Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sorbolo, il caso don Reverberi: “La comunità è stanca. Non giudichiamo fatti che non conosciamo”

    Sorbolo, il caso don Reverberi: “La comunità è stanca. Non giudichiamo fatti che non conosciamo”

    “Per come lo abbiamo conosciuto in questi anni, non possiamo credere che don Franco sia responsabile dei fatti di cui è accusato”: è questo il senso della risposta che da più voci raccolgo nel cortile davanti alla canonica dove vive don Franco Reverberi, a Sorbolo.

    In un bar del centro, qualcuno ricorda il clamore che aveva suscitato, nel 2012, la notizia che il parroco, arrivato da circa un anno in paese, fosse ricercato dall’Interpol per fatti risalenti agli anni della “guerra sporca” di Videla.

    Oggi la vicenda torna a fare parlare dopo che a ottobre è stata emessa una seconda richiesta di estradizione nei confronti del sacerdote italo-argentino, come riportato nell’inchiesta I fuggitivi pubblicata nei giorni scorsi su La Repubblica.

    Originario di Enzano, classe 1937, a undici anni Reverberi emigra con la famiglia in Sudamerica. Nel ‘67 l’ordinanza sacerdotale lo porta a svolgere la funzione di parroco, per oltre quarant’anni, a Salto de Las Rosas.

    Dopo la fine della dittatura e dopo l’annullamento delle leggi che impedivano di accertare le responsabilità del terrorismo di Stato, quattro sopravvissuti alle sevizie subite nella Casa Departamental, uno dei tanti buchi neri che inghiottirono migliaia di oppositori politici, chiamano in causa don Reverberi nelle loro testimonianze.

    Come emerge dall’inchiesta giornalistica che fa parte del progetto On the run from the past, durante il processo i testimoni riferirono che, mentre venivano torturati, ad assistere vi era il cappellano militare, riconosciuto in Reverberi.

    Vestito a volte con abiti militari, altre volte con l’abito talare, la Bibbia in mano, il sacerdote, ricordano i testimoni, parlava raramente e solo per indurre i prigionieri a collaborare.

    Ma quando, nel giugno del 2011, il procuratore generale di San Rafael, sulla base delle testimonianze raccolte, chiede che Reverberi venga indagato, il sacerdote non è più reperibile avendo lasciato il Paese un mese prima per stabilirsi a Sorbolo. Ai giudici, che dovevano ascoltare il parroco, fu presentato un certificato che attestava problemi cardiaci.

    Nel 2012, a un anno dal suo trasferimento in Italia, una sua foto viene diramata dall’Interpol che emette un mandato di rintraccio nei suoi confronti mentre la richiesta di estradizione avanzata dall’Argentina, in assenza del reato di tortura nel codice penale italiano, viene rigettata prima dalla Corte d’Appello di Bologna, poi dalla Cassazione, nel 2014.

    Il 2 ottobre scorso, come riportato sulle pagine di Repubblica, è stata però presentata una nuova richiesta di estradizione nei confronti del sacerdote.

    Don Reverberi, come mi dicono in paese, esce raramente e conduce una vita molto ritirata limitandosi a dire messa una volta alla settimana. Nello spiazzo alle spalle della chiesa, delimitato a ferro di cavallo entro gli edifici della canonica, c’è un via vai di bambini accompagnati a catechismo dalle mamme.

    Lauretta Ponzi, referente Caritas della parrocchia, all’uscita della canonica non si sottrae alle domande. In che modo ha reagito la comunità parrocchiale di fronte alle accuse rivolte nei confronti di don Franco?

    “Guardi, abbiamo già parlato tutti troppo di questo argomento, da diversi anni: più se ne parla e più la gente di Sorbolo scuote le spalle e dice di non volerne più sapere nulla. Noi vediamo l’operato che don Franco sta facendo qui ormai da dieci anni: non abbiamo nessun motivo per poter giudicare. Non conosciamo i fatti, se non quelli che abbiamo letto da voi. Per quello che noi vediamo, non abbiamo elementi per dubitare di lui”.

    Avete mai provato, in un confronto con la comunità, a chiedere risposte in merito alle accuse che gli vengono rivolte?

    “Don Reverberi ha chiarito tutto: anche in Italia è stato assolto perché non si trovava nel luogo in cui dicono che si trovasse al momento dei fatti”, mi risponde. Le dico che non è così: non è stato assolto perché non è stato processato, essendo venuto in Italia a un mese dall’inizio del processo. “Comunque ho visto l’inserto che avete fatto” e scuote il capo.

    Un peso lo hanno anche le parole dei testimoni: don Reverberi non sente il dovere di dare risposte ai giudici, a chi chiede di ricostruire un pezzo buio di storia, anche per chiarire la sua posizione?

    “Potrebbe anche essere, io non lo so, ma prima di tutto credo che debba rispondere davanti a Dio: è un sacerdote, c’è un superiore, c’è un vescovo, dovranno verificare loro. La comunità, mi creda, è stanca. Non possiamo dare giudizi su fatti che non conosciamo, che vengono da lontano e che ci sono stati riportati. Sono fatti rispetto ai quali lui si è difeso a spada tratta di fronte alla comunità parrocchiale”.

    Don Reverberi si è allontanato dall’Argentina per venire a Sorbolo poco prima del processo che lo vedeva imputato…”Probabilmente sì…questo ci può anche stare: ci possono essere stati sacerdoti che hanno lasciato la vita e altri, magari più deboli, che hanno chiuso gli occhi. Questo più che un problema della Chiesa credo sia un problema della persona. Possiamo mettere in dubbio un sacerdote che sta dando alla comunità, per quello che può dato che è molto malato, il suo impegno celebrando la messa e confessando i fedeli? Nel frattempo si sta curando, ha detto che è venuto in Italia per curarsi: ci sta anche che possa essere venuto in Italia in un momento difficile, ma era anche già malato. A che titolo possiamo giudicare?”.

    Cercare risposte, per poi poter giudicare, anche a nome delle vittime del regime di quegli anni. “Sì, sì, la storia la conosciamo…ma quando l’altro giorno ho visto il vostro servizio con don Reverberi in mezzo a quei due…mi è dato un colpo al cuore: non ce lo vedo, lì in mezzo, non posso crederci. La mia risposta da fedele, da cristiana, è questa: se lui è veramente colpevole, parli. Se no, ci dovremo affidare alla giustizia divina. Se intervista qualche altro parrocchiano, qualcuno potrebbe dirle che ha dei dubbi ma la comunità vera, che vive attorno alla parrocchia, non si pone il problema: non è che non vogliamo riconoscere quello che veramente è stato ma non vogliamo pensare che il nostro prete – che non è il parroco, perché è qui solo in appoggio – possa essere coinvolto in una cosa del genere”.

