Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’accordo tra Chiesa e Stato spagnolo riguardo gli abusi sessuali

    L’accordo tra Chiesa e Stato spagnolo riguardo gli abusi sessuali

    In Spagna la Conferenza Episcopale ha appena firmato un accordo con il governo che prevede, per le vittime di abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa, la possibilità di rivolgersi a un ente pubblico per chiedere un risarcimento.

    L’accordo prevede anche la definizione di una tabella di risarcimenti. È il risultato di aspre trattative dopo anni di reticenza e opacità da parte della Chiesa spagnola.

    https://www.arte.tv/it/videos/131250-000-A/l-accordo-tra-chiesa-e-stato-spagnolo-riguardo-gli-abusi-sessuali/

  • La Chiesa ratifica la condanna di un exdiacono coinvolto in abusi in Francia

    La Chiesa ratifica la condanna di un exdiacono coinvolto in abusi in Francia

    La Segnatura Apostolica, il più alto tribunale della Chiesa, ha respinto l’ultimo ricorso presentato da Philippe Madre, ex diacono e antico moderatore generale della comunità delle Beatitudini, confermando così in modo definitivo la sua condanna canonica e la sua espulsione dallo stato clericale.

    Secondo quanto riportato dal quotidiano francese La Croix, la decisione è stata adottata a gennaio del 2026, quindici anni dopo che Madre era stato allontanato dallo stato clericale. La sentenza non è stata pubblicata ufficialmente, ma sarebbe stata comunicata telefonicamente a diverse presunte vittime che hanno partecipato all’indagine condotta da Roma.

    Un processo canonico prolungato

    Philippe Madre, medico di professione e antico responsabile della comunità tra il 1985 e il 1992, era stato accusato nel 2003 di abusi sessuali commessi nell’ambito di accompagnamenti spirituali. Egli ha sempre negato i fatti.

    Dopo due condanne da parte di tribunali ecclesiastici nel 2010 e nel 2011, ha presentato un ricorso alla Segnatura Apostolica alegando difetti di forma. Quel ricorso non ha avuto successo, consolidando la sua espulsione dallo stato clericale. Parallelamente, è stato escluso dalla comunità delle Beatitudini nel 2010.

    La recente decisione rivela che l’ex moderatore, oggi di 75 anni, ha fatto ricorso nuovamente a Roma per difendere la sua innocenza. Il tribunale vaticano ha respinto definitivamente quell’appello, senza possibilità di ulteriore ricorso.

    Il percorso nella giustizia civile

    Il caso ha avuto anche un percorso nella giurisdizione civile francese. Nel 2010 è stata aperta un’indagine giudiziaria per presunta violazione commessa da una persona che abusava dell’autorità derivata dalla sua funzione. Diverse donne che erano appartenute alla comunità lo hanno accusato di abusi commessi per anni nella casa comunitaria di Cordes-sur-Ciel, dove esercitava contemporaneamente come responsabile spirituale e medico.

    Secondo le testimonianze raccolte nel procedimento giudiziario, le denuncianti affermavano che i fatti si erano verificati in un contesto di forte dipendenza spirituale e psicologica.

    Tuttavia, dopo vari ricorsi, la giustizia civile ha emesso nel 2018 un non luogo a procedere considerando insufficientemente caratterizzati certi elementi giuridici, decisione confermata successivamente dalla Corte di Cassazione, il che ha posto fine alla via penale.

    La comunità delle Beatitudini

    La comunità delle Beatitudini è stata fondata in Francia nel 1973 da Gérard Croissant, noto come Ephraïm. Di spiritualità carismatica e con presenza internazionale, si è espansa in diversi paesi e ha riunito membri consacrati e laici in vita comunitaria.

    Negli ultimi decenni, la comunità ha attraversato diverse crisi interne e processi di riforma promossi dalla Santa Sede. Nel 2008, il suo fondatore è stato allontanato e successivamente escluso dalla comunità. Da allora è iniziata una riorganizzazione strutturale e statutaria sotto supervisione ecclesiale, con l’obiettivo di chiarire la sua governance e prevenire abusi di autorità.

    Il caso di Philippe Madre si iscrive in quel periodo di revisione e depurazione interna che ha colpito l’istituzione negli anni successivi.

    Altre condanne successive

    A prescindere dai fatti legati alla comunità, Philippe Madre è stato condannato nel 2014 a un anno di prigione con sospensione della pena per falsificazione e frode relative alla sua attività medica. Quello stesso anno è stato sanzionato disciplinarmente dal collegio regionale dei medici.

    La decisione definitiva della Segnatura Apostolica chiude così il percorso canonico di un caso che ha segnato la storia recente della comunità delle Beatitudini e che risale a più di due decenni.

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    https://infovaticana.com/it/2026/02/13/la-chiesa-ratifica-la-condanna-di-un-ex-diacono-legato-ad-abusi-in-francia/

  • Istituti religiosi, silenzi e abusi: la parola alle vittime

    Istituti religiosi, silenzi e abusi: la parola alle vittime

    Per decenni, per la Chiesa sal­vare le appa­renze è stato più impor­tante che sal­vare le vite spez­zate delle vit­time: per­sone lasciate sole, non cre­dute, non pro­tette. A ricor­darlo è anche la cro­naca recente, che riporta alla luce decine di casi di abuso ses­suale avve­nuti tra il 1950 e il 2022 all’abba­zia di Saint-Mau­rice, in Val­lese. I fatti sono stati rico­struiti da un gruppo di esperti indi­pen­denti inca­ri­cati di fare chia­rezza su una lunga sto­ria di silenzi. Nel col­le­gio, rino­mato per il rigore e l’edu­ca­zione impar­tita, l’atteg­gia­mento dei ver­tici è stato per anni quello di nascon­dere o mini­miz­zare gli abusi — defi­niti sbri­ga­ti­va­mente come sem­plici “bêti­ses” — allon­ta­nando gli autori con pel­le­gri­naggi o tra­sfe­ri­menti e chiu­dendo gli occhi davanti alle vio­lenze subite dai ragazzi affi­dati alla strut­tura. Tutto restava con­fi­nato nel segreto, desti­nato a pas­sare sotto silen­zio. Il rap­porto finale docu­menta 67 situa­zioni di vio­lenza ses­suale in senso lato, indi­vi­dua 30 autori adulti — in gran parte cano­nici — e almeno 68 vit­time, per lo più mino­renni. Solo la pres­sione eser­ci­tata dai media e dall’opi­nione pub­blica ha costretto la dire­zione dell’abba­zia a con­fron­tarsi aper­ta­mente con quanto acca­duto. Uno schema simile emerge anche dal Can­ton Uri.

