Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: World

  • Germania, un prete cattolico arrestato per pedofilia

    Germania, un prete cattolico arrestato per pedofilia

    18 luglio 2011
    Germania: il sacerdote stava per partire in gita parrocchiale con dei minori

    Un prete cattolico tedesco è stato arrestato con l’accusa di aver abusato di un bambino. Lo ha reso noto la polizia della città di Braunschewig.

    I presunti abusi sarebbero avvenuti diversi anni fa e l’inchiesta è partita alla fine di luglio su denuncia della madre della presunta vittima. L’arresto è stato anticipato dalla polizia perché il sacerdote stava per partire in gita parrocchiale con dei minori.

    http://www.giornalettismo.com/archives/134…-per-pedofilia/

  • IRLANDA Esce un dossier shock sulle coperture di abusi di pedofilia nella Chiesa

    IRLANDA Esce un dossier shock sulle coperture di abusi di pedofilia nella Chiesa

    Notizia del 13/07/2011 – 20:17
    Esce un dossier shock sulle coperture di abusi di pedofilia nella Chiesa

    DUBLINO – Una nuova bufera si abbatte sulla Chiesa irlandese con la pubblicazione di un rapporto che riferisce di numerosi casi di copertura di abusi sessuali su minori nella diocesi di Cloyne, nella Contea sud-orientale di Cork, nel periodo dal 1996 al 2009.

    Ad essere direttamente chiamata in causa è una figura che in passato operò anche in Vaticano, l’allora vescovo di Cloyne mons. John Magee, fattosi da parte nel 2009 (Benedetto XVI ne accettò le dimissioni il 24 marzo 2010) e in passato segretario personale di ben tre Papi, Paolo VI, Giovanni Paolo I, nonchè Giovanni Paolo II all’inizio del pontificato.

    Il rapporto pubblicato oggi, che consta di 400 pagine, elaborato dalla Commissione di indagine sulla diocesi di Cloyne su come furono trattate le accuse contro 19 preti, evidenzia le mancanze nel riferire le denunce dei loro abusi alla polizia. E sostiene che il vescovo Magee, oggi 75/enne, non può evitare le sue “responsabilità dando la colpa ai sottoposti”, che non avrebbero riferite le segnalazioni di abusi (in tutto le vittime sarebbero state almeno 40) alle autorità pubbliche. In nessun caso, comunque, i preti sotto accusa vennero rimossi. Vengono anche riferite le “preoccupazioni” che ci furono sulla “interazione” tra lo stesso mons. Magee e un ragazzo di 17 anni, aspirante al sacerdozio.

    La Chiesa irlandese, già al centro di una “visita apostolica” ordinata da Benedetto XVI, dopo la pubblicazione del rapporto ha già espresso dolore e rammarico. Il primate d’Irlanda, cardinale Sean Brady, ha detto che oggi è un altro “giorno nero nella storia della risposta dei vertici della Chiesa al grido dei bambini abusati da uomini del clero”. “I risultati di questo rapporto confermano che gravi errori di giudizio sono stati commessi e che ci sono stati serie carenze di leadership – ha aggiunto -. Questo è deplorevole e totalmente inaccettabile”.

    Il rapporto Cloyne, che è stato diffuso dal ministro della Giustizia Alan Shatter e dal ministro per l’Infanzia Frances Fitzgerald, e che subito ha suscitato forte scalpore sui media irlandesi e britannici, sostiene che la risposta della diocesi alle accuse di abusi sessuali nel periodo dal 1996 al 2008 fu “inadeguato e inappropriato”. Definisce un “fatto rimarchevole” che il vescovo Magee avesse avuto “poco o nullo interesse” nell’affrontare i casi di preti pedofili sacerdoti fino al 2008 e che avesse fino a un certo punto “distaccato se stesso dalla gestione quotidiana dei casi di abusi sessuali sui minori”. “Il vescovo Magee era a capo della diocesi e non poteva evitare le sue responsabilità dando la colpa ai sottoposti che egli aveva del tutto mancato di dirigere e sorvegliare”, spiega il dossier.

