Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Abusi sessuali del clero, in Italia oltre mille preti coinvolti: in Veneto 88 casi e 572 vittime

    Abusi sessuali del clero, in Italia oltre mille preti coinvolti: in Veneto 88 casi e 572 vittime

    Sono 1.250 i casi complessivi di violenze sessuali nella Chiesa italiana, di cui 1.106 compiuti da sacerdoti. Sono i dati che emergono dal nuovo Rapporto nazionale 2025 di Rete L’Abuso – associazione promossa dai sopravvissuti ad abusi -, che segnala 4.625 vittime note, 4.395 delle quali abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout. L’associazione evidenzia che 2.414 vittime sono seguite direttamente, mentre 2.211 risultano irreperibili. L’incidenza dei preti coinvolti, pari al 3,57 per cento dei 31.000 sacerdoti italiani, viene definita “molto alta” in relazione alla natura non ufficiale del censimento.

    Sui circa 31mila preti, 1.106 sarebbero quelli segnalati, un numero in linea con quanto denunciato da fonti cattoliche che nello stesso periodo di tempo hanno riconosciuto 1.049 casi. La Rete L’Abuso rileva una grave carenza di strumenti di prevenzione e di tutela dei minori nel Paese ed evidenzia che la Chiesa Cattolica è da tempo al corrente del problema, “endemico e noto al Vaticano almeno dal 1962”, quando fu regolamentato segretamente con la direttiva ‘Crimen sollicitationis’. In ogni caso, prosegue l’associazione, “ciò non toglie nulla alla gravità della situazione”, e mostra quanto sia urgente “un intervento deciso del Garante nazionale e dei Garanti regionali” per coinvolgere cittadini e politica in un’azione di responsabilità collettiva.

    Sempre secondo il Rapporto, è la Lombardia la regione con il maggior numero di casi censiti dalla Rete L’Abuso: 174 sacerdoti e laici coinvolti e 562 vittime, in gran parte minori. Seguono Veneto (88 casi e 572 vittime), Toscana (81 e 292) e Sicilia (103 e 270). Il Molise e la Valle d’Aosta risultano invece le regioni meno colpite, rispettivamente con 16 e quattro casi.

    Più del 75 per cento dei sacerdoti coinvolti in abusi sessuali non è mai stato denunciato alla magistratura italiana. Secondo la Rete L’Abuso, il “sommerso” ammonta a 839 casi su 1.106 sacerdoti segnalati. Molti episodi, si legge nel rapporto presentato ieri, non sono mai arrivati in tribunale a causa della prescrizione o perché affidati a procedimenti interni della Chiesa.

    https://tgverona.telenuovo.it/home/2025/10/25/abusi-sessuali-del-clero-in-italia-oltre-mille-preti-coinvolti-in-veneto-88-casi-e-572-vittime

  • Pedofilia nella Chiesa, 4.600 abusi dal 2000

    Pedofilia nella Chiesa, 4.600 abusi dal 2000

    Sono 4.623 le persone molestate da sacerdoti o figure legate alla Chiesa cattolica in Italia negli ultimi venticinque anni. Di queste, 4.451 erano minorenni al momento dei fatti. A rivelarlo è l’ultimo rapporto pubblicato da Rete l’Abuso, l’associazione che da anni raccoglie testimonianze e dati sugli abusi clericali nel Paese.

    Dal 2000, l’associazione ha censito 1.106 sacerdoti sospettati di abusi, ma solo 76 di loro sono stati sottoposti a processi canonici. Gli esiti, secondo quanto documentato, restano in gran parte blandi o opachi: 17 preti sono stati temporaneamente sospesi, 7 trasferiti in altre parrocchie, 18 ridotti allo stato laicale o dimessisi volontariamente. In cinque casi, gli imputati si sono tolti la vita.

    Diocesi silenti e risposte mancate

    Lo studio denuncia anche la scarsa collaborazione delle diocesi italiane con le autorità ecclesiastiche. Solo 81 delle 226 diocesi hanno risposto al questionario inviato dalla Commissione Vaticana per la protezione dei minori, che ha poi definito “insufficiente” l’impegno della Chiesa italiana nel prevenire e contrastare gli abusi.

    Il monito del Papa

    Nei giorni scorsi, Papa Leone XIV ha incontrato per la prima volta un gruppo di vittime di abusi da parte del clero, invitando i nuovi vescovi a non occultare le accuse e a collaborare con le autorità civili. Un appello che prosegue la linea avviata da Papa Francesco, ma che, secondo le associazioni delle vittime, non si è ancora tradotto in riforme strutturali e trasparenza reale.

