Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi al collegio Carlo Borromeo di Altdorf: appello a vittime o a testimoni a farsi avanti

    Abusi al collegio Carlo Borromeo di Altdorf: appello a vittime o a testimoni a farsi avanti

    Nell’aprile 2025, un servizio del programma Rundschau della SRF aveva reso pubblici alcuni casi di abusi e uso eccessivo della forza commessi al Collegio Carlo Borromeo (KKB) di Altdorf. Sebbene la direzione della scuola e quella del convento dell’epoca fossero a conoscenza dei fatti, in un caso non avevano reagito e in un altro si erano limitate a trasferire il sacerdote responsabile degli abusi. Il Cantone di Uri, insieme all’Abbazia benedettina di Mariastein e ai Missionari di Mariannhill, hanno così commissionato uno studio ad un Istituto dell’Università di Zurigo, lo stesso che ha condotto l’inchiesta sugli abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica in Svizzera.

    Dal 1906, il KKB è una scuola privata collegata a un convitto gestito dai monaci di Mariastein. Nel 1978, il Cantone di Uri ha rilevato la scuola. Parallelamente, i Missionari di Mariannhill gestivano una propria scuola con convitto ad Altdorf, il «St. Josef».

    Lo studio ha lo scopo di indagare sui casi di abuso sessuale avvenuti tra gli anni 1906 e 1994 al Collegio Carlo Borromeo e all’Internato San Giuseppe (Internat St. Josef) di Altdorf. Eventuali fonti e dichiarazioni riguardanti ulteriori abusi nell’ambito della Chiesa cattolica del Canton Uri saranno ugualmente prese inconsiderazione.

    Il gruppo di ricerca ha di recente diffuso un appello alle persone direttamente coinvolte, testimoni indiretti, discendenti in possesso di informazioni con l’invito a contattarlo attraverso l’indirizzo e-mail abuso-uri@hist.uzh.ch o al numero di telefono 044 634 47 38. L’appello è rivolto anche al Ticino, cantone dal quali provenivano molti studenti.

    red

  • «Io, abusato sessualmente da un prete a 11 anni»

    «Io, abusato sessualmente da un prete a 11 anni»

    LUGANESE – A volte la nostra discussione si deve interrompere. Perché Andrea (vero nome noto alla redazione) si blocca. E deve piangere. Raccontare un abuso sessuale subito da un prete 60 anni prima è ancora terribilmente traumatico per quest’uomo del Luganese che oggi di anni ne ha 71. «Frequentavo il collegio don Bosco a Maroggia, che nel frattempo è stato chiuso. Ero stato messo in castigo. E in una notte fui percosso e violentato».

    Giro di vite – Il 71enne si racconta a tio.ch in un periodo in cui il tema degli abusi in ambito clericale è sempre d’attualità. I dettagli legali vanno ancora sistemati, ma pochi mesi fa è stato stabilito che le autorità ecclesiastiche ticinesi in futuro saranno obbligate a denunciare le segnalazioni di eventuali abusi entro 30 giorni anche al Ministero Pubblico. A fine 2024 invece è stato istituito il Gruppo di ascolto delle vittime in ambito religioso (GAVA). Un gruppo neutrale, esterno alla Diocesi, che attualmente segue una decina di casi nella Svizzera italiana.

    Il documento scandalo – Nel settembre del 2023 invece l’Università di Zurigo ha reso pubblico il “rapporto sul progetto pilota per la storia degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera dalla metà del XX secolo”. Documentando oltre un migliaio di abusi in tutto il Paese. Ed evidenziando criticità con archivi e documenti per la Diocesi di Lugano.

    Quei 10’000 franchi di risarcimento – La segnalazione di Andrea risale al 2018. L’ha fatta a un’apposita commissione della Curia, istituita anni prima. Il suo caso è stato preso sul serio. Analizzato. «Mi hanno fatto parlare con diversi esperti. Per appurare che quello che raccontavo potesse essere realistico. Fondato. È stato accertato. Ho ricevuto delle scuse da parte della Diocesi. E anche 10’000 franchi simbolici come risarcimento morale. Ci sono rimasto un po’. Non ne faccio una questione di soldi. Ma tutto questo dolore non può valere solo quella cifra».