    Da una porta, si affaccia sullo spiazzo don Aldino Arcari, dal 2013 parroco della diocesi. Pochi giorni fa, alla giornalista di Repubblica che gli poneva una domanda sul caso Reverberi, ha parlato di accanimento da parte della stampa, informandola di avere avvertito il vescovo del fatto che in paese fossero tornati giornalisti a chiedere di don Franco.

    Di fronte alla mia domanda di un’intervista, accetta di rispondere. Parlare con don Reverberi, invece, non è possibile: è molto anziano e malato, mi dice.

    Don Arcari, a testimoniare ci sono quattro ex prigionieri politici che hanno indicato in Reverberi il parroco che nel 1976 avrebbe assistito alle torture mentre più testimoni riferiscono della sua presenza tra il ‘76 e il ‘78 nel centro di detenzione clandestino di San Rafael. Quale è la vostra posizione rispetto a questa vicenda?

    “Noi abbiamo un foglio della diocesi di San Rafael che dice che lui non era lì, nel ‘76, e lui stesso ha ribadito che non c’era, in quel periodo, essendo diventato cappellano militare solo nell’80. C’è tanto di documento della diocesi! Le accuse che gli vengono rivolte mi sembrano un po’ forzate, conoscendolo! Qui stiamo dando la caccia alle streghe…”.

    Ma i centri di detenzione erano extra-legali e clandestini: è improbabile che si registrassero gli ingressi di chi vi operava…

    “Può anche essere – ribatte don Arcari – io però mi fido di quello che dice. Se poi fosse falsa testimonianza, dovrà risponderne davanti a Dio. Siamo nel campo delle ipotesi. Lui ha già detto che non c’era. Ma io dico: se anche ci fosse stato, che accusa è? Beh, va bene: aveva la Bibbia in mano, dicono, certo: è un prete, non poteva andare là con un mitra….che conforto poteva dare ai condannati? Cosa poteva fare? Come quando durante il fascismo chiedevano a qualcuno di baciare il crocifisso….Che cosa poteva fare, poveretto… Non siamo mica tutti leoni: pensiamo a Don Abbondio”.

    All’esterno fa freddo, pur essendo un pomeriggio di sole. Don Arcari mi invita a entrare assieme a Lauretta Ponzi. Mi ripetono che la comunità non può credere che sia lui il prete riconosciuto dai testimoni, non per come lo conoscono.

    “Ci pensi – così Arcari, rivolgendosi a me -, come mai papa Francesco non è mai andato in Argentina, che è la sua terra? Chiediamoci questo. E’ un problema politico: non lo possono vedere, quel papa lì, in Argentina e lui non ci andrà mai, glielo dico io: sono delle beghe politiche. Non possono vedere papa Francesco e allora dicono: ti torturiamo questo prete argentino che è in Italia. Ci sono delle storie, sotto, che noi non sappiamo…Io, se fossi papa, la prima cosa che farei sarebbe andare nel mio paese natale…”.

    Vi siete confrontati col vescovo recentemente sulla vicenda di cui ora si torna a parlare vista la nuova richiesta di estradizione?

    “Io e il vescovo siamo molto legati. Quando viene qualcuno a chiedere di don Franco, glielo dico: lui mi ha detto di avere allertato Parolin in modo che avverta il papa di questa storia. Sembra che Sorbolo copra il torturatore ma noi non copriamo nessuno: lo abbiamo qui ospite e ce lo teniamo, anziano e malato, poveretto. Celebra messa solo una volta a settimana e confessa i fedeli: più di questo non fa. Che gli è venuto un infarto è vero: l’ho accompagnato io in ospedale. Per lui questa attenzione è una tortura. Altro, non saprei cosa dirle”.

    Arturo Salerni, avvocato che nel caso Reverberi è stato parte civile in Cassazione per la Repubblica Argentina, uno dei principali avvocati difensori delle vittime del maxi-processo Condor nel quale sono stati condannati all’ergastolo 24 responsabili dei crimini commessi durante le dittature sudamericane, raggiunto nel suo studio romano così commenta il caso Reverberi: “La richiesta di estradizione fu respinta dalla Corte d’Appello di Bologna, ritenendo che i reati fossero prescritti. Verso di lui era mossa l’accusa di tortura. Io allora feci per la Repubblica Argentina il ricorso in Cassazione che sostanzialmente ribadì le conclusioni alle quali era arrivata la Corte di appello di Bologna.

    Dal punto di vista dei processi, in Italia non ci sono attualmente altri elementi. Quello che evidenziamo è che don Reverberi si è sottratto alla giustizia argentina oltre al fatto che ci sono diversi e convergenti elementi di accusa: ci sono precisi riconoscimenti, che sono stati raccolti, tutti convergenti nell’indicare in lui ‘il prete’, il sacerdote che assisteva alle torture in maniera benevola non nei confronti dei torturati ma dei torturatori, con atteggiamento di complicità e spingendo i prigionieri a confessare. Da più parti – conclude il legale – in alcuni casi anche da parte della Chiesa, viene la richiesta che Reverberi si sottoponga alla giustizia terrena, prima di arrivare alla giustizia divina”.

    Lucia De Ioanna

    https://parma.repubblica.it/cronaca/2021/01/20/news/sorbolo_il_caso_don_reverberi_la_comunita_e_stanca_non_giudichiamo_fatti_che_non_conosciamo_-283389240/?fbclid=IwAR0rqWtQc52SapVME10yvb_xAaSCZVLGSjY_OHqyC5lMBK4WKzH-bS47vWQ

     

  • La Commissione interamericana sui diritti umani si occuperà della pedofilia clericale

    La Commissione interamericana sui diritti umani si occuperà della pedofilia clericale

    La Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) ha discusso ieri, 3 dicembre, la questione della pedofilia clericale durante un’audizione tematica. Un ascolto tematica è uno spazio che la Commissione concede alla società civile per discutere di questioni che possono essere di interesse per l’intera regione.

    Sara Oviedo, ex vicepresidente del Comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti dei bambini, spiega che l’audizione tematica è stata richiesta tre mesi fa ed è stata subito approvata “per la rilevanza della questione”.

    I rappresentanti di Ending Clergi Abuse (ECA) – organizzazione globale la cui missione è quella di costringere la Chiesa a porre fine abusi del clero, soprattutto infantile sessuale – presso l’ udienza . Hanno presentato cinque casi emblematici di abusi sessuali contro ragazze, ragazzi e adolescenti, commessi da autorità religiose in Argentina, Ecuador, Perù, Messico e Colombia. Hanno anche denunciato l’insabbiamento della chiesa, l’impunità dei pedofili e la mancanza di misure di riparazione per le vittime.

    Nel caso dell’Ecuador, Karina Montesdeoca, rappresentante della Coalition against Sexual Abuse of Children (Cocasen), ha presentato il caso del sacerdote César Cordero. Cordero era un prete nella città di Cuenca e si dice che abbia abusato e violentato almeno sei uomini da bambini e adolescenti. 

