Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • “Sono il primo ma sono convinto di non essere l’unico”, prete denuncia abusi subiti in Alto Adige da parte di un superiore

    “Sono il primo ma sono convinto di non essere l’unico”, prete denuncia abusi subiti in Alto Adige da parte di un superiore

    Per la prima volta in Austria un sacerdote ha dichiarato pubblicamente di essere stato vittima di abusi in ambito ecclesiale. Il caso riguarda Anno Schulte-Herbrüggen, oggi 60enne, prete della Diocesi di Innsbruck, che ha denunciato fatti risalenti a 40 anni fa, quando aveva 19 anni e si trovava presso l’Ordine Teutonico a Lana (Bolzano), in Alto Adige, agli inizi del suo percorso verso il sacerdozio.

    In un’intervista all’emittente pubblica Orf, Schulte-Herbrüggen ha affermato di aver deciso di parlare “per dare coraggio agli altri”. Ha spiegato che l’abuso avvenne nella sua stanza e che il superiore agì “in modo mirato”. Dopo essere tornato a casa, confidò l’accaduto a un confratello, ma la risposta ricevuta lo colpì duramente: gli fu detto che la colpa era sua e che le inclinazioni omofile e pedofile dell’aggressore erano note. A seguito di questa reazione, il giovane decise di tacere. Un trauma che subiscono moltissime vittime di violenza sessuale; quello di non essere credute o addirittura di essere incolpate per l’abuso subito.

    La denuncia pubblica arriva oggi, a distanza di quattro decenni. “Sono il primo sacerdote in Austria ad osare questo passo, ma sono convinto di non essere l’unico”, ha dichiarato. La Diocesi di Innsbruck ha espresso al sacerdote “rispetto e riconoscimento” per il suo “passo coraggioso”, definendo la scelta di rendere pubblica la sua storia “un forte segno di apertura e responsabilità”.

    L’Ordine Teutonico, con un comunicato, ha riconosciuto “il grave abuso subito dalla vittima”, affermando di sostenere il percorso di elaborazione e invitando eventuali altre vittime o persone informate a segnalare casi sospetti alle autorità competenti. La segnalazione di Schulte-Herbrüggen era pervenuta all’Ordine nel 2022 tramite il Centro di ascolto della Diocesi di Bolzano-Bressanone che ha pubblicato il primo dossier in Italia sugli abusi da parte di prete pedofili. Da allora l’Ordine ha coperto i costi della terapia e mantenuto i contatti con il sacerdote. Secondo dati riportati da Orf, la Commissione Indipendente austriaca per la tutela delle vittime ha gestito dal 2010 a oggi 3.600 segnalazioni di presunti abusi in ambito ecclesiale nel Paese.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/10/sono-il-primo-ma-sono-convinto-di-non-essere-lunico-sacerdote-denuncia-abusi-subiti-in-alto-adige-da-un-superiore/8223236/

  • Il racconto choc del prete: «Io violentato in convento in Alto Adige, ma dissero che era colpa mia»

    Il racconto choc del prete: «Io violentato in convento in Alto Adige, ma dissero che era colpa mia»

    Un nuovo caso scottante di violenza nella chiesa altoatesina scuote la Diocesi di Bolzano e Bressanone e segna una svolta nella difficile storia degli abusi in ambito ecclesiale: per la prima volta, un sacerdote si espone pubblicamente come vittima di violenza sessuale commessa in Alto Adige.

    La denuncia, che ha trovato eco nell’emittente austriaca Orf, arriva dal prete austriaco Anno Schulte-Herbrüggen, che ha raccontato l’abuso subito 40 anni fa nel convento dell’Ordine Teutonico a Lana.

