UN SACERDOTE, un medico di base e un venticinquenne. Tutti e tre implicati in una bruttissima storia che vede una bimba di soli 7 anni vittima delle molestie sessuali del giovane e, secondo il sostituto procuratore Gemma Miliani, anche dell’omertà del sacerdote e del medico che avrebbero rispettivamente avvertito il giovane delle indagini e omesso di denunciare quanto visto sul corpo della bambina.
IERI davanti al gup Carla Maria Giangamboni il venticinquenne è stato rinviato a giudizio per violenza sessuale, mentre per gli altri due coinvolti il giudice ha disposto la restituzione degli atti in Procura, dopo averne stralciato le posizioni. In particolare, secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, l’imputato avrebbe «preso in braccio la minore stringendola e cingendola a sé, con violenza e con modalità repentine e inaspettate tali da non consentire una non tempestiva reazione, tentando di baciarla e palpeggiandola ripetutamente» nelle zone intime, l’ha «costretta a subire atti sessuali».
IL FATTO è accaduto nell’estate del 2015 in Altotevere. Il medico di base rischia di essere processato perché quando il giorno dopo visitò la bambina non denunciò nulla di quanto, secondo l’accusa, aveva avuto modo di vedere durante l’esame clinico esterno della piccola. Nel capo d’imputazione il sostituto procuratore l’accusa infatti di aver «omesso di riferire all’Autorità giudiziaria quanto riscontrato nel corso della visita alla bambina, durante la quale, a seguito del racconto della madre in merito ad abusi sessuali subiti dalla minore la sera precedente, sono state esaminate le zone intime».
PER IL MAGISTRATO da quell’esame erano emersi «elementi sufficienti a delineare i caratteri di un delitto per cui si doveva procedere d’ufficio». Il sacerdote infine è accusato di aver aiutato l’imputato, «indicato dalla minore quale autore» delle molestie che aveva subito, «a sottrarsi alle ricerche dell’autorità giudiziaria, riferendogli il racconto della madre della minore e facendolo allontanare dalla Comunità» presso cui lui era ospite e in cui aveva chiesto un sostegno anche la madre della bambina. Il processo per il giovane inizierà il 7 maggio 2019. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Antonio Bonacci, Elodia Mirti e Fabiola Fiorucci, mentre la bambina e la madre sono assistite da Nada Lucaccioni.
Francesca Marruco
notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it
Categoria: Umbria
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Abusi su una bimba di sette anni. Prete nei guai per favoreggiamento
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«Perugia, stuprata una bambina di 7 anni»: sacerdote indagato per favoreggiamento
di Daniele Bovi
Un sacerdote e un medico sotto inchiesta a Perugia nell’ambito di una vicenda legata al presunto stupro subìto nel 2015 da una bambina di sette anni. Dall’accusa di violenza sessuale deve difendersi un 25enne ritenuto responsabile dal pm Gemma Miliani di aver tentato di baciare e palpeggiare la ragazzina nelle parti intime per poi costringerla a subìre atti sessuali. Da quell’episodio avvenuto nel Perugino durante l’estate del 2015 (la località non viene indicata per tutelare la vittima del reato, ndr) sono scattate altre due accuse: contro il medico di base della bimba e contro il parroco della comunità in cui si trovava l’imputato principale, la stessa comunità alla quale si era rivolta la madre della piccola per cercare sostegno.
«Omissione di referto» Nello specifico la dottoressa ha «omesso di riferire all’autorità giudiziaria quanto riscontrato nel corso della visita» effettuata il giorno dopo i presunti abusi. Stando alla ricostruzione accusatoria dall’«esame medico erano emersi elementi sufficienti a delineare i caratteri di un delitto per cui si doveva procedere d’ufficio» ma ciò non è stato comunicato ai magistrati. La visita medica – si apprende – si è svolta poche ore dopo l’«episodio di abusi sessuali», quando la madre ha accompagnato la bimba dal medico. La dottoressa, difesa dall’avvocato Fabiola Fiorucci, rivendica la correttezza del proprio operato e ha già riferito agli organi inquirenti di non aver notato, nel corso della visita, elementi che lasciassero ipotizzare violenze sessuali.