    Il suo caso è venuto alla luce nel 2018, quando Jorge Palacios, che allora aveva 63 anni, apparve in televisione e disse che da bambino era stato vittima di abusi sessuali da parte di Cordero. Secondo l’intervento di Montesdeoca davanti all’IACHR, il sacerdote è stato più volte premiato dal governo ecuadoriano e, anche dopo che gli abusi sono stati resi pubblici, lo Stato non è intervenuto. “Nonostante tutte le prove contro di lui, i casi sono stati archiviati”, ha detto indignato Montesdeoca. 

    Sebbene l’unico caso presentato dall’Ecuador davanti all’IACHR sia stato quello di César Cordero, ci sono altri casi che sono venuti alla luce, come quello del sacerdote Luis FErnando Intriago a Guayaquil e quello di José Luis Sánchez a Cuenca.

    Luis Fernando Intriago , un reverendo della città costiera di Guayaquil ha abusato di adolescenti che frequentavano i suoi gruppi giovanili. Per quanto riguarda il caso reso pubblico nel 2018, sono una dozzina le vittime che hanno sporto denuncia nei suoi confronti, ma si sa che, in realtà, potrebbero essere molte di più. Il sacerdote ha lavorato con i giovani per più di dieci anni.

    La Procura ha aperto due inchieste contro Intriago e la Chiesa cattolica lo ha espulso dallo stato clericale. Tuttavia, ad oggi nessuna sentenza è stata pronunciata contro l’ex sacerdote. 

    Sempre a Cuenca, è stato rivelato il caso di José Luis Sánchez , un prete cattolico spagnolo arrivato in Ecuador alla fine degli anni ’80 . Sánchez è accusato di aver picchiato e maltrattato bambini, autorizzato sterilizzazioni forzate di donne con disabilità e commesso abusi sessuale. Per più di vent’anni la Chiesa cattolica di Cuenca era a conoscenza delle accuse contro il sacerdote, ma non ha fatto nulla. 

    Nel 2018, l’arcivescovo Marcos Pérez Caicedo ha informato Sánchez di un’indagine che era stata aperta contro di lui. Il giorno dopo, il prete spagnolo morì. Nessuna delle sue vittime è stata riparata e lo Stato ecuadoriano si è persino pentito della morte del religioso. 

    Il Comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti dei bambini ha pubblicato , nel 2014, un rapporto che metteva in guardia contro gli abusi sui minori da parte di sacerdoti e leader religiosi di tutto il mondo. Finora ci sono state ondate di reclami negli Stati Uniti e in Europa. Tuttavia, Sara Oviedo, che è anche nel consiglio mondiale dell’ECA, afferma che sperano di svelare un’ondata di casi di abuso clericale anche in America Latina.

    Oviedo spiega che dopo l’audizione tematica con la IACHR, il passo successivo è preparare un caso per portarlo davanti alla commissione per l’analisi. L’Argentina avrebbe un caso, tuttavia, non ci sono dettagli al riguardo. Se questo caso fosse accettato dalla Commissione, potrebbe essere deferito alla Corte interamericana. Oviedo afferma che se il tribunale si pronunciasse a favore delle vittime, si potrebbe stabilire un precedente per gli Stati per rispondere all’impunità e sanzionare gli abusi della chiesa. 

    Durante l’audizione, la Commissione interamericana sui diritti umani si è impegnata a collaborare con la società civile affinché gli abusi dei leader religiosi non rimangano impuniti e per garantire che gli Stati proteggano meglio bambini e adolescenti. 

    https://gk.city/2020/12/04/pederastia-iglesia-cidh/

  • Il Provolo e l’impunità nei casi di abuso, alla Commissione interamericana per i diritti umani

    Il Provolo e l’impunità nei casi di abuso, alla Commissione interamericana per i diritti umani

    Gli avvocati della Ong Xumek considereranno questo caso come uno dei più rappresentativi per quanto riguarda l’occultamento di violenti religiosi da parte della Chiesa. Inoltre, verranno svelati molti altri fatti che sono impuniti in America Latina.

    Il caso Próvolo ha segnato un prima e un dopo in molte zone. Soprattutto, nelle vite di ragazzi e ragazze sorde che sono stati aggrediti selvaggiamente e che – come loro stessi sostengono – nulla permetterà loro di dimenticare quegli incubi che hanno vissuto nella vita reale. Ma, inoltre, è diventata storica anche la condanna a 45 e 42 anni per i sacerdoti Horacio Corbacho e Nicola Corradi come autori di abusi ed episodi di corruzione su minori. Perché è stato il più alto nella storia giudiziaria di Mendoza, e il più alto del paese per gli abusi commessi da membri del clero .

    In questo contesto, e mercoledì il primo anniversario della suddetta sentenza; La ONG Xumek (a cui appartiene un gruppo di avvocati per i sopravvissuti di Próvolo) ha confermato che porterà il caso Mendoza in particolare a un’audizione tematica davanti alla Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) . Si discuterà della situazione di impunità per l’ abuso di bambini e adolescenti nelle istituzioni religiose in tutto il continente americano.

    La ONG di Mendoza è stata invitata e convocata a partecipare all’udienza che si terrà giovedì 3 dicembre dall’organizzazione internazionale ECA (Ending Clergy Abuse , or End of Clerical Abuses; in spagnolo). Precisamente, nel febbraio di quest’anno gli avvocati e alcuni degli ex studenti che sono sopravvissuti agli abusi in Provolo di Mendoza viaggiato per l’Europa per denunciare la Santa Sede per un cover-up dinanzi alle commissioni ei relatori della National Organization delle Nazioni Unite ( ONU ) .

    Denunce, contestazioni

    L’ECA e la ONG di Mendoza hanno presentato a Ginevra (Svizzera) un rapporto di follow-up riguardante il mancato rispetto del Comitato contro la tortura e del Comitato sui diritti dell’infanzia , entrambi del 2014 dalla Santa Sede . Davanti a entrambi i comitati dell’Onu , hanno denunciato una serie di eventi accaduti all’interno di diverse istituzioni della Chiesa cattolica e che si traducono in grave inosservanza dei suddetti documenti finali.

    Inoltre, hanno anche denunciato davanti a quattro Rapporteurship speciali la responsabilità internazionale della Santa Sede per gli abusi sessuali avvenuti nel Próvolo de Mendoza e La Plata . In questo senso, hanno sottolineato in particolare la mancanza di collaborazione da parte delle autorità ecclesiastiche con le autorità civili, l’ insabbiamento e il trasferimento dei sacerdoti indagati; così come l’adozione di misure che hanno cercato di prevenire o ostacolare la riparazione globale per le vittime.