    La denuncia
    La vittima, oggi 60enne, all’epoca dei fatti era un seminarista diciannovenne ospite dell’Ordine. Un contesto di «dipendenza formativa», una vulnerabilità che il referente diocesano per la tutela dei minori, Don Gottfried Ugolini, ha subito evidenziato: «C’è un legame particolare, come tra professore e studente: c’è un’altra responsabilità». L’aggressore è stato identificato in Padre Theo Neuking, un superiore dell’Ordine Teutonico, deceduto nel 2002. Il racconto di Schulte-Herbrüggen è drammatico.

    L’abuso da parte di un superiore avvenne nella sua stanza e fu «mirato». Tornato a casa, il futuro sacerdote si confidò con un confratello che, però, provocò una «seconda traumatizzazione» rispondendogli che «la colpa era sua e che le inclinazioni omofile e pedofile dell’aggressore erano note».

    Il sacerdote ha quindi taciuto per decenni, ma oggi ha deciso di denunciare pubblicamente «per dare coraggio agli altri». L’uomo è convinto di non essere l’unico, «ma sono il primo sacerdote in Austria a osare questo passo».

    La vicinanza della Diocesi di Innsbruck

    La Diocesi di Innsbruck ha espresso alla vittima «rispetto e riconoscimento» per il suo «passo coraggioso». Il fascicolo era noto alla Diocesi di Bolzano-Bressanone dal 2022, quando era stato comunicato dal centro di ascolto di Innsbruck. Un caso che si inserisce nel contesto già turbolento del «rapporto tsunami» pubblicato lo scorso gennaio che aveva rivelato 67 aggressioni sessuali e 59 vittime accertate nella sola diocesi altoatesina tra il 1964 e il 2023. L’Ordine Teutonico ha preso posizione, riconoscendo la «sofferenza e l’ingiustizia» inflitte al sacerdote e condannando «senza riserve gli abusi sessuali». Il priore, Padre Christian Stuefer, ha confermato che l’Ordine si è assunto i costi della terapia della vittima e che, pur essendo il caso archiviato a livello penale a causa della morte dell’abusante, il sostegno al processo di elaborazione prosegue. L’Ordine ha inoltre invitato a «segnalare immediatamente i casi sospetti» e si è impegnato a rafforzare la prevenzione.

    «Sicuramente non è il primo»

    La rottura del silenzio è confermata da Don Ugolini. «È il primo sacerdote che apre la bocca per dire di essere stato abusato da un religioso. È il primo nel nostro fascicolo: nessun altro prete o seminarista ha denunciato in Alto Adige e Schulte-Herbrüggen è il primo anche in Austria». Nonostante anni di campagne per la trasparenza promosse dal vescovo, il silenzio interno al clero è rimasto totale. Don Ugolini non si dice sorpreso: «Siamo consapevoli che sicuramente non è il primo a cui è accaduto, soprattutto in un ambito di seminario. Ci sono senz’altro molti casi sommersi: la commissione indipendente austriaca ha gestito dal 2010 a oggi 3.600 segnalazioni. Un’enormità. La reticenza è legata a una duplice vergogna: la paura è di essere poi stigmatizzato nel proprio ruolo e questo impedisce di far emergere la verità, perché non è il ruolo che è stato abusato, ma la persona».

    Da qui l’accorato appello di Don Ugolini ai confratelli che portano il segreto di essere vittime. «Invito chiunque abbia subito una forma di abuso all’interno della chiesa, magari durante il periodo formativo, a essere sincero con se stesso e parlarne, segnalare e accettare il sostegno terapeutico per elaborare questa ferita. Il rischio è, per tenere a bada la propria storia, non saper ascoltare con attenzione quella degli altri».

    https://corrieredellaltoadige.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_11/il-racconto-choc-del-prete-io-violentato-in-convento-in-alto-adige-ma-dissero-che-era-colpa-mia-7c30029d-81ac-45bb-b24c-1ccec6fccxlk.shtml

  • Sacerdote di Innsbruck denuncia abusi subiti 40 anni fa a Lana

    Sacerdote di Innsbruck denuncia abusi subiti 40 anni fa a Lana

    Un sacerdote della Diocesi di Innsbruck ha reso pubblica una denuncia per abusi subiti oltre quarant’anni fa durante un periodo di permanenza presso l’Ordine Teutonico a Lana, in Alto Adige. All’epoca dei fatti, il religioso – oggi sessantenne – aveva 19 anni ed era agli inizi del proprio cammino verso il sacerdozio.

