Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pittsburgh. Prete si masturba con bimbi nudi al p.c. Arrestato, Ma lo scandalo in USA non era finito?

    Pittsburgh. Prete si masturba con bimbi nudi al p.c. Arrestato, Ma lo scandalo in USA non era finito?

    Foto di bambini nudi sul PC: prete arrestato negli USA
    13/12/2011, 10:42 a cura di Stefania Schirru

    Foto di bambini nudi sul PC: prete arrestato negli USA

    PITTSBURGH, 13 DICEMBRE 2011 – Un sacerdote di 62 anni, Bart Sorensen, è stato scoperto da un’addetta della parrocchia, mentre era intento a visionare materiale pedo-pornografico, su computer della canonica. La donna ha subito dato l’allarme e chiamato la polizia. Il sacerdote è stato arrestato. Il fatto è avvenuto a Pittsburgh in Pennsylvania.

    L’addetta della parrocchia ha dichiarato di aver visto il prete, mentre guardava nel computer delle immagini di un ragazzino nudo dalla cintola in giù. La polizia ha quindi sequestrato il PC dell’uomo, nel quale sono state rilevate diverse immagini pedo-pornografiche. Gli inquirenti hanno poi interrogato a lungo il prete, che ha dovuto ammettere, di essere in possesso di almeno 100 immagini di bambini.

    L’uomo era arrivato nella chiesa di Churchill, da meno di un mese. La Diocesi di Pittsburgh, appreso il fatto, ha immediatamente posto Sorensen, in congedo amministrativo e ha dato la massima disponibilità a collaborare nelle indagini.

    Stefania Schirru

    http://www.infooggi.it/articolo/foto-di-ba…egli-usa/21943/

  • New York. Pedofilia nella Comunità Ebraica. 85 arresti, Ebrei ortodossi di Brooklyn

    New York. Pedofilia nella Comunità Ebraica. 85 arresti, Ebrei ortodossi di Brooklyn

    Scandalo nella comunita ebraica di Brooklyn abusi su 117 bambini, arrestate 85 persone

    I casi di pedofilia sono avvenuti negli ultimi tre anni. L’ultimo finito in carcere è Andrew Goodman, 27 anni, che molti definiscono un “mostro”. Le indagini proseguono: gli inquirenti non escludono che possano esserci altri casi

    Scandalo nella comunita ebraica di Brooklyn abusi su 117 bambini, arrestate 85 persone Andrew Goodman
    NEW YORK – Uno scandalo senza precedenti scuote la comunità ebraica ortodossa di Brooklyn: negli ultimi tre anni sono state arrestate 85 persone accusate di aver molestato almeno 117 bambini. L’ufficio del procuratore distrettuale del quartiere newyorkese, Charles Hynes, ha confermato ai mezzi di informazione le voci che circolavano da tempo sulla scabrosa vicenda. E la polizia continua a indagare, perché lo scandalo potrebbe essere di dimensioni ancor più grandi.

    Quasi tutte le persone fermate sono uomini e la metà delle piccole vittime sono maschi. L’inchiesta è stata denominata ‘Kol Tzedek’ (‘Voce della giustizia’) e fin dall’inizio gli investigatori hanno puntato a convincere i ragazzini che hanno subito gli abusi a farsi avanti, a denunciare i responsabili, vincendo la paura e i pregiudizi, la vergogna e l’omertà. Le regole della comunità ebraica obbligano infatti le vittime ad attendere l’approvazione dei leader religiosi prima di portare i casi di abuso davanti alle autorità giudiziarie.

    L’ultimo in ordine di tempo a finire nel carcere di Rikers Island è Andrew Goodman, 27 anni, un giovane con il volto da star di Hollywood, ma che nella comunità kosher di Brooklyn in molti definiscono un “mostro”. L’ex dipendente di un’agenzia del servizio sociale ebraico ha abusato sessualmente per anni di due ragazzini ortodossi a Flatbush: uno di loro è stato costretto a prestazioni sessuali dagli 11 ai 15 anni, l’altro dai 13 ai 16.

    Secondo i documenti presentati in tribunale, Goodman era solito filmare con una webcam le sue vittime durante i festini a base di superalcolici e sesso che teneva nel suo appartamento, dove gli investigatori hanno trovato di tutto: lubrificanti, bottiglie di liquore vuote, vestiti da teenager su cui sono stati rinvenuti diversi campioni di Dna e anche un coltello da macellaio, con cui secondo alcune fonti avrebbe minacciato uno dei bambini che aveva trovato il coraggio di segnalarlo alle autorità.