    Anche vit­time tici­nesi al col­le­gio di Alt­dorf?
    Il pro­gramma Rund­schau (SRF) ha por­tato alla luce casi di abusi ses­suali e di uso ecces­sivo della vio­lenza risa­lenti agli anni Ses­santa e Set­tanta al rino­mato col­le­gio Carlo Bor­ro­meo di Alt­dorf. In seguito alle rive­la­zioni, la Dire­zione dell’istru­zione e della cul­tura del Can­ton Uri, il mona­stero bene­det­tino di Maria­stein e i Mis­sio­nari di Marian­n­hill di Alt­dorf hanno com­mis­sio­nato uno stu­dio scien­ti­fico per inda­gare sui fatti. L’inchie­sta è affi­data al Dipar­ti­mento di sto­ria dell’Uni­ver­sità di Zurigo. Il team di ricerca, che sta facendo il lavoro, lan­cia un appello a testi­moni di casi di abuso ses­suale nella Sviz­zera ita­liana. Le segna­la­zioni pos­sono pro­ve­nire sia da vit­time dirette sia da testi­moni indi­retti o da discen­denti. «Per decenni, in que­sto col­le­gio hanno vis­suto anche stu­denti pro­ve­nienti dal Ticino. Ogni testi­mo­nianza ci per­mette di appro­fon­dire la ricerca sui casi di abuso ses­suale avve­nuti tra il 1906 e il 1994 al Col­le­gio Carlo Bor­ro­meo e all’Inter­nato San Giu­seppe di Alt­dorf», spiega Vanessa

    Bigna­sca, ricer­ca­trice dell’Uni­ver­sità di Zurigo respon­sa­bile dello stu­dio per la Sviz­zera ita­liana. Paral­le­la­mente, la stu­diosa è coin­volta nel più ampio lavoro dell’Uni­ver­sità di Zurigo sugli abusi ses­suali nel con­te­sto della Chiesa cat­to­lica in Sviz­zera dagli anni Cin­quanta a oggi. La ricerca, com­mis­sio­nata dalla Con­fe­renza dei vescovi sviz­zeri, dalla Con­fe­renza delle Unioni degli Ordini reli­giosi e dalle altre comu­nità di vita con­sa­crata in Sviz­zera (KOVOS), non­ché dalla Con­fe­renza cen­trale cat­to­lica romana della Sviz­zera (RKZ), ha pre­sen­tato i primi risul­tati nel set­tem­bre 2023. Da allora l’inda­gine — che coin­volge anche Ticino e Gri­gioni ita­liano — è pro­se­guita e si con­clu­derà all’ini­zio del 2027 con la pub­bli­ca­zione dei risul­tati finali. «Dall’avvio dei lavori, nuovi docu­menti d’archi­vio e testi­mo­nianze ci hanno per­messo di com­pren­dere meglio i con­te­sti in cui si sono veri­fi­cati gli abusi ses­suali», osserva Bigna­sca. «Oltre all’ambito pasto­rale, scuole, col­legi e isti­tuti con inter­nato emer­gono come le realtà mag­gior­mente coin­volte, alcune delle quali nel frat­tempo hanno ces­sato la pro­pria atti­vità». Anche in merito a col­legi e isti­tuti in Ticino, i ricer­ca­tori cer­cano testi­mo­nianze: chi ha subito vio­lenze o ne è a cono­scenza può farsi avanti e aiu­tare così i ricer­ca­tori a fare luce.

    A che punto siete della ricerca avviata tre anni fa?
    Siamo nella fase finale: stiamo rac­co­gliendo le ultime testi­mo­nianze e infor­ma­zioni neces­sa­rie per com­ple­tare le piste di ricerca indi­vi­duate, in par­ti­co­lare per quanto riguarda il Ticino. Tutto il mate­riale con­fluirà nel rap­porto con­clu­sivo, che sarà pre­sen­tato all’ini­zio del 2027.

    Che tipo di testi­mo­nianze state sol­le­ci­tando nella Sviz­zera ita­liana?
    In par­ti­co­lare, casi di abuso ses­suale avve­nuti in isti­tuti, col­legi e scuole con inter­nato. La ricerca ha dimo­strato che que­sti con­te­sti rap­pre­sen­tano i luo­ghi in cui più fre­quen­te­mente si sono veri­fi­cati gli abusi.

    In Ticino il primo isti­tuto ad aver appro­fon­dito il pro­prio pas­sato è stato il Von Men­tlen di Bel­lin­zona. Altri dovreb­bero fare un eser­ci­zio di tra­spa­renza?
    Sul Von Men­tlen è stata con­dotta una ricerca scien­ti­fica e, gra­zie alle testi­mo­nianze rac­colte, sono emerse situa­zioni di abuso. Abbiamo però indizi che ci por­tano a rite­nere che dina­mi­che simili si siano veri­fi­cate anche in altri isti­tuti e inter­nati del Ticino.

    In Ticino il tema degli abusi ses­suali nei col­legi e negli isti­tuti sem­bra ancora un tabù che fatica a emer­gere. Per­ché?
    Fino alla pub­bli­ca­zione del primo rap­porto dell’Uni­ver­sità di Zurigo, nel 2023, in Ticino non esi­steva un dibat­tito aperto su que­sto tema. Nel resto della Sviz­zera, invece, la discus­sione era già pub­blica e poli­tica e c’erano asso­cia­zioni di vit­time attive da tempo. Que­sto favo­ri­sce l’emer­gere delle testi­mo­nianze. Oggi anche in Ticino si sta creando un ter­reno più fer­tile: i media si occu­pano rego­lar­mente del tema, anche gra­zie a testi­moni dispo­sti a par­lare, e nel frat­tempo è nata GAVA, il Gruppo di Ascolto per Vit­time di Abusi in Ambito Reli­gioso in Ticino (offre soste­gno a chi ha vis­suto espe­rienze di abuso in con­te­sti reli­giosi: www.ascol­to­gava.ch; 091 210 22 02).

    Dopo la pub­bli­ca­zione del primo rap­porto nel 2023, nuove vit­time si sono fatte avanti in Ticino?
    Sì. In que­sti due anni, alcune per­sone hanno deciso di con­tat­tarci dopo aver letto sui gior­nali dello stu­dio dell’Uni­ver­sità di Zurigo. Si tratta spesso di per­sone impe­gnate in un per­corso per­so­nale di rico­no­sci­mento di quanto acca­duto, con la volontà di con­di­vi­dere la pro­pria espe­rienza e di por­tare alla luce aspetti rima­sti nasco­sti per troppo tempo. In alcuni casi si tratta di situa­zioni già note, in altri di casi com­ple­ta­mente nuovi, non rin­trac­cia­bili attra­verso le sole ricer­che d’archi­vio.

    Per una vit­tima fare il primo passo e par­lare è molto dif­fi­cile: c’è il timore di non essere cre­duti, la ver­go­gna. Per­ché rivol­gersi a un ricer­ca­tore? E che cosa garan­tite?
    Garan­tiamo innan­zi­tutto un ascolto attento, oltre all’ano­ni­mato e a un trat­ta­mento rigo­ro­sa­mente con­fi­den­ziale di tutti i dati rac­colti ai fini della ricerca. Non vogliamo for­zare nes­suno: siamo sem­pli­ce­mente dispo­ni­bili all’ascolto, qua­lora qual­cuno desi­deri con­di­vi­dere quanto ha vis­suto. Inol­tre, segna­liamo enti e strut­ture che pos­sono offrire soste­gno. Sap­piamo che si tratta di un passo deli­cato, che può riat­ti­vare ricordi dolo­rosi, ed è pro­prio per que­sto che affron­tiamo ogni testi­mo­nianza con la mas­sima atten­zione e rispetto.