    Il pubblico

    Su 3 dicembre , alle 11 a Washington (13 in Argentina), la 178a sessione virtuale della CIDH avrà inizio ; che sarà trasmesso sulla piattaforma Zoom e tramite l’ account Facebook di IACHR.

    Come specificato dagli avvocati Lucas Lecour e Sergio Salinas (entrambi membri di Xumek e querelanti nel caso Próvolo), l’obiettivo ora è che l’IACHR conosca la situazione di Próvolo de Mendoza e La Plata “e si pronunci per la prima volta nella regione. sulla situazione di migliaia di vittime in America Latina che sono state vittime della negligenza delle autorità statali incaricate di amministrare la giustizia, per indagare adeguatamente e condannare centinaia di chierici che, al riparo delle organizzazioni religiose di cui fanno parte e delle Gli stessi Stati godono oggi della totale impunitàcontinuando in libertà e mettendo a rischio la vita di migliaia di ragazzi, ragazze e adolescenti nel continente americano ”.

    https://www.losandes.com.ar/sociedad/el-provolo-y-la-impunidad-en-casos-de-abusos-a-la-comision-interamericana-de-derechos-humanos/

  • Nuove accuse contro l’ex segretario di Wojtyla: prese soldi per nascondere i pedofili al Pontefice

    Nuove accuse contro l’ex segretario di Wojtyla: prese soldi per nascondere i pedofili al Pontefice

    L’accusa è grave: aver preso soldi per partecipare alle messe papali e per nascondere le accuse di pedofilia al Papa San Giovanni Paolo II. Così il cardinale Stanislaw Dziwisz, per quarant’anni segretario di Karol Wojtyla prima a Cracovia e poi a Roma, è finito al centro dell’attenzione mediatica dopo che il Vaticano ha reso noto il contenuto dell’attesissimo rapporto sul cardinale americano Theodore McCarrick, ridotto allo stato laicale da Papa Francesco per abusi sessuali su minori. La Conferenza episcopale polacca ha chiesto alla Santa Sede di fare piena luce sul ruolo di Dziwisz dato che avrebbe avuto un ruolo nella scelta dell’allora Pontefice di promuovere McCarrick, nel 2000, alla guida dell’arcidiocesi della Capitale Usa e poi, l’anno successivo, nominarlo cardinale.
    Non solo. Tramite il presidente Gadecki ha invocato una Commissione ad hoc. Nel dettaglio, la Conferenza episcopale polacca ha espresso l’auspicio che una commissione della Santa Sede chiarisca il ruolo dell’ex segretario anche alla luce di un documentario trasmesso nei giorni scorsi dal canale polacco TVN24, che ha posto diverse domande sull’atteggiamento del cardinale Dziwisz, 81 anni, sospettato di aver nascosto al Papa gli abusi sessuali sui preti di tutto il mondo nonché gli affari di pedofilia nella Chiesa polacca.

    Il caso del sacerdote messicano Marcial Maciel
    Nel documentario a spiccare, tra gli altri, è il noto caso di Marcial Maciel, sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo, abusatore seriale sempre protetto negli anni da Wojtyla poi sanzionato da Benedetto XVI, che ha anche commissariato la potente congregazione religiosa.
    Tra gli intervistati vi è il primo giornalista che ne scrisse, lo statunitense Jason Berry, che raccontò sul National Catholic Reporter, già molti anni fa, che Maciel elargiva corpose donazioni ai maggiorenti vaticani dell’epoca comprandone il silenzio.
    Una vicenda, quella di Maciel, rievocata anche da Papa Francesco quando, di ritorno da Abu Dhabi nel 2019, ricordò ai giornalisti che lo accompagnavano sul volo che Joseph Ratzinger, già quando era prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, “aveva tutte le carte, tutti i documenti, su una organizzazione religiosa che aveva corruzione al suo interno, sessuale ed economica. Lui (da Cardinale) andava e c’erano dei filtri, e non poteva arrivare. Alla fine il Papa (Giovanni Paolo II), con l’intento di capire la verità, ha fatto una riunione, e Joseph Ratzinger è andato lì con la cartella e tutte le sue carte. E quando è tornato ha detto al suo segretario: ‘Mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito’”.
    Presumibilmente, il partito di Dziwisz o del cardinale Segretario di Stato dell’epoca Angelo Sodano. Un altro autore intervistato nel documentario polacco, il saggista francese Frederic Martel, autore di “Sodoma”, afferma: “Messico, Irlanda, Stati Uniti, Argentina. Ogni volta che sorge una domanda su come nascondere la pedofilia, compare sempre il nome di Dziwisz. Lui sapeva. Rimane un mistero se abbia informato Giovanni Paolo II o meno”.

    La difesa di Dziwisz
    Da parte sua Dziwisz si difende affermando la sua totale innocenza. “Posso dire in tutta coscienza – ha affermato il cardinale – che mai, ripeto mai, ho ricevuto denaro in cambio di partecipazione alle messe papali; mai, sottolineo mai, ho ricevuto soldi per nascondere atti o fatti destinati alla superiore attenzione del Santo Padre; mai, e infine mai, ho favorito persone indegne a fronte di elargizioni inseribili in qualche perversa logica di baratto”.
    Certo è che negli ultimi tempi, dopo una lunga serie di omissioni, la sensibilità della Chiesa di fronte a certi scandali è cambiata. E’ di recente che Papa Francesco ha rimosso il vescovo di Kalisz, monsignor Edward Janiak, per aver coperto gli abusi sessuali su minori di alcuni suoi preti così come emergeva dal documentario realizzato dai fratelli Marek e Thomas Sekielski.
    E Papa Francesco è pronto ad andare fino in fondo, così come ribadito dopo il rapporto su McCarrick, quando ha affermato: “Rinnovo la mia vicinanza alle vittime di ogni abuso e l’impegno della Chiesa per sradicare questo male”.

    https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/254-focus/80876-nuove-accuse-contro-l-ex-segretario-di-wojtyla-prese-soldi-per-nascondere-i-pedofili-al-pontefice.html

  • Pedofilia: caso Provolo, prescritta la causa a Buenos Aires

    Pedofilia: caso Provolo, prescritta la causa a Buenos Aires

    (ANSA) – CITTA DEL VATICANO, 08 NOV – La Corte di Cassazione di Buenos Aires ha dichiarato prescritto il caso di due sacerdoti e un insegnante di informatica che erano indagati per abusi sessuali nei confronti di bambini con problemi di udito presso l’Istituto Provolo di La Plata. Gli indagati erano i sacerdoti Nicola Corradi, detenuto a Mendoza per analoghi crimini commessi nel Provolo di quella provincia; Eliseo Primati, che si trova in un istituto per cure mentali in Italia e di cui era stata richiesta l’estradizione; e José Brítez, professore di informatica presso lo stesso istituto, che ha la sua casa madre in Italia, a Verona.

