Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Regno Unito. Chiesa responsabile degli abusi dei preti, Invece in Italia la fanno sempre franca

    Regno Unito. Chiesa responsabile degli abusi dei preti, Invece in Italia la fanno sempre franca

    La Chiesa è responsabile del comportamento dei preti
    Lo ha stabilito l’Alta Corte di Londra durante un processo per un caso di abusi sessuali e potrebbe essere la base per altri procedimenti
    8 novembre 2011
    L’Alta Corte di Giustizia di Londra ha stabilito che la Chiesa cattolica può essere ritenuta responsabile per i comportamenti illeciti e i reati condotti dai propri preti. La decisione è stata assunta dal giudice Alistair Geoffrey MacDuff, è legata a un processo su un caso di abusi sessuali e potrà essere utilizzata anche in altri procedimenti giudiziari.

    Il giudice si è espresso a favore di una donna di 47 anni, la cui identità non è pubblica per ragioni legali, che dice di aver subito violenze sessuali quando era bambina da parte di Wilfred Baldwin, un prete della Diocesi di Portsmouth. Secondo MacDuff, la Chiesa deve essere considerata indirettamente responsabile per il comportamento assunto all’epoca da Baldwin.

    Nel corso del processo, l’avvocato della donna che da bambina aveva subito gli abusi ha chiesto che fosse anche determinato dal giudice se la Chiesa potesse essere in qualche modo ritenuta responsabile per quanto accaduto alla sua assistita. La richiesta faceva ipotizzare, per la prima volta dicono i legali, un rapporto tra prete e diocesi assimilabile a quello di un dipendente dalla propria società. E difatti l’avvocato chiese se fosse possibile considerare Baldwin come un impiegato della Diocesi in cui si erano verificate le violenze.

    «La prima questione da affrontare intende determinare un principio generale rispetto alle accuse contro la Chiesa cattolica. Ovvero se ogni prete al lavoro per la Chiesa di Roma possa essere considerato nella posizione di impiegato» aveva spiegato l’avvocato della donna. I rappresentanti legali della Diocesi avranno la possibilità di ricorrere in appello e in seguito alla sentenza hanno ribadito che la «Chiesa cattolica prende molto sul serio i casi di abusi sessuali ed è determinata a eliminare alla radice il problema».

    http://www.ilpost.it/2011/11/08/chiesa-res…rtamento-preti/

    TRIBUNALE GB: ABUSI, CHIESA RESPONSABILE MOLESTIE PRETI

    Categoria: News
    Pubblicato Martedì, 08 Novembre 2011 16: :10

    Un giudice della Alta Corte britannica ha stabilito il risarcimento per una donna, sottoposta agli abusi di un prete ormai defunto. Una sentenza che apre la strada a risarcimenti da parte della Chiesa Cattolica del Regno Unito alle vittime di abusi sessuali dei preti.

    “Aveva ricevuto alloggio, abiti clericali e il pulpito. Era stato inviato nella comunità con pieni poteri e l’autorità di agire come rappresentante della Chiesa. Era stato addestrato e ordinato a questo scopo”, recita la sentenza. Secondo il giudice britannico, pur non essendoci un contratto formale tra Chiesa e prete, ci sono le “caratteristiche cruciali” di un rapporto di impiego che devono essere riconosciute. E’ la prima volta che in Gran Bretagna un tribunale sostiene che la relazione tra un prete cattolico e il suo vescovo sia equiparabile ad un rapporto di impiego. La sentenza diventa un importante precedente per casi analoghi. La Chiesa può comunque ricorrere in appello contro questa decisione.

    http://www.justicetv.it/index.php/news/126…-molestie-preti

  • Olanda, quando l’abuso ha un prezzo. La conferenza episcopale fissa in un “tariffario” i costi dei risarcimenti per le vittime dei preti-pedofili

    Olanda, quando l’abuso ha un prezzo. La conferenza episcopale fissa in un “tariffario” i costi dei risarcimenti per le vittime dei preti-pedofili

    10/11/2011
    La conferenza episcopale fissa in un “tariffario” i costi dei risarcimenti per le vittime dei preti-pedofili
    G. Gal.
    CITTÀ DEL VATICANO

    Un «tariffario» per chiudere lo scandalo-pedofilia. Cinquemila euro per molestie verbali o comportamenti di natura sessuale; 25mila euro per violenza carnale; 100mila euro in casi eccezionali di stupro di gruppo o seri abusi che abbiano provocato un danno permanente. In Olanda la Chiesa cattolica ha deciso di risarcire le vittime degli abusi sessuali del clero. E ciò potrebbe rappresentare un esperimento-pilota per tutti gli altri episcopati nazionali.

    A fronte di centinaia di casi di violenza avvenuti in parrocchie e istituti ecclesiastici, i vescovi e i capi-uffici della conferenza episcopale olandese hanno votato a favore della costituzione di un fondo per l’indennizzo. La commissione incaricata dai presuli la scorsa estate di predisporre una relazione tecnica ha fissato le cifre per compensare le vittime dei preti pedofili e ora la conferenza episcopale nazionale ha approvato la soluzione, sottoscrivendo le conclusioni del dossier. Il costo totale dei risarcimenti supererà i cinque milioni di euro. L’indennizzo sarà calcolato sulla base della serietà dell’abuso commesso, specifica l’episcopato olandese.