    La Commissione – riferisce la Bbc – spiega che si era al corrente di circa 40 persone che potrebbero essere state vittime di abusi di preti nella diocesi, e tutte le denunce tranne due vennero da persone che erano già adulte quando le fecero. Il rapporto dice anche che tra il 1995 e il 2005 ci furono 15 denunce contro il clero che avrebbero dovuto essere inoltrate. La mancanza più grave è il non aver riferito i due casi in cui le presunte vittime erano ancora minori al momento della denuncia. Viene spiegato che nulla venne comunicato a una diocesi vicina quando un prete che si era dimesso in seguito alle denunce vi si trasferì. Comunque, in nessun caso la diocesi rimosse preti contro cui erano state mosse delle accuse.

    Per quanto riguarda poi quella che viene chiamata “interazione” tra mons. Magee e un ragazzo di 17 anni, il dossier riferisce che secondo l’adolescente, che contemplava il suo ingresso nel sacerdozio, “il comportamento del vescovo verso di lui, che non lo aveva turbato all’epoca, era, riflettendoci, inquietante”. Comunque, il rapporto dice anche che il caso era stato trattato “con appropriatezza”.

    http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articol…sito=1&idtipo=2

     

  • Sud. Corea. Chiesa cattolica contraria a castrazione dei pedofili, Hanno paura di finire sotto la tagliola…

    Sud. Corea. Chiesa cattolica contraria a castrazione dei pedofili, Hanno paura di finire sotto la tagliola…

    “La Chiesa è in linea di principio contraria alla castrazione chimica” per i pedofili e ritiene che esistano metodi alternativi per prevenire i crimini sessuali. Lo ha detto il segretario della Commissione bioetica della Conferenza episcopale sud-coreana (Cbki) , padre Paul Lee Chang-young, esprimendo la posizione dei vescovi in merito alla nuova legge che prevede questa punizione contro persone condannate per pedofilia. Il provvedimento, il primo del genere in un Paese asiatico, è entrato in vigore ieri e ha suscitato le critiche di medici, esperti e giuristi, ma anche dei leader religiosi. Padre Lee, citato dall’agenzia Ucan, ha evidenziato che la Chiesa è consapevole della necessità di punire crimini così odiosi, ma che allo stesso tempo ritiene che le funzioni naturali di un essere umano non possano essere “artificialmente o fisicamente” modificati, in quanto sono un dono di Dio. Il sacerdote ha poi messo in dubbio l’efficacia di questa misura nella prevenzione dei crimini sessuali e ha quindi chiesto al governo di trovare soluzioni alternative alla castrazione, annunciando che la Chiesa condurrà una campagna di informazione sulle implicazioni etiche di questo metodo. Il Ministero della giustizia sud-coreano, da parte sua, argomenta che la misura si è resa necessaria a causa del drastico aumento dei reati sessuali registrato in questi ultimi anni nel Paese e che la castrazione servirà a proteggere meglio i bambini. Secondo le statistiche del Governo le vittime di abusi sessuali sotto i 15 anni dal 2005 al 2008 è aumentato di quasi il 53%, passando da 1.282 a 1958. (A cura di Lisa Zengarini)

    www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=507697

     

     

  • “Ho chiesto aiuto al cardinale, ma lui ha coperto il frate che mi aveva stuprata”

    “Ho chiesto aiuto al cardinale, ma lui ha coperto il frate che mi aveva stuprata”

    Dario Ferri 29 giugno 2011

    L’arcivescovo di Vienna Schönborn denunciato per aver nascosto due casi di abusi sessuali da parte di religiosi della sua diocesi

    Pope Benedict XVI (L) and and Cardinal Christoph Schoenborn during a mass at the in Vienna, Austria, 07 September 2007. The German-born pontiff arrived for a three-day visit to Austria earlier in the day. EPA/ROBERT JAEGER +++(c) dpa – Bildfunk+++

    Il cardinale di Vienna Christoph Schönborn è stato denunciato insieme a due altri religiosi della Chiesa cattolica austriaca in merito ad alcuni abusi sessuali che il porporato avrebbe coperto. L’avvocato della vittima, Werner Schostal , lo ha annunciato alla stampa, spiegando come l’arcivescovo di Vienna avrebbe impedito di far intervenire la magistratura per punire un prete ed un frate francescano che avevano violentato ripetutamente una donna.