    Quanti strascichi – Andrea ha trovato il coraggio di farsi avanti dopo che le autorità ecclesiastiche avevano aperto le porte a eventuali persone vittime di abusi. «Anche perché in tutto quel tempo non avevo mai dimenticato. Avevo sempre in testa le sensazioni e gli odori di quella orrenda notte. E poi avevo la fobia dei preti. Appena ne vedevo uno, tremavo come un bambino. Nella mia vita ho trovato rifugio nell’arte. Però generalmente è stato tutto complicato. Sono stato sposato e ho avuto tre figli. Ma nelle relazioni chiaramente il trauma riemergeva sempre. Trasformandosi in blocchi».

    «Più volte ho pensato di uccidermi» – Il 71enne torna alla sua infanzia e alla sua adolescenza. «Di base ero un ragazzo agitato. Dopo lo choc di quella notte non ho trovato il coraggio di parlarne ai miei genitori. Non volevo farli soffrire. Ero chiuso in me stesso. Il mio stato d’animo però era irrimediabilmente cambiato. L’inquietudine era aumentata. Mi sembrava di avere addosso un macigno. Più volte ho pensato di uccidermi. Non lo nego. Anche in età adulta. La psicoterapia mi ha aiutato. Ma ho provato un po’ di tutto. Sono stato anche da uno sciamano».

    «Voglio dare coraggio alle vittime» – Il presente di Andrea è solo parzialmente alleggerito dall’avere avuto la forza di vuotare il sacco. «Il mio carnefice al momento della mia segnalazione era già morto. L’abbiamo identificato tramite una foto d’epoca. Mi chiedo se abbia fatto del male anche ad altri ragazzi. So che un mio ex compagno di scuola si è sparato un colpo diventando più grande. E non ho mai capito perché. Il male che mi ha fatto quell’uomo non sarà mai colmato purtroppo. Quante volte mi sono svegliato impaurito nel cuore della notte. Capita ancora adesso. Sono cose che ti macchiano. E che non vanno più via. Io oggi ne parlo anche per dare coraggio a chi ha subito qualcosa di simile. Il coraggio di segnalare. Di non chiudersi. E comunque di vivere».

    https://www.tio.ch/ticino/attualita/1896659/lugano

  • SG: archiviati cinque procedimenti per abusi Chiesa cattolica

    SG: archiviati cinque procedimenti per abusi Chiesa cattolica

    (Keystone-ATS) Lo studio pilota dell’Università di Zurigo è stato presentato nel settembre 2023 e successivamente, secondo quanto comunicato oggi dalla Procura, quattro denunce sono pervenute alle diocesi di Coira e San Gallo. Una quinta denuncia è stata sporta da una persona privata contro un prete straniero. Complessivamente la Procura sangallese si è quindi occupata di cinque sacerdoti accusati – tutti ultra ottantenni – e di dieci persone offese.

    La nota spiega in dettaglio perché le denunce non hanno portato ad alcuna imputazione. Le ragioni sono molto diverse. Una delle difficoltà è stata che la procura ha dovuto basarsi sui documenti della Chiesa, ha spiegato Leo-Philippe Menzel, portavoce della procura di San Gallo, all’agenzia di stampa Keystone-ATS.

    In alcuni casi, al posto dei nomi reali sono stati utilizzati pseudonimi. I fascicoli non sono stati compilati in modo accurato – alcuni documenti manoscritti hanno dovuto essere prima decifrati – e le informazioni erano incomplete. È stato necessario prima individuare le persone interessate.

    In due dei cinque casi la Camera d’accusa non ha accolto la richiesta della Procura: la sua “autorizzazione” è tuttavia necessaria per poter avviare un procedimento contro collaboratori di una parrocchia riconosciuta dal diritto pubblico.

    Prescrizione

    Il primo rifiuto è legato fatto che uno dei sacerdoti accusati non ha commesso i fatti contestati in qualità di collaboratore della Chiesa. La procura ha in seguito valutato il sospetto di atti sessuali con minori e incesto a carico del prete in questione, ma a quel punto è risultato che il reato era già caduto in prescrizione.

    La seconda decisione negativa della Camera di accusa riguardava un sacerdote che “a causa di una malattia aveva irrimediabilmente perso la capacità di stare in giudizio”: non era quindi più possibile procedere penalmente nei suoi confronti. Nel frattempo, l’uomo è deceduto.

    Un’altra delle cinque denunce non è stata portava avanti perché la procura di Augusta in Germania ha assunto il procedimento per violenza sessuale. Nel frattempo, anche quel dossier è stato archiviato.

    Vittime reticenti a ricordare

    Le accuse contro due sacerdoti sono state archiviate in quattro su dieci casi perché cadute in prescrizione, mentre negli altri episodi le circostanze del reato sono state verificate “al fine di consolidare il quadro indiziario”. Si è trattato di indagini “lunghe e complesse”, secondo Menzel. I sacerdoti accusati hanno negato le accuse. Le vittime, che al momento del reato erano ancora bambini, non sono state in grado di fornire informazioni sufficientemente concrete riguardo i fatti.