    Goodman, per il quale è stata fissata una cauzione da un milione di dollari in contanti, viene da una famiglia di ebrei praticanti e ha frequentato la sinagoga sino a qualche anno fa. Continua a proclamarsi innocente, anche se attraverso il suo avvocato ha ammesso i rapporti sessuali, dichiarando che “nessuno ha avuto luogo contro la volontà” delle vittime. Peccato che le vittime fossero bambini o adolescenti.

    A smascherare Goodman è stato un ragazzo, esortato dal rabbino Shea Hecht della comunità chassidica Lubavitch a raccontare tutto alla polizia. Gli investigatori sinora hanno chiuso 38 casi di pedofilia riguardanti componenti della comunità ebraica di Brooklyn, ma continuano a indagare per assicurare alla giustizia tutti i colpevoli .

    (11 dicembre 2011)

     

  • Ex arcivescovo di Dublino, morto nel 1973, accusato di pedofilia

    Ex arcivescovo di Dublino, morto nel 1973, accusato di pedofilia

    Preti pedofili: accusato di abusi ex arcivescovo in Irlanda

    LONDRA, 8 DIC – L’ex arcivescovo di Dublino John Charles McQuaid, e stato accusato di abusi sessuali su bambini, riporta oggi il quotidiano Irish Times. McQuaid e’ considerato il prelato cattolico pu’ importante nella recente storia irlandese.

    Due accuse specifiche e una piu’ generica ”preoccupazione” sono state riferite alla Murphy Commission, un’inchiesta sponsorizzata dal governo irlandese sui casi di pedofilia da parte del clero in Irlanda.

    L’arcivescovo e’ morto nel 1973. La commissione ha fatto rapporto nel 2009, ed e’ stata molto critica dell’arcivescovo affermando che ”non aveva alcuna preoccupazione per il bene dei bambini”, ma le ultime accuse, a causa di un ”errore umano”, sono emerse solo ora. Le accuse non nominano l’alto prelato ma l’Irish Times e’ ”sicuro” che si tratti di lui.

    McQuaid non divenne mai cardinale ma il suo potere era immenso dalla consacrazione nel 1940 come arcivescovo di Dublino al ritiro un anno prima di morire.

    8 dicembre 2011 | 22:42

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/preti-pedofili-accusato-di-abusi-ex-arcivescovo-in-irlanda-1046820/

  • Slovenia. Prete violentò bimba. Chiesa dovrà risarcirla, Invece in Italia le vittime restano senza un €

    Slovenia. Prete violentò bimba. Chiesa dovrà risarcirla, Invece in Italia le vittime restano senza un €

    3 dicembre 2011
    Il prete abusò di una bambina, la Chiesa deve risarcirla

    LaChiesa cattolica dovrà pagare 50mila euro di risarcimento a una donna che, quando era ancora ragazzina, è stata molestata dal parroco di Artice, Karl Jost. Lo ha deciso in una sentenza storica per la Slovenia il Tribunale di Maribor che ha così ritenuto la Chiesa cattolica responsabile del comportamento del proprio pastore di anime. E così l’Arcivescovato di Maribor, la diocesi di Celje e la parrocchia di Artice dovranno in soldio versare 50mila euro, come detto, alla vittima degli eccessi sessuali del parroco Jost. «Se questa sentenza diventerà definitiva – spiega l’avvocato Rok Cefrin, legale della parte lesa nel procedimento – rappresenterà un importantissimo precedente giuridico che sancisce l’oggettiva responsabilità della Chiesa cattolica in caso di violenza sessuale per mano di uno dei suoi sacerdoti. Così anche le altre vittime di casi di pedofilia riusciranno a ottenere giustizia e risarcimento per i danni subiti ». Oltre al caso Jost c’è un altro procedimento civile a carico di unsacerdote sloveno. Si tratta di padre Albin Znidaric che sta scontando una pena di 5 anni e mezzo per i suoi misfatti. Alla Chiesa, in questo caso, ciascuna vittima chiede un risarcimento di 43mila euro. Alprocedimento civile sta pensando anche la vittima di padre France Frantar. Nel caso di padre Jost i casi accertati di violenza sessuale nei confronti di adolescenti avrebbe toccato quota sedici.Mail sacerdote è morto nel 2007 prima della conclusione del processo a suo carico che si è quindi fermato e così nessuno saprà con certezza quante anime innocenti pesavano sulla sua coscienza. Mauna delle vittime non si è arresa e ha fatto causa in sede civile alla Chiesa per la quale Jost lavorava ai tempi della violenza sessuale. La richiesta è stata di 140mila euro per i gravi danni morali. Così il Tribunale civile ha concluso, a porte chiuse, il procedimento a carico di Jost condannado la Chiesa al risarcimento.

