Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Umbria

  • Don Lucio Gatti: l’uomo della Caritas condannato a 2 anni per molestie sessuali

    Don Lucio Gatti: l’uomo della Caritas condannato a 2 anni per molestie sessuali

    DON LUCIO GATTI, LA STORIA – I fatti che hanno portato il sacerdote davanti ai giudici si sono consumati nella casa della Caritas a San Fatucchio, una frazione del comune di Castiglione del Lago (PG), le vittime o presunte tali sono tutte maggiorenni e i giudici hanno ritenuto evidentemente che l’uomo non sia giunto a commettere violenze sessuali, ma semplicemente avances e molestie sgradite agli ospiti affidati alle sue cure. La relativa gravità del reato spiega il consenso dell’’accusa al rito alternativo insieme  richiesta di archiviazione che riguarda alcune accuse che sarebbero state mosse oltre i termini di legge per presentare querela, in particolare dopo che una puntata de Le Iene aveva scavato nella vita del sacerdote e diffuso le prime accuse a suo carico.

    DON LUCIO GATTI, LE DENUNCE – Le cinque persone che accusano il sacerdote e un suo collaboratore hanno parlato di tentativi di approcci sessuali, di toccamenti, della dura vita in comunità, della doccia calda a giorni alterni e di vestiti da usare in comune, compreso l’’intimo. Il presunto abuso sessuale che è arrivato fino all’attenzione dei giudici nei modi e nei termini appropriati si sarebbe verificato il 27 dicembre del 2009 .

    DON LUCIO GATTI, LA TESTIMONIANZA – Il trentaciquenne protagonista della vicenda ha raccontato che:  «Mi chiedono al termine della cena, se mi preparo in camera la borsa, perché vado a casa di don Lucio a Cenerente. Mi dissero che avrei aiutato alcuni ragazzi a preparare la casa per i giorni dopo. Mi preparai e andai in macchina con don Lucio. Ha percorso quel tragitto in poco più di mezz’ora, toccando a volte la velocità di 180 chilometri all’ora in strade di paesini … Saliti in casa don Lucio lava i denti e in pochi minuti si spoglia … si infila nel letto dicendomi di fare una doccia e andare nel letto con lui … visto che non potevo dormire in altri posti, ero costretto ad entrare nel letto…con molta calma poggia la sua gamba su di me, io spostandomi speravo di trasmettere una certa repulsione a tali atti, ma don Lucio continuava, mettendo da parte il computer e salendomi addosso mi bloccava. Io dissi che si stava sbagliando con me … che io non ero gay, lui si girò nel letto … mi diede un colpo col suo fondoschiena e, spingendomi verso terra fino a farmi cadere dal letto … per andare a casa dalla mia famiglia ho dovuto aspettare che don Lucio andasse in Perù, così non poteva bloccarmi».

    DON LUCIO GATTI, LUI NEGA TUTTO – Il sacerdote, che la curia ha anche sospeso dalle attività pastorali per un periodo di 5 anni, nega tutto e afferma anzi che: «Erano loro che mi chiedevano baci, abbracci e carezze. Erano loro che mi chiedevano di dormire insieme. E io acconsentivo. Ma mai con nessuno di loro è accaduto qualcosa con caratteristiche anche lontanamente sessuali. Mai nessuno di loro è stato spinto a fare qualcosa da me contro la loro volontà».

    http://www.giornalettismo.com/archives/1292877/don-lucio-gatti-luomo-della-caritas-condannato-a-2-anni-per-molestie-sessuali/

  • GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI DON LUCIO GATTI NO AL PATTEGGIAMENTO! SI AL PROCESSO!

    GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI DON LUCIO GATTI NO AL PATTEGGIAMENTO! SI AL PROCESSO!

    Perugia, Gennaio 2014.
    Il 9 Gennaio prossimo il Magistrato Alberto Avenoso deciderà sulla richiesta di patteggiamento avanzata dal legale di Don Lucio Gatti, il sacerdote accusato di molestie sessuali consumate ai danni di alcuni ospiti della struttura d’accoglienza Caritas e emerse dopo le denunce e le terribili testimonianze di cinque ragazzi e raccolte dai volontari , dell’oggi, Associazione “Libera … Mente”.