    Alcune delle persone coinvolte non sono state in grado di ricordare gli eventi rilevanti per l’indagine o di collocarli con precisione nel tempo. Altre non hanno voluto confrontarsi, in alcuni casi nuovamente, con un tema che consideravano ormai chiuso da tempo.

    Senza le relative dichiarazioni delle parti lese, nonostante le indagini approfondite non è stato possibile concretizzare alcuna denuncia “che portasse a un’accusa contro i sacerdoti in questione”, ha sottolineato la procura. Pertanto, i procedimenti sono stati archiviati.

    https://www.swissinfo.ch/ita/sg%3A-archiviati-cinque-procedimenti-per-abusi-chiesa-cattolica/90814976

  • Rapporto abusi nella Chiesa dell’Uni di Zurigo: si cercano testimoni nella Svizzera italiana

    Rapporto abusi nella Chiesa dell’Uni di Zurigo: si cercano testimoni nella Svizzera italiana

    Una ricerca commissionata dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), dalla Conferenza delle Unioni degli Ordini religiosi e dalle altre Comunità di Vita Consacrata in Svizzera (KOVOS), nonché dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) i cui primi risultati furono presentati a settembre del 2023. Da allora l’indagine che riguarda anche la Svizzera italiana (Ticino e Grigioni italiano) – è andata avanti e si concluderà a inizio 2027 con la pubblicazione dei risultati.

    Martedì 20 gennaio 2026 i ricercatori di Zurigo hanno rivolto, tramite comunicato stampa, un appello alla ricerca di testimoni nella Svizzera italiana: “Dall’avvio dei lavori, diversi documenti d’archivio e testimonianze – scrivono – hanno permesso di approfondire i contesti in cui si sono verificati gli abusi sessuali. Oltre all’ambito della pastorale, le scuole, i collegi e gli istituti con internato emergono come le realtà maggiormente coinvolte, alcune delle quali hanno nel frattempo cessato la propria attività”.

    Il team che sta ultimando la ricerca lancia quindi un appello a “testimoni” di casi di abusi sessuali nella Svizzera italiana che possono essere “testimonianze dirette” ma pure “segnalazioni provenienti da testimoni indiretti e da discendenti”

    La ricercatrice Bignasca (Uni Zurigo) fa il punto sulla Svizzera Italiana

    Per fare il punto e per comprendere meglio le ragioni di questo appello, abbiamo raggiunto Vanessa Bignasca, ricercatrice dell’Uni di Zurigo che si occupa dello studio per la Svizzera italiana. “La ricerca principale si estende dal 2024 fino alla fine del 2026, quindi stiamo raccogliendo le ultime informazioni in vista della redazione del rapporto finale che vorremmo fosse il più completo possibile”, ci spiega.

    La Bignasca definisce “notevole” il materiale raccolto in questi due anni. “Le indagini a partire da questo materiale seguono due filoni principali: da un lato, la continua raccolta di testimonianze, a cui si ricollega l’appello; dall’altro, la ricerca negli archivi, che consente un approfondimento dei casi. Ci siamo occupati di scandagliare il più sistematicamente possibile i vari archivi, da quelli giudiziari a quelli della commissione diocesana di esperti in materia di abusi, che hanno pure conosciuto delle integrazioni dovute alle diverse persone che si sono annunciate alla commissione dopo la pubblicazione del progetto pilota di Zurigo nel 2023. Ancora, abbiamo preso contatto con archivi di congregazioni religiose e istituti che erano attivi nella Svizzera italiana”.

    La verifica di fonti incrociate e i casi emersi

    Un lavoro costituito dalla verifica di fonti incrociate per arrivare ad approfondire i singoli casi. Da qui la necessità di reperire testimonianze. “Le testimonianze hanno consentito di analizzare il materiale raccolto e di verificare che situazioni inizialmente ritenute episodiche non lo fossero. L’arrivo di un’ulteriore testimonianza apre diverse piste di lavoro che possono essere approfondite: dati, nomi, indicazioni precise aiutano a cercare dei riscontri effettivi anche negli archivi o consentono incroci con altre testimonianze indipendenti”, spiega Bignasca che conferma quindi la centralità delle testimonianze: “Gli abusi non sempre lasciano tracce negli archivi e, quando è il caso, non è sempre semplice individuarle all’interno di fondi spesso di grandi dimensioni”.