  • SCANDALO PEDOFILIA: LA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI FA MEA CULPA. O QUASI

    SCANDALO PEDOFILIA: LA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI FA MEA CULPA. O QUASI

    Da ADISTA NOTIZIE N. 89 del 03 Dicembre 2011

    PARIGI-ADISTA. Travolta in Francia dalle accuse di pedofilia – con un processo che si apre il 30 novembre, con il libro di una “fuoriuscita” pubblicato in questi giorni e con 2 trasmissioni televisive seguitissime (v. Adista n. 82/11) – la Comunità delle Béatitudes fa pubblica ammenda, o quasi. In un lungo comunicato stampa diffuso il 15 novembre scorso, il Consiglio generale della Comunità e il commissario pontificio nominato dalla Santa Sede nel 2010, p. Henry Donneaud, prendono atto con «lucidità, umiltà e pentimento» dei «gravi delitti» che un gruppo «ristretto» di componenti, tra cui il fondatore Ephraïm (Gérard) Croissant, ha commesso.

    Secondo la ricostruzione dei vertici della Comunità, è dal 2002, anno in cui la Santa Sede le ha conferito lo statuto di Associazione Privata Internazionale di Fedeli di Diritto Pontificio, che cominciano ad apparire «più nettamente fragilità, errori e derive»: «Pratiche psico-spirituali poco equilibrate, confusione tra i differenti stati di vita (laici e consacrati), problemi di governo e gravi delitti commessi da alcuni suoi componenti». Nel 2007 la Santa Sede fissa l’obbligo di rifondazione dando direttive precise e, di fronte «alle divisioni interne provocate da questo processo» e «da alcune reticenze a entrare nello spirito delle direttive romane», nel 2010 nomina p. Donneaud commissario pontificio, con il compito di portare a termine la ristrutturazione. Un processo che, prosegue il comunicato, ha portato nel 2011 all’approvazione di nuovi statuti e alla sua rifondazione come Associazione pubblica di fedeli di diritto diocesano. A dimostrazione che, prosegue il comunicato, l’attenzione ora rivolta alla questione «non è stata suscitata dall’attuale ondata mediatica, perché sono già diversi anni che le autorità ecclesiastiche spingono alla chiarezza e alla ristrutturazione».

    Il comunicato passa quindi in rassegna i casi di Pierre-Etienne Albert, Ephraïm Croissant e Philippe Madre. Pierre-Etienne, accusato di pedofilia nel 2003 e reo confesso nel 2008, è imputato al processo che si apre a Rodez il 30 novembre, al quale sono chiamati a comparire in qualità di testimoni gli allora dirigenti della Comunità, le cui eventuali inadempienze, si legge nel comunicato, «sebbene deplorevoli», «devono essere considerate nel contesto generale di impreparazione, di cecità degli spiriti e della società, di fronte al dramma della pedofilia».

    Quanto al fondatore Ephraïm, che ha riconosciuto di aver compiuto gravi violazioni del suo status in materia sessuale, la Comunità si dice sofferente per «i delitti da lui commessi contro la legge morale della Chiesa». Peccato che tra i «delitti contro la legge morale», figuri anche il caso di una minorenne. «Il suo prestigio di fondatore carismatico, unito alla seduzione della sua parola, ha condotto la maggior parte delle sue vittime a lasciarsi abusare attraverso un discorso dalle pretese mistiche, coprendo con motivi spirituali gravi strappi alla morale evangelica. Giustificazioni errate di atti delittuosi che potrebbero aver fatto scuola nella cerchia delle persone a lui più prossime».

    E infine il caso di Philippe Madre, successore di Ephraïm alla guida della Comunità come primo moderatore generale, che «in seguito a numerose denunce, nel maggio del 2010 è stato dichiarato colpevole di fatti moralmente gravi e dimesso dallo stato clericale con una sentenza di prima istanza dall’Ufficio interdiocesano di Tolosa». Sentenza confermata nel gennaio scorso dal Tribunale ecclesiastico di appello di Rodez, mentre una denuncia contro di lui è stata depositata anche presso il Tribunale civile.

