Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Dal prete rimosso accuse di pedofilia a un altro parroco

    Dal prete rimosso accuse di pedofilia a un altro parroco

    «Ho preso il posto nel Vicentino di un prete che si vociferava essere un pedofilo, si tratta di fatti da quel che so del 2004». Non fa nomi, ma sono comunque dichiarazioni pesanti quelle rilasciate da don Marino Ruggero davanti al pubblico ministero.

    Il sacerdote padovano, fino allo scorso 2 gennaio parroco di San Lorenzo in Roncon ad Albignasego (Padova), è stato allontanato dalla curia di Padova dal suo ministero per comportamenti sconvenienti. Don Marino, in risposta all’allontanamento da parte del Vescovo, ha in più occasioni detto di essere stato a conoscenza di casi di preti pedofili sui quali la curia padovana avrebbe sorvolato. Sulla base di queste dichiarazioni la procura, dopo una segnalazione da parte dei carabinieri, ha aperto un fascicolo senza indagati.

    E così nei giorni scorsi il sacerdote padovano è stato convocato dal pm. Don Marino con quella frase fa riferimento a un suo periodo nell’unità pastorale di Mure-Laverda, nel Vicentino, iniziato una quindicina di anni fa, sostenendo di essere stato inviato lì dalla Curia al posto di un parroco chiacchierato per presunti comportamenti eccessivi nei confronti di giovane parrocchiane.

    La procura di Padova è pronta ad inviare gli atti a Vicenza anche se, va ricordato, si tratta di fatti che sarebbero avvenuti nel 2004 e quindi ampiamente prescritti. Inoltre sulla questione ci sono già state due inchieste – in procura e una interna alla diocesi – entrambe chiuse con l’archiviazione.

    https://www.ilgiornaledivicenza.it/territori/vicenza/dal-prete-rimosso-accuse-di-pedofilia-a-un-altro-parroco-1.7916960

  • Padova, sacerdote cacciato: non ha rispettato celibato. Lui: “Faccio l’elenco dei preti pedofili, gay o che hanno fatto abortire le loro donne”

    Padova, sacerdote cacciato: non ha rispettato celibato. Lui: “Faccio l’elenco dei preti pedofili, gay o che hanno fatto abortire le loro donne”

    Don Marino Ruggero, ormai ex parroco di Albignasego, era già noto per le sue posizioni politiche, i provini al Grande Fratello e le parole contro i rom. Il suo trasferimento, però, è stato ordinato per altri motivi. E sul Gazzettino il presule ha deciso di sfogarsi, minacciando di creare uno scandalo nella diocesi del capoluogo euganeo

    Altro che accuse di essere un prete leghista. O preoccupazione per alcune prese di posizione sul tema dei migranti e della legittima difesa. Oppure per la partecipazione alle selezioni del Grande Fratello. È soltanto una vicenda di mancato rispetto dell’osservanza del celibato all’origine del trasferimento di don Marino Ruggero dalla parrocchia di San Lorenzo in Roncon di Albignasego, in provincia di Padova. Lo ha annunciato la curia, probabilmente indispettita dalle interviste concesse dall’ex parroco. Ma questo, anziché sopire il caso, rischia di ampliarlo. Perché don Marino reagisce a sua volta minacciando rivelazioni su preti pedofili o su aborti suggeriti da sacerdoti ad alcune donne che avevano messo incinta. Una bufera che imbarazza la diocesi e il vescovo Claudio Cipolla.

    Partiamo dalla struttura ecclesiastica. “Si comunica che in data 13 gennaio 2020 è iniziato, su mandato del vescovo di Padova, il processo canonico nei confronti di don Marino Ruggero, presso il Tribunale ecclesiastico diocesano”. Insomma, il parroco è sul banco degli imputati. “A don Marino, alla luce di precise accuse avvalorate da prove, vengono contestati comportamenti non consoni allo stato clericale, inerenti agli impegni derivanti dall’obbligo del celibato per i preti”. Trovano così conferma le voci che circolavano ad Albignasego su frequentazioni personali del sacerdote, ma che l’interessato aveva respinto. La Curia confuta alcune dichiarazioni del prete che avevano alimentato il sospetto di una persecuzione immotivata. “Don Marino Ruggero – contrariamente a quanto finora egli stesso ha dichiarato pubblicamente – era a piena conoscenza dell’ambito delle accuse a lui rivolte, che hanno portato il vescovo a disporre un’indagine previa e successivamente al fermo invito a dimettersi spontaneamente, proprio per dargli la possibilità di difendersi nelle sedi adeguate (tribunale ecclesiastico), dalle accuse che gli sono state rivolte”.

    Una doccia fredda ad Albignasego dove un migliaio di fedeli hanno già firmato una petizione per chiedere che il sacerdote torni ad essere il loro parroco. Anzi, in un primo tempo, dalla curia era venuto l’annuncio di un trasferimento temporaneo e non definitivo. Probabilmente si trattava di una forma di cautela, visto che il processo è solo iniziato. Al momento la parrocchia è retta da don Giovanni Brusegan, direttore dell’Ufficio per l’Ecumenismo, che fu mandato dal vescovo anche a San Lazzaro, a Padova, tre anni fa, quando ci fu lo scandalo di don Andrea Contin, il prete che organizzava incontri a luce rosse, perfino con annunci sui giornali.