Il ruolo del sacerdote Il sacerdote è invece accusato di favoreggiamento personale per aver «aiutato» il presunto stupratore «a sottrarsi alle ricerche dell’autorità giudiziaria, avvisandolo di quanto riferito dalla madre della minore (circa il racconto di quest’ultima) e facendolo allontanare» dalla comunità a pochi chilometri dal capoluogo umbro. In questo modo – scrive il pm nella richiesta di rinvio a giudizio – il prete ha «eluso le investigazioni svolte dall’autorità giudiziaria».
Udienza preliminare Il fascicolo è approdato stamani in tribunale dinanzi al giudice per l’udienza preliminare Carla Maria Giangamboni. Il gup ha stralciato le posizioni del medico e del sacerdote (gli atti tornano in Procura) rinviando a giudizio il presunto violentatore. Per lui il processo inizierà il 7 maggio 2019. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Elodia Mirti, Fabiola Fiorucci e Antonio Bonacci. La parte civile è invece rappresentato dall’avvocato Nada Lucaccioni.
«Perugia, stuprata una bambina di 7 anni»: sacerdote indagato per favoreggiamento
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Bambina di otto anni molestata, indagato anche sacerdote: “Lo aiutò ad allontanarsi”
Aveva appena otto anni quando il suo corpicino fu violato. Aveva solo otto anni quando aveva iniziato a frequentare una comunità religiosa insieme a sua mamma, senza immaginare ciò che sarebbe successo alla sua piccola, avvicinata da un giovane di 25 anni, anche lui frequentatote abituale della stessa struttura e oggi alla sbarra con una accusa pesantissima: molestie sessuali nei confronti della bimba. Abusi che sarebbero avvenuti nel corso dell’estate di due anni fa in Altotevere. Oggi il gup Carla Giangamboni, in sede di udienza prelimiare, ha rinviato a giudizio il 25enne e per lui il processo si aprirà nel maggio del 2019.
Ma dalle carte della procura, il pubblico ministero Gemma Miliani aveva chiesto il rinvio a giudizio anche per un sacerdote, indagato per “favoreggiamento personale” perchè complice. secondo l’accusa, “di aver aiutato il presunto colpevole a sottrarsi alle ricerche dell’autorità giudiziaria, facendolo allontare dalla comunità, così eludendo le investigazioni svolte dall’autorità giudiziaria”. Nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm, anche un medico di base per “omissione di referto”. Per l’accusa avrebbe omesso di riferire all’autorità giudiziaria quanto riscontrato nel corso della visita alla minore, durante la quale a seguito del racconto della madre i merito ad un episodio di abusi sessuali subito dalla piccola la sera prima, “erano emersi elementi sufficienti a delineare i caratteri del reato per cui si doveva procedere d’ufficio”.
Per il procedimento a carico del medico e del sacerdote, il gup ha stralciato le loro posizioni e ha rimesso gli atti alla procura in quanto, per questo tipo di reati, si procede per citazione diretta a giudizio. Per il presunto autore degli abusi invece le porte del dibattimento si spalancheranno nel 2019. La parte civile è rappresentata dall’avvocato Nada Lucaccioni, gli altri legali sono: Elodia Mirti, Fabiola Fiorucci, Antonio Bonacci.
http://www.perugiatoday.it/cronaca/bimba-molestata-rinvio-a-giudizio-indagato-anche-sacerdote-per-favoreggiamento.html -

Don Lucio Gatti e quel piangersi addosso che offende chi da lui ha subito molestie
A scriverci questa lettera che pubblicheremo integralmente è Paolo (nome di fantasia), una delle vittime di don Lucio Gatti grazie alla quale nel 2014 don Lucio patteggiò una condanna a 2 anni con la condizionale per abuso sessuale e abuso di mezzi di correzione.