    Un’emergenza morale ancora aperta

    La pedofilia nel clero resta una ferita profonda per la Chiesa cattolica. Come sottolinea Rete l’Abuso, molti sacerdoti accusati non sono mai stati allontanati dalle proprie parrocchie, e i procedimenti interni in Vaticano continuano a svolgersi nel segreto, senza conseguenze effettive.

    Lo Stato italiano, dal canto suo, non è mai intervenuto in modo deciso, lasciando che la gestione della crisi restasse in larga parte nelle mani delle stesse istituzioni ecclesiastiche.

    A più di vent’anni dallo scoppio dei primi scandali, il messaggio del rapporto è netto: una Chiesa che predica l’amore ma protegge i colpevoli ha smarrito non solo la propria autorità morale, ma anche la propria umanità.

    https://www.polesine24.it/oggi/2025/10/25/news/pedofilia-nella-chiesa-4-600-abusi-dal-2000-380810/

  • Bocciata la mozione per chiedere le dimissioni del vescovo Muser

    Bocciata la mozione per chiedere le dimissioni del vescovo Muser

    BOLZANO. Dopo un lungo confronto tra i capigruppo e una discussione sull’ammissibilità del testo, oggi, 8 ottobre, il Consiglio provinciale di Bolzano ha bocciato la mozione presentata da Jürgen Wirth Anderlan (Jwa) che chiedeva di sollecitare il vescovo Ivo Muser a dimettersi «per assumersi la responsabilità dei casi di abuso tra il clero locale».

    La proposta ha diviso l’aula e riacceso il dibattito sul rapporto tra Chiesa e istituzioni. Per Brigitte Foppa (Gruppo verde) si è trattato di «un pessimo momento per il Consiglio», ribadendo la necessità di mantenere netta la separazione tra potere religioso e politico. Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha invece sottolineato che «la separazione finisce quando si tratta di tutelare le vittime».

    Secondo Franz Ploner (Team K), «la Chiesa deve agire con trasparenza e non giocare a ping-pong tra politica e religione», mentre Sandro Repetto (Pd) ha ricordato che «Muser è stato l’unico vescovo in Italia a promuovere e pubblicare un’indagine interna». Anna Scarafoni (Fratelli d’Italia) ha giudicato la mozione «inaccettabile nel merito, perché riguarda due istituzioni indipendenti».

    Diversi esponenti Svp, tra cui Rosmarie Pamer, Waltraud Deeg, Harald Stauder e Philipp Achammer, hanno espresso posizioni analoghe, sottolineando l’importanza di prevenire gli abusi, ma ritenendo «assurdo votare sulle dimissioni di un vescovo». Anche Andreas Colli (Wir Bürger) e Christian Bianchi (Forza Italia) hanno criticato l’iniziativa, definendola «sbagliata e priva di senso».

    Il presidente Arnold Schuler ha difeso la scelta di ammettere la mozione al dibattito, ricordando che «Chiesa e politica sono due istituzioni separate e devono restare tali». Dopo la votazione per parti separate, la mozione è stata respinta a larghissima maggioranza.

  • Nuove accuse di molestie contro un prete già indagato per violenza sessuale

    Nuove accuse di molestie contro un prete già indagato per violenza sessuale

    Si allarga l’inchiesta della Procura di Trento contro un sacerdote ed insegnante di religione accusato di violenza sessuale nei confronti di una studentessa undicenne all’epoca dei fatti.

    Ora spunta infatti un nuovo caso di presunte molestie, che sarebbero avvenute nello stesso istituto religioso del capoluogo trentino, dal quale il prete 40enne nel frattempo è stato allontanato.

    Lo riportano i quotidiani L’Adige, Corriere del Trentino e Il T. Il secondo caso riguarderebbe sempre un’alluna, poco più grande della prima, e i fatti si sarebbero verificati durante le attività pomeridiane della scuola.

