Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Minori abusati da 75 sacerdoti a Rhode Island, la verità da un rapporto di 300 pagine: i decenni di orrori, il sistema di coperture interne e la Diocesi

    Minori abusati da 75 sacerdoti a Rhode Island, la verità da un rapporto di 300 pagine: i decenni di orrori, il sistema di coperture interne e la Diocesi

    di Mattia Ronsisvalle – Il recente rapporto dello Stato del Rhode Island ha portato alla luce decenni di violenze sistematiche e una radicata cultura dell’insabbiamento all’interno della Chiesa locale. Documentando accuse contro 75 sacerdoti e identificando circa 300 vittime dal 1950 a oggi, il Procuratore Generale Peter Neronha ha delineato un quadro di gravi negligenze istituzionali. Il documento, frutto di un’analisi capillare su 250mila pagine di archivi diocesani e 150 interviste dirette, evidenzia come le omissioni non siano state episodi isolati, ma parte di una gestione strutturata del problema.

    L’indagine

    Secondo quanto emerso dall’indagine, la Diocesi di Providence ha evitato per lungo tempo il coinvolgimento delle autorità civili, preferendo gestire le accuse internamente attraverso il trasferimento dei chierici tra le diverse parrocchie. Questa pratica ha permesso a trenta sacerdoti di essere ricollocati almeno cinque volte ciascuno, consentendo loro di proseguire il ministero nonostante la gravità delle segnalazioni a loro carico. Neronha ha denunciato duramente questa condotta, sottolineando che la rimozione immediata dei soggetti coinvolti avrebbe risparmiato sofferenze a moltissimi minori e che tale scelta non trova alcuna giustificazione logica o morale.

    Le vittime

    Il profilo delle vittime tracciato nel rapporto riguarda principalmente ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, molti dei quali impegnati come chierichetti o in altre mansioni parrocchiali.

    Sebbene il picco delle violenze si collochi negli anni Settanta, il peso del silenzio istituzionale ha fatto sì che trascorressero mediamente 26 anni tra l’abuso e la denuncia formale da parte dei querelanti. Questa lunga latenza temporale testimonia come l’assenza di tutele abbia scoraggiato per decenni la ricerca di giustizia.

    Le segnalazioni

    Nonostante il riconoscimento dei gravi errori commessi in passato, la Diocesi ha voluto rimarcare l’efficacia delle nuove politiche di protezione introdotte negli ultimi anni. Il cambiamento di rotta è confermato dai dati statistici: se tra il 1990 e il 1999 solo 5 denunce su 65 furono trasmesse alla polizia, nel decennio 2010-2019 le segnalazioni inoltrate alle autorità sono state 47 su un totale di 55. Il nuovo memorandum d’intesa propone ora riforme ancora più incisive, come l’estensione dei termini di prescrizione, l’istituzione di fondi per il risarcimento delle vittime e l’introduzione di obblighi legali stringenti per il clero in materia di segnalazione di reati.

    https://www.leggo.it/esteri/news/05_marzo_2026_minorenni_stupri_sacerdoti_rapporto_300_pagine_rhode_island-9398128.html

  • Belgio: abusi nella Chiesa, versati nove milioni di euro alle vittime. Mons. Terlinden (Bruxelles), “abbiamo fallito in passato ma oggi è tolleranza zero”

    Belgio: abusi nella Chiesa, versati nove milioni di euro alle vittime. Mons. Terlinden (Bruxelles), “abbiamo fallito in passato ma oggi è tolleranza zero”

    La Chiesa cattolica in Belgio ha finora versato nove milioni di euro alle vittime (dati aggiornati alla fine di febbraio 2026). Ad oggi, sono state registrate quasi 1.600 segnalazioni. Di queste 972 vittime sono state riconosciute e risarcite. L’importo del risarcimento è stato allineato alla prassi dei Tribunali, stabilendo così anche una parità di trattamento tra reati prescritti e non prescritti. L’obiettivo per la Chiesa – si legge in un comunicato diffuso ieri sera dalla Conferenza episcopale belga – “era garantire che le vittime di reati prescritti potessero essere ascoltate, riconosciute e, se lo desideravano, ricevere un risarcimento economico”.

    Oggi, il canale Canvas trasmetterà “Brief aan de paus” (Lettera al Papa), sequel della serie “Godvergeten” (Dio dimenticato). L’arcivescovo di Malines-Bruxelles Luc Terlinden ha collaborato a questo documentario in qualità di portavoce ufficiale per gli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica belga. “Ogni abuso è inaccettabile”, afferma l’arcivescovo. “E la Chiesa ha fallito in passato per quanto riguarda gli abusi sessuali al suo interno. L’ho già detto e lo ripeterò”, nel programma tv. “La Chiesa avrebbe dovuto difendere le vittime senza esitazione o riserve e combattere ogni abuso con ogni mezzo possibile.

