Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Bolzano, parroco sospeso dopo 30 anni, gravi abusi sessuali su un ragazzino.

    Bolzano, parroco sospeso dopo 30 anni, gravi abusi sessuali su un ragazzino.

    Bolzano 26 Maggio 2022, il parroco 30enne altoatesino Timothy Meehan, macchiatosi di gravi abusi sessuali, anche psicologici su un minore, sospeso solo dopo 30 anni.

    La famiglia del bambino aveva segnalato il caso alla Procura della Repubblica, senza però denunciare, la Chiesa nel frattempo :

    prese solo provvedimenti parziali, nei confronti del pedofilo.

    La spiegazione della Curia sarebbe, il cambio di sensibilità nei confronti degli abusi sessuali commessi da religiosi, una spiegazione che ci lascia basiti.

    Il prete pedofilo risulta sospeso solo ora, e con la parola sospeso ci riferiamo al fatto che non sia in carcere come invece meriterebbe.

    Il vescovo Ivo Muser ha incaricato il vicario generale Eugen Runggaldier di avviare, insieme al Servizio diocesano  la nomina di un gruppo di esperti per esaminare i casi di abusi che riguardano sacerdoti ancora in servizio.

    Del gruppo di esame faranno parte anche due Professionisti : l’Avvocato Patrizia Vergnano e lo psichiatra Giancarlo Giupponi.

    Ciò fa chiaramente capire che con la riapertura dei dossier sugli abusi, certi provvedimenti nei confronti dei colpevoli, non sono mai stati attuati.

    All’epoca in cui la Chiesa scoprì gli abusi del sacerdote pedofilo, avevano celato l’identità del prete, asserendo che ai tempi queste erano le norme.

    A Roma addirittura, avevano giudicato adeguate le misure prese a suo tempo.

    Ora la Diocesi rinnova l’nvito alle vittime di segnalare gli abusi, allo sportello del Centro di ascolto diocesano, anche se i crimini risalgono a molto tempo fa.

    Certo è che una sospensione, per un pedofilo che ha agito indisturbato in questi 30 anni, prima che la Chiesa, si mettesse una mano sulla coscienza, non può bastare.

    https://www.ilpostscriptum.it/post/bolzano-parroco-sospeso-solo-dopo-30-anni-gravi-abusi-sessuali-su-un-ragazzino/

  • Bolzano – Altri 100 casi si sommano ai 360 già censiti dalla Rete L’ABUSO. La giustizia li acquisisca

    Bolzano – Altri 100 casi si sommano ai 360 già censiti dalla Rete L’ABUSO. La giustizia li acquisisca

    La notizia si apprende da IL MESSAGGERO, in un articolo di Franca Giansoldati nel quale è citato il caso del sacerdote americano padre Thimoty Meehan, trasferito a Bolzano tre anni fa, dopo che aveva avuto rapporti sessuali con un ragazzino minorenne.

    Oltre alle scuse del vescovo Ivo Muser per le leggerezze sistematiche comuni anche ai suoi colleghi, emergono le sistemiche leggerezze di valutazione e le gravi lacune in materia preventiva del sistema canonico che malgrado la denuncia si apprende sempre da IL MESSAGGERO che “Ad avere autorizzato il passaggio definitivo era stata la Congregazione della Fede non ravvedendo impedimenti canonici e avendo configurato quella vicenda in un abuso di potere da parte del sacerdote e non tanto in un abuso sessuale, poiché tra il prete e il diciassettenne vi sarebbe stato un legame consensuale”.

    Un fatto per nulla nuovo, anche a Enna, proprio nel caso che vede imputato don Giuseppe Rugolo, si documenta che il vescovo Rosario Gisana, pur commettendo altre “leggerezze” scrisse alla Congregazione per la Dottrina della Fede e anche in quel caso, questa rispose rigettando la competenza della segnalazione, in quanto i fatti sarebbero avvenuti quando Rugolo era ancora seminarista… Tuttavia, abuso anche diventato sacerdote, ma su quello la CDF non commenta.

