Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Caso Provolo, l’Argentina chiede l’estradizione di Pirmati

    Caso Provolo, l’Argentina chiede l’estradizione di Pirmati

    Emergono novità dall’Argentina sul caso Provolo. Nelle scorse settimane, ad inizio agosto, la magistratura locale aveva ripreso il processo per gli abusi sui bambini sordomuti dell’Istituto Provolo, che ha sede a Verona.

    Tra i tre imputati, c’era anche il sacerdote veronese Nicola Corradi, 83 anni, accusato assieme ad Horacio Corbacho e all’impiegato Armando Gómez, di aver abusato di minori tra il 2005 e il 2015. E lunedì il presidente della Corte Suprema di Giustizia di Buenos Aires ha inviato al Ministero degli Esteri del governo il mandato di arresto e la richiesta di estradizione per un altro prete, che ora vive e gira per Verona.

    E’ Eliseo Pirmati, anche lui accusato di aver abusato di bambini sordomuti nella decade tra il 1980 e il 1990 nell’Istituto Provolo a La Plata. L’indagine era cominciata a fine 2016, si apprende da fonti argentine, quando emerse che i sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho avevano lavorato insieme nella sede dell’Istituto a La Plata.

    A completare il quadro poi la testimonianza di una delle presunte vittime di Pirmati, che riferì di essere arrivato al Provolo all’età di 10 anni, nel 1989, per poi rimanerci fino al 1993, quando fu «ridotto alla schivitù e abusato sessualmente.»

    https://daily.veronanetwork.it/copertina/caso-provolo-largentina-chiede-lestradizione-di-pirmati/

  • Pedofilia, caso prete a  Verona è internazionale

    Pedofilia, caso prete a Verona è internazionale

    Le indagini sui casi di pedofilia all’Istituto Provolo diventano un caso internazionale. La procura di La Plata, in Argentina, ha fatto scattare un ordine di carcerazione internazionale per Don Eliseo Josè Pirmati. Il sacerdote 83enne che pochi giorni fa era stato intercettato, da un giornalista de “L’Espresso”, mentre girava tranquillamente per le strade di Verona.

    La notizia, inevitabilmente, ha fatto clamore in Argentina. Pesantissime le accuse contestate al sacerdote: abusi e atti sessuali, stupro, corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti. Tutti minori che frequentavano l’Istituto Provolo di La Plata, dove Don Pirmati ha operato per anni prima di rientrare in tempi recenti nella sede centrale del Provolo, a Verona.

    La magistratura argentina ha chiesto l’estradizione del sacerdote. E ora arrivano iniziative anche dall’Italia. Nelle scorse ore, è partito, su iniziativa dell’associazione che tutela “i sopravvissuti dagli abusi sessuali del clero”, un esposto alla Procura di Verona e anche al Ministero della Giustizia.

    https://www.tgverona.it/pages/826850/cronaca/pedofilia_caso_prete_a_verona_e_internazionale.html?n=1560786689406

  • Ricercato per pedofilia in Argentina, sacerdote trovato a spasso per Verona

    Ricercato per pedofilia in Argentina, sacerdote trovato a spasso per Verona

    „Il religioso 83enne Eliseo Pirmati è stato filmato dal giornalista de L’Espresso Andrea Tornago, il quale gli ha rivolto diverse domande, a cui però il sacerdote non ha dato risposte convincenti“

    Non so niente, non c’entro niente. Sono un uomo qualunque della strada». Il sacerdote di 83 anni Eliseo Pirmati ha risposto con queste parole e ha cercado di oscurare con la mano la telecamera Andrea Tornago. Il giornalista de L’Espresso ha intercettato il religioso e lo ha inseguito per le strade di Verona, rivolgendogli domande sul suo coinvolgimento nello scandalo pedofilia scoppiato nelle sedi argentine dell’istituto veronese Provolo.

    Pirmati è stato ripreso da Tornago da quando il sacerdote è uscito dalla chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, dove aveva celebrato messa, fino alla struttura centrale del Provolo di Verona, dove il religioso si sarebbe stabilito dal 2017 dopo aver passato più di quarant’anni in Argentina. Il video è stato pubblicato in esclusiva sul sito de L’Espresso e mostra soprattutto il silenzio di Eliseo Pirmati di fronte alle domande del giornalista, il quale lo ha incalzato soprattutto sull’ordine di arresto che lo riguarda. La Procura di La Plata, in Argentina, ha infatti emesso un ordine di carcerazione internazionale per don Eliseo Pirmati, ritenuto responsabile di abusi sessuali e di corruzione di minori ai danni degli alunni sordomuti che venivano affidati all’istituto Provolo di Lujan de Cuyo.