    L’entità e la gravità delle responsabilità a carico del sacerdote presero forma e sostanza dopo la trasmissione delle Iene “ La Comunità degli Orrori” che già nel suo titolo anticipava e sottolineava ciò che poi i protagonisti del filmato, ex ospiti della struttura Caritas, andarono a raccontare.
    Le denunce della situazione furono presentate anche alla Curia di Perugia che dopo un’indagine interna condannò il sacerdote ad una sospensione di soli cinque anni.
    La decisione della Curia di Perugia fu comunicata dal Vescovo Monsignor Gualtiero Bassetti, che durante un funzione religiosa lesse la lettera di scuse di Don Lucio Gatti annunciando un periodo di riflessione e pentimento.

    Risulta evidente come i volontari dell’associazione “Libera … Mente” abbiano interessato le autorità competenti in cerca di quella Verità che poteva restituire dignità e fiducia tanto nelle persone quanto nel ruolo delle strutture religiose che da sempre sono riferimento per i bisognosi.
    La già gravissima responsabilità che immediatamente salta agli occhi è infatti riferibile alla rottura proprio di quel patto di fiducia che l’abito religioso e l’accoglienza religiosa da sempre nel nostro cattolico paese hanno rappresentato.

    Appare non scontato, quindi, ricordare la fragilità di una condizione umana che, in cerca di un sostegno e aiuto, si è rifugiata nel grembo di una Chiesa in cui le speranze di una vita migliore si sono infrante nelle esecrabili condotte di un sacerdote e nella posizione dell’istituzione religiosa che appare più interessata a ricercare il silenzio sulla vicenda che la difesa di quei bisognosi che da sempre ne giustificano l’azione e l’identità.
    Nessuna giustizia senza Verità!
    In quanto esseri umani sappiamo che non si può cambiare ciò che è stato, i gesti di Lucio Gatti rimarranno impressi nelle vite di quei ragazzi in ogni caso, ma come cittadini vogliamo pretendere la Verità, chiediamo uno Stato di giustizia che dimostri tutela dei suoi cittadini e la condanna morale di gesti che se dimostrati veri non devono essere tollerati o sminuiti in alcun modo.

    La condotta morale di un popolo passa attraverso il rispetto di regole condivise e la gravità di questa situazione deve essere chiarita e misurata nella specificità di quelle responsabilità che non potranno mai essere accertate senza un processo pubblico.
    L’associazione pertanto, continuerà a perseguire la Verità rimanendo al fianco delle vittime di questa vicenda e utilizzando tutti gli strumenti consoni al raggiungimento di questo fine e contro ogni forma di silenzio.

    Associazione
    “Libera … Mente”

  • Terni, potrà riprendere all’inizio di febbraio il processo a don Pierino Gelmini

    Terni, potrà riprendere all’inizio di febbraio il processo a don Pierino Gelmini

    TERNI – Riprenderà il 6 febbraio prossimo il processo nei confronti di don Pierino Gelmini, il fondatore della Comunità incontro accusato di violenza sessuale su una decina di ospiti di Molino Silla di Amelia. Il sacerdote ha comunque sempre sostenuto la correttezza del proprio comportamento. La data è stata fissata dal tribunale di Terni, dopo che la Corte costituzionale ha dichiarato infondata la questione di legittimità sollevata dal collegio in merito agli articoli 70 e 71 del codice di procedura penale, che disciplinano la sospensione del processo per legittimo impedimento per infermità.

    I giudici ternani, nel maggio 2012, avevano infatti deciso di sospendere il procedimento nei confronti di don Gelmini dopo le ripetute richieste di rinvio da parte della difesa del fondatore della Comunità Incontro, a causa del peggioramento delle condizioni di salute di quest’ultimo, oggi ottantottenne.

    Il tribunale, riconoscendo il legittimo impedimento fisico dell’imputato, aveva quindi sollevato la questione di legittimità dei due articoli, per contrasto con quelli della Costituzione 111 (principio di ragionevole durata del processo), 97 (buon andamento della pubblica amministrazione) e tre (principio di ragionevolezza).