    Nei Paesi Bassi da almeno due anni lo scandalo-pedofilia sta dilaniando la Chiesa cattolica e un’inchiesta governativa ha censito oltre duemila casi di abusi compiuti all’interno delle istituzioni religiose, molti dei quali approdati nelle aule dei tribunali. Nel marzo 2010 anche la Conferenza episcopale olandese aveva aperto un’inchiesta indipendente per accertare quanto accaduto in diverse scuole cattoliche dove erano state denunciati casi di abusi nei confronti di bambini. A partire dalle violenze sessuali in un collegio cattolico della cittadina di Heerenberg. Secondo le testimonianze raccolte dal quotidiano «De Telegraaf», anche alcune suore di scuole cattoliche si sarebbero rese colpevoli, negli anni ’50, di abusi nei confronti di minori.

    Il giornale olandese riporta la storia di Herman Harends, oggi sessantatreenne, che ricorda i turbamenti subiti quando, undicenne, frequentava un collegio cattolico a Tegelen, cittadina nel sud dei Paesi Bassi. «Non ne ho parlato prima perché si tratta di accuse difficili da sostenere e provare. Non cerco vendetta o scuse, molte delle suore sono già morte. E non credo si trattasse di un caso isolato». Nell’aprile 2010, a seguito della diffusione della lettera pastorale del Papa sugli abusi sessuali nella Chiesa irlandese, la Conferenza episcopale riconobbe pubblicamente l’esigenza di «recuperare la fiducia». I vescovi Van Luyn, (presidente dell’episcopato olandese) e de Korte (referente per le indagini sugli abusi) firmarono una nota per dichiarare che:«Le parole con cui Benedetto XVI ha espresso per l’Irlanda il suo cordoglio e rammarico sincero rispetto alle vittime e alle loro famiglie si possono estendere integralmente alle vittime nei Paesi Bassi». I presuli d’Olanda hanno condiviso le «proposte che il Pontefice sta facendo perché sia fatta giustizia per le vittime, perché ci sia penitenza, per la guarigione delle vittime e il recupero di fiducia». Infatti, «quando il Papa ricorda grandi errori fatti da parte della dirigenza della Chiesa, errori che possono averne minata la credibilità, i vescovi e i superiori degli ordini devono assumersi le proprie responsabilità e affrontare le critiche». E, affermarono allora i vertici della Chiesa olandese, «la ricerca indipendente che è stata proposta, per la quale l’ex presidente della Camera Win Deetman sta approntando i lavori preparatori, sarà il luogo in cui saranno affrontati questi problemi».

    In totale di 137 tra preti, frati e suore sarebbero coinvolti nello scandalo su presunti casi di abusi nei confronti di minori nelle scuole cattoliche olandesi negli anni 50-60-70, secondo l’inchiesta condotta da Radio Netherlands. L’emittente radiofonica ha raccolto almeno 128 testimonianze di ex studenti di varie scuole cattoliche abusati sessualmente dagli insegnanti religiosi. Tra queste, anche quelle di nove emigranti. Secondo un rapporto condotto dalla radio, il picco degli abusi ha avuto luogo nel 1950 (43 denunce) e poi negli anni Sessanta (62). Tutte le testimonianze descrivono l’ambiente di omertà e paura che impediva alle vittime degli abusi di denunciare pubblicamente gli abusi. Secondo la Commissione consultiva episcopale «Aiuto e diritto», che ha condotto un’inchiesta indipendente, le denunce sono almeno 350.

    Inoltre una vittima di abusi sessuali subiti da ragazzo da parte di alcuni preti(uno dei quali diventò poi vescovo di Den Bosch, in Olanda) nel 2003 avrebbe ricevuto dalla Chiesa, e più precisamente dai Padri salesiani di Don Bosco, 16000 euro per tacere su quanto accaduto. L’alto prelato coinvolto nella vicenda è Jan ter Schure, vescovo di Den Bosch dal 1985 al 1998, deceduto nel 2003. L’attuale vescovo di Rotterdam e capo della conferenza episcopale olandese, Adrianus Van Luyn, è accusato di essere stato a conoscenza dei fatti dal 2008, ma di aver taciuto sulla vicenda. Gli abusi ai danni dello studente avvennero nel collegio-monastero di Don Rua, a Ugchelen (Olanda), tra il 1948 e il 1953 e all’epoca dei fatti il responsabile era un giovane prete. Dopo che la vicenda è stata portata alla luce dai media olandesi, l’avvocato dei padri salesiani in Olanda, Cornelis Oosterwijk, è intervenuto affermando che la vittima degli abusi ha rotto il patto che lo vincolava al silenzio solo per ottenere più soldi e senza produrre prove.
    Dal canto suo la conferenza episcopale olandese ha negato che Van Luy abbia ignorato la richiesta della vittima di rendere pubblico il caso. Nel 2008 il vescovo di Rotterdam avrebbe risposto alle richieste della vittima degli abusi precisando di non avere competenza amministrativa sui padri salesiani. la chiesa olandese ha dato mandato a una commissione d’inchiesta indipendente, guidata dall’ex sindaco di Rotterdam e ministro dell’educazione Wim Deetman, di verificare la fondatezza delle denunce. E ora l’episcopato ha fissato le tariffe per i risarcimenti delle vittime.