    «Don Eliseo Pirmati se ne gira tranquillo tranquillo per Verona, protetto sotto l’ala di mamma chiesa», lamenta Rete L’Abuso, associazione di supporto alle vittime di abusi sessuali del clero. «Pare anche che il Vaticano sia inadempiente – prosegue Rete L’Abuso – Né Papa Bergoglio, né il presidente della Cei, né altri, starebbero prendendo provvedimenti. In questo caso l’azione sarebbe sia contro l’omertoso vescovo Giuseppe Zenti, sia verso il prete, per il quale ci si aspettava che venisse almeno sottoposto ad un rito canonico».

    http://www.veronasera.it/cronaca/video-espresso-pedofilia-provolo-pirmati-13-giugno-2019.html

  • Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Nei toni seppia, il paesaggio della pianura padana italiana sembra bucolico. Il ragazzo nella foto, tuttavia, offre un sorriso forzato. È più una smorfia che una di quelle espressioni che l’infanzia concede quando è felice. Lui ha 10, 11 anni. Sta succedendo nella prima delle quattro estati della colonia vacanze che sarà il suo calvario.

    Gianni Bisoli, la foto del bambino, è oggi un italiano di 70 anni che ha ancora le cicatrici da quelle serate tiepide nei i primi anni ’60 in cui Eliseo Pirmati , il religioso Veronese accusato di aver commesso abusi sessuali su minori sordi in Italia e Argentina, lo portava fuori dal letto per allontanarlo, impunemente e senza alcun linguaggio dei segni, dal resto dei ragazzi e dall’ingenuità propria della sua età.

    Bisoli era una delle centinaia di bambini sordi che l’Istituto Provolo di Verona, nel Veneto italiano, vantava di educare e crescere nella misericordia di Dio.

    Pirmati, il religioso di 83 anni che la giustizia argentina intende estradare dall’Italia per le aberrazioni che ha commesso nella sede del Provolo de La Plata, è stato uno dei laici consacrati che non hanno saltato un’estate della colonia di Cervia, nel mare Adriatico, dove l’Istituto raccolse numerose classi di bambini per una vacanza che, in alcuni casi, fu un martirio.

    Durante i mesi di luglio e agosto, i diversi luoghi che il Provolo aveva in Italia – Verona, Gorizia, Chievo,  Chiavari – trasferirono i bambini sordomuti a Cervia. Lì, le vessazioni, crudeli come quelle che si svolgevano in aula nelle stanze dell’Istituto, diventavano ancora più spietate e frequenti: tempo libero, orari flessibili e attività ricreative senza le coordinate dell’anno scolastico hanno scatenato la depravazione degli abusatori, dei sacerdoti consacrati e dei laici, che si sono rifugiati nel silenzio involontario delle loro vittime, bambini sordi che, fino a quasi gli anni ’80, non erano integrati nelle normali scuole. Non essere in grado di ascoltare o parlare è stato erroneamente considerato, anche nella metà del XX secolo, una sorta di ritardo mentale.

    “Avevo più paura degli abusi in campo di vacanza rispetto a quando sono stato violentato all’Istituto”, dice Gianni, diventato sordo quando aveva 8 anni e che i sacerdoti Provolo chiamavano “Il Bello”. Pirmati, ad esempio, mi portava fuori dal letto e mi portava fuori all’aperto, nell’oscurità della notte a Cervia. Era estate, non faceva freddo, ma nulla era visibile. Pirmati mi faceva abbassare i pantaloni e alzarmi in piedi. Mi accarezzava, mi costringeva a masturbarmi.”

    “Ci faceva camminare nel prato, arrampicarci sulle colline. Se qualcuno di noi voleva fare pipì, ci costringeva ad andare avanti e toccarci. Diventavo rosso”, dice Pierpaolo Zanatta, un sordomuto che ha trascorso la sua prima estate nel villaggio turistico di Provolo nel 1977, quando aveva 7 anni.

    Durante la stagione infernale vissuta nell’Istituto – che appartiene alla Compagnia di Maria e fu fondata nel 1840 dal prete Antonio Provolo per l’educazione dei bambini sordomuti – Bisoli e Zanatta furono anche vittime degli abusi commessi da Nicola Corradi, il sacerdote italiano che è stato arrestato nel 2016 in Argentina e sarà sottoposto a un processo con un’audizione.

    “Pirmati era sempre nella colonia. Proveniva dal Provolo di Gorizia, in Friuli, ma ogni estate lo vedevamo. Era sempre con Sergio Orso, un altro laico consacrato che mi ha abusato“, dice Zanatta.