    Quanto sono indi­spen­sa­bili le testi­mo­nianze per rico­struire quanto è suc­cesso?
    Le testi­mo­nianze sono estre­ma­mente pre­ziose, per­ché le tracce scritte esi­stono solo in una mino­ranza dei casi e per­ché per­met­tono di capire che situa­zioni ini­zial­mente rite­nute epi­so­di­che non lo erano affatto. Una nuova testi­mo­nianza può aprire diverse piste di lavoro: dati, nomi, indi­ca­zioni pre­cise aiu­tano a cer­care dei riscon­tri negli archivi o con­sen­tono incroci con altre testi­mo­nianze indi­pen­denti. Il nostro lavoro si fonda anche su fonti sto­ri­che pro­ve­nienti dagli archivi dio­ce­sani, dagli archivi giu­di­ziari e da quelli delle con­gre­ga­zioni reli­giose e degli isti­tuti. Gli abusi non sem­pre lasciano tracce negli archivi. Senza le voci delle vit­time, molti epi­sodi reste­reb­bero com­ple­ta­mente invi­si­bili.

    Quali sono gli osta­coli che hanno impe­dito l’emer­gere degli abusi nei col­legi e negli isti­tuti?
    La ricerca ha mostrato che si trat­tava di isti­tu­zioni chiuse, for­te­mente gerar­chiz­zate. Al ver­tice c’era la dire­zione, che con­trol­lava rigi­da­mente le infor­ma­zioni in entrata e in uscita dall’isti­tuto. Per i bam­bini era estre­ma­mente dif­fi­cile rac­con­tare quanto acca­deva, otte­nere un rico­no­sci­mento o vedere avviata una pro­ce­dura giu­di­zia­ria. Nel caso dei col­legi era spesso deter­mi­nante la severa auto­rità dei reli­giosi. Negli altri isti­tuti, invece, molti ospiti erano bam­bini col­lo­cati fuori dal con­te­sto fami­liare: orfani, figli con­si­de­rati ille­git­timi o pro­ve­nienti da fami­glie in con­di­zioni socioe­co­no­mi­che dif­fi­cili. Minori par­ti­co­lar­mente vul­ne­ra­bili, spesso privi di appoggi esterni e di figure adulte in grado di ascol­tarli e pro­teg­gerli. Que­sta man­canza di soste­gno ha con­tri­buito a ren­dere gli abusi invi­si­bili e a per­pe­tuare il silen­zio per decenni.

    I recenti casi del Val­lese e di Alt­dorf mostrano che non si tratta solo di sin­gole per­sone malate all’interno di strut­ture sane. Il pro­blema appare piut­to­sto endo­geno, legato a isti­tu­zioni con gerar­chie rigide e forti con­cen­tra­zioni di potere, che pos­sono diven­tare ter­reno fer­tile per gli abusi. Cosa ne pensa?
    È una let­tura che con­di­vi­diamo. Anche nelle con­clu­sioni del pro­getto pilota è emerso chia­ra­mente che il pro­blema degli abusi ses­suali non è epi­so­dico né ricon­du­ci­bile esclu­si­va­mente a sin­gole per­sone “malate”, ma ha una dimen­sione strut­tu­rale. È il risul­tato di una com­bi­na­zione di fat­tori, tra cui una gerar­chia eccle­sia­stica che per buona parte del Nove­cento si è mostrata poco pro­pensa a inter­ve­nire su que­sti fatti. Si tratta di un sistema che, di fatto, ha per­messo agli autori di restare impu­niti e di con­ti­nuare a eser­ci­tare il pro­prio ruolo, pro­tetti dal pre­sti­gio e dal potere di cui gode­vano i sacer­doti o le per­sone che lavo­ra­vano negli isti­tuti. Que­sto con­te­sto isti­tu­zio­nale ha con­tri­buito a creare le con­di­zioni per­ché gli abusi potes­sero ripe­tersi nel tempo, senza essere denun­ciati né san­zio­nati.

    Chi con­tat­tare
    Chi vuole con­di­vi­dere espe­rienze o infor­ma­zioni su abusi in ambito eccle­siale pos­sono con­tat­tare il team di ricerca: ricerca-abusi@hist.uzh.ch (email) o al numero 044 634 47 38.

    https://www.laregione.ch/inchieste-e-approfondimenti/1900422/istituti-religiosi-silenzi-e-abusi-la-parola-alle-vittime

  • Potenzialmente pedofili, ma i loro dossier restano blindati

    Potenzialmente pedofili, ma i loro dossier restano blindati

    I casi di pedofilia in seno alla Chiesa sono stati, per decenni, una sorta di scomodo “segreto”. Spesso ignorato da chi, pur sapendo, decideva di guardare dall’altra parte, limitandosi, nei casi più delicati, a trasferire il responsabile in un’altra parrocchia. Oggi non è più così. Dopo gli scandali, anche la Chiesa cattolica ha scelto la via della tolleranza zero. E chi vuole diventare prete deve prima attraversare una procedura di valutazione in tre fasi. Eppure, qualche zona d’ombra sembra ancora esserci.

    L’introduzione del test, come noto, risale alla scorsa primavera. Nella fase pilota sono state condotte valutazioni attitudinali su 72 candidati, sei dei quali in lingua italiana. In alcuni casi, i responsabili hanno poi deciso di non proseguire la collaborazione. Il numero esatto di questi candidati però non è stato reso noto. E come riporta oggi la NZZ, proprio la questione dei dossier dei singoli candidati avrebbe creato frizioni tra i vescovi e la Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera, con quest’ultima voleva rendere accessibili a terzi gli incarti.

    «Solamente i responsabili della formazione della Diocesi hanno accesso» ai dati, ha sottolineato un portavoce della Conferenza dei vescovi svizzeri. Vescovi e responsabili dei seminari. È a loro che spetta la “quarta” fase del processo di valutazione, quella che può sfociare nella decisione di assumere qualcuno. A loro esclusiva discrezione, anche se nel corso degli step precedenti sono emersi segnali d’allarme.

    In altre parole, le segnalazioni restano conservate, in modo confidenziale, all’interno della diocesi. E neanche l’unità investigativa sugli abusi interna alla Chiesa, scrive la NZZ, è autorizzata a visionare i singoli dossier. E questo solleva diversi interrogativi su come, effettivamente, si intenda impedire l’accesso al sacerdozio a persone che hanno mostrato tendenze pedofile o, più in generale, problematiche. Per il canonista Thomas Schüller, dell’Università di Münster, quest’accessibilità limitata costituisce una sorta di “window dressing“. Insomma, un trucco di “cosmesi contabile”, come affermato sulle colonne della Sonntags-Zeitung.