    Riguardo ai casi emersi per questa indagine storica, pur non sbilanciandosi, Bignasca ci dice che “in questi due anni sono arrivate testimonianze relative alla Svizzera italiana di casi noti ma anche di casi ulteriori rispetto a quelli pubblicati dalla stampa e non reperibili nelle ricerche di archivio da noi svolte”. La ricercatrice Bignasca, infine, conferma di avere contatti regolari con il gruppo GAVA (Gruppo di Ascolto per Vittime di Abusi in Ambito Religioso in Ticino) che è un punto di riferimento importante per le vittime e contribuisce a segnalare l’indirizzo e il contatto di Zurigo.  Parimenti valuta positivamente la collaborazione instaurata con la diocesi di Lugano dal momento della realizzazione del rapporto preliminare fino all’attuale fase.

    Chi contattare e come

    Le persone disposte a condividere esperienze o informazioni relative ad abusi in ambito ecclesiale sono invitate a contattare il team di ricerca all’indirizzo e-mail ricerca-abusi@hist.uzh.ch o al numero 044 634 47 38.

  • Abusi sessuali nella Chiesa, si cercano testimoni

    Abusi sessuali nella Chiesa, si cercano testimoni

    LUGANO – Il Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo da oltre un anno sta portando avanti un lavoro scientifico in merito agli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera dalla metà del XX secolo ad oggi.

    Lo studio coinvolge ovviamente anche la Svizzera italiana e il territorio della Diocesi di Lugano, e in questo senso i curatori dello studio sono alla ricerca di eventuali testimoni che siano rimasti coinvolti in storie di abusi o molestie. Spiegano i curatori: «Dall’avvio dei lavori, diversi documenti d’archivio e testimonianze hanno permesso di approfondire i contesti in cui si sono verificati gli abusi sessuali.

    Oltre all’ambito della pastorale, le scuole, i collegi e gli istituti con internato emergono come le realtà maggiormente coinvolte, alcune delle quali hanno nel frattempo cessato la propria attività».

    Le testimonianze faranno parte del rapporto finale che sarà pubblicato nel 2027.

    Le persone disposte a condividere esperienze o informazioni relative ad abusi sono invitate a contattare il team di ricerca all’indirizzo e-mail ricerca-abusi@hist.uzh.ch o al numero 044 634 47 38. Oltre alle testimonianze dirette, sono rilevanti anche le segnalazioni di testimoni indiretti e dei discendenti. I curatori dello studio tengono a precisare che garantiranno «l’anonimato e un trattamento confidenziale di ogni informazione».

    Lo studio, ricordiamo, è commissionato dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), dalla Conferenza delle Unioni degli Ordini religiosi e dalle altre Comunità di Vita Consacrata in Svizzera (KOVOS), nonché dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ).

    https://www.tio.ch/ticino/attualita/1898184/abusi-sessuali-nella-chiesa-si-cercano-testimoni

  • Abusi, arcivescova anglicana sospettata di aver coperto il caso di un prete: choc nella chiesa inglese

    Abusi, arcivescova anglicana sospettata di aver coperto il caso di un prete: choc nella chiesa inglese

    Non c’è pace per la Chiesa d’Inghilterra. Dopo lo shock delle dimissioni dell’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, l’anno scorso, a causa di sue coperture ad una orribile storia di abusi, ora si materializza una denuncia anche contro la prima Arcivescova donna, Sarah Mullally. Alla vigilia della sua designazione nella cattedrale di San Paul il 28 gennaio, è spuntata un indagine su un caso di abuso.

    Anche lei sembra che abbia brigato per mettere i bastoni tra le ruote al corso di una denuncia nella sua diocesi, quando era vescova. E’ stato rivelato che il mese scorso la Mullally è oggetto di una denuncia da parte di una vittima che dice di essere stata oggetto di attenzioni sessuali da parte di un prete. Il suo caso era subito stato esaminato dall’arcivescovo di York, Stephen Cottrell che però aveva deciso di archiviarlo, tuttavia la vittima, per niente intimidita e decisa ad andare in fondo, ha denunciato pure lui sostenendo che da parte di Cottrell vi sia un conflitto di interesse.

    «Il vescovo Sarah Muyllally e l’arcivescovo Stephen erano d’accordo ad archiviare qualsiasi indagine relativa all’abuso che ho subito e a sua volta denunciato.

