Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Abusi al Provolo, nuova denuncia per prete veronese

    Abusi al Provolo, nuova denuncia per prete veronese

    Don Nicola Corradi, prete veronese di ormai 83 anni che da diverso tempo è in Argentina, ha ricevuto una nuova denuncia per abusi sessuali.

    Come scrive Laura Tedesco sul Corriere di Verona a pagina 8, l’uomo è in attesa dell’inizio del maxi processo che lo vede accusato di pedofilia assieme ad altre 11 persone (tra cui una suora giapponese) dell’istituto Provolo, scuola per bimbi sordomuti con sede centrale a Verona e altre sedi distaccate in Sud America.

    L’istituto è stato prima chiuso, dopo le indagini, e ora acquistato dal comune argentino di Lujan de Cuyo, che lo trasformerà in un centro civico.

    https://www.vvox.it/2018/09/21/abusi-al-provolo-nuova-denuncia-per-prete-veronese/

  • Le acrobazie di don Bruno Toscan per sfuggire alle accuse di pedofilia. Il prete calunnia la vittima con una falsa querela per estorsione

    Le acrobazie di don Bruno Toscan per sfuggire alle accuse di pedofilia. Il prete calunnia la vittima con una falsa querela per estorsione

    Più che un uomo di chiesa sembrerebbe “il demonio” in terra. Questo quello che emerge dal profilo che abbiamo potuto ricostruire su don Bruno Toscan, incardinato presso la diocesi di Pescara – Penne, oggi Pro Rettore della Cattedrale di Penne.

    Sul caso sta indagando per competenza territoriale la Procura della Repubblica di Verona dietro querela di parte depositata dalla presunta vittima, difesa dal legale della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri del Foro di Roma.

    I fatti si svolgono nell’estate del 1993, presso Villa Fascinato in Legnago (VR) durante una gita organizzata dalla parrocchia alla quale partecipò anche don Bruno Toscan.

    Nel 2014, a distanza di anni, la presunta vittima prende consapevolezza del trauma e accompagnato dalla moglie decide di incontrare don Bruno. Pochi giorni dopo l’incontro, il sacerdote si rivolge al Comando dei Carabinieri di Penne e, ignaro del fatto che la presunta vittima ha registrato l’incontro avvenuto pochi giorni prima, in totale malafede e a scopo di calunnia, querela la presunta vittima per tentata estorsione; querela che la Procura archivierà perché il fatto non sussiste.

    Ma torniamo ai giorni nostri quando la presunta vittima si rivolge alla Rete L’ABUSO per reclamare i suoi diritti e inizia l’indagine e l’acquisizione del materiale in essere nelle varie procure. Tra questo materiale anche la falsa querela per estorsione fatta dal prete ai danni della vittima – che querelerà il prete non più solo per i presunti abusi, ma anche per la calunnia – nella quale scopriremo un’anomalia, ovvero un messaggio SMS che il sacerdote mette nero su bianco nella falsa querela.

    Quel messaggio che dice testualmente “la pedofilia è un reato punito con la reclusione la vittima ha diritto al risarcimento economico sennò il colpevole verrà denunciato presso questura, arcivescovo, Iene ecc.” spinge il Presidente della Rete L’ABUSO a mettere sull’attenti il suo assistito, in quanto il contenuto è grave.

    Ma è così che si scopre che quel messaggio non è stato mandato dal nostro assistito poichè l’utenza telefonica dalla quale è stato inviato il messaggio non è mai stata intestata a lui: probabilmente, è un’altra vittima ad aver inviato quel messaggio dai toni realmente estorsivi. Il sacerdote lo attribuì al nostro assistito, probabilmente per il solo fatto che lo ricevette pochi giorni dopo la sua visita.

    Ora la domanda è se ci sono altre vittime e quante possono essere.

