che sarebbe avvenuto all’interno della comunità quando, ancora minorenne, fu affidato dalla famiglia alla custodia di don Giglio e dei suoi seguaci. Restano, invece, aperte le indagini per quanto riguarda il secondo fratello, il più giovane che oggi ha 22 anni in quanto la sua posizione è più complicata. Il ragazzo è stato sottoposto a perizia per valutarne l’attendibilità. Gli inquirenti stanno attendendo la relazione dello psichiatra Renato Ariatti, lo stesso che ha eseguito la perizia sulla mamma di Cogne. Il giovane accusa una decina di religiosi di aver abusato di lui e ha parlato di vere e proprie orge e riti iniziatici.

    Sesso di gruppo e abusi di ogni tipo cominciati quando aveva nove anni. Fatti che, al momento, non avrebbero trovato riscontri. Più solide, invece, le dichiarazioni del fratello maggiore, motivo per cu i l’inchiesta è stata separata. Il ragazzo racconta di aver subito molestie da parte di don Giglio e ha parlato di toccamenti e sfregamenti. Non era un mistero per nessuno all’interno della comunità, del debole di don Giglio per il ragazzo. “Era il cocchino, il preferito”, hanno dichiarato tutti i testimoni. Ma da qui a pensare agli abusi ce ne passa. “Mi batte forte il cuore”, “Quando dico le omelie non faccio che pensare a te”, “Sei bellissimo”. Sono alcune delle frasi che don Giglio avrebbe detto al ragazzo riferite durante l’incidente probatorio al quale hanno assistito entrambi gli indagati. “I toccamenti sono cominciati quando ho confessato a don Giglio di aver avuto rapporti sessuali con Fossanova”, ha aggiunto. Il tutto va collocato nel clima che si respirava nella comunità con una predicazione fatta di punizioni e minacce. Il modo in cui era predicata la dottrina era già stata al centro di un procedimento della Santa sede perché al di fuori dei dettami e dei canoni della chiesa.

    La comunità è stata chiusa a dicembre e sicuramente l’indagine sulle presunte violenze sessuali ha accelerato la decisione. Gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare una memoria. Poi la procura deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio.

  • Presunti abusi sui Discepoli dell’Annunciazione, si affievoliscono le accuse su 10 indagati

    Presunti abusi sui Discepoli dell’Annunciazione, si affievoliscono le accuse su 10 indagati

    Novità nell’inchiesta della Procura di Prato sui presunti abusi sessuali all’interno dell’associazione di fedeli dei Discepoli dell’Annunciazione, che vede indagati 12 ex membri della comunità, sciolta lo scorso dicembre con provvedimento della Santa Sede per motivazioni indipendenti rispetto a quelle dell’inchiesta penale, legate a gravi mancanze riguardanti il carisma e lo svolgimento della vita religiosa all’interno della comunità, oltre che dal venir meno degli aderenti.

    Venerdi scorso, dinanzi al gip del Tribunale di Prato, si è tenuto l’incidente probatorio per ascoltare, alla presenza dei legali dei due indagati, uno dei due fratelli che hanno denunciato di aver subito abusi sessuali negli anni passati. Il giovane, che oggi ha 28 anni, ha chiamato in causa il fondatore della comunità religiosa, il sacerdote veronese don Giglio Gilioli e un altro allora esponente dei Discepoli (un laico che non ha mai preso i voti) accusandoli di averli molestati quando lui era ancora minorenne, oltre dieci anni fa. Ai fatti non avrebbe assistito nessuno; l’inchiesta, che dalla fine di gennaio scorso ha cercato di scandagliare l’ambiente dei Discepoli dell’Annunciazione, ascoltando oltre 40 giovani avvicinatisi negli anni alla comunità, non ha portato alla luce altre presunte vittime oltre ai due fratelli pratesi.