    Solo al termine dell’articolo la dichiarazione, davvero inquietante nelle cifre “Il comitato per la tutela dei minori di Bolzano da quando è stato istituito nel 2010 ha segnalato finora 100 casi di violenze”.

    Tutti casi segnalati al solo comitato di Bolzano di cui sarebbe interessante per l’opinione pubblica e per la stessa trasparenza del comitato sapere chi sono gli autori di queste violenze e se sono stati isolati, denunciati o cos’altro.

    Sarebbe utile nell’interesse pubblico che la Procura della Repubblica acquisisse questi dati e procedesse nell’interesse superiore delle vittime accertate dal comitato, attuando nell’eventualità le norme preventive del caso, al fine di evitare che i reati possano essere reiterati, magari per qualche altra …leggerezza.

  • Abusi, «Ho commesso un errore»: vescovo di Bolzano ammette il caso di un prete americano trasferito in Italia

    Abusi, «Ho commesso un errore»: vescovo di Bolzano ammette il caso di un prete americano trasferito in Italia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il caso di un prete americano trasferito in Italia – a Bolzano – tre anni fa, dopo che aveva avuto rapporti sessuali con un ragazzino minorenne sta sconvolgendo l’Alto Adige. Ad avere autorizzato il passaggio definitivo era stata la Congregazione della Fede non ravvedendo impedimenti canonici e avendo configurato quella vicenda in un abuso di potere da parte del sacerdote e non non tanto in un abuso sessuale, poiché tra il prete e il diciassettenne vi sarebbe stato un legame consensuale. Per questo non venne mai aperta una indagine previa.

    Tre anni fa padre Thimoty Meehan, legionario di Cristo, di nazionalità americana, fu così autorizzato ad entrare a far parte della diocesi di Bolzano, e il vescovo, Ivo Muser, senza avvertire né i parroci e nemmeno la Commissione diocesana per gli abusi istituita nel 2010, lo mise a lavorare in una parrocchia a contatto con dei ragazzi nonostante il fascicolo pesante che lo accompagnava.

    Solo quando, nell’estate scorsa, questo caso è affiorato pubblicamente prima negli Stati Uniti e successivamente a Bolzano, attraverso alcuni articoli del Dolomiten e di Neue Südtiroler Tageszeitung, il vescovo Ivo Muser è intervenuto sollevando il prete americano dall’incarico in parrocchia. Ora l’accusa alla Chiesa è di aver coperto questo sacerdote e non essere stata trasparente.

    In questi giorni Muser ha ammesso l’errore in una intervista alla Rai di Bolzano spiegando di avere agito solo dopo aver chiesto alla Congregazione per la Dottrina della Fede un parere. Dal punto di vista canonico il sacerdote poteva essere incaricato a svolgere incarichi tra la gente e in parrocchia. «Il mio errore fondamentale è che non ho consultato il comitato per la protezione dei minori e non ho nemmeno informato le parrocchie responsabili» ha detto Muser.

    Nel frattempo a Bolzano il caso è finito in politica ed è partita una mozione intitolata «Il coraggio di fare i conti con gli abusi sessuali su minori e adulti bisognosi di protezione nella chiesa e nelle istituzioni pubbliche dell’Alto Adige». Alla base di questa mozione c’è lo choc che ha provocato il recente rapporto sugli abusi nell’arcidiocesi di Monaco presentato pochi giorni fa e che ha investito persino l’allora cardinale Joseph Ratzinger.

    Il comitato per la tutela dei minori di Bolzano da quando è stato istituito nel 2010 ha segnalato finora 100 casi di violenze.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_italia_vittime_bolzano_papa_francesco_ivo_muser_legionari_cristo-6480961.html

  • Allontanato sacerdote a Bolzano: aveva avuto un rapporto con un minorenne. Team K: “Serve commissione indipendente su abusi”

    Allontanato sacerdote a Bolzano: aveva avuto un rapporto con un minorenne. Team K: “Serve commissione indipendente su abusi”

    BOLZANO. Aveva prestato i suoi servizi come prete in Alto Adige per diversi anni prima di essere sospeso ad agosto del 2021 dal vescovo Ivo Muser da ogni incarico per aver avuto in passato una relazione sessuale con una persona minorenne posta sotto la sua supervisione. Protagonista dell’episodio, che risale a metà anni ‘90, don Timothy Meehan, di Boston, arrivato a Bolzano circa due anni fa.