    Il sacerdote, sentito dagli inquirenti, ha respinto le accuse che sarebbero scaturite dal fatto di essere una persona espansiva.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/09/19/nuove-accuse-di-molestie-contro-un-prete-in-trentino_79b5171a-76bb-49f7-90d8-ef84908d38d4.html

  • Prete accusato di violenza sessuale su un’alunna 11enne: «Sono una persona molto espansiva»

    Prete accusato di violenza sessuale su un’alunna 11enne: «Sono una persona molto espansiva»

    La procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio per un sacerdote e insegnante di religione di 40 anni, accusato di violenza sessuale aggravata su una studentessa di 11 anni. I fatti risalirebbero al periodo tra ottobre e novembre 2023 e sarebbero avvenuti anche nell’aula comune di un noto istituto scolastico cattolico di Trento frequentato dalla bambina, che avrebbe subito almeno tre episodi di abusi.

    L’emersione del caso e l’indagine

    La vicenda è emersa quando la bambina ha trovato il coraggio di raccontare quanto accaduto ai propri genitori, che hanno subito informato la direzione della scuola. La scuola ha avviato le procedure interne e ha allertato le autorità: i carabinieri hanno aperto un’indagine coordinata dal pubblico ministero Giorgio Bocciarelli.

    L’insegnante, che lavorava nell’istituto da circa dieci anni, è stato immediatamente allontanato e trasferito a Roma, dove è stato assegnato ad altri incarichi.

    Il racconto della bambina e l’incidente probatorio

    La 11enne è stata ascoltata in un’udienza protetta con la formula dell’incidente probatorio davanti alla psicologa e psicoterapeuta Fulvia Pietrapertosa, nominata perito dal giudice Marco Tamburrino, e dai consulenti di parte.

    Il suo racconto è stato ritenuto attendibile dalla Procura, che contesta al sacerdote tre episodi di abusi.

    La versione del sacerdote

    Interrogato dal pubblico ministero, il religioso ha respinto ogni addebito, dichiarando di essere «una persona molto espansiva» e di non aver mai avuto «secondi fini» nei suoi approcci con le studentesse. «Se ho abbracciato quella studentessa non è stato certo con finalità sessuali, non è da me», ha aggiunto.

    Il sacerdote dovrà ora comparire davanti al giudice per valutare la richiesta di rinvio a giudizio all’inizio del prossimo anno. Gli inquirenti stanno anche verificando se possano esserci stati episodi simili coinvolgendo altre studentesse.

    Contesto e precedenti nella regione

    La notizia arriva pochi giorni dopo le polemiche che hanno scosso il Trentino-Alto Adige per la nomina, poi revocata, di don Giorgio Carli in Val Pusteria, sacerdote al centro di un lungo iter giudiziario vent’anni fa per accuse di abusi. Nel 2009 fu prosciolto per prescrizione dalla Cassazione, ma nel 2013 il Tribunale civile condannò in solido la diocesi di Bolzano-Bressanone e la parrocchia San Pio X di Bolzano a un risarcimento complessivo di 700.000 euro, oltre agli interessi legali.

    https://www.leggo.it/italia/cronache/prete_pedofilo_abusi_studentessa_11_anni_trento_oggi_18_9_2025-9075767.html

  • Violenza su alunna 11enne, chiesto il processo per un prete

    Violenza su alunna 11enne, chiesto il processo per un prete

    La Procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio di un prete ed insegnante di religione 40enne di un istituto scolastico cattolico trentino per violenza sessuale aggravata su minore. L’uomo, secondo le contestazioni, avrebbe abusato di un’alunna 11enne.

    Lo scrivono i quotidiani locali Corriere del Trentino, l’Adige e il T. I fatti contestati risalgono all’autunno 2023 e la scuola ha successivamente trasferito il 40enne, che insegnava nell’istituto da circa dieci anni.

    La presunta vittima delle attenzioni del religioso è stata ascoltata davanti al giudice in incidente probatorio ed il racconto ha convinto gli inquirenti a chiedere il rinvio a giudizio dell’uomo, che nega ogni addebito.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2025/09/18/news/prete_processo_violenza_alunna_11_anni-424854555/

  • Revocata la nuova nomina di Don Carli

    Revocata la nuova nomina di Don Carli

    Il vescovo di Bolzano e Bressanone Ivo Muser ha revocato la nomina di don Giorgio Carli a collaboratore pastorale in Alta Pusteria.

