Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • A che punto è l’indagine sugli abusi sessuali nella diocesi di Bolzano-Bressanone

    A che punto è l’indagine sugli abusi sessuali nella diocesi di Bolzano-Bressanone

    A fine gennaio la diocesi di Bolzano-Bressanone aveva pubblicato i risultati di un rapporto sui casi di abusi sessuali commessi negli ultimi sessant’anni nella diocesi stessa. Ora un gruppo di esperti sta analizzando la situazione dei 14 sacerdoti accusati e ancora in vita.

    Il gruppo è composto da 6 persone: tre sono esterne e tre fanno parte dell’organizzazione diocesana, e fra loro ci sono un’avvocata, una psicoterapeuta e uno psichiatra. Una volta esaminati i casi, proporranno al vescovo quali misure prendere per ciascuno di essi: i sacerdoti ne saranno informati e saranno obbligati a rispettarle.

    Le azioni contro le persone accusate non sembrano includere il ricorso a provvedimenti legali. Fra le possibilità citate dalla diocesi ci sono il divieto di celebrare la messa in forma pubblica, la richiesta di ricorrere a un accompagnamento psicologico, la restrizione dei contatti con la comunità dei fedeli (in particolare bambini e giovani), o «il monitoraggio da parte di persone incaricate» non meglio specificate, che dovrebbero fornire riscontri sul comportamento dei sacerdoti.

    La maggior parte dei casi segnalati risale a un periodo fra 30 e 60 anni fa: i 14 sacerdoti sono per lo più anziani e non più in servizio da anni (in totale quelli accusati con certezza o con alta credibilità dal rapporto erano 29). Secondo quanto detto dalla diocesi finora «il gruppo di esperti si è riunito tre volte ed ha esaminato la situazione di sei sacerdoti».

    Il comunicato della diocesi segnala inoltre che dalla pubblicazione del rapporto 20 persone hanno contattato l’apposito sportello di ascolto diocesano dicendo di aver subìto abusi, e diverse altre segnalazioni sono state presentate attraverso altri canali. Le persone che denunciano abusi ricevono, a seconda della necessità, un sostegno psicoterapeutico, legale e spirituale da parte della diocesi.

    Il corposo documento di 631 pagine è il risultato del lavoro dello studio legale tedesco Westpfahl Spilker Wastl di Monaco di Baviera, in Germania, che dal 2010 in poi si era occupato di altre indagini su casi di abusi sessuali nella Chiesa in Germania, Spagna e Portogallo. Il rapporto affronta il problema degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica in modo dettagliato, parlando tra le altre cose della dimensione sistemica delle violenze, a differenza del deludente rapporto dell’assemblea dei vescovi italiani, la CEI, pubblicato fra il 2022 e il 2023.

    Il vescovo di Bolzano e Bressanone Ivo Muser nella conferenza stampa sugli abusi nella Chiesa altoatesina, 24 Gennaio 2025. ANSA/ G.NEWS

    La diocesi di Bolzano-Bressanone è stata la prima in Italia a commissionare un’indagine di questo tipo, e non è un caso. Da tempo è infatti assai più attiva sul tema degli abusi rispetto ad altre diocesi italiane: nel podcast La bomba i vaticanisti Iacopo Scaramuzzi e Alvise Armellini avevano spiegato che l’atteggiamento più autocritico della diocesi di Bolzano va attribuito soprattutto a una certa sintonia con la Germania, dove già quindici anni fa si iniziarono a pubblicare in maniera piuttosto sistematica i primi rapporti sugli abusi all’interno della Chiesa.

    In 60 anni i legali hanno rilevato 67 presunte situazioni di abuso. Le presunte vittime sono state 75, di cui 51 femmine, 18 maschi e 6 di cui non si conosce il sesso. Quasi tutti erano minorenni: il 51 per cento delle femmine aveva tra gli 8 e i 14 anni, mentre la metà dei maschi aveva 17 anni. Secondo quanto ricostruito nel rapporto, tre uomini si sono suicidati decenni dopo aver subìto violenza. Gli autori hanno osservato che le loro scoperte hanno probabilmente portato alla luce solo alcuni casi, e ritengono che ci sia un numero «ampiamente maggiore, forse addirittura esorbitante» di casi sommersi.

    Nel dossier si insiste in particolare sulla mancanza di una «cultura dell’errore» all’interno della diocesi, cioè il prolungato rifiuto di molti responsabili ecclesiastici di affrontare in modo adeguato i sacerdoti accusati di avere commesso abusi, per non dover ammettere di aver sbagliato a gestire casi simili in passato e per evitare di dover correggere le decisioni dei propri predecessori (situazione comune a molte altre diocesi nel mondo in cui sono stati verificati gli abusi).

    Questa mancanza di «cultura dell’errore» è una delle ragioni principali per cui, secondo il rapporto, molti sacerdoti abusanti o su cui c’erano molti indizi sono restati in servizio per decenni, venendo al massimo trasferiti in altre parrocchie. Diversi responsabili ecclesiastici, si legge nel dossier, si sentivano «molto più strettamente legati agli autori degli abusi, ma anche all’istituzione stessa e ai loro rispettivi interessi, che ai soggetti abusati e alle sofferenze loro inflitte dai rappresentanti della Chiesa». Dopo la pubblicazione del rapporto il vescovo Ivo Muser ha detto espressamente che la Chiesa deve introdurre la “cultura dell’errore” nel suo modo di operare.

    https://www.ilpost.it/2025/03/01/conseguenze-rapporto-abusi-diocesi-bolzano-bressanone/

  • Abusi sui bambini nella parrocchia di Bolzano la confessione del vescovo | Tutti sapevano

    Abusi sui bambini nella parrocchia di Bolzano la confessione del vescovo | Tutti sapevano

    Dal 1963 al 2023, nelle parrocchie della diocesi di Bolzano, sono stati commessi almeno 67 abusi sessuali su minori da parte di preti e di religiosi. Si tratta di numeri verificati che, al momento, riguardano 59 vittime identificate, tutte di età compresa tra gli 8 e i 14 anni al momento degli abusi e per la maggior parte di sesso femminile (51%). A rivelare lo scandalo il rapporto sugli abusi commissionato dalla Diocesi di Bolzano-Bressanone stessa allo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco di Bavera: cos’ha detto il vescovo di Bolzano, a proposito.