    Ma purtroppo, non è stato così a sufficienza, a causa della mancanza di fede, della sottovalutazione del problema o per preservare la propria buona reputazione. In diverse occasioni, i nostri vescovi si sono scusati per questo. Hanno riconosciuto la sofferenza per tutta la vita sopportata dalle vittime e hanno espresso la loro sincera compassione. Continueremo a farlo e ad assumerci le nostre responsabilità”. La Conferenza episcopale ricorda che in seguito alla trasmissione della serie Godvergeten (Dimenticati), sono state istituite nuove commissioni parlamentari. Una delle principali raccomandazioni formulate nei loro rapporti finali (2024) è l’attuazione di un quadro giuridico generale per tutte le vittime di abusi sessuali. Il vescovo Terlinden: “La Chiesa cattolica sostiene pienamente questa proposta e lo abbiamo già ribadito al governo in diverse occasioni. La Chiesa chiede parità di trattamento per tutte le vittime di abusi sessuali”. Di questo, il vescovo parlerà domani, mercoledì 4 marzo, con il Ministro Verlinden, alla presenza delle vittime.

    Sulla base di numerose interviste condotte con le vittime e riconoscendo il loro urgente bisogno di assistenza psicologica, la Chiesa ha deciso di offrire un aiuto aggiuntivo di 3.000 euro a ciascuna vittima riconosciuta dalla Chiesa per reati in prescrizione, per rendere l’assistenza psicoterapeutica più accessibile. Dal suo annuncio nell’ottobre 2025, oltre 550 vittime hanno richiesto e ricevuto questo aiuto. La Chiesa belga assiucra che “la tolleranza zero per gli abusi è la norma”. “Gli episodi recenti o gravi che si verificano oggi vengono trattati con fermezza e sono soggetti a segnalazione obbligatoria. La Procura della Repubblica viene informata, il presunto autore viene sospeso e vengono adottate ulteriori misure preventive. Anche il Dicastero per la Dottrina della Fede a Roma viene sistematicamente informato e viene avviata un’indagine canonica”.

  • Oltre 176 milioni in indennizzi alle vittime di abusi hanno portato al fallimento una diocesi newyorkese

    Oltre 176 milioni in indennizzi alle vittime di abusi hanno portato al fallimento una diocesi newyorkese

    La diocesi di Siracusa, nello stato di New York, ha chiuso formalmente il suo processo di bancarotta dopo aver costituito un fondo di oltre 176 milioni di dollari per risarcire le vittime di abusi sessuali, un esito che conferma l’enorme impatto economico di questa crisi sulla Chiesa locale.

    Secondo quanto riportato da OSV News, il vescovo Douglas J. Lucia ha comunicato il 25 febbraio ai fedeli che la giudice Wendy Kinsella, del Tribunale delle Fallimenti degli Stati Uniti per il Distretto Nord di New York, ha approvato lo stesso giorno il decreto finale che pone fine a una procedura di quasi sei anni ai sensi del Capitolo 11 (che permette a un’entità —azienda, istituzione o diocesi— di dichiararsi in bancarotta per riorganizzare i suoi debiti senza chiudere immediatamente le sue attività).

    Un fondo di oltre 176 milioni per accordi e compensazioni
    Il piano approvato stabilisce un fondo fiduciario per le vittime con oltre 176 milioni di dollari. Di questa somma, 76,1 milioni provengono da assicurazioni e 100 milioni sono stati contribuiti da ciò che il vescovo ha definito la “famiglia cattolica”: 45 milioni da parte delle parrocchie, 50 milioni contribuiti dalla stessa diocesi mediante una combinazione di investimenti e prestiti, e altri 5 milioni da entità diocesane.

    I pagamenti saranno assegnati da un arbitro indipendente, come indicato dal vescovo, in un sistema progettato per concentrare le richieste in un unico meccanismo di compensazione.

    411 richieste dopo le “finestre” legali a New York
    La diocesi ha affrontato 411 richieste uniche presentate ai sensi di due leggi statali che hanno riaperto la possibilità di denunciare abusi antichi indipendentemente dalla prescrizione precedente: la Child Victims Act e la Adult Survivors Act.

    Entrambe le norme hanno aperto “finestre” temporali per registrare denunce: fino al 15 aprile 2021 nel caso della prima, e fino al 17 gennaio 2023 nel caso della seconda. Il volume delle richieste, sommato alla struttura legale dei contenziosi, ha spinto la diocesi a ricorrere al Capitolo 11.

    Un meccanismo legale per canalizzare richieste presenti e future
    L’accordo include una “channeling injunction”, figura del diritto fallimentare statunitense che canalizza le richieste verso un fondo comune, con l’obiettivo di evitare contenziosi individuali contro la diocesi, le parrocchie e altre entità cattoliche, e di prevedere anche possibili richieste future.

    La diocesi presenta questo schema come una risposta “integrale” che cerca un unico canale di riparazione, sebbene il costo economico gravi in buona misura sulle strutture diocesane e parrocchiali.

