Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Umbria

  • Don Lucio e nuove accuse per abusi sessuali: la sospensione scadrà tra un anno…

    Don Lucio e nuove accuse per abusi sessuali: la sospensione scadrà tra un anno…

    La prossima primavera (2017) terminerà la sospensione da qualsiasi attività pastorale per Don Lucio Gatti, l’ex parroco di Cenerente e gestore di importanti comunità della Caritas nel perugino, ora però accusato di nuovo di abusi sessuali su un minore di 13 anni, dopo il patteggiamento del 2014 sempre per molestie (ma su maggiorenni ospiti della sua comunità a San Fatucchio). Il destino di Don Lucio, oltre che dalla magistratura penale e civile, sarà deciso direttamente dal Cardinale Gualtiero Bassetti che dovrà decidere se ri-accettarlo nella grande madre Chiesa romana oppure optare per sempre per abiti civili.

    Ma le voci su Don Lucio continuano ad arrivare senza sosta: per l'associazione "test.retelabuso.org/" c’è il sospetto che il prete sospeso continui a lavorare per alcune comunità della Caritas di casa nostra ma fuori dal Paese. La fonte sarebbe una presunta talpa perugina che manda informazioni importanti all’associazione.

    Ma tutto questo non trova conferma nel palazzo dove opera il Cardinale Bassetti. Si ribadisce che Don Lucio è sospeso da qualsiasi attività e in particolare dalle strutture umbre o gestite dalla diocesi di Perugia e Città della Pieve dove sono accolti giovanissimi e giovani. Ma dove starebbe Don Lucio dopo il patteggiamento nel 2014? I rumors – raccolti in ambienti ecclesiastici – ribadiscono che avrebbe trovato accoglienza in strutture specializzata legate alla Chiesa, per i casi come i suoi, dove starebbe affrontando un nuovo cammino di vita e spirituale. Nessun viaggio all’estero. Tra un anno si conoscerà il suo destino: di nuovo prete dopo aver spiato presunte colpe oppure un cittadino qualsiasi.
    http://www.perugiatoday.it/cronaca/don-lucio-gatti-sospensione-accuse.html

     

  • PERUGIA: “Don Lucio Gatti ha abusato di me. Avevo 13 anni”

    PERUGIA: “Don Lucio Gatti ha abusato di me. Avevo 13 anni”

    L’agghiacciante racconto di un ragazzo oggi 20enne, ai carabinieri, ai quali racconta le presunte violenze psicologiche e sessuali  che avrebbe subito da don Lucio Gatti quando aveva 13 anni, quando i servizi sociali lo portarono via di casa per affidarlo ad una delle comunità gestite da don Lucio, il centro Caritas di San Fatucchio.

    La querela risale allo scorso aprile quando il ragazzo che stavamo da tempo seguendo ha trovato il coraggio di denunciare i presunti abusi.

    Abbiamo scelto di non raccontare noi la storia, ma di limitarci a sintetizzare i passaggi della querela perché sono più che sufficienti a comprendere i sentimenti, le violenze sessuali e l’abuso di mezzi di correzione che questo ragazzino avrebbe subito.

    Nell’agosto 2008 un assistente sociale ed una psicologa si sarebbero presentati a casa di Fabio (nome di fantasia) “mi portavano via contro la mia volontà e senza dare spiegazione alcuna. All’epoca avevo 13 anni”.

    “L’assistente sociale e la psicologa mi rassicurarono sul fatto che si sarebbero presi cura di me. Lo stesso giorno mi portarono presso il centro Caritas di San Fatucchio”. “Allora gli ospiti della comunità erano tutti adulti e con problemi con la legge: tante volte mi chiedevo il motivo della mia presenza in un luogo con programmi di recupero che poco avevano a che fare con la mia vicenda: tuttora non so darmi una spiegazione”.

    “Il personale che gestiva la struttura, con la supervisione di don Lucio Gatti, mi obbligava da subito a lavori pesanti e umilianti” “fui costretto a tagliare il prato con le forbici anziché con l’apposito macchinario, che avrebbe alleggerito la fatica di quell’incombenza”.

    “La sveglia era sempre alle 6 e quando non si lavorava venivano imposti riposo e preghiera senza minimamente tenere conto delle convinzioni religiose personali di noi reclusi. La completa assenza di ogni forma di contatto con la realtà, rendeva la permanenza in questo, come negli altri posti in cui venivo di tanto in tanto trasferito, un terribile incubo per me e per i compagni di sventura che in quegli anni conoscevo”.