    La notizia conferma una linea totalmente votata alla trasparenza dopo anni di politiche poco chiare. Recentemente è uscita la notizia shock del prete salesiano olandese di 73 anni – si conoscono soltanto le iniziali, padre van B. – che era salito agli onori della cronaca in quanto dichiaratamente appartenente alla Martijn, un’associazione legalmente riconosciuta in Olanda e che sostiene le relazioni pedofile: “Sono perfettamente legittime” dicono, “seppure discriminate dalla società”.

    Non era solo van B. a sostenere la legittimità della pedofilia ma anche padre Herman Spronck, superiore dei salesiani in Olanda, la cui intervista concessa a Rtl News ancora oggi fa impazzire il Web. Padre Spronck, in sostanza, appoggia von B. e sostiene che se il bambino è consenziente il rapporto sessuale con un adulto è legittimo. Dice: “Dipende dal bambino. Non si deve mai entrare nello spazio personale del bambino se non lo vuole. Ma ci sono bambini che indicano loro stessi che è ammissibile. In questo caso anche un contatto sessuale è possibile”. Padre Spronck entra nel merito anche del seminario dove lui, assieme a tanti altri sacerdoti olandesi, ha studiato negli anni Cinquanta e Sessanta. Dice che erano tutti maschi, che non vedevano mai le ragazze, “e per questo era normale che nascessero certe tendenze”.

    La notizia dall’Olanda è immediatamente arrivata in Italia e a Roma. E ha provocato la reazione decisa della curia generalizia dei salesiani che ha condannato in una nota le dichiarazioni di Spronck dicendo che “il rispetto pieno e totale dei bambini, dei ragazzi e dei giovani rimane per noi un’opzione fondamentale e irrinunciabile”. E ancora: “Essere membro di tale associazione è assolutamente incompatibile con i principi e i valori della tradizione salesiana”.Nella chiesa olandese in pochi sostengono la legittimità della posizione dei due salesiani. Il dibattito è semmai aperto – e a tratti parecchio aspro – sulla genesi teologica e storica della posizione dei due. La domanda è una: cosa porta uomini di chiesa a sostenere che la pedofilia è un qualcosa di legittimo? Per alcuni tutto è nato dopo il Concilio Vaticano II quando la chiesa olandese spingeva, molto più di altre chiese, per riformare in senso aperto e liberal il suo stesso Dna. Fu il cardinale Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht, a pubblicare con l’appoggio di diversi teologi (tra questi il domenicano Edward Schillebeeckx) un nuovo catechismo portatore di grandi aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, delle pratiche anticoncezionali, del sacerdozio delle donne, del celibato dei preti. Per altri, invece, queste posizioni, seppure non condivisibili in alcun modo, sono il segnale di una chiesa che non elude certi problemi e che di questi problemi vuole parlare. Fino a pochi mesi fa il principale interprete di questa chiesa aperta al mondo e al suo spirito era Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam, anch’egli salesiano. Il 18 gennaio il Papa ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età.

  • Belgio, indagini su più di cento preti sospettati per pedofilia

    Belgio, indagini su più di cento preti sospettati per pedofilia

    Le procure del Belgio stanno indagando su un centinaio di preti accusati di abusi sessuali su minori. Per reati spesso commessi parecchi anni fa. La lista è stata ricostruita proprio grazie alle informazioni raccolte con le perquisizioni effettuate nel palazzo episcopale di Malines e in altri uffici nel giugno del 2010. La maggior parte dei religiosi coinvolti vive nell’area nord, in particolare nelle Fiandre. Vatican Insider parla di preti “omosessuali”.

    http://www.uaar.it/news/2011/11/21/belgio-…-per-pedofilia/

    Belgique : la justice reçoit les noms d’une centaine de prêtres soupçonnés de pédophilie

    Publié le 19-11-11 à 17:10 Modifié à 17:23 par Le Nouvel Observateur avec AFP 4 réactions
    Un commission spéciale avait recueilli des centaines de témoignages, après des aveux de l’évêque de Bruges en avril 2010.

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    Le parquet fédéral belge a communiqué aux parquets locaux du pays les noms d’une centaine de prêtres et religieux encore en vie soupçonnés d’actes pédophiles, souvent anciens, afin notamment de mieux les surveiller, rapporte samedi un quotidien belge.

    Selon le quotidien néerlandophone Het Laatste Nieuws, qui cite des sources judiciaires, il s’agit avant tout d’éviter qu’ils ne fassent de nouvelles victimes.

    La liste a été établie sur la base des données récoltées lors des saisies effectuées durant des perquisitions menées notamment au palais épiscopal de Malines, au nord de Bruxelles, siège de l’archidiocèse de Malines-Bruxelles, en juin 2010.