    Ora però la questione sta venendo alla luce ed è stata accelerata perché Mullally si sta per insediare» ha riferito la vittima al Telegraph. Poi ha raccontato di essere stato abusato da un sacerdote della diocesi in cui era vescova la Mullally e che la mancata risposta della Chiesa e il relativo insabbiamento lo hanno gettato nello sconforto fino a portarlo ad avere problemi di salute mentale, e coltivare la tentazione di suicidarsi.

    La Chiesa d’Inghilterra e i funzionari di Lambeth Palace hanno però spiegato che la denuncia presentata nel 2020, non aveva avuto seguito a causa di «errori amministrativi e un’errata interpretazione dei desideri dell’individuo». Inoltre che, all’epoca, la vescova Mullally non ne era affatto informata. Tuttavia il caso sta ugualmente sollevando parecchio polverone in Gran Bretagna sul tema degli abusi dopo quello che è accaduto l’anno scorso con le dimissioni dell’arcivescovo anglicano Welby.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/chiesa_anglicana_abusi_sarah_mullally_welby_vittima_abuso_pedofilia-9288175.html

  • La Chiesa cattolica spagnola risarcirà le vittime di abusi sessuali

    La Chiesa cattolica spagnola risarcirà le vittime di abusi sessuali

    Giovedì la Chiesa cattolica spagnola ha firmato un accordo di collaborazione con lo stato in cui si impegna a risarcire le persone che da minorenni hanno subito abusi sessuali da parte del clero spagnolo. Le somme saranno decise caso per caso dal difensore civico nazionale, che si occupa di tutelare gli interessi dei cittadini (in molti paesi è chiamato ombudsman, mentre in Italia non esiste un ruolo del genere). Il documento è stato firmato dal ministro spagnolo della Giustizia e della Presidenza, Félix Bolaños, dal presidente della Conferenza episcopale spagnola (CEE), Luis Argüello, e dal presidente della Conferenza spagnola dei religiosi (Confer), Jesús Díaz Sariego.

    L’accordo arriva dopo anni in cui la Chiesa cattolica spagnola (come in molti altri paesi) si era rifiutata di ammettere i casi di pedofilia commessi al suo interno, nonostante le molte inchieste sul tema. Nel 2023 per la prima volta ne aveva ammessi più di 900, e da allora aveva lavorato con lo stato a un accordo che permettesse a quante più vittime possibile di ottenere un risarcimento.

    Il sistema previsto dall’accordo riguarda casi in cui sono coinvolte persone che non possono più ricevere dei risarcimenti attraverso una causa in tribunale perché il reato è prescritto o perché la persona che ha commesso gli abusi è morta. Funzionerà così: le presunte vittime dovranno chiedere il risarcimento a un organismo creato dal ministero della Giustizia, che studierà il caso ed elaborerà una «proposta di riconoscimento»; tutta la documentazione sarà quindi inviata alla Chiesa, che dovrà controllare se il caso è già stato indagato o se la persona è già stata risarcita, e potrà poi accettare o rifiutare la proposta.

    Se lo stato, la Chiesa e la persona richiedente saranno d’accordo con il risarcimento, questo verrà emesso dall’istituzione ecclesiastica responsabile dell’aggressore (diocesi, ordine o congregazione religiosa) e se questa non potrà permetterselo lo emetteranno la CEE e la Confer. Se non c’è accordo, il caso passerà a una commissione mista per la risoluzione delle controversie che dovrà arrivare a una decisione unanime. In caso di mancato consenso, l’ultima parola spetterà al difensore civico.

    La modalità con cui verrà stabilita l’entità dei risarcimenti, così come il minimo e il massimo che la Chiesa dovrà pagare non sono ancora stati decisi. Il difensore civico ha detto che la Spagna dovrebbe imitare i paesi europei che hanno già varie forme di risarcimento per i casi di abuso. Le cifre concordate variano però in modo considerevole da stato a stato: in Belgio per esempio la Chiesa ha pagato in media meno di 6mila euro a persona, mentre in Irlanda i risarcimenti partivano da 50mila euro fino ad arrivare a 300mila, con un pagamento medio di 62mila euro.

    https://www.ilpost.it/2026/01/08/chiesa-cattolica-spagnola-risarcimenti-vittime-pedofilia/

  • Spagna, il clero cede sugli abusi

    Spagna, il clero cede sugli abusi

    Se c’è un avversario temibile per ogni governo di sinistra spagnolo è la Chiesa cattolica, da sempre. Un’istituzione che in Spagna vanta la collaborazione lungo i 40 anni di dittatura franchista: dalla legittimazione del colpo di Stato del 1936 ai benefici economici e politici, fino alla repressione culturale e morale della società. Solo nel 2020 papa Francesco è riuscito a sostituire la leadership della Conferenza episcopale con un vescovo moderato e non apertamente reazionario.