    Fabio viene poi affidato ad una famiglia, lo trattavano bene ma il suo desiderio era quello di tornare a casa dai suoi genitori.

    “In quel periodo don Lucio Gatti veniva più volte a trovarmi, fintanto che una sera decideva di portarmi con se a Cenerente, dove è sita la relativa chiesa, insieme ad altri quattro – cinque ragazzi per farci svolgere dei lavori edili. La sera ci fermavamo a dormire la e puntualmente non essendoci posti letto sufficienti uno di noi era costretto a dormire nel letto matrimoniale con lui”.

    “Di qui l’inizio del terribile incubo: quella notte toccava a me dormire nel letto con lui”. “Avevo solo 13 anni”.

    E quella notte per Fabio fu la prima di una lunga serie di abusi sessuali, di cui omettiamo racconto.

    “lo shock fu tale che per giorni non sono riuscito a parlare con nessuno”.

    “Iniziava così la paura di rincontrare e rivedere don Lucio, e iniziavo a capire perché, spesso avevo visto tornare dei ragazzi che erano stati portati a trascorrere la notte con don Lucio, turbati, diversi, visibilmente cambiati”.

    Fabio torna dalla famiglia che lo aveva in affido “quell’anno frequentavo la seconda media, anche se i ricordi sono molto confusi, e finito l’anno scolastico venivo costretto a rientrare nella casa Caritas, a causa del mio comportamento eccessivo, secondo gli assistenti sociali”. “L’unica cosa positiva fu che al mio ritorno trovavo molti più coetanei ospiti nella struttura e questo mi aiutava a sentirmi meno solo. Era il 2009”.

    “Ma don Lucio nel corso dell’estate 2009 mi mandava in Kosovo, in una delle loro sedi, ad aiutare i più bisognosi”. “A mio parere si trattava di veri e propri lavori forzati; venivo infatti messo a svolgere lavori di muratura, troppo pesanti per un ragazzino della mia età, specie se obbligato a svolgerli per nove dieci ore al giorno”.

    “Al mio rientro in Italia don Lucio mi ribadiva che il mio comportamento non era gradito all’interno della comunità e mi sottolineava che ‘ridevo troppo’ ed era il caso di rimettermi in riga, così venivo condotto nella casa Caritas di Massa Martana dove cerano 15 ragazzi: tutti agli arresti domiciliari, tranne me. Per l’ennesima volta mi trovavo sottoposto a programmi di recupero che nulla avevano a che vedere con la mia situazione di ragazzo proveniente da una famiglia disagiata, affidato per non perdermi alle cure dello stato”.

    “Li sono rimasto per circa un anno e mezzo e ricordo quel periodo come un incubo; tra l’altro dopo la terza media , di cui ho ricordi poco nitidi, don Lucio d’accordo con psicologi e assistenti sociali, decideva di interrompere il mio corso di studi, perche, a loro dire con me era inutile. Venivo lasciato solo, a questo punto, anche dalle istituzioni , che per di più perdevano il mio fascicolo e da allora, nessuno dal tribunale si interessò più di me”.

    “ A Massa Martana conoscevo una ragazza durante la messa della domenica”. “Appena don Lucio viene a saperlo mi allontana e mi manda nella sede di Foligno”.

    Fabio a quel punto aveva 16 anni “in quella residenza si trovavano persone sottoposte a programmi psichiatrici. Erano persone instabili che venivano sedate con farmaci, un paio di volte anche a me furono somministrate delle gocce, senza alcuna prescrizione medica, perché avevo tentato la fuga, con la speranza in realtà, che un mio comportamento negativo li costringesse ad allontanarmi da quella struttura, ma non fu così”.

    “Sono rimasto a Foligno fino all’età di 18 anni, a quel punto ero maggiorenne e non potevano più trattenermi, ero quindi libero di tornare a casa. Lasciavo tutto la dentro, non portavo con me nulla di quello che avevo, tanta era la voglia di lasciarmi tutto alle spalle”.

    Questo è il drammatico racconto che Fabio (nome di fantasia) ha fatto prima a noi, poi, una volta trovata la forza, ha messo nero su bianco davanti ai carabinieri.

    Emergerebbero gravi responsabilità imputabili non solo a don Lucio Gatti ma anche a coloro che dovevano vigilare sulla vita del ragazzino e degli altri ospiti dei centri di accoglienza.