    Des données recueillies par une commission spéciale consacrée aux abus sexuels dans l’Eglise catholique belge, qui a rassemblé des centaines de témoignages, ont également été utilisées pour la confection de cette liste, précise le journal.

    Ces derniers mois, la liste a été complétée par des victimes d’abus sexuels qui ont relaté les abus sexuels dont elles avaient été victimes parfois des dizaines d’années auparavant.

    Ils exercent surtout en Flandre

    La plupart des religieux identifiés vivent dans le nord du pays, en Flandre, et tous les parquets flamands ont reçu des noms de prêtres suspects, a précisé le journal.

    Certains procureurs ont déjà clairement fait savoir aux religieux concernés qu’ils sont au courant de leur passé, selon la même source.

    A l’instar des Etats-Unis, de l’Irlande et de l’Allemagne, l’Eglise catholique belge a été éclaboussée par des scandales de pédophilie.

    Des centaines de témoignages ont été adressés à une commission spéciale, après les aveux de l’évêque de Bruges, Roger Vangheluwe, qui a démissionné en avril 2010 après avoir reconnu des actes pédophiles.

    Cette démission avait délié de nombreuses langues, principalement en Flandre.

    En septembre dernier quelque 70 victimes d’abus sexuels commis par des prêtres ont déposé une plainte collective devant le tribunal de Gand (ouest) contre les plus hautes autorités de l’Eglise catholique belge et le Saint Siège, qu’elles accusent d’avoir laissé faire, voire couvert des actes de prêtres pédophiles pendant des années.

    Le Nouvel Observateur – AF

    http://tempsreel.nouvelobs.com/monde/20111…pedophilie.html

    9/11/2011
    Belgio, 100 preti gay nel mirino della giustizia
    Una protesta contro gli abusi nella Chiesa

    Una protesta contro gli abusi nella Chiesa
    Sono sospettati di aver commesso in passato abusi sessuali. I loro nomi sono statti rivelati alle autorità locali
    La Giustizia belga ha identificato un centinaio di preti omosessuali sospettati di avere commesso abusi sessuali ed ha inviato i loro nomi a numerose autorità locali del Paese.

    Secondo quanto riporta la stampa nazionale, i reati commessi da queste persone – che per la maggior parte vivono nelle Fiandre – risalgono al passato, ma la Procura federale belga ha comunque deciso di rivelare le loro identità alle varie autorità locali. In questo modo, scrive la stampa belga, potranno sorvegliare i religiosi per assicurarsi che non commettano altri reati.

    La lista di nomi è stata messa a punto grazie alle informazioni raccolte durante alcune perquisizioni nell’ambito della cosiddetta ’Operazione Kelk’ contro la pedofilia nella Chiesa. Hanno contribuito a completare la lista, sottolinea la stampa, anche le stesse vittime degli abusi sessuali, le quali hanno parlato delle violenze subite – in alcuni casi – anche una decina di anni fa.

    Tutte le procure fiamminghe hanno ricevuto la lista dei nomi dei preti pedofili, «nessuna regione è stata risparmiata», hanno commentato fonti giudiziarie. E alcune di queste procure hanno già detto ai diretti interessati che sono al corrente del loro passato.

    Le parquet livre les noms de centaines de prêtres pédophiles aux autorités locales

    Le parquet livre les noms de centaines de prêtres pédophiles aux autorités locales

    La justice a identifié une centaine de religieux pédophiles encore en vie et la majorité d’entre eux vivent en Flandre.

    Redaction en ligne

    Publié le 19/11 à 10h37

    Les faits dont ils se sont rendus coupables sont anciens mais le parquet fédéral a communiqué les identités des religieux pédophiles aux diverses autorités locales. Ces dernières doivent veiller à ce que ces religieux ne fassent pas d’autres victimes, indique samedi le journal Het Laatste Nieuws.

    La liste des noms a été établie sur base des données récoltées lors des saisies effectuées pendant l’Opération Kelk – l’action judiciaire et les perquisitions menées notamment au Palais épiscopal – ainsi qu’auprès de la commission Adriaenssens.

    Ces derniers mois, la liste a été complétée par des victimes d’abus sexuels qui ont relaté les abus sexuels dont elles avaient été victimes parfois des dizaines d’années auparavant. Tous les parquets flamands ont reçu des noms de prêtres pédophiles.

    “Aucune région n’a été épargnée”, indiquent des sources judiciaires. Certains procureurs ont déjà clairement fait savoir aux religieux concernés qu’ils sont au courant de leur passé.

    http://www.lameuse.be/actualite/belgique/2…es-918620.shtml

  • Germania. Arrestato prete pedofilo. Ha stuprato 300 volte i bambini, Papa Ratzinger, nessuno ne sapeva niente?

    Germania. Arrestato prete pedofilo. Ha stuprato 300 volte i bambini, Papa Ratzinger, nessuno ne sapeva niente?