    Scuse del vescovo e appello alla prevenzione
    Nella sua lettera, il vescovo Lucia ha affermato che il processo è stato più lungo del previsto e ha riconosciuto il peso che ha rappresentato per le vittime e i fedeli. Ha detto di aver ascoltato personalmente i sopravvissuti e ha reiterato una richiesta di perdono “per qualsiasi negligenza passata” nel trattamento di questi casi.

    Ha anche assicurato che il piano formalizza impegni per politiche di “Ambiente Sicuro” per prevenire la ripetizione degli abusi e ha convocato una messa speciale il 26 aprile nell’ambito del mese nazionale di prevenzione dell’abuso infantile negli Stati Uniti.

    La chiusura della bancarotta pone fine al processo giudiziario, ma lascia la diocesi segnata da un onere finanziario che colpisce direttamente la sua struttura e, in particolare, le parrocchie che hanno dovuto contribuire al fondo.

    https://infovaticana.com/it/2026/02/28/piu-di-176-milioni-in-indennizzi-alle-vittime-di-abusi-hanno-portato-al-fallimento-di-una-diocesi-newyorkese/

  • Aggressioni sessuali gay, arrestato un vescovo

    Aggressioni sessuali gay, arrestato un vescovo

    LONDRA – Nuovo scandalo a sfondo sessuale nella Chiesa d’Inghilterra, punto di riferimento storico della religione cristiana nel Regno Unito e della comunione anglicana nel mondo. Questa volta riguarda un vescovo attivo nell’esercizio delle sue funzioni, Stephen Conway, 68enne titolare della diocesi di Lincoln, nel nord dell’isola, che è stato arrestato nelle scorse ore.

    L’ecclesiastico, ha fatto sapere la Lincolnshire Police, è sospettato di “aggressioni sessuali” gay nell’ambito di “un’investigazione in corso” nata dalla denuncia di un uomo che afferma di essere stato molestato ripetutamente fra il 2018 e il 2025.

    Conway è stato rilasciato dietro cauzione dopo alcune ore di fermo, in libertà condizionata, ma resta sotto indagine. Mentre gli organi di sorveglianza interni alla Chiesa anglicana lo hanno immediatamente “sospeso dal suo ministero”, come riporta il sito della diocesi di Lincoln, citando un comunicato nel quale si manifesta “sostegno” a qualunque persona colpita e si assicura la massima collaborazione “alle autorità” inquirenti.

    La Chiesa d’Inghilterra è stata investita da diversi scandali negli ultimi anni, uno dei quali ha costretto alle dimissioni l’ex arcivescovo di Canterbury Justin Welby, primate della confessione anglicana fino all’anno scorso, accusato di aver coperto (o consentito d’insabbiare) una vicenda storica di abusi del passato.

    Al posto di Welby è stata designata per la prima volta una donna, Sarah Mullally, che è salita sulla cattedra di Canterbury a ottobre promettendo fra l’altro tolleranza zero.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/cronaca/1906262/chiesa-stato-gay-aggressioni-vescovo-arrestato

  • Miguel Hurtado: “La Spagna è uno dei maggiori esportatori mondiali di preti pedofili”

    Miguel Hurtado: “La Spagna è uno dei maggiori esportatori mondiali di preti pedofili”

    “La segretezza è il terreno fertile per la pedofilia nella Chiesa”. L’affermazione di Miguel Hurtado è inequivocabile. Sa di cosa parla. A 16 anni, questo giovane ha subito abusi sessuali da parte di Germá Andreu, il fondatore degli Scout dell’Abbazia di Montserrat.

    Nel Manuale del silenzio (Planeta), Hurtado racconta la sua esperienza, ma anche il suo lavoro di attivista per cambiare le leggi affinché gli abusi non cessino di esistere e affinché la Chiesa si assuma le proprie responsabilità in una crisi che, a suo avviso, «è la più grave che abbia sofferto dalla Riforma di Lutero».

    La Chiesa è un nido di insabbiamenti?

    Esiste una cultura che ha permesso ai preti pedofili di agire in totale impunità in decine di paesi nei cinque continenti per decenni. Quando partecipavo a incontri con vittime provenienti da tutto il mondo, mi rendevo conto che eravamo molto diversi, ma raccontavamo la stessa storia. E scherzavamo: “Sembra che i vescovi leggano lo stesso manuale”. E poi ho scoperto che avevamo ragione: che il Vaticano aveva progettato, implementato e perpetuato un manuale del silenzio per coprire questo tipo di crimini, e lo aveva mantenuto per un secolo sotto sette papi.

    Quali sono gli obiettivi della loro lotta?