    Don Lucio Gatti ha già patteggiato nel 2014 una condanna a 2 anni con la sospensione condizionale della pena per molestie sessuali e abuso di mezzi di correzione ai danni degli ospiti di una casa Caritas che gestiva, quella di San Fatucchio. Diversi i capi di imputazione che lo riguardavano, tra i più importanti abuso dei mezzi di correzione e abuso sessuale. Umiliava e ricattava i suoi assistiti, spesso persone abbandonate e con problemi di tossicodipendenza, fino al punto da abusarne sessualmente. In quel caso le presunte vittime erano tutte maggiorenni. Lo scorso gennaio, dopo la chiusura della fase penale è iniziato, davanti al Tribunale Civile di Perugia, il processo nei suoi confronti e contro la Diocesi di Perugia e Città della Pieve che ha ad oggetto il risarcimento del danno subito dai malcapitati.

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Fano, in attesa di giudizio il prete pedofilo: inviato a Perugia

    Fano, in attesa di giudizio il prete pedofilo: inviato a Perugia

    E’ pensantemente accusato di pedofilia Don Giacomo Ruggeri – 44 anni – ed è stato trasferito a Perugia dove lavora direttamente nella biblioteca della diocesi. Un luogo di fatto destinato ad essere a contatto con il pubblico anche se questa situazione varia a secondo delle mansioni e non si conoscono quelle del parroco. Don Ruggeri è stato filmato, seguito e arrestato da agenti in borghese dopo che aveva fatto del sesso sulla spiaggia di Torrette con una minorenne di 13 anni della sua parrocchia.

    Dal dicembre scorso è stato rimesso in liberà ed è in servizio al Vescovado di Perugia. E tutto questo quando il Pm intorno al 20 aprile deciderà di chiudere le indagini e molto probabilmente chiedere il rinvio a giudizio. Molte le polemiche in questi giorni arrivano anche dalle Marche, sponda Fano, dato che il prete dopo essere stato sospeso dalla Curia di Fano e stato riportato in servizio in quella perugina.

    Don Ruggeri era stato denunciato dal bagnino testimone delle effusioni con la minore, una delle parrocchiane del sacerdote ad Orciano. Il 2 agosto scorso la tredicenne era stata ascoltata con la formula dell’incidente probatorio e l’assistenza di una psicologa. Una testimonianza secretata, nella quale la vittima avrebbe descritto un rapporto privilegiato con il sacerdote. “Non so cosa mi sia successo”: ha sempre detto agli inquirenti l’ indagato, che all’epoca dei fatti era anche direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali e della web tv della Diocesi, oltre che assistente regionale delle Scolte Scout. E adesso sta da noi.

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/prete-sesso-spiaggia-minori-don-ruggeri.html

     
  • Molestie, Don Lucio Gatti, iniziato processo, prossima udienza a luglio

    Molestie, Don Lucio Gatti, iniziato processo, prossima udienza a luglio

    È iniziato oggi il processo, in sede civile, a Don Lucio Gatti. Il prete che patteggiò in sede penale, due anni di reclusione, per abusi sugli ospiti della Comunità di Sanfatucchio di Castiglione del Lago (PG) che egli stesso dirigeva.

    Diversi i capi di imputazione che lo riguardavano, tra i più importanti abuso dei mezzi di correzione e abuso sessuale. Umiliava e ricattava i suoi assistiti, spesso persone abbandonate e con problemi di tossicodipendenza, fino al punto da abusarne sessualmente.

    Oggi, dopo la chiusura della fase penale è iniziato, davanti al Tribunale Civile di Perugia, il processo nei suoi confronti e contro la Diocesi di Perugia e Città della Pieve che ha ad oggetto il risarcimento del danno subito dai malcapitati. Il processo è trattato dal Giudice, Dott.ssa Monaldi, e le persone abusate F.S. e N.F. J. G. si sono costituite in giudizio per ottenere il risarcimento difese entrambe dagli Avv.ti Matteo Giambartolomei e Giuseppe Ferraro. A Luglio la prossima udienza.

    La Storia: I fatti che hanno portato il sacerdote davanti ai giudici si sono consumati – come già detto – nella casa della Caritas a San Fatucchio. Le vittime sono tutte maggiorenni e i giudici hanno ritenuto evidentemente che l’uomo non sia giunto a commettere violenze sessuali, ma semplicemente avances e molestie sgradite agli ospiti. Una puntata de Le Iene aveva scavato nella vita del sacerdote. Il sacerdote, che la curia ha anche sospeso dalle attività pastorali per un periodo di 5 anni, nega tutto e afferma anzi che: «Erano loro che mi chiedevano baci, abbracci e carezze. Erano loro che mi chiedevano di dormire insieme. E io acconsentivo. Ma mai con nessuno di loro è accaduto qualcosa con caratteristiche anche lontanamente sessuali. Mai nessuno di loro è stato spinto a fare qualcosa da me contro la loro volontà».