    Quella di cui stiamo parlando oggi è in assoluto la prima indagine indipendente realizzata in una diocesi italiana, nella quale senza reticenze e limitazioni sono stati messi a disposizione degli investigatori tutti i fascicoli degli ultimi 60 anni presenti negli archivi della diocesi. Le oltre 600 pagine di rapporto sono disponibili, in italiano e in tedesco, sul sito della diocesi di Bolzano-Bressanone: ecco cos’ha detto il vescovo a proposito di questa vicenda.

    Abusi nelle parrocchie di Bolzano: parla il vescovo

    La scelta della diocesi di Bolzano-Bressanone di avviare un’indagine indipendente sul tema e di concedere interamente i fascicoli degli ultimi 60 anni presenti negli archivi è sicuramente coraggiosa e potrebbe fare da esempio per altri vescovi e cardinali. “La nostra speranza è che questo lavoro possa essere una scintilla per un’attività d’inchiesta da estendere anche al resto d’Italia“ hanno commentato, a tal proposito, gli avvocati dello studio di Monaco di Baviera ai quali è stata affidata l’inchiesta.

    A parlarne, però, è stato anche Ivo Muser, il vescovo di Bolzan e Bressanone. Nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha usato parole chiare e nette: “Tutti dobbiamo fare dei passi per un cambio di mentalità: tanti sapevano e tacevano, questo è il nodo vero” ha detto, con la stessa convinzione che l’ha portato a favorire la prima indagine indipendente sul tema degli abusi su minori mai realizzata in una diocesi italiana.

    Sarà fondamentale la prevenzione

    Secondo Ivo Muser, il tema degli abusi su minori all’interno della chiesa cattolica non è un problema italiano o tedesco, ma che coinvolge tutto il mondo e che, per questo, va sradicato alla radice. “D’ora in poi sarà fondamentale la prevenzione. Purtroppo il passato non si può cancellare, ma non dobbiamo fare altri errori come quelli per i quali anche io mi sono assunto le mie responsabilità chiedendo scusa” prosegue il vescovo, sottolineando come anche Papa Francesco abbia più volte spiegato che non si tratta di un problema isolato.

    Parlando con le vittime dei 67 abusi confermati dalle indagini, la cosa che più ha straziato Ivo Muser è che tutte loro hanno avuto la sensazione di non venire creduti, quando confessavano quanto subivano anche all’interno dell’ambito famigliare: qualcosa, quindi, deve cambiare.

    https://www.cityrumors.it/cronaca/abusi-sui-bambini-nella-parrocchia-di-bolzano-la-confessione-del-vescovo-tutti-sapevano.html

  • Klaus Walter, abusato da un prete pedofilo a Bolzano: «Quella faccia diabolica mi ha perseguitato per anni»

    Klaus Walter, abusato da un prete pedofilo a Bolzano: «Quella faccia diabolica mi ha perseguitato per anni»

    Klaus Walter ha 69 anni. È un liutaio e abita a Bolzano. Il suo è uno dei 67 casi accertati di abusi sessuali nella diocesi di zona tra 1964 e 2023. «Da 56 anni a questa parte non c’è giorno in cui non pensi agli abusi subiti da quel parroco quando ero solo un bambino che pascolava le mucche in alpeggio. Per anni ho avuto gli incubi e ho pensato che quel prete avesse rovinato la mia sessualità, che non mi sarei mai fatto una famiglia. Lui, per le sue tendenze pedofile, era stato trasferito più volte, ma mai denunciato o sospeso: è morto riverito e rispettato. Io invece non sono stato creduto per decenni, considerato matto, e questo mi ha fatto anche andare in depressione e tentare il suicidio», dice oggi in un’intervista a La Stampa.

    Il prete pedofilo di Bolzano-Bressanone

    Walter spiega che solo di recente la chiesa ha preso le sue accuse seriamente. Tanto che sono arrivate le scuse del vescovo Ivo Muser. «Perché lo racconto mettendoci la faccia? Ci vuole un coraggio da matti a parlarne ma devo farlo perché non riaccada, perché non vi siano altri bambini vittime di abusi da parte di sacerdoti come il sottoscritto. Bisogna denunciare. Se avessi taciuto mi sarei sentito colpevole, in qualche modo complice», spiega a Benedetta Centin.

    Poi racconta come è stato approcciato dal parroco: «Era l’estate del 1969, io, 13 anni, un bimbo ingenuo che nulla sapeva di sessualità. Ero al maso, a pascolare le mucche nel paesino di montagna sotto il Corno Bianco, quando il parroco mi ha raggiunto. Pensavo volesse pregare con me, invece con la scusa di giocare al dottore mi ha spogliato e toccato. Mi sono arrotolato come un riccio per impedirglielo e sono anche svenuto. Purtroppo non fu un episodio isolato».

    La faccia diabolica

    Il liutaio ricorda «quella faccia diabolica, con quel sorriso che non aveva nulla di gentile, piuttosto di demoniaco. Un volto che mi ha perseguitato per anni in un incubo ricorrente: io dentro una bottiglia, all’inferno, e il prete che voleva farmi uscire. Ma non è riuscito a rovinarmi la vita: Dio, la preghiera, mi hanno aiutato».