    Interpellato sulla questione, il portavoce della CVS, Maurice Greder, ha affermato che «se una persona in un ruolo di responsabilità dovesse approvare un candidato nonostante una valutazione chiaramente negativa», commetterebbe un atto «irresponsabile e in contraddizione con il diritto canonico». I dettagli sullo scambio di informazioni tra diocesi «sono attualmente in fase di ulteriore sviluppo» e una decisione nel merito della futura responsabilità per quanto concerne le valutazioni psicologiche sarà presa durante la prossima assemblea della CVS, nel mese di marzo.

    https://www.tio.ch/svizzera/cronaca/1903412/potenzialmente-pedofili-ma-i-loro-dossier-restano-blindati

  • CZ – Il Concordato vaticano minaccia la giustizia per le vittime di abusi nella Chiesa

    CZ – Il Concordato vaticano minaccia la giustizia per le vittime di abusi nella Chiesa

       Egregio Signor Presidente,

       Caro Primo Ministro,

       Cari membri del Governo,

       Illustri membri del Parlamento e Senato,

     

    Ci rivolgiamo a voi, vittime di abusi sessuali nella Chiesa cattolica, in merito al cosiddetto Trattato Vaticano. Questo trattato, stipulato dal governo della Repubblica Ceca, contiene, tra le altre cose, una disposizione secondo cui gli operatori pastorali hanno “un diritto analogo al segreto della confessione”. Un operatore pastorale può essere chiunque i rappresentanti della Chiesa designino come tale.

    Considerata la dolorosa esperienza che abbiamo vissuto e l’esperienza di aver insabbiato e negato i casi di abuso nella Chiesa cattolica, vi esortiamo: smettete di negoziare un simile trattato!

    Lo stesso preambolo della Costituzione della Repubblica Ceca afferma che noi, come cittadini, siamo “determinati a costruire, proteggere e sviluppare la Repubblica Ceca nello spirito dei valori inviolabili della dignità umana e della libertà, come patria di cittadini uguali e liberi”. Purtroppo, nella Chiesa cattolica, la dignità umana e la libertà delle vittime di abusi vengono ancora oggi calpestate.

    Credetemi, alcuni di noi hanno passato anni a trovare il coraggio di parlare delle proprie esperienze traumatiche. Conosciamo molte altre vittime di abusi nella Chiesa che si sono confidate con noi, ma che sono riluttanti a parlare delle loro dolorose esperienze alla polizia o persino in pubblico.

    In tutto il mondo, le statistiche mostrano che circa il 4-7% dei sacerdoti cattolici sono autori di abusi.[1] Nella Repubblica Ceca, la Chiesa mantiene ancora segreti gli archivi dei vescovati e degli ordini, ma è probabile che il numero sia lo stesso. Solo l’ordine domenicano nella Repubblica Ceca, che conta solo circa 40 membri e il cui membro influente è il cardinale Dominik Duka, riferisce di aver trovato 6(!) autori tra i suoi membri.

    Sulla base della nostra esperienza, dichiariamo che la Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca non ha ancora affrontato la questione degli abusi sessuali in modo trasparente. Noi stessi, nell’ambiente ecclesiale, abbiamo assistito a banalizzazione, indifferenza e talvolta persino minacce quando abbiamo voluto affrontare la nostra situazione. Vi sono solo una minoranza di brillanti eccezioni tra i rappresentanti responsabili.

    Quando la presidente ungherese Katalin Novák si è dimessa a febbraio di quest’anno perché aveva graziato una persona che aveva insabbiato la violenza contro i bambini, abbiamo invitato i rappresentanti della Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca a fare quanto segue sotto forma di petizione aperta:

    1. Che i vescovi che non hanno impedito ai predatori sessuali tra i sacerdoti di operare, pur avendone avuto informazioni, si assumano la responsabilità personale e si dimettano. Ciò vale in particolare per l’arcivescovo di Praga Jan Graubner.

    2. Che la Chiesa nel nostro Paese, senza ulteriori indugi, consenta a un’istituzione indipendente (ad esempio un’organizzazione internazionale che si occupa della protezione dei diritti umani) di accedere agli archivi delle diocesi, delle comunità religiose e monastiche, per una corretta mappatura dei casi.

    Abbiamo informato la Conferenza Episcopale Ceca di queste richieste tramite la sua segreteria e il Nunzio Apostolico nella Repubblica Ceca, il Sig. Jude Thaddeus Okola. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta dalla Conferenza Episcopale Ceca. Abbiamo ricevuto alcune gentili parole dal Nunzio, in cui ci ha indirizzato alla Conferenza Episcopale Ceca. Non sappiamo come abbia reagito alla richiesta di trasmettere queste informazioni a Papa Francesco.

    Abbiamo quindi ricevuto poca comprensione nella Chiesa cattolica. Abbiamo ripetutamente invitato i rappresentanti della Chiesa cattolica della Repubblica Ceca, guidati dall’arcivescovo Jan Graubner, ad affrontare la questione degli abusi di petto. Abbiamo chiesto allo stesso arcivescovo Graubner, che era palesemente a conoscenza degli abusi sui chierichetti da parte di un sacerdote, ma che ha risolto la situazione solo trasferendolo da una parrocchia all’altra, dove questo sacerdote ha poi abusato di sempre più minori, di assumersi la responsabilità e dimettersi. Purtroppo, senza alcuna reazione o riflessione da parte sua.

    Egregio Signor Presidente e stimati politici,

    Siete i nostri rappresentanti eletti e siete tenuti a rispettare la Costituzione e le leggi della Repubblica Ceca. Durante la negoziazione dell’accordo, avete ceduto al Vaticano, come nessun altro Paese. Già nel sistema attuale, la Chiesa può efficacemente nascondersi dietro il segreto confessionale.

    Concludendo l’accordo, aiuterete i protettori dei pedofili nella Chiesa cattolica a usare e abusare del segreto confessionale e pastorale come ostacolo pratico alle indagini sugli abusi sessuali su minori nella Chiesa. Si tratta di un’omertà pubblicamente dichiarata tra Stato e Chiesa.

    Ancora oggi, la polizia non si permette di indagare sui vescovati e alza le spalle quando i sacerdoti dicono loro che non possono testimoniare a causa del segreto confessionale. Ora vogliono usare questo segreto per proteggere gli “operatori della Chiesa”, cioè chiunque venga indicato dalla Chiesa. Nascondere gli abusi danneggia non solo le vittime, ma l’intera società.

    L’esperienza della Slovacchia parla chiaro: i leader della Chiesa usano i trattati vaticani come scusa e si rifiutano di collaborare con la polizia.