    Nella propria ordinanza la Corte costituzionale ricorda, però, di avere «più volte escluso la possibilità di assimilare la infermità di mente, che determina l’incapacità di partecipare al processo, ad una situazione di mero impedimento fisico, la quale risulta in genere più facilmente superabile e comunque non costituisce un ostacolo assoluto alla celebrazione del giudizio». Sempre secondo la Consulta gli impedimenti connessi a patologie fisiche, «che potrebbero essere del tutti transitori, non necessariamente precludono all’imputato l’esercizio di diritti diversi dalla personale partecipazione al giudizio»

    http://www.ilmessaggero.it/UMBRIA/processo_violenza_sessuale_don_pierino_gelmini_amelia_comunit_amp_agrave_incontro/notizie/408818.shtml

  • Don Franco Fontana, specifica monsignor Ernesto Vecchi

    Don Franco Fontana, specifica monsignor Ernesto Vecchi

    Don Franco Fontana, specifica monsignor Ernesto Vecchi, «non sostituisce nessun ruolo ecclesiale ora in atto, ma va considerato un aiuto diretto alla mia persona, perché io possa svolgere al meglio il mio servizio di amministratore apostolico. Qualcuno – che dovrà rendere conto a Dio della sua malafede – ha messo in giro notizie malevoli su don Franco. La verità – a me fatta conoscere dall’interessato prima della sua nomina – è questa: don Franco, quando ricopriva il ruolo di Vicario dell’Ispettore fu accusato di ‘favoreggiamento’ in una causa per molestie sessuali contro un sacerdote salesiano. Il Tribunale di Milano ha assolto don Franco ‘perché il fatto non sussiste’».

  • Terni, Diocesi senza pace: don Bizzarri sospeso, ‘moderatore’ già oggetto di attacchi e tanti veleni

    Terni, Diocesi senza pace: don Bizzarri sospeso, ‘moderatore’ già oggetto di attacchi e tanti veleni

    Spunta la pista che conduce alla potente associazione dei ‘neocatecumenali’, molto legata all’ex vescovo Vincenzo Paglia

    di Marco Torricelli – Una questione di famiglia, in fondo. O di famiglie. E non c’è nessuna ironia. Perché la storia ruota, anche, intorno a rapporti di parentela stretta. Vera. Tipo padri e figli, per capirci. Ma è stata in piedi anche perché, sulla famiglia e sulla sua importanza, c’è stato quello che potremmo definire qualche fraintendimento.

    Il tribunale religioso Tanto che a Perugia, dove ha sede il tribunale ecclesiastico regionale, e nella diocesi di Terni si sta indagando e «per motivi precauzionali – dicono dal tribunale – e a sua stessa garanzia», si è chiesto amonsignor Roberto Bizzarri «di astenersi dallo svolgere le normali mansioni», che poi sono quelle di giudice dello stesso tribunale. Quello, se non fosse chiaro, che decide sulle istanze di annullamento dei matrimoni e molte delle quali sarebbero state gestite con modalità sulle quali «il personale religioso, coadiuvato dai legali – spiegano – sta svolgendo un’accurata ricostruzione ed è evidente che solo alla fine di questi esami si potrà esprimere una valutazione».

    Il tribunale laico Intanto continuano a crescere di numero, e di contenuti, i faldoni sui quali sta lavorando la procura della repubblica di Terni e che si ricollegano alle tante vicende che, negli anni, hanno portato al pesante indebitamento della diocesi. Le carte – che testimoniano di un vorticoso giro di fatture, tra committenti, ditte e fornitori, sulle quali le cifre riportate spesso non corrispondono a lavori effettivamente svolti e a materiali realmente acquistati – dicono che solo per i lavori realizzati in tre chiese si sarebbero spesi cinque milioni di euro. Non è difficile capire, insomma, come si sia riusciti a dissestare il bilancio diocesano. A vantaggio di altri.