    Mi piace molto il modello sostenuto dalle Nazioni Unite. Quando si verificano gravi violazioni dei diritti umani – violenza sessuale nella Chiesa, crimini commessi sotto la dittatura di Franco, Cuba o Pinochet – il modello da applicare è quello di garantire alle vittime l’accesso alla giustizia, alla verità, alla riparazione e alle garanzie di non recidiva. Questo è il modello che ho in mente. E ciò implica la riforma dei termini di prescrizione, il rafforzamento dei meccanismi investigativi indipendenti, l’istituzione di meccanismi di risarcimento e la riforma della legge sull’insabbiamento, in modo che la protezione dei pedofili sia un reato.

    Misure che riguardano non solo le vittime della pedofilia nella Chiesa, ma tutte le vittime…

    Siamo spesso accusati di criticare la Chiesa solo quando gli abusi si verificano in altri ambienti e istituzioni, ma chi ci critica non fa nulla per cambiare le leggi. Dopo quattro anni, il governo afferma che apporterà una riforma minima e le vittime avranno altri 12 anni per denunciare gli abusi. Questo non sarebbe stato possibile senza le nostre denunce, e ne beneficiano tutte le vittime: nelle famiglie, nelle chiese, nelle scuole, nelle associazioni sportive…

    Perché si pone così tanta attenzione sulla Chiesa e non sulle altre istituzioni?

    C’è mancanza di coerenza morale e ipocrisia, ma anche un altro elemento importante. Poche istituzioni al mondo hanno tanti strumenti per proteggere i pedofili quanto la Chiesa cattolica, per una semplice ragione: non li hanno semplicemente trasferiti da una parrocchia all’altra, ma da un Paese all’altro. La Spagna è uno dei maggiori esportatori mondiali di preti pedofili; abbiamo inviato migliaia di preti pedofili in America Latina, dove hanno commesso atti veramente barbari. Quale altra istituzione può fare altrettanto? Ho un dipendente pedofilo e posso mandarlo in Cile, in Perù, in Ecuador…

    Cosa sta facendo la Chiesa per contrastare questo flagello?

    Stanno apportando i cambiamenti minimi necessari per alleviare la pressione mediatica, politica e delle vittime. Inoltre, la gerarchia reagisce a questi scandali negandoli, minimizzandoli e parlando di campagne contro la Chiesa, il tutto perpetuando la segretezza. E la segretezza è il terreno fertile per la pedofilia all’interno della Chiesa. Se non avessero difeso con fermezza il segreto pontificio per decenni, se non avessero adottato una posizione così oscurantista, questi pedofili sarebbero stati scoperti prima, incarcerati e avremmo salvato migliaia di vittime. La cosa più triste è che hanno adottato la segretezza per proteggere la Chiesa, e non hanno protetto né la Chiesa né le vittime.

    È passato un anno dal vertice anti-pedofilia. Qual è il tuo bilancio?

    È un’altra occasione persa, perché non basta creare protocolli; bisogna seguirli. E la cultura deve cambiare. Deve esserci una cultura della trasparenza, del pieno rispetto della legge e della responsabilità. Ma il Papa, a tutt’oggi, non ha ancora istituito un meccanismo snello ed efficace per garantire che chi copre le irregolarità perda il lavoro.

    È colpa del Papa, è colpa del sistema? Chi è il colpevole?

    Si possono cercare diverse spiegazioni. Credo che i colpevoli del fatto che questo fenomeno non sia stato sradicato – e questo può sembrare un po’ duro – siano i cattolici.

    Perché?

    Perché non chiedono riforme profonde nella loro Chiesa. Il fatto è che, in nome di Dio, i loro vescovi hanno protetto i predatori sessuali che hanno abusato dei loro figli. E quello che sta succedendo è che i cattolici, invece di indignarsi e chiedere riforme profonde, o cercano complotti esterni o vogliono credere di nuovo alle favole, che c’è un Papa buono che dice cose belle e che d’ora in poi tutto può andare bene.

    E c’è qualche possibilità che tutto vada bene?

    Credo che il sistema attuale sia insostenibile. È solo questione di tempo prima che crolli. Hanno rovinato la vita di così tante persone che questa situazione non può finire bene.

    https://www.eldiario.es/sociedad/miguel-hurtado-espana-exportadoras-pederastas_128_1126217.html

  • Vescovo polacco accusato di aver insabbiato la pedofilia. Inizia un processo storico

    Vescovo polacco accusato di aver insabbiato la pedofilia. Inizia un processo storico

    Processo a un vescovo accusato di aver insabbiato casi di pedofilia

    Mercoledì 18 febbraio, il Tribunale distrettuale di Tarnów (Voivodato della Piccola Polonia) ha avviato il primo processo in Polonia a carico di un vescovo accusato di aver occultato episodi di pedofilia. La procura accusa il vescovo di Tarnów, Andrzej J., di essere stato troppo lento nel denunciare alle forze dell’ordine i casi di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti nella sua diocesi.

    I casi dei sacerdoti Stanisław P. e Tomasz K.

