Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Ex prete ucciso  dal suo amante  diciottenne

    Ex prete ucciso dal suo amante diciottenne

    MEDELLIN (Colombia). Dino Cinel, ex prete originario di Rossano espulso dalla Chiesa cattolica per pedofilia, è stato assassinato giovedì nella città di Medellín, in Colombia, da un giovane di 18 anni.

    Secondo il quotidiano El Colombiano, la polizia ha ricevuto una chiamata di emergenza da parte del ragazzo, nella quale ha confessato di aver ucciso l’ex religioso. Al loro arrivo gli agenti hanno trovato il corpo senza vita del 76enne e sono riusciti ad impedire al 18enne di suicidarsi.

    Il generale Oscar Gómez, comandante della polizia metropolitana, ha riferito che gli eventi si sono verificati dopo una discussione tra i due  «per cause non accertate»: Cinel sarebbe stao aggredito con un coltello al culmine della lite. Il portale locale  Minuto30  afferma che l’assassino ha poi provato a saltare dal sesto piano della casa dove la coppia aveva vissuto per tre mesi.

    Dino Cinel aveva lavorato come storico e insegnante a San Francisco e New York (USA) ed è diventato famoso nel 1984 quando vinse il  prestigioso Merle Curti Social History Award  per il suo libro “Dall’Italia a San Francisco”. Un  rapporto  pubblicato nel 2003 dice che negli anni ’90  fu scopertoa una grande quantità di pornografia infantile  nella chiesa di Santa Rita (New Orleans, USA), che gli costò un’indagine per pedofilia e la perdita della sua condizione di sacerdote.

    Davide Moro
    http://www.ilgiornaledivicenza.it/territori/bassano/rossano/ex-prete-ucciso-dal-suo-amante-diciottenne-1.6275515?refresh_ce=#scroll=700
  • Provolo, il Ministero al M5S: “Don Corradi ha chiesto il cambio di cittadinanza”

    Provolo, il Ministero al M5S: “Don Corradi ha chiesto il cambio di cittadinanza”

    La deputata del Movimento 5 Stelle, Francesca Businarolo,torna sul caso del sacerdote veronese arrestato in Argentina e sulle denunce presentate dagli ex alunni della struttura per gli abusi che si sarebbero verificati tra il 1955 e il 1984“

    È la deputata del Movimento 5 Stelle Francesca Businarolo a ritornare sui casi dell’arresto di don Nicola Corradi, il sacerdote dell’Istituto Provolo fermato in Argentina nel 2016, e i presunti abusi denunciati da alcuni ex allievi dell’istituto per sordomuti, che sarebbero avvenuti a Verona tra il 1955 e il 1984.
    L’esponente del M5S riprende proprio la denuncia degli ex alunni, che collega il sacerdote veronese agli episodi che si sarebbero verificati nella struttura scaligera, alla quale ha fatto seguito da parte della procura di Verona l’apertura di un’inchiesta, in cui legge come “si addebiterebbe alla Curia veronese la violazione del dovere di vigilanza e l’omissione dei nominativi dei sacerdoti interessati dagli episodi, tra cui quello di don N.C.”.

    Businarolo ha presentato sull’argomento un’interrogazione al Ministero degli Esteri, dalla cui risposta ha appreso la notizia che lo stesso don Corradi avrebbe fatto richiesta di riottenere la cittadinanza italiana, concessagli a marzo in virtù di un accordo bilaterale tra i due Paesi.

    Quella del Provolo è una ferita aperta – spiega Businarolo – ci sono troppe persone che non hanno ancora avuto una risposta su quanto accaduto. Il caso argentino ci ricorda che non possiamo fare finta che non sia successo nulla: anche se le vicende sono prescritte, e anche la maggioranza degli accusati è deceduta, è importante salvaguardare il diritto alla verità di quanti si dichiarano vittime. Sono lieta, da questo punto di vista, che il ministero abbia assicurato la piena volontà di collaborare con le istituzioni argentine e fare luce fino in fondo sulla vicenda.

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    http://www.veronasera.it/cronaca/caso-provolo-ministero-francesca-businarolo-don-corradi-cittadinanza-12-dicembre-2017.html

     

  • «Il prete molesta  due bimbe e scrive  lettere di scuse»

    «Il prete molesta due bimbe e scrive lettere di scuse»

    VICENZA. Un anziano sacerdote è a processo per difendersi dall’accusa di aver molestato sessualmente due sorelle. I presunti abusi sarebbero avvenuti parecchi anni fa, ma le vittime, all’epoca poco più che bambine, avevano atteso anni prima di sporgere denuncia. Una delle molestie sarebbe avvenuta durante una confessione. Ieri, in tribunale, il colpo di scena: sono spuntate due lettere di scuse, che erano state inviate alle ragazze. Inizialmente il sacerdote aveva negato che fossero sue, ma ieri il suo avvocato ha ammesso: «Le ha scritte lui, copiando il testo di un altro». Ora dovrà essere l’imputato a ribadirlo in aula davanti ai giudici.