    L’ufficio di Presidenza

  • Presunti abusi in gita da parte di un prete: la denuncia arriva 16 anni dopo

    Presunti abusi in gita da parte di un prete: la denuncia arriva 16 anni dopo

    „A raccogliere la testimonianza del 30enne è stata la Rete L’ABUSO, mentre la Procura sta indagando per fare luce sulla vicenda che si sarebbe verificata intorno alla metà degli anni ’90”

    Solamente oggi ha trovato la forza per denunciare ciò che avrebbe subito nella metà degli anni ’90, quando nel corso di una gita estiva con la parrocchia in una villa del veronese avrebbe subito abusi da un prete, e ora toccherà alla Procura fare luce su questa vicenda.

    È stata la Rete L’ABUSO a raccogliere la testimonianza della vittima (indicata come Giorgio, nome di fantasia), che quella notte si sarebbe recata nella camera del religioso insieme ad un amico. 

    Dal racconto della vittima emerge che il prete era piuttosto chiacchierato tant’è che quando abbiamo verificato le testimonianze fornite dalla presunta vittima, è emerso, proprio da una di quelle persone che in quella gita erano i responsabili dei ragazzi, il ricordo chiaro proprio di quella sera. La prima risposta che da il testimone appena gli viene fatto il nome del prete è “ il maniaco? ”, poi racconta che ci fu un’accesa discussione quando il prete comunicò allo staff che i due ragazzi avrebbero dormito con il prete, lui si oppose, ma poi intervennero altre due persone dello staff e finirono a dormire con il prete. Ricorda che la mattina successiva Giorgio e il suo amico erano “sconvolti”.

    Sempre secondo l’associazione, Giorgio avrebbe portato con sé le problematiche dell’episodio avvenuto quando aveva 14 anni e, al loro riemergere dopo la nascita di suo figlio, ha deciso di affrontare il prete.

    Qui il racconto si fa quasi rocambolesco perché dopo quella visita nella quale Giorgio non cercava nulla di più che l’ammissione del prete, viene convocato dai carabinieri e scopre che il prete lo ha querelato.

    Sarà dunque la Procura ad indagare sul caso per cercare di stabilire se ci sia o meno un fondo di verità. 

     

    http://www.veronasera.it/cronaca/presunti-abusi-prete-gita-denuncia-14-anni-dopo-23-marzo-2018.html

  • Piove di Sacco, accuse di violenza sessuale: arciprete si dimette

    Piove di Sacco, accuse di violenza sessuale: arciprete si dimette

    Don Gino Temporin ha lasciato la parrocchia del Duomo di Piove di Sacco (Padova). Lo ha comunicato, scrive Alessandro Cesarato sul Mattino a pagina 21, lo stesso arciprete 71enne con una comunicazione che ha fatto leggere ai fedeli durante la messa. Don Temporin, arrivato alla parrochia di Piove di Sacco nel 2014, ha confessato di non riuscire più a gestire la comunità e si è ritirato per un periodo di riposo ad Arsiè (Belluno).

    A pesare nella decisione dell’arciprete, concordata con il vescovo Cipolla, anche un presunto abuso sessuale nei confronti di un minore che sarebbe accaduto quando era alla guida del seminario di Rubano. Per tali accuse il sacerdote sarà processato a luglio per la terza volta dopo i pronunciamenti a lui favorevoli da parte del tribunale di Padova nel 2013 e della Corte d’appello nel 2016.

    https://www.vvox.it/2018/03/19/piove-di-sacco-accuse-di-violenza-sessuale-arciprete-si-dimette/

  • Assolto l’ex parroco accusato di molestie su due sorelle – all’epoca – adolescenti

    Assolto l’ex parroco accusato di molestie su due sorelle – all’epoca – adolescenti

    L’ex parroco di Sant’Antonio di Valli del Pasubio, don Giovanni – detto Gianni – Baccega, non commise alcun atto riconducibile a molestie sessuali nei confronti di due giovanissime sorelle, adolescenti all’epoca – tra il 2007 e 2008 – dei fatti contestati. Lo riporta oggi il Giornale di Vicenza. Il sacerdote, sospeso dalle sue funzioni di pastore da quattro anni in attesa della conclusione dell’iter giudiziario, aveva sempre proclamato la sua innocenza. “Assoluzione perchè il fatto non sussiste” la formula che lo scagiona, in barba alle richieste di risarcimento danni mosse dalla madre delle presunte vittime – ora maggiorenni – e dai due anni e tre mesi di condanna proposti dalla procura.