    Il sito web debica24.pl ha riferito che il primo caso riguarda Stanisław P., che nel frattempo è stato dimesso dal clero. Gli inquirenti hanno accertato che l’ex sacerdote ha commesso reati sessuali contro almeno 95 ragazzi dal 1987 al 2008 in parrocchie in Polonia e Ucraina. Il caso è stato archiviato nel 2022 per prescrizione. Il secondo filone esaminato nell’indagine sul vescovo Andrzej J. riguarda padre Tomasz K. Nel dicembre 2024, la procura ha depositato un atto di accusa contro il sacerdote presso il tribunale distrettuale di Nowy Sącz. Secondo gli inquirenti, Andrzej J. sapeva già nel 2018 che Tomasz K. aveva commesso reati sessuali contro tre minorenni, ma non ha immediatamente segnalato questa informazione alle forze dell’ordine.

    Annuncio dalla Curia di Tarnów

    La Curia diocesana di Tarnów ha rilasciato una dichiarazione in merito alle accuse mosse al Vescovo Andrzej J.: “Va notato che l’obbligo di denuncia è entrato in vigore con la legge del 23 marzo 2017, entrata in vigore il 13 luglio 2017. Le accuse della Procura contro il Vescovo Andrzej J. riguardano due casi che, dopo l’entrata in vigore della suddetta legge, sono stati segnalati dal Delegato del Vescovo alle autorità statali competenti”, si legge nella dichiarazione. La Curia ha inoltre sottolineato che “le autorità della diocesi di Tarnów hanno segnalato diverse decine di casi alle forze dell’ordine negli ultimi anni, applicando il principio di ‘tolleranza zero’”.

    https://wiadomosci.gazeta.pl/polska/7,198072,32607442,polski-biskup-oskarzony-o-tuszowanie-pedofilii-rozpoczal-sie.html

  • SvizzeraAbusi nella chiesa: l’arcidiocesi di Vaduz invierà documenti a Coira

    SvizzeraAbusi nella chiesa: l’arcidiocesi di Vaduz invierà documenti a Coira

    L’arcidiocesi di Vaduz consegnerà alla diocesi di Coira copie degli archivi personali risalenti fino al dicembre 1997. I documenti saranno così accessibili ai ricercatori dell’Università di Zurigo, che stanno conducendo ricerche sugli abusi nella chiesa cattolica. «L’arcidiocesi di Vaduz comunica che sei dei sette sacerdoti ancora in vita, passati nel 1997 dalla diocesi di Coira all’arcidiocesi di Vaduz, hanno acconsentito alla consultazione dei documenti», scrive oggi l’arcidiocesi in una nota.

    Un lavoro importante

    Il trasferimento degli atti è avvenuto quasi trent’anni fa, quando l’allora vescovo di Coira, Wolfgang Haas, venne nominato primo arcivescovo di Vaduz nel Principato del Liechtenstein. «L’arcidiocesi ritiene importante sostenere il lavoro di ricerca nel quadro della legislazione vigente in Liechtenstein», continua la nota. L’amministratore apostolico, Benno Elbs, ha avviato indagini giuridiche per verificare se e a quali condizioni sia consentito l’accesso agli archivi da parte di un istituto straniero. Dalle indagini è emerso che gli atti possono essere consultati dai ricercatori di Zurigo a condizione che i sacerdoti interessati vi acconsentano. Questo passo adesso è avvenuto. I documenti dell’archivio verranno ora trasmessi in copia alla diocesi di Coira.

    Lo studio terminerà nel 2027

    Nel 2023 un’analisi condotta da storici dell’Università di Zurigo aveva rilevato più di mille abusi sessuali perpetrati da chierici cattolici nelle diocesi svizzere dal 1950. Le vittime erano oltre 900. «Quanto scoperto non è che la punta dell’iceberg», avevano scritto allora i ricercatori. Nel 2027 è prevista la fine dello studio, che consentirà di stabilire la portata reale degli abusi. Dalla prima fase dello studio sono scaturite diverse misure, che secondo il vescovo della diocesi di Coira, Joseph Maria Bonnemain, vanno portate avanti. «È una questione di giustizia per cercare di fare trasparenza sul passato e fare tutto il possibile per prevenire abusi in futuro», ha sottolineato il vescovo recentemente in un’intervista rilasciata a Keystone-ATS.

    https://www.cdt.ch/news/abusi-nella-chiesa-larcidiocesi-di-vaduz-inviera-documenti-a-coira-419042

  • Papa Leone ha approvato il processo di beatificazione del vescovo che ha permesso ai bambini indigeni di toccargli i genitali

    Papa Leone ha approvato il processo di beatificazione del vescovo che ha permesso ai bambini indigeni di toccargli i genitali

    ( LifeSiteNews ) — Un vescovo “missionario” reso “Venerabile” e autorizzato al processo di beatificazione da Papa Leone XIV ha permesso a un giovane indigeno di toccargli i genitali e ha condiviso il letto nudo con un giovane che in precedenza aveva compiuto “tentativi omosessuali provocatori”, come mostrano alcuni resoconti pubblicati di recente.