    In un’intervista all’emittente pubblica ORF, ha spiegato di essere “il primo sacerdote in Austria ad avere il coraggio di compiere questo passo”, aggiungendo di essere certo di “non essere l’unico”. Secondo il suo racconto, l’autore dell’abuso sarebbe stato un superiore dell’ordine religioso, oggi deceduto. L’episodio sarebbe avvenuto nella stanza del giovane seminarista, con un comportamento che il sacerdote descrive come “mirato”.

    Una volta rientrato a casa, il futuro prete avrebbe confidato l’accaduto a un confratello, ma la reazione di quest’ultimo – che lo avrebbe ritenuto responsabile e avrebbe sostenuto che le tendenze dell’aggressore fossero note – avrebbe causato una seconda ferita, inducendolo al silenzio per decenni. La decisione di parlare pubblicamente oggi, spiega, nasce dal desiderio di “dare coraggio ad altri” che potrebbero aver vissuto esperienze simili. In un comunicato ufficiale, la Diocesi di Innsbruck ha espresso al sacerdote “rispetto e riconoscenza” per la sua scelta, definendola “un forte segno di apertura e responsabilità”.

    L’istituzione ha inoltre assicurato il proprio sostegno e accompagnamento. Secondo i dati citati da ORF, la Commissione Indipendente austriaca per la tutela delle vittime ha ricevuto dal 2010 a oggi circa 3.600 segnalazioni di presunti abusi riconducibili all’ambiente ecclesiale nel Paese.

    Intanto a fine anno don Gottfried Ugolini, sacerdote e psicologo, lascerà l’incarico di referente per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, oltre al posto nel gruppo direttivo del progetto “Il coraggio di guardare”, da cui è nato il Rapporto indipendente sugli abusi nella diocesi, affidato allo studio legale tedesco Westpfahl Spilker Wastl.

    Su mandato del vescovo Ivo Muser, don Ugolini assumerà ora la responsabilità della pastorale per i sopravvissuti ad abusi e violenze, offrendo sostegno diretto a chi ha subito – o è stato indirettamente coinvolto in – situazioni di abuso sessualizzato. “Sarò disponibile per colloqui e percorsi di accompagnamento”, ha spiegato, precisando che manterrà anche gli attuali incarichi nella pastorale giovanile e nel supporto al personale ecclesiale. Dopo quindici anni di attività ritenuta pionieristica nel campo della prevenzione, Ugolini parla di un “passaggio di consegne necessario”.

    Il progetto “Il coraggio di guardare” proseguirà fino al 2026, garantito dal gruppo direttivo che definirà nuovi obiettivi una volta nominata la nuova presidenza. Il sacerdote continuerà inoltre a collaborare nella formazione sui temi della prevenzione. Obiettivo del suo nuovo ruolo, sottolinea, sarà “sostenere chi porta sulle spalle il peso di traumi e violenze”, attraverso incontri, consulenze e momenti di ascolto dedicati.

    https://altoadigetv.it/news/sacerdote-di-innsbruck-denuncia-abusi-subiti-40-anni-fa-a-lana-4409

  • Molestie sessuali su un giovane, sacerdote “graziato” dalla prescrizione

    Molestie sessuali su un giovane, sacerdote “graziato” dalla prescrizione

    Come era prevedibile il processo di secondo grado nei confronti di don Federico De Bianchi (difeso dagli avvocati Stefano Trubian e Massimiliano Paniz), il 51enne ex parroco di Santa Giustina e Val Lapisina finito a giudizio con l’accusa di violenza sessuale, si è concluso con una assoluzione per avvenuta prescrizione del reato.

