Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Toscana

  • Il prete sotto inchiesta per abusi si autosospende dalla parrocchia

    Il prete sotto inchiesta per abusi si autosospende dalla parrocchia

    Don Emanuele Dondoli, il pievano indagato per violenza sessuale aggravata, lascia la parrocchia San Lorenzo a Pietramala, nel Comune di Firenzuola. A darne notizia il suo legale Francesco Stefani: «Ha chiesto un periodo di riposo per tutelare la comunità che rappresenta e raccogliere le energie per difendersi dalle accuse contestate dalla Procura fiorentina». Una richiesta subito accolta dal cardinale Giuseppe Betori, fa sapere la Diocesi, «per garantire la serenità della comunità». Presto sarà nominato un amministratore parrocchiale per garantire l’assistenza spirituale ai fedeli e la celebrazione della messa.

    Un epilogo forse annunciato. Dopo la diffusione della notizia dell’inchiesta della Procura, l’arcivescovo aveva annunciato l’avvio di un’indagine canonica e la possibile sospensione del sacerdote. A far partite le indagini la denuncia di una ragazza di 19 anni. In un momento di fragilità e confusione personale, nel marzo 2018, aveva cercato conforto in chiesa. Era convinta di essere posseduta dal demonio e si era rivolta a don Emanuele, che conosceva da tempo. Il religioso, secondo il pm Benedetta Foti, avrebbe abusato di lei per quattro mesi. In più occasioni, don Dondoli, secondo l’accusa, l’avrebbe invitata spogliarsi e a sdraiarsi su un lettino in sagrestia praticandole massaggi con un unguento e facendole credere che si trattava di «benedizioni» per liberarla dal maligno. Lei all’inizio è «incapace» di respingerlo, dirà poi la perizia psichiatrica disposta dalla Procura perché «affetta da un disturbo della personalità ansioso depressivo».

    Solo nel giugno 2018, la ragazza trova il forza di denunciarlo. La polizia sequestra nella casa del sacerdote, pc e cellulare, in cui vengono scoperte foto di donne nude, ma non pare della giovane, oltre a un’ampolla contenente il presunto unguento miracoloso. L’inchiesta ora è chiusa, ma il difensore chiederà, con incidente probatorio, una nuova perizia psichiatrica sulla giovane. «Don Emanuele è sempre stato molto isolato rispetto al presbiterio (il resto del clero, ndr). Molti anni fa decise di ritirarsi a Pietramala, di isolarsi. Quando mi è capitato di incontrarlo l’ho trovato un uomo molto affabile, ma è successo di rado, perché è un personaggio molto chiuso in se stesso».

    A spiegarlo è don Alfredo Jacopozzi, direttore dell’ufficio cultura e università della Curia di Firenze, che proprio come don Dondoli fu ordinato sacerdote nel 1988. Quattro anni dopo, era il ‘92, don Emanuele diventò parroco nella pieve di San Lorenzo a Pietramala e da allora non si era più spostato da quel paesino di duecento anime. E anche se al Ponte di Mezzo i suoi coetanei che tra gli anni ’70 e ‘80 frequentavano la parrocchia della Regina della Pace, a Firenze Nova, non lo ricordano, più di un sacerdote assicura che don Dondoli si formò religiosamente in quella chiesa. «Al seminario di Firenze arrivò con la presentazione della parrocchia della Madonna della Pace, questo lo ricordo bene — racconta don Giovanni Paccosi che era qualche anno di corso davanti a lui — Era un ragazzo cordiale, poi però l’abbiamo perso di vista». Non è chiaro invece se don Emanuele fosse allievo di don Lelio Cantini, né se facesse parte dell’«esercito» del sacerdote che anni dopo sarebbe finito nello scandalo pedofilia. «Ci sono otto ragazzi che vanno e frequentano il seminario — scriveva don Cantini in un dattiloscritto datato 1979 sui suoi giovani fedeli che aveva indirizzato al seminario — bisogna che vi rendiate conto della grandezza di questa cosa, siamo un esercito che fa paura ai preti».