    Nel maggio 2025, Leo dichiarò “Venerabile” Mons. Alejandro Labaka insieme a Suor Inés Arango Velásquez, con la quale aveva collaborato. InfoCatolica ha recentemente evidenziato alcuni passaggi preoccupanti degli scritti autobiografici di Labaka, in cui il vescovo raccontava le sue osservazioni sulle pratiche sessuali disordinate del popolo Huaorani in Amazzonia. Di particolare preoccupazione è un episodio in cui ammise di essersi lasciato eccitare da giovani indigeni.

    Raccontò nella Cronaca Huaorani , secondo InfoCatólica:

    I giovani erano più giocosi che mai, abbondavano di parole e segni che simboleggiavano l’unione dei sessi, permettendo tocchi sui genitali. Questa volta mi infastidirono particolarmente, fino a confermare con clamore che le reazioni maschili sono identiche tra noi e gli Huaorani. In ogni caso, non insistettero né con me né tra di loro in modo da provocare contaminazione. Cercai di non fare drammi e mi sforzai di agire con naturalezza, ridere con loro e dissuaderli dal gioco (CH, 146).

    Questo incidente fu facilitato dal fatto che Labaka viveva abitualmente nudo con gli Huaorani, per “adattarsi” alla loro cultura. Come spiegò nella Cronaca Huaorani , ” Vivevano nudi e anch’io ero spesso nudo come loro”. Invece di affrontare il loro nudismo dal punto di vista dell’insegnamento cattolico, che considera l’abbigliamento una salvaguardia necessaria dopo il peccato originale, Labaka sosteneva che gli Huaorani non avevano bisogno di vestiti nella loro “moralità naturale”.

    “Benedetto il nudismo degli Huaorani, che non hanno bisogno di abiti per salvaguardare le loro norme di moralità naturale!” scrisse Labaka. “Dio ha voluto preservare in questo popolo il modo di vivere, la moralità naturale come nel Paradiso prima del peccato”, affermò, arrivando persino a definire la cultura degli Huaorani come una cultura di ” straordinaria maturità sessuale “.

    L’affermazione che gli Huaorani “non avessero bisogno” di vestiti e vivessero una “moralità come nel Paradiso prima del peccato” è in contrasto con la descrizione di Labaka della sperimentazione sessuale regolare e disordinata dei giovani. Egli ricordava nella Cronaca Huaorani :

    Ho osservato la facilità, o meglio la pratica quasi generalizzata come qualcosa di rituale, di eccitarsi tra maschi frequentemente… oltre ad altri giochi dall’aspetto omosessuale nelle loro lunghe riunioni familiari… Partendo dalla loro realtà mi è stato richiesto di fare il bagno con loro o come loro, o alla vista di giovani e bambini, con assoluta naturalezza; eseguendo intenzionalmente la piena toelettatura di un maschio adulto; permettendo di soddisfare la naturale curiosità di toccare e vedere in cosa ci vedono diversi.

    Labaka ha anche ammesso di essersi “sdraiato nudo” a letto con un giovane che, a suo dire, gli aveva già fatto delle avances omosessuali.

    “Peigo (un giovane Huaorani) rimase, a quanto pare, senza amaca e si avvicinò al mio letto. Nei giorni precedenti lo avevo respinto, perché lo temevo a causa dei suoi gesti e dei suoi provocatori tentativi omosessuali. Questa volta avevo un’altra comprensione di ‘accetta tutto, tranne il peccato’ e condividevo il letto sdraiato nudo sotto la stessa zanzariera”, scrisse il vescovo .

    Padre Dave Nix ha criticato duramente Labaka per aver permesso al giovane di toccargli i genitali, ripubblicando il commento di Chris Jackson sull’elevazione di Labaka da parte di Papa Leone attraverso il processo di canonizzazione.

    “Ogni volta che c’è un contatto genitale tra un adulto e un bambino, l’adulto è SEMPRE SEMPRE SEMPRE il predatore, anche se si comporta in modo timido come questo pervertito”, ha scritto Nix.

    “La condotta descritta è scandalosamente disordinata e scandalosa. Il solo raccontarla, scritta come se la ‘difficoltà’ fosse mantenere la compostezza mentre si viene toccati, ne rivela la corruzione… I santi non flirtano con il fuoco chiamando il fumo ‘inculturazione’”.

    Questi scritti autobiografici da soli mettono in dubbio se l’opera di Labaka in Amazzonia possa essere descritta come “missionaria” ed evangelizzatrice. InfoCatólica ha riferito che in realtà non cercava di evangelizzare, ma, come lui stesso affermava, “di ricevere da loro tutti i ‘semi del Verbo’ nascosti nella sua vita reale e nella sua cultura, dove vive il Dio sconosciuto”.

    https://www.lifesitenews.com/news/pope-leo-approved-beatification-process-for-bishop-who-let-indigenous-children-touch-his-genitals/

  • La diocesi di Brooklyn accetta la mediazione per risolvere oltre 1.000 denunce di abusi

    La diocesi di Brooklyn accetta la mediazione per risolvere oltre 1.000 denunce di abusi

    La diocesi di Brooklyn ha dichiarato giovedì di aver accettato di avviare una mediazione con oltre 1.000 persone che hanno dichiarato di aver subito abusi sessuali da minorenni da parte di sacerdoti o membri laici della chiesa. La diocesi stanzierà inoltre un fondo del valore di centinaia di milioni di dollari per risolvere le richieste di risarcimento delle vittime.