    Se il racconto del fratello maggiore è ritenuto attendibile dagli inquirenti, al punto da essere stato sottoposto ad incidente probatorio, sembrano perdere consistenza le accuse del fratello minore, il quale aveva denunciato di aver subito violenze sessuali di gruppo all’interno della comunità, portando all’iscrizione nel registro degli indagati di dieci persone. Il ragazzo è stato sottoposto a consulenza psichiatrica, per valutarne l’attendibilità, e al momento la Procura non ha avanzato richiesta di incidente probatorio per “cristallizzare” le sue dichiarazioni rese nei mesi scorsi, quando i presunti ricordi traumatici erano riaffiorati alla memoria grazie ad un percorso psicoterapeutico con tecniche EMDR, di desensibilizzazione e riprocessamento tramite movimenti oculari, una metodica che punta a facilitare il meccanismo di autoguarigione nel paziente, stimolando l’elaborazione delle informazioni nel suo cervello.
    Allo stesso percorso psicanalitico si sarebbe avvicinato il fratello maggiore, dopo aver fatto denuncia agli inquirenti.

  • Cassazione sul Forteto: “Fiesoli non si è mai pentito degli abusi commessi”

    Cassazione sul Forteto: “Fiesoli non si è mai pentito degli abusi commessi”

    Condanna invariata a 14 anni e 10 mesi per l’ex guru del Forteto, la comunità di affidi di minori vicina a Firenze: i giudici spiegano perché non hanno praticato sconti di pena

    Reati troppo gravi per concedere qualunque sconto di pena. È questa in sintesi la motivazione con cui la Corte di Cassazione ha legittimato la pena di 14 anni e 10 mesi inflitta a Rodolfo Fiesoli, l’ex “guru” della comunità del Forteto di Vicchio, nel Mugello. Fiesoli, si legge nel verdetto di 48 pagine depositato oggi, giovedì 25 giugno, non avrebbe mai mostrato “resipiscenza” né pentimento per le azioni commesse dagli anni Settanta al 2010, a danno di ragazzini e adolescenti in condizioni di disagio affidati alla struttura. Questo il motivo per cui gli ermellini, con decisione dello scorso 6 novembre, hanno confermato la condanna per violenza sessuale di gruppo e altri reati emessa dalla corte d’appello di Firenze il 26 ottobre 2018.
    Una pena rimasta invariata per via della “lunga durata dei maltrattamenti – si legge nelle motivazioni – e della pluralità delle condotte illecite di soggezione psicologica e morale perpetrate dal Fiesoli che, per la sua posizione di ‘capo spirituale’ della comunità, ha dettato le regole comportamentali”. “Inducendo – proseguono i supremi giudici– gli altri membri adulti della stessa ad uniformarvisi, pena l’allontanamento, e a concorrere con lui nella consumazione di tali delitti”.

    Violenze e abusi nella comunità del Forteto, in altre parole, “erano logica conseguenza della messa in pratica delle teorie predicate” da Fiesoli, continuano i magistrati della IV sezione penale della Cassazione. “Nel dichiarare l’infondatezza delle impugnazioni degli imputati – si legge ancora – la Suprema Corte ha richiamato la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito da cui risulta che l’episodio di violenza sessuale (nei confronti di una delle vittime, ndr) è “ampiamente provato”. Violenze “sostenute dalla condotta abusiva ed induttiva dell’agente”, e conseguenza diretta della “dottrina” predicata dal guru.
    Nei giorni scorsi, sul caso Forteto era stata sentita in commissione parlamentare d’inchiesta il sostituto procuratore di Firenze Ornella Galeotti, che ha seguito in veste di pubblico ministero il processo a Fiesoli iniziato nel 2013, su fatti di oltre trent’anni prima. “In Toscana – ha detto in un passaggio della sua audizione – per 30 anni si è assistito a una sospensione di tutte le regole e le leggi sul tema” dell’affidamento dei minori. Una vicenda cominciata nel 1975, quando Fiesoli fondò la comunità che negli anni seguenti accolse decine di bambini con disagio fisico e psichico. Vittime, secondo quanto accertato nei decenni successivi dai tribunali, di abusi e violenze di ogni genere, portate avanti da Fiesoli e da altri membri del gruppo, tra cui Daniela Tardani (condannata a 6 anni e 4 mesi di reclusione). All’interno della comunità vigeva una severa disciplina di separazione dei sessi, i rapporti omosessuali erano promossi mentre i legami affettivi e familiari osteggiati in ogni modo.