Nei giorni scorsi don Lucio aveva rilasciato una lunga intervista al Corriere Dell’Umbria (nella foto a lato) nella quale lamentava gli effetti delle varie indagini giudiziarie passate e lo scompiglio che stanno sollevando le nuove accuse di abusi (questa volta su minori) a suo carico. Nella stessa intervista lamentava di essere stato “marchiato a vita ma non sono un demone” giustificando quanto accaduto, con il suo “impegno civile” nelle comunità Caritas da lui gestite (Quelle dove sarebbero avvenuti gli abusi). Un “impegno civile” che trova appoggio in un gruppetto di sostenitori che nei mesi scorsi avevano raccolto un centinaio di firme in sostegno di don Lucio.
Tutto questo vittimismo ha ovviamente scosso gli animi di chi sulla propria pelle, quegli abusi li ha subiti e in questa lettera, che si aggiunge a quella inviata pochi giorni fa da Claudia Stefanelli, ha voluto legittimamente esprimere il proprio punto di vista.
Gen.ma Direttrice , mi chiamo Paolo e sono uno dei ragazzi (oramai non più ragazzo) che ha avuto le esperienze terrificanti nella struttura diretta da Don Lucio Gatti e da altri due ragazzi all’epoca dei fatti.
Anzitutto ringrazio per il tempo speso e sento anche di scriverle perchè ad onor del vero non capisco se le parole usate da Lucio Gatti anzi Don Lucio Gatti visto che ci tiene a precisare che è sacerdote ancora.
(sacerdote deriva dal greco e ha del latino anche , mi meraviglia come in due che hanno studiato, hanno dato alla parola un altro significato. However ricordiamo che Sacer dal latino e significa sacro e dot …sarebbe se non ricordo male , Io do…. quindi, cosa di sacro ha dato o da? se è per questo siamo tutti sacerdoti ma lui proprio non può considerarsi).
Credo che ognuno di noi che abbiamo vissuto queste tristi esperienze non abbiamo voglia di parlarne, non per vergogne, ma perchè viene letteralmente il disgusto/nausea verso tutta gente che dice che aiuta e in realtà usa e abusa di vite , di persone che hanno storia, presente e che dovrebbero avere un futuro.
Sbagliare tutti sappiamo che è umano e per fortuna viviamo in un paese che ci da la possibilità di dire la nostra anche quando sbagliamo, ma è ben differente “prendere la parola” a distanza di anni e fare la parte della vittima considerandosi lebbroso, quando nel medioevo la gente lebbrosa non aveva nessuna colpa per ammalarsi parliamo di malattie epidemiche dove un prete o per mancanza di vocabolario o perchè pensa di colpire ,risponde alla gente paragonandosi ad un lebbroso.
Io ho visto e io ho subito, ho visto ragazzi andare a casa sua ed entrare in camera…mentre io in soggiorno a parlare e chiacchierare di ricette di cucina con la mamma, io sono stato con lui nella chiesa dove al primo piano aveva la camera dove il solo letto lo dovevamo condividere e lasciare toccare a lui quello che voleva…anche se con me ha provato a trascinare la mia mano più volte nella notte e addosso uno di due metri che bacia la faccia e bocca non è piacevole affatto per un uomo, sentirlo masturbarsi è stata posso dire l’esperienza più triste che abbia mai vissuto. Io sono stato anche punito perche durante i lavori non parlavo con i “compagni di lavoro” cosa dovevo dire che film stiamo girando? è stato un incubo in vita che non auguro neanche al più feroce assassino, non lo auguro neanche a Lucio, ma sicuramente gli auguro di trovare le persone corrette affianco che lo aiutano nel bene a passare questo suo momento, perchè ha sicuramente bisogno di una figura medica anche che supporti certe devianze e può aiutarlo, qui parliamo di compulsività in atti sessuali con persone dello stesso sesso, può anche essere gay non è affare mio, ma lui è stato violento e abusava totalmente nel modo più triste in nome del potere che aveva.