    “Negli ultimi giorni – informa la Diocesi – sono pervenuti alla diocesi di Bolzano-Bressanone diversi riscontri in merito al trasferimento di don Giorgio Carli. Molte persone hanno reagito in modo critico alla decisione, vista in contraddizione con il processo di elaborazione degli abusi. Il vescovo Ivo Muser ha deciso di revocare l’incarico di don Carli per il servizio pastorale in Alta val Pusteria”. Don Giorgio Carli non svolgerà quindi, il servizio pastorale in Alta val Pusteria. Il vescovo Ivo Muser ha parlato con il sacerdote e ha revocato la nomina. “Il passo è motivato dalla valutazione che – nelle circostanze date – vengono a mancare le condizioni per assumere questo compito con responsabilità verso le persone colpite e l’ambito pastorale. Allo stesso tempo, la diocesi vuole doverosamente confrontarsi in modo realistico con la situazione creatasi, anche nei confronti del sacerdote. Don Carli si prende un periodo sabbatico fino a nuovo avviso“.

    Il prete – il cui caso è riportato nel report sugli abusi pubblicato all’inizio dell’anno – una ventina di anni fa fu al centro di un lungo iter giudiziario per l’accusa di abusi. Nel 2009 fu prosciolto per prescrizione in Cassazione (dopo una pesante condanna in secondo grado), ma nel 2013 il Tribunale civile condannò, in solido fra loro, la diocesi di Bolzano e Bressanone e la parrocchia San Pio X di Bolzano al risarcimento con una somma a sei cifre della parte lesa.

    La Diocesi sottolinea, infine, che “nell’elaborazione degli abusi sessuali vuole fare tesoro delle esperienze fatte e proseguire sulla strada intrapresa: sul piano giuridico, pastorale e strutturale e in dialogo la società. Le misure saranno valutate, il dialogo con le persone colpite e gli organismi diocesani proseguirà”.

    https://salto.bz/it/article/05092025/revocata-la-nuova-nomina-di-don-carli

  • Priorità assoluta: trasparenza

    Priorità assoluta: trasparenza

    La decisione della dirigenza diocesana di trasferire il sacerdote menzionato nella denuncia di abuso (caso 16) in Alta Pusteria è stata fortemente criticata. Il Forum Cattolico , il Movimento Cattolico Maschile e il Movimento Cattolico Femminile della Diocesi di Bolzano-Bressanone hanno pubblicato dichiarazioni in merito, così come Rete L’abuso .

    Il Movimento Maschile Cattolico sottolinea: “Nonostante tutte le diverse prospettive e valutazioni, il nostro primo pensiero è per le vittime di abusi sessuali. Devono essere considerate per prime quando si valuta come valutare procedure e soluzioni”. Chiarire le questioni di colpevolezza non è il loro compito, ma piuttosto affrontare responsabilmente i sospetti. “La trasparenza è fondamentale in questo contesto. Ciò che è stato fatto o non fatto nel caso di Don Carli dalla pubblicazione della denuncia di abuso fino all’annuncio del cambio di personale è rimasto sconosciuto al pubblico in Alto Adige. Questo non contribuisce a creare fiducia”.

    Secondo la dichiarazione di Hannes Rechenmacher a nome del presidente diocesano Edl Huber e del consiglio diocesano del Movimento Maschile Cattolico, si crea l’impressione che la dirigenza diocesana abbia imparato poco dal costoso rapporto, “poiché le misure probabilmente non sarebbero state sostenute da organismi indipendenti “. Viene criticata anche la mancanza di accettazione a livello locale. “La misericordia è un grande valore che affonda le sue radici in Gesù: dare una nuova possibilità a chi ha fallito può dimostrare la grandezza umana. Questo è, naturalmente, facile se non si è toccati personalmente. Allo stesso tempo, sorge il sospetto che la misericordia non sia del tutto altruistica: agli occhi di alcuni, è ancora più prezioso “avere” un sacerdote sul posto che apprezzare l’impegno dei tanti volontari in tutte le loro forme collaudate e nuove.” Non è chiaro cosa intendesse specificamente il vescovo Ivo Muser con la sua dichiarazione di assunzione di responsabilità: “Coprirebbe personalmente tutti i costi nel peggiore dei casi? Si dimetterebbe da vescovo? O la sua affermazione è meramente retorica, intesa a placare?”

    Alza la voce

    Anche il Movimento Femminile Cattolico si unisce alle critiche. Sottolinea che la prospettiva delle vittime e la trasparenza erano state promesse come priorità assolute. “Le raccomandazioni del rapporto sugli abusi sono state prese in considerazione in questo trasferimento dal decanato di Vipiteno all’unità pastorale dell’Alta Pusteria, quando tali trasferimenti si sono chiaramente rivelati una procedura inappropriata? E: come si può creare un clima di fiducia nelle circostanze date e rendere possibile il lavoro pastorale, anche se quest’ultimo sembra essere garantito dalle misure previste?”. La decisione dà anche l’impressione che la presenza di un sacerdote sia più importante dell’impegno diversificato dei laici. “Non è compito del consiglio diocesano del Movimento Femminile Cattolico accertare la colpevolezza e l’innocenza. Tuttavia, alziamo la voce quando le procedure – come in questo caso – non ci convincono”, scrive la presidente diocesana Irene Vieider .