    Diego Neri
    http://www.ilgiornaledivicenza.it/territori/vicenza/il-prete-molesta-due-bimbe-e-scrive-lettere-di-scuse-1.6139676?refresh_ce#scroll=500
  • Anziano sacerdote accusato di molestie su due sorelle

    Anziano sacerdote accusato di molestie su due sorelle

    VICENZA – Un anziano sacerdote è sotto processo con l’accusa di avere molestato sessualmente due giovani sorelle. Come riporta il Giornale di Vicenza i presunti abusi con palpeggiamenti sarebbero avvenuti una decina di anni fa: le vittime hanno sporto denuncia soltanto nell’estate 2013. Tra il 2007 e il 2008 da amministratore parrocchiale a Sant’Antonio di Valli del Pasubio don Giovanni Baccega di 82 anni, originario di Fontana che ora vive a Crespano del Grappa, per l’accusa avrebbe morbosamente allungato le mani su due sorelle di 13 e 15 anni, figlie di un amico di vecchia data. In particolare avrebbe molestato la 15enne in spazi parrocchiali, mai in chiesa. Le due ragazze hanno taciuto per anni, le presunte molestie sono emerse nell’estate 2013 nel corso di un incontro ai servizi sociali ai quali si erano rivolte per altri problemi.

    La madre sporse denuncia ai carabinieri d Brendola, dove abitava al tempo (oggi la residenza è a Vicenza). Don Giovanni Baccega ha sempre respinto ogni accusa. Ieri nel corso di un’udienza c’è stato un colpo di scena: sono  comparse le due lettere di scuse battute a macchina e firmate a penna che erano state inviate alle ragazze. Inizialmente il sacerdote aveva negato che fossero sue, ma ieri prima della disposta prova calligrafa il suo avvocato Roberto Quintavalle ha ammesso: «Le ha scritte don Giovanni Baccega, copiando da un altro testo». Ora il sacerdote dovrà ribadirlo in aula davanti ai giudici. Le due ragazze la madre che si sono costituite parte civile hanno chiesto un risarcimento di 100 mila euro.

    https://www.ilgazzettino.it/vicenza_bassano/anziano_sacerdote_accusato_di_molestie_su_sorelle-3403571.html

  • Don Federico: “Non sono pedofilo”

    Don Federico: “Non sono pedofilo”

    Lo sfogo via Facebook del parroco, prima del suo addio alla parrocchia di Santa Giustina

    VITTORIO VENETO – Don Federico De Bianchi lascia la parrocchia di Santa Giustina, non senza qualche polemica. E’ lo stesso parrocco – che ha voluto prendersi del tempo per un’esperienza a Perugia, presso la Casa dei figli dell’amore misericordioso – a pubblicare il proprio sfogo su Facebook.

    “Fra pochi giorni me ne andrò lasciando oltre a qualche buona opera tante chiacchiere sul mio conto, che la plebaglia ciarliera e ignorante si divertirà a fare – ha scritto sulla sua pagina – Sappiate questo: non sono stato mandato via dal vescovo, non sono pedofilo anche se vado in una comunità che può avere preti con quella problematica”.

    Don Federico ha anche fatto un accenno “politico” a chi verrà dopo di lui alla guida della parrocchia: “A Santa Giustina riappariranno persone sparite che riotterranno il potere sottratto. Poco importa per chi sa che iĺ potere e il giudizio appartengono a Dio solo”. Frasi dirompenti, alla vigilia della sua partenza per una nuova esperienza di vita.

    Il parroco è amatissimo dalle parti di Santa Giustina, anche per la sua franchezza e il carattere diretto delle sue “uscite”. Che anche questa volta è emerso, con un post destinato a far discutere in città.

    http://www.oggitreviso.it/don-federico-non-sono-pedofilo-175272

  • Sposa bambina di 9 anni violentata dal “marito”: scatta l’indagine

    Sposa bambina di 9 anni violentata dal “marito”: scatta l’indagine

    PADOVA – Violentata a 9 anni dal “marito”, un uomo di 35 anni. Sul caso ora è stata aperta un’indagine dopo che gli investigatori hanno raccolto la testimonianza della stessa vittima. Sia la famiglia della bambina che il trentacinquenne sono musulmani stranieri residenti nel Padovano.