    Neocatecumenali Ma nella diocesi di Terni c’è un’altra questione aperta, strettamente collegata a molte di quelle relative al dissesto e che riporta a monsignor Bizzarri. Che risulta ancora essere anche ‘delegato vescovile per il cammino neocatecumenale’ e ‘codirettore della commissione di pastorale familiare’. E qui la faccenda si fa intricata e, pure, controversa. Perché questa associazione, sempre molto concentrata sul ruolo della famiglia e sempre molto cara all’ex vescovo, Vincenzo Paglia (che, va ricordato, attualmente è presidente proprio del Pontificio consiglio per la famiglia) viene spesso accusata – soprattutto la pastorale familiare – di aver sempre avuto fin troppo potere, all’interno della diocesi.

    La ‘decima’ Un potere che deriverebbe, anche, da una disponibilità economica non trascurabile, visto che ciascun membro è tenuto a versare, ogni mese, il 10% dei propri guadagni alla comunità, con un atto che, in gergo, si definisce ‘dare la decima’. La pratica, per la verità, non è citata nello statuto dell’associazione, ma non è mai stata negata dai suoi vertici: «Non è giusto fare di ogni erba un fascio – racconta chi si è staccato dall’associazione – perché io ci ho trovato persone per bene, credenti devoti, ma anche molti soggetti che lucrano sulla generosità e l’ingenuità di molti». Tanto da creare un costante flusso di denaro che, negli anni, è circolato come un fiume carsico – comparendo e scomparendo magicamente – nelle stanze di piazza del Duomo.

    Il moderatore Anche su questo sarà chiamato a sollevare il velo don Franco Fontana, a cui monsignor Ernesto Vecchi ha chiesto aiuto, chiamandolo a Terni e affidandogli l’incarico di ‘moderatore di curia’. Ufficialmente il suo mandato inizierà il 1° agosto, ma il fidato collaboratore di monsignor Vecchi (che è anche coordinatore nazionale dell’animazione missionaria e vice presidente del volontariato internazionale per lo sviluppo), si è già messo all’opera, tanto da suscitare già le prime reazioni infastidite.

    I veleni «Lo sapete che don Franco Fontana è stato indagato per falsa testimonianza, per aver cercato di coprire un prete sospettato di aver molestato una bambina?», sibila con malcelata soddisfazione chi non ha gradito che dalla diocesi si provasse a soffiar via la polvere. La storia avvenne ad Arese, quattro anni fa, e finì con un sacerdote condannato a due anni e mezzo di carcere, mentre don Franco Fontana, che era stato inviato sul posto come ‘ispettore’ venne sospettato di aver tentato di insabbiare la cosa. Aspettarsi qualche colpo basso, insomma, è il minimo.

  • Molestie su una tredicenne, obbligo di dimora a Perugia per il sacerdote

    Molestie su una tredicenne, obbligo di dimora a Perugia per il sacerdote

    L’uomo, portavoce del vescovo di Fano, era stato arrestato il 13 luglio del 2012. Contro di lui approcci filmati da agenti di polizia in borghese
    16/04/2013 09:20:13

    Ha l’obbligo di dimora a Perugia, dove lavora presso la biblioteca diocesana, un religioso di 44 anni accusato di aver commesso atti sessuali su una ragazzina di 13 anni. L’uomo, portavoce del vescovo di Fano, era stato arrestato il 13 luglio del 2012. Contro di lui approcci filmati da agenti di polizia in borghese lungo la spiaggia di Torrette in due diverse occasioni.
    A breve dovrebbe arrivare l’avviso di chiusura delle indagini, e la probabile richiesta di rinvio a giudizio, da parte della procura di Pesaro. “Non so cosa mi sia successo”, ha sempre detto agli inquirenti l’indagato.