        Secondo le indagini del pubblico ministero, i tre uomini hanno abusato di almeno 5 bambini sordi che erano ospiti dalla struttura; i bambini venivano anche picchiati e sottoposti ad una specie di schiavitù.
    Il provvedimento – riferisce la stampa argentina – è stato deliberato dalla Terza Sezione della Corte di Cassazione penale, affermando che “in questo caso non opera l’esclusione della prescrizione”.
    Nella sentenza, che porta la firma dei giudici Víctor Violini e Ricardo Borinsky, i magistrati hanno fatto riferimento alla Corte interamericana dei diritti dell’uomo che assicura che nei reati comuni, “come avviene in questo caso, lo statuto della prescrizione è una garanzia che deve essere debitamente osservata” e si ricorda che gli eventi per i quali era scattata l’indagine si erano verificati tra il 1982 e il 1991. (ANSA).

    https://www.ansa.it/veneto/notizie/2020/11/08/pedofilia-caso-provolo-prescritta-la-causa-a-buenos-aires_4963e6d4-51b1-4991-ab21-58aac2aefd93.html

  • Santa impunità: sacerdoti violentatori del Provolo de la Plata, salvati dalla prescrizione

    Santa impunità: sacerdoti violentatori del Provolo de la Plata, salvati dalla prescrizione

    I giudici Violini e Borinsky della Camera di Cassazione si sono arresi all’atrio della Chiesa cattolica e hanno affermato che Nicola Corradi, Eliseo Pirmati e Jorge Brítez non dovrebbero essere perseguiti nonostante le prove schiaccianti, le testimonianze dei superstiti e le indagini della procura Cecilia Corfield.

    Nel pomeriggio di questo venerdì il Potere Giudiziario della provincia di Buenos Aires ha dato un duro schiaffo ai sopravvissuti agli abusi, alle torture e ad altri tormenti praticati dalla banda dell’Istituto per bambini sordi Antonio Provolo de La Plata, composta dal i sacerdoti Nicola Corradi ed Eliseo Pirmati insieme a dipendenti come Jorge Brítez.

    Secondo i giudici, le innumerevoli prove e le testimonianze dirette di sopravvissute agli abusi e alle torture che Corradi, Pirmati, Brítez e altri membri del Provolo hanno commesso negli anni ’80 e ’90, non bastano a stravolgere la sacrosanta (e sempre malleabile) prescrizione “Di crimini.

    I giudici della Camera di Cassazione non si sono fatti cambiare idea nemmeno dalle storiche condanne di Corradi (42 anni di carcere) e del sacerdote Horacio Corbacho (45 anni di condanna), avvenute a Mendoza un anno fa.

    E tanto meno l’inchiesta della procura Cecilia Corfield, che dopo aver ascoltato le vittime, aver fatto irruzione nel Provolo platense e verificato che stessero dicendo la verità , vedendo l’insabbiamento dell’arcidiocesi di La Plata contro i suoi criminali e dimostrando che i crimini sono ancora in vigore, ha chiesto nell’ottobre 2019 l’elevazione a processo per Corradi, Pirmati e Brítez (nella prima fase di una causa che coinvolge molti più colpevoli).

    Come se fossero veri avvocati di Monsignor Héctor Aguer e Víctor Fernández (perché no, lo stesso Papa Francesco), i giudici Víctor Violini e Mariano Borinsky hanno firmato una sentenza in cui hanno deciso di accogliere la richiesta di difesa del professor Brítez, il l’unico degli imputati che è detenuto a La Plata. Vale la pena ricordare che Corradi (oggi 85 anni) sta scontando la sua pena a Mendoza e Pirmati è stato inviato a Verona (Italia) dall’arcivescovado di La Plata alla fine del 2017, quando si sapeva che sarebbe stato raggiunto dal caso giudiziario.

    Nella loro sentenza, scandalosa sotto ogni punto di vista, giovedì Violini e Borinsky hanno affermato che poiché gli abusi e le torture citati sono avvenuti tra il 1982 e il 1993, non è possibile processare gli accusati perché i crimini sono anteriori alla promulgazione. della legge sull’imprescrittività dei reati sessuali. “L’applicazione retroattiva della legge penale nei confronti degli imputati viola i principi di legalità e giusto processo”, si sono schermati i giudici in chiaro allineamento con la Curia e la sua “pecora smarrita”.

    Ciò significa che per i giudici non è che i crimini non esistessero lontano da esso, ma che non possono essere giudicati da una formalità legale. Così? Quindi il professor Brítez può essere rilasciato, il sacerdote Corradi può sentirsi soddisfatto dal suo luogo di detenzione domiciliare e Pirmati, che è stato oggetto di una richiesta di estradizione dal pm Corfield, può continuare a godersi le sue giornate (e notti) a Verona senza chiedere scusa a chiunque.

    Corradi è stato negli anni ’70, ’80 e ’90 il boss del Provolo platense, governando la vita e i desideri di decine di giovani sordi che vivevano da “alunni” nell’istituto. Il sacerdote italiano era stato trasferito dall’altra parte dell’Oceano Atlantico quando gli abusi commessi per decenni a Verona erano divenuti palesi (molte delle sue vittime erano già adulte e avevano cominciato a parlare).

    Per molti anni, a causa della prevalente impunità (l’arcidiocesi di La Plata era a conoscenza di questi crimini e non li ha mai denunciati), le vittime della banda sacerdotale del Provolo de La Plata hanno tenuto segrete le loro orribili esperienze. E ‘quanto ha raccontato a questo giornale Daniel Sgardelis di Salta , ormai adulto, uno degli ex studenti di Provolo che ha deciso di diventare attore dopo che sono venute alla luce le testimonianze aberranti delle vittime di Mendoza.

    Le storie dei bambini del Provolo de Luján de Cuyo sono state il fedele “specchio” in cui Sgardelis e altri sopravvissuti si sono visti riflessi e hanno deciso di infrangere i loro subdoli segreti e denunciare gli stessi criminali di cui si parlava a Mendoza e in Italia .

    Alla domanda sulla sentenza della Corte d’Appello di La Plata, la superstite Platense Julieta Añazco (pioniera in Argentina degli abusi anti ecclesiastici e fondatrice dell’organizzazione Church No Abuses), ha detto a Left Journal ripudiando “Assolutamente questo arbitrario sentenza, poiché i giudici non applicano la Legge 27.206 sul rispetto dei tempi delle vittime. Non possiamo credere che questa istanza sia stata raggiunta ”.

    Riguardo alle conseguenze di sentenze come questa sulle vittime, Añazco ha affermato che “i giudici sanno che è così che fanno smettere di parlare e comparire in tribunale possibili querelanti, vittime e sopravvissuti. Anche le persone che hanno già denunciato i sacerdoti per abusi sessuali, di fronte a queste sentenze, spesso rinunciano a continuare. Non possiamo permetterlo, chiediamo giustizia, verità e riparazione ”.