    Molestie, Don Lucio Gatti, iniziato processo, prossima udienza a luglio

  • Violenze su Chiatti in orfanotrofio. Il testimone in aula accusa un prete

    Violenze su Chiatti in orfanotrofio. Il testimone in aula accusa un prete

    PERUGIA . Luigi Chiatti . condannato a due ergastoli per gli omicidi, a Foligno, di Simone Allegretti, 4 anni, e di Lorenzo Paolucci, 13 . non ha mai parlato dell’ infanzia trascorsa nell’ orfanotrofio di Narni.

    Ma ora salta fuori un vecchio compagno di brefotrofio che parla al suo posto: “Si’ . ha dichiarato il teste davanti alla Corte d’ assise d’ appello di Perugia ., Luigi fu violentato quando aveva 5 o 6 anni. E’ stato un prete”. Tiziano D’ Amico, 28 anni, ex cameriere, gia’ segnalato come tossicodipendente, attualmente detenuto a Forli’ per il furto di un’ auto, ha confermato tutto:

    “Era Natale, proprio in quei giorni Luigi fu violentato da don Gaetano Zandona’ , parroco del “Beata Lucia”. Don Gaetano, che ha 88 anni e vive ancora a Narni, replica in un’ intervista: “Non ho mai usato violenza sessuale nei confronti di alcuno ed e’ una vigliaccheria che se la siano presa con un vecchio prete di 90 anni”. L’ educatrice Daniela Agabiti, che a quell’ epoca assistette Chiatti, ha difeso don Gaetano: “Non mi risulta che infastidisse i bambini”.Martirano nelle Cronache.

    http://archiviostorico.corriere.it/1995/dicembre/01/Violenze_Chiatti_orfanotrofio_testimone_aula_co_0_95120110365.shtml

  • Il mistero del prete ritrovato morto a Zagarolo. Si indaga per omicidio Come ne “Il nome della rosa”. Un giallo pieno di intrighi.

    Il mistero del prete ritrovato morto a Zagarolo. Si indaga per omicidio Come ne “Il nome della rosa”. Un giallo pieno di intrighi.

    Strangolato e riverso a terra in una pozza di sangue. Padre Lanfranco Rossi, 55 anni, teologo e autore di numerose pubblicazioni, è stato ammazzato all’interno della comunità religiosa di San Feliciano “I ricostruttori della preghiera” a Zagarolo.

    IL RITROVAMENTO – Il ritrovamento è avvenuto nei giorni scorsi in un bosco. Ora sul caso indagano i carabinieri di Palestrina in collaborazione con i Ris di Roma che hanno disposto gli esami del caso. Per il momento si parla di una lite finita male. Pare esclusa, per ora, la pista della rapina finita male visto le condizioni di povertà in cui viveva il religioso.

    LE INDAGINI – I carabinieri, coordinati dal capitano Angelo Maiello, hanno già ascoltato alcuni testimoni. Secondo le prime indiscrezioni sarebbero state sequestrate anche ossa e teschi umani. Reliquie? Forse, ma si parla anche di strani rituali in questa comunità religiosa avvolta da sempre nel mistero. Il ricordo di padre Milingo (altra storia, altra comunità) e dei suoi rituali satanici a Zagarolo rimane ancora nella memoria di tutti da queste parti, ma per ora si tratta solo di suggestioni e opinioni. Le indagini, quelle vere, diranno cosa veramente sia accaduto in quel bosco.

    LE ACCUSE A DON LANFRANCO – Girovangando su internet si scopre poi un forum di famiglie (http://laici.forumcommunity.net) che accusa don Lanfranco Rossi di essere stato molto vicino a quel don Pierangelo Bertagna, l’ex abate di Farneta, processato per trentotto casi di violenza sessuale su minori. Le famiglie riportano alcuni virgolettati che getterebbero ombre sulla condotta del padre e del movimento dei Ricostruttori. Accuse che non hanno però a oggi alcuna fondatezza giuridica.