    Il prete che per 300 volte ha stuprato bambini
    2 novembre 2011

    La procura muove pesantissime accuse al sacerdote cattolico arrestato pochi mesi fa

    Il prete arrestato nel luglio scorso in Bassa Sassonia per abusi sessuali su minori è stato accusato di aver violentato bambini tra i 9 e i 15 anni per quasi 300 volte. Un numero enorme, che si è svolto nell’arco di sette anni, dal 2004 al 2011, un lasso temporale all’interno del quale più volte si erano raccolte prove delle attenzione eccessive del parroco verso i minori. Un ennesimo scandalo per la Chiesa tedesca, che negli ultimi due anni è stata spesso al centro delle cronache per i reati compiuti dai preti pedofili

    STUPRATORE SERIALE – Il caso di Andrea L., il sacerdote cattolico di 46 anni, aveva scosso la Germania. Il prete fu arrestato a luglio, mentre stava accompagnando un gruppo di ragazzi della sua parrocchia in un viaggio spirituale presso la comunità di Taozè.

    Andreas L., un prete di 46 anni di Salzgitter, nel Land settentrionale della Bassa Sassonia, è stato arrestato lo scorso fine settimana con l’accusa di abusi sessuali ai danni di minorenni. In un primo momento l’uomo ha confessato di aver abusato dal 2004 di un bambino che aveva allora 10 anni; in seguito ha ammesso abusi su altri due ragazzini. L’ultima violenza risale al mese scorso. Andreas L. è stato fermato poco prima che partisse con un gruppo di ragazzi per un campo estivo presso la località francese di Taizé. La vicenda rappresenta un “disastro” per la diocesi di Hildesheim e la Chiesa cattolica, ha spiegato il vescovo ausiliario di Hildesheim Heinz-Günter Bongartz, che ha assicurato pieno appoggio alla magistratura. Andreas L. è stato nel frattempo sospeso. I primi sospetti su di lui risalgono al 2006: allora una famiglia contattò la diocesi di Hildesheim, lamentando che il prete non manteneva la necessaria distanza dai bambini. Sembra tuttavia che in quel momento non si parlò concretamente di abusi sessuali. Il parroco venne richiamato e continuò a lavorare fianco a fianco coi ragazzini. L’anno scorso, però, dopo che la stessa famiglia era tornata a protestare per i suoi atteggiamenti, la diocesi ha attivato la magistratura. Le indagini sono state però archiviate. A giugno, infine, la madre di una vittima di abusi ha sporto denuncia presso la procura di Braunschweig.

    300 CASI DI VIOLENZE – La procura di Braunschweig accusa Andreas L. di 280 azioni criminali contro i minori. 44 casi di abuso sessuale di bambini, 223 casi di grave abuso sessuale di bambino, e 13 casi di molestie nei confronti di giovani. Le violenze sono occorse tra il 2004 e il 2011, quando Andreas L. svolgeva la sua funzione di sacerdote nelle parrocchie di Salzgitter e Braunschweig. Il prete ha ammesso in una lunga deposizione di aver molestato ripetutamente le vittime, di età compresa tra i nove e i quindici anni, anche se contesta il numero, ritenendolo eccessivo. La procura basa le sue accuse sulle dichiarazioni dei bambini molestati, che sono state ritenute estremamente precise e ricche di dettagli a conferma dei crimini subiti. Il sacerdote è stato inquisito grazie alla denuncia di una delle sue vittime, e la procura ha ringraziato la diocesi per la sua cooperazione. Durante le indagini è emerso però come i superiori di Andreas L. sapessero della sua attenzione particolare per i bambini. Nel 2006 i genitori di un bambino avevano protestato perché il sacerdote aveva dormito con il loro figlio, anche se non era emersa nessuna violenza. Il prete rischia una pena molto severa a causa dell’abuso grave di minore, anche se il riscontro di una tendenza pedofila patologica potrebbe garantirgli uno sconto, oppure un trattamento obbligatorio di cure. Dal momento dell’arresto Andreas L. si trova nello stato di carcerazione preventiva.

    http://www.giornalettismo.com/archives/164…uprato-bambini/

     

  • GB, Pedofilia scandalo si allarga a Plymouth

    GB, Pedofilia scandalo si allarga a Plymouth

    28 ottobre 2011

    Continua lo scandalo dei preti pedofili in Gran Bretagna. La chiesa cattolica ha infatti ordinato una revisione urgente della sua politica per la protezione dei bambini dopo che un suo funzionario laico, incaricato di indagare su alcune accuse di abusi sessuali nella diocesi di Plymouth, è stato incriminato per possesso di 4.000 immagini pedopornografiche.

    Chris Jarvis, questo il nome dell’ex assistente sociale, era a capo di un’inchiesta su un’accusa di violenza sessuale a Buckfast Abbey, un monastero benedettino nel Devon.

    Non è la prima volta che un istituzione benedettina finisce sotto inchiesta. Questa settimana il Vaticano ha ordinato una visita apostolica all’abbazia benedettina di Ealing nella parte occidentale della capitale britannica, nella cui adiacente scuola, St Benedict’s, sarebbero stati compiuti abusi sui bambini dagli anni Sessanta fino al 2009.