  • Prete accusato di pedofilia per sesso con 13enne: ora rimesso in servizio a Perugia

    Prete accusato di pedofilia per sesso con 13enne: ora rimesso in servizio a Perugia

    Don Ruggeri, 44 anni, nell’estate scorsa si fece beccare a fare del sesso su una spiaggia di Torrette con una 13enne della sua parrocchia. A metà aprile chiuderà l’inchiesta ma lui è ancora in servizio: trasferito in Umbria
    Redazione 15 aprile 2013

    E’ pensantemente accusato di pedofilia Don Giacomo Ruggeri – 44 anni – ed è stato trasferito a Perugia dove lavora direttamente nella biblioteca della diocesi. Un luogo di fatto destinato ad essere a contatto con il pubblico anche se questa situazione varia a secondo delle mansioni e non si conoscono quelle del parroco. Don Ruggeri è stato filmato, seguito e arrestato da agenti in borghese dopo che aveva fatto del sesso sulla spiaggia di Torrette con una minorenne di 13 anni della sua parrocchia.

    Dal dicembre scorso è stato rimesso in liberà ed è in servizio al Vescovado di Perugia. E tutto questo quando il Pm intorno al 20 aprile deciderà di chiudere le indagini e molto probabilmente chiedere il rinvio a giudizio. Molte le polemiche in questi giorni arrivano anche dalle Marche, sponda Fano, dato che il prete dopo essere stato sospeso dalla Curia di Fano e stato riportato in servizio in quella perugina.

    Don Ruggeri era stato denunciato dal bagnino testimone delle effusioni con la minore, una delle parrocchiane del sacerdote ad Orciano. Il 2 agosto scorso la tredicenne era stata ascoltata con la formula dell’incidente probatorio e l’assistenza di una psicologa. Una testimonianza secretata, nella quale la vittima avrebbe descritto un rapporto privilegiato con il sacerdote. “Non so cosa mi sia successo”: ha sempre detto agli inquirenti l’ indagato, che all’epoca dei fatti era anche direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali e della web tv della Diocesi, oltre che assistente regionale delle Scolte Scout. E adesso sta da noi.

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/prete-sesso-spiaggia-minori-don-ruggeri.html

  • Abusi sessuali in comunità, tutte le accuse della procura a don Lucio Gatti

    Abusi sessuali in comunità, tutte le accuse della procura a don Lucio Gatti

    «Pugni con le lamette tra le dita, psicofarmaci somministrati senza prescrizione medica». Il sacerdote si è sempre detto innocente. Indagati insieme a lui anche Agostino Cruciani.

    di Francesca Marruco

    Sette capi d’imputazioni con altrettante accuse pesanti come macigni. Accuse infamanti per un uomo che diceva di voler aiutare gli ultimi e che per loro sembrava spendersi senza riserve. Accuse che la procura della Repubblica di Perugia ritiene fondate, anche e soprattutto, dopo aver ascoltato in sede di incidente probatorio i ragazzi che dicono di essere stati molestati sessualmente da don Lucio Gatti.

    Sette episodi Tre pagine di avviso di conclusione delle indagini  in cui il pubblico ministero Massimo Casucci ricostruisce episodio per episodio tutto quello che viene contestato al sacerdote, ora sospeso per cinque anni dal sacerdozio dopo un’inchiesta interna della Curia in cui contenuti e le cui conclusioni, salvo la decisione della sospensione a termine, sono rimasti segreti. Ci sono cinque episodi di molestie sessuali e due in cui a don Gatti viene contestato il reato di abuso di mezzi di correzione.

    Abuso di mezzo di correzione In particolare, secondo quanto ricostruito dall’accusa, «in concorso con altre persone da identificare» Don Lucio Gatti, «in qualità di direttore della Caritas diocesana e come tale responsabile della comunità di San Fatucchio, abusava di mezzi di correzione in danno di omissis  limitando gli alimenti al di fuori delle ore dei pasti fino a provocare conati di vomito, somministrando anche psicofarmaci senza prescrizione medica, utilizzando metodi violenti quali pugni ai reni, sulle spalle e allo stomaco, anche con l’uso di una lametta tra le dita, cagionando così ferite da taglio, non refertate, utilizzando anche pressioni psicologiche e anche utilizzando in una occasione una forbice infuocata per cancellare parzialmente un tatuaggio su un braccio, consistente nella lettera S, l’iniziale del nome della moglie, tenendo gli ospiti in stato di promiscuità tali da creare problemi di salute, omettendo di soccorrerlo o di farlo soccorrere in occasione di una sua caduta dal trattore che conduceva nello svolgimento di attività lavorativa all’interno della comunità».