Non è la comunità!!! Professare appunto da prete con belle e profonde parole dove ha già esperienze in questo, sicuramente non sono io che può consigliare dove isolarsi, ma sicuro dove non ha responsabilità su persone perchè di danni su tante vite e famiglie ne ha fatti .
Non sono i risarcimenti a fermare questo sistema di coperture ai “sacerdoti” che non fanno realmente quello che dicono, se in comune ci accorgiamo di qualcuno che anzicchè lavorare è in giro a spassarsela viene licenziato oggi, se qualche poliziotto abusa del potere e viene corrotto anche lui starà a casa, se un pasticcere qui in pasticceria viene trovato con 2 macarrons da portare a casa , viene licenziato.
Sono regole per stare meglio io credo, perche ancora oggi dopo 2000 anni la chiesa rimane a compartimento stagno con il resto del mondo?….Non esistono più i papi che vengono da famiglie potenti e quindi possono farsi le loro regole…..oggi credevo che era differente…se succede un problema con persone di chiesa , loro hanno il loro tribunale prima….e nel frattempo gli anni passano e loro continuano a coprire casi di pedofilia e abusi, nel 2016 dovrebbe essere uno stato aperto al popolo non rimanere come una famiglia su un olimpo dove solo loro sanno le verità… ancora dopo 2000 anni.
Papa Francesco dovrebbe chiedere scusa ogni domenica per i danni che la gente di potere nelle chiese fa ai ragazzi, sicuramente non tutti gli uomini di chiesa, io parlo per chi approfitta di questa vita per rovinare quelle altrui per i propri bisogni e vizi.
Che uscissero fuori tutti i preti e si ritirassero da chi li ha partoriti, vorrei vedere il viso delle mamme felici di rivederli a casa. e anzicchè parlare di alcolizzati e drogati parlassero di loro e delle soddisfazioni che li portano a continuare questa vita sull’Olimpo, e poi ultima ma non meno importante ….
Grazie per il tempo speso nuovamente, Vi auguro a tutti in redazione un felicissimo Natale con le vostre famiglie e un anno nuovo fantastico e che ci sia più voglia di onestà per tutti , italiani e non.
Cordialmente saluto.
Paolo. (nome di fantasia)
P.S Si nota anche nell’intervista che parla di lui senza dire un misero scusa a tutti noi, pensava di essere in tribunale dove doveva difendersi? Credo che tutti noi non aspettiamo elemosina dalla chiesa per non parlare più, basta solo che chiede perdono ufficialmente ,per quanto mi riguarda.
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Don Lucio Gatti esclusivo: “Marchiato a vita ma non sono un demone”
Numero uno della Caritas diocesana perugino-pievese, fondatore di strutture di accoglienza in Umbria e in Kosovo, parroco amato. Così era conosciuto anche fuori dall’Umbria don Lucio Gatti prima delle accuse per molestie e abuso dei mezzi di correzione basate sulle denunce di cinque ragazzi transitati in centri di accoglienza da lui stesso fondati. Oggi, in una comunità del Nord, don Lucio è ancora immerso nel “percorso spirituale-riabilitativo” iniziato, prima di patteggiare la pena nel gennaio 2014, con la sospensione dal ministero pastorale. “Sono ancora sacerdote perché la mia è stata una sospensione dagli incarichi”, è una delle precisazioni a cui tiene nel corso della prima intervista rilasciata dopo anni. “Anni difficili”, trascorsi a “cercare di capire”, nel tormento continuo di chi ha sentito in sé “un carisma” e ora pensa di essere diventato agli occhi del mondo “un lebbroso”, un uomo con “un marchio a vita”.
Dopo una nuova denuncia per molestie (un episodio che secondo la presunta vittima sarebbe avvenuto quando era minorenne e ospite di una struttura Caritas), don Lucio ha deciso di rompere un lungo silenzio, stimolato in questo anche dalle persone che si sono mobilitate per difenderlo con una petizione. Persone che vogliono non si dimentichi “cosa don Lucio ha fatto per Perugia, l’Umbria, il Kosovo”.“Marchiato a vita ma non sono un demone” dice in esclusiva in una lunga intervista al Corriere.