    In una lettera che annunciava la mediazione, il vescovo Robert Brennan di Brooklyn ha affermato che le accuse facevano parte della “vergognosa storia di abusi sessuali sui giovani da parte della Chiesa”.

    “L’impatto degli abusi sessuali è devastante”, ha scritto. “Come vostro vescovo, porgo nuovamente le mie più sentite scuse a tutte le vittime sopravvissute”.

    La lettera nomina come mediatori Daniel J. Buckley, un giudice in pensione della California, e Paul A. Finn , un avvocato di Boston con decenni di esperienza nella risoluzione di casi di abusi sessuali. Il giudice Buckley era stato nominato a dicembre come mediatore in una controversia simile tra l’Arcidiocesi di New York e oltre 1.300 persone che avevano dichiarato di aver subito abusi sessuali.

    La diocesi di Brooklyn, che comprende anche il Queens, deve affrontare oltre 1.100 cause legali. Molte sono state intentate in seguito al Child Victims Act dello Stato, entrato in vigore nel 2019 e che ha temporaneamente sospeso la prescrizione per le accuse di stupro e violenza sessuale. Alcune delle accuse di abusi nella diocesi risalgono ai primi anni ’50.

    La legge sulle vittime minorenni, seguita dall’Adult Survivors Act nel 2022, ha permesso a migliaia di persone di intentare cause legali contro la Chiesa cattolica romana. Anche per risolvere queste controversie, sei delle otto diocesi cattoliche dello Stato di New York hanno dichiarato bancarotta negli ultimi anni.

    Il costo totale della risoluzione dei casi nella diocesi di Brooklyn non è stato negoziato, ha affermato Robert Giuffra Jr., avvocato della diocesi. Invece di dichiarare bancarotta, ha affermato, la diocesi cercherà di raccogliere centinaia di milioni di dollari per gli accordi, principalmente vendendo immobili di proprietà della chiesa. Le donazioni alla diocesi e alle sue parrocchie non saranno utilizzate per risarcire le vittime, ha aggiunto Giuffra.

    Adriana Rodriguez, portavoce della diocesi, ha affermato che la mediazione accelererebbe gli accordi. “Se non andiamo in questa direzione, dovremo passare un altro decennio in tribunale”, ha detto. “Che senso ha? Sono già passati cinque anni. Le vittime sopravvissute hanno bisogno di una conclusione”.

    Alcuni avvocati che rappresentano le vittime hanno accolto con favore l’impegno del vescovo Brennan nel cercare un accordo tramite mediazione piuttosto che in tribunale. La diocesi di Brooklyn “ha contestato e combattuto queste rivendicazioni, ha rifiutato di assumersi la responsabilità e si è impegnata in un contenzioso duro e spietato”, ha affermato Jeff Anderson, che ha affermato che il suo studio ha rappresentato oltre 212 vittime di abusi di Brooklyn e del Queens, oltre ad altre 300 che hanno presentato denunce di abusi contro l’arcidiocesi di New York.

    “Si tratta di qualcosa che si sarebbe potuto fare, e si sarebbe dovuto fare, molto prima”, ha affermato.

    “Si tratta di un eccellente passo avanti per le vittime”, ha affermato Keith Sullivan, avvocato di diverse vittime che hanno già raggiunto un accordo con la diocesi di Brooklyn. “Le vittime possono mantenere la loro dignità e il loro anonimato attraverso questo processo, evitando il costoso e imbarazzante iter processuale”.

    Altri avvocati hanno descritto l’accordo di mediazione come un subdolo tentativo dell’ultimo minuto da parte della diocesi di continuare a sottrarsi alle proprie responsabilità. Anelga Doumanian, socia dello studio legale Pfau Cochran Vertetis Amala, che rappresenta alcuni degli accusatori, ha affermato che i suoi clienti non avevano ricevuto alcun preavviso prima dell’annuncio della mediazione, avvenuto giovedì.

    “Si tratta di una vera e propria trovata pubblicitaria mascherata da offerta di risarcimento”, ha affermato la signora Doumanian in una e-mail.

    I mediatori collaboreranno con un comitato di avvocati che rappresentano gli accusatori per negoziare gli importi dell’accordo, basandosi in parte sulla qualità delle prove e sulla gravità dell’abuso, ha affermato il signor Giuffra.