    È DUNQUE UNA MEDAGLIA particolarmente significativa quella che il governo spagnolo ieri si è appuntato riuscendo a piegare il braccio della Conferenza episcopale che ha accettato di pagare di tasca propria le riparazioni a tutte le vittime degli abusi sessuali del clero. Tutte: anche quelle per le quali è scattata la prescrizione, anche di quelle che non si siano rivolte alla commissione preposta dalla Chiesa, e anche nel caso che non ci sia accordo fra le parti: i vescovi hanno accettato infatti che sia il Difensore del popolo spagnolo a stabilire gli indennizzi.

    LA SCIAGURA DEGLI ABUSI sessuali nel seno delle istituzioni ecclesiastiche in Spagna come in molti altri paesi è di proporzioni colossali: il tempo non fa che aumentare il numero delle vittime e dei carnefici. Fino al 2018, eccetto alcuni sporadici casi (poche decine), e complice la connivenza e l’opacità della gerarchia ecclesiastica, le dimensioni del problema non erano chiare. In quell’anno però il quotidiano El País ha cominciato a raccogliere testimonianze di numerose vittime di abusi, mettendo insieme la prima e unica base di dati sulla pederastia della Chiesa che a oggi conta quasi 3.000 vittime e 1.500 presunti aggressori. Questa inchiesta ha portato alla compilazione di cinque rapporti di 1.600 pagine consegnati al Vaticano, alla Conferenza episcopale spagnola e al Defensor del pueblo, una istituzione indipendente che tutela i cittadini contro abusi e cattiva amministrazione, paragonabile a un Difensore civico, però a livello nazionale.

    SULLA BASE DELLO SCANDALO, il Congresso obbligò nel 2022 il Defensor del pueblo a stilare un rapporto sul fenomeno. Dopo aver intervistato 8.000 persone, nel rapporto reso pubblico nel 2023, il Defensor stimava l’astronomica cifra di più di 400 mila vittime che avrebbero sofferto abusi in ambito religioso, 230 mila delle quali da parte di sacerdoti o religiosi. Rispetto alle 330 mila in Francia, questi numeri collocano la Spagna ai primi posti nel mondo per proporzione di casi (circa l’1% della popolazione). Non sorprende: durante tutti gli anni del franchismo, la chiesa era sostanzialmente incaricata dell’educazione, e anche negli anni successivi la presenza cattolica nelle scuole paritarie (frequentate da un terzo di tutto l’alunnato del paese) è rimasta significativa.
    Nel rapporto, il Difensore, il filosofo ed ex ministro socialista Ángel Gabilondo, accusava le istituzioni ecclesiastiche di scarsa collaborazione e di aver coperto gli abusi, e chiedeva al governo di assumere i costi delle riparazioni per tutte le vittime.

    IERI PERÒ C’È STATO un colpo di scena. Il ministro della Giustizia Félix Bolaños, accompagnato dal nuovo presidente della Conferenza episcopale Luís Argüello, e dal presidente della Conferenza spagnola dei religiosi Jesús Díaz Sariego, ha annunciato un accordo impensabile fino a pochi mesi fa. Certamente c’è lo zampino di papa Prevost, che proprio a novembre aveva incontrato i vertici della Conferenza episcopale spagnola per risolvere l’impasse. Il suo predecessore, Francesco, aveva riposto fiducia nel vescovo che aveva fatto nominare ma che invece aveva lasciato le cose come stavano. Leone XIV, irritato per l’ennesimo scandalo che per la prima volta coinvolgeva direttamente un cardinale, ha premuto l’acceleratore, come ha confessato ieri Argüello. Aggiungendo però che ora «vogliamo assumerci le nostre responsabilità». Bolaños ha invece sottolineato che «lo Stato sta adempiendo ai suoi obblighi nei confronti delle vittime».