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_agosto_24/prete-sotto-inchiesta-abusi-si-autosospende-parrocchia-b9ad5004-c651-11e9-9244-1c57f5139422.shtml?refresh_ce-cp

  • «Io, violentata e fotografata dal parroco»

    «Io, violentata e fotografata dal parroco»

    di STEFANO BROGIONI

    Firenze, 22 agosto 2019 – Nel telefono di don «hard» c’era un archivio di immagini hot da far invidia ai siti specializzati. Ma soprattutto c’erano le foto di quel rapporto intimo tra lui e una ragazza di 19 anni con disturbi di personalità, oggetto di una denuncia alla polizia. «Violenza sessuale aggravata», contesta la procura: così la Chiesa fa i conti con un nuovo scandalo. A prescindere da quelli che saranno i risvolti penali dell’indagine, appena conclusa, dai magistrati di Firenze.

    Siamo nell’Alto Mugello. Lassù, in cima all’appennino tosco-emiliano, don Emanuele Dondoli, 58 anni, prete da 31, governa le anime di diverse parrocchie. Ed è lassù che nei mesi scorsi ha bussato all’improvviso la polizia. Squadra mobile, roba seria: sventolando un decreto del magistrato, si sono presi gli apparecchi del parroco, perché qualche giorno prima, in questura, una delle sue fedeli, accompagnata dai genitori, aveva fatto una denuncia contro di lui.

    «Il prete ha approfittato di me», dice la ragazza agli inquirenti. Racconta di essersi avvicinata a lui in un momento di «fragilità, disorientamento, confusione personale». Pensava di essere posseduta dal demonio, invece il diavolo si era impossessato di chi, con un unguento, le diceva che la stava benedicendo dopo averla fatta spogliare. Ed essersi spogliato anche lui.

    E la prova, oltre che nelle parole a verbale, si è cristallizata nella perquisizione: gli scatti che il don ha scattato durante la loro intimità. E in effetti nello smartphone di don «hard», le foto c’erano davvero. Assieme a una collezione di immagini «amatoriali» di signore mature che faranno storcere la bocca ai suoi superiori. Anche se di denunce, è bene precisarlo, ce n’è soltanto una. E l’iter giudiziario è tutto da definire. Nei giorni di Ferragosto, l’ufficio diretto da Giuseppe Creazzo ha recapitato a don Dondoli l’avviso di conclusione delle indagini. La violenza sessuale è aggravata, secondo il pubblico ministero, proprio dal disturbo che affligge la giovane, assistita dall’avvocato empolese Elisabetta Renieri, «incapace» di esprimere il suo dissenso a tali atti «hot». Incapacità sancita da una consulenza, firmata dal dottor Rolando Paterniti, luminare di psichiatria forense. In pratica, stando alle perizie, la ragazza non è in grado di dire sì o no a un rapporto sessuale. Chi si approccia a lei compie un abuso. E figuriamoci se questi è il prete del paese; il quale avrebbe approfittato, dice il pm, delle condizioni di «inferiorità psichica» della ragazza.

    Ma è proprio su questo terreno che si combatterà l’imbarazzante battaglia giudiziaria. Il difensore del religioso, l’avvocato Francesco Stefani, pensa a un incidente probatorio, mirato a ribaltare la «verità» psichiatrica del consulente del pm. Resta comunque l’aspetto morale riguardo alla condotta di un prete, a cui una fedele si era affidata per risolvere il suo malessere. Ma questo non interessa la procura.

  • Scandalo a Firenzuola: giovane racconta di essere stata violentata dal prete

    Scandalo a Firenzuola: giovane racconta di essere stata violentata dal prete

    Ancora uno scandalo sessuale che sconvolge la chiesa fiorentina.Il parroco di Firenzuola, don Emanuele Dondoli, è accusato di aver abusato sessualmente di una 19enne con problemi psichici. Ci sarebbero anche delle foto che immortalano i momenti di intimità tra i due. La notizia è stata rivelata questa mattina dal quotidiano la Nazione.

  • «Molestie su ragazzine», il sacerdote è stato assolto

    «Molestie su ragazzine», il sacerdote è stato assolto

    L’accusa aveva chiesto 3 anni per lui e 6 mesi per una donna (favoreggiamento). I fatti risalivano al 2010, i primi atti di indagine avvennero nel maggio 2013

    GROSSETO. Assolto perché il fatto non costituisce reato dall’accusa di aver molestato una ragazzina di non ancora 14 anni, di cui secondo l’accusa aveva toccato il seno. Assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di aver palpeggiato un’altra ragazzina, dandole anche un bacio vicino alle labbra. Assolto, ancora perché il fatto non sussiste, dall’accusa di aver abbracciato e palpeggiato il seno di una terza ragazzina, questa di poco più grande.