    La reazione di don Marino, intervistato da Il Gazzettino rischia di attizzare ancor di più il caso. “Se loro si comportano in modo così grave e scorretto nei miei confronti, allora io sono vendicativo. Non mi aspettavo assolutamente quel comunicato. Lo reputo un comportamento fortemente scorretto da parte della Curia. Secondo me è opera del vicario generale, può essere che il vescovo non sapesse nemmeno di questo comunicato”. Ma il processo? “Io sapevo di alcune accuse, certo, ma non c’è ancora niente di accertato. Mi pare vergognoso scrivere certe accuse quando non si sa ancora se siano vere o meno. Questo la Curia non avrebbe dovuto farlo. È solo una delle tante accuse che mi vengono fatte, dall’essere leghista in poi. Ci sono stati i provini al Grande Fratello, le mie posizioni sui Rom, le comunioni a separati e divorziati. Evidentemente sono considerato un prete scomodo e i preti scomodi vogliono eliminarli”. Don Marino sfida la Curia. “Se questo è il metodo che usano, allora io inizio a fare l’elenco, con tanto di prove, di preti pedofili, gay o che hanno la donna che ha abortito, che sono a capo di grandi parrocchie della Diocesi di Padova. So bene chi sono e dove sono, ma i loro nomi non sono mai stati resi pubblici. Il trattamento deve essere uguale per tutti”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/14/padova-sacerdote-cacciato-non-ha-rispettato-celibato-lui-faccio-lelenco-dei-preti-pedofili-gay-o-che-hanno-fatto-abortire-le-loro-donne/5670134/

  • «Zenti chieda scusa alle vittime del Provolo»

    «Zenti chieda scusa alle vittime del Provolo»

    Una lettera aperta al vescovo di Verona per sollecitare le scuse alle vittime di abusi all’Istituto Provolo. L’ha scritta la deputata pentastellata, Francesca Businarolo, presidente della Commissione Giustizia della Camera, dopo la condanna a pesanti pene detentive da parte di un Tribunale argentino di due sacerdoti di due sedi dell’Istituto Provolo di Mendoza e La Plata, di cui uno italiano, padre Nicola Corradi, 83 anni, ora agli arresti domiciliari per provata responsabilità in sei episodi di violenza, per gravi e ripetuti abusi sessuali su bambini e minori sordi o ipoacusici.

    «Mi rivolgo a Monsignor Zenti e a tutte le Autorità ecclesiastiche veronesi – dice Businarolo – vi prego, chiedete scusa alle vittime degli abusi dell’Istituto Provolo, chiudiamo questa ferita inflitta a loro e alla città». «I fatti argentini – prosegue – ci sbattono in faccia l’attualità delle denunce di diversi ex ospiti dell’Istituto per l’educazione dei sordomuti di Verona, nato nella nostra città e rimasto attivo per un secolo e mezzo: allora bimbi disabili, poi diventati adulti furono in grado di sentire e parlare grazie a speciali supporti, dunque capaci di ricordare e denunciare gli abusi subiti».

    «È lecito pensare – aggiunge – che al Provolo sia esistito un buco nero nel quale è stata affogata la dignità di tanti bambini, un orribile “sistema collaudato” di abusi, con vittime preferenziali, i sordomuti, che non erano in grado di difendersi o di andare a raccontare quanto accadeva. Ed è lo stesso motivo per cui, anche a Verona, gli abusi sono emersi con decenni di ritardo». «Ora io chiedo a voi, autorevoli rappresentanti di una Chiesa che Francesco vuole nuova e trasparente, di non dimenticare le vittime del Provolo. Non diteci che non ci sono sentenze – conclude Businarolo nella missiva -. Il diritto farà il suo corso. Noi abbiamo bisogno di un atto di coraggio, di una parola di scuse verso le vittime. Solo così i fantasmi del Provolo non ci tormenteranno e noi saremo una comunità migliore».

    https://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/zenti-chieda-scusa-alle-vittime-del-provolo-1.7812580

  • Non mentirai? – Provolo: Francesco non getterà dalla Chiesa i preti abusatori condannati a Mendoza

    Non mentirai? – Provolo: Francesco non getterà dalla Chiesa i preti abusatori condannati a Mendoza

    ¿NO MENTIRÁS? – Provolo: Francisco no echará de la Iglesia a los curas abusadores condenados en Mendoza

    Pur conoscendo le testimonianze di Corradi dal 2002 e nonostante le prove inconfutabili, in Vaticano affermano di non poter ancora “valutare i fatti” per decidere cosa fare del prete italiano e del suo favorito Corbacho.

    Questo lunedì la notizia delle dure e storiche condanne a due sacerdoti e un giardiniere dell’Istituto per i bambini non udenti Antonio Provolo de Luján de Cuyo (Mendoza) per aver abusato e corrotto tra il 2005 e il 2016, undici studenti tra 7 e 17 anni, hanno girato il mondo.

    Alla gravità dei fatti, al modus operandi criminale dimostrato nel processo e ai comportamenti abietti di Nicola Corradi (84) e Horacio Corbacho (59) durante il processo, si aggiunge che molti degli eventi si sono verificati nel paese di Jorge Bergoglio e durante il periodo in cui era la massima autorità della Chiesa in Argentina.

    Tuttavia, né la forza delle condanne (42 anni per Corradi, 45 per Corbacho e 18 per il giardiniere Armando Gómez) né la conferma che la curia conoscesse i fatti da molto tempo prima di essere processati, sembrano essere motivi sufficienti per Il Vaticano per prendere la decisione di eliminare entrambi i sacerdoti dell’istituzione religiosa.