    IL MESSAGGIO DELLA DIOCESI – Sul sito della Diocesi di Palestrina è apparso un messaggio di cordoglio. “Esprimiamo la nostra partecipazione al lutto de “I Ricostruttori nella preghiera”, che ieri, domenica della Divina Misericordia hanno perso un confratello p. Lanfranco Rossi, docente di spiritualità dei padri della chiesa alla università pontificia Gregoriana. La sua vita si è spenta nella cascina di san Feliciano a Zagarolo”.

  • Perugia. Prete messicano violenta ragazza 17enne., Inizia il processo ma il prete è sparito. Chi lo nasconde? Aiutateci a trovarlo

    Perugia. Prete messicano violenta ragazza 17enne., Inizia il processo ma il prete è sparito. Chi lo nasconde? Aiutateci a trovarlo

    Inizia il processo ma il prete è sparito. Chi lo nasconde? Aiutateci a trovarlo

    Sacerdote conquista la fiducia di una ragazzina e la violenta durante una gita parrocchiale
    „La ragazza, terrorizzata dall’uomo, aveva deciso inizialmente di non dire nulla, ma in un successivo momento ha trovato il coraggio di raccontare le verità ai genitori“

    di lui non si hanno più notizie. Sembra essersi volatizzato nel nulla, dopo che il giudice per le udienze preliminari, Luca Semeraro, ha deciso di rinviarlo a giudizio la scorsa estate. Una storia che parte da lontano è che ha per protagonisti un parroco messicano e una giovane 17enne. Stando alla versione della ragazza il religiose, approfittando della sua fiducia, avrebbe abusato di lei durante una gita parrocchiale.

    La ragazza, terrorizzata dall’uomo, aveva deciso inizialmente di non dire nulla, ma in un successivo momento ha trovato il coraggio di raccontare le verità ai genitori che hanno subito sporto denuncia nei confronti dell’uomo. Il parroco quando è scoppiata l’intera vicenda si trovava a Civitavecchia, ma successivamente, sembra essere scomparso nel nulla, non lasciando dietro di sé alcuna traccia. Le ricerche non hanno, infatti, dato alcun esito. Nel frattempo si è aperto il processo nei suoi confronti, ma qualora arrivasse una condanna, sarà difficile che il parroco la sconti.

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/violenza-abuso-processo-perugia.html

     
  • Prete reo confesso di abusi su minori ai domiciliari nel Tifernate

    Prete reo confesso di abusi su minori ai domiciliari nel Tifernate

    Dovrà scontare gli arresti domiciliari nella struttura diocesana villa Sacro Cuore don Giovanni Desio, l’ex parroco di Casal Borsetti nel Ravennate, ora sospeso a divinis, che si trova da sette mesi nel reparto “protetti” del carcere di Forlì, con l’accusa di abusi sessuali su alcuni minori della parrocchia. Martedì scorso, il tribunale della Libertà di Bologna gli ha concesso gli arresti domiciliari e venerdì l’ex sacerdote è partito alla volta della struttura altotiberina. Nelle sei pagine di ordinanza, emessa dal tribunale in composizione collegiale, si ritiene ormai esaurito il rischio di un inquinamento delle prove da parte del religioso. Don Desio ha in pratica ammesso le sue colpe e ha indirizzato al tribunale una lettera in cui si è dichiarato “sinceramente pentito della sua condotta”. Nella struttura, situata sulle colline a circa due chilometri dal centro città, l’uomo sarà costantemente seguito da una équipe di aiuto psicologico e non potrà avere contatti con il mondo esterno. Tre anni fa villa Sacro Cuore, da tempo inutilizzata, ottenuto il parere favorevole del Collegio dei Consultori e del Consiglio presbiteriale, è diventata casa d’accoglienza. L’edificio, dotato di cinquantasei posti letto, accoglie preti malati o in difficoltà ed è gestita da due sacerdoti dell’Amore Misericordioso di Collevalenza. L’attività è condivisa e sostenuta dalla Cei.

  • Molestie sessuali. Morto l’impunito don Gelmini

    Molestie sessuali. Morto l’impunito don Gelmini

    È morto questa sera don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro di Amelia. Don Gelmini era da tempo malato. È morto nelle sue stanze di Molino Silla di Amelia. Accanto a lui i suoi più stretti collaboratori.

    “È stato assistito fino in ultimo dai ragazzi che lui ha assistito per una vita” ha detto Gianpaolo Nicolasi, uno dei suoi più stretti assistenti. Don Gelmini è stato da sempre impegnato nel recupero dei tossicodipendenti. La comunità ha sedi in tutto il mondo.