    Il caso è stato scoperto quando la bimba è stata portata in ospedale dopo gli abusi sessuali. I segni riscontrati dai medici non avrebbero lasciato dubbi, poi grazie agli psicologi è emerso quanto sarebbe stata costretta a subire la bambina. L’indagine ora è affidata ai carabinieri.

  • Condannato l’aiutante del parroco per pedopornografia

    Condannato l’aiutante del parroco per pedopornografia

    Era stato sorpreso nelle docce del campo dei terremotati a Rovereto nudo assieme a un bambino e per questo era stato condannato a due anni e otto mesi di carcere per abuso sessuale su minore. Ora per Salvatore Catozzi, aiutante del parroco di Rovereto, arriva un’altra condanna, a quattro mesi, per detenzione di materiale pedopornografico.

    L’uomo, oggi 60 anni, ha già scontato la pena per la violenza sessuale ed era tornato in libertà.  La sentenza del Tribunale di Modena ora gli riapre le porte del carcere, anche se il suo avvocato tenterà la strada dell’appello. Sul computer di Catozzi vennero trovate immagini e foto di minori coinvolti in atti sessuali e in pose oscene.

    https://www.sulpanaro.net/2017/11/condannato-laiutante-del-parroco-pedopornografia/

  • Padova, violenza sessuale sul ragazzino: prete condannato al carcere

    Padova, violenza sessuale sul ragazzino: prete condannato al carcere

    di Cristina Genesin

    MONSELICE. Due anni e 8 mesi di carcere senza la sospensione della pena, anzi con le pene accessorie previste per il reato gravissimo di violenza sessuale nei confronti di un minore di 16 anni.

    È la sentenza pronuciata dal gup padovano Margherita Brunello nei confronti dell’ex parroco di una chiesa di Monselice, don Nicola De Rossi, 40enne originario di Padova, chiamato anche a versare un risarcimento di 15 mila euro (10 mila già versati spontaneamente) alla famiglia del ragazzo (nato nel 2000) assistita dall’avvocato Marta Michelon.

    Una sentenza emessa nell’ambito di un giudizio abbreviato che, per legge, prevede lo sconto di un terzo della pena.

    Il pubblico ministero Roberto Piccione aveva chiesto 3 anni e 4 mesi. Il difensore (l’avvocato Paolo Marson) aveva ha negato ogni responsabilità del sacerdote presente in aula, insistendo sulla sua condotta cristallina, pur genericamente parlando di un pentimento e criticando l’attendibilità della vittima. Di tutt’altro avviso è stato il giudice.

    A inchiodare l’ex parroco anche le intercettazioni telefoniche tra lui da una parte e, dall’altra, un’amica psicoterapeuta e un collega sacerdote.

    «Tu dici che che è stato abbastanza naturale… Che avete solo giocato… Devi essere fedele a questa posizione» l’invito rivolto a don Nicola dall’amica. E con il sacerdote, don Nicola si era sfogato: «Mi faccio un po’ schifo… Mi domando come sono arrivato a una cosa del genere».

    La violenza risale al luglio 2016 quando il ragazzino, 15 anni e mezzo, era stato invitato a pranzo dal parroco. «Facciamo un pisolino?» aveva detto il prete accompagnando la vittima in camera da letto. E lì si sarebbe consumata la violenza (nella vecchia formulazione della norma sarebbero stati molestie o atti sessuali).

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/10/03/news/padova-violenza-sessuale-sulla-ragazzina-prete-condannato-al-carcere-1.15936948

  • Padova, il prete pedofilo confessa «Mi faccio schifo, come ho potuto?»

    Padova, il prete pedofilo confessa «Mi faccio schifo, come ho potuto?»

    PADOVA «Mi faccio schifo, mi chiedo come sono arrivato a fare una cosa del genere». A parlare è don Nicola De Rossi, ex parroco di una comunità nel Monselicense. Dall’altra parte del telefono c’è quello che lui ritiene il suo padre spirituale. Con lui don Nicola si lascia andare e ragiona sull’accusa di violenza sessuale che giovedì mattina ha portato il pubblico ministero Roberto Piccione a chiedere la condanna a 3 anni e 4 mesi del sacerdote. Il parroco racconta di un «rapporto alla dispari» con un ragazzino di quindici anni che nel luglio 2016 l’ha denunciato ai carabinieri di Monselice. Sono queste le due intercettazioni a cui il giudice dell’udienza preliminare Margherita Brunello ha dato il via libera giovedì mattina, prima di far continuare il processo in abbreviato contro il don.