    CI SARÀ UN ORGANO MISTO chiesa-stato e indipendente che fisserà dei criteri per diversi tipi di riparazione, oltre a quella economica: «di natura riparativa e simbolica», «di riparazione psicologica e/o psichiatrica con professionisti scelti dalla vittima e che potrebbe estendersi ai suoi familiari», di «riparazione morale del danno causato» o «qualsiasi altra forma di riparazione che possa essere proposta». Le vittime avranno un anno di tempo (prorogabile) per iscriversi in un apposito registro e saranno informate della proposta di indennizzo concordata fra chiesa e Defensor che avrà l’ultima parola. Sarà l’istituzione ecclesiastica responsabile dell’aggressore (diocesi, ordine religioso o congregazione) a pagare. Se non ce la facesse, sarà la Conferenza episcopale a coprire i costi.

    https://ilmanifesto.it/spagna-il-clero-cede-sugli-abusi

  • Abusi, in Spagna raggiunto un accordo storico: il Governo “costringe” la Chiesa a risarcire le vittime dei preti pedofili

    Abusi, in Spagna raggiunto un accordo storico: il Governo “costringe” la Chiesa a risarcire le vittime dei preti pedofili

    L’accordo è un passo in avanti per certi versi unico e memorabile: le vittime degli abusi che in Spagna chiedono giustizia ma si sono spesso dovute scontrare con il muro di gomma della Chiesa saranno risarcite grazie all’intervento del governo.

    La conferenza dei vescovi spagnoli ha reso noto una intesa che consentirà alle persone abusate (e che non desiderano cercare aiuto direttamente dalle strutture ecclesiastiche) di rivolgersi al Ministero della Giustizia e al Difensore Civico dello Stato spagnolo, una figura chiave che in questi anni ha assunto un ruolo di primo piano nel fare luce su tanti casi. Sarà lui che valuterà le richieste e avrà l’ultima voce sui risarcimenti.

    Il ministro della Giustizia spagnolo Félix Bolaños ha detto in una conferenza stampa a Madrid che centinaia di vittime – i cui aggressori sono nel frattempo morti o sono assai anziani – «potrebbero finalmente ricevere il riconoscimento richiesto e alla fine ricevere una equa riparazione economiche dalla chiesa».

    «Oggi abbiamo pagato un debito alle vittime», ha affermato Bolaños. »È vero che lo Stato ha agito in ritardo, ma alla fine lo abbiamo fatto.

    Fino a ieri, le vittime non potevano fare nulla anche perché questi crimini erano caduti in prescrizione». In quasi tutti i paesi europei (escludendo l’Italia che non prevede affatto alcun risarcimento alle vittime) la Chiesa ha creato dei percorsi di giustizia riparativa. Il caso spagnolo è comunque un unicum vper via dell’insolito coinvolgimento dello Stato.

    Il percorso che ha portato a questo accordo è stato piuttosto travagliato. Negli ultimi anni  l’opinione pubblica, le coraggiose inchieste del Pais e le pressioni di alcuni politici spagnoli hanno fatto affiorare i crimini passati commessi da preti e vescovi pedofili. Nel frattempo emergevano anche gli insabbiamenti continui che erano stati fatti dalle diocesi, dagli istituti religiosi e dal Vaticano stesso. Alla fine il Parlamento è dovuto intervenire e ha incaricato il Difensore Civico di indagare e redigere un rapporto. Il documento lo ha consegnato l’anno scorso. Sono 800 pagine e conta 487 casi di abusi sessuali.

    I vescovi spagnoli hanno subito respinto i risultati di quella ricerca sostenendo che gli abusatori all’interno della Chiesa non erano migliaia e migliaia ma “solo” 728 dal 1945. E che la maggior parte dei crimini si era verificata prima del 1990. Nel 2024 il governo – di fronte all’atteggiamento poco collaborativo della Chiesa – ha annunciato che avrebbe fatto pressioni sui vescovi per garantire un risarcimento alle vittime. Intanto l’episcopato costituiva un proprio comitato speciale per ascoltare le vittime, valutare le richieste e garantire una certa riparazione “economica, spirituale e psicologica”.

    In base al nuovo accordo, le vittime possono rivolgersi al Ministero della Giustizia spagnolo attraverso una petizione. La procedura arriverà al Difensore Civico che valuterà caso per caso e proporrà una compensazione che il comitato ecclesiale a sua volta valuterà in seguito. La conferenza episcopale spagnola oggi ha anche informato che la Chiesa ha già pagato 2 milioni di euro per dei risarcimento a più di cento vittime dall’apertura del suo comitato speciale nel 2024.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_risarcimenti_chiesa_pedofilia_papa_leone_spagna_vescovi_spagnoli_vittime-9286141.html

  • «Io vittima di abusi di un prete chiedo alla Chiesa di fermare quelli sui tori nelle corride»

    «Io vittima di abusi di un prete chiedo alla Chiesa di fermare quelli sui tori nelle corride»

    Da giovane aveva subito abusi da parte di un sacerdote. Lo dice a viso scoperto Dan Paden, un cattolico che oggi ha deciso di prestare il suo volto di ex vittima di una crudeltà da parte di un uomo di Chiesa alla campagna di Peta (People for ethical treatment of animals) che da tempo sollecita il Vaticano a prendere posizione contro una pratica altrettanto crudele nei confronti degli animali, la corrida. E, in particolare, a non avallarla con la partecipazione di membri del clero a questi eventi, spesso organizzati in concomitanza con ricorrenze religiose. Non è raro che sacerdoti e prelati di vario grado intervengano con benedizioni ufficiali all’inizio di queste manifestazioni, considerate tradizionali ma ormai giudicate fuori dal tempo da una ampia fetta dell’opinione pubblica, anche negli stessi Paesi – la Spagna in primis, ma non solo – in cui ancora avvengono.