    MOLESTIE COPERTE – Nel 1994 un’austriaca che oggi ha 45 anni avrebbe confidato a Christoph Schönborn, all’epoca vescovo ausiliario, di essere stata molestata da un frate francescano tirolese durante le giornate mondiali della gioventù svoltesi dieci anni prima a Roma, quando aveva 17 anni. L’incontro col Papa si sarebbe dunque trasformato in un incubo per la donna, stuprata nell’abitazione del religioso, che ha poi subito ulteriori abusi sessuali negli anni successivi. I casi di violenza sono stati confessati anche dal frate molestatore alla diocesi di Innsbruck, che lo ha sospeso dal suo ruolo di consulente spirituale nelle scuole. La Commissione Klasnic, istituita dalla Chiesa austriaca e dal governo per indagare sugli abusi dei religiosi austriaci, ha riconosciuto la donna come vittima di una violenza sessuale, offrendole un percorso terapeutico per mitigare il trauma degli abusi subiti. Christoph Schönborn non avrebbe però, secondo quanto denunciato dalla donna, denunciato il frate tirolese responsabile delle violenze, coprendolo in modo da impedire l’avvio di un’inchiesta della magistratura.

    NUOVO ABUSO – La donna ha inoltre denunciato il responsabile di Missio Austriaca, un’istituzione religiosa, direttamente dipendente dal Vaticano, responsabile dell’evangelizzazione dei popoli. Il direttore, Leo Maasburg, avrebbe abusato della donna negli anni novanta, dopo che lo stesso cardinale Schönborn le ha consigliato di contattarlo per denunciare la violenza subita in precedenza dal frate francescano. Sia il cardinale di Vienna che il responsabile di Missio Austria hanno respinto le accuse, sulle quali ora indagherà la magistratura. Anche la commissione Klasnic ha avviato un’indagine sull’abuso compiuto da Maasburg, noto in Austria e nel mondo cattolico per essere stato a lungo un accompagnatore di Madre Teresa di Calcutta.

    http://www.giornalettismo.com/archives/131…aveva-stuprata/

  • “Ho paura, il prete che mi ha violentato sa dove vivo”

    “Ho paura, il prete che mi ha violentato sa dove vivo”

    8 giugno 2011

    Una vittima della pedofilia riceve le lettere dal sacerdote che l’aveva molestato

    Un ragazzo che ha subito abusi sessuali da parte di un prete, Jan Beguk, si rivolge con fiducia alla diocesi di Friburgo in Brisgovia per chiedere un risarcimento danni delle violenze subite. La diocesi dice di sì, ma dopo poche settimane il prete che aveva molestato Jan gli scrive per chiedere scusa, scatenando il terrore nella sua antica vittima, che ora ha paura di ritrovarselo davanti alla porta di casa.

    PRETE PEDOFILO – Karl W. è stato a lungo sacerdote, ed ora vive in una casa di riposo. Nel 1990 la diocesi aveva cambiato la sua parrocchia di lavoro, perché aveva molestato un bambino. Dopo sei anni però il prete pedofilo aveva colpito ancora, e i suoi crimini sono stati scoperti. Otto minorenni, tra i quali cinque molto piccoli, sono stati violentati da Karl W., che è stato condannato per i suoi crimini, anche se non è andato a prigione. La diocesi di Friburgo ha deciso di mandarlo in pensione in anticipo, consigliandogli una terapia psicologica per sconfiggere i suoi impulsi pedofili. Nel dicembre del 2010, dopo che è esploso lo scandalo dei preti abusatori in Germania, la Diocesi decide di pubblicare le violenze di Karl W., offrendo aiuto alle vittime del sacerdote.

    DANNI PERMANENTI – Jan Beguk, il nome di fantasia con il quale Die Zeit racconta questa storia, legge la notizia e decide di rivolgersi alla Diocesi. Da quando è stato violentato dal prete soffre di profondi disturbi psicologici. Per curarsi ha bisogno di una lunga terapia, e non sempre ha i soldi per poterla pagare. La sua psicoterapeuta, Anke Lufner, decide insieme al suo paziente di chiedere alla Diocesi di Friburgo di assistere finanziariamente il ciclo di cure. La Diocesi acconsente, ma qualcosa va storto.