    L’accusa verso il prelato, che oggi ha 82 anni e si è ritirato in pensione a Crespano del Grappa, fu di quelle più infamanti: aver molestato due ragazzine adolescenti, figlie di un amico di vecchia data residente altrove ma rimasto in contatto con don Gianni, approfittando del suo ruolo di ministro religioso durante le confessioni. A tutela delle minori, residenti nel vicentino, non venne rivelata la loro provenienza. Sempre secondo la versione dei fatti proposta in tesi accusatoria l’anziano sacerdote avrebbe “allungato le mani” in più occasioni nei confronti in particolare della maggiore delle due sorelle, allora quindicenne, e una sola volta invece rivolgendo le attenzioni alla minore, di 13 anni.

    Il tutto avvenne a cavallo del 2007 e 2008, tra l’estate e la susseguente primavera, durante le visite della famiglia nella vallata altovicentina, con la denuncia scattata invece circa cinque anni più tardi dopo le confessioni delle figlie alla madre. L’ex parroco ammise solo una “innocente carezza” sulla schiena della più piccola, nulla di morboso, dunque, secondo le controdeduzioni emerse nel corso del dibattimento in aula, nè imputabile di un reato.

    Durante il quale spuntò fuori, secondo il racconto leggibile sulle pagine del quotidiano berico, una lettera di possibile pentimento scritta di proprio pugno da don Gianni e rivolta alla famiglie delle due giovani nel frattempo cresciute e divenute giovani donne. Conteneva effettivamente delle scuse – che di fatto in un primo momento sembravano aggravare la posizione del prete – offerte citando un passo del Vangelo di S. Giovanni, ritrattate e spiegate in aula.

    L’intricata vicenda legale è durata più di quattro anni, e oggi è sulla via della conclusione: secondo il collegio di giudici preposti non sarebbero emerse prove inconfutabili della colpevolezza dell’anziano sacerdote padovano, originario di Fontaniva. La sentenza, inoltre, annulla di fatto la richiesta di risarcimento danni estesa alla Diocesi di Vicenza, un “caso” che aveva suscitato un interesse parallelo, anche nel diritto canonico, trattandosi di un’inedita chiamata in causa della curia a risarcire – si parla di una cifra vicina ai 100 mila euro – in sostituzione di un proprio sacerdote nullatenente.
    Ma il… nulla di fatto, sentenza alla mano, lascia invariato lo status quo attuale.

    https://www.ecovicentino.it/cronaca/assolto-lex-parroco-accusato-di-molestie-su-due-sorelle-allepoca-adolescenti/

  • VERONA: Zenti shock querela le vittime – il caso Provolo è una montatura in combutta con l’autorità amministrativa argentina per impossessarsi delle proprietà.

    VERONA: Zenti shock querela le vittime – il caso Provolo è una montatura in combutta con l’autorità amministrativa argentina per impossessarsi delle proprietà.

    “Queste accuse ultime nei confronti di Corradi e credo anche di altri sacerdoti appartenenti alle congregazioni Provolo nelle città argentine di Mendoza e La Plata, sono mosse dal gruppo Dalla Bernardina, in particolare da lui e da Bisoli (vittima di don Corradi), per impossessarsi forse delle belle proprietà dell’istituto in quei luoghi. Ciò anche in accordo con l’autorità amministrativa del posto”.