    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/06/25/news/cassazione_sul_forteto_fiesoli-260185537/?fbclid=IwAR2PzGzzth2Hc2mt5Qm9MbvhwT-qoqF9cGQkliG3Ac8TTrns5piBybw1bco

  • Firenze, pena dimezzata in appello all’ex prete condannato per pedofilia

    Firenze, pena dimezzata in appello all’ex prete condannato per pedofilia

    Sconterà due anni e due mesi Paolo Glaentzer, che fu trovato in auto nel luglio 2018 mentre abusva di una bambina di 10 anni

    Pena dimezzata in appello per l’ex sacerdote Paolo Glaentzer, condannato a 4 anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Prato il 5 marzo 2019 per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. Il tribunale di Firenze lo ha condannato a due anni, due mesi e 20 giorni di reclusione per aver commesso violenze sessuali su una bambina. L’ex parroco di San Rufignano a Calenzano che nel luglio 2018 fu trovato in auto mentre abusava di una bimba di dieci anni. Il sacerdote 72enne, ridotto allo stato laicale dalla curia dopo la prima condanna di un anno fa, ha beneficiato delle attenuanti generiche, che i giudici hanno ritenuto prevalenti sull’aggravante di aver commesso il fatto nell’esercizio delle funzioni di ministro di culto. Ai genitori della piccola, invece, il collegio presieduto da Maria Teresa Scinicariello ha riconosciuto una provvisionale di risarcimento da 2.500 euro ciascuno.

    Glaentzer fu arrestato in flagranza, e poi posto agli arresti domiciliari, dopo essere stato trovato in atteggiamenti intimi con la bambina all’interno della sua auto dalle parti di Calenzano. A sorprenderlo furono alcuni vicini della piccola, che l’uomo avrebbe dovuto riaccompagnare a casa. A fare ricorso in appello contro la condanna la difesa dell’ex sacerdote.

    Il gup di Prato, al termine di un processo in rito abbreviato, lo condannò anche a un risarcimento di 50mila euro verso la giovane vittima, rappresentata da un tutore legale, mentre niente era stato previsto per i genitori della piccola, i cui legali, avvocati Fabio Generini e Francesco Stefani, hanno proposto appello per chiedere il riconoscimento del danno anche nei loro confronti.

    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/06/23/news/firenze_pena_dimezzata_in_appello_all_ex_prete_condannato_per_pedofilia-260000159/?fbclid=IwAR2V0Ypp9LfGZBpPaIFliNTjxJ9e-Rp1qvCozC4ltr_kcWJZ90Nw6hhHIck

  • In Appello dimezzata la pena al prete pedofilo: due anni e due mesi per aver violentato una bambina

    In Appello dimezzata la pena al prete pedofilo: due anni e due mesi per aver violentato una bambina

    La corte d’Appello ha dimezzato la condanna a Paolo Glaentzer, l’ex parroco di San Rufignano a Sommaia a Calenzano, oggi settantaduenne, arrestato il 23 luglio 2018 per violenza sessuale su una bambina di 10 anni, figlia di suoi parrocchiani, con la quale fu sorpreso in macchina. Oggi, martedì 23 giugno, i giudici di secondo grado hanno ridotto la pena da 4 anni e 4 mesi a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione per effetto del riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti sull’aggravante. L’Appello ha ampliato il ventaglio della parte civile: confermata la provvisionale di 50mila euro alla bambina, assistita dall’avvocato Olivia Nati nominata dal curatore speciale (la piccola non vive più in famiglia ma in una struttura protetta) e riconosciuta una provvisionale di 2.500 euro a ciascuno dei genitori che, invece, in primo grado erano stati esclusi dal risarcimento. Legittimati al risarcimento anche l’Arcidiocesi di Firenze e il Comune di Calenzano che però, come già stabilito dal tribunale di Prato, dovranno avanzare le proprie richieste in sede civile.