    Delitti gravi, conclude il comunicato, che «non devono però condurre a disconoscere il valore della Comunità riconosciuto dalla Chiesa né la qualità della sua azione spirituale, apostolica e umanitaria, apprezzata da tutti i vescovi che l’accolgono nelle loro diocesi». (ingrid colanicchia)

    www.ildialogo.org/pretipedofili/Notizie_1322589743.htm

    30/11/2011
    La comunità delle beatitudini come i Legionari di Cristo

    Il fondatore accusato di abusi sessuali. L’intervento del Vaticano
    Giacomo Galeazzi

    città del Vaticano

    Il fondatore e altri leader della «Comunità delle Beatitudini» (attiva in una sessantina di diocesi nel mondo) hanno commesso abusi sessuali. Ad ammettere le responsabilità dei propri vertici è lo stesso movimento cattolico che ha base in Francia e che è stato ispezionato un anno fa dalla Santa Sede. Il fondatore, l’ex pastore protestante Gerard Croissant, divenuto cattolico e ordinato diacono permanente nel 1978, ha «commesso crimini contro la legge morale della Chiesa». Tra le vittime ci sono religiose della comunità: «Molte sorelle hanno lasciato a causa degli abusi». Una delle ragazze abusate era minorenne all’epoca dei fatti. Una replica, insomma, dello scandalo che ha scosso i Legionari di Cristo in seguito alle violenze sessuali commesse dal loro fondatore padre Marcial Maciel.

    La Comunità delle Beatitudini, guidata da un Moderatore generale eletto e coadiuvato da un Consiglio, è costituita da case raggruppate in province. Alla Comunità si può aderire come consacrati, uomini e donne che «vivono i consigli evangelici della povertà, dell’obbedienza e della castità e, liberi dalle preoccupazioni del mondo, si dedicano con zelo alla preghiera, alle letture spirituali e al servizio del prossimo»; come familiari, persone che vivono stabilmente in una casa della Comunità, ne condividono la vita e fanno parte integrante della “famiglia”, pur senza assumerne tutta la vocazione comunitaria; come amici dell’Agnello, fedeli di tutte le condizioni «desiderosi di condividere la spiritualità della Comunità che, inseriti pienamente nel mondo, pongono al centro della propria esistenza la fedeltà al Vangelo, la preghiera, il servizio, facendo riferimento a una casa della Comunità, con la quale stabiliscono legami di comunione spirituale e di aiuto fraterno». Oppure «come membri delle Beatitudini della Santa Famiglia, famiglie o persone non sposate che vivono in prossimità di una casa della Comunità con la quale hanno stretti legami e, desiderose di vivere un impegno nello spirito della Comunità delle Beatitudini, collaborano alle sue attività apostoliche».

    La Comunità delle Beatitudini conta circa 1.500 membri ed è presente in 29 Paesi così distribuiti: Africa (6), Asia (4), Europa (11), Medio Oriente (2), Nordamerica (3), Sudamerica (1), Oceania (2). Dall’iniziativa della Comunità delle Beatitudini sono nati Alliance de la Charité, organizzazione non governativa di aiuto alle Chiese dei Paesi in via di sviluppo e alle missioni; un ospedale a Kabinda, in Congo; orfanotrofi in Congo e Gabon; Mère de Miséricorde, opera per la difesa della vita; le Fraternités Saint Camille, centri diocesani di accoglienza e di ascolto; una casa editrice e una emittente radio; l’Oeuvre Saint Bernard, per lo sviluppo dell’arte sacra e delle opere artistiche d’ispirazione cristiana; seminari interdiocesani in Costa d’Avorio e Congo; centri di formazione rurale e strutture di recupero per bambini di strada nella Repubblica Centrafricana; l’associazione Soleil de Justice, che raggruppa uomini politici cristiani africani.

    La Comunità delle Beatitudini nasce a Montpellier, in Francia, con il nome di «Léon de Juda et Agneau Immolé», per iniziativa dei coniugi Gérard (Ephraïm) e Josette Croissant che, con una coppia di amici, si sentono chiamati a una vita comunitaria di preghiera e di condivisione. Il nome di «Comunità del Leone di Giuda e dell’Agnello Immolato» si riferisce al passaggio dell’Apocalisse che riflette i due volti di Gesù: Leone e Agnello, Forza e debolezza, onnipotente e bambino, vita abbondante e annientamento, morte che vince la morte per aprire le porte della vita eterna. Nel 1975 la Comunità si trasferisce a Cordes. Riconosciuta come Pia Unione nel 1979, diviene associazione di fedeli di diritto diocesano nel 1985, con l’approvazione ad experimentum degli statuti da parte dell’Arcivescovo di Albi. Nel 1991 i responsabili, anche per rendere più esplicita l’apertura della Comunità ai poveri, decidono di adottare la denominazione attuale, più semplice da portare nelle culture dei diversi Paesi del mondo dove essa è ormai presente.