LEGGI L’INTERVISTA SUL CORRIERE IN EDICOLA IL 23 NOVEMBRE
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Lo scandalo infinito dei preti pedofili. Ospiti scomodi di Villa Sacro Cuore
– CITTA’ DI CASTELLO –
GIOVANNI DESIO, ex sacerdote di Ravenna condannato per atti sessuali contro minorenni; don Stefano Cavalletti pizzicato in un coca party e finito nei guai per reati connessi agli stupefacenti; don Massimo Iuculano di Vercelli, condannato per diversi episodi di violenza sessuale su minori: sono soltanto alcuni degli uomini di chiesa passati a Città di Castello, a Villa Sacro Cuore, dal 2011 adibita a centro di recupero per sacerdoti ‘in difficoltà’. A fotografare la situazione di questo luogo, immerso nelle colline tifernati che da cinque anni è finito alla ribalta delle cronache come una sorta di casa per preti ‘deviati’, è stata la trasmissione Melog di Radio24 condotta da Gianluca Nicoletti, nella puntata andata in onda l’8 novembre alle 12.TRA GLI OSPITI il presidente della rete «L’abuso», Francesco Zanardi, e il giornalista Federico Tulli che ha appena pubblicato un libro su «Preti e Pedofilia». Secondo un’inchiesta svolta dalla rete «L’abuso» (associazione italiana vittime dei predi pedofili), sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 quelli condannati, solo negli ultimi 15 anni. L’associazione parla di alcune «strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari», dice il presidente e portavoce dell’associazione Zanardi. Si fa riferimento a istituti dislocati nelle Marche e nell’Umbria e in special modo a villa Sacro Cuore di Città di Castello, 56 posti letto destinati via via a numerosi sacerdoti italiani finiti nel vortice dello scandalo e, forse, a qualche prelato dall’estero.
TRA I SACERDOTI che avrebbero soggiornato qui anche padre Thomas Ouso Kodijan, indagato nei mesi scorsi a Lucca per abuso di minore e Giampiero Peschiulli sacerdote brindisino condannato per pedofilia. Zanardi racconta inoltre di essere venuto in possesso nel luglio di quest’anno di una lettera inviata da un gruppo di sacerdoti di Città di Castello che non gradirebbero la presenza di questi ‘ospiti’, scomodi. Una missiva anonima che però renderebbe noto il malumore dei tanti preti perbene della zona a dover fare i conti con una struttura, spesso nell’occhio del ciclone della cittadinanza.
Cristina Crisci
notizie tratte da La Nazione www.lanazione.it -

I parrocchiani raccolgono firme in difesa del prete pedofilo
Pare assurdo ma in Italia può capitare che un prete (ex direttore Caritas) che ha patteggiato una condanna per abusi sessuali su ragazzi (con nuovi procedimenti in corso su dei minorenni) venga strenuamente difeso dai suoi parrocchiani.
È quanto accade a Perugia, dove centodieci firme vogliono esprimere sostegno a don Lucio Gatti, il sacerdote accusato di aver abusato di alcuni minori ospiti delle strutture di recupero che si trovavano sotto la sua supervisione. Evidentemente le crociate dei parrocchiano servono solo ad attaccare quai preti che osano non manifestare astio nei confronti delle persone lgbt, ritenendo che in fondo non sia poi così grave abusare della propria posizione per abusare sessualmente di alcune vittime. E’ la finta morale di una Chiesa che appare sempre più una setta, racchiusa in uno stile di omertà in cui il branco difende a priori i propri membri nella più totale noncuranza del dolore che hanno provocato.http://gayburg.blogspot.it/2016/10/i-parrocchiani-raccolgono-firme-in.html
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Una petizione per difendere don Lucio Gatti. Nel frattempo un’altra presunta vittima.
Proprio mentre depositiamo presso lo studio romano dell’avvocato Mario Pinchera un memoriale di una seconda presunta vittima di don Lucio Gatti, che ricordiamo patteggiò nel 2014 una pena a 2 anni con la condizionale per molestie sessuali e abuso di mezzi di correzione, il “Fan Club” di don Lucio organizza una petizione per difenderlo.