    Questo è solo un passaggio della querela di tre pagine che il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, ha depositato contro gli ex allievi dell’istituto veronese Antonio Provolo e l’Associazione Sordi Provolo in data 14 febbraio 2017.

    In un’esposizione grottesca, che deve aver fatto sorridere anche chi l’ha raccolta, il vescovo Giuseppe Zenti, nell’accusare di diffamazione quello che lui chiama “gruppo Dalla Bernardina”, racconta una sua ricostruzione dei fatti piuttosto singolare.

    Il suo racconto inizia intorno all’anno 2007 quando l’associazione degli ex allievi del Provolo (guidata da Giorgio Dalla Bernardina) si rivolge a lui chiedendo di intercedere per l’uso di alcuni locali dell’istituto nei quali gli ex allievi potessero riunirsi, richiesta nella quale i sordi avrebbero minacciato “che altrimenti li avrebbe accusati di pedofilia”. Zenti non rispose mai a quella richiesta.

    Va ricordato che intorno all’anno 2008, la lunga scia di abusi del clero cattolico partita nel 1999 dagli Stati Uniti, raggiunse anche l’Europa e si cominciò, anche sui giornali italiani, a parlare del fenomeno. Zenti infatti, dopo la richiesta degli ex allievi, è proprio nel 2008 che colloca come un complotto dei sordi – a quella sua non risposta – l’inizio delle ritorsioni, che a suo dire sarebbero consistite nel far emergere, sulla stampa, le molestie subite dagli ex allievi sordi.

    È proprio in un passaggio della querela che Zenti, riferendosi ad una conferenza stampa da lui convocata nel 2008 per difendere dalle accuse di molestie il suo predecessore – mons. Giuseppe Carraro – afferma che “Nel corso di essa spiegai anche del colloqio descritto con Dalla Bernardina. Ricordo in specie che mi fu chiesto, alla luce dei potenti fari televisivi e a bruciapelo, se considerassi quelle richieste un ricatto e risposi di si”.

    A conferma dei suoi sospetti vi è il fatto che seguirono diversi approfondimenti giornalistici sul caso. Ma un’altra prova che, secondo Zenti, smentirebbe gli abusi è il fatto che gli ex allievi sordi “riferivano di essere stati sodomizzati, parola a mio avviso difficile a riprodursi da un sordomuto” di qui l’ovvia deduzione che se non sai riprodurre una parola, non puoi neppure aver subito quello che la parola significa …

    Stesse pittoresche conclusioni anche per quanto riguarda le accuse di molestie avanzate da Gianni Bisoli nei confronti di monsignor Giuseppe Carraro: secondo Zenti, infatti, dopo la commissione d’inchiesta presieduta dal dottor Mario Sannite, le accuse di Bisoli furono qualificate – devo dire con gran eleganza – nella sentenza “come una costruzione mentale tipica di un praticante omosessuale, cioè destituita di ogni verità”.

    Per Zenti, la conclusione con la quale concorderebbe anche l’attuale Rettore dell’Istituto Provolo, don Robert Frainer, è appunto che “Queste accuse ultime nei confronti di Corradi e credo anche di altri sacerdoti appartenenti alle congregazioni Provolo nelle città argentine di Mendoza e La Plata, sono mosse dal gruppo Dalla Bernardina, in particolare da lui e da Bisoli, per impossessarsi forse delle belle proprietà dell’istituto in quei luoghi. Ciò anche in accordo con l’autorità amministrativa del posto”.

    Affermazione quest’ultima molto grave, per la quale, attraverso i canali diplomatici, è stata messa a conoscenza anche l’autorità amministrativa argentina sotto accusa.