    Nel 2009 Orso concede un’intervista all’Espresso dove, in cambio di non rivelare la sua identità, confessa: “Sì, sono uno di quelli accusati dai sordomuti che vivevano nell’Istituto Provolo di Verona e facevo quelle cose. Non c’è nient’altro da nascondere. Io, almeno, ho il coraggio di dirlo. Gli altri sono silenziosi e rimangono in silenzio“, ha detto.

    Orso ha parlato dopo che 67 ex allievi del Provolo di Verona hanno sporto denuncia contro 26 sacerdoti e laici consacrati dell’Istituto, per abusi commessi tra gli anni ’50 e il 1985. “Sono stato sodomizzato e costretto a fare sesso orale e masturbazione dai seguenti sacerdoti e fratelli laici“, ha scritto nella lettera  Gianni Bisoli in cui ha nominato 16 religiosi che, come lui stesso definisce,”hanno rovinato la sua vita“.

    Orso ha ammesso che “gli abusi sono durati molti, molti anni. Ho iniziato da giovane e non mi rendevo conto, in quel momento ero un semplice assistente. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale.” “Quando le denunce sono state rese pubbliche, la maggior parte dei sacerdoti è rimasta in silenzio”, ha aggiunto nella sua confessione. “È stata generata una catena di odio tra i sacerdoti. È difficile condividere il marchio della pedofilia e tutti hanno tenuto i loro pensieri. E poi l’avvocato diceva di non parlare con nessuno. Qualcuno ha parlato. Ha fatto bene. Ora mi sento sollevato.” Orso è morto nel 2015. Ha trascorso i suoi ultimi anni nell’ospedale psichiatrico Villa Santa Giuliana, una clinica religiosa dell’Istituto delle Suore della Misericordia a Verona, dove gli è stato detto, per errore o confusione, dove poteva essere ora Pirmati, nascosto dalla giustizia argentina.

    Perché un giorno Eliseo Pirmati è scomparso. Ha smesso di frequentare la colonia di Cervia. Non è stato più visto nella sede del Provolo di Gorizia. “Il superiore dell’Istituto ci ha detto che era in Argentina“, dice Pierpaolo Zanatta. Confessa che era solito infiltrarsi nell’ufficio del direttore, dove portava formaggi e salami per mangiare di nascosto. Ricorda, inoltre, che il direttore spesso riceveva la corrispondenza dal superiore del Provolo de La Plata. “Ce l’ho molto presente perché sono rimasto colpito dalle buste che dicevano “La Plata, Argentina”,” dice.

    Due anni fa, una telecamera nascosta ha registrato la confessione di Eligio Piccoli, un sacerdote di oltre 85 anni che è stato internato nella Casa del Clero di Negrar, a 14 chilometri da Verona. Nel video Piccoli ha riconosciuto che c’erano almeno dieci sacerdoti che hanno abusato sessualmente i ragazzi all’Istituto e che, quando sono stati scoperti, sono stati immediatamente trasferiti: “Ti è stato detto:” O vai in America o vai a casa tua”, ammise il prete. “Sì, in Argentina, Argentina“, ha confermato che era la destinazione dei trasferimenti.

    Nel 2016 Clarín ha rivelato le accuse di abuso negli uffici del Provolo de Luján de Cuyo, a Mendoza; a La Plata, provincia di Buenos Aires, e a Verona, in Italia. Questa è stata la scoperta del macabro meccanismo di una rete di pedofilia tra l’Italia e l’Argentina che nascondeva e trasferiva sacerdoti e religiosi. Da allora la segretezza attorno agli ex membri e alle attuali autorità del Provolo è blindata, chiusa ermeticamente.

    Dov’è Eliseo Pirmati, la domanda con cui le sue vittime hanno convissuto fino a questa settimana, quando si è scoperto che conduce una vita serena e tranquilla a Verona, che è in buona salute e che frequenta la messa nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, in Via Carmelitani Scalzi, nel centro della città.

    “Dicevano che era tornato in Italia dall’Argentina a dicembre 2017 e che era stato ricoverato per problemi di salute”, dice Paola Lodi Rizzini, ex studentessa del Provolo di Verona che nel 2015 è riuscita a parlare dieci minuti con Papa Francesco e gli ha dato un lettera in cui le vittime della violenza sessuale dell’Istituto per sordomuti e gli chiedono di creare una commissione di inchiesta. Il Vaticano, in quel momento, ammise gli abusi ma non prese misure concrete.

    “Don Pirmati, sa che esiste un mandato di cattura contro di lei dall’Argentina? Hai intenzione di presentarsi?” Sorpreso da una macchina fotografica de L’Espresso a Pirmati solo pochi giorni fa.

    “Scusa, ma non fare queste cose stupide. Chi sei? “, Il laico consacrato ha risposto mentre copriva la macchina con la mano.

    “Non so niente. Non ho nulla a che fare“, ripeteva mentre si affrettava a proseguire.