    L’episodio, riportato anche in un’indagine interna sul tema degli abusi sessuali su minori dell’ordine dei Legionari di Cristo, di cui Meehan ha fatto parte fino alla sospensione arrivata al termine degli accertamenti, avrebbe coinvolto una persona minorenne che era all’epoca sotto la sua supervisione. Il vescovo Ivo Muser, dice la Rai Südtirol, avrebbe consultato all’arrivo di Meehan la Congregazione per la dottrina della fede, che aveva confermato come il sacerdote potesse essere nominato da un punto di vista del diritto canonico.

    Il Comitato consultivo per la protezione dei minori non era però stato informato, ha detto il vescovo, un errore di cui Muser stesso si assume la responsabilità. Sono tre in tutto le parrocchie a cui è stato assegnato negli anni Meehan in Alto Adige, senza che i responsabili delle stesse fossero informati della sua precedente relazione con una minorenne. Dopo l’indagine dei Legionari di Cristo che ha portato alla sospensione di don Timothy, riporta il Corriere dell’Alto Adige, la Diocesi di Bolzano è stata informata ed il sacerdote è tornato negli Stati Uniti. Proprio per oggi (2 febbraio) il team K ha organizzato una conferenza stampa incentrata dal titolo “Abusi sessuali su minorenni in istituzioni cattoliche e pubbliche. Serve una commissione di esperti indipendenti”.

    “Gli abusi sessuali su minori – si legge nella nota di presentazione – sono un problema molto dibattuto nell’opinione pubblica. Un problema che non si ferma ai confini dell’Alto Adige naturalmente, che nel tempo ha fatto registrare molti casi. Va sottolineato che i vertici locali della Chiesa si sono mossi da tempo, ma per affrontare il problema serve maggiore prevenzione e una commissione indipendente che si occupi a fondo del tema”. Nel corso della conferenza stampa verranno affrontate le proposte del Team K sul tema, condensate in una mozione che verrà trattata prossimamente in Consiglio provinciale.

    https://www.ildolomiti.it/cronaca/2022/allontanato-sacerdote-a-bolzano-aveva-avuto-un-rapporto-con-un-minorenne-team-k-serve-commissione-indipendente-su-abusi

  • Tutela Minori, la Diocesi di Trento presenta il Rapporto sull’attività del Servizio: raccolte 3 segnalazioni

    Tutela Minori, la Diocesi di Trento presenta il Rapporto sull’attività del Servizio: raccolte 3 segnalazioni

    Trento – Il Servizio Tutela Minori della Diocesi di Trento, istituito ufficialmente il 2 aprile 2019, rende pubblico il Rapporto sull’attività condotta negli ultimi venti mesi (aprile 2020 – dicembre 2021). Mesi complessi, segnati dal prorompere dell’emergenza sanitaria, ma nel corso dei quali il Servizio Diocesano ha proseguito il proprio impegno, con un duplice mandato.

    I Referenti del Servizio don Stefano Zeni e don Tiziano Telch, insieme alla Responsabile del Centro di Ascolto, la psicologa Barbara Facinelli e al Tavolo degli Esperti (composto da tredici membri con professionalità afferenti agli ambiti psico-socio-pedagogico, medico e legale) hanno operato innanzitutto sul terreno della prevenzione. A questo proposito è stato organizzato un incontro formativo rivolto ai responsabili delle attività degli oratori parrocchiali, per favorire la cultura diffusa dell’importanza di uno stile relazionale consapevole quale mezzo per la prevenzione, ponendo la massima attenzione ai minori e al loro benessere.

    Un secondo mandato del Servizio è legato alla raccolta di segnalazioni – attraverso il Centro di Ascolto – da parte di coloro che, in ambito ecclesiale, dovessero aver subito un abuso, comprendendo con questo termine qualsiasi forma: sessuale, fisico, psicologico, di coscienza, morale.