    LETTERA DEL MOLESTATORE – Dopo che il conto del terapeuta è stato saldato per la prima volta dalla Diocesi, Jan Beguk riceve una lettera del prete che l’aveva molestato. Prima il sacerdote si era rivolto alla sua psicoterapeuta, poi non avendo trovato risposta si è rivolto direttamente alla sua antica vittima. Nella missiva il prete pedofilo si scusa per quanto ha fatto, dicendogli che non riesce più a dormire la notte per le sue colpe. Jan Beguk e la sua terapeuta sono sconvolti, perché ora il paziente vive nel terrore di ritrovare il suo carnefice davanti alla porta di casa. Alla Diocesi non danno risposte su quanto successo, mentre il Forum delle vittime della violenza sessuale incolpa il vescovo di Friburgo, che non ha mai fatto niente negli anni passati per denunciare le violenze dei sacerdoti e ora continua in una gestione poco trasparente della vicenda.
    Publy

    http://www.giornalettismo.com/archives/128…o-sa-dove-vivo/

  • PEDOFILIA: CHIESA BELGA RICONOSCE RESPONSABILITA’ E PROMETTE INDENNIZZI

    PEDOFILIA: CHIESA BELGA RICONOSCE RESPONSABILITA’ E PROMETTE INDENNIZZI

    30-05-11
    (ASCA-AFP) – Bruxelles, 30 mag – La Chiesa cattolica belga riconosce la sua ”responsabilita’ morale” nello scandalo dei preti pedofili e si impegna a risarcire le vittime.

    ”Coscienti della loro respobnsabilita’ morale e dell’attenzione della societa’ nei loro confronti, i vescovi e le autorita’ religiose si impegnano ad assicurare un riconoscimento delle vittime e ad adottare delle misure riparatricim delle loro sofferenze”, si legge in un comunicato dei vescovi del Belgio. ”Si impegnano inoltre a restituire alle vittime la loro dignita’ e a conceder loro degli indennizzi finanziari a seconda dei loro bisogni”.

    Dopo Stati Uniti, Irlanda e Germania, il Belgio e’ stato uno dei paesi piu’ colpiti dal fenomeno degli abusi sessuali sui minori compiuti all’interno delle istituzioni cattoliche e lo scandalo ha coinvolto anche il vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, dimessosi dall’incarico dopo aver riconosciuto la resposnabilita’ per abusi sui minori compiuti fra il 1973 e il 1986.

    La nota dei vescovi arriva dopo l’annuncio di circa 80 vittime dei preti pedofili che intendono querelare il Vaticano davanti alla giustizia belga per ”negligenza colposa”.

  • Austria, il cartello che proibisce ai sacerdoti di passeggiare nel bosco con bambini (Ap / Lapresse)

    Austria, il cartello che proibisce ai sacerdoti di passeggiare nel bosco con bambini (Ap / Lapresse)

    Austria, bosco ‘vietato’ ai preti con bambini Genova, don Seppia
    sarebbe sieropositivo

    Alla partenza di un sentiero è stato affisso un cartello che vieta ai religiosi di inoltrarsi nel bosco con le greggi di bambini. La Pilgerweg, un chilometro e mezzo di camminata in un bosco privato, porta a un’edicola sacra

    Austria, il cartello che proibisce ai sacerdoti di passeggiare nel bosco con bambini (Ap / Lapresse)

    Vienna, 20 maggio 2011 – Divieto di accesso ai preti che accompagnano bambini. Alla partenza di un sentiero in Austria è stato affisso un cartello che vieta ai religiosi di inoltrarsi nel bosco con le greggi di bambini, nel timore che l’ombra delle frasche possa indurre i prelati a compiere abusi sessuali.

    La Pilgerweg, un chilometro e mezzo di camminata in un bosco privato, porta a un’edicola sacra dedicata alla Madonna, meta del pellegrinaggio di migliaia di devoti ogni anno. Ma il proprietario del terreno, Sepp Rothwangel, ha deciso di apporre i tre cartelli di divieto, appena sotto le tradizionali segnaletiche dei sentieri.

    Un primo cartello ritrae un uomo in tonaca che insegue dei bambini, sul secondo la scritta ‘Basta abusi’, sul terzo il testo del divieto: “L’ingresso in questa aerea è vietato a preti o altro personale religioso assieme a bambini non accompagnati da genitori o da tutori”.

    “Con questo divieto voglio lanciare un messaggio – spiega al quotidiano austriaco Standard Rothwangel, che durante la sua infanzia ha frequentato un collegio di preti ed è stato vittima di abusi sessuali – dato che la chiesa cattolica non riesce con i suoi propri mezzi ad allontare i violentatori dai suoi ranghi”.