    E spiega: «Quando il prete tornava, per non farsi sentire o vedere evitava il sentiero: saltava fuori all’improvviso da un cespuglio e io mi impietrivo, non riuscivo a scappare. Mio cugino invece, 17 anni, lo aveva spinto via facendolo cadere. Allora il parroco, alla predica in chiesa, si era lamentato dei giovani molto maleducati che andavano raddrizzati. Da non crederci: la colpa era ricaduta su mio cugino che aveva trovato il modo di sfuggire alle sue avances. Quelle che ha riservato a diversi ragazzini. In un paese vicino, a detta della gente, un 14enne era anche arrivato a togliersi la vita e quel prete teneva la sua foto sulla scrivania».

    Omosessuale e pedofilo

    Secondo Walter «si sapeva sì che, omosessuale e pedofilo quale era, prendeva sulle ginocchia i ragazzini e tentava di abusarne o arrivava a farlo. Veniva anche insultato da alcuni parrocchiani con gli davano della poco di buono. Ma se lo raccontavi in paese di esserne stato vittima prendevi una sberla e la chiesa ti smentiva, riversava la colpa su di te: un sistema che non si poteva cambiare».

    E ancora: «All’epoca dei fatti ne avevo parlato con mia zia perpetua che mi aveva redarguito dicendo: “Non hai rispetto del parroco, lui ama i bambini, bisogna lasciarlo fare”. Solo 50 anni dopo mi ha chiamato dicendosi dispiaciuta perché non mi aveva aiutato. Ho riferito degli abusi solo in età adulta alla mia famiglia e a una stretta cerchia di amici, e mi hanno creduto. Ma non lo hanno fatto quando mi sono rivolto allo sportello abusi per vittime di abusi istituito nel 2010 dalla Diocesi, non lo ha fatto il vicario generale che invece ha coperto il mio caso, dicendomi “impossibile, quel prete prega molto e fa tanto del bene”. Lo dovevo rincontrare nel 2022, ma è morto 5 giorni prima».

    https://www.open.online/2025/01/25/klaus-walter-abusi-prete-pedofilo-bolzano/

  • Bolzano, una vittima: “Ho subito abusi dai 9 a 15 anni: Ho avuto problemi di salute, disturbi alimentari”

    Bolzano, una vittima: “Ho subito abusi dai 9 a 15 anni: Ho avuto problemi di salute, disturbi alimentari”

    “Sono passati quasi cinquant’anni. Ho subito abusi dai 9 anni ai 15, più o meno. Ero una bambina e per tantissimo tempo non sono riuscita a esprimere a parole quello che era accaduto, non capivo cosa fosse successo. Non riuscivo a trovare il coraggio di parlare. Ricordo la confusione, dopodiché è subentrata la rimozione, un effetto che ho scoperto essere molto frequente, per cui per tantissimi anni non ricordavo assolutamente nulla”. A parlare ai microfoni del Tg1 una delle vittime di un sacerdote pedofilo presente nei casi del report commissionato dalla Diocesi di Bolzano e Bressanone sugli abusi sessuali nella chiesa dal 1964 al 2024. Un’indagine, elaborata dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco di Baviera, che ha analizzato i casi uno per uno con valutazioni sulla consapevolezza dei vertici delle violenze e della sostanza inazione e/o mancanza di denuncia permettendo così che ulteriori abusi fossero perpetrati.

    “Il mio corpo parlava al posto mio: ho avuto problemi di salute, disturbi alimentari – ha spiegato la donna al Corriere del Trentino – il mio corpo urlava a tutti il mio disagio perché io non riuscivo a dire nulla e non ricordavo. Poi un evento molto importante ha fatto affiorare dei frammenti. Il ricordo traumatico arriva quando meno te lo aspetti. Pensi di essere impazzita. Per fortuna ho avuto la forza di parlare con una persona che mi ha aiutata a mettere insieme i pezzetti, finché ho capito di aver bisogno di un terapeuta, con cui sono riuscita per la prima volta a dare un nome a quello che mi era successo”. Alla donna (oltre la metà delle vittime erano bambine) è anche capitato di dover incrociare il prete pedofilo: “Tutte le volte la mia reazione era di paralisi: non riuscivo più a muovermi, a parlare, a capire. Era un tuffo indietro, un ritorno all’esperienza di abuso”.

    Dall’analisi dei casi è emerso come i preti segnalati o sospettati di abusi venivano continuamente trasferiti senza mai prendere reali provvedimenti: ad alcuni venivano consigliata la terapia psichiatrica oppure venivano invitati a non celebrare battesimi. Clamoroso il caso del sacerdote condannato in appello e prescritto in Cassazione (uno dei pochi su cui era stata aperta un’indagine) che non è stato mai rimosso.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/22/bolzano-una-vittima-ho-subito-abusi-dai-9-a-15-anni-ho-avuto-problemi-di-salute-disturbi-alimentari/7846956/

  • Bolzano, i quattro vescovi che ignorarono o coprirono gli abusi. Mai rimosso il prete prescritto per cui la Curia ha risarcito

    Bolzano, i quattro vescovi che ignorarono o coprirono gli abusi. Mai rimosso il prete prescritto per cui la Curia ha risarcito

    Ipocriti consigli per terapie psichiatriche, inutili trasferimenti di parrocchia in parrocchia, incomprensibili assegnazioni in scuole come catechisti o come preparatori alla Cresima, pressioni su chi chiedeva ascolto, inspiegabile convinzione dell’innocenza anche di un condannato, benché prescritto. Sono quattro i vescovi e quattro i vicari le cui condotte – perlopiù inazioni a dire il verso – vengono analizzate nel rapporto della Diocesi di Bolzano e Bressanone sui i casi di sacerdoti pedofili che per anni, in alcuni casi decenni, hanno potuto indisturbati palpeggiare, spogliare, abusare di bambini, bambine o giovanissime donne.