    La Procura della Repubblica di Verona ha archiviato la querela del vescovo Zenti nei confronti del “gruppo Dala Bernardina”. Parallelamente fu archiviata anche la sua posizione rispetto all’ipotesi di favoreggiamento riguardo al sacerdote Nicola Corradi: ipotesi che, nell’archiviazione, indica vada addebitata alla Congregazione e attesta che don Nicola Corradi “si trasferì (o fu fatto trasferire?) in quel paese (l’Argentina) nel gennaio del 1970. In quella data, quando ancora Zenti non ricopriva la carica di vescovo in Verona, avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofile, all’epoca già note all’interno della congregazione”.

    Per quanto riguarda Zenti e la responsabilità di vigilanza nei confronti di don Nicola Corradi “è invece una condotta che esula dalla responsabilità giuridica del vescovo Zenti, e potrebbe eventualmente riguardare solo una sua responsabilità di ordine ‘morale“.

    Nella richiesta di archiviazione, smontate anche le accuse di Zenti nei confronti degli ex allievi che, secondo la Procura, “deve rilevarsi l’assoluta assenza di malafede da parte dei ‘detrattori’ della curia in quanto gli stessi, a fronte di certi e documentati atti di raccapricciante pedofilia commessi da parte di sacerdoti dell’istituto sui bambini sordomuti affidati alle loro cure (vedasi le testimonianze delle vittime, le confessioni rese da don Piccoli in un’intervista registrata, e vedasi anche le ammissioni effettuate dalla medesima curia) hanno ritenuto in buona fede di ravvisare una responsabilità penale nei confronti del vescovo di Verona ai sensi dell’articolo 40 2° c cp. “.

    Francesco Zanardi

  • Molestate dal prete, chiedono i danni alla diocesi

    Molestate dal prete, chiedono i danni alla diocesi

    Due bambine di 15 e 13 anni sarebbero state toccate in maniera morbosa dall’ex parroco di Crespano del Grappa (Tv) Giovanni Baccega. L’accusa parte dalle stesse bambine che assieme alla madre si sono costituite parte civile contro il prete. I loro avvocati hanno chiesto un risarcimento di alcune centinaia di migliaia di euro, di cui 70 mila anticipati in provvisionale. Ma don Baccega quei soldi non li ha, per cui è stata presentata la richiesta di considerare la diocesi di Vicenza come responsabile civile, richiesta accolta dal tribunale.

    Gli episodi risalgono a circa 10 anni fa. Tra le prove presentate dall’accusa, oltre alla testimonianza delle due bambine che hanno detto di essere state toccate durante le confessioni, anche una lettera di scuse di don Baccega, che si è difeso così: «io non ho molestato nessuna di loro. Una non l’ho nemmeno sfiorata. Alla seconda ho fatto una carezza sulla schiena. Perché mi sono scusato? Ho solo ripreso un passo del Vangelo, in cui si dice che anche se si viene accusati di una cosa che non si è commesso, ci si scusa comunque».

    https://www.vvox.it/2018/03/03/molestate-dal-prete-chiedono-danni-alla-diocesi/

  • Provolo a Verona, pm: «pedofilia preti è certa»

    Provolo a Verona, pm: «pedofilia preti è certa»

    «Per quanto attiene alla posizione del vescovo Giuseppe, nessun addebito di responsabilità penale appare imputabile». Questo l’incipit della richiesta di archiviazione, firmata dal pm Valeria Ardito, nei confronti di monsignor Zenti per i casi di pedofilia di cui si sono macchiati alcuni sacerdoti su bimbi e ragazzi sordomuti dell’Istituto Provolo. Come riporta Laura Tedesco sul Corriere del Veneto – edizione Verona a pagina 9, il pubblico ministero non ha ravvisato «responsabilità omissive» da parte del capo della Diocesi scaligera.