    «È finito un calvario durato sei anni», commenta dopo la lettura della sentenza l’avvocato Lorenzo Mascagni, codifensore con il collega Giacomo Gonzi di Siena, del sacerdote 56enne imputato di tre casi di violenza sessuale che sarebbero avvenuti nel corso del 2010. Il collegio del Tribunale (Giovanni Puliatti presidente, Gian Marco De Vincenzi, Beatrice Bechi) è tornato in aula per leggere il dispositivo dopo circa un’ora di camera di consiglio. Brevissima l’udienza di ieri, cui il parroco era presente (come nelle altre volte): le richieste erano state formulate nell’udienza precedente, a marzo. L’accusa (il pm Giovanni De Marco che aveva ereditato il fascicolo) aveva sollecitato una condanna di tre anni e sei mesi per il sacerdote, ritenendo il dibattimento avesse chiarito le dinamiche e le responsabilità. Per lui ma anche per la donna di 53 anni imputata di favoreggiamento, che secondo l’accusa avrebbe aiutato il parroco a eludere le indagini affermando in due occasioni di non ricordare il contenuto di una riunione tenutasi alla presenza di lui e di due delle tre ragazzina, da lei stessa organizzata in seguito alle confidenze da loro ricevute in merito alla presunta violenza sessuale riferita. Per lei la richiesta era stata di sei mesi. È stata assolta anche lei, il fatto non sussiste, difesa dall’avvocato Giuseppe Nicosia. Nel processo era presente anche una delle (allora) ragazzine, costituitasi parte civile con l’avvocato Alberto Solari: questi si era associato alle richieste dell’accusa mentre tutti e tre i difensori avevano sollecitato l’assoluzione, con arringhe articolate anche in merito alle discrasie emerse in fase di dibattimento, che si è svolto a porte chiuse. L’udienza di ieri sarebbe dovuta servire alle repliche, ma il pm (in aula la dottoressa Anna Pensabene) ha rinunciato a farle e così il collegio è entrato subito in camera di consiglio per la decisione.

    Il sacerdote aveva lasciato la parrocchia e per qualche tempo si era tenuto in qualche modo lontano dal ministero. Poi è tornato ad amministrare una comunità. Non interrogato in fase di indagine, si è poi fatto esaminare in aula. L’esatto opposto dell’altra imputata.

    «Siamo molto soddisfatti per l’esito del processo», commenta l’avvocato Nicosia. «Devo leggere le motivazioni», si limita a dire l’avvocato Solari. Motivazioni che saranno depositate entro 80 giorni.

  • Prete accusato di aver molestato tre ragazzine viene assolto: i fati risalgono al 2010

    Prete accusato di aver molestato tre ragazzine viene assolto: i fati risalgono al 2010

    Era stato accusato di aver molestato tre ragazzine che frequentavano la sua parrocchia, ma il Tribunale di Grosseto lo ha assolto. Assolta anche una donna accusata di favoreggiamento del prete. I fatti risalivano al 2010, mentre l’indagine scattò nel 2013.

    Con il rinvio a giudizio il sacerdote era stato allontanato. Il pm aveva chiesto 3 anni e mezzo per lui, 6 mesi per lei. “In questa vicenda – il commento del vescovo di Grosseto, Rodolfo Cetolini – probabilmente molti hanno sofferto, ma certamente ha sofferto il sacerdote, che per molto tempo ha subìto l’accusa di un’infamia così grave.