    L’Istituto di Verona oggi non ospita più bambini sordi. Affittate le loro strutture ad associazioni o scuole. Ma mantiene le stanze private per sacerdoti e religiosi che vivono ancora lì. Pirmati sarebbe uno di loro. Il cancello di legno della casa madre del Provolo era il suo rifugio per evitare di rispondere al giornalista de L’Espresso: “Perché non parli? Com’era la vita all’Istituto Provolo di La Plata? Cosa ha detto il vescovo? Ne hai parlato con il vescovo?”

    Nel febbraio di quest’anno, Bergoglio ha convocato un sinodo di tre giorni in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali per affrontare e combattere la pedofilia nel clero, un crimine che il Papa ha definito un “crimine abominevole”.

    “Ma non abbiamo avuto alcuna risposta concreta. Si è ricordata l’importanza dell’obbligo di informare l’autorità civile, l’apertura degli archivi e la rimozione di coloro che avevano permesso l’occultamento”, afferma Francesco Zanardi, portavoce della Rete italiana Abuso (Red El Abuso), che, dal 2010, riunisce attivisti, vittime e professionisti volontari per sostenere coloro che hanno subito abusi da membri del clero e mettere in atto le denunce.

    “I documenti prodotti confermano la linea di complicità da parte del Vaticano e un Papa che purtroppo sta riciclando un vecchio sistema”, aggiunge Zanardi.

    “Pirmati era violento. Colpiva con furia“, afferma Giorgio della Bernardina, presidente dell’Associazione Sordi Antonio Provolo a Verona, dove gli alunni dell’Istituto si incontrano più volte alla settimana e da dove provengono i primi reclami.

    A 83 anni, Eliseo Pirmati è libero e va a messa. Continua a figurare, con la sua parrocchia di origine – a Cogollo, in provincia di Verona – e la congregazione a cui appartiene – Compañia de María – nella lista dei missionari onorevoli del Veronese che stanno facendo buone opere in tutto il mondo.

    Inviato speciale a Verona (Italia)
    (Traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/sociedad/abusos-colonias-provolo-veranos-horror-chicos-sordos_0_HnstSsOpO.html?fbclid=IwAR2R8MB22ANFkux1dfjPVfNS_VlC3WrwiazmV4zgCz3fzX2wmE-I5Gn9cks

  • Esclusivo: don Eliseo Pirmati, il prete ricercato per pedofilia gira indisturbato per Verona

    Esclusivo: don Eliseo Pirmati, il prete ricercato per pedofilia gira indisturbato per Verona

    Il religioso, colpito da un ordine di arresto in Argentina per lo scandalo che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo per bambini sordi, risiede serenamente in Italia. L’Espresso l’ha incontrato mentre si recava a messa

    Capelli bianchi, completo scuro, il passo spedito che non tradisce gli 83 anni, Eliseo Pirmati ha l’aria di chi vorrebbe solo confondersi tra la gente. È il religioso veronese ricercato dalla polizia argentina per  lo scandalo pedofilia  che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo, colpito da un ordine di arresto firmato lo scorso 23 aprile dal giudice di La Plata, Jorge Moya Panisello, per abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori. Ora vive in Italia, a Verona, dove è tornato improvvisamente nel dicembre del 2017, mentre in Argentina dilagava l’inchiesta giudiziaria sugli abusi ai danni dei bambini sordi coinvolgendo anche la struttura di La Plata, dove è stato inviato in missione nel 1974.
    L’Espresso l’ha incontrato alcuni giorni fa mentre si recava a messa in una centrale chiesa di Verona, Santa Teresa degli Scalzi, ed è in grado di pubblicare in esclusiva le immagini.

    Il religioso del Provolo, per il quale i magistrati argentini hanno firmato una richiesta di estradizione, dopo la funzione è tornato nell’edificio centrale dell’istituto Antonio Provolo di Verona, sede della congregazione vaticana della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, dove ha stabilito la sua residenza al suo ritorno in Italia. Lo stesso istituto da cui lo scandalo pedofilia era partito 10 anni fa, rivelato dall’Espresso e insabbiato dalle autorità ecclesiastiche, prima di arrivare a contagiare l’Argentina.

    Don Pirmati ha sostenuto di non conoscere i provvedimenti delle autorità argentine e ha negato ogni coinvolgimento: «Non so niente, non c’entro niente – ha dichiarato a L’Espresso – Sono un uomo qualunque della strada».
    Nell’inchiesta di La Plata, Eliseo Pirmati è accusato di raccapriccianti abusi nei confronti dei minori che aveva in custodia, per di più privi della possibilità di esprimersi in quanto sordi, violenze aggravate dalla minore età delle vittime e dalla sua qualifica di ministro di culto religioso.