    Sconcerto e incomprensione

    Anche il consiglio direttivo del Forum Cattolico ha espresso sorpresa per il trasferimento del sacerdote all’unità pastorale dell’Alta Pusteria. “Non spetta a noi commentare personalmente Don Giorgio Carli, né tantomeno esprimere un giudizio. Ciò è stato confermato dal procedimento giudiziario del 2009 e dalla documentazione contenuta nel rapporto indipendente sugli abusi sessuali nella diocesi di Bolzano-Bressanone”, si legge nella lettera, “ma per noi è incomprensibile che la richiesta di Don Carli di trasferimento in un’altra parrocchia sia stata semplicemente accolta”.  

    Sebbene il vescovo Ivo Muser si sia assunto la responsabilità della decisione di trasferimento e abbia sottolineato le misure di accompagnamento, come il supporto psicologico e il monitoraggio continuo, è comunque incomprensibile il motivo per cui il vescovo non abbia ordinato un trasferimento in un’area “lontana da qualsiasi responsabilità pastorale”.  “Dal punto di vista delle persone colpite, questo sarebbe stato il passo ovvio e logico in seguito alle conclusioni del rapporto sugli abusi. Rimangono sconcerto e incomprensione, e un’occasione persa per dimostrare credibilità nel doloroso processo di cambiamenti urgenti e necessari nel modo in cui la questione degli abusi viene affrontata nella Chiesa cattolica”. 

    Monitoraggio 24 ore su 24

    Anche Francesco Zanardi dell’associazione Rete L’abuso segnala casi simili in Italia: “Misure simili a quelle imposte a Don Carli sono state imposte a Don Samuele Marelli della Diocesi di Milano nell’aprile di quest’anno. Il sacerdote deve lasciare l’Arcidiocesi di Milano per cinque anni. Rischia il divieto di esercitare il ministero sacerdotale per cinque anni, il divieto a vita di avere contatti con minori e persone del comune in cui ha esercitato il ministero sacerdotale e il divieto di confessare e di prestare assistenza pastorale per dieci anni”. Ma anche lui esprime dubbi: “Sarei curioso di sapere in che modo queste misure intendono garantire che gli abusi non si ripetano. Non è che i sacerdoti in questione siano sotto sorveglianza 24 ore su 24”.

    Le dichiarazioni lo chiariscono: non si tratta di proteggere singoli sacerdoti, ma della credibilità della Chiesa e della protezione delle persone colpite. Trasparenza, coerenza e attuazione delle raccomandazioni del rapporto sono necessarie per riconquistare la fiducia e prevenire ulteriori casi di abuso. 

    https://salto.bz/de/article/05092025/transparenz-als-oberste-prioritaeten

  • Prete condannato per abusi (poi prosciolto per prescrizione) torna a fare attività con bambini e ragazzi. La Diocesi: «Non starà da solo con i piccoli»

    Prete condannato per abusi (poi prosciolto per prescrizione) torna a fare attività con bambini e ragazzi. La Diocesi: «Non starà da solo con i piccoli»

    BOLZANO – Un sacerdote condannato in secondo grado per abusi sessuali, poi prosciolto per prescrizione in Cassazione, è stato nominato collaboratore pastorale in Alta Pusteria, e tornerà quindi a fare attività tra bambini e ragazzi. Dal canto suo, la Diocesi di Bolzano e Bressanone ha precisato che l’attività pastorale con i minori si svolgerà in presenza di altri adulti.

    L’iter giudiziario

    Don Giorgio Carli nel 2009 fu prosciolto per prescrizione in Cassazione, dopo una pesante condanna in secondo grado.

    Nel 2013 però il Tribunale civile condannò, in solido fra loro, la diocesi di Bolzano e Bressanone e la parrocchia San Pio X di Bolzano al risarcimento di complessivi 700mila euro, oltre agli interessi legali.