    I relatori dell’indagine, elaborata dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco di Baviera, dopo aver studiato caso per caso contestano al vescovo Joseph Gargitter, che ricoprì la carica dalla fondazione (1964) al 1986, “una condotta erronea e/o quantomeno impropria nella gestione” in sette casi. dimostrando “indifferenza per le esigenze dei fedeli”, evitando in un caso specifico qualsiasi “intervento mirato né, quantomeno, si adoperò affinché esso venisse disposto al fine di prevenire, per quanto possibile, ulteriori abusi del sacerdote su minori”. Diventando “corresponsabile” delle violenze ulteriori arrivate nel corso degli anni. A Wilhelm Egger viene contestato di essere stato ostile nei confronti di chi segnalava abusi e di non aver adottato provvedimenti. Viene riconosciuto a Karl Golser di essere stato in carica solo tre anni e di essersi ammalato e per questo aver affidato i due casi contestati al vicario. A Ivo Muser, attuale vescovo cui si riconosce uno “sforzo sincero volto a migliorare e possibilmente ottimizzare l’approccio nei confronti delle persone offese”, si contestano otto casi. Muser e il vicario generale Eugen Runggaldier “hanno ammesso senza se e senza ma i propri errori. È proprio questa la cultura dell’errore che ci si dovrebbe auspicare anche per il futuro, essendo l’unico modo per ottimizzare progressivamente il sistema di prevenzione e quindi evitare futuri abusi e coinvolgimenti di persone” scrivono i relatori.

    Joseph Gargitter (1964-1986) – Nessuna azione nei confronti di un sacerdote, già segnalato per i suoi comportamenti, che poté abusare una ragazzina di 11-12 anni: violenze confessate dall’autore solo decenni più tardi. Senza contare che all’inizio degli anni 2020, una persona segnalava al Centro di ascolto della Diocesi di Bolzano-Bressanone di avere subito abusi dallo stesso a scuola. Il prete avrebbe accompagnato in macchina lei e altre allieve fino a casa, negli anni Sessanta, approfittandone per toccarle nelle parti intime. La mancanza di provvedimenti innesca una “corresponsabilità in ulteriori abusi“.

    C’è poi il caso del palpeggiatore seriale che ebbe un colloquio con il vescovo ma continuò a insegnare in una scuola elementare fino alla fine degli anni Novanta, diventando poi parroco responsabile di diverse parrocchie a metà degli anni 2000. Al prete pedofilo, cui i genitori contestavano almeno sette casi di molestie su bambini tra i 7 e 12 anni, l’allora vicario generale Josef Michaeler consigliò di rivolgersi a uno psichiatra per le sue “difficoltà”. Nel corso del tempo fu trasferito 10 volte e in sette casi emersero accuse di abusi. Gargitter continuò a lasciare il sacerdote in servizio nella pastorale, affidandogli anche incarichi nel contesto dell’insegnamento della religione nelle scuole, nonostante le continue accuse provenienti da più parti. Il vescovo – dopo la controversa assoluzione – in un altro caso reintegrò un prete nel servizio scolastico. L’uomo morì alla fine degli anni 2010. Solo pochi giorni prima del suo decesso era arrivata una segnalazione al Centro di ascolto. Una persona offesa aveva riferito di abusi commessi dal sacerdote, verificatisi a suo dire nei primi anni Settanta e secondo lo stesso schema dei casi su cui si era fondato il procedimento penale. Per i i relatori: “Nonostante l’assoluzione, infatti, non potevano essere escluse, con la necessaria sicurezza, eventuali ulteriori molestie del sacerdote sulle alunne, stanti le dichiarazioni effettivamente rilasciate da una molteplicità di testimoni. Il vescovo Joseph Gargitter avrebbe pertanto commesso l’errore di non considerare la vicenda da un’ottica ponderativa e di non avere nemmeno evidentemente valutato l’adozione di misure di sicurezza”.

    In un altro caso, con vittima una bimba di quarta elementare, “nel fascicolo sul sacerdote è possibile evincere che sulla madre della bambina ci sarebbero state pressioni della Curia vescovile volte a indurla a relativizzare le molestie e non approfondire ulteriormente la questione. Il sacerdote continuò a operare sia come parroco che come insegnante (di religione). Nel corso del suo operato venivano mosse contro di lui ulteriori accuse di abusi che vedevano coinvolti minori”. Ci sono poi i casi del sacerdote che venne spinto al ricovero, ma che fuggì tornando alla sua parrocchia: non risultano altri provvedimenti. Il prete che invece “si intratteneva regolarmente a bordo della propria automobile nei pressi della stazione ferroviaria alla ricerca di giovani per scopi illegali” era stato proposto all’autorità scolastica di Bolzano perché lo impiegasse “come catechista in una scuola. Il sacerdote veniva infine allontanato dalla sua parrocchia di allora e nominato assistente religioso presso il Centro Pastorale di Bolzano, in cui parallelamente si occupava anche della preparazione alla Cresima”.