    Gli abusi, secondo i magistrati, «provocarono un danno irreparabile alla salute dei bambini, tanto nella sessualità quanto nella vita quotidiana: angoscia, inquietudine, desideri di autoeliminazione». Un anno dopo i primi arresti di religiosi e laici del Provolo in Argentina nel dicembre del 2016, tra i quali figurava il sacerdote veronese Nicola Corradi, un aereo di linea ha riportato don Pirmati in Italia, dove ora vive indisturbato nella sede dell’istituto Antonio Provolo.

    http://espresso.repubblica.it/inchieste/2019/06/12/news/esclusivo-don-pirmati-prete-ricercato-per-pedofilia-gira-verona-1.335866?ref=HEF_RULLO

  • Pedofilia, bimbi sordomuti abusati da preti: così i religiosi “orchi” venivano protetti

    Pedofilia, bimbi sordomuti abusati da preti: così i religiosi “orchi” venivano protetti

    «Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti arrestati tra sacerdoti, chierici, suore, educatori e guardiani. E centinaia di vittime: bambini sordi o sordomuti, spesso orfani e poverissimi, che denunciano anni di violenze e abusi sessuali nei collegi argentini dell’istituto religioso italiano Antonio Provolo. Una congregazione che ha il quartier generale a Verona, dove si è rifugiato il prete italiano ora ricercato dai giudici argentini, che ne hanno chiesto l’estradizione per una lunga serie di abusi raccapriccianti su minorenni invalidi».

    “L’Espresso”, nel numero in edicola da domenica 9 giugno, pubblica un’inchiesta giornalistica internazionale sul più grave scandalo di pedofilia nella Chiesa cattolica italiana ed argentina. Gli atti giudiziari su decine di casi di pedofilia emersi a Buenos Aires a partire dal 2016, quando furono arrestati i primi religiosi dell’istituto Provolo, riguardano i collegi di La Plata e Mendoza, fondati e diretti da sacerdoti italiani ora inquisiti. Nelle ordinanze d’arresto, finora inedite, i giudici argentini scrivono che i piccoli sordomuti senza famiglia venivano sottoposti a violenze e maltrattamenti che «in nulla si differenziano dalla tortura» e «riduzione in schiavitù».

    Gli abusi sui bambini, secondo le testimonianze delle vittime, sono «iniziati più di 50 anni fa e proseguiti fino al 2015 almeno». Secondo l’inchiesta, realizzata da L’Espresso in collaborazione con i cronisti argentini della testata investigativa Perfil, «per decenni i vertici dell’istituto Provolo, sia in Italia che in Argentina, si limitavano a trasferire i sacerdoti sospettati di pedofilia, senza punirli né denunciarli alla giustizia. Per questo gli abusi sui bambini hanno potuto ripetersi in altre scuole e collegi, dagli anni ’70 fino agli arresti di questi mesi, spesso con gli stessi protagonisti. Che dall’Italia hanno contagiato l’Argentina. Le violenze nei collegi di La Plata e Mendoza – scrive il settimanale – iniziano in coincidenza con l’arrivo di religiosi italiani trasferiti da Verona per ‘immoralità sessualè, ma rimasti sacerdoti e mandati a dirigere i centri argentini per minorenni sordomuti».

    In Italia lo scandalo degli abusi sui bambini nei centri veronesi dell’istituto Provolo era stato scoperchiato nel gennaio 2009 da un’inchiesta giornalistica dell’Espresso, firmata da Paolo Tessadri, che aveva pubblicato le prime testimonianze, scritte e firmate, di 15 vittime. «La successiva istruttoria ecclesiastica, condotta dalla Congregazione per la dottrina delle fede, è stata chiusa però nel 2011 con risultati quasi totalmente assolutori: gli atti, finora inediti, documentano che è stato giudicato colpevole un solo sacerdote, su un totale di 26 accusati, mentre decine di vittime non sono state mai ascoltate – rileva l’Espresso – Tra i religiosi scagionati da quell’inchiesta religiosa compaiono anche preti italiani ora agli arresti in Argentina.