A darne notizia è il Corriere dell’Umbria il quale riporta che un centinaio di persone, tra cui padri e madri di famiglia, avrebbero sottoscritto un documento che racconta ed elogia “tutto il bene” che a loro dire don Lucio avrebbe fatto.
Una difesa a spada tratta, malgrado un patteggiamento e una sospensione da parte della chiesa. “Per troppo tempo – scrive la parrocchiana Rita Tosti – siamo rimasti silenti per il tanto fango scaricato su di lui per screditarlo, ora davanti all’ultima grande infamia non si può più tacere. Per me – continua la Tosti – è sacerdote, parroco e amico per sempre”.Episodi purtroppo non isolati che denunciano ancora una volta la superficialità intellettuale e morale di alcuni gruppi di cattolici che a dispetto dei buoni propositi di Papa Francesco, finiscono per screditare rendere alcune comunità cattoliche dei luoghi di poco sani principi e di certo anche poco educativi.
Di queste tristi realtà cominciamo a vederne un po troppe. Sempre ieri sera un caso analogo nel mantovano dove un altro macabro “Fan Club” di parrocchiani ha dedicato una serata di beneficenza in onore di don Walter Mariani, condannato a 6 anni e due mesi per violenza sessuale.
Purtroppo l’insensibilità di queste persone va a ferire ancora una volta, pesantemente, coloro che di questi sacerdoti sono stati vittime, costretti a portare dentro di se non solo il dolore delle violenze subite, ma anche quello che questi “parrocchiani” dal comportamento decisamente poco evangelico continuano ad infliggergli.
Ufficio stampa
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Presunte molestie a danno di un 13enne, la replica dei legali di don Lucio Gatti
PERUGIA – L’ennesima accusa lo ha travolto e addolorato. Anche perché è più pesante di quelle che in passato lo hanno portato a non scegliere la via, inevitabilmente lunga, del processo ordinario preferendo invece la formula del patteggiamento “per evitare un clamore crescente”. Don Lucio Gatti, attraverso i propri legali, gli avvocati Marco Lucio Campiani e Monica Lorenzini, si sente “costretto a replicare”, sia pure con “profondo disagio, sofferenza e amarezza”, rispetto ai contenuti del racconto del giovane che lo scorso aprile lo ha denunciato sostenendo di aver subito da lui un abuso quando era solo tredicenne. Una denuncia – rimarcano i difensori – intervenuta a distanza di anni rispetto ai presunti fatti in essa riportati.
“Il sacerdote – dicono dunque gli avvocati -, nel respingere ogni accusa che assume il sapore amaro della strumentalità e pretestuosità anche alla luce del procedimento civile ancora in corso, non può non evidenziare che oggi viene accusato di comportamenti che si fa fatica anche a menzionare e che sono il più semplice e facile strumento quando si vuole attaccare chi si è sempre impegnato nel recupero dei soggetti più deboli e più fragili della nostra società”. “In ogni caso – proseguono i legali – don Lucio Gatti non intende lasciarsi coinvolgere in argomentazioni indiziarie e legate a fatti ipoteticamente avvenuti da ben oltre sette anni in assenza di un accertamento di colpevolezza, di un giudizio definitivo e di una condanna e ancor più nell’incertezza di un procedimento penale”.
Non manca quindi un riferimento alla passata vicenda giudiziaria che è stata definita con un rito alternativo. “Con sobrietà, umiltà e riservatezza – sottolineano i legali – il sacerdote ha patteggiato un procedimento a suo carico per molestie e abuso di mezzi di correzione al solo scopo di evitare un clamore crescente e impetuoso e, in alcuni casi, anche minaccioso.