    Le persone che possono dimostrare di essere state parrocchiane o chierichetti di chiese specifiche e possono fornire descrizioni dettagliate delle interazioni con preti o membri laici del personale che erano noti abusatori, avranno più peso (e probabilmente riceveranno più denaro per un risarcimento) rispetto a coloro le cui accuse non identificano un abusatore specifico o un luogo in cui si è verificato l’abuso.

    “Ci sarà un processo di identificazione e valutazione delle rivendicazioni”, ha affermato il signor Giuffra.

    https://www.nytimes.com/2026/02/12/nyregion/brooklyn-diocese-church-sex-abuse-mediation.html

  • Allarme degli esperti Onu sul caso Epstein: ‘Creata una rete criminale globale’

    Allarme degli esperti Onu sul caso Epstein: ‘Creata una rete criminale globale’

    Le prove contenute negli ‘Epstein Files’ rivelano “preoccupanti e credibili abusi sessuali, traffico e sfruttamento sistematico e su larga scala di donne e ragazze”.

    È quanto avvertono esperti delle Nazioni Unite che analizzato il caso Epstein si chiedono come come “una rete del genere abbia potuto prosperare così a lungo nel cuore delle élite politiche, economiche e mediatiche” di vari Paesi.

    Secondo gli esperti Onu i file Epstein suggeriscono “l’esistenza di un’impresa criminale globale” che solleva “terrificanti implicazioni sul livello di impunità per tali crimini”. Alcuni dei fatti descritti potrebbero rientrare secondo il diritto internazionale, in condizioni di schiavitù sessuale, tortura, sparizioni forzate o crimini contro l’umanità.

    Le indagini giudiziarie americane, sottolinea l’Onu, hanno gradualmente scoperto in capo a Jeffrey Epstein un sistema di reclutamento di ragazze giovani, spesso minorenni vulnerabili, sfruttate sessualmente in diverse residenze dei finanzieri, negli Stati Uniti e nei Caraibi. Gli esperti denunciano “gravi errori” nel processo di divulgazione delle notizie relative al caso e l’urgente necessità di procedure che tutelino le vittime, affinché “nessuno di loro subisca ulteriori danni”.

    Infine, nonostante il numero di documenti divulgati, secondo gli esperti, sono state aperte poche nuove indagini, per questo chiedono la revoca del termine di prescrizione, che impedirebbe alcune azioni penali e indagini più ampie su possibili complicità. Sulla base dei documenti che hanno messo in luce legami tra Jeffrey Epstein e personalità di diversi altri paesi, tra cui Regno Unito, Norvegia e Francia, gli esperti avvertono che “nessuno è troppo ricco o troppo potente per essere al di sopra della legge”.

    Hillary Clinton accusa Trump, ‘insabbiamento sugli Epstein Files’
    Hillary Clinton ha accusato l’amministrazione del presidente Donald Trump di “insabbiamento” sulla gestione dei fascicoli relativi al defunto molestatore sessuale Jeffrey Epstein. “Fate uscire i fascicoli. Stanno procedendo a rilento”, ha detto l’ex Segretario di Stato americano alla Bbc a Berlino, dove ha partecipato all’annuale Forum Mondiale. La Casa Bianca ha insistito sul fatto che, pubblicando i fascicoli, hanno fatto “più per le vittime di quanto abbiano mai fatto i Democratici”. Alla domanda se Andrew Mountbatten-Windsor dovesse comparire davanti a una commissione del Congresso, Hillary Clinton ha risposto: “Penso che chiunque venga invitato a testimoniare debba testimoniare”. I Clinton dovrebbero comparire davanti alla commissione.

    Bill Clinton comparirà il 27 febbraio e Hillary Clinton il giorno prima. Sarà la prima volta che un ex presidente degli Stati Uniti testimonia davanti a una commissione del Congresso da quando lo fece Gerald Ford nel 1983. Nessuno dei due Clinton è stato accusato di illeciti da parte di sopravvissuti agli abusi di Epstein, ed entrambi hanno negato di essere a conoscenza dei suoi reati sessuali all’epoca. I Clinton hanno chiesto che l’udienza si svolga in pubblico anziché a porte chiuse: “Ci presenteremo, ma pensiamo che sarebbe meglio farlo in pubblico”, ha detto Hillary Clinton alla Bbc. “Non abbiamo nulla da nascondere. Abbiamo chiesto ripetutamente la pubblicazione completa di questi documenti. Pensiamo che la luce del sole sia il miglior disinfettante”. L’ex candidata alla presidenza ha sostenuto che lei e suo marito venivano usati per distogliere l’attenzione da Trump. “Guardate questo oggetto luccicante. Avremo i Clinton, persino Hillary Clinton, che non ha mai incontrato quell’uomo”. Hillary Clinton ha affermato di aver incontrato Ghislaine Maxwell, la complice condannata di Epstein, “in alcune occasioni”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/02/17/esperti-onu-epstein-aveva-creato-rete-criminale-globale_b6e3f7df-7694-4b07-9d05-4baeb206b4b1.html