    Le carte inoltre mostrano che per cancellare ogni accusa su uno storico vescovo veronese, morto nel 1980 e dichiarato beato nel 2015, è stato utilizzato un documento-chiave che oggi risulta ‘falsificatò». «Papa Francesco Bergoglio – conclude il settimanale – non è in alcun modo coinvolto nello scandalo e non è mai citato nelle indagini italiane e argentine. Anzi, nel 2017 ha sanzionato e commissariato la congregazione del Provolo».

    https://www.ilmessaggero.it/italia/pedofilia_verona_vaticano_preti_bambini_istituto_provolo-4543411.html?fbclid=IwAR1rGG4uykOnogi9N4YCM6SLreLZPwW3wfo4STWg-yTCnVmlJNY11AZOBuE

  • Bimbi sordi abusati da preti pedofili: si riscoperchia lo scandalo insabbiato in Italia

    Bimbi sordi abusati da preti pedofili: si riscoperchia lo scandalo insabbiato in Italia

    Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti religiosi arrestati. In Argentina le indagini travolgono un istituto religioso di Verona. Dove un’istruttoria ecclesiastica ha ignorato le denunce di decine di vittime rivelate dall’Espresso. Ecco la nuova inchiesta giornalistica internazionale in edicola da domenica 9 giugno

    Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti arrestati tra sacerdoti, chierici, suore, educatori e guardiani. E centinaia di vittime: bambini sordi, spesso orfani e poverissimi, che denunciano anni di violenze e abusi sessuali nei collegi argentini dell’istituto religioso italiano Antonio Provolo. Una congregazione che ha il quartier generale a Verona, dove si è rifugiato il prete italiano ora ricercato dai giudici argentini, che ne hanno chiesto l’estradizione per una lunga serie di abusi raccapriccianti su minorenni invalidi.
    L’Espresso, nel numero in edicola da domenica 9 giugno e online su Espresso+ , pubblica un’inchiesta giornalistica internazionale sul più grave scandalo di pedofilia nella Chiesa cattolica italiana e argentina. Gli atti giudiziari su decine di casi di pedofilia emersi a Buenos Aires a partire dal 2016, quando furono arrestati i primi religiosi dell’istituto Provolo, riguardano i collegi di La Plata e Mendoza, fondati e diretti da sacerdoti italiani ora inquisiti. Nelle ordinanze d’arresto, finora inedite, i giudici argentini scrivono che i piccoli sordomuti senza famiglia venivano sottoposti a violenze e maltrattamenti che «in nulla si differenziano dalla tortura» e «riduzione in schiavitù». Gli abusi sui bambini, secondo le testimonianze delle vittime, sono «iniziati più di 50 anni fa e proseguiti fino al 2015 almeno».
    L’inchiesta, realizzata da L’Espresso in collaborazione con i cronisti argentini della testata investigativa Perfil, documenta che per decenni i vertici dell’istituto Provolo, sia in Italia che in Argentina, si limitavano a trasferire i sacerdoti sospettati di pedofilia, senza punirli né denunciarli alla giustizia. Per questo gli abusi sui bambini hanno potuto ripetersi in altre scuole e collegi, dagli anni ’70 fino agli arresti di questi mesi, spesso con gli stessi protagonisti. Che dall’Italia hanno contagiato l’Argentina. Le violenze nei collegi di La Plata e Mendoza iniziano in coincidenza con l’arrivo di religiosi italiani trasferiti da Verona per «immoralità sessuale», ma rimasti sacerdoti e mandati a dirigere i centri argentini per minorenni sordi.
    In Italia lo scandalo degli abusi sui bambini nei centri veronesi dell’istituto Provolo era stato scoperchiato nel gennaio 2009 da un’inchiesta giornalistica dell’Espresso, firmata da Paolo Tessadri, che aveva pubblicato le prime testimonianze, scritte e firmate, di 15 vittime.
    La successiva istruttoria ecclesiastica, condotta dalla Congregazione per la dottrina delle fede, è stata chiusa però nel 2011 con risultati quasi totalmente assolutori: gli atti, finora inediti, documentano che è stato giudicato colpevole un solo sacerdote, su un totale di 26 accusati, mentre decine di vittime non sono state mai ascoltate. Tra i religiosi scagionati da quell’inchiesta religiosa compaiono anche preti italiani ora agli arresti in Argentina. Le carte inoltre mostrano che per cancellare ogni accusa su uno storico vescovo veronese, morto nel 1980 e dichiarato beato nel 2015, è stato utilizzato un documento-chiave che oggi risulta «falsificato». Mentre l’attuale vescovo Giuseppe Zenti, aperto sostenitore dei cattolici ultra-integralisti e della Lega, è stato interrogato in gran segreto nel 2017 sul caso Provolo dal procuratore di Verona e ha ammesso di aver dovuto patteggiare una condanna per aver diffamato l’associazione delle vittime.
    Papa Francesco Bergoglio non è in alcun modo coinvolto nello scandalo e non è mai citato nelle indagini italiane e argentine. Anzi, nel 2017 ha sanzionato e commissariato la congregazione del Provolo.
    http://espresso.repubblica.it/attualita/2019/06/07/news/bimbi-sordomuti-abusati-da-preti-pedofili-in-argentina-esplode-lo-scandalo-insabbiato-in-italia-1.335817?ref=HEF_RULLO&fbclid=IwAR2EhfNJbMzTKOo1_aIWCPx9NX_0FBjRay67uVymjInPv6kbmetrfnkuAn4
  • Da Verona all’Argentina. Vite e accuse parallele dei due preti indagati