    L’associazione è membro della Catholic Fraternity of Charismatic Covenant Communities and Fellowships. L’8 dicembre 2002 il Pontificio Consiglio per i Laici decreta il riconoscimento della Communauté des Béatitudes come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio. Infatti la Comunità custodisce il suo nome originale come un «nome nascosto» esprimendone degli aspetti essenziali ed invariabili della sua vocazione e un mistero al quale essa vuole restare fedele nella sua preghiera e nella sua adorazione. Fa parte delle «nuove Comunità» nate nel mondo cattolico dopo il Concilio Vaticano II.

    La vocazione della Comunità è «una chiamata ad essere vero popolo di Dio che aspira alla vita Trinitaria, e come Teresa del Bambin Gesù che scelse tutto, si situa nel cuore della Chiesa per essere l’amore». Raggruppa fedeli di tutte le condizioni (laici sposati e non, seminaristi, sacerdoti, diaconi permanenti, uomini e donne consacrati nel celibato), «desiderosi di conformarsi il più fedelmente possibile al modello della comunità cristiana primitiva attraverso la vita comune, la condivisione dei beni, la povertà volontaria e una intensa vita sacramentale e liturgica». I membri della Comunità, che ha una vocazione contemplativa d’ispirazione carmelitana, sono attivamente impegnati nel servizio ai poveri e nell’annuncio del Vangelo.

    L’itinerario formativo, che inizia con una introduzione alla vita comunitaria, allo spirito e alla regola della Comunità, comprende una formazione comune nell’ambito dottrinale, spirituale, umano e professionale, nel periodo del postulato e dell’impegno temporaneo che è momento di discernimento della propria vocazione e di rafforzamento dell’unità comunitaria; una formazione specifica per ogni stato di vita, che precede le grandi tappe che segnano l’impegno in seno alla Comunità e punta ad aiutare i membri a vivere in pienezza e nel tempo la propria vocazione. Infine, «una formazione permanente per tutti che abbraccia tra l’altro lo studio della liturgia, della iconografia, della Sacra Scrittura, dell’ebraico e delle radici ebraiche del cristianesimo, delle lingue moderne, delle metodologie di evangelizzazione».

  • FRANCIA, MOLESTIE SU 38 BAMBINI: MONACO ALLA SBARRA

    FRANCIA, MOLESTIE SU 38 BAMBINI: MONACO ALLA SBARRA

    Mercoledì 30 Novembre 2011 – 15:06

    PARIGI – Inizia oggi in Francia, il processo al monaco Pierre-Etienne Albert, ex membro della Comunità delle Beatitudini, accusato di aver abusato sessualmente per diversi anni di 38 bambini, dai cinque anni in su. Il monaco, che oggi sarà nell’aula di Rodez, nel sud del paese, rischia fino ai dieci anni di reclusione. Lo scandalo è scoppiato nel 2007, quando all’abbazia di Bonnecombe, nell’Aveyron, un fedele ha cominciato a sospettare il religioso di compiere atti di pedofilia e a fare pressioni su di lui per ottenere una confessione. Nel 2008 Pierre-Etienne Albert ha alla fine confessato tutto, chiedendo pubblicamente il perdono. Dal 1986 ha contato almeno una cinquantina di giovani vittime. L’inchiesta ha poi portato a galla anche le responsabilità di alcuni dirigenti della comunità, fondata nel 1973 in Francia. Il religioso pedofilo aveva infatti più volte lanciato segnali di allarme ai superiori, confidando le sue debolezze. Ma quei segnali non erano mai stati colti.

    www.leggo.it/articolo.php?id=151197

  • Usa, fuga dalla Chiesa cattolica

    Usa, fuga dalla Chiesa cattolica

    23/11/2011
    Il 3 per cento dei cattolici statunitensi ha lasciato la comunità ecclesiale a causa soprattutto degli scandali sulla pedofilia
    Giacomo Galeazzi
    Città del Vaticano

    Due milioni «in fuga» da Roma. Effetto-abusi: emorragia di fedeli negli Stati Uniti. Il 3% dei cattolici Usa ha lasciato la Chiesa a causa dello scandalo dei preti pedofili, secondo una ricerca condotta per l’università di Notre Dame da Daniel M. Hungerman. E a beneficiare maggiormente della crisi del cattolicesimo statunitense è la confessione battista. A mettere in guardia da una «crisi di credibilità» della Chiesa Usa era già stato Guido Mocellin sulla rivista dei padri dehoniani «Il Regno». La colpa è soprattutto della linea di condotta omissiva applicata dall’episcopato prima della «tolleranza zero» imposta da Benedetto XVI.