    Rothwangel ha anche installato una telecamera alla partenza del sentiero per controllare che il divieto venga rispettato.

    Continua a leggere su: http://qn.quotidiano.net/esteri/2011/05/20…l#ixzz1NCTUldI6

    http://qn.quotidiano.net/esteri/2011/05/20…i_bambini.shtml

  • Usa, studio commissionato da Chiesa: “Pedofilia clericale colpa della rivoluzione sessuale”

    Usa, studio commissionato da Chiesa: “Pedofilia clericale colpa della rivoluzione sessuale”

    Secondo uno studio dei ricercatori del John Jay College of Criminal Justice di New York, la pedofilia diffusa nel clero negli Usa non sarebbe causata dal celibato o dall’omosessualità dei sacerdoti, ma dal clima culturale libertario degli anni Sessanta e Settanta. A sostenerlo, una ricerca intitolata The Causes and Context of Sexual Abuse of Minors by Catholic Priests in the United States, 1950-2010, che segue uno studio su natura e portata della questione, uscito nel 2004.
    La ricerca è stata commissionata dalla Confederazione dei vescovi americana, dal National Institute of Justice e dal Dipartimento di Giustizia. Costata in tutto 1,8 milioni di dollari e iniziata nel 2006, si basa su dati forniti dalle diocesi e dagli ordini religiosi. Lo studio, anticipato dal New York Times*, ha rilevato che la maggior parte degli abusi scoperti in quel periodo si è verificata tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, con un calo nel periodo successivo. Sarebbe stato quindi “l’effetto Woodstock” a favorire le violenze, considerata anche la lacunosa formazione dei sacerdoti di quegli anni e lo spaesamento del periodo.
    La ricerca difende di fatto la Chiesa, sostenendo che non sarebbe stato possibile scoprire in anticipo i preti pedofili, perché non avrebbero particolari “caratteristiche psicologiche”. Solo il 5% dei sacerdoti che hanno commesso violenze dovrebbero essere definiti “pedofili” in senso psichiatrico, gli altri sono piuttosto “efebofili”. Inoltre, viene smentita la correlazione omosessualità-pedofilia, poiché si fa notare che nonostante l’aumento di sacerdoti gay dalla fine degli anni Settanta i casi di abusi sono diminuiti. Le vittime sono soprattutto bambini perché i sacerdoti frequentavano di più i maschi, piuttosto che le femmine, in ambienti come oratori o scuole. Si fa notare inoltre che il problema pedofilia è peggiorato quando la Chiesa, invece di denunciare gli scandali, ha optato per l’insabbiamento.
    Lo studio lascia però dubbi su alcuni aspetti della metodologia e sulle definizioni, attirando soprattutto le critiche delle associazioni delle vittime di abusi da parte di preti. Ad esempio, per la scelta di definire nello studio “preadolescenti” i bambini fino ai 10 anni, mentre l’American Psychiatric Association alza la soglia fino ai 13: con questo accorgimento, il numero di vittime effettive cala sensibilmente.
    * http://www.nytimes.com/2011/05/18/us/18bis…gewanted=1&_r=1
    Valentino Salvatore

    http://www.uaar.it/news/2011/05/19/usa-stu…zione-sessuale/

  • La Chiesa del peccato

    La Chiesa del peccato

    Segnaliamo La Chiesa del peccato (Castelvecchi tazebao), nel quale il giornalista e scrittore Paolo Pedote racconta le vere storie di abusi accaduti in Italia, raramente arrivati agli “onori” della cronaca con più di un trafiletto d’agenzia. Ne emerge una sequenza raccapricciante di episodi scandalosi che lasciano intravedere un mondo oscuro, che si cela nelle canoniche, nelle sagrestie, nei seminari e negli oratori, dominato da una mentalità medioevale e sessuofobica in grado di alimentare ogni genere di crimine, perversioni e sofferenze. Un mondo con il quale la nostra società si ostina a non voler fare i conti.