    Al contrario, è come se la “notizia” avesse attivato i lati più offensivi di una gerarchia cattolica piuttosto abituata al silenzio, a mentire e a coprire tutti i suoi crimini.

    Ipocrisia e tonache

    All’ipocrita rassegna stampa dell’arcivescovo di Mendoza, rilasciata ore dopo la sentenza, sono state aggiunte nelle ultime ore dichiarazioni di fonti vaticane che mostrano il disprezzo dell’istituzione per le vittime e la volontà di continuare a proteggere i criminali di tonaca.

    Il quotidiano La Nación (compagnia diretta a Roma) riferiva che “dalla Santa Sede accusano la Giustizia” di Mendoza perché, secondo “fonti religiose dall’Italia”, sarebbe stato impedito alla curia “l’accesso agli atti giudiziari” del caso.

    Secondo La Nación, l’argomento del Vaticano è che “attendono la conclusione del caso nella giustizia civile argentina. Inoltre, hanno indicato che il processo canonico (cioè il processo interno contro Corradi e Corbacho, NdR) procederà solo con una frase definitiva, in modo che solo dopo tale istanza si discuterà della possibile espulsione dei sacerdoti condannati ”. Cioè, praticamente mai.

    Sembra così vaga la risposta vaticana che la stessa corte di Mendoza ha risposto. “Quello che dicono è molto brutto. Parlano di giustizia civile e quello che abbiamo fatto è una condanna penale, in primo luogo. In secondo luogo, dovrebbero mostrare le richieste di informazioni. Terzo, quello che hanno detto è che non avvieranno il processo fino a quando non ci sarà un giudizio finale. C’è il segreto: un giudizio deciso su dove; può essere nel tribunale provinciale, nel tribunale nazionale o nella corte interamericana dei diritti umani. Sono ipocriti. È davvero un pezzo di carta”, riproduce La Nación come “una fonte del tribunale provinciale”.

    D’altra parte Sergio Salinas, avvocato a nome delle vittime e referente dell’organizzazione Xumek, ha anche condannato la posizione del Vaticano e ha affermato che sono direttamente “complici, nascondendo prove che sono obbligati a dare. Siamo stanchi del suo cinismo.”

    Questo lunedì, in dialogo con La Izquierda Diario, l’avvocato della Rete dei sopravvissuti all’abuso ecclesiastico Carlos Lombardi, ha anche fortemente criticato la gerarchia cattolica, ricordando che “entrambi, Dante Simón (vicario giudiziario dell’arcidiocesi di Cordova inviato da Bergoglio a Mendoza interverrà nel caso) come Alberto Bochatey (il commissario apostolico e l’attuale arcivescovo ausiliare di La Plata) vengono denunciati penalmente non solo per non aver collaborato con la giustizia di Mendoza ma per aver ostacolato le indagini ”.

    Sapevano tutto

    Dal Vaticano insistono nel nascondere l’invisibile. “Non siamo stati in grado di procedere nel processo canonico perché non abbiamo mai avuto più informazioni di quella dei media, dal momento che le autorità giudiziarie argentine non ci hanno dato accesso ai documenti e alle prove del processo civile”, hanno detto a La Nación fonti apostoliche e romane.

    Ma la bugia ecclesiastica non può essere più grande. La Curia argentina sapeva, almeno dal 2002, dell’esistenza di denunce nel Provolo de La Plata. Una volta scoperto lo scandalo, in un raid nel quartier generale della capitale di Buenos Aires, fu trovata una lettera (datata quell’anno) che Julio García, “tesoriere” di Provolo, aveva inviato a Mendoza raccontando tutto ciò che sapeva di Corradi. Non sapevano davvero niente?

    Inoltre, come riportato dettagliatamente da questo giornale, nel 2014 Francesco stesso ha ricevuto denunce da parte dei sopravvissuti del Provolo di Verona che andarono a trovarlo in Piazza San Pietro. Lì nominarono Corradi e altri chierici stupratori. La risposta ufficiale non fu altro che il silenzio papale.

    Come se ciò non bastasse, l’arcivescovo di La Plata (attraverso il vescovo ausiliare Bochatey) alla fine del 2017 ha portato Eliseo Pirmati fuori dall’Argentina e lo ha “rimpatriato” nel Provolo de Verona (dove era partito decenni fa) quando erano già consistenti sospetti su di lui in merito ad abusi e torture commessi su bambini nella sede dell’Istituto di Buenos Aires.

    La Chiesa non può nascondere il sole con la mano. E tanto meno i loro stessi crimini con bugie.

    Oggi, con le condanne di Corradi e Corbacho, hanno un nuovo significato le parole espresse l’anno scorso da Sergio Buenanueva, vescovo di San Francisco (Córdoba), che si pone pubblicamente come “autocritico” e cerca di separarsi dalle ali più reazionarie dell’episcopato.

    Buenanueva è di Mendoza e afferma di conoscere il caso Provolo “da vicino”. In un’intervista rilasciata nel 2018, Buenanueva ha affermato che questo è stato “il caso più grave che l’Argentina ha” insieme a quelli di Julio Grassi e ai casi di Paraná. Ha anche affermato che “la crisi in Argentina è appena iniziata”, poiché casi come il Provolo “hanno incoraggiato molte vittime a mettere in luce ciò che hanno sofferto e ciò che hanno vissuto”. E ha anche riconosciuto che le vittime “potrebbero richiedere decenni per mettere in luce” le loro testimonianze.