    Per anni i vescovi americani, infatti, hanno tentato di coprire i sacerdoti colpevoli trattando i risarcimenti delle vittime lontano dalle aule dei tribunali, invece di denunciare tutti i casi di cui venivano a conoscenza all’autorità giudiziaria e invece di rimuovere gli accusati dagli incarichi pastorali. E tardiva è apparsa la pubblica ammissione dei presuli della loro precedente insufficienza o inadeguatezza di fronte alle violenze sessuali ai danni di minori compiute da sacerdoti. La sensazione che «nella Chiesa cattolica sia prevalsa la preoccupazione di difendere i propri sacerdoti piuttosto che i propri ragazzi; che i vescovi abbiano preferito spendere miliardi di dollari in risarcimenti privati pur di non ammettere pubblicamente le responsabilità proprie e dei sacerdoti sotto la loro giurisdizione; che in sostanza sia stata così patentemente tradita la fiducia che l’istituzione ecclesiastica cattolica per tanti altri aspetti si è meritata nel paese, mettendo gli aspetti legali e finanziari davanti a quelli pastorali, tutto ciò sta generando, particolarmente nel “cattolico americano” comune, sentimenti dolorosi: tristezza, ripulsa, rabbia, frustrazione, confusione, imbarazzo».

    È come se collettivamente, nella relazione tra Chiesa-istituzione e Chiesa-popolo, «si fosse riprodotta in parte la dinamica che è intercorsa, in ciascuna delle violenze perpetrate, tra il sacerdote e il ragazzo che ne è divenuto vittima». L’ondata di scandali che ha prodotto l’attuale emorragia di due milioni di fedeli è stata anticipata negli Stati Uniti da due gravissimi precedenti. Nel 1985 il caso della diocesi di Lafayette sulla base del quale i vescovi iniziarono a prendere coscienza del problema e nei primi anni Novanta quando un ex-prete, J.Berry, pubblicò il volume «Non c’indurre in tentazione: i sacerdoti cattolici e le violenze sessuali sui minori». «Ciò che crea sconcerto nell’opinione pubblica non è tanto la notizia in sé del comportamento sessualmente scorretto di un certo numero di preti ai danni di minori: altre istituzioni, e segnatamente le altre Chiese, non sono meno colpite della Chiesa cattolica dal fenomeno- è l’analisi di Mocellin-.La percentuale di preti autori di questi comportamenti sul totale, le cui stime oscillano dal 3% al 6%, non si discosta dalla percentuale complessiva degli autori di violenze sessuali sui minori rispetto al totale della popolazione».

    Piuttosto l’opinione pubblica americana (e la quota di fedeli cattolici al suo interno) si è gravemente allarmata per il dato, emerso con chiarezza, secondo cui molti vescovi avrebbero cercato di coprire le responsabilità dei loro sacerdoti: omettendo di denunciarli all’autorità giudiziaria, patteggiando con le vittime risarcimenti in denaro in cambio del silenzio, e infine limitando la sanzione canonica a un trasferimento ad altra parrocchia, dopo una breve terapia psichiatrica.

    «Come se il proprio approccio, di tipo morale e religioso, potesse alla fine ottenere ciò che la medicina dichiaravano di non poter conseguire», sottolinea Mocellin: «È poco consolante il fatto che la Conferenza episcopale avesse affrontato per tempo il fenomeno: richiedendo già nel 1985 un primo, ampio dossier; dedicando l’assemblea del giugno 1992 al tema e emanando una serie di principi-guida; deliberando nel 1993 (dopo un incontro con la Santa Sede e una lettera di Giovanni Paolo II) la costituzione di una Commissione ad hoc in seno alla Conferenza, e infine pubblicando nel 1995 “Camminare nella luce”, dedicato in generale alle violenze sessuali sui minori ma consapevole delle specifiche responsabilità del clero in proposito».