    Nessuno potrà restituire al sacerdote e a questa comunità ecclesiale gli anni di sofferta attesa, ma offriamo anche questo tempo doloroso, certi che la paternità di Dio ci è stata, ci è e ci sarà sempre di conforto, anche nelle prove che la vita ci riserva”.

    https://www.gonews.it/2019/07/04/prete-accusato-aver-molestato-tre-ragazzine-viene-assolto-fati-risalgono-al-2010/

  • FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

    Il castello degli orrori: così viene chiamato “Il Forteto”. A parlarne oggi a La Vita in Diretta una vittima: Sergio Pietracito a 18 anni è entrato nella cooperativa per lavorare all’interno dell’azienda agricola. «Tutti i giorni erano uguali. Si lavorava dalla mattina alla sera. C’era una netta separazione tra uomini e donne, non ci si poteva guardare. E i rapporti dovevano essere solo omosessuali». E i proventi del lavoro andavano alla cooperativa. C’è poi un aspetto molto delicato, quello degli affidi. Il Tribunale dei minori li affidava all’azienda agricola. E su questo c’è una commissione d’inchiesta parlamentare. «Al Forteto sono entrati molti minori, circa 86, e alcuni anche dopo la condanna a Rodolfo Fiesoli». Sul “profeta” dice con rammarico: «È libero grazie ad un cavillo in attesa della Cassazione». Sergio Pietracito, presidente dell’associazione Vittime di Forteto, parla anche di famiglie che vendevano i propri figli inventando reati. Le violenze non venivano risparmiate a nessuno: «Ribellarsi voleva dire scappare, come ho fatto io». (agg. di Silvana Palazzo)

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ

    Per circa un trentennio all’interno della cooperativa “Il Forteto” furono commessi abusi psicologici e sessuali nei confronti di minori e disabili. Quelle persone che il Tribunale dei minori aveva affidato alla comunità, associata ad un’azienda agricola, sono diventate vittime di un caso che oggi torna d’attualità. Una commissione parlamentare dovrà capire perché quella comunità sia stata accreditata come interlocutore istituzionale, nonostante provvedimenti giudiziari per abusi sessuali commessi al suo interno. «So che non renderemo mai l’infanzia alle vittime del Forteto, ma lo Stato chiede scusa, anche se dopo 40 anni, e farà tutto il possibile perché si faccia giustizia», aveva dichiarato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede annunciando la svolta in conferenza stampa. Lo stesso Guardasigilli ha affrontato personalmente la questione: appena entrato in parlamento presentò una mozione, poi respinta dal governo nel 2015. Ma non è questo l’aspetto più incredibile di questa vicenda. E lo sa bene Bonafede: «Quello che è incredibile nella vicenda del Forteto è che era il tribunale che accompagnava le vittime al Forteto».

    COMMISSIONE PARLAMENTARE SU ABUSI FORTETO

    Un aspetto che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede spiega con una metafora: «Lo Stato accompagnava le vittime sulla soglia del cancello dell’inferno e le faceva entrare. Posso dire che le porte di quell’inferno sono state chiuse». Per il Guardasigilli però c’è ancora molto da fare per fare piena luce sulla vicenda. A lavoro il commissario della struttura, l’avvocato Jacopo Marzetti, e la commissione d’inchiesta. Fondata negli anni ’70, la cooperativa “Il Forteto” era una delle principali comunità di recupero per minori provenienti da famiglie disagiate. Con gli anni è finita al centro di vicende giudiziarie, anche con condanne. Nonostante ciò ha proseguito la sua attività. Dopo una prima condanna del fondatore Rodolfo Fiesoli nel 1985, l’attività continuò e sulla vicenda si divise anche la magistratura. La “protezione” di Fiesoli cadde nel 2011 quando fu arrestato di nuovo per violenza sessuale su minori. La Procura di Firenze riprese a scavare negli orrori della comunità, del resto erano coinvolti anche collaboratori. Ma a seguito di una sentenza della Cassazione del 5 luglio scorso ci fu la scarcerazione di Rodolfo Fiesoli. Ora le vittime tornano a chiedere nuovamente giustizia.

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

  • Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    “Assieme ad altri ex componenti della comunità di Vicchio”

    Rodolfo Fiesoli, il guru della comunità il Forteto, è stato assolto per lesioni e minacce nei confronti di uno dei membri della comunità. E’ stato assolto assieme ad altri tre membri del Forteto accusati di aver aver picchiato uno dei fondatori, dopo che aveva preso le difese di un ragazzo che gli era stato affidato.

    Il processo è stato svolto dal giudice di pace e si tratta di uno dei procedimenti paralleli a quelli per abusi sessuali.

    Dopo la sentenza definitiva della Cassazione l’ex guru era stato condannato alla pena di 15 anni e 10 mesi per abusi commessi su minori ospitati dalla comunità. Nonostante sia stato condannato dalla Cassazione la Corte d’Appello, secondo la decisione dei giudici della Suprema Corte, ha dovuto rideterminare la pena per uno dei capi d’imputazione.