    Per il vescovo di San Francisco, ciò che è accaduto all’Istituto Provolo “è la cosa più grave che è accaduta in Argentina, ma è un esempio di tutto il male che abbiamo fatto nella Chiesa nella gestione di tutti questi casi”.

    Ma allo stesso tempo ha cercato di togliersi ogni responsabilità, quando si parla di “persone che con i registri sono state inviate senza che il vescovo del luogo lo sapesse, posso dire che sono stato vescovo ausiliare di Mendoza e non avevamo la minima idea”.

    La cantata di Buenanueva, dei suoi colleghi della Conferenza episcopale argentina e dei suoi elettori del Vaticano non resiste a un minimo di archivio. Peggio ancora, questo canto ha l’effetto di una copertura eterna su innumerevoli stupratori e torturatori. Soprattutto quelli che hanno ancora la “fortuna” di non essere stati denunciati dalle loro vittime.

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-Francisco-no-echara-de-la-Iglesia-a-los-curas-abusadores-condenados-en-Mendoza?fbclid=IwAR0tFX6pSSJzBM-eyiDeAncr7OkaJBGJqS8vJThHDUR1mvJmHnErtsJPurc
    (traduzione con Google)

  • Provolo: il Vaticano chiede “perdono”, ma anni fa conosceva gli abusi e li copriva

    Provolo: il Vaticano chiede “perdono”, ma anni fa conosceva gli abusi e li copriva

    Provolo: el Vaticano pide “perdón”, pero hace años sabía de los abusos y los encubrió

    Il vescovo Bochatey, incaricato di “indagare” sui sacerdoti condannati a Mendoza, ha pubblicato una dichiarazione di scusa per le condanne di lunedì. Ma lui stesso ha manipolato le prove a La Plata e nel 2017 ha inviato uno dei sospettati in Italia.

    Il vescovo ausiliare di La Plata, Alberto Germán Bochatey Chaneton, nominato a maggio 2017 come “commissario apostolico” dal Vaticano per “investigare internamente” sui crimini presso l’Istituto Provolo, ha rilasciato una dichiarazione mercoledì cercando di scusarsi per conto di la Chiesa prima delle storiche condanne a 42 e 45 anni per i sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho.

    Il lungo testo è pieno di (incredibili) espressioni di papa Francesco riguardo al “dolore”, alle “ferite profonde” e alla “pace” necessaria per le vittime di abusi e torture da parte di sacerdoti. Le poche parole di Bochatey nella dichiarazione cercano solo di coprire le spalle di una gerarchia cattolica affondata al collo sotto mentite spoglie e complicità con quei crimini.

    Noi Signore? No signore

    Bochatey afferma che la Chiesa “rispetta la decisione giudiziaria di Mendoza” e “si aspetta che porti pace alle vittime”. Il chiarimento sul rispetto della sentenza giudiziaria può sembrare ovvio. Ma non lo è. La Chiesa è un’istituzione abituata a “fare da sé”, dispensando le leggi dello Stato e generando altri parallelismi che prevalgono persino sulle costituzioni e sui codici penali.

    Ad esempio, in Argentina è ancora in vigore il Concordato (firmato nel 1966 tra la dittatura di Onganía e il Vaticano), che offre alla Chiesa ampio spazio di manovra con la propria “giustizia” in casi che non raggiungono mai la giustizia civile, tra questi molti abusi sessuali di sacerdoti su parrocchiani. Casi che non trascendono mai e finiscono sempre nell’impunità. L’annullamento del Concordato è una delle richieste fondamentali della Campagna Chiesa e Stato soggetto separato.

    Nella sua dichiarazione, Bochatey cita Francesco quando afferma che “se in passato l’omissione poteva diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo senso più profondo e più stimolante, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futuro”. Quella “omissione” di cui parla il Papa è precisamente quella che lo stesso Bochatey e i suoi colleghi argentini hanno esercitato ampiamente negli ultimi anni.

    Il vescovo ausiliare di La Plata afferma che, quando è stato nominato commissario apostolico con Dante Simón, ha assunto il compito di indagare per “cercare di discernere se le accuse sono credibili o meno e avere una buona certezza morale che gli eventi potrebbero essere accaduti “. Sulla base di ciò, afferma, hanno concluso che “i fatti erano plausibili e avrebbero potuto accadere”. E aggiunge che la curia “non ha mai nascosto informazioni o rimosso la collaborazione” con la magistratura.

    Se è come dice Bochatey, bisognerebbe chiedergli perché crede che nel processo che si è appena concluso a Mendoza, le denunce hanno addebitato direttamente a lui e Simon le coperture degli imputati.

    Il vescovo aggiunge che “la Chiesa non ha mai nascosto i sacerdoti in questione e il processo canonico continua il suo corso nella Congregazione della Dottrina della Fede”. E con ciò crede di poter comunicare alla società e al mondo che tutto è in ordine e che Corradi e Corbacho sono solo un inciampo all’interno dell’istituzione. Ma lo stesso Bochatey è intimamente legato alla copertura di sacerdoti abusatori, e al disprezzo e agli attacchi alle vittime.

    Sì, hai nascosto

    Lo stesso mercoledì l’arcivescovo reazionario emerito di La Plata Héctor Aguer ha dichiarato alla radio che “è un orrore quello che è successo” nel Provolo Mendoza. “Conosco bene questo istituto perché ha una casa qui a La Plata e fortunatamente qui non sono successe cose”, ha aggiunto.