    Oggi 1 dicembre la procura generale presso la Corte d’Appello di Venezia, accogliendo il ricorso degli avvocato difensori, ha messo il proprio sigillo sulla ghigliottina del procedimento che in primo grado a Treviso aveva visto don Federico condannato a tre anni per i fatti relativi a solo una delle querele, assolto per non aver commesso il fatto nei confronti di un’altra presunta vittima e prescritto in relazione ad altre due denunce.

    Ora il sacerdote, che è tornato a lavorare per la curia di Vittorio Veneto, potrà mettersi alle spalle questa storia. Anche se proprio la prescrizione dichiarata nel processo di primo grado aveva creato un certo sconcerto in aula: la mannaia era scattata il 3 settembre del 2023, ovvero circa a due mesi dalla richiesta di condanna. Il fatto che il processo sia stato allora aggiornato soltanto al 17 ottobre dello stesso anno senza che venisse pronunciata la sentenza avrebbe di fatto tolto a due parti civili la possibilità di ricevere un risarcimento anche se minimo.

    Secondo le indagini della Procura di Treviso tra il 2009 e il 2010 De Bianchi avrebbe molestato quattro giovani (due si erano costituiti come parte civile), al tempo dei fatti tra i 18 e i 26 anni e tutti affetti da patologie psichiatriche, ospiti della comunità di Villa delle Rose a Conegliano e del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vittorio Veneto dove il prete svolgeva parte del proprio ministero. Una delle presunte vittime era stata sentita nel corso di un incidente probatorio (durante il quale non aveva però riconosciuto don De Bianchi) nella fase delle indagini preliminari che risalgono al periodo fra il 2017 e il 2018. Il sacerdote, secondo il racconto che ricalcava le altre dichiarazioni accusatorie, avrebbe allungato le mani nelle parti intime dei pazienti che andava a visitare come cappellano degli ospedali. Tutte fattispecie contestate dal pubblico ministero Barbara Sabattini, che nella sua requisitoria aveva parlato di palpeggiamenti e baci o tentativi di avere contatti proibiti con pazienti.

    La condanna di don Federico, secondo i suoi legali, era avvenuta sulla base del fraintendimento su un singolo episodio e gli avvocati erano pronti a metterlo evidenza nel processo d’Appello. Ma la prescrizione ha messo la parola fine a tutta questa brutta vicenda.

    https://www.trevisotoday.it/cronaca/vittorio-veneto-don-federico-de-bianchi-violenza-sessaule-appello-prescrizione-1-dicembre-2025.html

  • «Era notte, si infilò nel letto e abusò di me: fui cacciato dal seminario»: la testimonianza di una vittima

    «Era notte, si infilò nel letto e abusò di me: fui cacciato dal seminario»: la testimonianza di una vittima

    «Era una mattina della primavera 1965, mi sentivo molto triste. Avevo 17 anni. E dall’età di 12 anni studiavo in un istituto religioso». Inizia così la testimonianza di un uomo che 60 anni fa, sentita la vocazione, entrò in seminario e poi ne uscì «solo», anzi «fui cacciato». È la storia di una delle quattro vittime di abusi sessuali nella Chiesa, che nell’ultimo anno hanno chiesto aiuto al Centro di ascolto della Diocesi di Trento. La sua testimonianza, ieri sera, è stata letta da don Alessandro Aste, referente del Servizio tutela Minori, nel corso della Veglia in Duomo per la quinta Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa (18 novembre).