    Inutile dire che la ricerca della “prescrizione” giudiziaria dei reati di abusi sessuali e altre torture praticati da preti, suore e laici legati alla Chiesa cattolica è una delle strategie di difesa più utilizzate dalla curia. Non potendo negare l’esistenza dei crimini, a meno che non possano essere processati e condannati.

    Non sorprende che la notizia della sentenza dei giudici Violini e Borinsky sia giunta in Vaticano senza indugio. Lì hanno celebrato questa nuova pietra miliare nella lunga storia di impunità accumulata dalla Chiesa cattolica. Jorge Bergoglio, lui stesso un insabbiamento per diversi stupratori e torturatori, sicuramente oggi ha gridato “alleluia”. E il suo amico personale, l’arcivescovo di La Plata, Víctor “Tucho” Fernández, per non parlare.


    https://www.laizquierdadiario.com/Santa-impunidad-curas-violadores-del-Provolo-de-La-Plata-salvados-por-prescripcion

  • La Corte ha confermato le condanne dei sacerdoti che hanno abusato di bambini sordi presso l’istituto Próvolo

    La Corte ha confermato le condanne dei sacerdoti che hanno abusato di bambini sordi presso l’istituto Próvolo

    Il più importante caso di abuso ecclesiastico nella storia di Mendoza ha già la sua ferma condanna. Questa mattina il tribunale provinciale ha ratificato le condanne elevate (45 e 42 anni per i sacerdoti Corbacho e Corradi) che erano state annunciate nel processo di novembre dello scorso anno. Le parti possono ancora presentare ricorso alla Corte Suprema della Nazione.

    La Suprema Corte di Giustizia di Mendoza ha confermato questa mattina le condanne contro i sacerdoti Horacio Corbacho (a 45 anni di carcere) e Nicola Corradi (42 anni di carcere) per gli abusi sessuali e gli episodi di corruzione su minori da loro commessi nell’istituto religioso per l’educazione dei ragazzi sordi Antonio Próvolo (Luján de Cuyo). Ha anche ratificato la condanna dell’ex giardiniere Armando Gómez , condannato a 18 anni di carcere.

    La risoluzione della Corte, firmata dal presidente Dalmiro Garay e con il ministro Pedro Llorente e il giudice di camera Alejandra Orbelli come preopiners, ratifica all’unanimità la sentenza che i magistrati avevano annunciato il 25 novembre dello scorso anno nella risoluzione tribunale del più grande scandalo di abusi ecclesiastici nella storia di Mendoza. In questo senso, conferma le condanne e le assoluzioni del tribunale. Il più alto organo giudiziario di Mendoza dovrebbe essere emesso a questo proposito prima del 30 settembre.

    Inoltre, non c’è spazio per le cassazioni depositate sia dalla difesa dei condannati che dagli avvocati delle vittime (soprattutto a causa di uno dei fatti per i quali la Giustizia ha assolto il sacerdote Corbacho ); quindi è praticamente un dato di fatto che entrambe le parti si appelleranno alla Corte Suprema della Nazione per insistere su queste richieste. Nel caso degli avvocati dei sopravvissuti , sebbene la sentenza condanni gli autori dei reati; Insisteranno per un appello federale straordinario poiché il tribunale ha assolto Corbacho per uno degli aberranti atti di stupro (anche questo è stato ratificato dalla Corte).

    I fatti

    La mattina del 25 novembre 2019 è stata storica nei tribunali di Mendoza. Con le alte condanne dei tre imputati giunti in giudizio nel primo dei casi del caso Provolo a Mendoza – a cui si aggiunge quella di Jorge Bordón , condannato nel settembre 2018 nell’ambito dello stesso caso e 10 anni di prigione -; i sopravvissuti agli abusi hanno trovato un po ‘di pace . C’erano stati innumerevoli anni di sofferenza, sofferenza e incubi che includevano stupri, toccamenti, maltrattamenti e persino episodi in cui erano costretti a guardare video pornografici.. E con le sentenze a Mendoza, c’era giustizia; non solo per gli ex studenti del Provolo Mendoza , ma anche per quelli dei campus di La Plata e Italia , dove altri giovani avevano denunciato in precedenza di aver subito abusi , anche se i casi non sono stati processati . E con un dettaglio fondamentale: in quelle due località , come a Mendoza, Corradi era tra gli accusati.

    Corradi ha già 84 anni e sta eseguendo la sua condanna (la stessa confermata questa mattina) sotto forma di arresti domiciliari , in una casa per anziani . Corbacho ha scontato i suoi 60 anni nella prigione di Boulogne Sur Mer ; lo stesso luogo in cui Gomez ha festeggiato il suo 50 ° compleanno all’inizio di settembre.

    Dei 25 fatti con cui sono arrivati ​​i tre imputati al momento della sentenza, i giudici hanno condannato per 20 i due sacerdoti e l’ex funzionario amministrativo . Così, dei 16 atti per i quali Corbacho è stato accusato , è stato condannato per 13 . Nel frattempo, Corradi è stato condannato per le 5 accuse che stava portando con sé; e Gómez – che era arrivato alla sentenza con 4 accuse – è stato condannato per 2 . Tutto questo è stato ratificato dalla Corte di Mendoza.

    A Mendoza Justice si è ottenuto quello che era un debito pesante e doloroso per gli ex studenti del Provolo ; non solo dalla nostra provincia, ma anche da Verona (sede) e La Plata . E la notizia ha oltrepassato ogni confine, tanto da essere stata celebrata – con emozione – da una delle vittime di Corradi nella città italiana di Verona .

    Era Gianni Bisoli (61), uno degli ex studenti della sede di Próvolo che aveva denunciato il prete ottuagenario per abusi e maltrattamenti tra gli anni Sessanta e Settanta . Nonostante il fatto che ci fosse un caso legale nella giustizia italiana, il processo era nullo; e la rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali in Argentina – insieme alla loro controparte nel paese europeo, La Rete – hanno denunciato e dimostrato che per far “crollare” il processo in quel paese, le autorità ecclesiastiche hanno alterato la documentazione chiave riferita alle date. .

    Quella mattina di Mendoza del 25 novembre (pomeriggio in Italia), Bisoli e altre vittime seguirono online la lettura della sentenza . E l’ emozione dopo la condanna è stata indiscutibile.

    “Finalmente … Grazie, alla giustizia argentina! Grazie!” Bisoli riuscì a dire con voce rotta prima di mettersi a piangere eccitato quando fu informato che Corradi era stato condannato a 42 anni di carcere ; come si può vedere in un video caricato sulla pagina Facebook dell’Associazione Sordi “Antonio Próvolo” (dall’Italia).