    Ha anche affermato che mentre era a capo dell’arcidiocesi di Platense (fino a giugno 2018) “non c’è mai stata una denuncia presso la sede dell’arcivescovo” e che, sopra, il Provolo “è un’istituzione che non dipende dal vescovo del luogo, quindi che è un problema che deve essere risolto a Roma ”.

    Da giugno 2000 a giugno dell’anno scorso Aguer è stato a capo della Chiesa Platense. E nel marzo 2013 Bochatey ha assunto il ruolo di suo assistente, una posizione che ricopre fino ad oggi, ora sotto gli ordini di Víctor “Tucho” Fernández. Significa che per molti anni Aguer e Bochatey hanno gestito “come una squadra” tutto ciò che riguarda la chiesa regionale.

    Come già riportato in questo giornale, nel 2002 Julio García, un membro anziano del Provolo de La Plata, ha inviato una lettera al Provolo de Mendoza avvertendo dei comportamenti violenti e offensivi del sacerdote Corradi (che era stato inviato a Luján de Cuyo dal Capitale di Buenos Aires per rilevare la sede centrale di Mendoza dell’istituto per bambini non udenti). Mons. Aguer potrebbe dire che non lo sapeva, ma è davvero incredibile, conoscendo il livello di verticalità dell’istituzione religiosa.

    A sua volta, nello stesso edificio del Provolo c’è un ramo dell’Università Cattolica di La Plata, che è sotto l’orbita dell’Arcivescovado e di cui Aguer è stato per anni uno dei suoi massimi referenti. È innegabile che il rapporto tra Provolo e l’Arcivescovado è più che stretto da decenni.

    Ma non è tutto. Quando alla fine del 2016 lo scandalo è saltato nel quartier generale di Mendoza dalla tortuosa e coraggiosa denuncia di famiglie di bambini sordi, a La Plata Aguer ha attivato gli allarmi e ha lanciato la copertura operativa, cercando di non rimanere bloccato verso le destinazioni di Corradi e Corbacho.

    Quando, nel maggio 2017, Jorge Bergoglio ha nominato Bochatey “commissario apostolico” incaricato di “indagare” su ciò che è accaduto nel Provolo de Mendoza, Aguer lo ha immediatamente nominato “controllore” presso la sede di La Plata. Il doppio gioco di essere un “ricercatore” e di avere in mano molte prove incriminanti dell’indagine ha facilitato molte cose.

    A ciò si sono aggiunti i servizi forniti dall’ex procuratore della Repubblica Plata Fernando Cartasegna, che era allora responsabile della causa aperta dalle testimonianze di ex studenti dell’istituzione che, commossi dallo scandalo aperto a Mendoza, hanno denunciati gli stessi sacerdoti per crimini commessi nella sede di Platense anni prima. Cartasegna (oggi in disgrazia e con alcune caratteristiche di follia) non ha indagato su nulla e ha persino approvato ciò che è stato fatto dalla gerarchia cattolica.

    Da luglio 2017 Alberto Bochatey (prima sotto gli ordini di Aguer e poi di Tucho Fernández) ha fatto tutto nel Provolo de La Plata, al punto che oggi quel quartier generale non ha nulla a che fare con quello che era. Oltre a modificare la struttura dell’edificio, cambiare le dipendenze e persino dare un ampio spazio all’UCALP, rimuoveva i sacerdoti che vivevano lì e avevano condiviso anni con Corradi e Corbacho.

    Pagheranno per i loro “peccati”?

    Bochatey ha alterato, falsificato e persino eliminato le prove che non sono state incorporate nel caso, nonostante gli sforzi della procura Cecilia Corfield, che ha ricevuto il fascicolo a metà 2018 dopo il fallimento di Cartasegna. Inoltre, il vescovo ausiliare aveva molto da fare affinché altri due preti abusatori andassero in Italia, cercando di liberarli dalle indagini in Argentina.

    Nel 2014, quando sembrava che al Provolo “non stesse succedendo nulla”, Aguer e Bochatey mandarono a Verona il sacerdote ottantenne Giovanni Granuzzo, che non era ancora stato accusato in Argentina ma era stato accusato in patria da vittime già adulte ( sebbene senza prove aperte).

    E alla fine del 2017 Aguer e Bochatey hanno fatto lo stesso con il sacerdote Eliseo Pirmati. La differenza con il trasferimento di Granuzzo è che era passato un anno da quando Mendoza aveva aperto la causa contro Corradi e Corbacho, la suora Kosaca Kumiko e due impiegati. E anche molto tempo fa  Pirmati era stato menzionato da diverse vittime come membro della banda criminale.

    A metà di quest’anno il procuratore Corfield ha richiesto l’estradizione del “fuggito” Pirmati, che ha perseguito insieme al sacerdote Corradi e un ex insegnante di informatica, José Britez, per i crimini di abuso sessuale aggravato e corruzione di minori.

    Secondo l’indagine di Corfield, le testimonianze delle vittime indicano che i crimini dei sacerdoti e dei loro collaboratori erano sistematici tra i decenni degli anni ’70 e ’90, sfruttando i loro posti di potere e con la copertura totale delle più alte autorità ecclesiastiche di La Plata.