    Nella Repubblica Ceca, a differenza dei paesi ad ovest di noi, è praticamente impossibile

    per rendere giustizia alle vittime di abusi passati nella Chiesa cattolica,
    per realizzare un’indagine obiettiva e indipendente che riveli la vera portata del problema degli abusi nella Chiesa cattolica. La Chiesa nella Repubblica Ceca si rifiuta persistentemente di mappare l’intera portata del problema e di consentire agli esperti di accedere ai suoi archivi,
    per ottenere un giusto risarcimento per le vittime le cui vite sono state irrimediabilmente danneggiate e le cui opportunità di vita sono state spesso significativamente compromesse proprio a causa degli abusi.

    La Chiesa nella Repubblica Ceca si batte da tempo per la restituzione dei beni ecclesiastici. Sostiene che l’ingiustizia debba essere riparata. I rappresentanti eletti hanno concesso la restituzione alla Chiesa, incluso un risarcimento relativamente generoso per i beni. Perché ora non insistete affinché la Chiesa agisca in modo altrettanto giusto e generoso nei confronti delle vittime?

    Riteniamo giusto e assolutamente necessario che prima di qualsiasi accordo con il Vaticano (che in tal caso non sarà più possibile rivedere unilateralmente da parte dello Stato ceco), vengano rispettati i diritti delle vittime e che le nostre richieste vengano ascoltate.

    Allo stesso tempo, insistiamo sul fatto che qualsiasi estensione del segreto confessionale ad altre persone, designate arbitrariamente dalla Chiesa, trasformerà la Chiesa in un’organizzazione privilegiata in grado di nascondere efficacemente gli abusi. Ciò è in netta contraddizione con i legittimi interessi delle vittime, ma anche con l’articolo 1 della Carta dei diritti e delle libertà fondamentali, secondo cui le persone sono “libere ed eguali in dignità e diritti. I diritti e le libertà fondamentali sono inalienabili, inalienabili, incondizionati e inviolabili”.

    Stipulando questo accordo, non solo calpesti il ​​diritto delle vittime alla giustizia, ma rischi anche che la Repubblica Ceca venga percepita come uno Stato che tollera gli abusi sui minori e ostacola le indagini indipendenti. Ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla nostra reputazione internazionale e attrarre altri autori di abusi.

    Grazie per aver preso in considerazione la nostra opinione. Ci auguriamo che, al momento di votare questo trattato, la saggezza, il senso di giustizia e il buon senso prevalgano sul rafforzamento della protezione di coloro che danneggiano le vittime e la società nel suo complesso.

    Se siete interessati, saremo lieti di incontrarvi e condividere le nostre esperienze presso la Camera dei Deputati e il Senato del Parlamento della Repubblica Ceca.

          Distinti saluti

    Tomáš Flégr – Praga, Adam Hnida – Karviná, Jiřina Kočí – Praga, Ladislav Koubek – Praga, Petra Panská – Praga, Jan Rozek – Velké Němčice, Irena Žáková – Tišnov

    Sopravvissuti agli abusi nella Chiesa cattolica

    https://www.procistoucirkev.cz/l/vatikanska-smlouva-ohrozuje-spravedlnost-pro-obeti-zneuzivani-v-cirkvi/

  • Un controverso sacerdote del Canton Vaud sarà processato per abusi su minori.

    Un controverso sacerdote del Canton Vaud sarà processato per abusi su minori.

    Un sacerdote della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo sarà processato per “atti sessuali con minori”.
    Il procuratore generale del Cantone di Vaud si è occupato personalmente del caso dopo una denuncia del 2024, quando il religioso era di stanza in una parrocchia del cantone.
    Il sacerdote era già stato oggetto di segnalazioni e controversie in precedenza in Svizzera e in Francia, di cui la diocesi era a conoscenza.

    Un caso di sospetto abuso sessuale su minori rischia di diventare esplosivo per la Chiesa cattolica. La Procura della Repubblica sta rinviando a giudizio un sacerdote attivo da anni nelle diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo . L’imputato sarà processato per atti sessuali con minori, probabilmente entro la fine dell’anno, e al momento rimane presunto innocente.

    Questa decisione era attesa dal 2024, quando il quotidiano “24 heures” e altri media avevano riportato la notizia. Il padre di una minorenne aveva sporto denuncia contro il sacerdote per abusi sessuali sulla figlia . Il sacerdote era attivo da diversi anni in una parrocchia del Canton Vaud, dove la diocesi lo aveva nominato, nonostante un passato travagliato, abbastanza noto da essere stato oggetto di diversi articoli di stampa nel corso degli anni.

    Un percorso noto alla Diocesi
    A seguito di questa denuncia alla polizia, le prove sono state ritenute sufficienti per aprire un’indagine, di cui si è occupato personalmente il Procuratore Generale Éric Kaltenrieder. Il portavoce della Procura, Vincent Derouand, ne spiega le ragioni: “Sono il contesto del caso, la natura dei presunti reati, nonché la professione dell’imputato, a pochi mesi dall’annuncio di un’indagine canonica avviata dal Vaticano a seguito di accuse di abusi sessuali all’interno della Chiesa, in particolare nella Svizzera romanda, a motivare la sua decisione”.

    La Procura della Repubblica afferma che l’imputato non è mai stato condannato penalmente in Svizzera. Tuttavia, il suo passato all’interno della Chiesa non è sfuggito. Quando la denuncia penale fu presentata nel 2024, la stampa aveva già riferito che questo sacerdote era stato segnalato dalla diocesi nel 2019, a seguito di sospetti sollevati da un altro membro del clero.

    Senza che il sacerdote in questione fosse pubblicamente nominato, questo caso suscitò polemiche nel 2020. Il vescovo Charles Morerod lo spiegò più volte, specificando che, a sua conoscenza, i sospetti riguardavano comportamenti inappropriati nei confronti di un adulto, non di un minore, e che l’indagine della polizia era stata chiusa senza ulteriori azioni.

    Nello stesso periodo, un altro evento fece notizia. Lo stesso sacerdote apparve in un libro pubblicato da giornalisti francesi sulle “terapie di conversione”. Secondo questa inchiesta, il sacerdote, che si era temporaneamente trasferito in Francia, era attivo in un gruppo che promuoveva la castità per gli omosessuali. Dopo il suo ritorno in Svizzera, la diocesi fu interrogata dalla stampa e prese le distanze da queste pratiche: “Definire l’omosessualità una malattia è assurdo e non lo tolleriamo”.

    Ma non è tutto. In un libro di interviste pubblicato nella Svizzera romanda nel 2024 – prima della denuncia – Charles Morerod viene interrogato sui precedenti di questo sacerdote, e in particolare su un terzo episodio, precedente a queste due controversie. Sospettato di aver fatto avances inappropriate a due adolescenti nel Canton Vaud, il sacerdote era stato segnalato alla polizia dalla diocesi e il suo ministero era stato limitato.