    Il Centro di Ascolto ha raccolto, nel periodo indicato, tre segnalazioni di presunti abusi. In due di queste sarebbero stati interessati dei religiosi, nella terza un sacerdote della Diocesi di Trento. I primi due casi sono stati trasmessi al competente Superiore dell’Ordine religioso di appartenenza, per la relativa presa in carico. Circa il sacerdote diocesano, pur trattandosi di fatti lontani nel tempo, l’Ordinario diocesano ha prontamente provveduto agli approfondimenti del caso, secondo quanto previsto dalle norme canoniche.

    Ciascuna delle situazioni pervenute al Centro di Ascolto è stata dunque presa in carico e sono stati valutati gli specifici bisogni e le tipologie di servizi che potessero al meglio rispondere alle necessità delle persone coinvolte.

    Accanto a queste segnalazioni, un’altra persona si è rivolta al Centro d’Ascolto chiedendo un sostegno psicologico di altra natura: la persona è stata indirizzata e accompagnata attraverso servizi che potessero rispondere adeguatamente alla sua richiesta di appoggio.

    Il Tavolo degli Esperti è sempre stato a disposizione della Responsabile del Centro di Ascolto per offrirle, in caso di necessità, un supporto professionale e competente. I membri del Tavolo hanno focalizzato la loro attenzione e le loro energie sullo studio delle nuove linee guida CEI e sulla preparazione di percorsi formativi di ambito da poter proporre alle parrocchie (in particolare negli oratori) per affrontare al meglio il tema dell’abuso, dei confini e del rispetto della persona; la proposta formativa è stata pensata tenendo assieme aspetti sociali, pedagogici, psicologici e legali.

    La responsabile del Centro di Ascolto ha partecipato alle riunioni del gruppo di lavoro del Servizio Regionale Tutela Minori del Triveneto, una serie di appuntamenti che rappresentano un’importante occasione di confronto costante e qualificato con quanti si occupano di queste tematiche.

    Tutela Minori, la Diocesi di Trento presenta il Rapporto sull’attività del Servizio: raccolte 3 segnalazioni

  • Processo al parroco: «La curia ci disse di non denunciare»

    Processo al parroco: «La curia ci disse di non denunciare»

    Nel procedimento contro don Federico De Bianchi, il sacerdote accusato di aver molestato quattro giovani maggiorenni ricoverati nel reparto di psichiatria dell’ospedale vittoriese, depone l’uomo – un infermiere che lavora nel Regno Unito – che ha fatto scoppiare il caso. «Abbiamo avuto un incontro con un responsabile della curia di Vittorio Veneto – ha spiegato in aula – ci spiegò che avrebbero fatto in modo di mettere un freno a quei comportamenti esuberanti».

    Abbiamo avuto un incontro con un responsabile della curia di Vittorio Veneto, che disse che avrebbero fatto in modo di mettere un freno a quei comportamenti “esuberanti”. Ma aggiunse che l’importante era non presentare denuncia perchè altrimenti i giovani avrebbero dovuto rivivere tutto in tribunale».

    Questo e uno dei passaggi chiave della deposizione dell’infermiere che ha fatto scoppiare il caso di don Federico De Bianchi, ex parroco di S. Giustina e Val Lapisina, finito a processo perché avrebbe molestato quattro giovani maggiorenni ricoverati nel reparto di psichiatria dell’ospedale vittoriese. Il teste, estremamente qualificato e in possesso di un master in infermieristica, attualmente lavora in un grande ospedale del sud dell’Inghilterra.

    «Ho parlato con i ragazzi – ha spiegato oggi, martedì 20 aprile – dopo due episodi successi a stretto giro di posta. Nel primo ero in uscita con due dei quattro giovani che sarebbero stati fatti oggetto delle violenze, vicino a una gelateria: videro don De Bianchi e mostrarono subito un certo nervosismo, tanto che uno fu bloccato perché aveva avuto una reazione violenta. Il secondo avvenne all’interno di un locale: uno dei ragazzi ebbe un episodio in cui rimase per qualche minuto fermo, come impietrito con gli occhi girati dietro alla palpebre. Qualche giorno dopo chiesi lumi e uno dei loro mi raccontò delle molestie subite».