    Il quadro è sufficiente. Aguer, Tucho Fernández, Bochatey e compagnia non solo conoscono i crimini del Provolo da anni, ma hanno fatto tutto il possibile per nascondere i loro protagonisti. Tanto che meritano già di essere accusati e perseguiti per aggravamento occulto dei crimini commessi dai condannati Corradi e Corbacho e da altri protetti.

    E poiché la Chiesa è precisamente un’istituzione in cui la verticalità e la segretezza sono ragioni di Stato, nessuno nel suo corretto giudizio può credere che Bergoglio e i suoi impiegati della Congregazione per la Dottrina della Fede siano ignari delle stesse informazioni (e anche di più) su questi crimini molto gravi commessi nel corso di decenni contro centinaia di ragazze, ragazzi e adolescenti.

    “Non nascondiamo mai informazioni né rimuoviamo la collaborazione”, afferma Bochatey dopo la dura condanna della sua protezione da Mendoza. “La Chiesa non ha mai nascosto i sacerdoti in questione”, aggiunge il vescovo ausiliare di La Plata a nome del Vaticano. Bugie. E ci sono quelli che fingono di dare alle loro parole un bagliore di verità.

    L’anno prossimo Bochatey, Aguer e Fernández saranno nei guai. Il 2020 sarà l’anno in cui due processi rilevanti contro sacerdoti stupratori, corruttori di minori e torturatori avranno probabilmente luogo a La Plata. Uno, per gli eventi accaduti nella sede locale di Provolo. Un altro, per i crimini commessi dal cappellano del servizio penitenziario di Buenos Aires, Eduardo Lorenzo, oggi in attesa di essere perseguito che, secondo fonti giudiziarie, è imminente.

    In entrambe le prove, verranno alla luce testimonianze, prove e perizie che non solo condanneranno Corradi, Pirmati, Britez e Lorenzo, ma dimostreranno il livello di complicità e di copertura dei loro superiori. La magistratura sarà incoraggiata a trattare anche arcivescovi e vescovi ausiliari?

    https://www.laizquierdadiario.com/Provolo-el-Vaticano-pide-perdon-pero-hace-anos-sabia-de-los-abusos-y-los-encubrio
    (traduzione con Google)

  • L’Argentina condanna i preti pedofili ma l’Italia rifiuta l’estradizione

    L’Argentina condanna i preti pedofili ma l’Italia rifiuta l’estradizione

    Abusi sui bambini sordi dell’istituto Provolo: 42 anni di carcere per un sacerdote veronese. Ma i giudici di Venezia rigettano la richiesta argentina di arrestare un altro religioso italiano, scappato a Verona. E filmato dall’Espresso

    DI PAOLO BIONDANI E ANDREA TORNAGO
    L’Argentina condanna i preti pedofili, ma l’Italia nega l’estradizione del ricercato: un religioso che è sfuggito all’arresto scappando a Verona, dove vive libero e indisturbato.
    Dall’altra parte del mondo, la magistratura argentina ha pronunciato ieri una sentenza storica. Per la prima volta un’autorità giudiziaria ha condannato due sacerdoti dell’Istituto Provolo, che ha la casa madre a Verona, per una serie di abusi e violenze sessuali commessi tra il 2005 e il 2016 su vittime minorenni: bambini sordi, spesso orfani, che vivevano nell’educandato di Mendoza. Una sentenza pesante, che conferma la gravità dei fatti attribuiti ai religiosi della Compagnia di Maria, la congregazione vaticana che gestisce l’istituto Provolo: 45 anni di reclusione per il prete argentino Horacio Corbacho, 42 anni per il sacerdote veronese Nicola Corradi, che del centro di Mendoza è stato anche direttore. Condannato a 18 anni anche il giardiniere della scuola, il 57enne Armando Gómez.
    I tre imputati sono stati arrestati nel novembre 2016. Don Corradi ha poi ottenuto i domiciliari per motivi di salute. All’arresto è invece sfuggito un altro religioso veronese, Eliseo Pirmati,accusato di violenza sessuale aggravata, atti osceni e corruzione di minorenni in un procedimento collegato, che riguarda un’altra sede del Provolo in Argentina.
    Un’inchiesta giornalistica dell’Espresso ha rivelato che il religioso italiano, dopo i primi arresti in Argentina, è tornato a Verona, sfuggendo così al successivo mandato di cattura. Nel giugno scorso Pirmati è stato filmato dall’Espresso mentre andava a messa e poi rientrava nella sede centrale del Provolo a Verona, dove ha un alloggio. Sull’inchiesta argentina, ha detto solo: «Non so niente». Quindi i giudici argentini hanno presentato alle autorità italiane una formale richiesta di estradizione, trasmessa l’8 ottobre scorso ai magistrati di Venezia. Qui, dieci giorni dopo, la Procura generale ha rigettato la domanda argentina, come risulta dal provvedimento, datato 18 ottobre 2019, di cui l’Espresso ha ottenuto copia.
    Le pesanti condanne in Argentina e lo stop italiano all’estradizione, almeno temporaneo, approfondiscono ancora di più il solco tra due nazioni con grandi legami storici. In Argentina il caso Provolo è considerato uno dei più gravi scandali di pedofilia nella Chiesa cattolica. In Italia il caso fu scoperchiato solo da un’inchiesta dell’Espresso firmata da Paolo Tessadri, che raccolse le prime testimonianze, videoregistrate, di decine di vittime. La successiva istruttoria eccelesiastica, però, si è chiusa senza alcuna condanna. E la magistratura veronese ha dovuto archiviare tutte le accuse per prescrizione. Gli atti della lacunosa istruttoria vaticana, recuperati l’anno scorso dall’Espresso, mostrano che i vertici del Provolo si limitavano a trasferire da una sede all’altra i religiosi accusati da diverse vittime. Tra loro, spicca proprio don Corradi, che fu spostato negli anni Settanta da Verona in Argentina, dove secondo la sentenza di ieri ha ricominciato ad abusare dei bambini. Una trama che ricorda il caso Spotlight, il film sullo scandalo dei preti pedofili americani svelato da un’inchiesta giornalistica del Boston Globe.
  • PROVOLO; Dopo la condanna argentina, al via i procedimenti in Italia già annunciati dalla Rete L’ABUSO