    Ex prete, Don Gelmini era stato ridotto nel 2008 allo stato laicale in seguito alle indagini per abusi sessuali, dopo le accuse di una decina di ex ospiti delle sue strutture. Nel marzo 2008 la Procura di Terni ne ha chiesto il rinvio a giudizio e lui si è sempre dichiarato innocente.

    Dopo una lunga sospensione per gravi condizioni di salute, il 6 febbraio 2014 era ripreso il processo, nuovamente sospeso lo scorso primo luglio dopo che una perizia aveva stabilito che – date le sue condizioni di salute – don Gelmini non era in grado di partecipare coscientemente al processo a suo carico.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/morto-don-gelmini-fondatore-della-comunita-Incontro-9399f2e0-da0b-4666-9585-cd1e05774e5e.html

  • Ancora un rinvio per il processo a Don Gelmini: incapace di essere in giudizio

    Ancora un rinvio per il processo a Don Gelmini: incapace di essere in giudizio

     TERNI – Don Pierino Gelmini non e’ in grado di “partecipare coscientemente” al processo a suo carico a causa dell’aggravamento delle condizioni di salute: e’ quanto emerge dalla perizia medico-legale disposta dal tribunale di Terni, sulla base della quale i giudici hanno deciso nell’udienza di oggi di sospendere momentaneamente il processo nei confronti del fondatore della Comunita’ Incontro, accusato di violenza sessuale ai danni di una decina di allora ospiti della struttura di Molino Silla di Amelia.

    In particolare secondo la consulenza redatta dal dottor Michele Moretti, le condizioni diagnosticate impediscono all’imputato “la capacita’ di esercitare consapevolmente lo specifico diritto all’autodifesa e quindi di partecipare coscientemente al processo”.

    I giudici hanno comunque fissato una nuova udienza, il 4 marzo 2015, data entro la quale lo stesso specialista dovra’ verificare nuovamente le condizioni di don Pierino.

    La perizia era stata richiesta dal pm Barbara Mazzullo, dopo che gia’ la difesa dell’ex sacerdote (sostenuta dall’avvocato Manlio Morcella) aveva presentato una perizia di parte in cui si evidenziava la “persistente incapacita’ di intendere e di volere” dell’imputato.

    Don Gelmini si e’ sempre proclamato estraneo agli addebiti, rivendicando la correttezza del proprio operato.

    Sempre oggi e’ stato intanto dichiarato prescritto il reato contestato all’altra imputata, Patrizia Guarino, madre di una delle parti lese, accusata di favoreggiamento nell’ambito dello stesso procedimento.

    Don Gelmini: assistito 24 ore su 24 in Comunità ad Amelia
    Affetto da diverse patologie e da demenza senile, don Pierino Gelmini da oltre un anno e mezzo non si muove piu’ dalla camera del suo appartamento a Molino Silla di Amelia, la casa madre della Comunita’ Incontro. Assistito 24 ore su 24 dal personale della struttura che si avvale anche di specialisti medici e infermieristici esterni.

    “Lui per 60 anni si e’ fatto carico della Comunita’ e ora la Comunita’ si prende cura di lui” spiega all’ANSA Giampaolo Nicolasi, uno dei piu’ stretti collaboratori dell’ex sacerdote.

    Nel 2008, su sua richiesta, l’ottantanovenne don Gelmini e’ stato ridotto allo stato laicale “per difendersi meglio” nel processo per molestie sessuali su una decina di allora ospitidella Comunita’ oggi momentaneamente sospeso dal tribunale di Terni proprio per le sue condizioni di salute. Il sacerdote ha infatti sempre respinto ogni addebito e rivendicato la correttezza del proprio operato.

    Le condizioni di salute di don Gelmini sarebbero progressivamente peggiorate dopo l’ultimo ricovero in ospedale, un anno e mezzo fa. E’ affetto da diverse patologie a cuore e reni e dal diabete, oltre che dalla demenza senile. E’ costretto a rimanere a lungo a letto nella sua camera.

    Il fratello, padre Eligio, e la sorella, Clelia, anche lei molto anziana, chiamano costantemente la Comunita’ Incontro per tenersi informati delle condizioni di quello che tutti continuano a chiamare “il don”.

    Intorno a lui l’attivita’ della Comunita’ Incontro va comunque avanti come sempre. La struttura specializzata nel recupero di tossicodipendenti ha decine di sedi in Italia e nel mondo. A guidarla e’ un comitato direttivo voluto proprio da don Gelmini tempo fa.