Don Lucio Gatti, pertanto, nella piena convinzione della propria coscienza, confida nel rispetto della verità, della giustizia e delle dignità della sua persona”. Il caso dell’ex direttore della Caritas, come noto, in passato ha visto costituirsi un fronte “a difesa”, composto principalmente da persone che appartengono alla parrocchia di Cenerente. Un sostegno che anche stavolta è riaffiorato: un capofila di un nutrito gruppo di parrocchiani ha contattato l’avvocato Monica Lorenzini dicendosi pronto a “testimoniare le buone opere compiute da don Lucio e la riconoscenza verso di lui per l’aiuto dato alle famiglie e in ogni situazione di bisogno”.
Fonte IL CORRIERE DELL’UMBRIA
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Gestiva il centro Caritas di San Fatucchio, accuse di pedofilia per don Lucio Gatti, già condannato per molestie sessuali
Di Francesca Lagatta
Il 9 gennaio del 2014, di fronte all’evidenza delle prove, don Lucio Gatti si arrende ai giudici del Tribunale di Perugia e patteggia una condanna a due anni di carcere con pena sospesa, anche se l’avvocato Nicola Di Mario, dopo la sentenza, continua a professare l’innocenza dell’assistito, che avrebbe scelto il rito alternativo “senza che ciò possa considerarsi ammissione di responsabilità”. Ma ora un nuovo testimone, che oggi ha 20 anni, getta nuovamente nella bufera il parroco che per anni ha gestito numerose comunità di recupero per ragazzi svantaggiati e la Caritas di San Fatucchio, frazione di Castiglione del Lago, comune della provincia di Perugia.
Le indagini che hanno portato alla condanna erano partite grazie alle denunce di cinque ex ospiti di una delle comunità gestite dal sacerdote, ma le accuse di violenza sessuale erano state derubicate a molestie sessuali e abuso dei mezzi di correzione, perché all’epoca dei fatti le vittime erano tutte maggiorenni. Pertanto, sono mancati i presupposti per contestare la violenza.
PERI IL PRETE CONDANNATO MAI UN SOLO GIORNO DI CARCERE
Non un solo giorno dietro le sbarre, dunque, per il prete con il vizietto delle avances insistenti. Unica “punizione”: la sospensione ‘a divinis’ per cinque anni, periodo in cui don Lucio Gatti, protetto in una delle comunità religiose per il recupero spirituale dei preti con problemi legati alla sfera sessuale, ha dovuto rinunciare alle sue funzioni pastorali pubbliche.
Rientrato in comunità a Perugia, avrebbe ripreso le consuete attività religiose, fino a che, nell’aprile scorso, una nuova querela è tornata a scuotere la sua quiete. La presunta vittima degli abusi, il cui caso è seguito dall’associazione Rete l’Abuso del presidente Francesco Zanardi, impiega dei mesi prima di rilasciare una testimonianza dettagliata di ciò che accade circa 7 anni fa, perché il ricordo sarebbe ancora straziante.
IL RAGAZZO CHE LO ACCUSA DESCRIVE LE COMUNITÀ DI RECUPERO COME UN INFERNO
Dopo aver lasciato casa propria ed essere stato affidato dai servizi sociali proprio nella mani di don Lucio, il ragazzo racconta di aver passato cinque anni di inferno (fino alla maggiore età) tra lavori forzati, percorsi di recupero inadeguati e violenze sessuali. Secondo la sua versione, il sacerdote, a turno, avrebbe abusato di lui e di tanti altri adolescenti affidati alle sue comunità, mandati finanche nelle missioni umanitarie all’estero nonostante la giovane età, che di umano avevano poco o nulla.
I dettagli agghiaccianti della storia, sono stati messi nero su bianco e consegnati nelle mani degli uomini dell’Arma. Ora sarà la Magistratura a verificare la veridicità del racconto ed accertare eventuali, nuove responsabilità, che questa volta sarebbero ancora più pesanti. Nel frattempo Gatti, è alle prese con la causa civile che si svolge presso il Tribunale di Perugia dal gennaio scorso, perché le vittime acclarate di molestie sessuali hanno avanzato una richiesta di risarcimento danni al sacerdote e alla sua diocesi.