    Wilhelm Egger (1986 – 2008) – Sono sei i casi analizzati durante il mandato dell’alto prelato. Il sacerdote accusato di molestie era stato ascoltato dal vicario generale
    Josef Michaeler, per poi essere semplicemente trasferito. La Curia veniva subissata di lamentele e accuse che venivano accolte quasi con ostilità dai vertici. “Dall’esame generale del fascicolo emergono accuse di abusi sollevate in sette delle sue dieci sedi di incarico e interessanti un numero cospicuo di minori. Nei confronti del sacerdote furono altresì sollevate accuse di abusi sessuali su due donne maggiorenni”. Eppure nessuna indagine fu avviata, nessun provvedimento preso.Il vescovo “permise al sacerdote (inutilmente sottoposto a terapia psichiatrica, ndr) di continuare a operare nella pastorale nonostante le ripetute e gravi accuse mosse nei suoi confronti e senza prendere misure idonee a prevenire nuove possibili molestie sessuali a danno dei minori”. “Nell’opinione dei relatori, le azioni del Vescovo non sono dunque in linea con l’immagine che la Chiesa si prefigge di avere, improntata alla cura dei bisognosi e degli oppressi. Questa visione avrebbe dovuto obbligarlo non solo ad alleviare le sofferenze esistenti, ma anche ad assicurarsi che non ne venissero arrecate di nuove, come invece è effettivamente accaduto con le ulteriori molestie sessuali messe in atto dal sacerdote”.

    Tra i sei casi quello che risulta ancora più impressionante riguarda il caso del prete abusatore, che insegnava, e che celebrò i funerali di un giovane docente che era considerato una sua vittima. Gli fu soltanto sconsigliato di farlo. Nessun altro provvedimento. Durante una visita pastorale il vescovo raccolse soltanto le proteste dei parrocchiani, ma non fece nulla. Le lettere che avrebbe scritto il sacerdote pedofilo per scusarsi per i suoi errori non sono state trovate o rese pubbliche: fu avviata un’inchiesta della procura ma gli esiti non sono noti. Infine a “metà degli anni 2000, stando alle testimonianze, un parrocchiano si sarebbe rivolto al vicario generale Josef Michaeler, all’epoca non più attivo in queste funzioni. Chiedeva notizie sul caso del sacerdote con l’intento di scrivervi nell’ambito di una tesi di laurea. Il Vicario generale Josef Michaeler avrebbe ricevuto lo studente, ma l’atmosfera della conversazione si sarebbe ben presto surriscaldata e lo studente sarebbe stato minacciato di vedersi il futuro rovinato, se non avesse interrotto quelle sue ricerche”.

    C’è poi il caso del sacerdote che era stato condannato e fu rimosso dagli incarichi, ma Egger “ometteva di informarne la Congregazione per la Dottrina della Fede con una segnalazione invece prescritta in siffatti casi. Né disponeva l’avvio di un procedimento penale interno alla Chiesa, a giudizio dei relatori invece dovuto, e sebbene a loro parere un tale intervento fosse comunque necessario ai sensi delle vigenti norme del diritto penale canonico universale”.

    Karl Golser (2008 – 2011) – Due i casi individuati dai relatori. Il vescovo, che era malato, delegò la gestione a Josef Matzneller. Per questo la “condotta erronea e/o quantomeno impropria nella gestione del caso, collocabile tuttavia nel livello più inferiore dei possibili gradi di responsabilità”. Fu inoltre Golser a istituire in particolare nel 2010 il Centro diocesano di ascolto.

    Vescovo Ivo Muser (2011 – oggi) – Sono otto i casi contestati, due poi decaduti, all’attuale vescovo (nella foto) che ha comunque avviato il meccanismo che ha portato alla redazione del rapporto. Tra questi quello di avere mantenuto operativo un sacerdote condannato in appello e prescritto in Cassazione. Quella prescrizione permise alla vittima di ottenere un maxi risarcimento nel 2013. Per i relatori: “Sin dall’avvio delle indagini … e per tutta la durata dei processi e delle trattative di conciliazione, il sacerdote aveva continuato ad operare nella pastorale senza essere sottoposto ad alcuna forma di vigilanza. Anche dopo la conclusione dell’accordo di conciliazione, e malgrado e diverse raccomandazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede, il sacerdote continuava ad essere operativo nella pastorale, fino almeno alla stesura finale del presente rapporto, senza essere sottoposto a restrizioni né a vigilanza sul proprio operato”. In questo caso il vescovo, tra le altre cose, ha dichiarato ai relatori: “Di essere convinto sia del fatto che la persona offesa abbia subito gravi abusi e sia anche del fatto che il sacerdote non sia colpevole”. Un altro episodio riguardava la segnalazione di un sacerdote che aveva molestato in doccia una 13enne, al vicario generale Eugen Runggaldier il prete aveva dichiarato che le accuse erano diffamatorie. Il vescovo informato però non aveva adottato nessuna misura, né avviato un’indagine.

    Durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto Muser ha dichiarato: “Abbiamo bisogno di un cambiamento di mentalità, di una nuova cultura di vicinanza. Per questo oggi non si chiude un cammino, ma è un primo passo all’interno di questo cammino. Mi auguro all’interno della chiesa, delle nostre parrocchie, della nostra società, un profondo cambiamento di mentalità: bisogna prendere sul serio le vittime e il loro dolore. Prendere sul serio questa terribile ferita che c’è all’interno della nostra chiesa e della società. Ogni caso è un caso di troppo. Mi colpisce il fatto che dobbiamo imparare questa vicinanza, prendere sul serio il dolore del singolo, di ogni vittima, ed ascoltare bene le storie che ci vengono raccontate”. E dopo aver ascoltato, magari agire di conseguenza.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/22/bolzano-i-quattro-vescovi-che-ignorarono-o-coprirono-gli-abusi-mai-rimosso-il-prete-prescritto-per-cui-la-curia-ha-risarcito/7845553/