    In un video, registrato davanti ad un edificio religioso, Paden sottolinea il legame della Chiesa cattolica con corrida e con il carico di sofferenze che porta con sé. La sua testimonianza parte proprio con il ricordo degli abusi subiti in gioventù per poi passare alla descrizione di quanto crudele sia il trattamento riservato ai tori nelle arene, con un parallelo tra due forme di crudeltà diverse nei modi e nei soggetti che le subiscono ma di fatto molto simili. Di qui l’esortazione agli spettatori a prendere posizione chiedendo, ognuno con le proprie possibilità, un intervento diretto dello stesso Papa Leone XIV, affinché riconoscendo che anche la corrida è una forma di abuso nei confronti di innocenti, si attivi per recidere i legami che ancora mantiene con la Chiesa cattolica.

    Paden ricorda come per la dottrina della Chiesa gli esseri umani non dovrebbero «causare inutilmente la sofferenza o la morte degli animali». Ripensando alla sua vicenda personale, spiega, «mi chiedo ancora come qualcuno che predicava la compassione potesse provare piacere nella crudeltà». E oggi, nello stesso modo, «vedo la stessa contraddizione nei sacerdoti che benedicono o difendono la corrida». E ancora: «Cristo ci chiama a proteggere gli indifesi. La sua Chiesa deve schierarsi dalla parte delle vittime di qualsiasi forma di abuso».

    Il filmato è stato affidato a Peta a supporto della sua campagna condotta a livello internazionale. In diverse occasioni gli attivisti dell’associazione hanno promosso flash mob e iniziative di protesta pubblica per evidenziare la contraddizione dei legami tra il clero e i tormenti inflitti ai tori. Nelle settimane scorse anche l’attrice italiana Loredana Cannata si era resa protagonista di una plateale manifestazione in piazza San Pietro, prima di essere arrestata dalla gendarmeria vaticana.

    Peta ricorda, del resto, come i pontefici in passato abbiano preso posizione a favore degli animali. Papa Francesco, che pure aveva evidenziato l’eccesso di attaccamento agli animali domestici in relazione al disinteresse mostrato a volte nei confronti di altri esseri umani, aveva scritto nell’enciclica Laudato Si’ che «ogni atto di crudeltà verso qualsiasi creatura è contrario alla dignità umana». L’organizzazione ricorda poi come già nel XVI secolo Papa Pio V, poi canonizzato, proibì la corrida che descrisse come «spettacolo crudele e vile del diavolo e non dell’uomo» e contraria alla «pietà e alla carità cristiane». Ma lo stesso Papa Leone ha mostrato una certa sensibilità sui temi che riguardano l’ambiente e la natura e ha ricordato lo scorso autunno, celebrando San Francesco, il suo Cantico e la sua visione dell’umanità intesa come «essere creature tra le creature».

    «Ogni anno – sottolinea Peta -, decine di migliaia di tori vengono dolorosamente uccisi in un rituale in cui un assalitore a cavallo conficca una lancia nel dorso e nel collo del toro prima che altri gli infilzino pugnali  nella schiena. Quando il toro si indebolisce a causa della perdita di sangue, un matador tenta di ucciderlo conficcandogli una spada nei polmoni. Il toro è spesso ancora cosciente quando le sue orecchie o la coda vengono tagliate e offerte al matador come trofeo e il suo corpo viene trascinato fuori dall’arena». Ecco perché, secondo gli attivisti, i sacerdoti cattolici dovrebbero astenersi dall’officiare cerimonie religiose propiziatorie e ad assistere i toreri nelle cappelle spesso presenti nelle stesse arene.

    https://www.corriere.it/animali/26_gennaio_05/io-vittima-di-abusi-di-un-prete-chiedo-alla-chiesa-di-fermare-quelli-sui-tori-nelle-corride-3335703e-9e04-4a3f-b83a-353a3ee06xlk.shtml