    Nominato da Charles Morerod
    In questa intervista, Charles Morerod ha spiegato che il sacerdote era sottoposto a monitoraggio specializzato, ma che l’indagine preliminare della polizia non ha potuto rivelare altro se non che era “estremamente sensibile”. Per questo motivo, su sua richiesta, al sacerdote è stato permesso di partire per la Francia. “Non faceva nulla e si deperiva”, ha raccontato Charles Morerod. Riguardo alle restrizioni imposte al sacerdote, ha aggiunto: “Ce n’erano alcune, ma non ce ne sono più, perché non è stato identificato alcun problema”.

    In seguito a queste controversie e segnalazioni, non passò molto tempo prima che questo sacerdote venisse nominato parroco nel Canton Vaud. In un post sui social media, ora cancellato, la parrocchia aveva dichiarato di aver assunto l’incarico su richiesta del vescovo. I post degli ultimi anni lo mostrano ancora mentre celebra la Messa circondato dai bambini.

    Oggi, questa nomina solleva più interrogativi che mai. Interrogato sull’annuncio di un simile processo contro un sacerdote della diocesi, Charles Morerod ha dichiarato: “Confidiamo che la giustizia stabilisca i fatti e li giudichi. Per il momento, non posso commentare, ma se i fatti saranno provati, tali azioni saranno ovviamente tragiche”.

    Nonostante tutto, il vescovo non mette ancora in discussione l’assegnazione di questo sacerdote a una parrocchia, e non – per lo meno – a un ruolo meno importante: “Al momento di questa nomina, la segnalazione alla polizia (ndr: quella del 2019) era stata archiviata. È stato nominato perché non possiamo privare qualcuno del suo incarico, né sanzionarlo sulla base di sospetti non provati. Questo principio vale per tutti”. Interrogato sull’esistenza di altre segnalazioni o segnali d’allarme, il vescovo ora si rifiuta di commentare mentre l’indagine è in corso.

    Una prova rara per il Canton Vaud
    Secondo diverse fonti, il sacerdote non è stato visto nella sua ex parrocchia. È stato rimosso dal suo ministero nell’estate del 2024, quando la diocesi è stata informata della denuncia penale. Il vescovo Morerod conferma che la situazione rimane la stessa. “Non gli sono stati assegnati altri incarichi, sebbene la Chiesa debba continuare a fornirgli un sostentamento, essendo presunto innocente”.

    Secondo lui, l’imputato non sarebbe in grado di trovare impiego in altre parrocchie o istituzioni cattoliche. “Prima di assumerlo, un’altra diocesi dovrebbe informarci e commetterebbe un errore se non lo facesse”. Tuttavia, la Chiesa attende la decisione dei tribunali prima di avviare un’indagine canonica o di denunciare la questione al Vaticano.

    Il sacerdote sarà processato per reati punibili con la reclusione fino a cinque anni ai sensi dell’articolo 187 del Codice Penale, che si applica a chiunque commetta un atto sessuale su un minore di 16 anni, lo induca a commettere tale atto o lo coinvolga in un atto sessuale. Tuttavia, il caso è stato deferito a un Tribunale di Polizia, che in genere si occupa di casi in cui la pena non supera un anno. Si tratta di una pena relativamente bassa per un caso di atti sessuali con minori. Roberto pellizzari

    https://www.24heures.ch/diocese-un-pretre-vaudois-sera-juge-pour-abus-sur-mineure-912422698997

  • Prete abusò di un bimbo disabile che aveva perso padre e nonna, arrestato dopo oltre 20 anni: rischia l’ergastolo

    Prete abusò di un bimbo disabile che aveva perso padre e nonna, arrestato dopo oltre 20 anni: rischia l’ergastolo

    Dall’inchiesta sugli abusi sessuali nella Chiesa di New Orleans – che ha portato a risarcimenti che hanno superato i 300 milioni di dollari – è emersa la storia di violenza subita da un bambino di 10 anni. Un caso particolarmente raccapricciante perché il piccolo era disabile e da poco aveva perso nonna e padre. In manette a distanza di più di 20 anni è finito Mark Francis Ford, 64 anni, ex sacerdote cattolico che all’epoca dei fatti prestava servizio nell’arcidiocesi della città della Louisiana (Usa)

    Secondo quanto ricostruito dalle autorità, gli abusi sarebbero avvenuti nel 2004, quando Ford era responsabile di un programma parrocchiale – God’s Special Children- da lui stesso cofondato rivolto a ragazzi con disabilità, di età compresa tra i 10 e i 14 anni. In quel contesto avrebbe conosciuto la sua presunta vittima, un bambino con disabilità mentale e fisica, segnato da un periodo particolarmente traumatico della sua vita. Il minore aveva infatti i due lutti che, secondo gli investigatori, lo avevano reso ancora più fragile. Sarebbe stato proprio in quel momento che Ford – con un atteggiamento tipico dei pedofili – avrebbe iniziato a frequentare assiduamente la sua famiglia, instaurando con il bambino un rapporto di fiducia e presentandosi come figura di sostegno, amico e mentore.

    Inizialmente, la presenza dell’allora sacerdote nella vita del minore si sarebbe manifestata attraverso attività apparentemente innocue, come giocare ai videogiochi o suonare la chitarra insieme. Con il tempo, però, il rapporto avrebbe assunto una deriva sempre più inquietante. Gli inquirenti riferiscono che Ford avrebbe mostrato al bambino materiale pornografico, per poi passare agli abusi sessuali. Dopo le violenze, la vittima sarebbe stata minacciata dall’ex sacerdote, il quale le avrebbe detto che nessuno, nemmeno la famiglia, gli avrebbe creduto se avesse denunciato gli abusi. Oggi la vittima ha 31 anni, soffre di una patologia degenerativa della colonna vertebrale che lo costringe in sedia a rotelle. Legalmente, però, è ancora considerato minorenne a causa delle sue condizioni.

    Mark Ford, che ha lasciato il sacerdozio nel 2007, rischia ora l’ergastolo obbligatorio se condannato. Fine pena mai a cui è stato condannato sempre a New Orleans nel dicembre del 2024 un altro sacerdote, poi morto in carcere. L’accusa a carico di Ford include stupro aggravato di minore, stupro di persona con disabilità, molestie e rapimento. L’arresto è avvenuto decenni dopo i fatti, nell’ambito di un’indagine più ampia sugli abusi sessuali all’interno dell’arcidiocesi di New Orleans. Ford è stato catturato a Portage, Indiana, trasferito nel carcere di New Orleans e detenuto senza possibilità di cauzione.

    Jason Williams, procuratore distrettuale di New Orleans, ha definito il caso “profondamente serio e inquietante”, sottolineando che le accuse rappresentano “una violazione inaccettabile della fiducia e un livello di vulnerabilità di cui non ci si dovrebbe mai approfittare”. L’avvocato di Ford, Ralph Whalen, non ha rilasciato commenti. Ford – come ricostruisce un dettagliato reportage del Guardian – apparteneva all’ordine dei Vincenziani ed è stato assegnato a diverse chiese nelle diocesi di New Orleans, Dallas e Gallup, in New Mexico.