    Il nodo intercettazioni

    La decisione del gup infatti era la prima cosa attesa dell’intera mattinata: sull’utilizzabilità o meno delle intercettazioni tra il sacerdote imputato, il suo padre spirituale e la sua amica e psicoterapeuta, accusa e difesa (l’avvocato Paolo Marson) si sono date battaglia per la bellezza di due udienze. Da una parte la teoria della procura secondo cui quelle erano semplici chiacchierate; dall’altra la tesi della difesa per cui le parole dette da don De Rossi rientravano nel segreto professionale della psicoterapeuta e in quello ecclesiastico del padre spirituale. A sbrogliare la matassa è stata quindi l’ordinanza del gup che dando il disco verde all’inserimento delle intercettazioni nel fascicolo processuale ha precisato che non si tratta di conversazioni legate a un incarico professionale, piuttosto di dialoghi tra amici», facendo segnare così il primo punto all’accusa. Che da lì è partita nel ricostruire i fatti come raccontati prima ai genitori prima e poi ai carabinieri dal quindicenne, ex chierichetto.

    La ricostruzione

    L’adolescente che pranza a casa del sacerdote come aveva fatto altre volte in tutta serenità, il don che dopo pranzo lo invita a letto con lui e inizia a palpeggiarlo facendolo salire sul proprio bacino e lui, il ragazzino, che scappa a casa in lacrime e impaurito. I genitori, scossi, che vanno dai carabinieri e fanno scattare la scintilla che ha portato tutti fino a qui, all’udienza di giovedì. Le fondamenta dell’impianto accusatorio il pm le ha poggiate sulle intercettazioni con il padre spirituale («Mi faccio schifo….» e «E’ un rapporto alla dispari») e con la psicoterapeuta che gli risponde «se tu dici che avete giocato, devi essere fedele a questa posizione». L’udienza, prima del rinvio per la difesa, è stata chiusa dall’avvocato Marta Michelon che tutela la famiglia del ragazzino e ha chiesto un risarcimento da 100 mila euro, 40 mila in provvisionale tenendo presente l’acconto da 10 mila euro che il sacerdote (condannato giorni fa a Venezia a 5 mesi per detenzione di immagini pedopornografiche) ha già versato sul conto corrente dei genitori del ragazzino. E a loro si è rivolto sempre giovedì don Nicola quando ha chiesto scusa per il dolore arrecato alla famiglia del ragazzo. Poi l’udienza si è chiusa in attesa del prossimo appuntamento.

    http://corrieredelveneto.corriere.it/venezia-mestre/cronaca/17_settembre_29/confessione-prete-pedofilo-mi-faccio-schifo-67363028-a4e5-11e7-8734-c77ebb1dce9a.shtml

  • “Si” alle intercettazioni: chiesti 40 mesi per il parroco accusato di molestie su minore

    “Si” alle intercettazioni: chiesti 40 mesi per il parroco accusato di molestie su minore

    “Si” del gup Margherita Brunello per l’utilizzo delle intercettazioni da parte del pm delle telefonate tra il prete accusato di violenza sessuale nei confronti di un minore e la sua psicoterapeuta. Come riportano i quotidiani locali, il 40enne ex sacerdote in una parrocchia di Monselice, ieri è andato a processo con rito abbreviato.

    IL RISARCIMENTO.

    In aula l’accusa ha chiesto tre anni e quattro mesi per il parroco. Il don non ha ammesso le sue colpe, dicendosi comunque dispiaciuto per la famiglia del ragazzo. Stando a una ricostruzione dei fatti, secondo l’accusa, in un pomeriggio di luglio del 2016, un 15enne è andato a pranzo dal parroco dopo che i genitori avevano dato il consenso e terminate le libagioni il sacerdote avrebbe chiesto al giovane di seguirlo in camera, toccandolo nelle parti intime e strusciandolo dopo averlo disteso sul letto. Tornato a casa, il 15enne è scoppiato in lacrime e i genitori sono andati a denunciare tutto ai carabinieri di Monselice che hanno fatto partire le indagini e le intercettazioni. Dentro al computer del sacerdote sono state trovate anche alcune immagini pedo-pornografiche, con gli atti poi mandati a Venezia, dove la procura di competenza sta indagando. Il sacerdote, condannato a 5 mesi con rito abbreviato lo scorso luglio, ha già risarcito la famiglia per 10mila euro, ma madre e padre del piccolo ne hanno chiesti 100mila.

    http://www.padovaoggi.it/cronaca/prete-accuse-molestie-minorenne-29-settembre-2017.html