    L’ex sacerdote, difeso dall’avvocato Salvatore Bottiglieri, dimesso dallo stato clericale da Papa Francesco, fu arrestato dai carabinieri chiamati da alcuni passanti che lo notarono chiuso in macchina insieme alla bambina in atteggiamenti intimi. “Ritengo la condanna non parametrata alla gravità dei fatti e alla veste dell’imputato – il commento dell’avvocato Nati – si tratta, secondo me, di una pena non congrua. Come parte civile devo anche esprimere soddisfazione rispetto alla conferma dei risultati economici conseguiti in primo grado in favore della minore e disappunto per non aver avuto la possibilità di discutere la posizione dei genitori. Ora aspettiamo che il tribunale dei Minori concluda il procedimento di revoca della potestà genitoriale”.

    Glantzer conosceva la bambina fin dalla più tenera età. Le indagini ricostruirono che frequentava regolarmente la casa dei suoi parrocchiani che qualche volta aveva aiutato a superare le difficoltà economiche. Interrogato, disse che altre volte si era appartato con la bambina e che era sempre stata lei a prendere l’iniziativa; disse anche di credere che in realtà la minore fosse più grande dei suoi appena 10 anni. L’ex sacerdote fu messo agli arresti domiciliari. L’inchiesta del sostituto procuratore Laura Canovai si concluse con il processo e con l’allontanamento della bimba e degli altri fratelli ancora minorenni dalla casa dei genitori. I servizi sociali trovarono una sistemazione in una casa protetta ed è lì che la bambina si trova ancora adesso.

    In Appello dimezzata la pena al prete pedofilo: due anni e due mesi per aver violentato una bambina

  • Prete condannato per violenza su bimba, oggi la sentenza d’appello per don Paolo Glaentzer

    Prete condannato per violenza su bimba, oggi la sentenza d’appello per don Paolo Glaentzer

    Glaentzer fu arrestato in flagranza, e poi posto agli arresti domiciliari, dopo essere stato trovato in atteggiamenti intimi con la bambina all’interno della sua auto dalle parti di Calenzano

    Firenze, 23 giugno 2020 – Si celebra oggi a Firenze il processo di appello contro l‘ex sacerdote Paolo Glaentzer, condannato a 4 anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Prato il 5 marzo 2019 per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. La sentenza è prevista in serata. A seguito della condanna di primo grado padre Glaentzer è stato dimesso dallo stato clericale da Papa Francesco.

    Glaentzer fu arrestato in flagranza, e poi posto agli arresti domiciliari, dopo essere stato trovato in atteggiamenti intimi con la bambina all’interno della sua auto dalle parti di Calenzano. A sorprenderlo furono alcuni vicini della piccola, che l’uomo avrebbe dovuto riaccompagnare a casa. A fare ricorso in appello contro la condanna la difesa dell’ex sacerdote. Il gup di Prato, al termine di un processo in rito abbreviato, lo condannò anche a un risarcimento di 50mila euro verso la giovane vittima, rappresentata da un tutore legale, mentre niente era stato previsto per i genitori della piccola, i cui legali, avvocati Fabio Generini e Francesco Stefani, hanno proposto appello per chiedere il riconoscimento del danno anche nei loro confronti.

  • Caso Forteto. Lettera di una ‘vittima dimenticata’

    Caso Forteto. Lettera di una ‘vittima dimenticata’

    Una toccante lettera in redazione: Mi chiamo Emanuele Bimonte, sono una delle vittime dimenticate del sistema Forteto. Ho denunciato alla fine del 2016 la mia vita di 20 anni all’interno del Forteto, e “grazie” alle promesse della consigliera regionale Stefania Saccardi, sono uscito, entrando a far parte di quel progetto chiamato “Oltre”, gestito da Artemisia e Sds Mugello.

    In questi mesi ci siamo lamentati perché all’interno del progetto ci sono 7 soci fondatori del forteto che di fatto, dopo essere stati 35 anni i nostri aguzzini, ci ritroviamo loro come “vittime” nel progetto. Non sono solo dei semplici utenti. Sono anche parte attiva che mette in difficoltà i ragazzi che ne fanno parte.