    Il giovane aveva riferito in aula che inizialmente non aveva fatto parola a nessuno riguardo quello che è successo. «La prima a saperlo è stata mia mamma – disse – ma lei non ha dato peso a quello che ho detto, forse perché l’ho detto a messa. Poi ne ho parlato con due ragazzi che avevano detto di aver subito la stessa cosa. Ero in comunità, a Villa Delle Rose a Vittorio Veneto, una volta eravamo fuori a fumare una sigaretta parlando del più e del meno ed è uscita la storia». Il processo è stato aggiornata al 1° giugno per iniziare a sentire i testi della difesa.

    La replica della Diocesi: fiducia nella giustizia

    In riferimento alle recenti affermazioni del sig. Alessandro Borga, pubblicate sulla stampa locale a seguito della sua deposizione nella giornata del 20 aprile presso il Tribunale di Treviso, la Diocesi di Vittorio Veneto precisa che non ha posto alcun ostacolo al percorso giudiziario riguardante le accuse mosse al sacerdote don Federico De Bianchi. Mons. Martino Zagonel, citato nella deposizione, si è effettivamente incontrato nel 2014 con il sig. Borga e in quell’occasione ha ascoltato con attenzione la testimonianza dell’infermiere. Proprio alla luce di quell’incontro, Zagonel si è subito premurato di capire meglio la situazione che gli era stata narrata da Borga ed ha interpellato l’allora coordinatore della Comunità terapeutica. Dopo aver accertato che di questa situazione erano già al corrente le competenti autorità sanitarie, mons. Zagonel ha ritenuto che il caso avrebbe intrapreso un adeguato e autonomo percorso nelle opportune sedi civili, come di fatto è accaduto. Dal canto suo, il vescovo Corrado Pizziolo, messo subito al corrente della vicenda, ha avviato, con le possibilità a sua disposizione, una verifica delle informazioni ricevute per fare chiarezza sul caso, senza interferire sul procedimento civile già avviato, ed ha preso delle adeguate misure sul versante della cura pastorale. Si precisa, infine, che il sacerdote don Federico De Bianchi, non appena informato delle accuse a suo carico, sin dal primo momento ha rifiutato categoricamente ogni patteggiamento giudiziale o extragiudiziale, deciso a difendere la sua innocenza davanti alle sedi competenti, come sta facendo ormai da più di tre anni. La Diocesi, pertanto, resta in fiduciosa attesa che l’iter giudiziario giunga a conclusione e restituisca in pienezza la verità dei fatti.

    https://www.trevisotoday.it/cronaca/vittorio-veneto-informata-la-curia-violenza-sessuale-don-federico-bianchi-20-aprile-2021.html

  • Padova: scandalo in parrocchia, faceva sesso con il catechista e lo ricattava

    Padova: scandalo in parrocchia, faceva sesso con il catechista e lo ricattava

    Un padovano di 30 anni è finito a processo, accusato di estorsioni a luci rosse ai danni di un catechista morto nel giugno del 2018. L’imputato, a partire dal 2010 fino al 2017, sarebbe riuscito a raggirare la vittima di 200 mila euro. Ma durante il dibattimento, davanti ai giudici del Tribunale collegiale, è emerso anche come i rapporti sessuali tra i due siano iniziati quando l’uomo ora alla sbarra aveva solo dodici anni. E proprio ieri un prete, all’epoca dei fatti il sacerdote della parrocchia dove si sarebbero consumati gli atti a sfondo sessuale, in aula ha dichiarato di avere allontanato il catechista dal ragazzo appena era venuto a sapere di strane voci.