    «È difatti emerso dall’istruttoria che l’Istituto Provolo è ente morale di diritto privato e dipende, come all’epoca, dalla Congregazione Compagnia di Maria, ente ecclesiastico. Questa dipende dall’Ufficio Congregazione Vita Consacrata del Vaticano. Deve quindi escludersi una qualsiasi dipendenza del Provolo dalla Curia di Verona». La parola, adesso, spetta al giudice per le indagini preliminari.

    https://www.vvox.it/2018/02/11/provolo-verona-pm-pedofilia-preti-certa/

  • «Prove certe contro i preti Ma Zenti va scagionato»

    «Prove certe contro i preti Ma Zenti va scagionato»

    Vescovo, procura per l’archiviazione. «Però documentati casi di pedofilia»

    Abusi all’Istituto Provolo, un anno di indagini coordinate dalla procura di Verona ed ecco le prime conclusioni: «Per quanto attiene alla posizione del vescovo Giuseppe, nessun addebito di responsabilità penale appare imputabile».

    Inizia così, infatti, la richiesta di archiviazione firmata il 22 gennaio 2018 dal pm Valeria Ardito, chiamata ad accertare eventuali «responsabilità omissive» da parte del capo della Diocesi scaligera riguardo ai casi di pedofilia di cui si sono macchiati alcuni sacerdoti su bimbi e ragazzi sordomuti: «È difatti emerso dall’istruttoria che l’Istituto Provolo è ente morale di diritto privato e dipende, come all’epoca, dalla Congregazione Compagnia di Maria, ente ecclesiastico. Questa dipende dall’Ufficio Congregazione Vita Consacrata del Vaticano. Deve quindi escludersi una qualsiasi dipendenza del Provolo dalla Curia di Verona».

    Lo scandalo abusi era tornato prepotentemente d’attualità a fine 2016, in coincidenza della carcerazione (alleggerita poi in domiciliari) a Mendoza, in Argentina, di don Nicola Corradi, veronese.

    Quest’ultimo, scrive il pm Ardito, «è stato arrestato il 28 novembre 2016 per abusi sessuali su minori, si trasferì (o fu fatto trasferire?) in quel paese a gennaio 1970. In quella data pertanto, quando Zenti non ricopriva ancora la carica di vescovo a Verona, avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso cui il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofile, all’epoca già note all’interno della congregazione».

    Non è finita, perché «la successiva mancata vigilanza sulla condotta del sacerdote in Argentina – prosegue il pm – è condotta che esula dalla responsabilità giuridica del vescovo Zenti e potrebbe eventualmente riguardare solo una responsabilità morale».

    A indurre la procura scaligera a riaprire le indagini (le precedenti erano finite in archivio) sui fatti del Provolo, era stato un esposto dell’associazione Rete L’Abuso presieduta da Francesco Zanardi, mentre Zenti aveva denunciato a sua volta per calunnia «alcuni soggetti del “gruppo” Dalla Bernardina. Sul punto osserva il pm – va rilevata l’assoluta assenza di malafede da parte dei “detrattori” della Curia in quanto gli stessi, a fronte di certi e documentati atti di raccapricciante pedofilia commessi da sacerdoti dell’istituto sui bambini sordomuti affidati alle loro cure, hanno ritenuto in buona fede di ravvisare una responsabilità penale nei confronti del vescovo di Verona». Parola, adesso, al giudice per le indagini preliminari.

    La procura A Zenti nessun addebito penale

    Corriere di Verona del 11-2-18

  • Provolo; la Procura chiede l’archiviazione per Zenti. Nicola Corradi, le sue tendenze pedofile note dagli anni 70. Zenti querela per calunnia.

    Provolo; la Procura chiede l’archiviazione per Zenti. Nicola Corradi, le sue tendenze pedofile note dagli anni 70. Zenti querela per calunnia.

    Nel gennaio 1970 “avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofile, all’epoca già note all’interno della congregazione”.