    Da Verona all’Argentina. Vite e accuse parallele dei due preti indagati

    Fratel Nicola come fratel Eliseo. E lo scandalo si allarga

    La ricostruzione
    di Laura Tedesco

    VERONA – «Da casita de Dios a casa degli orrori», uno scandalo che si allarga e si ripete. Da Verona all’Argentina. Don Nicola Corradi colpito da un primo mandato d’arresto a fine 2016 e adesso anche da un secondo, don Eliseo Pirmati raggiunto da un ordine di carcerazione internazionale, con annessa richiesta di estradizione, tre notti fa, tra martedì e mercoledì. Indagati nell’ambito di due inchieste-fotocopia condotte dalle procure sudamericane di Mendoza e La Plata, don Nicola e don Eliseo devono difendersi dagli stessi, pesantissimi, reati: atti e abusi sessuali su minore, stupro, corruzione di minore.

    Due sacerdoti legati a doppio filo dalle origini (sono entrambi veronesi), dall’età (ultraottantenne), dall’appartenenza allo stesso istituto religioso (quello del Provolo, che ospita bambini e ragazzi sordomuti e ha la sede madre a Verona). Ma, soprattutto, due religiosi accomunati da un destino giudiziario che, oggi in Argentina come una decina d’anni fa a Verona, sembra sfociare per entrambi negli stessi esiti.

    Due «sentenze» contrapposte, quelle a cui sono giunte le indagini in Italia e in Sudamerica: un nulla di fatto in terra scaligera (dove i fatti risultavano «non più perseguibili penalmente» per l’eccessivo tempo trascorso tra i presunti abusi e le denunce delle vittime), e invece il pugno di ferro in atto oltreoceano. Rimasti invischiati nello scandalo delle presunte violenze commesse ai danni di allievi sordomuti nella sede madre del Provolo, a Verona, alla fine don Nicola e don Eliseo vennero infatti scagionati entrambi grazie alla prescrizione dalla magistratura scaligera.

    Tutto ciò mentre, per don Corradi e don Pirmati, i vertici dell’Istituto decidevano di inviarli in «missione» in Argentina. Ed è lì che, stando ai pm d’oltreoceano, i due sacerdoti veronesi ci sarebbero «ricascati», perpetrando ulteriori violenze su giovani sordomuti, spesso minorenni, iscritti alle succursali del Provolo nelle città di Lujàn (Mendoza) e La Plata. Prima di essere assegnato nel 1996 a Mendoza, dove un documento della sede di Verona nel 2001 lo qualifica come vice direttore e primo consigliere, don Corradi aveva insegnato all’Istituto Provolo di La Plata, Buenos Aires.

    E anche in quella città, dopo l’arresto di don Nicola a fine 2016 per le presunte violenze di cui si sarebbe macchiato a Lujàn, sono cominciate ad arrivare a suo carico denunce di abusi risalenti agli anni ‘90 e sfociate,adesso, nella seconda richiesta di arresto contro il religioso veronese, tuttora ai domiciliari a Mendoza per ragioni di salute in attesa del processo.

    Secondo la stampa argentina, don Corradi e don Pirmati sarebbero stati «trasferiti dai superiori religiosi in Sudamerica per coprire gli abusi commessi in Italia». Gianni Bisoli è uno dei 67 ex studenti della sede veronese del Provolo che nel 2009 denunciarono «le violenze perpetrate nei nostri confronti» da alcuni dei sacerdoti che operavano all’interno dell’istituto per sordomuti delle fine degli anni ‘50 fino al 1984: tra le righe degli esposti che non si è mai stancato di inviare «per chiedere giustizia», Bisoli ha più volte accusato di abusi sia don Corradi che don Pirmati. «Le violenze sono state perpetrate dai due religiosi sia al Provolo di Verona che a Villa Cervi (San Zeno di Montagna), per questo sono stati entrambi citati nella lettera che abbiamo inviato al Papa il 20 ottobre 2014 – ha rivelato ieri l’avvocato Marco Lodi Rizzini, referente dell’associazione sordi Provolo onlus -. Fratel Pirmati è stato poi stato trasferito in Argentina, a La Plata, ma ogni anno tornava per un mese o 2 al Provolo di Verona durante le vacanze estive».

    Ora don Eliseo si troverebbe per ragioni di età e di salute in una casa di cura a Verona: «Uno studente abusato, dopo una vita tormentata e piena di dubbi e lancinanti ricordi, si è suicidato» accusa Lodi Rizzini. E il «buco nero» si allarga. Sempre di più.