    Il ricatto Inoltre, dopo aver molestato quell’ospite della sua comunità, sempre secondo il capo d’imputazione, «dinanzi alla richiesta di abbandonare la comunità gli toglieva i documenti, lo denigrava e lo minacciava, paventando una denuncia nei suoi confronti per spaccio di stupefacenti, così sarebbe dovuto restare in comunità per tre anni. Usava inoltre violenza nei suoi confronti prendendolo a schiaffi».

    L’abuso Ma il fatto peggiore per questo giovane e fragile ragazzo che in don Lucio aveva visto una guida e un aiuto, sarebbe avvenuto il 27 dicembre del 2010, nella casa di Cenerente del sacerdote. Il diretto interessato lo aveva già raccontato alla trasmissione ‘Le Iene’ e in un’intervista a  Umbria24: adesso il pm Casucci lo riassume nero su bianco in un foglio che vuol dire molte cose, prima fra tutte, la vicina richiesta di rinvio a giudizio per un sacerdote che a Perugia godeva di una fama e di una stima senza eguali.

    La ricostruzione Quella notte la magistratura perugina  la racconta così: «conduceva omissispresso la sua abitazione di Cenerente per dei lavori che avrebbe dovuto effettuare il mattino seguente, costringendolo a passare la notte nel suo letto, facendolo rimanere in indumenti intimi e lo costringeva con violenza e con la minaccia implicita delle conseguenze di un suo rifiuto a subire atti sessuali. In particolare, dopo essere entrati nel letto, strisciava la sua gamba sulle di lui parti intime, appoggiando un ginocchio sul pene, per poi abbracciarlo, mettendosi sopra di lui baciandolo ed insalivandolo. Dinanzi alla richiesta di fermarsi continuava a toccarlo, prendendogli la mano e portandola verso il suo pene. Dopo che omissis gli aveva spostato la mano per far capire che non intendeva andare oltre si inaspriva e gli diceva, ‘tu non sai quanto ti voglio bene’ cominciando a ritoccarlo tra le gambe e sul pene, contemporaneamente masturbandosi fino a raggiungere l’eiaculazione».

    Cinque accusatori e due indagati Di ragazzi che dicono di aver subito le stesse cose, con qualche variante, ce ne sono altri quattro. Due nigeriani, un romeno e un altro italiano. Alcuni finiti nelle comunità di don Gatti come misura cautelare sostitutiva e altri perché clandestini. Uno di loro, ospite della comunità di Massa Martana, secondo l’accusa venne molestato anche  da Agostino Cruciani, il responsabile di quella comunità. Entrambi gli indagati, don Lucio Gatti difeso dall’avvocato Nicola Di Mario e Agostino Cruciano dagli avvocati Alessia Riommi e Dario Epifani, si sono sempre dichiarati innocenti. Adesso però, dopo un anno e mezzo da quando questa storia venne a galla dovranno risponderne davanti a un giudice.

    http://www.umbria24.it/abusi-sessuali-in-comunita-tutte-le-accuse-della-procura-a-don-lucio-gatti/155951.html

  • PERUGIA/ CASO DON LUCIO GATTI. CHIUSE LE INDAGINI PER ABUSI SESSUALI IN COMUNITA’

    PERUGIA/ CASO DON LUCIO GATTI. CHIUSE LE INDAGINI PER ABUSI SESSUALI IN COMUNITA’

    Scritto da Redazione on 12 marzo 2013. Postato in IL FATTO

    don lucio gatti PERUGIA/ CASO DON LUCIO GATTI. CHIUSE LE INDAGINI PER ABUSI SESSUALI IN COMUNITA’