    Ed è probabile che «l’insieme delle indicazioni che emergono da questo lavoro fosse in grado di arginare e gestire il fenomeno: ma esse non erano vincolanti per ciascun vescovo e dunque ciascun vescovo si è regolato come ha creduto». Gli interrogativi che negli Stati Uniti attraversano la comunità ecclesiale riguardano in realtà questioni molto concrete, come le modalità di selezione dei candidati al sacerdozio e, più latamente, la possibilità di aprire anche nella Chiesa latina l’accesso al presbiterato agli uomini sposati (se non alle donne): «non perché le violenze sessuali sui minori siano leggibili come espressione deviata di una sessualità che, potendo, si rivolgerebbe “normalmente” verso donne adulte (questa lettura non sarebbe corretta), ma perché l’obbligo del celibato finirebbe per restringere la rosa dei candidati al presbiterato a individui sessualmente immaturi o di orientamento omosessuale».

    Quindi «non v’è dubbio che, inaspettatamente, anche per l’osservatore europeo, la Chiesa degli Stati Uniti è stata come spiazzata da una problematica nella quale, per il particolare contesto della società in cui vive e per le parallele prove di vitalità che ha dato in questi anni, ce la saremmo aspettata all’avanguardia». L’atteggiamento difensivo complessivamente messo in mostra, sottolinea lo studioso, «è in fondo più vicino a una comprensione di sé di impianto pre-conciliare, diffidente verso l’opinione pubblica , geloso del prestigio sociale dei propri quadri al punto da volerlo difendere anche contro l’evidenza dei fatti. Il paragone proposto da uno psicologo della Loyola University di Chicago con i generali sudisti, che dopo la sconfitta nella Guerra di secessione non volevano accettare che “quel mondo era finito”, è molto americano, ma molto efficace».

     

  • Brasile. Prete pedofilo condannato a 60 anni di carcere, Mica come in Italia, dove la fanno sempre franca

    Brasile. Prete pedofilo condannato a 60 anni di carcere, Mica come in Italia, dove la fanno sempre franca

    Brasile: parroco pedofilo condannato a 60 anni carcere

    Casi di pedofilia nei quali sono coinvolti sacerdoti stanno scuotendo il Brasile. A Franca, cittadina a 400 chilometri da San Paolo, padre José Afonso Dè, 76 anni, è stato condannato a 60 anni di carcere per violenza carnale e “attentato violento al pudore”.

    Mentre A londrina, nel sud del paese, padre Marco Tulio Simonini, 51 anni, è stato arrestato dopo essere stato colto in flagranza mentre molestava una bambina di sette anni nella piscina di un club sportivo locale.

    www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=244458&rubrica=15

  • Pedofilia: un’abbazia benedettina perde la gestione della scuola

    Pedofilia: un’abbazia benedettina perde la gestione della scuola

    LONDRA – Con l’accusa di abusi sessuali un’abbazia benedettina perderà il controllo della scuola da essa gestita. Si tratta della scuola St Benedict’s, fino ad oggi gestita dall’abbazia di Ealing, nel sud ovest di Londra, oggetto di un’inchiesta giudiziaria iniziata nel 2009, con la condanna dell’ex preside della scuola, perché colpevole di aver molestato 5 ragazzini. Fu quello l’episodio che fece scattare le indagini e oggi sembrerebbero essere 21 i casi di abusi sessuali venuti alla luce, operati da parte dei monaci e di alcuni insegnanti sugli allievi. Questa pratica, a dir poco scandalosa, durerebbe dal 1970.
    Alla luce di quanto emerso, nel suo rapporto pubblicato ieri, il giudice Lord Carlile of Berriew ha decretato la creazione di due organismi che assumano “tutto il potere dell’abbazia” e creino una chiara ed identificabile catena delle responsabilità all’interno della scuola. Il giudice ha inoltre lanciato un appello all’ex abate, padre Laurence Soper, di consegnarsi alla polizia. Soper, 80 anni, che ha insegnato a St Benedict’s dal 1991 al 2000, è stato accusato anch’egli di molestie ma non si è mai presentato alla polizia e ora pare che viva in un monastero in Italia. Rammarico è ciò che traspare dalle parole di Christopher Claugh, attuale preside della scuola, che ha dichiarato: “Gli abusi passati hanno lasciato un’eredità terribile per le persone colpite ed hanno distrutto la reputazione di St Benedict’s. Di conseguenza, la scuola applicherà immediatamente le raccomandazioni del rapporto di Lord Carlile”.
     http://www.julienews.it/notizia/cronaca/pedofilia-unabbazia-benedettina-perde-la-gestione-della-scuola/219080_cronaca_3.html
  • Olanda, è “caccia” al vescovo