    Dall’introduzione:
    Celibato e pedofilia

    Sembra però che il clamore mediatico sugli scandali della pedofilia, coperti dalla Chiesa, stia producendo effetti a catena, anche e soprattutto dentro la Chiesa stessa e i suoi più illuminati ministri. Reazioni che fino a soli pochi anni fa erano impensabili, proprio come la messa in discussione del tabù del celibato in seno alla comunità sacerdotale.
    Il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, nell’analizzare tutte le ipotetiche cause dei numerosissimi abusi per il mondo, indica un percorso di analisi molto interessante: se da un lato la formazione dei preti, nella peculiarità dei luoghi e nelle situazioni, può contribuire alla predisposizione di certe tendenze, anche gli strascichi della rivoluzione sessuale avviata nel 1968 e il celibato sono due elementi di cui è necessario tener conto.
    In sostanza, l’Arcivescovo per la prima volta pone una relazione tra il concetto e la pratica della castità e la sua infrazione. Come dire: se l’essere umano in genere è anche esperienza del corpo sessuato e a questo non si dà la possibilità di esprimersi, succede un po’ come un fiume che durante la piena non trova canali adeguati per smaltire l’acqua in eccesso.
    Gerhard Mueller, vescovo di Ratisbona, protagonista dell’operazione di trasparenza avviata dalla Chiesa cattolica sugli abusi sessuali perpetrati in Germania da religiosi ai danni di minori, non è affatto della stessa opinione:
    “Una stupidaggine pensare che all’origine degli abusi sessuali ci sia il celibato.”
    Se però si confrontano le statistiche dei casi di pedofilia riguardanti i preti cattolici, con quelli di ortodossi o di pastori di altre chiese, come quelle protestanti – che per l’appunto non hanno l’obbligo del celibato – e che quindi possono costruirsi una famiglia e conseguentemente un’equilibrata vita affettiva, le differenze saltano subito all’occhio e si può osservare come il problema degli abusi sessuali riguarda unicamente il sacerdozio in seno alla Madre Chiesa.
    Ovvio che indicare il celibato, o meglio la castità obbligatoria, come unica e decisiva causa è arbitrario, ma evidentemente il problema c’è e non solo per i laici, ma anche per i cattolici stessi che analizzano questo fenomeno terribile degli abusi.
    Restano comunque, al di là del complesso problema, domande che non possono più essere eluse e rimandate: perché questa ostinazione della Chiesa a ritenere il celibato condizione indispensabile per il sacerdozio per poi attribuire, come di consueto, all’omosessualità la causa e quindi l’unico elemento da combattere? L’omosessuale come ‘capro espiatorio’ non basta più e credere ancora che il mondo possa ridurre la sessualità umana al solo esercizio riproduttivo all’interno del matrimonio, è forse anacronistico oltre che controproducente. Scrive Vito Mancuso, teologo fuori dal coro dottrinale:

    Oggi assistiamo alla fine abbastanza ingloriosa del modello di vita sacerdotale sancito dal Concilio di Trento, e in genere portato avanti nel secondo millennio cristiano, con il legare obbligatoriamente alla vita sacerdotale la scelta celibataria. I crimini legati al clero pedofilo (che la gerarchia conosceva e copriva per anni) stanno scavando la fossa, anzi hanno già scavato la fossa, alla falsa idea della superiorità morale e spirituale del celibato.
    Naturalmente non intendo per nulla cadere nell’eccesso opposto di chi ritiene la vita celibataria alienante e disumana a priori. Conosco preti celibi straordinari, modelli integerrimi di vita serena, pura, felicemente realizzata.
    Voglio piuttosto esprimere la mia ferma convinzione che ciò che conta per un uomo di Dio (perché nulla di meno il prete è chiamato a essere) sia avere l’anima piena della luce e della gioia del vangelo, e che a questo scopo la condizione migliore sarà per uno vivere nel celibato e per un altro metter su famiglia, a seconda del temperamento e dell’attitudine personali.
    (La Repubblica,18 marzo 2010)

    Allora diventa evidente che lo sguardo necessario da ora in poi dovrà essere più ampio, in modo da accogliere i molteplici aspetti.
    Aldo Bodrato così analizza il problema:

    Dicono che non il celibato in sé, ma la sua obbligatorietà e esclusività, come via di accesso ai ruoli guida nella comunità ecclesiale, tende a formare nelle coscienze degli aspiranti l’idea che l’emarginazione della questione sessuale nella vita del clero sia doverosa e che una scarsa propensione all’esercizio dell’amore eterosessuale o omosessuale è premessa indispensabile e sufficiente a fare un buon prete e ad aprirgli una promettente carriera. Di qui la creazione di un percorso formativo e la diffusione di una spiritualità celibataria, disattenta alla maturazione sessuale dell’individuo e propensa a lasciare aperte vie secondarie e deviate all’esercizio della sessualità stessa.
    (Il Foglio, pubblicazione di cattolici di Torino, n° marzo 2010)

    Dunque si fanno sempre più insistenti le voci di chi chiede un nuovo atteggiamento della Chiesa nei confronti della sessualità umana che bandisce una volta per tutte una rigidità con cui la dottrina cattolica continua a trattare il tema, rimanendo così semplicemente distaccata dalla realtà. E per quanto concerne la selezione degli ammessi ai seminari, nei modelli di vita proposti, nelle culture delle relazioni affettive, inizia a formarsi una nuova coscienza che accetta e accoglie anche i sacerdoti dichiaratamente omosessuali, ciò per evitare da un lato che questo torni ad essere una tendenza da reprimere e non piuttosto da vivere con serenità, dall’altro per evitare che il candidato al presbiterato abbia ritenuto forse di risolvere il proprio disagio sessuale abbracciando lo stato ecclesiastico e dunque il celibato, ottenendo così un danno ancora maggiore.

    www.ildialogo.org/pretipedofili/Notizie_1275912719.htm

  • Corte USA chiede carte interne al Vaticano, Ipotizzata responsabilità del Vaticano come datore di lavoro del prete

    Corte USA chiede carte interne al Vaticano, Ipotizzata responsabilità del Vaticano come datore di lavoro del prete

    Pedofilia: Usa chiedono di vedere nelle carte interne del Vaticano

    AFP) CHICAGO 10 -AFP) – CHICAGO, 10 MAG – Per la prima volta il Vaticano dovra’ produrre dei documenti interni davanti alla giustizia americana, che cerca di valutare la sua qualità di ”datore di lavoro” nella vicenda di un prete accusato di pedofilia in Oregon. Un tribunale civile americano ha per la prima volta deciso di citare la Santa sede come testimone in questa vicenda, che risale al 1965. ”E’ una decisione storica e monumentale”, dichiara Jeff Anderson, avvocato della vittima, all’epoca dei fatti un quindicenne, che accusa un prete irlandese, il reverendo Andrew Ronan – deceduto nel 1992 – di averlo molestato a Portland, nell’Oregon. In precedenza il sacerdote era gia’ stato coinvolto in episodi analoghi in Irlanda e a Chicago. ”Questo cambia veramente il paesaggio giuridico”, spiega Anderson. ”Una breccia e’ stata aperta: il Vaticano potra’ essere ritenuto responsabile e dovra’ rendere conto come mai prima”. La vittima accusa il Vaticano di non aver ridotto il sacerdote allo stato laicale o comunque di non averlo punito e allontanato in seguito ai primi abusi. Un primo giudice incaricato della questione aveva ritenuto che la Santa Sede poteva essere perseguita come ”datore di lavoro” nel trasferimento del sacerdote. Il Vaticano aveva quindi fatto ricorso alla Corte Suprema. Nel giugno scorso, quest’ultima aveva pero’ deciso di non pronunciarsi, lasciando le valutazioni ai singoli tribunali ma non riconoscendo l’immunita’ diplomatica del Vaticano. E citando ora la Santa Sede come testimone in un eventuale processo, un giudice americano entra per la prima volta in questo varco aperto dalla Corte Suprema. Il giudice Michael Mosman, dell’Oregon, ha chiesto alla Santa Sede di produrre da qui al 20 giugno un certo numero di informazioni sulle regole interne alla Chiesa, relative alla gestione dei sacerdoti, la loro nomina, le loro responsabilita’ e anche lo loro scomunica in caso di denunce per aggressioni sessuali. La Chiesa, comunque, continuera’ a battersi sulla questione, dal momento che, a suo avviso, pur se il Papa esercita una gerarchia spirituale sui sacerdoti in tutto il mondo, egli non puo’ in alcun modo essere considerato come loro datore di lavoro. (ANSA-AFP).

    10 maggio 2011 | 16:41

    http://www.blitzquotidiano.it/agenzie/pedo…aticano-850851/