    L’uomo, che allora aveva 17 anni appunto, ha voluto esprimere anzitutto riconoscenza all’arcivescovo Lauro Tisi per esser stato ascoltato e per aver avuto la possibilità di riportare il suo vissuto, affinché «la Chiesa prenda sempre più consapevolezza». «La fine di un sogno», questo il titolo che il settantasettenne ha voluto dare alla sua testimonianza. «La mia famiglia era povera — ha raccontato per il tramite di don Aste — All’interno dell’istituto avevo frequentato le scuole medie e il ginnasio. E avevo iniziato il liceo presso il seminario diocesano. Qualche giorno prima, su sollecitazione del professore, avevo informato il padre superiore che un sacerdote, nel pieno di una notte, si era infilato nel mio letto».

    In realtà, già nelle settimane precedenti, il sacerdote si era approcciato a lui «con ammiccamenti, baci, carezze e affetto. Nella mia ingenuità — ha proseguito — non avevo mai considerato peccato questi comportamenti, in quanto li avevo sempre scambiati per manifestazioni di tenerezza. Ero solo, lontano dalla famiglia, avevo bisogno di affetto. Lui me lo dava, e io me lo prendevo. Per questo non avevo mai sentito il bisogno di confrontarmi con qualcuno. L’ultimo gesto, però…».

    Quella notte fu terribile. Lui prese coraggio e decise di denunciare il tutto al padre superiore, ma «capii presto che avrei pagato tristemente e immediatamente le conseguenze. Il padre superiore, infatti, mi convocò e mi disse che dovevo lasciare l’istituto e andare subito a casa».

    Sono passati sessant’anni, ma il ricordo è ancora vivido. «Il giorno dopo, solo nei miei pensieri, indossai un paio di pantaloni grigi, una maglia che mi avevano procurato il giorno prima, presi la borsa con le mie cose e abbandonai la mia stanza — ha aggiunto il settantasettenne — Scesi le scale, non c’era più nessuno ad aspettarmi, nessuno a salutarmi, nessuno ad accompagnarmi, ero solo. Anziché provare vergogna e chiedermi scusa, mi avevano isolato. A distanza di anni, il dolore brucia ancora — ha concluso così la sua testimonianza — Anche se sono riuscito a ricostruirmi una vita, con fatica…».

    «Era notte, si infilò nel letto e abusò di me: fui cacciato dal seminario»: la testimonianza di una vittima

  • Abusi nella Chiesa, in Diocesi Trento 4 persone a Centro ascolto

    Abusi nella Chiesa, in Diocesi Trento 4 persone a Centro ascolto

    Il Centro di ascolto del Servizio per la tutela minori della Diocesi di Trento ha accolto nuove persone che hanno trovato la forza di chiedere aiuto contro gli abusi.

    Dei quattro accessi negli ultimi dodici mesi – sottolinea la Diocesi di Trento in un comunicato pubblicato sul proprio sito – due si riferiscono ad abusi di carattere sessuale da parte di membri di istituti religiosi, risalenti entrambi a circa 60 anni fa.

    In uno dei casi, si è rilevato anche un abuso di potere. Un altro accesso riguarda invece il disagio avvertito da una giovane da parte di un educatore nel contesto di un’iniziativa parrocchiale. Un’altra segnalazione ancora si riferisce ad abusi sessuali da parte di un sacerdote di un’altra diocesi, accolto temporaneamente in Trentino, morto alcuni decenni fa.

    Tutte le segnalazioni sono state prese in carico e sono state valutate le modalità più adeguate per alleviare la sofferenza delle persone coinvolte. Domani, venerdì 21 novembre, alle 20.30, nel Duomo di Trento, la Diocesi di Trento si raccoglierà in un momento di preghiera in memoria delle persone delle vittime di abusi nella Chiesa.

    https://www.ansa.it/trentino/notizie/2025/11/20/abusi-nella-chiesa-in-diocesi-trento-4-persone-a-centro-ascolto_a89ad93d-4d25-4cc7-b04e-5eea1a30f93f.html

  • Abusi sessuali nella chiesa, 4 persone al centro di ascolto della Diocesi di Trento

    Abusi sessuali nella chiesa, 4 persone al centro di ascolto della Diocesi di Trento

    Il centro di ascolto del servizio per la tutela dei minori della Diocesi di Trento ha accolto nuove persone che hanno trovato la forza di chiedere aiuto contro gli abusi. 