    (Corriere di Verona, 26 aprile 2019)

  • Abusi al Provolo, dopo don Pirmati chiesti altri due arresti

    Abusi al Provolo, dopo don Pirmati chiesti altri due arresti

    Pedofilia sui sordomuti in Sudamerica: nuovo ordine di cattura per don Corradi, ai domiciliari dal 2016

    VERONA – E gli arresti salgono a tre. «Gli abusi esistevano, abbiamo le prove»: poche parole, quelle usate ieri in Argentina dal giudice di sorveglianza di La Plata Jorge Moya Panisello e dal pubblico ministero Cecilia Corfield, per annunciare due nuovi ordini di carcerazione per le presunte violenze commesse su bambini e ragazzi che frequentavano la succursale sudamericana di La Plata dell’Istituto per sordomuti Provolo (la cui casa madre è a Verona).

    E così, dopo il mandato di cattura internazionale con annessa richiesta di estradizione scattato la notte tra martedì e mercoledì a carico del religioso veronese ultraottantenne don Eliseo Pirmati (ospitato al momento in una casa di cura a Verona per ragioni di salute), da oltreoceano è rimbalzata ieri la notizia di altre due richieste di arresto per le presunte violenze avvenute al Provolo di La Plata.

    Una riguarda proprio quel don Nicola Corradi, anch’egli veronese, già sottoposto agli arresti domiciliari a Mendoza da fine 2016 nell’ambito di un’inchiesta fotocopia per i presunti abusi avvenuti anche nella succursale del Provolo a Lujàn (vicino Mendoza): lasciata la sede madre di Verona (dov’era a suo tempo stato coinvolto in un’indagine sfociata nella prescrizione), i vertici dell’Istituto lo avevano infatti mandato in missione prima a La Plata (dove ha operato anche don Eliseo per poi far di recente rientro in terra scaligera) e poi a Mendoza, dove don Nicola è ora atteso dall’inizio del processo. Insieme ai due preti veronesi, a La Plata è stato chiesto l’arresto anche per un impiegato laico che si sarebbe macchiato degli stessi abusi.

    Al Provolo di La Plata, secondo gli inquirenti, le violenze sui giovanissimi sordomuti si verificavano «quasi sempre di sabato» e Corradi, si legge nelle carte dell’accusa,«è stata la più alta autorità dell’Istituto da 1970 al 1997 ed è accusato di abusi sessuali aggravati dall’essere prete»: otto, al momento, gli episodi che gli contesta la procura di La Plata, mentre l’impiegato laico risponde di «abusi sessuali aggravati dal suo status di tutore o educatore, cinque violenze sessuali e corruzione di minori».

    Quanto a don Pirmati, infine, è sospettato di «almeno tre episodi di abusi sessuali aggravati dalla sua condizione di sacerdote, atti osceni e corruzione di minori, aggravata dal fatto che le vittime hanno meno di 13 anni».

  • Nuove accuse sui presunti casi di pedofilia avvenuti al Provolo in Argentina

    Nuove accuse sui presunti casi di pedofilia avvenuti al Provolo in Argentina

    L’indagine sui presunti casi di pedofilia avvenuti nell’Istituto Provolo in Argentina si allarga e tocca ancora una volta la provincia di Verona. La Procura di La Plata ha emanato un ordine di carcerazione internazionale per don Eliseo José Primati, 83enne attualmente ricoverano a Verona per motivi di salute. Insieme a don Eliseo José Primati, la Procura ha accusato anche il veronese don Nicola Corradi, il quale si trova agli arresti domiciliari nella città argentina di Mendoza, già accusato di stupro, abusi sessuali e corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo.
    Queste nuove accuse si riferiscono ad altri presunti abusi che, secondo gli investigatori, si sarebbero verificati tra il 1982 e il 2002 all’istituto Provolo di La Plata, vicino a Buenos Aires, come riportato dai quotidiani argentini come il Clarìn. Per don Corradi si tratta di nuovi addebiti, rispetto a quelli di cui già deve rispondere nella provincia di Mendoza, mentre è la prima volta che la magistratura coinvolge anche don Primati in questa grande indagine e per l’83enne chiederà pure l’estradizione.

    La Procura argentina ha raccolto le testimonianze degli studenti sordomuti che erano mandati al Provolo o che venivano accolti perché orfani. E le accuse sono aggravate proprio dal fatto che le vittime, oltre ad essere minorenni, avevano anche delle disabilità che non permettevano loro di difendersi dagli abusi che vengono contestati ai religiosi che operavano all’interno degli istituti.

    http://www.veronasera.it/cronaca/nuove-accuse-pedofilia-provolo-argentina-25-aprile-2019.html