    Questo uno dei passaggi di quanto scrive il pm, Valeria Ardito, nella richiesta di archiviazione avanzata al GIP, nella quale si chiede l’archiviazione della sola posizione del vescovo Giuseppe Zenti ma, nello stesso passaggio, ad indagini espletate, si certifica per la prima volta (da parte dell’autorità giudiziaria) che la congregazione (Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi) all’epoca era ben cosciente delle tendenze pedofile di don Nicola Corradi, arrestato in Argentina il 28-11-2016 attualmente agli arresti domiciliari e in attesa di processo.

    Si poteva evitare quindi, ma non è stato fatto nulla, tuttavia “per quanto attiene la posizione del vescovo Zenti Giuseppe, nessun addebito di responsabilità penale appare al medesimo imputabile”. “E’ difatti emerso dall’istruttoria espletata che l’Istituto Provolo è ente morale di diritto privato e dipende, e dipendeva anche all’epoca, dalla Congregazione Compagnia di Maria, che è ente ecclesiastico. Quest’ultima dipende a sua volta dall’Ufficio Congregazione Vita Consacrata del Vaticano”.

    La vicenda quindi non è chiusa, si chiarificano gli indirizzi: l’interlocutore non è la Diocesi, ma la Congregazione che dipende dal Vaticano, al quale gli ex allievi dell’Istituto Provolo e l’Associazione Sordi Provolo si erano già in più occasioni rivolti.

    Anche papa Francesco fu personalmente informato dalle vittime nel 2014, durante un incontro con loro in Vaticano, quando un ex allievo – Giuseppe Consiglio (nella foto) – consegnò proprio nelle mani del papa, una lettera nella quale denunciavano non solo il nome di don Nicola Corradi, ma anche quelli di altri 14 religiosi coinvolti.

    Come nel caso cileno del vescovo Barros, anche nel caso italiano, papa Francesco non diede mai alcun seguito a quella grave denuncia, almeno fino all’arresto del sacerdote, avvenuto per mano dell’autorità civile argentina e non della chiesa.

    Nella richiesta di archiviazione si parla anche della falsificazione della pagella di un ex allievo, Giovanni Bisoli. La pagella è verosimilmente falsificata ma l’originale è sparito, tuttavia “non sono comunque emersi elementi che consentano di individuare i responsabili dell’eventuale contraffazione”.

    Dalla richiesta si apprende anche di una querela per calunnia presentata dal vescovo di Verona Giuseppe Zenti, querela per la quale viene chiesta l’archiviazione.

    Si legge che Zenti “pubblicamente accusato, sugli organi di stampa, di omessa viglianza su don Corradi, malgrado che l’istituto Provolo non appartenesse alla giurisdizione della diocesi e fosse quindi questa indipendente. Sul punto deve rilevarsi l’assoluta assenza di malafede da parte dei “detrattori” della curia in quanto gli stessi, a fronte di certi e documentati atti di raccapricciante pedofilia commessi da parte di sacerdoti dell’istituto sui bambini sordomuti affidati alle loro cure, hanno ritenuto in buona fede di ravvisare una responsabilità penale nei confronti del vescovo di Verona ai sensi dell’articolo 40 2°c. cp”.

    Il documento, anche se chiede l’archiviazione per Zenti, è di per sé importante, rende parziale giustizia agli ex allievi dell’istituto portando, dopo 30 e passa anni, il caso dell’Istituto Provolo negli Archivi della Giustizia civile, alla quale fino ad oggi era sfuggito.

    Gli indirizzi ai quali rivolgersi oggi sono chiari. Il caso di don Corradi resta tuttavia aperto e insieme a lui anche le gravi responsabilità delle gerarchie che hanno permesso tutto ciò, e alle quali chiederemo conto dopo la condanna di Corradi: tecnicamente oggi, senza ancora una condanna, i reati omissivi non sono ipotizzabili ma non configurabili.

    Le Associazioni – Rete L’ABUSO e Associazione Sordi Provolo – rispettivamente si riservano, nel termine di 20 giorni previsto dalla legge, di valutare ed eventualmente opporsi alla richiesta del pm Valeria Ardito.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

    Francesco Zanardi.