    Dei quattro accessi negli ultimi dodici mesi – sottolinea la Diocesi di Trento – due si riferiscono ad abusi sessuali da parte di membri di istituti religiosi, risalenti entrambi a 60 anni fa. In uno dei casi, si è rilevato anche un abuso di potere. 

    Un altro accesso riguarda invece il disagio avvertito da una giovane da parte di un educatore nel contesto di un’iniziativa parrocchiale. Un’altra segnalazione ancora si riferisce ad abusi sessuali da parte di un sacerdote di un’altra diocesi, accolto temporaneamente in Trentino, morto alcuni decenni fa.

    Tutte le segnalazioni – fa sapere la Diocesi – sono state prese in carico e sono state valutate le modalità più adeguate per alleviare la sofferenza delle persone coinvolte.

    I contatti del centro di ascolto del servizio diocesano di tutela dei minori

    Il Centro di Ascolto del Servizio Diocesano Tutela Minori risponde al seguente numero telefonico: 349/23.72.946 e all’indirizzo e-mail tutelaminori@diocesitn.it.  L’indirizzo postale è: Servizio Tutela Minori, piazza Fiera 2 , Trento.    

    Veglia in Duomo a Trento contro gli abusi

    La sera di venerdì 21 novembre, alle 20.30 nel Duomo di Trento, la Diocesi di Trento si raccoglierà in un momento di preghiera in memoria delle persone delle vittime di abusi nella Chiesa.

    Il tema della Veglia di quest’anno sarà il proprio il rispetto, declinato nell’invito a “generare relazioni autentiche”, in sintonia con la V Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa, in calendario il 18 novembre.

    “La Veglia – spiega don Alessandro Aste, Referente del Servizio Tutela Minori – vuole essere un momento di raccoglimento che invita tutta la comunità ecclesiale ad assumere ogni giorno la responsabilità di custodire la dignità e la sicurezza di ciascuno, oltre la sola occasione di una ricorrenza”.

    Nel corso della Veglia troverà spazio l’ascolto del vissuto di due persone ferite. “Ricordare – prosegue don Aste – significa innanzitutto ascoltare: l’ascolto delle persone che hanno subito abusi aiuta a comprendere più profondamente come accompagnarle nel loro cammino di ricostruzione, nella gestione del dolore e nella riconquista della propria storia. Allo stesso tempo ci orienta nel promuovere ambienti sempre più sicuri, capaci di favorire relazioni sane e rispettose per bambini, bambine, ragazzi e ragazze”.

    Il Servizio Diocesano per la Tutela dei Minori

    La Diocesi di Trento fa sapere che il servizio diocesano per la tutela dei minori ha proseguito anche quest’anno il proprio impegno formativo, accompagnando diverse realtà in percorsi di crescita e responsabilità condivisa. Tra le attività realizzate, si è tenuta una formazione dedicata agli educatori e alle educatrici del Collegio Arcivescovile; una serata di approfondimento rivolta a una comunità parrocchiale e un incontro di presentazione delle linee guida ai sacerdoti della Diocesi, per sostenere un cammino comune di attenzione e cura verso le persone più vulnerabili.

    A queste iniziative si aggiunge l’accompagnamento di tre associazioni Noi Oratori presenti sul territorio trentino, che hanno richiesto percorsi specifici legati alla tutela.