    L’indagine sui presunti abusi commessi nelle strutture Caritas della diocesi di Perugia e che vede indagati don Lucio Gatti, sospeso per 5 anni dalle funzioni sacerdotali dall’arcivescovo Gualtiero Bassetti e Agostino Cruciani, collaboratore della struttura di Massa Martana è arrivata ad un primo punto fermo: la conclusione delle indagini con la notifica del 415 bis. Il passo della Procura era inevitabile dopo quanto emerso al termine dell’incidente probatorio nel corso del quale hanno testimoniato i ragazzi che accusano il sacerdote. Testimonianze che sono diventate prove da portare in aula. La vicenda dei presunti abusi in alcune strutture della Caritas di Perugia e provincia, all’epoca gestite dal sacerdote, era emersa dopo una puntata della trasmissione “Le Iene”. I giovani avrebbero confermato quanto dichiarato al pm o in denuncia, descrivendo un quadro di molestie sessuali e di maltrattamenti, tipo metodi coercitivi sul lavoro. Dopo la denuncia la Curia di Perugia aveva istituito una commissione d’inchiesta e i ragazzi erano stati ascoltati. Alla fine don Lucio è stato sospeso per cinque anni. “In data 30 aprile 2012- si legge nota della curia- è stato emanato il decreto arcivescovile riguardante il sacerdote diocesano don Lucio Gatti(foto giornale dell’Umbria) in seguito ai risultati dell’indagine avviata dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti il 24 ottobre 2011. Nel decreto si stabilisce la sospensione del sacerdote da ogni attività pastorale per un periodo di cinque anni. L’annuncio del suddetto decreto arcivescovile avviene attraverso il presente comunicato stampa dopo l’espletamento delle relative procedure canoniche. La nostra Chiesa diocesana rinnova la sua richiesta di perdono a chi si sia sentito offeso”. Il pm Casucci ha chiuso l’indagine, adesso i difensori hanno venti giorni di tempo per presentare nuovi testimoni, documenti o fare richieste probatorie. Poi tutto l’incartamento passerà davanti al giudice per l’udienza preliminare che dovrà decidere per il rinvio a giudizio, salvo riti alternativi, o per il proscioglimento degli indagati.

  • Don Lucio, l’arcivescovo a Cenerente. Il sacerdote chiede di essere sospeso dal sacerdozio: «Devo purificarmi»

    Don Lucio, l’arcivescovo a Cenerente. Il sacerdote chiede di essere sospeso dal sacerdozio: «Devo purificarmi»

    Monsignor Bassetti ha incontrato i fedeli per parlare dell’ex parroco che risulta indagato per abusi. La lettera di scuse del prete. La riflessione dei parrocchiani