    Sulla spianata dei tribunali provinciali , quella mattina c’era anche – accompagnando i sopravvissuti di Mendoza – Daniel Sgardelis, uno dei querelanti a La Plata e la cui causa venuta alla luce dopo che lo scandalo era noto a Mendoza è stata riattivata in per mano del procuratore Cecilia Corfield .

    La seconda prova

    Il caso Provolo non si è concluso con la sentenza del novembre dello scorso anno, quella che comprendeva le tre condanne che oggi sono state ratificate dal Tribunale di Mendoza.

    Fatto sta che tra gli eventi figurano anche altre 9 donne accusate e che hanno già iniziato a percorrere la strada prima del secondo processo per gli abusi all’istituto Carrodilla . Tra di loro ci sono due suore : la giapponese Kumiko Kosaka , e che era la sua superiora per la custodia del rifugio delle ragazze, Asunción Martínez .

    Sebbene l’inizio del processo non abbia una data confermata, a febbraio sono iniziate le udienze preliminari . Prima di forma del viso e in questi giorni con udienze remote , gli avvocati delle vittime e gli imputati sono stati incaricati di fare la presentazione delle prove, la dichiarazione dei fatti ; oltre a richiedere annullamenti . Da diverse settimane, infatti, le udienze a distanza (virtuali) presiedute dal giudice Horacio Cadile sono state prorogate fino al sabato mattina .

    Quanto agli accusati , otto di loro sono in libertà ; mentre la suora Kosaka ottempera agli arresti domiciliari . La suora giapponese ha le accuse più aberranti: un totale di 7 accuse formali , tra cui alcune spiccano come autore di eventi e altre come partecipante (tra l’altro, è accusata di essere la “consegna” di alcune vittime in modo che siano umiliate da sacerdote Corbacho).

    Nel frattempo, la suora Martínez, l’ex rappresentante legale del Próvolo, Graciela Pascual , quattro ex direttori dell’istituto, una psicologa ed un’ex cuoca , sono accusati come partecipanti per omissione (senza riportare i fatti accaduti al Próvolo). Alle due suore e Pascual si uniscono gli ex direttori Gladis Pinacca, Cristina Leguiza, Valesca Quintana e Laura Gaetan ; la psicologa Cecilia Raffo e l’ex cuoco Noemí Paz .

    L’ accusa della Procura della Repubblica contro i nove imputati -come formalizzata- prevede ulteriori pene detentive all’interno del caso Próvolo. Secondo l’accusa con cui sono pervenute a questa istanza, le donne potrebbero ricevere condanne elevate simili a quelle degli autori (il massimo è di 50 anni di reclusione ).

    Mendoza, 22 de octubre de 2018 Sociedad
    Provolo Graciela Pascual Tribunales
    En Sala de audiencias 4 de Tribunales de Mendoza se reralizo la audiencia para ver si podia quedar libre la ex representante legal del Provolo Graciela Pascual.
    El Tribunal colegiado numero 2 decidio que Graciela Pascual siga con su prision domiciliaria
    Foto: Ignacio Blanco / Los Andes

    Da parte della difesa , secondo quanto evidenziato sinora nelle udienze preliminari, la strategia mira ad esonerare gli interessati . Oppure, se c’è una condanna, è per “copertura” . In questo caso, le sanzioni sono inferiori.

    Tuttavia, questa missione non sarà facile per gli avvocati della difesa. È che ogni volta che qualcuno degli imputati che stanno o stavano scontando la detenzione preventiva ha chiesto il recupero della libertà da considerare come insabbiamenti e non partecipanti, la Giustizia non ha dato spazio al cambio di qualifica .

    https://www.losandes.com.ar/sociedad/la-corte-confirmo-las-historicas-condenas-a-los-curas-que-abusaron-a-ninos-en-el-instituto-provolo/

  • Dopo la denuncia al sacerdote Raúl Sidders per abusi sessuali, la conferma ci siano altre vittime nella stessa scuola a La Plata

    Dopo la denuncia al sacerdote Raúl Sidders per abusi sessuali, la conferma ci siano altre vittime nella stessa scuola a La Plata

    Dalla denuncia penale per abuso sessuale aggravato che il sacerdote, Raúl Anatolly Sidders , ha ricevuto da un ex studente della scuola San Vicente de Paul de La Plata – quando il sacerdote era il rettore dell’istituto – ha nuovamente scosso un nuovo scandalo la Chiesa cattolica argentina.

    Dalla Fondazione ” Chiese senza abusi ” accompagnano la giovane vittima e assicurano che ” ci sono molti altri casi che coinvolgono il sacerdote “.

    Nonostante i fatti siano avvenuti nel primo decennio del 2000 a La Plata , la denuncia è stata presentata ieri e diventa rilevante a Misiones, dal momento che il sacerdote Sidders è stato trasferito tre mesi fa alla diocesi di Iguazú, senza funzioni specifiche al momento. anche se attende un’eventuale nomina a Cappellano della Squadra 13 della Gendarmeria Nazionale di Puerto Iguazú.

    Il sacerdote è stato denunciato per abuso sessuale aggravato davanti alla Corte delle Garanzie 2 di La Plata da una giovane donna che ora ha 27 anni e che presumibilmente aveva subito le molestie nella sua infanzia quando il sacerdote era la guida spirituale nel collegio che studiava .

    La denuncia si riferisce agli abusi e alle molestie sessuali che il minore avrebbe subito quando il sacerdote prestava servizio presso la scuola San Vicente de Paul de La Plata.

    Non escludono più casi

    Dalla Fundación ” Iglesias Sin Abusos ” de la Plata, accompagnano il denunciante e affermano che ” ci sono molti più casi di ragazzi e ragazze che hanno subito abusi da parte del sacerdote” .

    Julieta (44 anni) è la madre di un ex studente del Colegio San Vicente de Paul nella ” città delle diagonali ” ed è un membro di questa Fondazione che si dedica a fornire sostegno e accompagnamento alle vittime di abusi sessuali.

    “Ci sono diversi ragazzi (donne e uomini), che oggi sono maggiorenni, che hanno subito abusi e sono disposti a dire la loro verità”.


    Iglesia sin Abusos

    ” Avevano bisogno di tempo per raccontare le atrocità che stava compiendo questo prete “, ha detto Julieta in relazione al tempo intercorso tra gli abusi avvenuti e il presente.

    In una comunicazione con Misiones Online, Julieta ha assicurato che sia la sua Fondazione che il denunciante che si fa chiamare Rocío, ” siamo disposti ad andare fino alla fine delle conseguenze in modo che il colpevole paghi per quello che ha fatto” .
    Ha detto che il sacerdote “ha molestato e maltrattato i ragazzi e le ragazze durante la confessione. Ha chiesto loro se si masturbassero e ha anche chiesto loro di farlo davanti a lui ”.

    Ha detto che secondo la denuncia di Rocío dinanzi alla Corte delle Garanzie 2 di La Plata, la vittima accusa il sacerdote di “avergli chiesto di mettere la mano sotto la tonaca, per sentire la sua erezione”.