  • In 60 anni 67 casi di abusi nella diocesi di Bolzano. La storia del prete che celebrò il funerale della “sua” vittima morta suicida

    In 60 anni 67 casi di abusi nella diocesi di Bolzano. La storia del prete che celebrò il funerale della “sua” vittima morta suicida

    Un’indagine sugli abusi sessuali da parte di sacerdoti su incarico della Diocesi di Bolzano e Bressanone in 60 anni. Almeno un caso all’anno secondo il rapporto. Sono infatti 67 i casi accertati nella chiesa altoatesina tra il 1963 e il 2023. Questi riguardano 24 sacerdoti e 59 vittime. L’età media dei preti è tra i 28 e 35 anni, mentre quella delle vittima tra gli 8 e i 14 anni, poco più del 50% di sesso femminile. Il rapporto è elaborato dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco di Baviera, su incarico della Diocesi di Bolzano e Bressanone. Il rapporto nell’ambito del progetto triennale “Il coraggio di guardare” è stato presentato in una conferenza stampa, in presenza del vescovo Ivo Muser.

    I casi sono stati tutti anonimizzati per proteggere le vittime. Il “caso numero 5” riguarda un sacerdote che nei primi anni 60 ha compiuto un primo abuso ed è stato trasferito, poi un altro abuso ed ancora trasferito, e così ancora per 50 anni: solo nel 2010 è stato escluso dall’attività pastorale. In relazione a questo caso l’avvocato Ulrich Wastl ha detto che in questo caso “manca una cultura dell’errore e questo, nel caso degli abusi, è l’inizio della fine”. Ha fatto anche un riferimento alla presunzione d’innocenza, osservando che questo principio non esclude la possibilità di misure e provvedimenti preventivi. Il “caso numero 15” è invece dedicato a un sacerdote che, nonostante le proteste dei fedeli, ha celebrato i funerali di un suicida, che era stata una sua presunta vittima di abusi. Secondo i relatori: “Va rilevato, tuttavia, che questi fatti erano noti ai vertici diocesani, per la gran parte (43%), già prima del 2010 e che la teoria degli “autori isolati” o “delle pecore nere” frequentemente sostenuta, soprattutto prima del 2010, ma in parte ancora oggi, non ha mai avuto sostanza”.

    “Ogni caso di abuso è uno di troppo. La mia speranza e la mia profonda convinzione è che questo sia il primo passo di un cammino che faccia della Chiesa un luogo sicuro per bambini, giovani ed adulti vulnerabili” ha detto il vescovo della diocesi di Bolzano Bressanone, Ivo Muser. “Ascoltando la presentazione – ha aggiunto Muser – il mio pensiero e sempre stato rivolto alle vittime. Questo tema colpisce fortemente ed è legato a un forte senso di vergogna. “Serve il coraggio di guardare – ha proseguito il vescovo – tutto è iniziato con il mio consenso ad aprire tutti gli archivi della nostra diocesi e a permettere di prendere visione di tutte le fonti e tutti gli atti. Mi metto consapevolmente dalla parte delle vittime. Negli anni passati, da quando ho assunto l’incarico di vescovo, ho avuto contatti con questa terribile ferita, tramite il centro d’ascolto istituito dalla diocesi, ma anche con contatti diretti e vi posso garantire che ho imparato molto, ho imparato quanto distruttivo ed umiliante sia l’abuso sessuale. Voglio anche in futuro imparare ad imparare, ad apprendere”. Il vescovo di Bolzano Bressanone, che non conosceva prima della presentazione alla stampa il contenuto del rapporto, ha annunciato per i prossimi giorni una conferenza stampa per rendere note le sue considerazioni. “Ringrazio le vittime ed i testimoni – ha concluso Muser – che hanno dato un contributo affinché questo lavoro fosse possibile”.

    Sul sito della diocesi si legge che è dal 2010 che l’istituzione si occupa egli abusi. Nel 2010 è stato istituito un centro di ascolto con il dottor Werner Palla come referente indipendente e il servizio di prevenzione con il dottor Gottfried Ugolini. “Nel 2012 è stato organizzato il primo convegno per sensibilizzare sul tema degli abusi. A questo sono seguiti – si legge – altri convegni con interventi specialistici, discussioni, workshop e testimonianze di persone colpite. Sono state invitate a partecipare istituzioni, organizzazioni e associazioni ecclesiali, nonché servizi e organizzazioni non ecclesiali e contesti interessati”. “Le numerose testimonianze di donne e uomini che hanno subito abusi nella Chiesa e la discussione tematica hanno reso evidente la necessità di una revisione completa dell’organizzazione del contesto nella diocesi su questo tema specifico per creare una base comune per un lavoro di prevenzione efficace – prosegue la nota sul sito – Dal 2017, l’Equipe di esperti ha discusso e affrontato l’idea di realizzare uno studio sui casi di abuso nella diocesi”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/20/storia-prete-celebro-funerale-vittima-morta-suicida/7843977/

  • Violenza sessuale, droga e minacce: il prete veronese patteggia la pena

    Violenza sessuale, droga e minacce: il prete veronese patteggia la pena

    Ha patteggiato 1 anno e 8 mesi (pena sospesa) e risarcito la transessuale che l’aveva denunciato per violenza sessuale (erano palpeggiamenti, diceva lui), il parroco che, al tempo dei fatti contestati era residente a Desenzano (Brescia) ed era finito nel registro degli indagati per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, minacce e violenza sessuale.

    La vicenda

    Una «calda» estate, quella del 2023, che aveva visto protagonista il religioso quando un ragazzo sudamericano lo aveva denunciato  ai carabinieri di Desenzano raccontando che il parroco, conosciuto nel 2020 su una app di incontri, lo aveva minacciato davanti alla sua richiesta di saldare il pagamento per alcune prestazioni sessuali concordate.