    A febbraio 2026 si terrà il quarto Convegno diocesano sulla tutela dei minori e delle persone vulnerabili, che ancora una volta partirà dalla voce delle vittime. Una parte dell’incontro sarà dedicata a una testimonianza, momento essenziale per orientare il cammino della Chiesa verso una responsabilità sempre più consapevole, matura e attenta alla cura dell’altro.

    https://www.rainews.it/tgr/trento/articoli/2025/11/abusi-sessuali-nella-chiesa-trentina-4-persone-al-centro-di-ascolto-della-diocesi-di-trento-ultimi-12-mesi-87ead504-49ae-4e73-a48a-1286d754dc6e.html

  • Altre trenta persone hanno denunciato presunti abusi sessuali commessi da sacerdoti in Alto Adige

    Altre trenta persone hanno denunciato presunti abusi sessuali commessi da sacerdoti in Alto Adige

    Negli ultimi mesi la diocesi di Bolzano-Bressanone ha ricevuto trenta nuove segnalazioni di presunti abusi sessuali su minori e persone vulnerabili che sarebbero stati commessi da sacerdoti soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta. Le persone che hanno denunciato si sono fatte avanti dallo scorso gennaio, dopo la pubblicazione dei risultati della prima indagine fatta dalla diocesi, la prima così approfondita promossa finora dalla Chiesa cattolica italiana.

    La notizia delle nuove segnalazioni è stata data da don Gottfried Ugolini, responsabile del Servizio per la tutela dei minori della diocesi, durante un convegno intitolato non a caso «Il coraggio di agire».

    Ugolini ha detto che almeno due sacerdoti accusati dalle nuove segnalazioni sono ancora vivi, ma non più in servizio. «Un cambio radicale è stato avviato: si è compreso che ci sono strutture, mentalità e tradizioni che non prendono ancora sufficientemente a cuore questa piaga», ha detto Ugolini. «Serve un cambiamento culturale strutturale basato sulla responsabilità personale per una comunità ecclesiale e sociale più umana, più cristiana, più socialmente giusta e solidale».

    Il rapporto pubblicato a gennaio è il risultato di un lungo lavoro di uno studio legale tedesco incaricato di indagare dalla stessa diocesi di Bolzano-Bressanone. Gli avvocati hanno esaminato un periodo di tempo molto ampio – 60 anni – trattando il problema degli abusi sessuali in modo dettagliato, parlando tra le altre cose della sistematicità delle violenze.

    Erano state rilevate in totale 67 presunte situazioni di abuso, a cui ora sono state aggiunte le trenta emerse negli ultimi mesi: in totale sono circa un centinaio di casi. Le presunte vittime segnalate nel primo rapporto erano 75, di cui 51 femmine, 18 maschi e 6 di cui non si conosce il sesso. Quasi tutti erano minorenni: il 51 per cento delle femmine aveva tra gli 8 e i 14 anni, mentre la metà dei maschi aveva meno di 18 anni. Secondo quanto ricostruito nel rapporto, tre uomini si sono suicidati decenni dopo aver subìto violenza.

    Nel 2010 la stessa diocesi era stata la prima ad aprire un centro di ascolto per gestire le segnalazioni di abusi sessuali commessi da chierici. Nel podcast del Post «La bomba», i vaticanisti Iacopo Scaramuzzi e Alvise Armellini hanno spiegato che l’atteggiamento più autocritico della diocesi di Bolzano va attribuito soprattutto alla vicinanza culturale con la Germania, dove già quindici anni fa si iniziò a pubblicare in maniera piuttosto sistematica i primi rapporti sugli abusi all’interno della Chiesa.

    Come ha scritto il Corriere dell’Alto Adige, il vescovo Ivo Muser ha ammesso gli errori commessi dalla Chiesa. Muser ha detto inoltre che le vittime degli abusi saranno coinvolte nei processi decisionali della diocesi e ha annunciato un’estesa riorganizzazione della prevenzione per garantire una documentazione trasparente di tutte le decisioni prese e delle responsabilità. «Non possiamo cambiare il passato, ma per il futuro serve professionalità e ascolto vero», ha detto il vescovo. «La piaga dell’abuso è presente all’interno della Chiesa, delle famiglie, in tutti gli ambiti della società. Dobbiamo collaborare, guardare in faccia quello che accade e andare avanti insieme».