    Ci sono persone che al Forteto non hanno mai subíto nulla..se non favorì e privilegi. Altri ragazzi come me invece si trovano da quattro mesi nella difficoltà di abbandono totale. Il progetto ha una funzione precisa. Aiutare chi ne era entrato da minore, aiutarlo a fare il suo percorso. Prevede un aiuto su casa, utenze, lavoro e supporto psicologico. Attualmente mi trovo con in ordine di sfratto.

    Perché il progetto non fa nulla di questo da più di un anno? Siamo stati ingannati, dimenticati, sfruttati un’altra volta. È brutto ciò che sto per dire ma, se fossi rimasto al Forteto forse sarebbe stato meglio. Avrei rischiato meno. Noi non abbiamo mai scelto nulla della nostra vita. Siamo stati sempre merce di scambio per fondi.. progetti, dove vi era occasione di soldi pubblici.. ci hanno praticamente spremuto.

    È un incubo che si ripete. Noi abbiamo una vita sempre più rovinata. E altri invece privilegiati, da sempre. La dignità non è più un pilastro dì vita ma un optional.. Sono mesi che il progetto è sotto i riflettori anche per altre questioni (come quella della psicologa che aveva già effettuato una perizia prima dell’esplosione del caso). Adesso mi ritrovo quasi fuori casa senza nulla. Questa è l’Italia, questo è ciò che hanno fatto. Nulla di positivo. Anzi. Fino a che sarà così non cambieranno mai le cose. E noi rimaniamo sempre vittime. Di tutto e di tutti.

    https://www.okmugello.it/news/attualita/939469/mugello-caso-forteto-lettera-di-una-vittima-dimenticata?fbclid=IwAR3r2gU2oCJT6nTZJXbUOIGqrCoBO7Y5y3RI8HnGWBd8796CiBn8FK7N4-Q

  • Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    di Franca Giansoldati

    Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale il prete pedofilo 72enne che era stato condannato dal Tribunale civile di Prato per violenza sessuale su una bambina di dieci anni. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha reso noto che Paolo Glaentzer, sacerdote incardinato nella diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, in Lazio, già amministratore parrocchiale della parrocchia di San Rufignano a Sommaia, in provincia di Firenze,  è stato giudicato e punito anche dal tribunale ecclesiastico. Un provvedimento canonico arrivato (ancora una volta) solo dopo che l’abuso era stato denunciato grazie al lavoro di magistrati e carabinieri.

    Il tribunale di Prato l’anno scorso aveva condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione don Paolo Glaentzer, accusato di violenza sessuale su una bambina. La sentenza al termine del giudizio, con rito abbreviato, si era svolta davanti al gup di Prato che aveva stabilito anche un risarcimento di 50mila euro per la minore. La procura aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione.

    Glaentzer era stato arrestato nel 2018 dopo che era stato sorpreso in auto con la piccola. Il parroco era stato messo agli arresti domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca. Il parroco aveva rischiato anche il linciaggio che era stato evitato solo grazie all’intervento dei carabinieri.

    La sentenza civile prevede tra le pene accessorie il divieto di insegnare a minori e quello di avvicinarsi a luoghi di aggregazione giovanili.

    Durante il procedimento il prelato, per il quale la difesa aveva chiesto la richiesta di una perizia psichiatrica per verificare un’eventuale incapacità di intendere e volere, si era difeso dicendo che i suoi erano solo dei gesti d”affetto e che non credeva che la bimba fosse così piccola. Durante il procedimento è emerso che non era la prima volta che si appartava con la piccola, figlia di una famiglia con forti difficoltà.

    La parrocchia dove prestava servizio Glaentzer fa parte della diocesi di Firenze, che si era costituita parte civile nel processo. Resta da capire se la Chiesa in passato aveva avuto segnalazioni sul comportamento di questo ex parroco e perchè qeusto sacerdote era stato spostato da una diocesi all’altra, visto che era stato incardinato a Sabina Poggio Mirteto.

    In passato era prassi frequente trasferire il parroco pedofilo da una parrocchia all’altra, da una diocesi all’altra.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/prete_abusi_prato_papa_francesco_rimuove-5042364.html