    L’INDAGINE

    Il catechista si sarebbe avvicinato all’imputato, all’epoca uno dei tanti ragazzi frequentatori della parrocchia, quando era in preparazione della Cresima. Poi tra i due sarebbe nata una profonda amicizia, sfociata in una serie di rapporti sessuali consumati anche tra le mura dell’oratorio. La loro relazione però sarebbe finita nel 2010 e da quel momento il trentenne lo avrebbe ricattato: «Se non mi dai i soldi, divulgo le foto dei nostri incontri a luci rosse». E se il catechista si rifiutava di pagarlo, sarebbe stato minacciato con frasi come: «Ti taglio la gola», «Ti ammazzo» e «Ti incendio la casa». Gli amici del catechista in quel periodo lo avevano visto molto strano e preoccupato, ma soprattutto era sempre in cerca di denaro. Così hanno avvisato i carabinieri e sono scattate le indagini.

    IN AULA

    L’imputato, difeso dall’avvocato Alberto Di Mauro, si è sempre professato innocente e anzi ha detto di essere lui la vittima. Il catechista, nel marzo del 2018 poco prima di morire, davanti al pubblico ministero Emma Ferrero ha ammesso di avere avuto rapporti sessuali con l’uomo alla sbarra e di averli interrotti nel 2010 a seguito di una serie di problemi personali. La madre dell’imputato, a protezione del figlio, ha giurato di avere avvertito due sacerdoti di quanto stava accadendo in parrocchia. E ieri i due preti sono stati chiamati a testimoniare. Il primo ha detto di non ricordare, il secondo invece ha ammesso di avere allontanato il catechista dal ragazzo appena era venuto a conoscenza di strane voci. La prossima udienza è stata fissata per il 15 novembre.
    Marco Aldighieri

    https://www.leggo.it/italia/cronache/sesso_catechista_ragazzino_terme_padova-5837854.html?fbclid=IwAR2-zL13fnCd7hhKrMWLVAaFxcEh8V44VNzar2ShiBqq-AONZkq0-1wF2oI

  • Morto impunito don Bruno Toscan, accusato di pedofilia, riccattò la vittima accusandola falsamente di estorsione

    Morto impunito don Bruno Toscan, accusato di pedofilia, riccattò la vittima accusandola falsamente di estorsione

    È morto nella tarda mattina di oggi, presso l’ospedale di Penne, don Bruno Toscan, ex rettore della concattedrale di Penne. Ne dà notizia l’arcidiocesi di Pescara-Penne.

    Don Toscan, malato da diverso tempo, era nato a Cologna Veneta (Vr) nel 1936 ed era stato consacrato sacerdote nel 1966.

    Il funerale del presbitero, che per tanti anni è stato anche parroco di Roccafinadamo, sarà celebrato domani, sabato 6 febbraio, alle 15, nella chiesa della Madonna del Carmelo in Penne. La salma sarà tumulata nel cimitero di Roccafinadamo.

    (A.B.)

    Diocesi: Pescara, morto don Bruno Toscan, ex rettore della concattedrale di Penne. Domani pomeriggio i funerali

  • Nuove accuse di violenza per il prete “social”: «Mi ha baciato e toccato quando ero in ospedale»

    Nuove accuse di violenza per il prete “social”: «Mi ha baciato e toccato quando ero in ospedale»

    VITTORIO VENETO – «Non so come chiamarlo… l’imputato mi ha avvicinato durante il mio primo ricovero, nel 2010. Non ero lucido, non avevo i riflessi pronti, ma mi ha baciato e palpeggiato». È il racconto drammatico che fa uno dei 4 giovani, difesi dall’avvocato Jacopo Stefani e Stefania Vettorel, che sarebbero stati molestati da don Federico De Bianchi, l’ex parroco di S. Giustina e Val Lapisina, finito a processo per violenza sessuale a seguito di una denuncia sporta nel 2015. Si tratta di un ragazzo che al tempo dei fatti si trovava ricoverato nel reparto di psichiatria dell’Ospedale di Conegliano per effetto di un Tso.