    Olanda, è “caccia” al vescovo

    16/11/2011
    Manifestazione contro i preti pedofili

    L’Interpool ha chiesto alla polizia di investigare su un presule emerito per “nuove segnalazioni di abusi sessuali”

    GIACOMO GALEAZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Indagate sul vescovo». L’Interpool ha chiesto alla polizia olandese di investigare su un presule per «nuove segnalazioni di abusi sessuali». Cor.S. (queste le iniziali) è un vescovo emerito di passaporto olandese ma che ha svolto fino al 2009 il suo ministero in Africa. La richiesta di svolgere accertamenti su di lui è scaturita da un’informativa della divisione «Crimini sessuali» della polizia nazionale irlandese. In Olanda sia la polizia sia la magistratura hanno ricevuto «allarmanti» indicazioni sulla condotta del vescovo, che è uno dei sei prelati della Chiesa cattolica accusati dal seminarista del Kenya, Emmanuel Shikuku. Le dichiarazioni dell’aspirante sacerdote africano coinvolgono alcuni ecclesiastici impegnati nella «Mill Hill», una società missionaria che ha base nel Regno Unito. I sei accusati hanno detto a «Radio Netherlands» che tutte le affermazioni sono false. Già un anno fa la Conferenza episcopale olandese ha avviato un’inchiesta per accertare quanto accaduto in diverse scuole cattoliche dove sono state denunciati casi di abusi nei confronti di bambini. L’indagine sulle presunte violenze sessuali, assicura l’episcopato dei Paesi bassi, è «vasta, esterna e indipendente».

    I vescovi olandesi sono «profondamente colpiti» dalle storie sui minori emerse a partire dal gennaio 2010. Il caso è scoppiato all’interno della galassia formativa cattolica. Anche alcune suore, non solo sacerdoti, di scuole cattoliche si sarebbero rese colpevoli, negli anni ’50, di abusi. Tra le vicende che più hanno colpito l’opinione pubblica è la storia di Herman Harends, oggi 63enne, che ricorda i turbamenti subiti quando, 11enne, frequentava un collegio cattolico a Tegelen, cittadina nel sud dei Paesi Bassi. «Non ne ho parlato prima perché si tratta di accuse difficili da sostenere e provare – ha dichiarato ai mass media olandesi -.Non cerco vendetta o scuse, molte delle suore sono già morte. E non credo si trattasse di un caso isolato».

    Prima della conferenza episcopale olandese, già l’ordine dei Salesiani aveva annunciato che un’inchiesta sarebbe stata aperta per i presunti abusi sessuali commessi da membri del clero in uno studentato della regione di Arnhem negli anni ’60. Da allora, una commissione consultiva episcopale, creata nel 1995 per aiutare le vittime degli abusi sessuali commessi da membri del clero, ha ricevuto 280 testimonianze. Sugli scandali che hanno colpito la Chiesa in diversi Paesi, dalla Germania all’Irlanda, il Vaticano ha preso una netta posizione. La Chiesa ha «affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e decisione», ha dichiarato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. In una nota per la Radio Vaticana, il portavoce papale ha spiegato anche come «concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva». Infatti «le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte» nella bufera-pedofilia «hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e con decisione,hanno dato prova di volontà di trasparenza, in certo senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo fa». Così facendo «hanno affrontato le questioni con il piede giusto, perché il punto di partenza corretto è il riconoscimento di ciò che è avvenuto, e la preoccupazione per le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro».

    Il dibattito sulle responsabilità dello scandalo è particolarmente aspro all’interno della chiesa dei Paesi Bassi. Secondo alcuni tutto è nato dopo il Concilio Vaticano II quando la Chiesa olandese spingeva, molto più di altre chiese, per riformare in senso aperto e liberal il suo stesso Dna. Fu il cardinale Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht, a pubblicare con l’appoggio di diversi teologi (tra questi il domenicano Edward Schillebeeckx) un nuovo catechismo portatore di grandi aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, delle pratiche anticoncezionali, del sacerdozio delle donne, del celibato dei preti. Per altri, invece, queste posizioni, seppure non condivisibili in alcun modo, sono il segnale di una chiesa che non elude certi problemi e che di questi problemi vuole parlare. Fino a pochi mesi fa il principale interprete di questa chiesa aperta al mondo e al suo spirito era Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam, anch’egli salesiano. Il 18 gennaio il Papa ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età.