    Articolo | Dom, 22/04/2012 – 19:58 | Di Francesca Bene

    Un paese spaccato, ferito, lacerato. Questa la comunità che domenica, dopo mesi di attesa, appesantita da troppo silenzio da parte della Chiesa, ha accolto monsignor Gualtiero Bassetti a Cenerente.
    Già molto prima che il vescovo arrivasse, la piccola chiesa era gremita fino all’inverosimile. In molti hanno dovuto attendere fuori per l’impossibilità di farsi spazio nella navata. Tra il malumore generale.
    Obiettivo di tutti: conoscere finalmente la “verità” sulla vicenda, dolorosa e scabrosa, che ha sconvolto i fedeli l’autunno scorso: la verità su don Lucio Gatti, il sacerdote accusato di abusi sessuali nei confronti di due ragazzi accolti dalle sua comunità ed ora iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Perugia per i reati di violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione.
    La risposta che tutti aspettavano e che molti temevano è arrivata: don Lucio verrà sospeso dal sacerdozio per sua richiesta e per richiesta della Chiesa. Non tornerà quindi a capo della sua parrocchia, almeno non per ora.
    Per l’ufficialità del tutto bisognerà attendere il decreto ufficiale della Diocesi, che arriverà a giorni, ma le parole dette (e quelle non dette), oggi pomeriggio a Cenerente, hanno fatto capire chiaramente la sostanza del messaggio che si voleva far giungere alla comunità. È stato il vescovo a chiedere l’incontro. E i fedeli, numerosi, hanno risposto alla chiamata.
    Monsignor Bassetti ha scelto di rispondere alle tante domande della popolazione non aprendo un dibattito o rispondendo a quesiti diretti, ma leggendo una lettera scritta proprio da don Lucio a lui perché ne mettesse a parte del contenuto l’intera parrocchia.
    Questa scelta ha creato qualche malcontento sia da parte dei tanti fedeli ancora legati da affetto sincero al sacerdote sia da parte di quella parte della popolazione ferita e arrabbiata per quanto è accaduto.
    Sono stati sfiorati momenti di vera tensione, soprattutto in ragione del fatto che una riunione così attesa e così importante fosse stata indetta in una chiesa piccola impossibilitata ad accogliere i membri di ben cinque comunità parrocchiali. Le lamentele dei presenti sono state esplicite, tanto che ad un certo punto il vescovo e don Paolo Giulietti (che ora sostituisce don Lucio Gatti) hanno preso in considerazione la possibilità di spostare l’incontro nel tendone del paese. Non essendo fattibile la cosa per motivi organizzativi, alla fine il Vescovo ha dovuto rileggere due volte il messaggio per i fedeli che si sono dati il cambio all’interno del luogo sacro.
    Altri momenti di tensione ci sono stati nel momento in cui un rappresentante dei gruppi di preghiera delle famiglie ha chiesto di leggere al vescovo una lettera in cui veniva ripercorso tutto il bene che don Lucio ha fatto alla comunità. Si tratta dello stesso folto gruppo di fedeli che chiede che il sacerdote venga subito reinserito nel suo ruolo a guida della parrocchia. La lettura del documento è stata interrotta più volte sia dai commenti urlati della fazione di cittadini che invece si sente ferita e tradita da un sacerdote in cui aveva riposto la sua fiducia, sia dallo stesso vescovo che ha ritenuto non opportuno un dibattito aperto con la gente sull’accaduto.
    Ora dunque non resta che attendere le decisioni ufficiali. Questo non basterà a sanare le ferite, ma almeno segnerà un punto fermo da cui la comunità dei fedeli potrà ricominciare.
    LA LETTERA DI DON LUCIO
    Scrivo a lei, carissimo vescovo Gualtiero… scrivo a lei… perché attraverso la sua voce possa raggiungere tutte le persone da me amate, in particolare sotto la guida di parroco. Perché, dopo lungo silenzio, desidero far sentire il mio bene, vestito di tanto dolore, tanta umiliazione, fragilità, debolezza e paura.
    Ora è con questi abiti che posso dichiarare il mio vero bene sincero e farmi vicino ad ognuno. Certo, vedere un uomo così grande, forte, deciso, impeccabile, vivace, brillante, pieno di iniziative presentarsi con gli stracci del povero peccatore: nudo, fragile, debole, spogliato di ogni dignità farà effetto e certamente scandalizzerà, ma questa è l’unica verità che io ora ho da dire a me stesso.
    Così, in questo totale annullamento, posso alzare la testa e gridare: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato» e poi: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito»
    Percorrendo la strada dell’umiliazione, potrò avvicinarmi al cuore di ognuno, mendicando misericordia, perdono, pietà ed anche tenerezza.
    Grazie caro vescovo per come mi è stato vicino, per come mi ha accompagnato in questi mesi, mostrandomi la paternità di Dio che mai abbandona i suoi figli. Grazie a tutti, e quando dico tutti ho davanti la faccia di ognuno… e nel dire, male o bene, nel dubbio, in qualche modo ha mostrato il suo bene. Grazie a don Paolo, a tutti i suoi collaboratori, che sostituendomi non mi hanno abbandonato in balia dei tanti venti. Grazie a tutti i monasteri di clausura che hanno pregato e continuano a pregare per me.
    Grazie a tutti i miei confratelli sacerdoti che avranno pietà di me. Grazie a tutta la Chiesa intera che come madre si fa accanto a curare le ferite con l’olio della sua grazia. Ora, in un tempo di deserto, voglio mettere in luce tutto ciò che nel mio cuore va purificato: egoismo, orgoglio, pena, giudizio. Non è un isolarsi, l’unica solitudine è quella di amare Cristo e isolarsi soltanto per suo amore.
    Caro vescovo, le voglio un gran bene perché lo voglio alla Chiesa e a tutti, Un abbraccio a tutti i miei figli
    Suo don Lucio