    Il dossier pubblicato a gennaio insisteva in modo particolare sulla mancanza di una «cultura dell’errore» all’interno della diocesi: stava a indicare il prolungato rifiuto di molti responsabili ecclesiastici di affrontare in modo adeguato i sacerdoti accusati di avere commesso abusi, per non dover ammettere di aver sbagliato a gestire casi simili in passato e per evitare di dover correggere le decisioni dei propri predecessori.

    https://www.ilpost.it/2025/11/08/nuovi-abusi-sacerdoti-diocesi-alto-adige/

  • BOLZANO – DIOCESI E ABUSI, DA GENNAIO ALTRI 30 CASI

    BOLZANO – DIOCESI E ABUSI, DA GENNAIO ALTRI 30 CASI

    Il vescovo Ivo Muser ammette di aver sbagliato nell’assegnare alla pastorale in val Pusteria un sacerdote condannato per abusi su minore In futuro sarà vincolante per scelte che riguardano le assegnazioni, sentire prima le vittime e rivolgersi a un’equipe di esperti indipendenti Da gennaio 2025 a oggi emersi altri 30 casi.

    Se ne è parlato al centro pastorale di Bolzano

  • Il vescovo Muser: “Confessiamo la nostra colpa”

    Il vescovo Muser: “Confessiamo la nostra colpa”

    Bolzano/Bressanone – Due mesi dopo la vicenda di Don Giorgio Carli, la diocesi di Bolzano-Bressanone è immersa in una profonda crisi di fiducia. Il vescovo Ivo Muser ha ora risposto alle dure critiche dell’avvocato di Monaco Ulrich Wastl e ha ammesso gravi errori. “Riconosciamo la nostra colpa al plurale. Non c’era alcun intento doloso, ma è stato un fallimento”, ha dichiarato Muser nel suo discorso conclusivo al convegno di venerdì.

    Wastl aveva accusato la diocesi di un “fallimento sistemico” e sottolineato che solo una chiara ammissione di colpa avrebbe potuto restituire la credibilità perduta. “Questa è l’ultima possibilità”, aveva avvertito l’avvocato, che aveva già presentato la denuncia di abuso a gennaio.

    Particolarmente sconcertante: prima della decisione di trasferire Don Carli da Vipiteno a San Candido, non è stata consultata nessuna vittima. Il sacerdote era stato precedentemente accusato di abusi sessuali su minore. Il trasferimento ha dovuto essere annullato dopo massicce proteste, ma il danno era ormai fatto.

    Conseguenze della “diffusione della responsabilità”

    Muser ha riconosciuto una “diffusione di responsabilità” e ha annunciato tre conseguenze concrete: il coinvolgimento permanente delle persone interessate nei processi decisionali, una riorganizzazione organizzativa dell’area di indagine e prevenzione con responsabilità chiaramente definite e la documentazione completa di tutte le decisioni rilevanti. Inoltre, verrà istituito un organismo di intervento indipendente con funzioni di controllo e di rafforzamento della fiducia.

    “Dobbiamo ascoltare, porre domande e valutare le nostre decisioni in base a come incidono sulle persone che hanno sofferto molto”, ha sottolineato il vescovo. Ha respinto fermamente qualsiasi sospetto di insabbiamento: “Non si tratta assolutamente di sopprimere o nascondere nulla”.

    Wastl chiede ora un’indagine trasparente e mirata per ripristinare almeno un po’ di credibilità. Muser ha promesso: “Vogliamo rendere giustizia alle persone colpite e fare tutto il possibile per proteggere le vittime future”. Ha aggiunto di non poter promettere un’azione impeccabile, “ma sono convinto di questo progetto. Voglio assolutamente che continui”, ha concluso il vescovo.

    https://www.suedtirolnews.it/unterhaltung/kultur/bischof-muser-wir-bekennen-unsere-schuld