    Julieta ha detto che “queste atrocità si sono verificate per molto tempo ” e ha aggiunto che la cosa più triste di questi casi ” è che alcuni uomini, in particolare, hanno naturalizzato questi abusi nel tempo “.

    Il caso sarà istruito presso la Corte delle Garanzie n. 2 di La Plata, responsabile di, Eduardo Luis Silva Pelossi, e il procuratore intervenuto sarà Álvaro Garganta, dell’UFI n. 11.

    “Ci auguriamo che la denuncia presentata dalla donna venga indagata rapidamente, seriamente”, ha detto Pía Garralda, l’avvocato della vittima, che appare pubblicamente in una pubblicazione nazionale con lo pseudonimo di Rocío.

    Nelle dichiarazioni a Radio Nacional Iguazú, l’avvocato non ha inoltre escluso la presentazione di “altre denunce di situazioni di abuso, molestie e violenza psicologica nei confronti del sacerdote Sidders” da parte delle vittime che in quel momento frequentavano una scuola a La Plata.

    La diocesi di Iguazú rilascerà una dichiarazione

    Misiones OnLine ha consultato la diocesi di Puerto Iguazú sulla situazione del sacerdote Raúl Anatolly Sidders ed è stato riferito che “nelle prossime ore il vescovato fornirà una dichiarazione al riguardo “.

    Hanno chiarito che stanno prima aspettando la pronuncia dell’arcivescovado di La Plata, dove appartiene il sacerdote accusato. Nel frattempo, hanno chiarito che ” Sidders non svolge alcuna funzione nella diocesi di Puerto Iguazú”.

    Tras la denuncia al sacerdote Raúl Sidders por abuso sexual, aseguraron que existen más víctimas suyas en el mismo colegio de La Plata

  • Sordomuti vittime di abusi chiedono di incontrare papa Francesco

    Sordomuti vittime di abusi chiedono di incontrare papa Francesco

    Ginevra, 19 feb. (askanews) – Tre ragazzi sordomuti vittime di abusi durante l’infanzia in istituti cattolici in Argentina, paese natale di Bergoglio, sperano di incontrare papa Francesco questa settimana in Vaticano. Vogliono chiedergli di realizzare le promesse fatte di riformare la Chiesa.

    Tra le vittime di pedofilia c’è Ezequiel Villalonga, 19 anni, che prima di arrivare a Roma ha incontrato il comitato Onu contro la tortura e il Comitato per i diritti dell’infanzia a Ginevra.“È la mia prima volta in Svizzera, sono venuto per partecipare a una riunione alle Nazioni Unite perché sono un sopravvissuto del dossier Provolo. Voglio dire al Papa che abbiamo la forza necessaria per continuare a batterci per ottenere giustizia”.Il dossier Provolo riguarda l’istituto cattolico italiano Antonio Provolo, che ha diverse sedi in Argentina. In questi collegi sarebbero avvenuti una serie di abusi sessuali ai danni di bambini sordomuti.

    “Ci sono molti preti che sono stati trasferiti in altre sedi della Chiesa nel mondo e il Papa sa che dovrebbero essere messi in prigione, non fa niente contro questo, voglio sapere perché non viene fatto nulla”, aggiunge Claudia Labeguerie, 26 anni, anche lei vittima di abusi da parte di religiosi.Uno di questi preti pedofili è l’italiano Nicola Corradi, condannato a novembre 2019 a 42 anni di prigione da un tribunale argentino.

    “Sono passati molti anni, ma finalmente lui – ricorda nella lingua dei segni Daniel Sgardelis, 45 anni, tra le vittime del prete pedofilo nell’istituto di Mendoza, Ovest dell’Argentina – è finito in prigione, è stato difficile, ma questo ha permesso di trasformare questo sentimento di ingiustizia che sentivo, questa sofferenza, e li ha fatti sparire”.Secondo l’ong Ending clergy abuse (Eca, Mettere fine agli abusi del clero), Corradi era stato segnalato in Vaticano nel 2009 da parte di alcuni sordomuti italiani dell’istituto Provolo di Verona, vittime del prete prima del suo trasferimento in Argentina.

    Il suo fondatore Peter Isely:“Oggi non c’è tolleranza zero nella Chiesa cattolica. In base alla legge cattolica, nel mondo, se sei un prete e hai compiuto delle aggressioni sessuali o violentato un bambino, il vescovo vuole che resti ad esercitare il ministero, nascosto, è quello che accade. Serve una legge di tolleranza zero, le cose devono cambiare”.L’istituto Provolo è stato chiuso nel 2016, quando è scoppiato lo scandalo. Le vittime di violenza avevano tra i 4 e i 17 anni.

  • Vittime del Provolo al Papa: «Sapevi e non hai agito»

    Vittime del Provolo al Papa: «Sapevi e non hai agito»

    «Sapevi e non hai agito»: è la durissima accusa al Papa dalle vittime di abusi da parte del clero partiti dall’Istituto Provolo, struttura per i bambini sordomuti.

    Le vittime, sostenute dalla rete Eca (End Clergy Abuse) saranno la prossima settimana a Roma e a Ginevra per denunciare i fatti ma anche con la richiesta (inviata il 5 febbraio) di un «incontro pubblico» con Papa Francesco, esattamente ad un anno dal Summit sulla questione della pedofilia che si tenne in Vaticano.

    La questione degli abusi al Provolo parte dall’istituto di Verona ma poi ha avuto anche gravissimi casi in Argentina, nella provincia di Mendoza, dove è in corso un processo. Le iniziative dell’Eca cominceranno lunedì 17 febbraio con una conferenza stampa a Roma, nella sede della stampa estera, ma gli appelli nel corso della settimana saranno rivolti anche all’Onu a Ginevra e alle strutture vaticane che si occupano di lotta alla pedofilia, come la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Le vittime sopravvissute agli abusi saranno dunque a Roma il 20-22 febbraio, dopo tre giorni di incontri con i funzionari delle Nazioni Unite a Ginevra, dove presenteranno «prove dei loro casi di abuso di violazioni dei diritti umani da parte del Papa e della Santa Sede».

    Il caso Provolo conta alcuni arresti – ricorda Ecoglobal – a fine 2016, innanzitutto quelli di padre Nicola Corradi e di padre Horacio Corbacho. Nel recente processo in Argentina contro i due sacerdoti e un impiegato laico, più di 20 vittime sorde hanno testimoniato di essere state aggredite sessualmente e maltrattate fisicamente all’Istituto, alcune già all’età di cinque anni. «Questo mese, altri nove presunti autori di reato e dovrebbero essere processati, tra cui due suore», riferisce la rete anti-abusi.

    https://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/vittime-del-provolo-al-papa-sapevi-e-non-hai-agito-1.7940731