    Solo qualche giorno dopo, nella notte tra l’1 e il 2 agosto, il sacerdote era tornato a fare parlare di sé quando una transessuale era fuggita dalla sua abitazione gettandosi letteralmente dalla finestra. In quel caso erano intervenuti gli agenti del commissariato di Desenzano che una volta entrati in casa avevano scovato alcuni grammi di cocaina. Poche ore dopo la transessuale lo aveva denunciato per violenza sessuale. Il sacerdote, sessantenne, che la Diocesi di Verona aveva sospeso da qualche tempo, aveva raccontato al magistrato degli incontri a pagamento e dello stupefacente trovato nella sua abitazione gardesana rigettando però l’accusa di avere molestato (si tratterebbe di «palpeggiamenti» non voluti) la transessuale. Il parroco, che in estate la Diocesi di Verona aveva «spostato» per qualche tempo a Roma e che per problemi di salute era anche stato ricoverato in ospedale, aveva fatto «perdere» le proprie tracce. Tornato sul Garda aveva poi deciso di farsi sentire in procura.

    Il patteggiamento

    Il religioso, che nel frattempo è tornato a vivere sul Garda, non celebra più. Nella mattinata di oggi, 20 settembre, ha patteggiato un anno e otto mesi con la sospensione della pena.

    https://www.larena.it/territorio-veronese/garda-baldo/violenza-sessuale-droga-e-minacce-il-prete-di-desenzano-ha-patteggiato-la-pena-1.12444840

  • «Io, molestato dal parroco mai ascoltato dalla Chiesa»

    «Io, molestato dal parroco mai ascoltato dalla Chiesa»

    BOLZANO. Era l’estate del 1969. Klaus Walter aveva solo 13 anni e pascolava le mucche nei prati di Redagno di Sotto, proprio sotto il Corno Bianco. Un paradiso in cui il giovanissimo pastore trascorreva le sue giornate spensierate, ancora lontano dai turbamenti che l’adolescenza aveva in serbo per lui. All’improvviso, però, quel paradiso sprofondò nell’inferno. A cinquant’anni di distanza, Klaus, apprezzato liutaio e volto noto in città grazie ai suoi concerti con pianola, armonica e campanacci, ha deciso di raccontare la terribile vicenda di cui è stato vittima.

    Cosa accadde in quell’estate del ’69?

    Il parroco salì da me, al pascolo. All’inizio, ero stupito e onorato che un sacerdote decidesse di spendere il suo tempo per starmi vicino, allontanandosi così tanto dal paese. Io sono da sempre molto religioso e pensavo sarebbe venuto a pregare con me. Purtroppo, non mi ci volle molto per capire il motivo di quella presenza perché il sacerdote si mise vicino a me. Troppo vicino, tanto da darmi fastidio. E mi teneva. Mi ha chiesto subito se avevo avuto esperienze sessuali e io non ho capito perché volevo rimanere bambino e a queste cose non pensavo. Avevo visto nascere dei vitellini e avevo pensato che funzionasse così anche per l’uomo, ma non volevo sapere altro. Ho pensato anche che volesse chiedermi se avevo peccati da confessare e gli ho detto che, a sei anni, avevo giocato al dottore con una bimba vicina di casa e aveva finto di farmi una puntura. Un gioco innocente, senza alcun pensiero alla sessualità.

    Cos’è successo a quel punto?

    Il parroco mi ha chiesto di mostrargli dove mi aveva fatto la puntura, poi mi ha tirato giù i pantaloni e ha iniziato a toccarmi i genitali. A quel punto, tutto è diventato nero e sono svenuto. Mi sono raggomitolato e i nervi erano talmente tesi che, nei giorni successivi, ero indolenzito e dolorante.

    È accaduto una volta sola? E lei ha parlato con qualcuno di quello che stava succedendo?

    È accaduto più volte, purtroppo, e ogni volta era un trauma. Mi vedevo all’inferno, all’interno di una bottiglia, e fuori c’era il parroco che, con il volto del diavolo, tentava di farmi uscire. Un’immagine terribile che mi ha perseguitato per tanti anni. Di quello che accadeva ne ho parlato con mia zia, che era la perpetua, ma lei mi ha sempre detto di obbedire al parroco perché ama molto i bambini e i ragazzi. Non ho ancora capito se non volevano vedere, ma in quel momento ho capito che nessuno mi avrebbe aiutato. Eppure c’erano anche altri ragazzi che subivano quello che subivo io. Ho saputo che uno di loro s’è poi suicidato mentre mio cugino, per difendersi dalle avances del sacerdote, lo aveva spinto forte, facendolo cadere. Lui, per contro, aveva tuonato dal pulpito della chiesa, dicendo che i giovani del paese erano maleducati.

    Un’esperienza terribile. Cosa l’ha spinta a raccontarla?

    Non c’è giorno in cui io mi alzi al mattino senza che io pensi a quei fatti. E per lungo tempo ho avuto il terrore degli uomini. Il parroco è stato spostato più volte, so che era stato richiamato, ma ha continuato a fare quelle cose. Non è mai stato denunciato e quando arrivava in un nuovo paese nessuno avvisava la popolazione che si trattava di un pedofilo. Allora aveva 42 anni ed è morto quarant’anni più tardi, riverito e rispettato. Io, che ho una profonda fede, l’ho perdonato e, sulla sua tomba, ho abbracciato la lapide. Me nessuno deve più patire ciò che ho patito io e, finalmente, la Chiesa di Papa Francesco si sta muovendo per debellare questa piaga. Trent’anni fa ero determinato a parlare, ma nessuno mi ha dato retta. Nemmeno alle mie lettere ai giornali. Ero depresso e, in un’occasione, stavo per farla finita, gettandomi nel fiume, ma alcuni ragazzi mi hanno salvato.