    Ha lasciato il sacerdozio nel 2007 dopo aver chiesto al Vaticano la dispensa dagli obblighi clericali. Oltre al ruolo ecclesiastico, Ford ha ricoperto incarichi governativi in Louisiana e in organizzazioni no-profit, tra cui Feeding America e l’American Indian Center di Chicago. Nel 2020 l’arcidiocesi aveva richiesto la protezione fallimentare federale e, insieme alle compagnie assicurative, ha concordato un risarcimento di 305 milioni di dollari alle vittime.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/06/prete-abuso-di-un-bimbo-disabile-che-aveva-perso-padre-e-nonna-arrestato-dopo-oltre-20-anni-rischia-lergastolo/8282478/

  • Un collettivo di ex studenti Lasalliani denuncia decenni di violenze sistemiche e chiede giustizia

    Un collettivo di ex studenti Lasalliani denuncia decenni di violenze sistemiche e chiede giustizia

    Un movimento senza precedenti sta emergendo in Francia: un collettivo di ex studenti degli istituti cattolici Lasalliani, affiliati ai “Fratelli delle Scuole Cristiane”, rompe il silenzio per denunciare decenni di violenze fisiche, umiliazioni e aggressioni sessuali. Queste rivelazioni, che coprono il periodo dal 1955 al 1985, mettono in luce atti spesso prescritti per legge, ma le cui cicatrici rimangono profonde per le vittime, oggi di età compresa tra i 50 e i 70 anni. Di fronte a queste accuse, la congregazione assicura di prendere la situazione “molto sul serio” e ha già risarcito 70 persone, per un importo totale superiore a 2,4 milioni di euro, chiedendo al contempo un più ampio riconoscimento della sua responsabilità.

    Il collettivo, i cui membri testimoniano di “stupri, percosse, umiliazioni” e altre forme di abuso, si è formato per chiedere che venga fatta luce su queste pratiche ritenute “sistemiche”. Queste violenze sarebbero state perpetrate sia da figure religiose che da insegnanti laici all’interno di una ventina di istituzioni sparse sul territorio francese. L’eco delle loro voci risuona mentre la società francese e la Chiesa cattolica affrontano una presa di coscienza collettiva degli abusi passati, spesso nascosti o minimizzati.

    Philippe Auzenet, 73 anni, co-fondatore del collettivo, ha coraggiosamente condiviso la sua agghiacciante testimonianza. Racconta di essere stato “minacciato di morte, violentato, legato, appeso per i piedi” tra i 7 e i 9 anni alla scuola Lasalliana di Rouen, con aggressori che brandivano “coltelli da macellaio” e minacciavano di “cavargli gli occhi”. Esperienze traumatiche che, secondo le sue stesse parole, gli hanno “rovinato la vita”. Un altro co-fondatore, preferendo rimanere anonimo, ha anche descritto “violenze e molestie” subite presso la scuola/collegio Saint-Augustin di Saint-Germain-en-Laye tra il 1969 e il 1978. Questi resoconti toccanti illustrano la scala e la brutalità degli abusi subiti da molti bambini all’interno di queste istituzioni educative.

    La Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, fondata da Jean-Baptiste de La Salle e che oggi gestisce 150 scuole private convenzionate in Francia, ha risposto tramite il suo avvocato, Matthias Pujos. In una dichiarazione, ha affermato di essere “consapevole (…) della responsabilità che le incombe”. Dal 2014 è stata istituita una cellula di ascolto per raccogliere le segnalazioni e accompagnare le vittime. Ad oggi, sono state registrate 72 segnalazioni, che hanno portato al risarcimento di 70 persone per un importo totale di 2.434.882 euro, in conformità con le raccomandazioni della Commissione Riconoscimento e Riparazione (CRR) della Chiesa.

    Nonostante questi sforzi, il collettivo ritiene che la risposta sia insufficiente. Insiste sulla necessità di un riconoscimento esplicito della natura “sistemica” della violenza e chiede la creazione di un fondo di risarcimento sostanziale di 100 milioni di euro. Questa richiesta si inserisce in un movimento più ampio di richiesta di giustizia e riparazione per le vittime di abusi all’interno della Chiesa, a seguito delle rivelazioni del rapporto Ciase (Commissione Indipendente sugli Abusi Sessuali nella Chiesa) nel 2021, che aveva stimato il numero di vittime minorenni dal 1950 a 330.000.

    La maggior parte dei fatti denunciati dall’ex collettivo Lasalliano sono prescritti, il che significa che non possono più essere oggetto di azioni penali. Tuttavia, la congregazione ha comunque presentato tre denunce giudiziarie dal 2022 ai pubblici ministeri di Besançon, Évry-Courcouronnes e Reims, riguardanti atti in cui i sospettati sono ancora vivi. Questo passo, sebbene tardivo per alcune vittime, indica la volontà di cooperare con la giustizia nei casi in cui ciò sia ancora possibile.

    Gli istituti coinvolti, alcuni dei quali oggi non appartengono più alla congregazione, si trovavano in diverse città francesi come Quimper, Rouen, Mende, Langogne (Lozère), Rueil-Malmaison, Issy-les-Moulineaux (Hauts-de-Seine), Grenoble, Igny (Essonne), Nantes o Parigi. La dispersione geografica dei casi sottolinea l’entità del problema e la necessità di un approccio completo per affrontarlo.

    Il collettivo lancia ora un appello nazionale a testimonianze, sperando di incoraggiare altre vittime a uscire allo scoperto. Questa iniziativa mira non solo a ottenere un riconoscimento pieno ed esplicito da parte della congregazione, ma anche a contribuire a un processo di guarigione collettiva. La battaglia per la verità e la giustizia è lungi dall’essere finita, e questi ex studenti sono determinati a non lasciare che questi atti di violenza cadano nell’oblio, lavorando affinché tali tragedie non si ripetano mai più nelle istituzioni educative.

  • Pedofilia: Chiesa Panama avvia indagine su abusi 2001-2026

    Pedofilia: Chiesa Panama avvia indagine su abusi 2001-2026

    (AGI) – Città del Vaticano, 2 feb. – Un processo di conversione, verità e ascolto sull’odiosa piaga degli abusi sessuali nella Chiesa: lo chiede l’arcivescovo di Panamá, José Domingo Ulloa Mendieta, che ieri, durante l’omelia domenicale, ha annunciato la creazione di una Commissione per la trasparenza indipendente con l’obiettivo di condurre una valutazione istituzionale delle azioni dell’arcidiocesi nei casi di abuso su minori verificatisi tra il 2001 e il 2026.

        “Questo percorso viene intrapreso con umiltà e con la ferma volontà di affrontare la realtà a testa alta, senza evasioni o giustificazioni, ponendo al centro le vittime e la loro dignità”, ha detto il presule, secondo quanto riportato da Vatican News. La decisione è stata presa il 26 gennaio scorso ed è nata “dalla coscienza, dalla responsabilità pastorale e dall’impegno evangelico per la verità”.