    La Diocesi: «Predisposte misure ad hoc»

    «Nel quadro degli avvicendamenti annuali del personale, il sacerdote Giorgio Carli è stato nominato collaboratore pastorale in Alta Pusteria a decorrere dal primo settembre 2025», comunica la diocesi di Bolzano Bressanone riferendo che «dopo la pubblicazione della perizia indipendente sugli abusi sessuali nella diocesi di Bolzano-Bressanone, un gruppo di esperti ha esaminato anche il suo caso e raccomandato alcune misure, che sono state confermate dai vertici diocesani. I responsabili in loco sono stati informati personalmente». Le misure in particolare prevedono un accompagnamento psicologico, attività pastorale con bambini e adolescenti solo in presenza di altri adulti e monitoraggio costante da parte di referenti designati.

    Le parole del vescovo Ivo Muser

    Il vescovo, Ivo Muser, riferisce ancora la nota, sottolinea di «assumersi consapevolmente la responsabilità per l’impiego di don Giorgio Carli, sulla base delle raccomandazioni del gruppo di esperti e delle circostanze esistenti». Monsignor Muser ritiene «essenziale ricercare soluzioni responsabili anche nei casi difficili, sempre nell’osservanza di regole chiare e precise, all’interno di condizioni quadro controllate e nella consapevolezza che la sicurezza e la tutela dei minori nella nostra diocesi hanno la massima priorità».

    https://www.ilgazzettino.it/nordest/bolzano/don_giulio_carli_condannato_abusi_sessuali_bambini_nomina_val_pusteria-9044638.html

  • “Abusata dal prete”. Ma in appello è assolto

    “Abusata dal prete”. Ma in appello è assolto

    “La Diocesi di Adria-Rovigo accoglie positivamente la conclusione di una dolorosa vicenda, che ha riguardato un sacerdote diocesano. In data 22 maggio la Corte di Appello di Venezia ha riformato la sentenza di condanna da parte del Tribunale di Rovigo, emessa nei confronti di don Peter Onyenso. Questi era stato accusato di violenza sessuale da parte di una donna maggiorenne e nel giudizio di primo grado gli era stata inflitta la pena di tre anni di reclusione. La Corte di Appello ha accolto il ricorso del sacerdote, assolvendolo e revocando il risarcimento dei danni stabilito a favore della parte civile”.

    E’ con questo comunicato che la diocesi di Adria Rovigo accoglie la notizia della sentenza di secondo grado che ha del tutto ribaltato la pronuncia del 29 gennaio 2024 del Tribunale di Rovigo, a carico del sacerdote polesano, del quale, all’epoca, La Voce di Rovigo aveva scelto di non divulgare le generalità. A difendere l’imputato, l’avvocato Cecilia Tessarin del foro di Rovigo.

    La vicenda verteva su fatti che si sarebbero verificati nel luglio del 2022, in un Comune del Medio Polesine. A subire i presunti abusi – secondo una ricostruzione accusatoria sconfessata dalla sentenza di secondo grado – sarebbe stata una ragazza di 28 anni. Già nel corso della discussione a Rovigo, comunque, la vicenda aveva mostrato tutta la propria complessità.

    A quanto contestato dalla Procura, durante un incontro nell’abitazione del sacerdote, pare per sistemare il suo computer, l’uomo avrebbe fatto sedere la ragazza sulle sue ginocchia, quindi le avrebbe infilato una mano nelle mutande, poi una nel reggiseno, obbligandola quindi a subire atti sessuali. Un episodio che la giovane avrebbe anche immortalato col proprio cellulare, col quale avrebbe poi lanciato l’allarme alla madre.

    La discussione, a Rovigo, era stata piuttosto lunga, proprio alla luce degli elementi di complessità che il caso presentava. In primo luogo per le condizioni psichiche e cognitive della vittima: per l’accusa afflitta da un ritardo, per quanto non grave, per la difesa in realtà sofferente di dislessia, ma per il resto senza altre limitazioni, tanto da essere stata in grado di diplomarsi e di andare all’Università.

    Molto si era discusso anche della veridicità delle sue affermazioni, alla luce di precedenti invenzioni e bugie, non relative a questa vicenda: per l’accusa questi episodi non avrebbero in alcun modo inficiato la verosimiglianza del racconto della violenza, mentre la difesa aveva dato una lettura del tutto differente della questione.

    Ora, in Appello, una pronuncia di segno completamente opposto a quella di primo grado. Resta ora da vedere se la vicenda si sposterà anche in Cassazione.

    https://www.polesine24.it/cronaca/2025/05/23/news/abusata-dal-prete-ma-in-appello-e-assolto-349143/