    Il fatto che la chiesa abbia ingaggiato un pedofilo proprio per un’indagine sulla protezione dei bambini aumenterà la sensazione di crisi che già respira nella chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles. Jarvis, secondo le indagini, è stato a capo per nove anni delle politiche dell’infanzia in 120 chiese nella diocesi di Plymouth.

    Il vescovo Christopher Budd ha chiesto la revisione del sistema ed ha affidato all’associazione per l’infanzia NSPCC di gestire l’indagine. Budd ha inoltre scritto alla vittima che aveva denunciato il caso di Buckfast affermando: “Capisco che scoprire che Chris Jarvis guardava immagini di bambini vittime di abusi ti ha fatto sentire nuovamente una vittima. Ha tradito la nostra fiducia e quella di molti alti con cui ha lavorato. sia vittime di abusi che colleghi”.

    Jarvis dovrà essere oggi presente ad un’udienza al Tribunale di Plymouth durante la quale gli verrà comunicata la sentenza. Si è dichiarato colpevole di undici capi d’accusa relativi alla produzione e al possesso di immagini pedo-pornografiche.

  • Il vescovo di Kansas City incriminato per concorso in pedofilia

    Il vescovo di Kansas City incriminato per concorso in pedofilia

    Il vescovo di Kansas City incriminato per concorso in pedofilia
    Secondo l’accusa, non ha comunicato all’autorità la presenza di immagini pedopornografiche sul computer di un sacerdote della sua diocesi, anche lui sotto inchiesta: E’ la prima volta che un alto prelato va sotto processo da circa 25 anni, dopo gli scandali legati agli abusi sessuali su minori di quell’epoca.
    Robert Finn, il vescovo incriminato (ap)
    KANSAS CITY – Il Grand Jury di Kansas City ha deciso di incriminare il vescovo della città, Robert Finn, affiliato all’Opus Dei, con l’accusa di aver ritardato la denuncia e coperto un prete sospettato di abusi e accusato di aver posseduto foto oscene di bimbe. E’ la prima volta che un alto prelato va a processo da circa 25 anni, dall’epoca in cui la Chiesa americana venne coinvolta negli scandali legati alla pedofilia.

    Il vescovo Finn è accusato di aver coperto abusi che sarebbero stati commessi l’anno scorso, ben dieci anni dopo l’approvazione, da parte dei vescovi americani, di un documento in cui ci s’impegnava a riportare ogni sospetto di abuso alle autorità giudiziarie.

    Padre Finn ha riconosciuto di essere al corrente delle foto lo scorso dicembre, ma non ha denunciato il fatto alla Polizia sino al maggio seguente. Durante tutti quei mesi, si legge nel capo d’accusa, il vescovo Finn avrebbe dovuto avere il ragionevole sospetto che il prete in questione, Shawn Ratigan, potesse essere autore di abusi su minori. Secondo l’accusa, avrebbe dovuto agire immediatamente dopo aver scoperto nel computer del sacerdote centinaia di foto porno di minori e non aspettare lunghi mesi.

    L’incriminazione è stata presentata oggi dal procuratore della Jackson County, Jean Peters-Baker. E’ stata tenuta riservata sin dal 6 ottobre, tenuto conto che il vescovo era fuori dal Paese ed è rientrato solo ieri. “Il nostro obbiettivo – ha sottolineato Peters-Baker, il Grand Jury – è proteggere i bambini”.

    Il vescovo, presentandosi alla Corte, s’è dichiarato innocente: “Affronteremo la vicenda con ferma volontà e una difesa vigorosa. La diocesi – ha aggiunto in un comunicato – ha sempre assicurato completa collaborazione agli inquirenti”.

    Pedre Ratigan è stato arrestato in maggio con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Ma il suo caso ha avuto una coda: ad agosto ha subito altre denunce, alla luce del fatto che tra il dicembre e il maggio, quando è stato fermato, ha partecipato a una serie di feste di bambini, ha trascorso weekend a casa dei suoi parrocchiani e ha officiato, con il permesso del vescovo, prime comunioni di tante bambine.

    La vicenda ha provocato proteste furiose da parte delle famiglie, che da tempo chiedono al vescovo di dimettersi.
    Il parrocchiani hanno perfino creato una pagina Facebook dal nome chiarissimo: “Bishop Finn Must Go”. Ma c’è un fatto che ha aggravato la rabbia della gente: solo tre anni fa Robert Finn aveva patteggiato con 10 milioni di dollari ben 47 casi di abusi sessuali e s’era detto d’accordo nell’adottare una lunga lista di misure preventive. Tra queste c’era appunto l’impegno a riferire immediatamente alle autorità di Polizia ogni caso sospetto. Proprio quello che, secondo l’accusa, stavolta non avrebbe fatto.
    (14 ottobre 2011) © RIPRODUZIONE RISERVATA

    http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/14…filia-23251972/

  • Belgio, test psicologici a seminaristi per prevenire tendenze pedofile

    Belgio, test psicologici a seminaristi per prevenire tendenze pedofile

    Dopo essere stata travolta dagli scandali su abusi sessuali, la Chiesa belga corre ai ripari. “Deve proteggere i propri bambini”, dice l’arcivescovo Leonard. Troppo poco per Van Steenbrugge, l’avvocato che difende le vittime
    La Chiesa cattolica belga ha deciso di sottoporre i suoi giovani seminaristi a test psicologici per prevenire eventuali tendenze pedofile. L’annuncio è del l’arcivescovo Andre-Joseph Leonard in persona, il capo della comunità. “La Chiesa deve fare un lavoro migliore per proteggere i bambini”. Questi test saranno accompagnati da incontri periodici con psicologi specializzati che seguiranno le tracce di un codice per prevenire gli abusi sui minori che sarà pubblicato a breve.