    PROVOLO; Dopo la condanna argentina, al via i procedimenti in Italia già annunciati dalla Rete L’ABUSO

    “ E’ infatti emerso dall’istruttoria espletata che l’Istituto Provolo è Ente Morale di diritto privato e dipende, e dipendeva anche all’epoca, dalla Congregazione Compagnia di Maria che è ente ecclesiastico. Quest’ultima dipende a sua volta dall’Ufficio Congregazione Vita Consacrata del Vaticano.”

    “Una seconda osservazione attiene al fatto che don Corradi Nicola, arrestato in Argentina il 28-11-16 per il reato di abusi sessuali su minori, si trasferì (o fu fatto trasferire) in quel paese nel gennaio del 1970.

    In quella data pertanto, avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofie, all’epoca già note all’interno della Congregazione.”

    Di Francesco Zanardi

    Quelle che avete appena letto non sono parole nostre, ma quelle del Pubblico Ministero Valeria Ardito, della Procura della Repubblica di Verona, che a seguito dei 3 fascicoli che la Rete L’ABUSO presentò sul caso Provolo nei primi mesi del 2017 – alla fine delle indagini – ravvisò che la congregazione Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, era indipendente dalla diocesi di Verona e che la responsabile giuridica di tutti gli Istituti Antonio Provolo sparsi per il mondo, fosse riferibile unicamente alla Congrgazione, con sede in Stradone Provolo, Verona Italia.

    La documentazione che Rete L’ABUSO depositò all’epoca, fu prodotta innanzitutto per una conferma ufficiale, che la tesi della Rete L’ABUSO – secondo la quale l’Istituto Provolo fosse indipendente dalla diocesi di Verona e che il vescovo Giuseppe Zenti si stesse proponendo come “improprio” interlocutore” – fosse corretta, e la Procura ha confermato questo dato, con l’archiviazione della posizione del solo Vescovo di Verona.

    I reati contestati dalla Rete L’ABUSO all’epoca e ancora oggi, si basano in particolare sul secondo comma dell’articolo 40 del codice penale che recita “Non impedire un evento di cui si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo” .

    Naturalmente questa contestazione ha valore effettivo solo quando è presente una condanna, e all’epoca era solo in corso un’indagine in Argentina, quindi l’accusa non era ancora procedibile.

    La condanna di ieri a 42 anni per don Nicola Corradi, apre oggi il procedimento italiano per le responsabilità omissive imputabili ai vertici della Congregazione Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, con sede a Verona.

    Per quanto riguarda invece gli altri due condannati, Horacio Corbacho e Armando Gómez, per il momento l’associazione non è in possesso di materiale sufficiente per dimostrare che la Congregazione fosse al corrente anche delle loro tendenze pedofile e per il momento quindi, gli ultimi due non saranno oggetto delle contestazioni che a breve formuleremo alla Procura di Verona, contro la sede italiana dell’Istituto.

    Alle 15 di oggi (ora dell’Argentina 19 ora italiana) si terrà una riunione tra il presidente della Rete, gli avvocati italiani e il nostro Procuratore in Argentina, l’avvocato Carlos Lombardi, al fine di pianificare la strategia da intraprendere.

    Zanardi

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  • Caso Provolo, la Commissione Vaticana: “Li trasferivano in Argentina per nascondere gli abusi”

    Caso Provolo, la Commissione Vaticana: “Li trasferivano in Argentina per nascondere gli abusi”

    Don Nicola Corradi è stato condannato a 42 anni dal tribunale di Mendoza in Argentina per gli abusi perpetrati contro i bambini sordomuti dell’Istituo Provolo sudamericano.

    Da anni era al centro delle accuse di altri studenti dell’Istituto a Verona, in Italia. Qui la Curia di Verona, dopo la confessione di Don Piccoli a Fanpage.it, ha ammesso l’esistenza e la veridicità delle accuse degli abusi commessi dai preti sui bambini sordomuti ospiti della struttura veneta.

    “I preti che sono risultati colpevoli – ha detto il portavoce del vescovo e vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico, Don Mazzoni – effettivamente erano stati spostati per nascondere i sospetti di abusi”.

    Una circostanza confermata anche da Mario Sannite, il magistrato che guidò la commissione che il Vaticano volle instaurare per il caso Provolo, dopo che 67 ex alunni dell’istituto avevano accusato decine di preti di abusi.

    “Tra le persone allontanate perché accusate di abusi – rivela Mario Sannite – c’era anche Don Nicola Corradi”.