        La Commissione per la trasparenza, patrocinata dall’Università di Notre Dame (Stati Uniti) e dall’Università di Villanueva (Spagna), è composta da un team interdisciplinare di esperti e affronterà questo processo “da una prospettiva olistica”. Al centro di questo percorso ci sarà l’ascolto rispettoso e riservato delle vittime, “sia di quelle che hanno già parlato sia di quelle che non l’hanno ancora fatto”, spiega monsignor Ulloa Mendieta, precisando che questa fase centrale è cominciata il 28 gennaio e si concluderà il 30 aprile ed è rivolta alle vittime dirette e indirette di abusi subiti durante l’infanzia e l’adolescenza. (AGI)

    AGGIORNAMENTO 17:01

    (AGI) – Città del Vaticano, 2 feb. – Un processo di conversione, verità e ascolto sull’odiosa piaga degli abusi sessuali nella Chiesa: lo chiede l’arcivescovo di Panamá, José Domingo Ulloa Mendieta, che ieri, durante l’omelia domenicale, ha annunciato la creazione di una Commissione per la trasparenza indipendente con l’obiettivo di condurre una valutazione istituzionale delle azioni dell’arcidiocesi nei casi di abuso su minori verificatisi tra il 2001 e il 2026.

        “Questo percorso viene intrapreso con umiltà e con la ferma volontà di affrontare la realtà a testa alta, senza evasioni o giustificazioni, ponendo al centro le vittime e la loro dignità”, ha detto il presule, secondo quanto riportato da Vatican News. La decisione è stata presa il 26 gennaio scorso ed è nata “dalla coscienza, dalla responsabilità pastorale e dall’impegno evangelico per la verità”.

        La Commissione per la trasparenza, patrocinata dall’Università di Notre Dame (Stati Uniti) e dall’Università di Villanueva (Spagna), è composta da un team interdisciplinare di esperti e affronterà questo processo “da una prospettiva olistica”. Al centro di questo percorso ci sarà l’ascolto rispettoso e riservato delle vittime, “sia di quelle che hanno già parlato sia di quelle che non l’hanno ancora fatto”, spiega monsignor Ulloa Mendieta, precisando che questa fase centrale è cominciata il 28 gennaio e si concluderà il 30 aprile ed è rivolta alle vittime dirette e indirette di abusi subiti durante l’infanzia e l’adolescenza. (AGI)

    AGGIORNAMENTO 17:01

    (AGI) – Città del Vaticano, 2 feb. – “Siamo pienamente consapevoli del profondo dolore che comporta rivivere queste esperienze. Pertanto questo processo si svolgerà in un ambiente sicuro, empatico e assolutamente rispettoso, garantendo la riservatezza e proteggendo l’identità di coloro che scelgono di condividere la propria testimonianza”.

        Non esiste un numero ufficiale e preciso di abusi contro bambini e adolescenti da parte di membri della Chiesa cattolica a Panamá, sebbene, riferisce l’agenzia Efe, vi siano casi emblematici come la condanna a 30 anni di carcere inflitta nell’agosto 2023 a un ex sacerdote per reati di violenza sessuale. Il rapporto con le conclusioni è previsto nel mese di settembre. Il coordinatore della Commissione per la trasparenza, padre Jordi Pujol, ha affermato che l’obiettivo centrale è comprendere come si siano verificati tali episodi e quale sia stata la reazione dell’arcidiocesi. Questa valutazione cerca di “proporre meccanismi migliori per supportare le vittime, le loro famiglie e le comunità, nonché per garantire che l’arcidiocesi sia un ambiente sicuro per tutti”. L’avvocato Adrian Cuevas, membro dell’Ufficio di ascolto della Chiesa cattolica, ha affermato dal canto suo che “è fondamentale che venga rispettato il giusto processo, preservando la presunzione di innocenza finché non si stabilisce, in modo equo e definitivo, se un crimine è stato commesso o meno”.

        L’arcivescovo ha parlato di un percorso “non facile ma necessario”, di “un passo concreto verso la verità, la giustizia e la guarigione che nasce dall’impegno di prendersi cura dei più vulnerabili e di costruire una Chiesa sempre più fedele al Vangelo di Gesù Cristo”. Ulloa Mendieta ha ribadito “con assoluta chiarezza la nostra politica di tolleranza zero nei confronti di questo flagello e la priorità per le vittime, la loro dignità e guarigione e il diritto di essere ascoltate. Per noi vescovi questa valutazione è un atto di coerenza cristiana, responsabilità e autentico impegno a garantire spazi sicuri in tutte le nostre comunità ecclesiali”. (AGI)

    https://www.agi.it/agiprima/pedofilia-chiesa-panama-avvia-indagine-su-abusi–agi:sur:35401440/

  • Svizzera – Pedofilia, netto aumento delle domande ai centri di consulenza

    Svizzera – Pedofilia, netto aumento delle domande ai centri di consulenza

    Sempre più persone con un’attrazione sessuale verso i minori cercano aiuto, così come i loro familiari. I due centri specializzati competenti nella Svizzera tedesca e in Romandia hanno segnalato un forte aumento delle richieste (da 204 a 348) lo scorso anno.

    Nella parte germanofona del Paese, dove opera il centro di prevenzione Beforemore, il numero di richieste di contatto è più che raddoppiato rispetto al 2024, passando da 67 a 175, si legge in una nota diffusa giovedì. L’incremento è stato particolarmente pronunciato tra le persone con una preferenza sessuale per i minorenni (da 31 a 83) e tra i parenti (da 16 a 53).

    In Romandia, il totale dei casi gestiti dall’organizzazione DIS NO è cresciuto da 137 a 173. In entrambe le regioni linguistiche, sono peraltro aumentate anche le domande da parte di professionisti del settore, come terapisti e assistenti sociali, che possono segnalare pazienti affetti da queste problematiche.

    Aiuta la crescente notorietà dei servizi
    Le organizzazioni attribuiscono questo trend alla crescente notorietà dei loro servizi. Questo è un buon segno, ha affermato Dominik Galliker, direttore di Beforemore, citato nel comunicato. Secondo l’esperto, in molti “soffrono a causa delle loro preferenze sessuali, provano vergogna e cercano consigli per gestire i propri impulsi”.

    Per accrescere ulteriormente la sensibilizzazione, Beforemore sta lanciando un podcast. Dal canto suo, DIS NO ha cominciato lo scorso autunno una campagna rivolta ai consumatori di materiale pedopornografico online. Entrambe offrono consulenza gratuita e anonima per prevenire gli abusi sessuali sui minori. I loro servizi sono finanziati, tra gli altri, dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS).

    Da ricordare come anche in Ticino, nel 2020, era stata creata un’antenna anti-pedofilia, tramite l’associazione Io no. Dopo due anni di attività aveva però dovuto chiudere i battenti per ragioni di ordine finanziario.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/pedofilia-netto-aumento-delle-domande-ai-centri-di-consulenza/90858416