    Una decisione dettata anche dal ciclone di scandali che ha scosso il clero di quel paese, dopo che centinaia di casi di abusi commessi tra gli anni Cinquanta e Sessanta sono venuti a galla negli ultimi mesi. A fare luce sull’accaduto era stata la Commissione Adriaenssens, dal nome dell’omonimo psicologo Peter Adriaenssens che la presiedeva. Istituita nel 2000 dalla stessa Curia per investigare sugli abusi commessi nelle parrocchie belghe negli ultimi cinquant’anni, in pochi mesi di indagini, la commissione aveva raccolto 450 denunce di ex vittime di abusi commessi tra il 1960 e il 1985 da preti, insegnanti e capi di movimenti giovanili. Secondo il rapporto redatto dalla commissione, e poi finito su Internet, “la maggior parte delle vittime aveva all’incirca 12 anni”, “una ne aveva 2, cinque ne avevano 4, otto ne avevano 5 e dieci 7”. Sempre secondo il rapporto, 102 degli abusi sono stati commessi dai membri di una delle 29 congregazioni religiose presenti in Belgio. Tredici di queste vittime non hanno superato lo choc e si sono suicidate.

    Uno dei casi più scandalosi sollevati dalla commissione d’inchiesta nell’aprile del 2010 è stato quello di monsignor Roger Vangheluwe, oggi 74enne, ex-vescovo di Bruges, una delle più importanti diocesi delle Fiandre. Il prelato ha confessato di aver abusato sessualmente di suo nipote minorenne, sia quando era ancora sacerdote sia dopo la nomina vescovile. In quell’occasione l’arcivescovo Andre-Joseph Leonard, aveva dichiarato che “d’ora in avanti la Chiesa belga è impegnata in uno sforzo di trasparenza, voltando risolutamente pagina rispetto all’epoca, non così lontana, nella quale nella Chiesa come altrove si preferiva la soluzione del silenzio o del mascheramento”. Parole pesanti che molti hanno interpretato come una dura critica al suo predecessore, il cardinal Godfried Dannels, in pensione da soli pochi mesi.

    L’annuncio oggi di sottoporre i giovani seminaristi a test psicologici è stata accolta in modo tiepido da chi difende quotidianamente le ex vittime, come l’avvocato Walter Van Steenbrugge, che ha dichiarato al settimanale belga Le Vif/L’Express che “studiare il profilo psicologico dei futuri preti costituisce un minimo passo nella buona direzione ma non va oltre, perché la Chiesa non elimina i veri dogmi che sono alla base del problema, come il ruolo della donna e il celibato dei sacerdoti?”

    La decisione arriva qualche giorno dopo che un’associazione americana a tutela delle vittime dei preti pedofili ha chiesto alla Corte penale internazionale dell’Aja di incriminare Benedetto XVI e tre alti prelati del Vaticano (Tarcisio Bertone, Angelo Sodano e William Levada) per aver “tollerato abusi e molestie su minori”. Proprio questa associazione, Survivors Network of those Abused by Priests (Snap), e l’Ong per i diritti umani Center for Constitutional Rights (Ccr) si stanno apprestando a fare il giro delle principali capitali europee per “raccogliere informazioni utili” e “testimonianze di altre vittime”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23…edofile/159328/

  • Vescovi svizzeri: 146 vittime hanno segnalato di aver subito abusi sessuali da parte di preti e laici.

    Vescovi svizzeri: 146 vittime hanno segnalato di aver subito abusi sessuali da parte di preti e laici.

    Vescovi svizzeri: 146 vittime hanno segnalato di aver subito abusi sessuali da parte di preti e laici.
    L’anno scorso 146 vittime, di cui 29 bambini sotto i 12 anni al momento dei fatti, hanno segnalato di aver subito «abusi sessuali» da parte di preti e laici negli ultimi 60 anni. Lo ha reso noto oggi la Commissione di esperti della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), precisando che complessivamente 125 persone sono state denunciate.

    «Siamo soltanto all’inizio, ma abbiamo fatto un passo importante negli ultimi mesi per rompere il tabù degli abusi sessuali nella Chiesa, ma anche nella società», ha dichiarato a Berna Mons. Martin Werlen, Abate di Einsiedeln (SZ). «Non bisogna dimenticare che dietro alle cifre, ci sono persone che soffrono», ha aggiunto.

    Nel dettaglio: delle 146 vittime dichiarate e che riguardano episodi degli ultimi 60 anni, 51 erano ragazzi tra i 12 e i 16 anni e 29 avevano meno di 12 anni. Le restanti vittime avevano più di 16 anni o non è stata fornita alcuna informazione sulla loro età.