    IL RACCONTO
    «Mi ha toccato sul pene… vicino a quella zona – dice il giovane – era lui, don Federico, lo riconosco. Credo che la ragione per cui si trovava là era che voleva aiutare, poi dopo quello che mi ha fatto non so più a cosa pensare». «Io mi trovavo nel reparto dove c’era anche lui, barcollavo per effetto degli psicofarmaci ma ero in piedi. E lui si è avvicinato a me e mi ha molesto. Era la prima volta che lo vedevo e lui mi ha baciato. Sulla bocca, si è avvicinato senza dire nulla e l’ha fatto. Ho capito che era un prete da come era vestito. Poi ha iniziato a palpeggiarmi, io ero in pigiama, non mi ricordo esattamente se fosse dentro o fuori i pantaloni ma per quello che mi ricordo era sotto. L’ha fatto due volte, la prima ero scioccato, ma non ce l’ho fatta a respingerlo, la seconda invece sì. È avvenuto tutto in pochi attimi, praticamente nello stesso momento. La prima volta è riuscito a baciarmi e a toccarmi, la seconda l’ho spinto via».

    Il giovane poi racconta la prima volta che ha fatto parola con qualcuno riguardo quello che è successo. «È stato con mia mamma, ma non ha dato peso a quello che ho detto, forse perché l’ho detto a messa. Poi ne ho parlato con due ragazzi che avevano detto di aver subito la stessa cosa. Ero in comunità, a Villa Delle Rose a Vittorio Veneto, una volta eravamo fuori a fumare una sigaretta parlando del più e del meno ed è uscita la storia». «Poi – insiste – ne ho parlato anche con un infermerie. Ero con altre persone della comunità e ho visto don Federico per strada, ho dato in escandescenze. Mi stavo arrabbiando e lui mi ha chiesto il perché».

    I PROSSIMI PASSI
    Ieri l’udienza è stata aggiornata a marzo per l’indisponibilità di uno dei testimoni della pubblica accusa, dato che lavora nel Regno Unito e dovrebbe sottoporsi a quarantena una volta rientrato nel nostro paese. Poi, a maggio, sarà la volta dei numerosi testi convocati dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Stefano Trubian e Maurizio Paniz. De Bianchi, il “parroco social”, brillante e attivissimo su Facebook dove aveva raggiunto i cinquemila contatti, continua a dirsi innocente e ha voluto affrontare il processo senza la scorciatoia del rito alternativo per proclamare la sua innocenza.

    https://www.ilgazzettino.it/nordest/treviso/prete_social_violenza_sessuale_processo_federico_de_bianchi_vittorio_veneto-5771086.html

  • Sesso con minorenne in parrocchia:donna nei guai

    Sesso con minorenne in parrocchia:donna nei guai

    Faceva sesso con un minorenne che aveva vent’anni meno di lei. Così una catechista veronese, che svolgeva attività di volontariato e impartiva lezioni a titolo gratuito, ha patteggiato 8 mesi di reclusione. La denuncia è partita dalla madre del ragazzino (all’epoca 15enne) che aveva scoperto messaggi a luci rosse inequivocabili sul cellulare del figlio.

    La relazione sarebbe durata per oltre un anno, nel 2017. La pena complessiva per l’imputata (per sentenze precedenti) alla fine è stata di due anni di reclusione: inoltre la donna dovrà rispettare la misura interdittiva di astenersi dall’incontrare minorenni (per eventuali situazioni lavorative).

    Nei capi d’imputazione della procura, come riporta il Corriere di Verona, si leggono le motivazioni della condanna: “Per aver compiuto atti sessuali, tra cui un rapporto completo nei locali della parrocchia e uno orale all’interno della propria abitazione,con il minore, a lei affidato per ragione di istruzione, nel corso di lezioni di doposcuola che gli impartiva a titolo gratuito”.

    Ma non è finita qui: è ipotizzato anche il reato di prostituzione minorile. Nei messaggi salvati sul cellulare si parlava anche di denaro che la catechista avrebbe dovuto dare al ragazzino per i rapporti sessuali concessi. La donna, inoltre, avrebbe effettuato numerose ricariche telefoniche per il 15enne.

    https://www.tgverona.it/pages/896305//cronaca/sesso_con_minorenne_in_parrocchia_donna_nei_guai.html?fbclid=IwAR32shdh5_eDakgWYCYvLX7iJlc2_6rMY9pwJ2pUV0g8gM1iK6q4f9VuBLw