    Ora, però, il Vaticano sta dicendo le cose che dicevo io trent’anni fa, quando tutti mi dicevano che ero matto. Un male così grande, d’altra parte, mette in discussione la stessa esistenza della Chiesa. Vorrei che il vescovo mi scrivesse, vorrei delle scuse, vorrei fosse fatto il nome di quel sacerdote. E vorrei che chi ha subito, avesse finalmente il coraggio di denunciare. Nient’altro.

    https://www.altoadige.it/cronaca/bolzano/io-molestato-dal-parroco-mai-ascoltato-dalla-chiesa-1.1933959

  • Una bimba di 7 anni è stata violentata da un ecclesiastico 83enne

    Una bimba di 7 anni è stata violentata da un ecclesiastico 83enne

    Una bimba di sette anni vittima delle attenzioni morbose di un 83enne. È successo a Trento, dove un ex pastore della chiesa evangelica è stato arrestato dalla squadra mobile. L’uomo è indagato per atti sessuali con una minorenne e ora si trova ai domiciliari.

    La vittima è una bimba straniera che nel 2022 era stata ospitata nella comunità con sede in Trentino con la famiglia.

    Proprio in quel periodo sarebbero avvenute le molestie. L’inchiesta è nata dalla segnalazione fatta da una volontaria della Caritas, alla quale di era rivolto il padre della piccola.

    Sembra infatti che i genitori avessero dei sospetti ma non si erano rivolti alle forze dell’ordine perché in uno stato di soggezione rispetto all’accusato.

    A sostegno dell’accusa ci sarebbe anche un file audio dove l’ormai ex pastore ammetterebbe di aver molestato la piccola.

    L’83enne è stato sollevato dall’incarico non appena la comunità evangelica è stata informata dell’accaduto.

    https://www.today.it/cronaca/molestie-sessuali-bambina-trento.html

  • Violenza sessuale, prete di 89 anni accusato di abusi su un 14enne. Il sacerdote rinviato a giudizio

    Violenza sessuale, prete di 89 anni accusato di abusi su un 14enne. Il sacerdote rinviato a giudizio

    E il colpevole sarebbe un prete, don Giuseppe Bacchion, 89 anni nativo di Mirano e residente a Noale. Entrambi comuni veneziani e inseriti nella Diocesi di Treviso. Le indagini sono state condotte dai carabinieri coordinati dal pubblico ministero Sergio Dini. Il prelato, difeso dall’avvocato Niccolò Zampaolo del foro di Padova, l’altro giorno è finito davanti al Gup Laura Alcaro, e il giudice ha deciso di rinviarlo a giudizio. Le prove a suo carico sarebbero schiaccianti e come prevede la riforma Cartabia, è stato deciso di mandarlo a processo perchè le probabilità di una condanna solo alte.

    I FATTI
    L’episodio risale al 30 gennaio del 2023. Un pomeriggio due ragazzini si sono dati appuntamento sul sagrato della chiesa per giocare con gli skate. E mentre si divertivano accanto a loro si è fermata un’automobile, da dove è sceso l’anziano prete. I due adolescenti, senza minimamente sospettare quello che sarebbe accaduto di lì a poco, si sono fermati pensando che il conducente avesse bisogno di un’informazione. Invece nel giro di pochi minuti si è consumata la violenza sessuale. Il sacerdote avrebbe rivolto al ragazzino più piccolo, quello di soli 14 anni, alcuni apprezzamenti inequivocabili, allungando una mano e toccandolo nelle parti intime.
    Lo studente ha immediatamente reagito scacciando la mano del religioso e, insieme all’amico, lo ha preso a male parole intimandogli di andarsene immediatamente e di lasciarli in pace. Cosa che il don avrebbe fatto, risalendo in auto e allontanandosi.

    LA VENDETTA
    La vicenda però non è finita lì. Poco dopo i due ragazzi hanno riconosciuto, parcheggiata lungo la strada in paese, l’auto del prete e hanno colpito con dei calci una portiera. Il sacerdote, che era poco distante, li avrebbe quindi raggiunti chiedendo di smettere e tentando di giustificare e minimizzare quanto accaduto poco prima. Questo secondo il racconto, poi fornito dallo studente agli uomini dell’Arma.

    LE INDAGINI
    Dopo una nuova breve discussione i due ragazzini sono rientrati a casa e il 14enne, ancora molto scosso, ha raccontato tutto ai genitori. Poco dopo, accompagnato dal padre, si è presentato nella caserma dei carabinieri per la denuncia. Il racconto dello studente è stato subito ritenuto credibile dagli inquirenti. E così sono scattate le indagini. Ma a incastrare don Bacchion, secondo l’accusa, sono state alcune immagini registrate dalle telecamere della videosorveglianza della parrocchia dove era ospitato.
    Gli occhi elettronici lo avrebbero immortalato proprio mentre toccava nelle parti intime il ragazzino. Secondo la ricostruzione dei fatti, sarebbe arrivato a Trebaseleghe per fare visita ad alcuni amici, ma in paese non è conosciuto.
    Bacchion è stato ordinato parroco il 24 giugno del 1960. Attualmente dimora in una casa di riposo e il prossimo 13 di agosto spegnerà 90 candeline. Il 5 ottobre di quattro anni fa nella parrocchia di Zeminiana e San Dono di Massanzago era stata celebrata una messa per festeggiare i sessant’anni di sacerdozio proprio di don Giuseppe Bacchion.

    https://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/sacerdote_giuseppe_bacchion_processo-8052723.html