    Si è quindi tenuto un ulteriore processo che accusava Fiesoli di aver abusato di un ragazzino affidato alla comunità: in questo caso è stato condannato a 8 anni di reclusione.

    Ancora la Cassazione deve fissare l’udienza sui ricorsi per quest’ultima pronucnia della Corte d’Appello di Firenze. Nel frattempo Fiesoli è in libertà. Vive ad Aulla, in una residenza per anziani dove è stato rintracciato da Il Sito di Firenze.

    Cosa succedeva al Forteto

    Come emerso dai processi Fiesoli adottava una vera e propria strategia psicologica per soggiogare i membri del Forteto: l’allontanamento dalla famiglia d’origine, far credere che tutto ciò che fosse al di fuori della comunità fosse sbagliato, l’annullamento della propria sessualità (soprattutto nelle donne), l’ammissione pubblica della propria omosessualità. Tra i suoi metodi di controllo c’erano i “chiarimenti”, incontri in cui Fiesoli metteva in riga i membri della comunità che secondo lui si discostavano dal suo credo, facendogli fare confessioni pubbliche di pensieri personali.

    Al Forteto sono passati almeno 80 bambini affidati dal tribunale dei minori alle famiglie che abitavano nella comunità.

    https://www.firenzetoday.it/cronaca/forteto-fiesoli-assoluzione-lesioni-minacce.html

  • Il ministro Bonafede al Forteto «Lo Stato chiede scusa alle vittime»

    Il ministro Bonafede al Forteto «Lo Stato chiede scusa alle vittime»

    Il guardasigilli in visita alla cooperativa commissariata dal governo e legata alla comunità per minori che per anni è stata teatro di violenze psicologiche e sessuali: «Lo Stato accompagnava le vittime al cancello dell’inferno e le faceva entrare: mai più»

    «So che non renderemo mai l’infanzia alle vittime del Forteto, ma lo Stato chiede scusa, anche se dopo 40 anni, e farà tutto il possibile perché si faccia giustizia». Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dà così il senso della sua visita al Forteto, la cooperativa agricola commissariata dal governo legata alla comunità per minori teatro di atroci violenze sessuali e psicologiche.

    «Sto vivendo uno dei momenti più emozionanti da quando sono ministro della Giustizia — ha aggiunto Bonafede — È una vicenda che ho conosciuto sei anni fa al momento del mio ingresso in Parlamento». Bonafede ha ripercorso le tappe del suo impegno sulla vicenda quando presentò una mozione, poi respinta, dal governo nel 2015. «La cosa bella — ha continuato — è che quella mozione non era firmata soltanto dal M5S ma da tutte le forze politiche esclusa quella che, al momento, governava. Una mozione senza colori politici perché su questa vicenda che riguarda abusi fisici e mentali su bambini che venivano accompagnati dallo Stato dentro il Forteto, non ci può essere colore politico». Quando la mozione venne respinta «ho scoperto in tutta la sua mostruosità quanto può essere cinica la politica quando decide di proteggere quanto non può essere protetto secondo un comune senso di umanità».

    «Quello che è incredibile nella vicenda del Forteto è che era il tribunale che accompagnava le vittime al Forteto — ha continuato Bonafede — Lo Stato accompagnava le vittime al cancello dell’inferno e le faceva entrare. Posso dire che le porte di quell’inferno sono state chiuse, il mio impegno è perché cose come queste non avvengano più». Bonafede ha poi ricordato la recente istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Forteto: «C’è ancora da lavorare per fare piena luce».

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_aprile_01/ministro-bonafede-forteto-lo-stato-chiede-scusa-vittime-2c58e196-549b-11e9-9655-924d4f9553a6.shtml

  • Arezzo, in appello pena dimezzata per l’ex sacerdote accusato di abusi sulle adepte della comunità

    Arezzo, in appello pena dimezzata per l’ex sacerdote accusato di abusi sulle adepte della comunità

    Per la Corte non c’è stata la riduzione in schiavitù.  Mauro Cioni condannato a 8 anni per violenza sessuale. In primo grado erano 15

    di GERARDO ADINOLFI

    Niente riduzione in schiavitù, ma maltrattamenti. Che, essendo stati commessi in anni lontani, sono ormai prescritti. Ci sono invece le violenze sessuali, anche se non tutte sono state riconosciute. Per questo motivo l’ex sacerdote Mauro Cioni si è visto dimezzare la pena dalla Corte d’assise d’appello di Firenze. In primo grado aveva avuto 15 anni, ora è stato condannato a 8. La pg aveva invece chiesto la conferma della condanna.