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/XdwYceSw4iw2DbUv

  • Bimbi sordi abusati nell’Istituto Provolo: condannati due preti, uno è italiano

    Bimbi sordi abusati nell’Istituto Provolo: condannati due preti, uno è italiano

    Lo scandalo degli abusi su minori, insabbiato in Italia, ottiene finalmente gli giusti sviluppi. Condannati per abusi sessuali commessi sui bambini sordi due preti e un giardiniere, facenti parte della struttura dell’Istituto Provolo di Lujan de Cuyo, in Argentina.

    Stamattina la sentenza: la Seconda Corte penale del Tribunale di Mendoza (in Argentina) ha condannato il prete italiano don Nicola Corradi, di 85 anni e per il quale era stata già chiesta l’estradizione, il suo collega argentino Horacio Corbacho, di 62, e l’ex giardiniere dell’istituto, Armando Gomez.

    Tutti e tre gli imputati sono stati condannati alla reclusione: a Corradi spettano 42 anni di carcere, al sacerdote argentino 45, mentre l’inserviente resterà in cella per 18 anni. Su di loro pendevano ben 28 accuse per abusi sessuali e corruzione di minori. Un passo avanti, finalmente, per questo scandalo che da mesi ha colpito sia l’Italia che il Sud America.

    Le vittime abusate per anni

    A sostegno delle povere vittime, tutti minori non udenti di età compresa tra i 10 e i 12 anni, i giudici hanno inoltre ordinato la cura psicologica gratuita a carico dello Stato, oltre che un piano che permetta loro di potersi reinserire serenamente in società. I bambini avrebbero sofferto i soprusi perpetrati dai carnefici per un periodo di tempo che va dal 2000 al 2009.

    Nel novembre 2016, tuttavia, un ex allievo invalido dell’Istituto Provolo (oggi sessantatreenne) raccontò alcuni episodi di pedofilia che si sarebbero verificati tra quelle mura della diocesi di Mendoza, confessando come fosse stato costretto ad avere rapporti intimi da circa quindici preti. Da allora sono partite le indagini nei collegi argentini dell’istituto religioso italiano, congregazione la cui sede generale è ospitata in quel di Verona, presso la quale il prete italiano si è a lungo rifugiato.

    Lo scorso 12 novembre, il procuratore Alejandro Iturbide aveva chiesto per i due sacerdoti la pena di 45 anni di reclusione, mentre per il giardiniere propose un condanna a 22 anni e 6 mesi. Ad oggi, tutti e tre sono stati condannati, ma con pene lievemente più leggere rispetto a quanto auspicato.

    Bimbi sordi abusati nell’Istituto Provolo: condannati due preti, uno è italiano

  • Violenze sui bimbi sordi dell’Istituto Provolo: condannati due preti in Argentina, uno è italiano

    Violenze sui bimbi sordi dell’Istituto Provolo: condannati due preti in Argentina, uno è italiano

    Il prete italiano don Nicola Corradi, il collega argentino Horacio Corbacho e l’ex giardiniere dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo sono stati condannati rispettivamente a 42, 45 e 18 anni di carcere per gli abusi sessuali commessi sui bambini sordi ospiti della struttura dell’Istituto Provolo di Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza.

    Era attesa per stamattina la sentenza della Seconda Corte penale del Tribunale di Mendoza (Argentina) che vede imputati il prete italiano don Nicola Corradi, 85 anni, il collega argentino Horacio Corbacho, 62 anni, oltre all’ex giardiniere dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo, Armando Gomez. Corradi è stato condannato a 42 anni di reclusione, l’altro sacerdote a 45 anni mentre l’inserviente a 18 anni. I giudici hanno inoltre ordinato la cura psicologica gratuita a carico dello Stato per tutte le vittime e l’agevolazione per il loro reinserimento nella società.

    Sui tre imputati pendevano 28 accuse per abusi sessuali e corruzione di minori. Le vittime erano ospiti di una struttura per sordi a Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza. Gli abusi sarebbero stati commessi tra il 2000 e il 2009 su bambini di età compresa tra i 10 e i 12 anni. Come riportato dal sito argentino Mdz, il procuratore Alejandro Iturbide il 12 novembre scorso aveva chiesto per i due parroci la pena di 45 anni di reclusione, mentre per Gomez un condanna a 22 anni e 6 mesi. I giudici hanno quindi emesso sentenze lievemente più attenuate rispetto alle richieste dell’accusa.

    Il caso di don Corradi dall’Argentina potrebbe prossimamente arrivare anche in Italia grazie alla onlus Rete L’Abuso, la quale due anni fa aveva presentato tre fascicoli sul caso argentino alla Procura della Repubblica di Verona. Secondo l’associazione, infatti, furono abusati anche alcuni minori affidati all’istituto Provolo di Verona, sede centrale e responsabile giuridico della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti.

    Nel novembre 2016 un ex allievo dell’Istituto Provolo di Verona, oggi sessantatreenne, raccontò alcuni episodi di pedofilia che si sarebbero verificati tra le mura della scuola. “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindici preti e fratelli. Sono senza udito da quando avevo 8 anni e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno, sono stato abusato in ogni modo”.

    Della vicenda si era occupata anche Fanpage.it con un’inchiesta giornalistica: Don Eligio Piccoli, sacerdote in servizio all’Istituto Provolo di Verona, ammise davanti ai microfoni della nostra testata di aver abusato sessualmente di molti minori sordomuti ospiti della struttura.

    https://www.fanpage.it/attualita/violenze-sui-bimbi-sordi-dellistituto-provolo-condannati-due-preti-in-argentina-uno-e-italiano/