    Nella maggior parte dei casi, gli abusi sono stati commessi da preti (62) o da religiosi (32). Meno coinvolti sono stati i teologi laici (3) o gli insegnanti in istituti cattolici (3). Sono stati pure segnalati 4 abusi perpetrati da religiose. Altri autori non sono invece stati chiaramente identificati.

    Per quel che riguarda la provenienza geografica, la maggior parte dei casi riguarda la Svizzera tedesca: 40 abusi sono stati segnalati nella Diocesi di Basilea, 43 in quella di Coira, nove nella Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, uno in quella di Sion.
    (ats)

    http://www.bluewin.ch/it/index.php/572,462…ws/diversi/sda/

  • Prete pedofilo svelato da senatore

    Prete pedofilo svelato da senatore

    14/9/2011
    Il senatore australiano indipendente Nick Xenophon ha rivelato ieri sera, sotto protezione del privilegio parlamentare, il nome di un prete cattolico accusato di stupro e abusi sessuali commessi 45 anni fa ai danni dell’attuale arcivescovo anglicano John Hepworth, quando era seminarista cattolico. Xenophon aveva minacciato di fare il nome del prete in Senato se la Chiesa non lo avesse destituito mentre indagava sulle accuse, e ieri sera lo ha fatto: si tratta di mons. Ian Dempsey, parroco a Adelaide, che per 20 anni è stato cappellano della Marina e poi vicario generale dell’arcidiocesi. Il senatore aveva chiesto che la Chiesa destituisse il prete, unico sopravvissuto dei tre accusati degli abusi commessi per 12 anni su Hepworth, da quando aveva 15 anni. Il vescovo, che a causa degli abusi aveva lasciato la chiesa cattolica e ora è primate della Comunione anglicana tradizionale che mira ad unirsi alla Chiesa cattolica, aveva rivelato giorni fa di aver denunciato gli abusi nel 2007 all’arcidiocesi di Adelaide. «I parrocchiani hanno diritto di sapere che per 4 anni i vertici della Chiesa sapevano delle accuse, ma hanno mancato di sospendere Dempsey durante le indagini», ha detto Xenophon. L’arcidiocesi gli aveva scritto – ha riferito il senatore – implorandolo di non nominare il prete, che oggi ha respinto categoricamente le accuse. Lo stesso Hepworth aveva detto che rivelarne il nome non era una soluzione e che avrebbe chiesto egli stesso di sospenderlo.
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  • Il Vaticano non ha intralciato le indagini delle autorità a proposito dei casi di abusi sessuali nella diocesi di Cloyne, in Irlanda.

    Il Vaticano non ha intralciato le indagini delle autorità a proposito dei casi di abusi sessuali nella diocesi di Cloyne, in Irlanda.

    Roma, 3 set. (TMNews) – Il Vaticano non ha intralciato le indagini delle autorità a proposito dei casi di abusi sessuali nella diocesi di Cloyne, in Irlanda. E’ quanto ha risposto la Santa Sede a Dublino a proposito del rapporto relativo agli episodi contestati nella diocesi irlandese.

    “La Santa Sede non ha ostacolato le indagini e condivide i profondi sentimenti di rabbia e frustrazione manifestati pubblicamente a fronte di ciò che è emerso con il Cloyne Report, e che ha trovato espressione nel discorso dell’onorevole Enda Kenny, primo Ministro (Taoiseach), tenuto alla Camera dei deputati (Dßil Éireann) il 20 luglio 2011”, si legge nella nota.

    “In particolare, è infondata l’accusa che la Sede Apostolica abbia tentato ‘di ostacolare un’Inchiesta in una Repubblica sovrana e democratica, appena tre anni fa, non trent’anni fa’. Del resto, un portavoce governativo, quando è stato interrogato in merito, ha chiarito che l’onorevole Kenny non si riferiva ad alcun episodio specifico. Del resto, le accuse di ingerenza da parte della Santa Sede sono smentite dai molti rapporti che pure vengono utilizzati per criticarla”.

    “Quei rapporti – prosegue il Vaticano – lodati per la loro esaustiva investigazione degli abusi sessuali e del modo in cui essa è avvenuta, non forniscono prove che la Santa Sede abbia interferito negli affari interni dello Stato irlandese o, addirittura, sia stata implicata nell’ordinaria gestione delle diocesi irlandesi o delle congregazioni religiose circa i problemi degli abusi sessuali. Piuttosto, ciò che colpisce di questi rapporti e delle numerose informazioni sulle quali sono basati è la mancanza di documentazione a supporto di tali accuse”.

    “La Santa Sede – si legge ancora – desidera riaffermare, anzitutto, il proprio orrore verso i crimini di abuso sessuale che sono avvenuti in quella diocesi; è profondamente addolorata e si vergogna per le terribili sofferenze che le vittime e le loro famiglie hanno dovuto sopportare nella Chiesa di Gesù Cristo, un luogo dove ciò non deve mai accadere”.

    FONTE: www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110903_150513.shtml