    Ma la Corte ha deciso diversamente. La vicenda prese avvio nel convento di Montecchio dove Cioni aveva dato vita a una comunità religiosa che aveva diretto per circa due decenni prima come sacerdote poi, una volta uscito dalla chiesa, come una sorta di ‘santone’. Secondo l’accusa l’ex sacerdote, difeso dagli avvocati Luca Bisori e Valeria Valignani, avrebbe guidato la comunità utilizzando metodi violenti. Nella comunità si sarebbero consumati anche abusi sessuali nei confronti delle adepte. Ma mentre per la Corte d’Assise i fedeli vivevano in una condizione di sudditanza psicologica che sarebbe sfociata in schiavitù, per la Corte d’Assise d’appello la riduzione in schiavitù non c’era, così il reato è stato derubricato in maltrattamenti, finiti prescritti.

    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2019/03/20/news/arezzo_in_appello_pena_dimezzata_per_l_ex_sacerdote_accusato_di_abusi_sulle_adepte_della_comunita_-222097436/

  • Don Paolo, in auto con una bambina: “Prendeva lei l’iniziativa”

    Don Paolo, in auto con una bambina: “Prendeva lei l’iniziativa”

    Don Paolo Glaentzer, ex prete della chiesa di San Rufignano, a Sommaia di Calenzano, tra Prato e Firenze, è stato condannato a quattro anni e quattro mesi per aver commesso violenza sessuale su una bambina di dieci anni. Il sacerdote, attualmente ai domiciliari, è stato interdetto dai pubblici uffici e il Giudice ha imposto l’interdizione perpetua dal frequentare istituti e scuole dove sono presenti minori di 18 anni.

    Il fatto risale al 23 luglio 2018. Don Paolo Glaentzer era in macchina in un parcheggio vicino ad un supermercato, a Calenzano, in una strada buia con i lampioni fulminati, in mezzo a dei grandi palazzi. Un uomo, insospettito dalla presenza di una bimba chiusa nella macchina con Don Paolo Glaentzer, si è avvicinato e ha dato l’allarme. Don Paolo Glaentzer è stato sorpreso in flagrante e arrestato all’istante dai Carbinieri, sopraggiunti sul posto, con l’accusa di violenza sessuale su un minore.

    Durante l’interrogatorio il prete ha confessato tutto. Don Paolo Glaentzer ha ammesso che la bambina era seguita da anni dagli assistenti sociali e che non era la prima volta che si appartava con il parroco. Inoltre ha dichiarato che per lui era una “relazione affettiva” e che ha preso sempre lei l’iniziativa. Per la prima volta nella storia della Santa Chiesa, la Diocesi di Firenze si è costituita parte civile. L’avvocato di quest’ultima, Paolo Ghetti, ha spiegato che “è la prima volta che un’arcidiocesi decide di costituirsi parte civile contro un proprio prelato”.

    Il Procuratore Capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, sostiene fermamente che l’episodio “è un chiaro segnale di presa di coscienza della chiesa sulla pedofilia, grazie anche alle iniziative di Papa Francesco”. Il legale di Don Paolo Glaentzer, invece, ha abbandonato il Tribunale prima ancora della lettura della sentenza, senza rilasciare alcuna dichiarazione.

    Eppure, tempo fa, Don Paolo aveva detto al parrocchiano di Calenzano di non aver mai fatto nulla di male.“Si, mi sono apparato, è successo, ma parlavamo. Il problema è che i giornali ingigantiscono, non ho mai fatto nulla di male, è questa la verità”. La verità, invece, è che ora il prete ora dovrà risarcire il Comune di Calenzano e l’arcidiocesi di Firenze, oltre a scontare la sua pena in carcere.

    https://www.leggilo.org/2019/03/07/chiesa-pedofilia-condanna-parroco/